Rientro scolastico: evitiamo il disastro per gli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), in previsione dell’imminente decisione Dipartimentale, ci tiene a rimarcare pubblicamente la propria posizione in merito alla ripresa della scuola ticinese. Ben consci di una situazione epidemiologica incerta e in continuo movimento, affidandoci pertanto alle mani degli esperti in materia sanitaria, è in ogni scenario fondamentale fare tesoro dell’esperienza accumulata nel corso dello scorso semestre per evitare che gli effetti negativi del modello a distanza possano ripresentarsi e aggravare la situazione del corpo studentesco.

In questo senso, ribadiamo come il modello d’insegnamento a distanza sia da evitare su tutta la linea nel caso non sia strettamente necessario in ragione, oltre che della sua antidemocraticità, del peggioramento della qualità dell’insegnamento stesso: è impensabile che nuovi elementi si possano acquisire senza un contatto diretto con un docente. Perciò, qualora le indicazioni sanitarie lo permettano, invitiamo il DECS a seguire l’esempio dell’Università di Neuchâtel, la quale offrirà ai propri studenti delle mascherine riutilizzabili al fine di garantire il maggior numero di lezioni in presenza: qualora si possano seguire le lezioni di persona unicamente indossando le mascherine, invitiamo il Dipartimento a seguire questa strada e distribuire gratuitamente le mascherine al corpo studentesco e docente.

Il sindacato studentesco esprime pertanto la necessità che il Dipartimento si attivi finanziariamente per garantire le lezioni in presenza e per colmare le lacune formative accumulate nello scorso semestre di scuola “da casa”. È dunque di imprescindibile importanza che vengano garantite le risorse per lo svolgimento di corsi di recupero pubblici, gratuiti e di qualità, concepiti sia come dei corsi facoltativi relativi alle materie specifiche che come doposcuola. Sempre dal profilo finanziario, oltre a fornire le mascherine, lo Stato deve farsi carico delle differenze materiali che si presentano nella scuola e dunque deve fornire a tutto il corpo studentesco gli strumenti informatici necessari per lo svolgimento delle attività didattiche, a prescindere dalla modalità d’insegnamento – in presenza e/o a distanza. Inoltre, ci attendiamo una rapida risposta alle rivendicazioni contenute nella nostra petizione consegnata a fine giugno e corredata da circa 500 firme, che richiede l’introduzione di aiuti finanziari straordinari per gli studenti messi in difficoltà dalla pandemia. Dal profilo didattico è necessario che vi siano delle garanzie sul carico di lavoro e che si sospenda nuovamente il limite di bocciature: le misure introdotte lo scorso semestre per evitare un terremoto in termini di bocciature e dispersi del sistema scolastico hanno permesso agli studenti di vivere serenamente un periodo difficile, tuttavia evitiamo che il disastro venga semplicemente posticipato di un anno.

In generale il sindacato studentesco si oppone ad ogni forma di avanzamento della componente a distanza nell’insegnamento, spesso presentata come una moderna “digitalizzazione” e dunque come un elemento di progresso per la scuola ticinese, al punto che in alcuni settori scolastici la pandemia ha costituito il pretesto per procedere a tappe forzate in questo senso: secondo i piani attualmente previsti, nelle scuole professionali sono infatti previste delle ore di insegnamento a distanza anche se la situazione sanitaria non lo dovesse richiedere! In realtà, ora come ora, tale processo rappresenta solo una minaccia per la qualità dell’insegnamento e la socializzazione delle studentesse e degli studenti: la scuola è fatta di persone, non di numeri da selezionare e formattare a distanza. Vogliamo sperare che il DECS non voglia usare la pandemia per imporre una scuola simile senza alcun dibattito in merito!

Consegnata la petizione sulla nuova griglia oraria liceale: il Governo ascolti le rivendicazioni degli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione “Nuova griglia oraria del Liceo: si sospenda il progetto!” corroborata da quasi 730 firme.

Nonostante la nuova griglia oraria liceale fosse stata contestata sia dal corpo docenti che dal corpo studentesco, nel pieno dell’emergenza sanitaria il Consiglio di Stato ha approvato il progetto portato avanti dal DECS. La modifica della griglia oraria conteneva infatti diverse problematicità, come l’aumento del carico orario settimanale e l’anticipazione della scelta dell’indirizzo liceale all’inizio del ciclo medio superiore. La mossa del Governo nel bel mezzo della crisi pandemica, nonostante fossero pendenti sia la petizione del SISA che quella lanciata dall’Associazione dei docenti delle scuole medie superiori ticinesi (ADSMS), deluse e sconcertò il sindacato studentesco che prese atto dell’antidemocraticità dei processi di modifica degli studi liceali.

