Costituito il Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento!

7 gennaio 2020


Il Parlamento federale ha deciso durante la scorsa sessione di dicembre di consentire l’acquisto di nuovi aerei militari per un importo massimo di 6 miliardi di franchi svizzeri. Questo nonostante il popolo abbia respinto nel 2014 in modo netto l’acquisto dei Gripen per una spesa ben inferiore (3.1 miliardi di franchi).

L’acquisto dei nuovi velivoli militari sarebbe del tutto sproporzionato e andrebbe semplicemente ad ampliare un esercito già sovradimensionato, togliendo allo stesso momento importanti risorse finanziarie ad altri settori, quali la sanità o l’istruzione. Inoltre, la questione della sicurezza ha nel corso degli anni assunto nuove forme, difficilmente risolvibili tramite l’acquisto di nuovi aerei militari. D’altronde, la Svizzera possiede già un sufficiente numero di velivoli militari (basti pensare all’Austria, che ha un territorio doppiamente esteso rispetto al nostro, ma possiede soltanto la metà degli aerei) e non dovrebbe quindi puntare su questi per adempiere a dei semplici compiti di polizia aerea. Piuttosto che concentrarsi sul riarmo del proprio esercito, azione che peraltro rischia di inasprire le già alte tensioni internazionali, la Svizzera dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla sicurezza informatica e sulla lotta al terrorismo.

Un ulteriore punto che assolutamente non va dimenticato è il grande impatto che le istituzioni militari e, quindi, anche gli aerei da guerra, hanno sul nostro ambiente. La guerra e le esercitazioni militari sono infatti uno dei maggiori fattori inquinanti. Promuovere l’acquisto dei nuovi aerei in un periodo nel quale ampie fette della popolazione e i giovani rivendicano delle politiche più sensibili dal punto di vista ambientale è un vero e proprio insulto nei confronti di quelle persone.

Per i motivi sopra elencati, la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, i Giovani Verdi, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti e il Coordinamento cantonale dello sciopero per il clima hanno deciso di riattivare il comitato referendario formatosi nel 2014 contro l’acquisto dei Gripen e di unirsi quindi in sostegno del referendum “No ai miliardi per gli aerei da combattimento” lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito.

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Il movimento Sciopero per il clima aderisce al Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento

22 gennaio 2020


Lo scorso 7 gennaio la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, le Giovani Verdi e il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si sono uniti in sostegno al referendum contro l’acquisto dei nuovi velivoli militari lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, costituendo il Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il Comitato giovanile si felicita di poter annunciare oggi che anche il movimento Sciopero per il clima ha deciso di aderirvi e, quindi, di sostenere il referendum, riconoscendo nell’acquisto dei velivoli una decisione insostenibile di fronte all’attuale situazione di emergenza climatica.

L’esercito e le guerre sono infatti responsabili di una grande quantità di emissioni. Basti pensare a tutte le esercitazioni militari svolte sul territorio svizzero e all’immenso spreco di carburante e munizioni legato ad esse, necessarie soltanto per far girare i meccanismi dell’industria bellica elvetica, ma anche all’esportazione di armi in Paesi di conflitto e non. È dunque particolarmente positivo che anche le numerose ed i numerosi giovani che da un anno lottano per delle politiche ambientali migliori identifichino nelle istituzioni militari un grande responsabile della problematica climatica.

In un periodo nel quale le tensioni internazionali continuano ad aumentare, come dimostrano gli ultimi avvenimenti, è fondamentale opporsi a una corsa agli armamenti nel nostro Paese. Per garantire la sicurezza del nostro Paese esistono delle opzioni molto più efficaci, nonché meno dannose dal punto di vista ambientale. Il Comitato giovanile ribadisce che la Svizzera dovrebbe concentrarsi sulla lotta al terrorismo e sulla sicurezza informatica, piuttosto che sprecare soldi delle finanze pubbliche per dei caccia militari, che oltre essere inquinanti non servono per queste minacce e anzi risultano superflui persino per i compiti di polizia aerea.

NO alla sussidiarietà nella costituzione, no a privatizzazioni e tagli sociali!

Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi sabato 25 gennaio a Bellinzona, oltre ad aver fatto il punto sulla campagna contro la nuova griglia oraria attualmente in corso nei licei ticinesi, si è anche chinato sui temi in votazione il prossimo 9 febbraio. Ad attirare l’attenzione dell’esecutivo sindacale è stato in particolare il referendum obbligatorio concernente l’introduzione nella costituzione cantonale del principio di sussidiarietà. Benché quasi assente dal dibattito pubblico di queste settimane, la votazione su questa modifica costituzionale è tutt’altro che di poco conto e una sua approvazione aprirebbe degli scenari decisamente preoccupanti.

Introducendo nella costituzione il principio di sussidiarietà (secondo il quale lo Stato dovrebbe erogare dei servizi solo qualora i privati o gli enti locali non siano in grado di farlo al suo posto), si rischia infatti una seria rimessa in discussione dei servizi pubblici attualmente forniti dall’ente pubblico, la cui privatizzazione godrebbe di una nuova e più ampia giustificazione. Applicando rigidamente il principio di sussidiarietà, potremmo ad esempio chiederci a che serva avere ancora delle scuole pubbliche, se esistono delle scuole private che dimostrano come il mercato sappia già rispondere alla domanda d’istruzione della popolazione. Non a caso, ricordiamo come la proposta di adottare il principio costituzionale giunga proprio dal deputato ultraliberista Sergio Morisoli, il cui costante impegno in favore dello smantellamento della scuola pubblica è ampiamente noto. Anche senza ipotizzare scenari così gravi come la privatizzazione del sistema educativo, appare del tutto evidente come varie conquiste del movimento studentesco potrebbero essere facilmente rimesse in discussione: le mense scolastiche, ricantonalizzate nel 2011 dopo una lunga battaglia condotta dal SISA, potrebbero ad esempio ritornare nelle mani dei privati (chi ha vissuto la pessima qualità e gli elevati prezzi dei pasti forniti a suo tempo dalla Comida sa cosa questo possa significare per gli studenti ticinesi).

Ma l’introduzione della sussidiarietà nella costituzione potrebbe provocare anche nuovi attacchi alle prestazioni sociali erogate dallo Stato: secondo tale principio, devono essere in primis i cittadini a soddisfare i propri bisogni e solo qualora non fossero in grado di farlo dovrebbe subentrare lo Stato in loro sostegno. Al di là del fatto che il dumping salariale, il precariato e la povertà dilaganti rendono sempre più difficile “vivere del proprio lavoro” senza nessun aiuto pubblico, ciò significherebbe che lo Stato smetterebbe di fungere da garante dei diritti sociali dei cittadini (quali il diritto allo studio, alla salute, all’alloggio, ecc.), ormai ridotto a semplice “assistente” da far intervenire nei casi più disperati. È certamente vero che tutto dipende da dove viene fissata l’asticella, ovvero da quando si considerano insufficienti le risorse proprie del cittadino, e tuttavia l’esperienza non può certo confortare in questo senso: se osserviamo dove il principio di sussidiarietà viene già oggi applicato, è facile notare come le prestazioni sociali siano state spesso oggetto di pesanti attacchi negli ultimi anni. Un esempio ben noto è quello delle borse di studio: tanto l’accordo intercantonale cui il Ticino aderisce dal 2011 quanto la Legge sugli aiuti allo studio del 2015 si basano sul principio della sussidiarietà, e ciò non ha affatto impedito a governo e parlamento di approvare negli scorsi anni numerosi tagli che hanno colpito duramente numerosi studenti e famiglie ticinesi. Solo le dure battaglie condotte dal sindacato studentesco hanno permesso di invertire la rotta e di rinunciare ad almeno alcune delle misure di risparmio che avevano fortemente indebolito il diritto allo studio.

Il principio di sussidiarietà, che a prima vista potrebbe apparire come perfettamente legittimo, non è quindi altro che un astuto strumento elaborato dai nemici del servizio pubblico per giustificarne lo smantellamento e indebolire il ruolo dello Stato nella tutela dei diritti dei cittadini. Il SISA, da sempre in prima linea in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio, si oppone quindi fermamente a questa modifica costituzionale e invita tutte/i le/i cittadine/i a votare un secco NO alla modifica costituzionale il prossimo 9 febbraio.

