Vietato passeggiare al Ciani?


Già tre anni fa i docenti del Liceo Lugano 1 si opposero alla decisione di ridurre lo stipendio di tutti i dipendenti cantonali del due percento. Come lo fecero? Decidendo di abolire le gite per gli allievi di quarta. Una forma di protesta alquanto controproducente, che anziché creare un fronte unito fra docenti e studenti, non ha fatto altro che creare una frattura tra le due componenti della scuola, le quali erano (e sono) in realtà unite dagli stessi interessi e che avrebbero avuto tutto da vincere in una collaborazione alla pari.

Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti si ritrova quest’anno ancora più sconcertato, nel trovarsi nuovamente costretto, a tre anni dall’accaduto, a dover condannare il prolungamento di tale “sospensione temporanea”. Se nell’ultima occasione il provvedimento poteva avere una qualche parvenza di senso, della quale in ogni caso dubitavamo e dubitiamo fortemente (la nostra contestazione del 2012 rimane più che giustificata), non è guidato questa volta da nessuna motivazione condivisibile. La scusa? “Il perdurare della delicata situazione finanziaria”. Ebbene sì, di una scusa si tratta: i docenti, ancora un volta, piuttosto che affrontare realmente l’oggettivo attacco sferrato alla scuola pubblica e opporvisi con decisione (valendosi anche dell’appoggio studentesco), preferiscono fare il gioco del Consiglio di Stato e ridurre in prima persona la qualità dell’offerta formativa liceale. Le gite infatti, oltre ad essere dei momenti di studio svolti in maniera alternativa alla classica forma delle lezioni, sono anche un momento importantissimo a livello di classe, che si trova per l’ultima volta riunita a vivere un’esperienza indimenticabile.

Il Sindacato Indipendente Studenti ed Apprendisti denuncia dunque nuovamente la decisione del collegio docenti del Liceo Lugano 1, ritenendo questa scelta non solo pressoché assurda ma anche contraddittoria: se questa fu inizialmente decretata per contrastare i tagli all’educazione, il suo prolungamento rappresenta invece proprio un taglio stesso alla qualità della scuola pubblica.

LiLu2: per discutere ci sono le sedi opportune? Magari!

La nota stampa diffusa venerdì dall’onorevole Bertoli porta il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) ad esprimersi nuovamente sulla questione del docente sotto accusa al LiLu2: ci lascia stupiti l’appello alla calma e alla discrezione formulato dal ministro dell’educazione, dal momento che si è giunti a tale tensione proprio a causa delle modalità d’azione del DECS e dei suoi rappresentanti. La direzione del LiLu2 non ha infatti certamente agito in modo da attenuare gli attriti e promuovere il dialogo tra le parti: la denuncia per diffamazione lanciata ai danni del docente appare come un vero e proprio tentativo di censura e di intimidazione, dal momento che le accuse da esso lanciate andavano proprio a criticare la condotta del Consiglio di direzione (al quale sono imputabili vari altri casi simili, mai giunti alle orecchie dei media).

Siamo inoltre quantomeno perplessi di fronte alle affermazioni del consigliere di Stato, il quale sostiene che “per discutere ci sono le sedi opportune”: magari ci fossero! Come abbiamo già avuto modo di rimarcare infatti le Assemblee studentesche non hanno alcun potere effettivo e non vengono minimamente considerate quando si tratta di questioni “da adulti”: concordiamo sul concetto di riservatezza in merito a particolari vicende personali, ma non tolleriamo l’estromissione dell’Assemblea dalle discussioni (e dalle decisioni!) in merito all’operato della direzione e alle principali problematiche della vita d’istituto.