Il fatto che non si possa discutere liberamente e serenamente su una modifica così importante degli studi medio superiori preoccupa, al contempo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene importante che il DECS implementi a partire da settembre, tenendo conto dei disagi creatisi durante la chiusura forzata delle scuole, delle misure specifiche per arginare le potenziali derive della nuova griglia oraria, come rivendicato pubblicamente a marzo (leggi qui il comunicato). 

Guarda qui il servizio del Quotidiano!

Consegnate 500 firme per aiuti straordinari agli studenti in difficoltà!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione intitolata “Il Governo intervenga per sostenere finanziariamente gli studenti in difficoltà” corroborata da circa 500 firme.

La pandemia ha colpito duramente anche gli studenti: come riporta la RTS, il 60% dei “lavoretti” studenteschi sono stati soppressi durante la crisi e nelle università romande sono raddoppiate le richieste di aiuti finanziari da parte di studenti in difficoltà. La situazione delle studentesse e degli studenti non può che aggravarsi con il tempo, infatti l’interruzione della carriera universitaria e professionale a causa di una condizione finanziaria più fragile, diventa facilmente un fattore di precarizzazione dei giovani ticinesi: la sospensione del percorso accademico può tradursi in un indebolimento dello statuto dei giovani nel mercato del lavoro e portare ad un aumento della disoccupazione e assistenza giovanile (peraltro in aumento tra gli under 25). Il Cantone deve fare la sua parte: vanno creati degli aiuti straordinari a cui accedere in tempi rapidi e va condonato il debito studentesco che grava sui neo-laureati. Occorre anche un sostegno alle famiglie con figli agli studi, colpite dalla riduzione del reddito a causa del lavoro ridotto (che dà accesso unicamente al 80% del salario) e in certi casi anche da licenziamento: vanno rimborsate rette scolastiche e universitarie, abbonamenti dei trasporti pubblici e gite scolastiche.

La petizione ha già sortito qualche effetto: le gite di maturità sono state rimborsate, ma mancano ancora aiuti finanziari per gli studenti universitari. Ci aspettiamo dunque che il Consiglio di Stato agisca al più presto in tal senso! 

Guarda qui il servizio del Quotidiano!

Due Giornate Autogestite garantite: richiesta del SISA accolta dal parlamento!

In questi giorni il Gran Consiglio ha discusso tra gli altri temi anche di scuola, approvando alcune importanti proposte avanzate dal deputato Massimiliano Ay (PC).

È con grande soddisfazione che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto della decisione del Parlamento di garantire, inserendo questo principio nei regolamenti scolastici, due Giornate Autogestite in tutte le scuole del grado medio superiore e nelle scuole professionali a tempo pieno. Questa decisione rappresenta un’importante vittoria per il SISA, che per anni si è battuto per questo diritto, rivendicandolo anche con una risoluzione assembleare approvata due anni fa. Le Giornate Autogestite rappresentano una conquista molto significativa per gli studenti per il loro importante valore formativo e la responsabilizzazione dei giovani, ma soprattutto perché permettono a questi ultimi di partecipare attivamente alla vita dell’istituto scolastico. Le direzioni scolastiche non potranno dunque più ostacolare gli studenti, trincerandosi dietro alle varie scuse cui siamo abituati, e dovranno invece sostenerli nell’organizzazione delle due giornate autogestite ormai garantite dai regolamenti (che auspichiamo il governo provvederà a modificare al più presto).

Un’altra buona notizia nell’ottica dell’accesso alla formazione è la decisione di abolire il numero chiuso per l’accesso al corso passerella. Grazie all’esame passerella, gli studenti che detengono la maturità professionale o specializzata possono ottenere la maturità liceale che permette loro di accedere ad una formazione universitaria. Data l’importante possibilità che offre questo corso è pertanto giusto che chiunque abbia la motivazione per intraprenderlo ne abbia anche la possibilità, senza sottostare alle selettive procedure di ammissione che lo caratterizzano oggi.