Obbligo formativo fino a 18 anni: un buon primo passo per combattere l’abbandono scolastico

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione del progetto “Obiettivo 95%” elaborato dal DECS, che riprende una proposta da noi avanzata già due anni fa (leggi qui) e che ricalca in larga parte la proposta contenuta in una mozione presentata lo scorso anno dal deputato Massimiliano Ay (PC). Tale progetto mira combattere l’abbandono scolastico giovanile attraverso l’inserimento dell’obbligo formativo fino a 18 anni. 

Da diverso tempo il sindacato studentesco denuncia la situazione critica che colpisce una fascia sempre maggiore della popolazione giovanile ticinese. Il dato allarmante è l’enorme crescita del numero di giovani in assistenza e senza un’occupazione: i casi di assistenza o disoccupazione giovanile sono infatti cresciuti del 50% negli ultimi 6 anni e il rischio di cadere in questo circolo vizioso tocca maggiormente i giovani che non hanno ottenuto un diploma di grado secondario.

Il SISA prende atto della scelta semantica del DECS di chiamare l’obbligo di studio fino alla maggior età obbligo “formativo” anziché “scolastico”, rimane tuttavia una certa perplessità circa i percorsi formativi che il concetto di obbligo formativo comprende. Oltre alla frequenza di una scuola post obbligatoria, a tempo pieno o per apprendisti, potranno essere infatti intrapresi altri tipi di attività formative, che però non garantiscono l’ottenimento di un diploma di grado post-obbligatorio. Il carattere generale del concetto rischia di rendere inefficace la misura (senza un titolo formativo non si dispone infatti di un diploma “spendibile” sul mercato del lavoro), che potrebbe dunque non essere realmente incisiva nella risoluzione del problema giovanile presentato precedentemente.

Se si ritiene sicuramente soddisfatto del primo passo intrapreso dal DECS per contrastare l’abbandono scolastico, il sindacato studentesco sottolinea quindi a maggior ragione la necessità di estendere l’obbligatorietà scolastica fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore.

Più apprendisti a Lugano: giusto puntare sulla quantità, ma è necessaria anche la qualità!

Il Sindacato Indipendenti degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione della recente decisione del Consiglio comunale della città di Lugano di aumentare da 29 a 40 il numero di posti di formazione nel proprio organico. Ricordiamo che la proposta, approvata nell’ambito della discussione del Preventivo 2020, è stata presentata con un emendamento dal consigliere comunale Edoardo Cappelletti (PC) e sostenuta all’interno del legislativo dall’area rossoverde e dal gruppo leghista.

Si tratta di un passo necessario verso la valorizzazione dei giovani in formazione, che risponde ad una necessità sociale estremamente chiara viste le incertezze occupazionali della popolazione giovanile. È dunque fondamentale che sia in primis l’ente pubblico, come da noi a più riprese richiesto, ad assumersi l’importante e strategico ruolo di preparare i giovani affinché possano entrare nel mercato del lavoro con una qualifica solida. Tale ruolo diviene ancor più necessario se si prende in considerazione la grave situazione in cui versa il mercato del lavoro ticinese, in cui  il padronato approfitta della competizione tra i lavoratori, del basso costo della manodopera giovanile e della sua scarsa sindacalizzazione, mettendo quindi a repentaglio la qualità della formazione, il futuro dello stesso giovane e alimentando i conflitti intergenerazionali dovuti ai fenomeni di sostituzione e prepensionamento!

Tuttavia, tenuto conto dell’aspetto numerico, ci aspettiamo che le amministrazioni pubbliche curino nel dettaglio la formazione pratica di apprendisti e stagisti e garantiscano loro delle condizioni di lavoro dignitose. Frequenti ormai sono i casi di sfruttamento e di mancata attenzione alla qualità della formazione, casi che non si presentano purtroppo solo nell’ambito dell’economia privata ma che al contrario sembrano generalizzarsi anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Per quanto concerne la Città di Lugano, il sindacato studentesco è ad esempio a conoscenza di casi in cui degli stagisti sono stati pagati la miseria di 250 CHF al mese, pur svolgendo compiti di una certa responsabilità e di grande impegno, benché la Divisione della Formazione Professionale inviti già dal 2006 a versare agli stagisti un minimo salariale di 400 CHF!