Rimarchiamo inoltre come, coerentemente con il progetto della “scuola che verrà”, il DECS stia promuovendo (purtroppo non solo nella scuola obbligatoria) una maggiore autonomia d’istituto, secondo la logica della “libera concorrenza” tra istituti sancita dal concordato HarmoS. Tuttavia vediamo ora come tale autonomia venga messa in atto con forme e metodi organizzativi di stampo autoritario, dal momento che agli organi di conduzione, e in particolare al Consiglio di direzione, vengono affidati compiti di carattere sempre più “manageriale”: ad esso compete ormai direttamente la gestione del personale, trasferibile a piacimento, e di vari altri aspetti organizzativi di non trascurabile rilevanza (quali la gestione del budget, dei corsi e delle attività didattiche, ecc.). Ci chiediamo se Bertoli si stia rifacendo al modello di riforma scolastica italiano, la cosiddetta “Buona scuola” di Renzi, nel togliere potere alle istanze democratiche della scuola e nel conferire sempre maggiori poteri all’organo direttivo (il quale potrebbe a questo punto venir chiamato, perché no, Consiglio di amministrazione)…


Il SISA condanna con determinazione tale deriva mercantilista, causa di gravi violazioni dei diritti degli studenti (e in futuro probabilmente anche dei lavoratori) e dell’adozione di atteggiamenti autoritari da parte degli organi direttivi, e rivendica una scuola che sia amministrata con la massima partecipazione democratica delle sue componenti e con una una ampia condivisione di diritti e responsabilità tra di esse. Le scuole non possono essere considerate semplici stabilimenti industriali indipendenti, bensì come parti interconnesse di un vasto apparato di diffusione democratica del sapere e della responsabilità civile.

 

Liceo Lugano 2: funzionari onnipotenti o scuola democratica?


La vicenda dello “sciopero della fame” condotto (e concluso) da un docente del Liceo Lugano 2 ha coinvolto anche alcuni militanti del Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA), che hanno preso parte alle discussioni all’interno dell’Assemblea degli studenti e del Comitato studentesco e hanno sottoscritto la presa di posizione a sostegno del docente incriminato. Gli avvenimenti sono poi stati riportati all’attenzione dell’Assemblea del SISA (svoltasi sabato, 20.06.15), la quale ha ritenuto necessario esprimersi in merito.

Nel corso dell’Assemblea degli studenti di giovedì scorso (18.06.15) si è assistito ad una scena che pone numerosi problemi dal punto di vista della democraticità della scuola: il direttore si è infatti rivolto alla platea studentesca giudicando corretta la sua scelta di richiedere il trasferimento del docente interessato, in seguito al venir meno del suo rapporto di fiducia con quest’ultimo. Egli ha poi fatto notare come la questione non fosse assolutamente di competenza del consesso e la sua intenzione a manifestare il proprio dissenso non fosse in alcun modo un indicatore da considerare in vista di una eventuale rivalutazione della decisione presa.

Purtroppo ci troviamo a constatare come il problema si ponga chiaramente a monte: non è tanto il direttore ad avere agito in modo sbagliato (anche se ha chiaramente avuto la possibilità di gestire diversamente la questione), ma è piuttosto la legge che conferisce eccessivi poteri agli organi di conduzione, estromettendo di fatto la rappresentanza democratica della popolazione scolastica dalle decisioni di maggior rilievo. Ciò che consente il verificarsi di simili situazioni è un’impostazione del sistema di conduzione degli istituti che vede esclusa dal potere la componente maggiore della scuola, ossia quella studentesca (per un approfondimento della questione rimandiamo all’omonima sezione II della “Legge della scuola”): il Consiglio di direzione, composto esclusivamente da funzionari e docenti (comunque in minoranza), e il Collegio docenti chiaramente non includono gli studenti nelle proprie rappresentanze, perciò, dato il valore puramente consultivo (“di facciata”) dell’Assemblea degli studenti, il loro parere non ha alcun valore effettivo.

Il SISA, riunito in Assemblea in data sabato 20 giugno, ha ritenuto essere necessario manifestare la nostra indignazione verso tale situazione: la ancor minima parvenza di democraticità che veniva conferita alla scuola è ormai in serio pericolo, vediamo infatti come l’unico organo democratico della scuola (il Collegio docenti) venga gradualmente estromesso da questioni di primo piano e sia soggetto a particolari dinamiche che ne compromettono il funzionamento (LiLu2 insegna…) e come sia ormai palese l’intenzione delle autorità a non prendere minimamente in considerazione la volontà della maggioranza democratica della scuola (quella studentesca, che rappresenta almeno l’80% dell’utenza di qualsiasi scuola).