Soddisfatto di questi importanti risultati, che dimostrano ancora una volta l’importanza della lotta collettiva e dell’organizzazione sindacale, il SISA non si ferma e continuerà a lavorare per fare in modo che venga garantito il diritto allo studio, così come la qualità dell’insegnamento nelle scuole ticinesi.

Obiettivo 95%: un’importante vittoria nel nome del diritto allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) accoglie con soddisfazione la decisione del Gran Consiglio di approvare il messaggio relativo al cosiddetto “Obiettivo 95%” ed evadere in tal modo la mozione del deputato Massimiliano Ay (PC), introducendo l’obbligo formativo fino ai 18 anni, che garantisce finalmente a tutti i giovani il diritto di intraprendere un’attività formativa fino al raggiungimento della maggiore età.

Quello approvato dal parlamento cantonale è un buon primo passo per contrastare la disoccupazione giovanile e l’esclusione sociale che generalmente ne consegue (ad esempio attraverso il ricorso all’assistenza, drammaticamente aumentato fra i giovani negli ultimi anni): il SISA rivendica d’altronde l’adozione di provvedimenti in tal senso fin dall’inizio del 2018. È pur vero però che, a differenza dell’obbligo scolastico da noi richiesto due anni fa, l’obbligo formativo non prevede che l’obbligatorietà si estenda fino all’ottenimento di un titolo formativo (diploma secondario superiore), senza il quale non è affatto scontato riuscire a trovare un’occupazione e condizioni di lavoro dignitose (garantite proprio dal valore legale del diploma). Oltre a ciò, l’incertezza relativa ai percorsi formativi riconosciuti dal governo non fornisce garanzie circa la qualità e la democraticità delle soluzioni previste: vi è in effetti il rischio che, attraverso il riconoscimento di talune attività, si alimentino fenomeni di privatizzazione dei percorsi educativi (le società private che offrono servizi di “coaching” sono già oggi numerose) e di selezione sociale fra le nuove generazioni

Senz’altro soddisfatto per la decisione parlamentare, che fornisce un’importante base legale per l’estensione del diritto allo studio in Ticino, il SISA è però altrettanto cosciente delle lacune che ancora caratterizzano il cosiddetto “Obiettivo 95%” e non mancherà dunque di osservare con attenzione l’applicazione di questo programma. 

Coronavirus, esami e validazioni.Niente mezze misure o pseudo-soluzioni: vogliamo delle garanzie!

Appello ad una mobilitazione nazionale e pluridisciplinare di student* e apprendist*

Per delle garanzie sul nostro futuro e una politica realista di parità in materia di esami e validazioni.

Situazioni molteplici, realtà simili: una sola voce!


La crisi legata alla pandemia del COVID-19 sta colpendo duramente la popolazione, e noi, persone in formazione, non facciamo eccezione. Le nostre vite sono capovolte, la nostra formazione è gestita male… Continuare la formazione nelle condizioni proposte è impossibile o assurdo. Ci rifiutiamo di pagare questa crisi con la nostra salute o con un anno della nostra vita: non abbiamo nessuna responsabilità per questa situazione!

Vogliamo formarci, amiamo farlo. Attualmente, le misure adottate dai nostri istituti di formazione, dai Cantoni e dalla Confederazione non sono affatto soddisfacenti.

Nelle università, nei politecnici, nelle scuole universitarie professionali (SUP) e nelle scuole superiori, le soluzioni inadeguate proposte o previste, come ad esempio non contare le bocciature, offrire la possibilità di ritirarsi dagli esami e prolungare il proprio corso, non sono adeguate alla realtà della nostra vita. Nei licei, gli “aggiustamenti” saranno ovviamente gli stessi che altrove: mantenimento degli esami, trattamenti eccezionali a seconda dei casi…

Non ci sarà stata una “continuità pedagogica” in questa crisi: la rottura è stata chiara e netta. Il mantenimento dei processi di valutazione nasconde maldestramente e in modo illusorio questo dato di fatto.

Tuttavia, non tutte le formazioni in Svizzera sono soggette allo stesso trattamento. Per quanto riguarda l’istruzione cosiddetta “superiore”, si tergiversa, si parla della qualità dei diplomi e dell’insegnamento e della necessità di compiere delle valutazioni di certificazione degli apprendimenti; nel caso dell’apprendistato, invece, tutto tace.