Al fine di ampliare ulteriormente il numero di posti di qualità per persone in formazione e di garantire loro delle condizioni di lavoro e di studio realmente dignitose, il SISA richiede a tutte le amministrazioni pubbliche e a tutti gli enti parapubblici (sia a livello comunale che cantonale) di:

  • Portare ad un minimo del 5% il numero di posti di formazione sul totale del proprio organico;
  • Garantire un numero sufficiente di formatori per seguire apprendisti/e e stagisti/e nella loro formazione professionale;
  • Stabilire un minimo salariale di 500 CHF/mese per le/gli stagiste/i e di 1000 CHF/mese per le/gli apprendiste/i, da aumentare progressivamente sulla base degli anni di formazione già svolti.
  • Aumentare da 5 a 7 le settimane di vacanza annuali per le/gli apprendiste/i.

Nuova griglia oraria: dalla padella alla brace? Lanciata la petizione del SISA

Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi questa domenica a Lugano, si è nuovamente chinato sul tema della nuova griglia oraria del liceo. Sulla base delle indicazioni dell’assemblea generale dello scorso 23 novembre, è stato discusso e approvato il testo di una petizione con cui verrà richiesta al Consiglio di Stato la sospensione del progetto e la riapertura della discussione in merito.

Come già segnalato a più riprese dal mondo scolastico (si veda la recente presa di posizione adottata dal Forum delle associazioni magistrali e della scuola, sottoscritta anche dal SISA), nell’elaborazione del nuovo piano settimanale del liceo è mancato un vero coinvolgimento di coloro che fanno e vivono la scuola tutti i giorni. Tutto ciò, senza considerare il fatto che per alcuni di loro, e in particolare per gli studenti, le conseguenze saranno tutt’altro che indifferenti: la nuova griglia prevede infatti un considerevole aumento del numero di ore settimanali, l’anticipazione alla fine della quarta media della scelta dell’indirizzo di studio, un’importante redistribuzione delle materie sull’arco del quadriennio, ecc. Vi è quindi il concreto rischio di passare dalla proverbiale padella (il liceo attuale, certo non privo di difetti) alla brace (il liceo futuro, potenzialmente ancor peggiore), senza che vi sia nemmeno stata la possibilità di discuterne: né concedere due mesi scarsi alla fine dell’anno per rispondere alla consultazione, né presentare alle assemblee studentesche il contenuto della riforma a giochi ormai già fatti possono essere infatti considerati dei veri tentativi di aprire un confronto con la comunità scolastica.

Nelle prossime settimane, il SISA sarà quindi attivo in tutti i licei del Cantone per raccogliere le firme delle studentesse e degli studenti che vogliono avere il tempo di approfondire la riforma ed esprimere il proprio parere al riguardo. Invitiamo però fin d’ora tutte/i coloro che condividono i nostri timori (studenti, docenti, genitori, ecc.) a sottoscrivere la petizione, disponibile anche online, e a sostenerci per riaprire un vero dibattito sul futuro del liceo ticinese e sulle sue priorità.

Scarica qui il formulario per firmare la petizione!

Petizione-Griglia-oraria

Giornate autogestite 2020: ecco le nostre attività!

Come ogni anno, il SISA ha preparato una lista di attività da proporre nelle varie scuole del Cantone: le Giornate Autogestite, nella nostra filosofia, costituiscono un momento privilegiato non solo per affrontare temi non previsti dai piani di studio, ma anche un’occasione irripetibile per discutere criticamente dei problemi della nostra scuola e della nostra società.

Siete quindi tutte/i invitate/i a consultare la seguente lista e a proporre tutte le attività che vi interessano nella vostra scuola!