Una deriva simile è da contrastare con un intervento deciso nella regolamentazione della scuola: questa deve finalmente venir trasformata in un’istituzione democratica, in cui è il volere della maggioranza a determinare le linee direttrici cui deve attenersi il Consiglio di direzione, il quale deve venir eletto interamente dalla rappresentanza di tutte le componenti scolastiche e sottostare al loro controllo e al loro veto.

Per una scuola democratica, partecipata, aperta e solidale contro l’autoritarismo, il verticismo burocratico e l’arbitrio della direzione!

IL SISA ALLA BORSA CI TIENE!


Il prossimo 14 giugno il popolo verrà chiamato ad esprimersi sull’iniziativa popolare “sulle borse di studio”, promossa dall’Unione svizzera degli universitari USU, che punta ad un trasferimento 
dai Cantoni alla Confederazione delle competenze in materia di sussidi all’istruzione, promuovendo un’effettiva armonizzazione a livello federale del sistema di sostegno finanziario agli studi.
 
Tale iniziativa andrebbe a risolvere una grave situazione che affligge tutt’oggi buona parte della popolazione studentesca svizzera: nel nostro Paese vige infatti ancora un’intollerabile disparità di trattamento tra Cantoni, che aggrava le differenze di opportunità formative presenti tra la popolazione, vincolandole ulteriormente alla disponibilità finanziaria della famiglia d’origine. Oggi infatti la possibilità di beneficiare di un aiuto finanziario per far fronte ai costi di una formazione superiore dipende unicamente dalle scelte di politica finanziaria effettuate da parlamenti e governi cantonali, privando cittadini di differenti Cantoni del diritto di uguali opportunità e uguali condizioni di accesso alla formazione.
 
Checché ne dicano le autorità, il processo di armonizzazione intercantonale in materia di sussidi all’istruzione è fermo al palo: il Concordato del 2009 lascia ai Cantoni un margine di manovra troppo ampio per poter produrre risultati apprezzabili (ad esempio, è possibile ridurre di un terzo il minimo importo sussidiabile di 16’000 CHF, convertendolo in prestito di studio – da rimborsare allo Stato al termine della formazione – e riducendo quindi l’aiuto minimo previsto a 10’000 CHF, una cifra ridicola se paragonata ai costi medi di un’istruzione universitaria oltralpe). Questo spazio di manovra viene inoltre largamente sfruttato dai governi cantonali, la cui chiara tendenza al taglio della spesa pubblica non risparmia nemmeno (o soprattutto…) il settore dell’istruzione, come ci testimonia anche la nostra realtà locale: nel 2015, il Consiglio di Stato ticinese ha infatti proposto di introdurre la possibilità di sostituire la borsa con un prestito di studio per gli studenti di master, privandoli del sostegno finanziario che essi prima di tutti necessiterebbero. Se aggiungiamo a questi elementi il carattere non vincolante del Concordato (i Cantoni non sono obbligati ad aderirvi e possono decidere in ogni momento di revocare la propria firma), appare evidente come la situazione sia preoccupante e sia necessario un intervento deciso da parte del popolo.
 
La modifica costituzionale proposta dall’USU permetterebbe di mettere fine a questa grave discriminazione, dal momento che ogni studentessa e ogni studente svizzero, indipendentemente dal Cantone di domicilio (che sia esso “ricco” o “povero”, come sostiene di essere il Ticino), avrebbe la possibilità di accedere ad uguali aiuti finanziari e ad uguali opportunità di formazione, parificate a livello federale. Occorrerà comunque vigilare attentamente affinché il “tenore di vita minimo” previsto dal testo costituzionale venga adeguatamente determinato, per evitare di provocare situazioni peggiori di quella attuale e svincolare finalmente l’accesso agli studi superiori dalle disponibilità economiche delle famiglie, eliminando le discriminazioni classiste tuttora presenti nelle condizioni di accesso alla formazione in Svizzera.
 
