Obbligatorietà scolastica fino a 18 anni: ottima proposta, ma sufficiente?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza con soddisfazione della proposta del Consigliere di Stato Manuele Bertoli, ripresa da una precedente interrogazione del deputato Massimiliano Ay (PC), con la quale manifesta la volontà di alzare l’obbligatorietà scolastica fino a 18 anni (al posto degli attuali 15 anni).

Da diverso tempo il sindacato studentesco denuncia la grave condizione di una crescente parte della popolazione giovanile che, priva di formazione, si ritrova catapultata in un circolo vizioso di disoccupazione, assistenza sociale e povertà dal quale difficilmente ci si riesce a sottrarre. Negli ultimi 5 anni i giovani in assistenza sono aumentati del 50% e tra di essi la maggioranza (il 60%) possiede unicamente la licenza di scuola media. Risulta dunque chiaro che è necessario agire a livello strutturale e modificare l’apparato educativo estendendo l’obbligatorietà scolastica, affinché più nessun giovane debba trovarsi in questa situazione.

Nel caso la proposta venisse concretizzata, rimangono tuttavia da parte nostra delle perplessità circa la sua reale efficacia. Non vi è infatti la garanzia che, una volta compiuto il diciottesimo anno di età, un giovane abbia conseguito un diploma di grado secondario. Se consideriamo che spesso coloro che non hanno alcuna formazione provengono da condizioni sociali indigenti e precarie in cui faticano a trovare il proprio percorso formativo (e a completarlo nei tempi ‘canonici’), risulta evidente che i giovani che davvero necessitano di un supporto, legislativo ed economico, non beneficerebbero di questa eventuale modifica. Come rileva lo stesso Consigliere di Stato, “l’età adolescenziale è un periodo complesso e delicato, perché contraddittorio e teso alla ricerca della propria identità e autonomia, non solo professionale”: un giovane che si trova nella suddetta situazione ha quindi comprensibilmente maggiori difficoltà nel conseguire un titolo di studio secondario entro i 18 anni.

In conclusione, il SISA ritiene perciò urgente implementare dei miglioramenti nel complesso del settore scolastico e delle assicurazioni sociali: estendendo l’obbligo scolastico fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore (diploma d’apprendistato o maturità) e soprattutto immettendo più risorse nell’istruzione sarà possibile porre un freno alle dinamiche odierne. Parallelamente a tutto ciò, è assolutamente necessario riformare i meccanismi in seno ai servizi di assistenza statali, al fine di sostenere i giovani anche nelle formazioni non direttamente professionalizzanti (che al momento non vengono sussidiate).

Nessun regalo natalizio a multinazionali e superricchi: NO alla RFFA!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione del lancio del referendum contro la riforma fiscale e sul finanziamento dell’AVS (RFFA) approvata dal Parlamento federale lo scorso settembre. In continuità con le battaglie condotte dal sindacato studentesco contro la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese (RIE3) e la riforma fiscale cantonale, anche in quest’occasione ribadiamo la nostra contrarietà ai nuovi ingenti sgravi fiscali a beneficio delle multinazionali e delle fasce più ricche della popolazione.

La RFFA non è altro che la “brutta copia” della RIE3, bocciata in votazione popolare nel febbraio dello scorso anno: sono infatti previste delle nuove super-deduzioni fiscali per le grandi aziende, che provocheranno – se confermate – degli importanti ammanchi nelle casse pubbliche (con le ben note conseguenze). Le perdite fiscali per Confederazione e Cantoni sono stimate a più di 2 miliardi di franchi, ma l’esperienza ci insegna che esse saranno ben maggiori: nel caso della Riforma 2 dell’imposizione delle imprese (approvata in votazione popolare nel 2008), il Consiglio federale aveva previsto un buco di 850 milioni, poi rivelatosi ammontare in realtà a circa 7 miliardi!

Le perdite per le casse pubbliche verrebbero inevitabilmente compensate con nuove riduzioni degli aiuti sociali e nuovi interventi atti a smantellare il servizio pubblico. Per gli studenti ticinesi, ciò significa che le recenti conquiste in materia di borse di studio potrebbero essere rimesse in discussione e che la scuola pubblica potrebbe essere nuovamente sottoposta a tagli dell’offerta formativa, aumenti delle rette, ecc. In poche parole, il regalo multimiliardario che il Governo vorrebbe mettere sotto l’albero ai superricchi del nostro paese si tradurrebbe in nuovi pesanti attacchi al diritto allo studio e al sistema scolastico del nostro Cantone.