Nelle scuole professionali, i diplomi verranno rilasciati agli e alle apprendist* alla fine del corso senza un esame teorico e in alcuni casi senza un esame pratico. Il messaggio è chiaro: per questa categoria di persone in formazione non si mira alla stessa qualità – tutto questo è secondario perché il mercato del lavoro non aspetterà! Ma questa misura eccezionale avrà essa stessa delle eccezioni: le persone i cui voti erano insufficienti prima della crisi… È uno scandalo, ma non si tratta affatto di casi isolati.

Gli e le apprendist* in formazione “duale”, in molti settori, continuano a lavorare durante questa crisi, a volte anche più del solito, senza una retribuzione adeguata e senza accompagnamento formativo. Altre persone in formazione – apprendist* a scuola; student* nel settore sanitario/sociale – sono semplicemente messi a disposizione dei datori di lavoro tramite stages. La questione del riconoscimento di queste esperienze e della loro remunerazione è ovviamente ignorata o oggetto di promesse che non saranno rispettate.

Siamo tutt*, apprendist* e student* di buona volontà.

Saremo professionist* di qualità a prescindere da ciò che accadrà questo semestre.

Niente mezze misure o pseudo-soluzioni: vogliamo delle garanzie!

Non vogliamo soluzioni individuali o una politica di eccezione, stiamo tutti vivendo pienamente l’eccezionalità della situazione, abbiamo bisogno di misure uguali per tutt* noi:

  1. Garanzia di validazione di tutti i crediti e i corsi di questo semestre (con una nota per chi lo desidera e con il diritto di rinvio);
  2. Garanzie finanziarie: questo semestre avrà visto una diminuzione quantitativa delle risorse disponibili (biblioteche, fotocopie, materiale, ecc.) e un generale aumento della precarietà, che deve essere compensata da un rimborso almeno parziale delle tasse del semestre primaverile; almeno durante la crisi, il lavoro svolto dalle/gli stagist* e apprendist*, a causa della mancanza di un accompagnamento pedagogico e dei rischi connessi, deve essere compensato da un regolare salario pieno (cioè da un salario “normale” da lavoratore/-trice “normale”);
  3. Garanzia che nessuno di noi dovrà subire le conseguenze di questa crisi in termini di durata della formazione, di proseguimento o entrata in un ciclo formativo, e in termini di accesso ai relativi aiuti sociali, in particolare attraverso l’estensione di questi ultimi e la concessione agevolata di borse di studio aggiuntive;
  4. Garanzia che il nostro impegno nella gestione di questa crisi sia pienamente riconosciuto e ricompensato, come minimo secondo le 3 garanzie appena citate.

Siamo tutt* unit* perché siamo solidali e le nostre difficoltà individuali sono il risultato di una stessa situazione eccezionale. Se non otterremo le suddette garanzie, ovunque e per tutt*, prenderemo le misure necessarie per far sentire la nostra voce.

Firmatari

  • SUD Etudiant·e·s et Précaires (Syndicat – Vaud)
  • Conférence universitaire des associations d’étudiant·e·x·s (CUAE – Université de Genève – syndicat et faîtière)
  • Sindy (collectif d’étudiant·e·x·s de la Haute école d’art et de design [HEAD] Genève)
  • Association neuchâteloise des étudiant·e·s en Lettres et en Sciences humaines (ANEL – Neuchâtel)
  • ANESE – UniNe (Neuchâtel)
  • Association des étudiant-e-s de la formation secondaire – Haute Ecole pédagogique (Bern, Jura, Neuchâtel)
  • FEN – faîtière, UniNE (Neuchâtel)
  • Association neuchâteloise des étudiant-e-s en Sciences – ANES – UniNe (Neuchâtel)
  • Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA – Ticino)
  • Kritische Politik Uni Zürich (KriPo ZH)
  • ADEPSY – UniGe (Genève)
  • Grève du Climat – UniGe & HES (Collectif – Genève)

L’Altrascuola: Un numero “speciale coronavirus”!

La redazione dell’Altrascuola, rivista edita dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), ha il piacere di presentarvi questo numero speciale interamente dedicato al COVID-19, ideato proprio per tenervi al corrente dell’attività sindacale durante la crisi sanitaria e per avanzare alcune prime riflessioni emerse in queste settimane di scuola a distanza. Il coronavirus ha cambiato drasticamente la nostra vita quotidiana, provocando lutti, drammi e grandi difficoltà a numerose persone. Ora sta a noi lottare per difenderne i diritti!