Conferenze

TitoloLe lotte dei lavoratori e la Federazione Sindacale Mondiale
RelatoreMassimiliano Ay, membro dell’antenna svizzera della Federazione Sindacale Mondiale (FSM); Edoardo Cappelletti, membro dell’ufficio giuridico della FSM
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneNel 1945 viene costituita la Federazione Sindacale Mondiale (FSM), un’organizzazione internazionale che riunisce tutti i sindacati dei lavoratori attivi nei vari settori economici. I suoi obiettivi non erano solo la tutela dei diritti degli operai, ma anche quello di promuovere la pace. La guerra fredda era però dietro l’angolo e determinerà non solo la divisione del mondo, ma persino la fine dell’unità sindacale. Cosa è cambiato da allora? Come agisce oggi la FSM nell’ambito della globalizzazione e dei nuovi bisogni della società? come si muove la sua antenna svizzera?
TitoloStudenti in sciopero: storia, documenti e filmati
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e autore del libro “Sindacalismo studentesco” (InfoGiovani, 2009)
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneNel nostro Cantone gli studenti sono stati spesso protagonisti di lotte importanti: scioperi studenteschi, manifestazioni, occupazioni di scuole, assemblee, ecc. Conosciamo un po’ più da vicino – anche con l’ausilio di filmati – i movimenti studenteschi ticinesi dell’ultimo decennio (e oltre): le loro rivendicazioni, i loro metodi, le loro speranze e le loro conquiste. L’attività si propone anche di presentare e discutere sull’utilità per gli studenti di sviluppare un proprio sindacato (come i lavoratori).
TitoloLa Scuola di Barbiana: un’esperienza educativa alternativa
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA); Davide Rossi, docente e giornalista
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneLa Scuola di Barbiana di don Milani (la cui esperienza è raccontata nel libro “Lettera a una professoressa”) era una scuola particolare, creata per accogliere i figli dei contadini caduti vittima della selezione. A Barbiana si creò una scuola senza voti e senza la paura degli espe, una “comunità auto-educante”. Don Milani era un prete scomodo, l’ideatore di una pedagogia alternativa, basata sulla libertà e sulla virtù di… disobbedire!
TitoloMa questi “tagli”, cosa sono? Le politiche di risparmio nella scuola pubblica, in Ticino e altrove.
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneSi sente spesso parlare di “tagli” nella scuola, pericolosi e da combattere: ma di cosa si tratta esattamente? In cosa consistono i risparmi effettuati nell’istruzione e quale evoluzione hanno seguito negli ultimi anni? Quali conseguenze causano per gli studenti e per la qualità della scuola? Discutiamone insieme, sulla base dagli ultimi incontrovertibili dati ufficiali forniti dal Cantone!
TitoloLe giornate autogestite che furono
RelatoreMassimiliano Ay, organizzatore delle Giornate Autogestite al LiBe del 2001; Samuel Iembo, già membro della commissione organizzatrice delle GA alla SCC; Zeno Casella, già membro della commissione organizzatrice delle GA al LiLu2
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeBeamer e connessione internet (accesso a Youtube)
DescrizioneÈ dal 1996 che in alcuni licei ci sono le giornate autogestite, un momento di libertà ma anche di responsabilizzazione. Come si sviluppa questo movimento e quali difficoltà ha dovuto superare per arrivare fino ad oggi? Attraverso aneddoti, documenti e filmati del passato cerchiamo di analizzare l’evoluzione dell’autogestione studentesca che negli ultimi anni è giunta anche alla SCC e al LiLu2.
TitoloIl ’68 in Ticino: sulle tracce della contestazione studentesca
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneA cinquanta anni dagli avvenimenti dell’anno “cardine” del 1968, ritorniamo sulle tracce della contestazione studentesca in Ticino: una storia poco conosciuta, anche se certamente degna di nota. Attraverso le immagini e i documenti originali dell’epoca ripercorreremo le principali lotte studentesche ticinesi dal 1968 al 1977 (segnate da occupazioni, sgomberi di polizia, negoziazioni e cortei di protesta), discutendone le rivendicazioni, le forme d’organizzazione e i risultati.
TitoloMassificata e mercificata: come è cambiata la scuola
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeBeamer
DescrizioneA partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione nei paesi occidentali è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti, che hanno determinato l’attuale impostazione dei sistemi scolastici europei. In particolare, si ripercorreranno i decenni successivi al secondo dopoguerra (durante i quali la scuola pubblica venne sostanzialmente ampliata e innovata, dando luogo alla “massificazione degli studi”) e quelli più recenti, dagli anni ’80 ai giorni nostri (dove il diritto allo studio è sempre più minacciato da austerità e privatizzazioni).
TitoloLa guerra civile spagnola e i combattenti ticinesi nelle brigate internazionali: storia e testimonianze
RelatoreLevi Morosi, studente in storia all’Università di Friborgo
Contattolevi.morosi@unifr.ch ; 079 630 05 52
MaterialeBeamer
DescrizioneQuesta conferenza vuole promuovere la conoscenza di un conflitto di cui si parla poco, malgrado abbia contribuito al rafforzamento dei regimi fascisti, in vista dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il secondo motivo d’interesse verso questo tema, forse il più importante, è quello di valorizzare una pagina molto poco conosciuta dell’antifascismo ticinese. Dopo l’inizio della guerra di Spagna, infatti, circa un’ottantina di ticinesi si recarono nella Penisola iberica per combattere contro l’autoritarismo di destra: ciononostante, tornati in patria, vennero in molti casi rinchiusi in galera e marginalizzati. La loro storia non deve essere dimenticata.