Per queste ragioni, il SISA sostiene con convinzione il referendum contro la RFFA e invita tutte le cittadine e tutti i cittadini a non cedere al ricatto escogitato dal Consiglio federale (che vuole legare la questione fiscale a quella pensionistica, benché si tratti di due oggetti completamente differenti e le garanzie circa un rafforzamento dell’AVS siano assai deboli). È inaccettabile che a fronte della grave crisi sociale che colpisce le fasce popolari (specialmente in Ticino) si vadano a concedere dei costosissimi regali natalizi a chi non ne ha nessun bisogno: per garantire allo Stato le risorse necessarie a finanziare le prestazioni sociali e il servizio pubblico occorre firmare il referendum contro la RFFA e respingere alle urne questa iniqua riforma fiscale!

Scarica qui il formulario per il referendum! (File Pdf)

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Giornate Autogestite 2019: proponi le attività del SISA!

Come ogni anno, il SISA ha preparato una lista di attività da proporre nelle varie scuole del Cantone: le Giornate Autogestite, nella nostra filosofia, costituiscono un momento privilegiato non solo per affrontare temi non previsti dai piani di studio, ma anche un’occasione irripetibile per discutere criticamente dei problemi della nostra scuola e della nostra società.

Siete quindi tutte/i invitate/i a consultare la seguente lista e a proporre tutte le attività che vi interessano nella vostra scuola!


Conferenze

Titolo Le lotte dei lavoratori e la Federazione Sindacale Mondiale
Relatore Massimiliano Ay, membro dell’antenna svizzera della Federazione Sindacale Mondiale (FSM); Edoardo Cappelletti, membro dell’ufficio giuridico della FSM
Contatto maxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
Materiale Lettore DVD e beamer
Descrizione Nel 1945 viene costituita la Federazione Sindacale Mondiale (FSM), un’organizzazione internazionale che riunisce tutti i sindacati dei lavoratori attivi nei vari settori economici. I suoi obiettivi non erano solo la tutela dei diritti degli operai, ma anche quello di promuovere la pace. La guerra fredda era però dietro l’angolo e determinerà non solo la divisione del mondo, ma persino la fine dell’unità sindacale. Cosa è cambiato da allora? Come agisce oggi la FSM nell’ambito della globalizzazione e dei nuovi bisogni della società? come si muove la sua antenna svizzera?
Titolo Studenti in sciopero: storia, documenti e filmati
Relatore Massimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e autore del libro “Sindacalismo studentesco” (InfoGiovani, 2009)
Contatto maxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
Materiale Lettore DVD + lettore VHS e beamer
Descrizione Nel nostro Cantone gli studenti sono stati spesso protagonisti di lotte importanti: scioperi studenteschi, manifestazioni, occupazioni di scuole, assemblee, ecc. Conosciamo un po’ più da vicino – anche con l’ausilio di filmati – i movimenti studenteschi ticinesi dell’ultimo decennio (e oltre): le loro rivendicazioni, i loro metodi, le loro speranze e le loro conquiste. L’attività si propone anche di presentare e discutere sull’utilità per gli studenti di sviluppare un proprio sindacato (come i lavoratori).
Titolo La Scuola di Barbiana: un’esperienza educativa alternativa
Relatore Massimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA); Davide Rossi, docente e giornalista
Contatto maxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
Materiale Lettore DVD + lettore VHS e beamer
Descrizione La Scuola di Barbiana di don Milani (la cui esperienza è raccontata nel libro “Lettera a una professoressa”) era una scuola particolare, creata per accogliere i figli dei contadini caduti vittima della selezione. A Barbiana si creò una scuola senza voti e senza la paura degli espe, una “comunità auto-educante”. Don Milani era un prete scomodo, l’ideatore di una pedagogia alternativa, basata sulla libertà e sulla virtù di… disobbedire!
Titolo Ma questi “tagli”, cosa sono? Le politiche di risparmio nella scuola pubblica, in Ticino e altrove.
Relatore Zeno Casella, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Beamer
Descrizione Si sente spesso parlare di “tagli” nella scuola, pericolosi e da combattere: ma di cosa si tratta esattamente? In cosa consistono i risparmi effettuati nell’istruzione e quale evoluzione hanno seguito negli ultimi anni? Quali conseguenze causano per gli studenti e per la qualità della scuola? Discutiamone insieme, sulla base dagli ultimi incontrovertibili dati ufficiali forniti dal Cantone!
Titolo Le giornate autogestite che furono
Relatore Massimiliano Ay, organizzatore delle Giornate Autogestite al LiBe del 2001; Samuel Iembo, già membro della commissione organizzatrice delle GA alla SCC; Zeno Casella, già membro della commissione organizzatrice delle GA al LiLu2
Contatto maxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
Materiale Beamer e connessione internet (accesso a Youtube)
Descrizione È dal 1996 che in alcuni licei ci sono le giornate autogestite, un momento di libertà ma anche di responsabilizzazione. Come si sviluppa questo movimento e quali difficoltà ha dovuto superare per arrivare fino ad oggi? Attraverso aneddoti, documenti e filmati del passato cerchiamo di analizzare l’evoluzione dell’autogestione studentesca che negli ultimi anni è giunta anche alla SCC e al LiLu2.
Titolo Il ’68 in Ticino: sulle tracce della contestazione studentesca
Relatore Zeno Casella, studente di storia all’Università di Friborgo e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Beamer
Descrizione A cinquanta anni dagli avvenimenti dell’anno “cardine” del 1968, ritorniamo sulle tracce della contestazione studentesca in Ticino: una storia poco conosciuta, anche se certamente degna di nota. Attraverso le immagini e i documenti originali dell’epoca ripercorreremo le principali lotte studentesche ticinesi dal 1968 al 1977 (segnate da occupazioni, sgomberi di polizia, negoziazioni e cortei di protesta), discutendone le rivendicazioni, le forme d’organizzazione e i risultati.
Titolo Massificata e mercificata: come è cambiata la scuola
Relatore Zeno Casella, studente di storia all’Università di Friborgo e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Beamer
Descrizione A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione nei paesi occidentali è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti, che hanno determinato l’attuale impostazione dei sistemi scolastici europei. In particolare, si ripercorreranno i decenni successivi al secondo dopoguerra (durante i quali la scuola pubblica venne sostanzialmente ampliata e innovata, dando luogo alla “massificazione degli studi”) e quelli più recenti, dagli anni ’80 ai giorni nostri (dove il diritto allo studio è sempre più minacciato da austerità e privatizzazioni).