Sommario

  • La pandemia non paralizza il SISA: nonostante le conquiste, non bisogna fermarsi! di Rudi Alves (leggi qui)
  • Scuola a distanza: non sono mancati ritardi, disorganizzazione e problemi tecnici! di Lea Schertenleib (leggi qui)
  • Origine sociale e qualità dell’apprendimento: davvero tutti hanno le stesse possibilità? di Sarah Sbabo (leggi qui)
  • Meglio un docente o un computer? Appunti sui pericoli della scuola digitale. di Zeno Casella (leggi qui)
  • Il progetto Canaima: da 10 anni, il governo venezuelano regala computer agli allievi. di Samuel Iembo (leggi qui)
  • «We want sex»: la necessità della lotta sindacale nella lotta per la parità. di Ally Kohler (leggi qui)
  • Un carnevale borghese: recensione festivaliera di «Charles mort ou vif» (1969). di Mattia Passardi (leggi qui)

LAltrascuola_Speciale_COVID

La pandemia non paralizza il SISA: nonostante le conquiste, non bisogna fermarsi!

La situazione causata dal COVID-19, nonostante le sue intrinseche implicazioni sanitarie, ha permesso di mettere in luce i limiti del sistema scolastico ticinese, in cui gli squilibri socioeconomici hanno accentuato uno scenario già in sé fortemente diseguale. Tuttavia i periodi di incertezza possono peggiorare una situazione già non ottimale e comportare dei potenziali rischi e derive per i diritti duramente conquistati dalle passate battaglie sociali e sindacali. Il diritto allo studio fa parte di questi e non è al riparo dalle tendenze mercificatrici insite nel nostro sistema produttivo e sociale: l’avanzata del mondo digitale ha dimostrato di non essere neutrale e di rappresentare dei chiari interessi che non corrispondono agli interessi delle studentesse e degli studenti (leggi qui).

Per questa ragione l’azione strutturata ed organizzata si rende più che mai necessaria per difendere i diritti conquistati e per farli avanzare. Il sindacato studentesco in questa situazione gioca un ruolo chiave – in quanto struttura che dispone di una certa esperienza e memoria storica – nell’identificazione delle potenziali derive del diritto allo studio legate alla situazione di crisi. Lo scenario che è venuto a crearsi porta infatti con sé l’intensificazione della selezione e delle diseguaglianze sociali tra le studentesse e gli studenti. Ricordiamo le parole di Don Milani e degli allievi della scuola di Barbiana che in proposito dicevano che “una scuola che seleziona, distrugge la cultura”. Anche perché sempre, parafrasando le parole degli allievi di Don Milani, l’insegnamento a distanza, con ancora maggior forza della scuola in presenza, si presenta come neutrale ma si applica ingiustamente, facendo “parti uguali tra i diseguali”.

Affinché il diritto allo studio venisse garantito, il sindacato studentesco si è mobilitato immediatamente inviando il 9 marzo e il 15 aprile due lettere al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) e recapitando in seguito anche una risoluzione approvata dal Comitato Centrale alle autorità cantonali e federali (leggi qui). Questi documenti denunciavano il deterioramento delle condizioni di studio e rivendicavano con forza delle misure per arginare la selezione sociale: si chiedeva che dal punto di vista didattico i ritmi scolastici venissero rallentati e che le attività di valutazione venissero sospese, salvo nei casi in cui le studentesse e gli studenti lo richiedessero per migliorare la propria situazione scolastica. In questo contesto, è indifendibile credere che si possano sostenere degli esami di maturità senza osservare delle maggiori ripercussioni sugli studenti delle fasce popolari, abbiamo perciò richiesto il rilascio d’ufficio degli attestati di maturità liceale e professionale. Sempre in quest’ottica, abbiamo rivendicato la sospensione del limite al numero di bocciature nelle scuole post-obbligatorie, misura contro cui il sindacato si è battuto sin dal 2016, quando è stata introdotta, per il suo elemento fortemente selettivo e classista (leggi qui). Lo scenario sociale attuale non agisce tuttavia solamente su questo aspetto dell’insegnamento: la crisi sanitaria ha infatti drasticamente peggiorato le condizioni materiali di studio di diversi studenti, in cui il reddito disponibile si è ridotto a fronte di costi fissi che sono rimasti pressoché immutati. Per questo motivo abbiamo richiesto al Dipartimento l’introduzione di sussidi mirati per chi è in difficoltà: le borse di studio sono state calcolate sulla base di un reddito disponibile che al momento attuale non è più lo stesso e che non corrisponde alla situazione finanziaria di ogni studente. Un’altra categoria fragile del corpo studentesco si trova nelle scuole professionali: la chiusura delle attività economiche non essenziali ha obbligato gli studenti-lavoratori a rimanere a casa, con il rischio di essere soggetti a vacanze forzate imposte dal proprio datore di lavoro. Sempre in questo frangente, le stagiste e gli stagisti dei settori essenziali sono stati sottoposti a stress e responsabilità che non sono sufficientemente riconosciute e remunerate. Abbiamo pertanto chiesto al DECS il riconoscimento facilitato degli esami pratici e la garanzia che i giorni di confinamento vengano riconosciuti come giorni di lavoro pienamente remunerati.