Film

TitoloGood Bye Lenin a Berlino Est
RelatoreMassimiliano Ay, sindacalista FSM e Giulio Micheli, autore del libro “Il muro di Berlino: una frontiera archiviata troppo rapidamente?”
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD e beamer (EVENTUALE: Rimborso per materiale didattico che sarà lasciato a ciascun partecipante: Fr. 50.–)
DescrizioneIl film Good Bye Lenin (2003) ha avuto un grande successo ed è uno dei simboli della cosiddetta Ostalgie, una sorta di nostalgia collettiva per la ex-Germania dell’Est (DDR). Dopo una breve introduzione storica sulla DDR, il relatore presenterà il sistema scolastico e il rapporto dei giovani con il potere. Successivamente sarà proiettato il film a cui seguirà se desiderato dai partecipanti una discussione critica.
TitoloL’attimo fuggente (1989)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeLettore DVD e beamer
Descrizione1959: il professor John Keating inizia ad insegnare letteratura presso il grigio e restrittivo collegio maschile Welton, adottando un metodo d’insegnamento del tutto originale e entusiasmante, del tutto differente da quello dominante. Il film permette di sviluppare alcune interessanti riflessioni sull’atttuale modo di fare scuola e su come, se possibile, migliorarlo: di tutto questo si potrà discutere al termine della proiezione.
TitoloSbatti il mostro in prima pagina (1972)
RelatoreJanosch Schnider, studente di storia già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattojanoschnider@gmail.com ; 076 232 75 16
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneMilano, anni ’70: un omicidio a sfondo sessuale viene strumentalizzato politicamente dal quotidiano “Il Giornale”, che mira a screditare gli ambienti della sinistra durante il periodo elettorale. Un film di grande attualità, uno spunto per discutere della “neutralità” e dell’indipendenza dell’informazione (specialmente nell’era delle cosiddette “fake news” e della disinformazione di massa).
TitoloL’Uni è mia, “Falò” (2010)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneNovembre 2009, numerose università svizzere sono occupate, gli studenti si mobilitano: le conseguenze della Riforma di Bologna, un processo di riorganizzazione del sistema universitario europeo, il crescente intervento dell’economia privata nell’istruzione pubblica e le condizioni di studio e di lavoro dei giovani laureati sono al centro delle rivendicazioni. Questo documentario permette di rintracciare le origini degli attuali problemi degli atenei elvetici, stretti tra la morsa di una crescente privatizzazione e di un’austerità che esclude gli studenti meno agiati dai percorsi scolastici più avanzati. Al termine del film seguirà una libera discussione su questi temi.
TitoloLa scuola che venne dal freddo, “Falò” (2009)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneLa scuola finlandese è una scuola particolare: è interamente gratuita (anche le attività extrascolastiche e il materiale didattico), non si può essere bocciati, non esistono le note di valutazione, quasi nessun compito a casa, ecc. “Impensabile alle nostre latitudini” direbbero in parecchi: eppure anche un équipe del DECS si è aggiunta ai numerosi gruppi di studio che si recano in Finlandia per approfondirne il sistema scolastico e lo stesso progetto “La scuola che verrà” è stato presentato come una variante ticinese dello stesso modello educativo. Questo documentario di Falò ci permette di meglio conoscere questa particolare realtà e di discutere della direzione in cui sta andando la scuola ticinese.
TitoloWe want sex (2010)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneIspirato a fatti realmente accaduti, il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham (Londra). Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione. Pagate come operaie non qualificate, le lavoratrici attuarono uno sciopero che riuscì ad attirare l’attenzione dei sindacati e della collettività, trovando infine l’appoggio del ministro Barbara Castle, pronta a lottare con loro contro una legge iniqua e obsoleta. A 50 anni di distanza dagli avvenimenti narrati dal film, è ancora estremamente utile conoscere la battaglia di queste operaie inglesi: su temi quali le disuguaglianze di genere, l’utilizzo dello sciopero come mezzo di conquista e difesa dei diritti, il ruolo del sindacato, ecc. possono fornirci alcuni attuali e preziosi spunti di discussione.