Film

Titolo Good Bye Lenin a Berlino Est
Relatore Massimiliano Ay, sindacalista FSM e Giulio Micheli, autore del libro “Il muro di Berlino: una frontiera archiviata troppo rapidamente?”
Contatto maxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
Materiale Lettore DVD e beamer (EVENTUALE: Rimborso per materiale didattico che sarà lasciato a ciascun partecipante: Fr. 50.–)
Descrizione Il film Good Bye Lenin (2003) ha avuto un grande successo ed è uno dei simboli della cosiddetta Ostalgie, una sorta di nostalgia collettiva per la ex-Germania dell’Est (DDR). Dopo una breve introduzione storica sulla DDR, il relatore presenterà il sistema scolastico e il rapporto dei giovani con il potere. Successivamente sarà proiettato il film a cui seguirà se desiderato dai partecipanti una discussione critica.
Titolo L’attimo fuggente (1989)
Relatore Zeno Casella, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA); Massimiliano Ay, fondatore del SISA
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Lettore DVD e beamer
Descrizione 1959: il professor John Keating inizia ad insegnare letteratura presso il grigio e restrittivo collegio maschile Welton, adottando un metodo d’insegnamento del tutto originale e entusiasmante, del tutto differente da quello dominante. Il film permette di sviluppare alcune interessanti riflessioni sull’atttuale modo di fare scuola e su come, se possibile, migliorarlo: di tutto questo si potrà discutere al termine della proiezione.
Titolo Sbatti il mostro in prima pagina (1972)
Relatore Janosch Schnider, studente di storia già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contatto janoschnider@gmail.com ; 076 232 75 16
Materiale Lettore DVD e beamer
Descrizione Milano, anni ’70: un omicidio a sfondo sessuale viene strumentalizzato politicamente dal quotidiano “Il Giornale”, che mira a screditare gli ambienti della sinistra durante il periodo elettorale. Un film di grande attualità, uno spunto per discutere della “neutralità” e dell’indipendenza dell’informazione (specialmente nell’era delle cosiddette “fake news” e della disinformazione di massa).
Titolo L’Uni è mia, “Falò” (2010)
Relatore Zeno Casella, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Computer e beamer
Descrizione Novembre 2009, numerose università svizzere sono occupate, gli studenti si mobilitano: le conseguenze della Riforma di Bologna, un processo di riorganizzazione del sistema universitario europeo, il crescente intervento dell’economia privata nell’istruzione pubblica e le condizioni di studio e di lavoro dei giovani laureati sono al centro delle rivendicazioni. Questo documentario permette di rintracciare le origini degli attuali problemi degli atenei elvetici, stretti tra la morsa di una crescente privatizzazione e di un’austerità che esclude gli studenti meno agiati dai percorsi scolastici più avanzati. Al termine del film seguirà una libera discussione su questi temi.
Titolo La scuola che venne dal freddo, “Falò” (2009)
Relatore Zeno Casella, coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Computer e beamer
Descrizione La scuola finlandese è una scuola particolare: è interamente gratuita (anche le attività extrascolastiche e il materiale didattico), non si può essere bocciati, non esistono le note di valutazione, quasi nessun compito a casa, ecc. “Impensabile alle nostre latitudini” direbbero in parecchi: eppure anche un équipe del DECS si è aggiunta ai numerosi gruppi di studio che si recano in Finlandia per approfondirne il sistema scolastico e lo stesso progetto “La scuola che verrà” è stato presentato come una variante ticinese dello stesso modello educativo. Questo documentario di Falò ci permette di meglio conoscere questa particolare realtà e di discutere della direzione in cui sta andando la scuola ticinese.
Titolo We want sex (2010)
Relatore Zeno Casella, studente di storia all’Università di Friborgo e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contatto zenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
Materiale Computer e beamer
Descrizione Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham (Londra). Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione. Pagate come operaie non qualificate, le lavoratrici attuarono uno sciopero che riuscì ad attirare l’attenzione dei sindacati e della collettività, trovando infine l’appoggio del ministro Barbara Castle, pronta a lottare con loro contro una legge iniqua e obsoleta. A 50 anni di distanza dagli avvenimenti narrati dal film, è ancora estremamente utile conoscere la battaglia di queste operaie inglesi: su temi quali le disuguaglianze di genere, l’utilizzo dello sciopero come mezzo di conquista e difesa dei diritti, il ruolo del sindacato, ecc. possono fornirci alcuni attuali e preziosi spunti di discussione.