“Per lottare e vincere è indispensabile l’organizzazione. Nei periodi di tensione gli studenti devono poter riconoscere nel sindacato studentesco un punto di riferimento”: così recita il nostro manuale di lotta e autodeterminazione: la migliore dimostrazione di queste parole le troviamo nelle conquiste raggiunte in questo periodo. Nelle scorse settimane il DECS ha infatti diramato due direttive (leggi qui) che rispondevano a numerose delle nostre rivendicazioni: la validità dell’anno scolastico in corso è stato interamente riconosciuto, i ritmi scolastici sono stati rallentati, il limite di bocciature è stato sospeso e verranno prese in considerazione solo le valutazioni positive. La vittoria più importante è tuttavia rappresentata dall’annullamento delle prove d’esame di maturità scritte e orali, sancito in prima battuta dal DECS e poi approvato anche dal Consiglio Federale!

Per quanto concerne il mondo del lavoro, il Dipartimento ha garantito che gli esami pratici verranno riconosciuti in maniera agevolata qualora non si potessero svolgere normalmente e che per gli apprendisti “permane l’obbligo del versamento del salario come congedo pagato (non vacanza)” (leggi qui). Nonostante ciò la situazione non rimane ottimale: le direttive stentano infatti ad essere correttamente applicate (vedi pp.X) e diverse questioni rimangono del tutto irrisolte. Nelle direttive non viene ad esempio fatta alcuna menzione circa gli aiuti finanziari per gli studenti in difficoltà economico-finanziarie.

Come sindacato studentesco occorre pertanto perseverare nella nostra attività di lotta ed elevare il livello di conflitto sociale: è importante dunque rappresentare quel “punto di riferimento” e mobilitare il corpo studentesco. Se non è possibile farlo “fisicamente” in ragione delle attuali disposizioni sanitarie, come SISA abbiamo deciso in Comitato Centrale di farlo “virtualmente”, lanciando una petizione in rete per ottenere un potenziamento degli aiuti finanziari per gli studenti per consentire loro di far fronte all’attuale situazione. Sarà infine fondamentale non fermarsi durante l’estate per ripartire con maggiore forza a settembre: diverse studentesse e studenti hanno sofferto di lacune formative in questo periodo ed è necessario che essi non vengano lasciati indietro dal sistema scolastico. Questa situazione non potrà che aggravarsi a seguito del contraccolpo economico della crisi sanitaria, andando a peggiorare le già difficili condizioni di studio dell’intero corpo studentesco. Insomma, siamo solo all’inizio e dobbiamo continuare ad organizzarci e a lottare per vincere; per far ciò avremo bisogno di tutta l’energia e la forza disponibile, dobbiamo crescere, formarci e, molto semplicemente, continuare a “fare”!

Rudi Alves


Questo articolo è apparso nell’8° numero de L’Altrascuola (speciale coronavirus), pubblicato nel maggio 2020. Leggi qui il numero integrale.


Scuola a distanza: non sono mancati ritardi, disorganizzazione e problemi tecnici!

Durante l’ultima riunione del Comitato Centrale del sindacato studentesco, svoltasi in videoconferenza il 18 aprile, la presenza di diversi militanti attivi in varie scuole superiori ticinesi e in due atenei svizzeri ha permesso di sviluppare una interessante discussione sul funzionamento e i problemi dell’insegnamento a distanza.