Il SISA riunito in assemblea per discutere di griglia oraria e rafforzamento organizzativo

Nella giornata di sabato il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea a Locarno per fare un bilancio delle passate battaglie intraprese a livello studentesco e per discutere della strategia da intraprendere nel presente anno scolastico per rafforzare i diritti degli studenti e delle studentesse.

Lo scorso anno è stato caratterizzato da una forte mobilitazione studentesca legata ai temi del clima e delle disparità di genere, nell’organizzazione della quale il nostro sindacato ha svolto un ruolo importante: tale impegno ci ha purtroppo in parte allontanato dai temi strettamente legati alla scuola. Questo semestre il SISA dedicherà quindi la sua attenzione ad un tema direttamente legato al mondo della scuola, la nuova griglia oraria del liceo. Il DECS ha infatti deciso di implementare un nuovo piano settimanale a partire dall’anno scolastico 2020-2021, sul quale il dibattito è stato estremamente ridotto se non addirittura assente: la consultazione avvenuta lo scorso giugno non ha infatti preso minimamente in conto l’opinione del corpo studentesco e del sindacato. Per questo motivo l’assemblea ha deciso di lanciare una petizione e di riportare il dibattito nelle assemblee studentesche dei licei ticinesi, chiedendo al Dipartimento di riaprire la consultazione e di coinvolgere nel dibattito anche le studentesse e gli studenti.

L’importanza di rilanciare un dibattito pubblico e democratico risiede nella portata che la stessa riorganizzazione oraria comporta sull’impianto generale degli studi liceale: tale riforma comporta infatti un aumento delle ore settimanali, l’inserimento della materia di informatica (della quale ancora non si conosce il piano di studio) e una riorganizzazione della distribuzione delle materie sull’intero quadriennio.

Nel secondo semestre si avvierà invece una campagna sugli stages nell’ambito socio-sanitario, spesso vero e proprio strumento di sfruttamento delle studentesse e degli studenti, argomento a cui verranno dedicati i lavori della prossima assemblea.

Per riuscire a condurre con successo tali campagne è necessaria una maggior strutturazione del sindacato e allo stesso tempo una continua formazione dei militanti sui principi base del sindacalismo studentesco così come su tematiche più puntuali. L’assemblea ha dunque discusso e approvato un documento contenente vari spunti di lavoro volti al rafforzamento dell’organizzazione sindacale.

Infine l’assemblea ha eletto la nuova segreteria del sindacato: ai due coordinatori riconfermati Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e Rudi Alves (studente all’università di Ginevra) si aggiungono Lea Schertenleib (studentessa all’università di Friborgo) e Sarah Sbabo (studentessa alla SSPSS Giubiasco).

“Io mi annoio”. Recensione del film “L’apprendistato”, di Davide Maldi (2019), 84’.

“Io mi annoio”. È l’unica vera affermazione pronunciata nel corso del film-documentario dal protagonista, in una pellicola in cui dialoghi sono in realtà solo monologhi degli insegnanti. Il silenzio e la lentezza sono caratteristiche che coincidono nella pellicola e nella realtà scolastica descritta da Davide Maldi.

Il film proiettato a Locarno racconta le difficoltà scolastiche e personali di Luca Tufano, adolescente sceso dall’alpe per frequentare un collegio alberghiero. L’apprendista cameriere ristoratore servitore fatica ad adattarsi all’ambiente cui è costretto, senza però scontrarsi con docenti, compagni ed istituto. Quest’ultimo, con rigide regole, insegna a servire gli ospiti con competenza. Si costruiscono così dei giovani lavoratori appiattiti ad una scala valoriale dove il cameriere deve essere privo di personalità, opinioni e desideri.

Il regista pone dunque al centro del discorso la mercificazione dell’adolescenza, come giustamente annota Daniela Persico. Chi fa, in concreto, questa reificazione, questa trasformazione dei giovani apprendisti in strumenti di lavoro per l’industria alberghiera? Come si trasforma un giovane pastore come Luca Tufano in un cameriere inanimato ed al contempo obbligato al sorriso e alla gentilezza?