 

Per una cultura accessibile, autodeterminata e di prossimità

Risoluzione dell’Assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) del 24 novembre 2018 (scarica pdf)


“Tutti i giovani dovrebbero essere uguali dinanzi alla cultura.” (Antonio Gramsci)

Il rapporto tra cultura e giovani non è una relazione equa: nella storia recente i giovani sono stati vittime inermi di un sistema culturale che sopprime ogni desiderio di emancipazione e libertà artistica. L’attuale sistema economico favorisce le attività aggregative che fruttano profitti, aprendo il campo ad attività commerciali che non hanno alcun interesse nello sviluppo di una cultura giovanile e dell’individuo stesso. In questo contesto le tanto decantate libertà individuali, parlando di cultura, valgono solo per le attività economiche, le quali, basate sul mero tornaconto personale, di fatto soffocano qualsiasi tentativo di creazione di cultura sociale e dal basso. Ciò che ne risulta è un panorama artistico-culturale atomizzato e vittima dell’ideologia neoliberale, dove le singole unità disgregate si devono adattare all’industria culturale per poter sopravvivere, snaturando perciò la maggior parte degli elementi originali e rivoluzionari della propria arte.

È chiaro che coloro che possono accedere e beneficiare della cultura in senso largo, sono gli individui provenienti dai ceti abbienti, che dispongono di tempo e denaro sufficienti a potersi dedicare all’arte, alla musica, alla letteratura. Risulta perciò evidente che il rapporto tra possibilità materiali e potenzialità creative è alla base delle ingiustizie celate dietro la cultura, che favorisce solo una piccola fetta della popolazione giovanile, relegando la parte restante alla banalità dell’industria dell’intrattenimento.

Il contesto socioeconomico odierno non garantisce al giovane di potersi muovere liberamente nel panorama artistico-culturale: la situazione finanziaria sempre più precaria di molte famiglie, dove all’aumento dei costi della vita non corrisponde un aumento dei salari, aumenta le difficoltà di acquisto dei mezzi materiali necessari per poter accedere alla cultura ed esserne parte attiva e creativa. Ne deriva perciò una generale sfiducia verso le proprie capacità e le possibilità di cambiare lo scenario attuale, dove lo scoraggiamento è incentivato dalla difficoltà di trovare i mezzi finanziari necessari per poter costruire un proprio progetto culturale, che può spaziare da attività con sfondo sociale-aggregativo fino a giungere ad attività propriamente artistiche.

Dal clima generale di sconforto – dove l’impossibilità di essere parte ideativa della cultura, provoca un forte senso di smarrimento – un giovane viene facilmente assorbito nelle pratiche consumistiche della società odierna, aderendo a questa forma capitalistica della cultura e perdendo progressivamente la cognizione critica sulla propria esistenza. Questa dinamica intralcia una presa di coscienza collettiva e la costruzione di un fronte in grado di difendere i propri diritti contro gli attacchi della classe politica borghese che, al fine di poter costruire le solide basi della propria dominazione politica e culturale, persegue la frammentazione sociale dei giovani e lo smarrimento identitario e culturale della società. La stessa classe politica borghese è responsabile della precarizzazione degli studi e degli attacchi al diritto allo studio: il discorso fin qua espresso va quindi inserito nel più ampio discorso di critica sociale proposto dal nostro sindacato.