Il SISA sostiene quindi questa iniziativa e invita il popolo ad accoglierla, per porre fine alle disparità intercantonali e alle discriminazioni socioeconomiche nell’istruzione superiore, per una scuola accessibile a tutti e senza più disuguaglianze!

1 maggio 2015: Che (s)concerto questo sindacalismo!

Il fronte (?) sindacale svizzero soffre da ormai troppi anni di una malattia degenerativa che provoca gravi (se non disastrose) conseguenze per la classe lavoratrice: l’ampia diffusione di una politica sindacale di matrice concertativa. Estrema esasperazione di una (fittizia) “Pace del lavoro”, questa linea sindacale, sostenuta e applicata dalle maggiori sigle del settore (USS, Unia, Syndicom,…), promuove la cogestione e l’accordo al ribasso con le associazioni padronali nei più svariati ambiti in cui si rende necessaria una “contrattazione collettiva tra le parti sociali” (che consiste oggi di fatto in una semplice constatazione delle intenzioni padronali o, nei casi più fortunati, in una debole opposizione che porta alla soppressione di misure secondarie – talvolta già “preventivata” dalle direzioni padronali, che riescono così a far accettare le misure di risparmio più rilevanti-).
L’adozione e il sostegno di una simile condotta da parte dei sindacati preoccupa il SISA (Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti), in quanto essa priva la classe lavoratrice del potenziale di resistenza dato dalla struttura e dalla forza rivendicativa sindacale: la promozione “tout-court” del dialogo e della ricerca del compromesso porta le dirigenze sindacali ad assumere nelle contrattazioni un atteggiamento che preclude qualsiasi possibilità di successo per i salariati. Il sindacato diviene in questo senso un mero strumento di appoggio e di collaborazione per gli ambienti economici (le cui ragioni sappiamo divergere radicalmente da quelle che i sindacati dovrebbero rappresentare), perdendo ogni valenza di reale opposizione e di contrasto alle scelte aziendali che vanno a colpire i diritti e le remunerazioni dei lavoratori.
Il contesto socio-economico attuale impone una seria riflessione sul ruolo e le responsabilità del sindacato, datele chiare e manifeste tendenze in atto: la classe lavoratrice è in questo momento sotto attacco e non dispone né della struttura né degli strumenti necessari a difendersi! Davanti ad un fronte padronale compatto ed agguerrito, una simile linea sindacale non è (ora più che mai) adeguata e produce un effetto “boomerang” per i salariati, in quanto ingabbia le loro aspirazioni e soffoca i movimenti che sarebbero in grado di promuovere reali conquiste. Il SISA auspica pertanto che i vari sindacati svizzeri escano dal proprio torpore e riacquistino la posizione che sono chiamati a ricoprire, difendendo con coerenza e vigore la classe lavoratrice.
Il SISA incita quindi tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a organizzarsi e a manifestare con forza perché le proprie rivendicazioni vengano ascoltate e perseguite, unendosi a noi nello spezzone alternativo del corteo del 1° maggio che si svolgerà a Lugano, sotto le insegne del sindacalismo di lotta e di resistenza.

Divisa nelle scuole? Ridicolo e controproducente

Ora vogliono portarci l’esercito pure tra i banchi di scuola?

L’ennesimo orpello da caserma da introiettare nella scuola pubblica, ovvero l’idea di introdurre un’uniforme nelle scuole – emersa dalle file della Lega dei Ticinesi – trova il netto dissenso del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

Tale trovata dovrebbe, a parere di chi l’ha concepita, limitare le ostentazioni che certi allievi esibiscono durante le ore scolastiche.