È l’istituto scolastico a tentare di capovolgere i protagonisti della pellicola. Capovolgimento e trasformazione che riesce poco nel caso del protagonista, che è alienato, diviso tra il mondo alpestre cui è abituato e quello formativo cui è costretto. La scuola impartisce competenze e valori con metodi antiquati e assurdi per lo spettatore, tanto da scatenare il riso in sala. Cosa c’entra, in una scuola alberghiera, l’ora di religione? Come si può pensare di insegnare agli apprendisti a degustare il vino, facendo pratica con l’acqua del rubinetto?

Nel film-documentario emerge un aspetto molto veritiero e comune alla “nostra” realtà ticinese. Con le evidenti differenze che lo spettatore saprà cogliere, sia da noi sia nella pellicola i giovani in formazione, pur confrontati con un contesto non privo di difetti (strutturali, materiali, didattici), hanno difficoltà a reagire. Luca, pur ripreso ingiustamente ed educato con metodi vergognosi, si rifugia nel silenzio. L’educazione all’appiattimento dunque funziona. Lo vediamo spesso anche noi sindacalisti studenteschi: lo spirito critico non pare essere sempre un tratto giovanile. Sembra anzi che vi sia un’abitudine all’accondiscendenza, come se delle alternative migliori fossero inesistenti. Spetta dunque all’organizzazione studentesca rilevare i problemi, analizzarli e fare proposte concrete, per smuovere anche i coetanei più apatici.

Il pregio del film-documentario è dunque la vicinanza alla verità. Aderire così strettamente alla realtà del collegio di Luca Tufano è però anche un difetto del film: come l’istituto anche la pellicola è grigia, pedante e a tratti noiosa.

Mattia Passardi


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

In arrivo una nuova riforma contro il servizio civile: il SISA sostiene il referendum!

A livello federale, è in atto una riforma del Servizio Civile, approvata già dal Consiglio degli Stati lo scorso settembre. Questa riforma prevede di aumentare a 150 il numero minimo di giorni di servizio e di introdurre un periodo di attesa di un anno per chi passa al servizio civile dopo aver terminato la scuola reclute. Essa comporta anche un accorciamento dei termini per prestare il servizio civile, oltre che un’intensificazione del ritmo dei periodi di servizio. Vi sono poi vari altri provvedimenti, volti a disincentivare chiunque voglia passare al servizio civile una volta iniziato il servizio militare. L’obiezione di coscienza, però, è un diritto che ogni cittadino svizzero può far valere in qualsiasi momento. Se un cittadino sviluppa un conflitto di coscienza a scuola reclute terminata, è fondamentale che egli possa far valere i suoi diritti senza essere penalizzato. Questo soprattutto se si considera che l’esercito svizzero continua a dimostrare la sua invalidità, come illustrano i continui abusi sulle reclute. Queste, tengo a ricordare, possono sempre fare affidamento allo sportello SOS Reclute del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

Inoltre, se sempre più giovani decidono di passare al servizio civile, rendendosi conto della sua maggiore utilità rispetto al servizio militare, forse occorrerebbe piuttosto interrogarsi su cosa non funziona in quest’ultimo, piuttosto che rendere più difficile l’accesso all’alternativa e limitare così i diritti degli obiettori di coscienza.

Per quanto riguarda l’esercito, i suoi aspetti negativi sono innumerevoli. Al di là della considerazione sopra esposta riguardo all’utilità del servizio militare, l’esercito svizzero, in quanto collaboratore della NATO, rappresenta un ostacolo alla neutralità svizzera, punto cardine della cultura politica elvetica. Inoltre, in questo periodo di mobilitazioni giovanili in favore di politiche ambientali più efficaci e incisive, è buona cosa ricordare che l’esercito, come anche più in generale il commercio bellico, rappresenta un grande fattore inquinante. Una riduzione degli effettivi dell’esercito sarebbe quindi più che positiva!

Il SISA, oggi come in passato, si batterà con decisione contro questa nuova riforma del servizio civile e sosterrà il referendum che già sembra inevitabile. Occorrerà che tutto il sindacato e tutto il corpo studente si mobilitino per difendere l’obiezione di coscienza e contrastare il militarismo. Oltre a ciò, risulta evidente che un militante sindacalista, anche per meri motivi di coerenza con la sua attività politica e sindacale, debba rifiutare il servizio militare e preferire il servizio civile sostitutivo.

Luca Frei


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).