Per questi motivi, l’Assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti, riunitasi il 24 novembre 2018 a Solduno, stabilisce di voler agire contro la tendenza appena espressa, affinché le condizioni di accesso e di creazione della cultura non siano prerogativa dei più ricchi, bensì di tutti i giovani. In questo senso, vengono identificati tre assi d’azione fondamentali: l’accessibilità alla cultura, l’autodeterminazione della cultura e la prossimità alla cultura.

L’accessibilità alla cultura deve essere perseguita attraverso i seguenti interventi:

  • Ampliamento e aumento degli sconti concessi dalla carta ioStudio per l’accesso ai luoghi di cultura
  • Promozione della lettura tramite una riduzione generale dei prezzi dei libri per i giovani in formazione.
  • Generalizzazione dei doposcuola gratuiti nelle scuole obbligatorie, in cui poter praticare delle attività sociali, culturali e artistiche.

L’autodeterminazione della cultura mira a ridurre le barriere economiche che impediscono ai giovani di costruire da sè il proprio percorso artistico e culturale. In tal senso si propongono questi interventi:

  • Copertura cantonale della totalità dei costi di progetti culturali e Centri giovanili secondo il principio della Legge Giovani (al momento copre unicamente il 50%), in modo da limitare la discriminazione di cui sono vittima le regioni periferiche e i comuni finanziariamente deboli. (Ciò non deve tuttavia tradursi in una limitazione dell’autonomia dei Centri già esistenti)
  • Presenza omogenea, garantita dal Cantone, di Centri giovanili sul territorio, seguendo un criterio di proporzionalità tra popolazione giovanile e numero di Centri esistenti.
  • Accesso gratuito a spazi scolastici e pubblici per tutte le associazioni giovanili.
  • Inserimento del diritto alle giornate autogestite nella Legge della Scuola, in modo da alimentare la creazione autonoma di cultura nelle scuole di grado secondario (anche in quelle professionali).
  • Promozione da parte del Cantone di una rete di “Case della cultura”, in cui vi sia la possibilità di accedere agli spazi e al materiale necessario alle attività culturali e artistiche: atelier, studi di registrazione, sala prove, … (senza ostacolare però i Centri alternativi e autogestiti preesistenti).
  • Messa in rete delle strutture e delle iniziative culturali già esistenti.

Infine, per migliorare la prossimità alla cultura, il sindacato propone:

  • Creazione di combinazioni tariffarie che uniscano il trasporto pubblico all’accesso alle manifestazioni culturali, ad un prezzo accessibile ai giovani in formazione.
  • Istituzione di una “Casa dello studente” per gli allievi del grado secondario superiore a Lugano e a Locarno, sul modello di quella già esistente a Bellinzona.

Solduno, 24 novembre 2018.

Assemblea generale del SISA (24.11.2018) – Gallery

Sabato 24 novembre si è svolta a Locarno l’Assemblea generale d’inizio anno scolastico, durante la quale si è discusso della strategia da adottare per proseguire il percorso di crescita del sindacato ma anche di stages sottopagati e accesso alla cultura per i giovani (leggi qui per maggiori dettagli).

Critica sociale, stages non pagati e accesso alla cultura al centro dei lavori dell’assemblea del SISA

Sabato 24 novembre il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea generale a Locarno (guarda qui le foto della giornata) per rinnovare gli organi statutari, discutere dei più pressanti problemi dei giovani ticinesi e pianificare la strategia da adottare per rafforzare la lotta in difesa dei diritti dei giovani.

Benché negli ultimi anni il SISA sia riuscito a rafforzare la propria struttura e a coinvolgere numerose/i nuove/i militanti, l’offensiva condotta ai danni della scuola pubblica e del diritto allo studio e al lavoro non accenna a diminuire: si impone quindi una riflessione sulla capacità del sindacato studentesco di mobilitare i giovani in difesa dei propri diritti. La deideologizzazione e l’individualismo in crescita nel mondo occidentale non favoriscono certo la discussione e la lotta collettive, tuttavia alcuni spazi di dibattito ancora esistenti nelle scuole potranno essere valorizzati in tal senso. Oltre a ciò, un’attenzione particolare verrà data alla formazione dei militanti sindacali, tassello fondamentale per il radicamento e la crescita del sindacato stesso.