Nelle scuole superiori ticinesi (erano presenti studentesse/i delle seguenti scuole: LiMe; LiLo; LiLu2; SCC Bellinzona; SSPSS Trevano e Giubiasco; CSIA) sono stati riscontrati problemi simili tra loro, riguardanti in particolar modo la disorganizzazione e il mancato coordinamento tra docenti. In alcune materie si è verificato un aumento delle ore di lezione e un sovraccarico di lavoro, mentre in altre materie il programma non è proseguito e non sono state date informazioni sul proseguimento delle lezioni, il che segnala come alcuni docenti abbiano scelto come proseguire il loro corso senza seguire le direttive del DECS. Sul piano informatico, un buon segnale è stato quello dato dal liceo di Mendrisio e dal Liceo Lugano 2, che prima dell’inizio della quarantena hanno svolto un sondaggio in tutte le classi per verificare che tutti gli allievi avessero i mezzi informatici necessari per seguire le lezioni a distanza; questa procedura non è però stata svolta in tutte le scuole superiori. Inoltre, gli allievi nell’anno di maturità hanno segnalato una certa preoccupazione relativa agli esami: l’incertezza riguardo al loro svolgimento non permette infatti agli allievi di prepararsi per tempo e adeguatamente alle prove di maturità.

La situazione più critica è però quella della SSPSS di Trevano, dove prima della quarantena non esisteva una piattaforma Moodle e gli studenti non possedevano un indirizzo email scolastico. Questa differenza rispetto alle altre scuole ha causato un grande ritardo nel proseguimento dell’insegnamento, infatti se nei licei il passaggio alla modalità di insegnamento a distanza è stato piuttosto veloce e chiaro, alla SSPSS, invece, per 3 settimane dall’inizio della quarantena non si è svolta alcuna attività didattica. Attualmente le lezioni si svolgono regolarmente e il sistema informatico sembra funzionare, ma alcuni studenti, che hanno fatto richiesta di un computer per seguire le lezioni, non hanno ancora ricevuto il materiale e si trovano quindi a non poter ancora seguire le lezioni!

La situazione negli atenei di Friburgo e Ginevra è migliore dal punto di vista informatico. Le lezioni si sono svolte regolarmente e senza particolari ritardi. All’università di Friburgo è da segnalare però l’aumento delle ore di lezione e del carico di lavoro in alcune facoltà, tempo che viene sottratto alla preparazione degli esami. Le direttive per gli esami sono state emanate solo il 30 aprile, con un notevole ritardo quindi rispetto agli altri atenei.

A Ginevra invece la CUAE (org. studentesca dell’università) si è mossa fin dall’inizio della pandemia, raccogliendo riscontri tra gli studenti e facendo pressione sul rettorato; anche in ragione di ciò, vi sono stati molti meno problemi organizzativi che a Friburgo. L’anno continua dunque quasi come se nulla fosse cambiato: la mole di lavoro è rimasta uguale nonostante le diverse condizioni di apprendimento. Il rettorato è stato chiaro fin dall’inizio (l’università non avrebbe più riaperto, gli esami si sarebbero svolti in rete, ecc.)  il che ha aiutato gli studenti ha organizzarsi meglio di fronte alla nuova situazione.

Per quanto riguarda gli aiuti finanziari agli studenti, il rettorato di Ginevra ha mobilitato le varie fondazioni collegate all’università (es. Jean Piaget) creando un fondo di solidarietà per gli studenti che ne fanno richiesta, mentre invece a Friburgo l’AGEF (org. studentesca dell’università) è stata sollecitata a muoversi in tal senso ma per il momento non vi sono ancora risultati degni di nota.

In ragione dei vari problemi riscontrati, il SISA elaborerà nelle prossime settimane una nuova risoluzione che verrà inviata al DECS per rivendicare dei cambiamenti nell’organizzazione dell’insegnamento, necessari in periodi di crisi come quello attuale ma anche nel lungo termine.

Lea Schertenleib


Questo articolo è apparso nell’8° numero de L’Altrascuola (speciale coronavirus), pubblicato nel maggio 2020. Leggi qui il numero integrale.


Origine sociale e qualità dell’apprendimento: davvero tutti hanno le stesse possibilità?

Durante queste settimane di quarantena in cui è stato chiesto agli studenti di seguire le lezioni online sono emersi alcuni problemi legati alle differenze economiche tra le varie famiglie come ad esempio la presenza di più studenti sotto lo stesso tetto ma di un solo computer disponibile per tutti, differenze queste che possono avere un impatto importante sulla qualità dell’apprendimento dei diversi studenti.