Ciò vorrebbe dunque dire che a causa di una minoranza di allievi inclini ad un vestiario ritenuto troppo informale tutta la popolazione studentesca ticinese dovrebbe ritrovarsi conciata a mo’ di damerino inglese, all’insegna del peggior conformismo.

Provvedimento, questo, che scatenerebbe verosimilmente – e comprensibilmente – le ire degli allievi.

Sono ben altri, lo ribadiamo da tempo, gli urgenti provvedimenti di cui necessità la scuola pubblica: anche per poter combattere quel conformismo che la nostra società impone, in particolar modo alle nuove generazioni, che si traduce a volte, tra le varie forme che conosciamo, nel vestiario criticato dai fautori della divisa.

Quest’ultimi, invece, pretendono di combattere il conformismo modaiolo, dettato dai modelli offerti dai media e dal capitalismo – perché di questo si tratta – con il conformismo da caserma, portando in tal modo ulteriore acqua al mulino del primo, e non risolvendo nessun problema.

La scuola deve diventare il luogo in cui gli allievi – tutti! – possano apprendere ad esercitare lo spirito critico, usando la propria testa e imparando a confrontarsi con la realtà che li circonda, unico vero argine contro la disgregazione sociale, tipica di una società in crisi, di cui certe espressioni sono soltanto la punta dell’iceberg.

 

Un anno di Liceo in meno? Il SISA «Beltraminelli vergognoso!»

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene vergognosa la proposta di Paolo Beltraminelli di ridurre di un anno il percorso degli studi liceali, allo scopo di assecondare le politiche di
austerità “stile Unione Europea” che il Governo sembra voler attuare. Per avanzare ipotesi simili su mere basi risparmistiche occorre essere in malafede o totalmente incapaci, nonché distaccati dall’ambito in questione, la scuola, che merita riflessioni ben più approfondite: nel caso dell’avvocato Beltraminelli non escludiamo nessuna delle due possibilità.

Tale proposta non è purtroppo cosa nuova e non è un invenzione del Consigliere di Stato, ma viene infatti regolarmente ripresa da tutti coloro che nel corso degli anni hanno vieppiù tentato di trasformare la scuola in una fabbrica di disoccupati e working poor. In passato alcuni cantoni svizzeri hanno adottato questa misura, mossi dalla volontà di risparmiare e per avere più rapidamente della manodopera da immettere nel mercato del lavoro. Una scuola più veloce e precaria, in cui è inesistente lo spazio per aspetti di democrazia quali i corsi di recupero, la riduzione del numero di allievi per classe, il sostegno pedagogico, e più in generale la crescita personale. Quindi il disegno di una scuola classista, a vantaggio dei soli benestanti.

Quasi contemporaneamente a Beltraminelli è uscito sul tema scuola pure Paolo Pamini, di Area Liberale, chiedendo la concorrenza tra istituti scolastici. Pure il rischio, dunque, di istituzionalizzare delle scuole di serie A per ricchi e altre di minor livello per i meno fortunati: il pacchetto completo per una scuola neoliberista.

Una riforma strutturale della scuola, volta al superamento degli ostacoli imposti dalla crisi, non può che concentrarsi sulla costruzione di una società maggiormente democratica e incentrata sulla diffusione dei saperi e sulla mobilitazione delle intelligenze. In questo senso diventano centrali l’abolizione dei livelli, il prolungamento dell’obbligatorietà scolastica, i corsi di recupero gratuiti per ogni materia, la diffusione della figura del docente d’appoggio, un piano di risanamento dell’edilizia scolastica.

Se Beltraminelli non è cosciente di tutto ciò, come sembrerebbe, una delle prime misure necessarie perché il Ticino possa tirare una boccata d’ossigeno potrebbe essere la rimozione di una “cadrega” in Consiglio di Stato…

 

Il SISA in aiuto delle giovani reclute (05.07.2013)

Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) ha – come ogni anno – diramato una nota stampa nella quale mette a disposizione due numeri di servizio per le giovani reclute che dovessero riscontrare difficoltà all’interno della caserma.