L’assemblea generale del SISA si è chinata sulle problematiche lavorative molto diffuse nelle scuole professionali (in cui lo sfruttamento e l’assenza di diritti sono all’ordine del giorno, anche presso certi enti pubblici dove alcuni stages vengono pagati la miseria di 200 CHF al mese!), che verranno tenute sotto stretta osservazione e approfondite nei prossimi mesi. Oltre a ciò, è stata approvata una risoluzione in favore di una cultura giovanile “accessibile, autodeterminata e di prossimità” (leggi qui): a fronte di un panorama culturale parcellizzato e prevalentemente orientato al profitto, per i giovani ticinesi è divenuto estremamente difficile coltivare i propri interessi. Per questo si rivendica l’aumento degli sconti per l’accesso a manifestazioni culturali e l’acquisto di libri, una maggiore promozione da parte del Cantone di centri giovanili e spazi culturali autogestiti sul territorio, l’istituzione di una seconda Casa dello studente a Lugano e di nuove combinazioni tariffarie per il trasporto pubblico che incentivino l’accesso alla cultura.

La segreteria del SISA per l’anno scolastico 2018-2019. Da sinistra: Rudi Alves (LiLu2), coordinatore; Mattia Passardi (LiLu2), cassiere; Tamara Vizzardi (CSIA); Zeno Casella (UniFr), coordinatore.

La segreteria del SISA si è inoltre rinnovata con l’elezione di Tamara Vizzardi, studente al CSIA, che va ad affiancare i rieletti coordinatori Rudi Alves (studente al LiLu2) e Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e il cassiere Mattia Passardi (studente al LiLu2).

Borse di studio? Gli studenti non dimenticano!

Oggi, 7 novembre 2018, in vari istituti scolastici ticinesi studentesse e studenti hanno manifestato in difesa del diritto allo studio. Numerosi studenti hanno esposto degli striscioni, rivendicando la fine dei tagli al sistema di aiuto allo studio e perorandone il rafforzamento. Il SISA (Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti) ha promosso i presidi di protesta, i quali sono avvenuti nell’ambito della “Giornata d’azione sulla precarizzazione nella formazione”, lanciata dall’alleanza studentesca nazionale Aktion_Bildung/Action_Education/Azione_Istruzione. L’attualità del tema della precarietà degli studi è confermata dalle conclusioni di un recente studio dell’Ufficio federale di statistica, secondo il quale ben il 23% degli studenti svizzeri valuta negativamente il proprio stato di salute (a fronte del 6% della popolazione totale della stessa fascia d’età). Una situazione, quest’ultima, direttamente collegata alle privazioni materiali che spesso caratterizzano la vita studentesca e all’esercizio di un’attività lavorativa à côté del percorso formativo (onere che in Svizzera riguarda ben 3 studenti universitari su 4).

Già nell’aprile di quest’anno il SISA aveva consegnato oltre 2200 firme a sostegno della petizione Per un rafforzamento delle borse di studio, di cui gli studenti attendono con ansia la discussione in parlamento. Questa petizione richiedeva l’annullamento delle precedenti e nocive misure di risparmio, nonché un ampliamento delle misure a garanzia dell’accesso agli studi superiori per gli studenti di tutte le origini sociali.

Con la ripresa della scuola diverse assemblee studentesche (quelle dei licei cantonali di Lugano 2, Mendrisio e Locarno, così come quelle del Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) e della Scuola Cantonale di Commercio (SCC) di Bellinzona) si sono espresse in difesa del diritto allo studio, richiedendo al GC di dare seguito alla stessa petizione, votando una risoluzione presentata dal sindacato. Il messaggio è chiaro e perentorio da parte della maggioranza del corpo studentesco ticinese: la petizione del SISA è valida e dev’essere accolta.

Gli studenti e le studentesse attendono dunque che il tema sia discusso dal parlamento, non capacitandosi dell’assenza del tema nell’ordine del giorno della seduta in attualmente in corso. Se alcuni membri della commissione scolastica, la quale dovrebbe aver già concluso da tempo i propri lavori e consegnato i rispettivi rapporti, ritengono di potere ignorare le richieste degli studenti – senza suscitare clamore e trattando il tema a margine dei lavori sul preventivo 2019 – si sbagliano.

Il SISA, forte del sostegno di diverse assemblee studentesche, richiede quindi un rafforzamento globale del sistema di aiuti allo studio, sopprimendo le misure di risparmio degli ultimi anni e ampliando il sostegno alle famiglie in difficoltà: l’istruzione non deve più essere intesa come un costo, bensì come un investimento per il futuro della nostra stessa società!