Sulla base di ciò ho iniziato a ragionare su come l’origine sociale di uno studente e le possibilità economiche della sua famiglia possano influenzare la qualità del suo apprendimento.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che gli studenti provenienti dalle classi medio-alte hanno solitamente dei migliori risultati scolastici, mentre quelli che provengono dai ceti meno abbienti hanno più difficoltà e nel loro caso il tasso di bocciature e abbandono scolastico è molto maggiore, questo perché le ristrettezze economiche hanno un forte impatto innanzitutto sui genitori.

I genitori sono quelli che prima di tutti, anche prima della scuola, impartiscono ai giovani un’educazione ed è evidente che in base alla loro situazione socio-economica e a come essi la vivono, il loro stile educativo cambia così come la possibilità di aiutare efficacemente i figli durante il loro percorso scolastico.

Mentre le famiglie più ricche riescono a dedicare una maggiore attenzione ai risultati scolastici dei figli e hanno la possibilità di offrirgli tutta una serie di stimoli culturali extra-scolastici, i genitori meno facoltosi spesso hanno un basso livello di scolarizzazione e per questo non dispongono dei mezzi per aiutare i figli. Inoltre, sono solitamente stressati dalla loro situazione economica, trovandosi spesso distanti da casa a causa di lunghe giornate di lavoro, affrontate spesso da entrambi i genitori per riuscire ad arrivare alla fine del mese. Per questi motivi tendono a concentrarsi maggiormente sul fornire ai figli i beni di prima necessità, percepiti come la grande mancanza e quindi la priorità, che non sulla loro educazione scolastica.

I genitori appartenenti alle classi meno abbienti soffrono della loro situazione, si sentono costantemente sotto pressione e ad influire su questo stato di malessere vi è anche il senso d’abbandono causato dalle politiche sociali messe in atto dallo Stato, percepite come non sufficienti o poco efficaci. Non si può quindi imputare interamente a loro la responsabilità dei problemi scolastici dei figli, questi sono invece alimentati dal contesto sociale e dall’apparato istituzionale che li costringe in questa situazione.

È stato dimostrato infatti che nei paesi in cui gli aiuti da parte dello Stato sono importanti ed efficaci, questi riescono a livellare le differenze economiche date dall’estrazione sociale. In quei contesti infatti, nonostante le possibili difficoltà economiche derivate dal loro stato di povertà, i genitori riescono ad educare correttamente e a mettere in atto delle strategie educative efficaci per il corretto sviluppo psico-fisico dei loro figli.

Alla stessa maniera la scuola svolge un ruolo importante perché funge da luogo di socializzazione e in cui si possono trovare dei punti di riferimento fondamentali per la vita. I genitori sono i primi educatori e il primo esempio che i giovani hanno per costruire la propria identità e il proprio percorso, ma subito dopo di loro sono i docenti che si occupano dell’educazione dei giovani e che hanno il compito di indirizzarli e aiutarli nel trovare il loro percorso sia scolastico che di vita. Per questo il docente spesso non ricopre solo la figura di educatore ma diventa un esempio da seguire e imitare. Ecco che diventando una figura educativa di riferimento ed instaurando un rapporto umano oltre che educativo con i suoi studenti, il docente può farsi cosciente delle differenze che ci sono tra gli studenti appartenenti a diversi ceti sociali. Sulla base di questa presa di coscienza può quindi attuare delle strategie volte ad appianare queste differenze per dare a tutti le stesse chance. In questo modo la scuola diventa un luogo di scambio e di arricchimento in cui tutti acquisiscono i mezzi necessari per poter raggiungere lo stesso obiettivo. Queste condizioni facilmente attuabili nella scuola “in presenza” rischiano però di non potersi facilmente verificare nella scuola a distanza. Per salvaguardare il ruolo sociale e di incontro che ricopre la scuola così come la conosciamo (pur tenendo conto dei suoi limiti), ritengo che la scelta migliore sia intendere questo esperimento di scuola a distanza come quello è, ovvero una misura straordinaria e temporanea atta a superare una crisi specifica, e non un banco di prova per un futuro cambiamento che rischierebbe di portare più svantaggi che benefici.

Sarah Sbabo


Questo articolo è apparso nell’8° numero de L’Altrascuola (speciale coronavirus), pubblicato nel maggio 2020. Leggi qui il numero integrale.