Le fotografie delle azioni di protesta

Dopo Emmen, abusi anche a Isone: rompiamo il velo di omertà dell’esercito!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), venuto a conoscenza del nuovo caso di abusi militari verificatosi nella caserma di Isone, non può esimersi dal formulare alcune considerazioni al riguardo. Da questo nuovo episodio emerge chiaramente come il fenomeno degli abusi d’autorità all’interno dell’esercito sia tutt’altro che sporadico (come sostiene il ministro Norman Gobbi, che ha parlato di “casi marginali”), bensì estremamente diffuso e con protagonisti gli stessi graduati: a Isone, l’ordine di tirare una mazzata da 30kg in testa al proprio commilitone è arrivato direttamente dal caposezione. Inoltre, emerge anche come a fronte di simili punizioni corporali di estrema gravità (che avrebbero potuto provocare anche dei danni fisici permanenti), le sanzioni verso i responsabili siano totalmente ridicole ed inappropriate: pur avendo rischiato di provocare dei danni cerebrali ad una recluta, il graduato in questione se l’è cavata con 300 franchi di multa (l’equivalente di pochi giorni di indennità versategli dall’esercito).

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non è possibile andare avanti così, le autorità devono prendere dei provvedimenti seri per verificare quanto accaduto e per impedire che simili abusi si ripresentino. Per questo chiediamo che sia un’istanza indipendente, e non la giustizia militare, ad occuparsi dell’indagine e del giudizio circa quanto accaduto ad Emmen e ad Isone (dove, a quanto ci risulta, non è stata nemmeno avviata un’indagine disciplinare): l’esercito non può fungere sia da controllato che da controllore! Infine, invitiamo caldamente tutte le reclute e tutti i soldati vittima o testimoni di simili soprusi a rivolgersi al nostro sportello “SOS reclute” o a denunciare pubblicamente quanto accaduto: occorre rompere il velo di omertà che ancora ricopre l’operato dell’esercito!

Gragnola di sassi su una recluta: stop agli abusi in grigioverde, rafforziamo il servizio civile!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è venuto a conoscenza con grande sconcerto degli eventi verificatisi durante la scuola reclute della difesa contraerea 33 ad Emmen. Il “plotone d’esecuzione” a base di sassi e noci non è stato infatti che il culmine di una lunga serie di angherie ed umiliazioni di cui sono state vittima ben tre reclute ticinesi (ricordiamo che, secondo quanto riferito dal padre alla RSI, il giovane sottoposto al “plotone” improvvisato è stato anche costretto a rimanere sull’attenti in mutande di fronte al resto della propria camerata). Dopo i fatti di Coira dello scorso gennaio, quest’ultimo episodio non fa che confermare il carattere sistematico degli abusi commessi tra le fila dell’esercito: è ormai evidente come questi non siano dei banali “casi isolati”, bensì un fenomeno diffuso e tollerato dalle gerarchie militari.

All’interno delle caserme elvetiche non vale purtroppo lo stato di diritto, bensì la più semplice e barbara “legge del più forte”: benché vi siano delle leggi e delle regolamentazioni da seguire (che ad esempio vietano le punizioni corporali), i sottufficiali e gli ufficiali rossocrociati se ne infischiano altamente, disponendo come meglio credono delle reclute al proprio comando. Il clima di omertà e spesso di vero e proprio terrore che vige negli ambienti militari impedisce ai soldati vittime di abusi di denunciare l’accaduto per paura di ritorsioni: la testimonianza della recluta di Emmen ne è solo l’ultimo tragico esempio. A questo proposito, il SISA ricorda ai lettori l’esistenza di un proprio sportello apposito, attivo nella consulenza alle reclute e contattabile ai seguenti numeri telefonici: 079 773 43 03; 079 374 68 80; 079 839 50 32.

A fronte dell’emergenza cui sono confrontate le reclute elvetiche, e in particolare quelle ticinesi, la risposta delle autorità è però completamente ridicola e fuori luogo: anziché facilitare l’accesso al servizio civile e garantire quindi alle reclute una valida alternativa al servizio militare, il Consiglio Federale propone invece di ostacolare ulteriormente la libera scelta di noi giovani! Oltre a ciò, non si vede l’ombra di alcun intervento strutturale che permetta di bandire dall’esercito i soprusi cui la cronaca ci ha ormai fin troppo abituato. Per il SISA la soluzione è chiara: rafforzamento e ampliamento dell’accesso al servizio civile, tolleranza zero per gli abusi in grigioverde!

Lottiamo uniti contro l’aziendalizzazione della scuola e la mercificazione dell’istruzione!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con rammarico della decisione popolare di non avviare la sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”. Pur cosciente degli importanti limiti e difetti della riforma proposta, il SISA aveva ritenuto importante poter continuare nel processo di sperimentazione per poter insistere in sede di valutazione sugli aspetti più critici del progetto.

La bocciatura popolare ha aperto ora purtroppo una nuova fase nel processo di riforma della scuola dell’obbligo, all’interno del quale rischiano di non trovare più spazio misure volte a rafforzare l’inclusione, l’equità e la democraticità degli studi. La frettolosa marcia indietro del PLR e l’iniziativa parlamentare del gruppo La Destra (peraltro subappaltata ad un “peso massimo” della scuola liberale come Gerardo Rigozzi) lasciano infatti intravvedere una riconfigurazione degli assetti politici attorno ad una proposta di riforma scolastica di stampo neoliberale, ben lontana dalle aspettative e dalle esigenze del mondo della scuola. La “linea di rinnovamento” avanzata dall’UDC raggruppa furbescamente alcune ormai storiche rivendicazioni delle associazioni magistrali con numerose altre proposte che tendono ad aziendalizzare (se non privatizzare) la scuola pubblica e a mercificare l’istruzione dei cittadini, con inevitabili ricadute sul diritto allo studio. Vista la mole degli interventi proposti, riteniamo utile soffermarci brevemente su di essi per comprendere quali ne sarebbero le conseguenze per studenti e famiglie.

  1. Docenti: premesso che la tutela dei loro diritti spetti in primis alle associazioni magistrali, troviamo semplicemente grottesco che chi in questi anni si è adoperato in tutti i modi per ridurre gli stipendi, aumentare il carico di lavoro e limitare la libertà degli insegnanti ora venga ora a dire che “il docente deve tornare ad essere il fulcro dell’istruzione e dell’educazione scolastica”. Ciò detto, condividiamo naturalmente la richiesta di una maggiore valorizzazione della professione docente, ma ci chiediamo se tali proposte non siano unicamente una “boutade” elettorale volta a raccogliere il consenso degli insegnanti contrari alla “Scuola che verrà” (ricordiamo che qualche riga oltre viene richiesto il “monitoraggio e la valutazione annuale per istituto delle prestazioni dei docenti”, rivendicano quindi la creazione di uno “stato di polizia” permanente a danno del corpo insegnante).
  2. Organizzazione: il “decentramento” del potere scolastico dal DECS a favore di “chi la scuola la produce” potrebbe sembrare a prima vista molto allettante e funzionale ad una presunta diversità di esigenze tra le sedi scolastiche. In realtà, la trasformazione degli istituti in Unità amministrative autonome (UAA), con la delega di competenze organizzative, finanziarie e di gestione del personale, significa in ultima istanza aziendalizzare l’organizzazione scolastica, affidandone la conduzione a dei consigli di direzione (o d’amministrazione?) che dovrebbero occuparsi unicamente di far quadrare i conti, di esternalizzare quanto possibile a privati (i cosiddetti “enti educativi non scolastici”) e di assicurare il buon posizionamento della propria sede sul mercato scolastico. In questa prospettiva viene naturalmente a mancare l’attenzione ad un buon clima d’istituto, alla qualità dell’istruzione, alle pari opportunità e al benessere degli studenti, ma soprattutto alla garanzia di un’istruzione di qualità su tutto il territorio cantonale.
  3. Livelli: se concordiamo con la richiesta di un cambiamento della situazione odierna, non possiamo assolutamente accettare che ciò significhi far ritornare la scuola ticinese indietro di quarant’anni. Eppure gli iniziativisti, con la proposta di due opzioni (di approfondimenti pre-liceali o pre-professionali) per il secondo biennio, sembra vogliano proprio tornare, se non alle maggiori e al ginnasio, quantomeno alle sezioni A e B con le quali si voleva ridurre la portata innovatrice della scuola media unica. La scuola dell’obbligo deve essere costituita da un tronco comune nel quale far progredire tutti gli allievi, non un insieme di “percorsi selettivi e meritori” con i quali imporre agli studenti la propria scelta di vita a soli 12 anni.
  4. Contenuti: prendiamo atto del fatto che per La Destra l’impostazione dell’insegnamento sulla base dell’approccio per competenze non costituisca un problema in sé (benché in vari paesi, ad esempio gli USA, si sia già deciso di fare marcia indietro rispetto a questo modello). La riformulazione proposta (“riproporzionare le competenze scolastiche con le competenze sociali”) ci sembra voglia inoltre epurare dai Piani di studio quelle “competenze” poco utili sul piano professionale per avvicinare il mondo della scuola alle esclusive esigenze del mercato del lavoro. Qualora fosse così, numerosi aspetti altrettanto importanti per l’educazione (quali lo spirito critico, il pensiero creativo, la collaborazione e l’apertura verso l’altro, ecc.) verrebbero sacrificati in nome dell’adeguamento professionale degli studenti: significativo è ad esempio osservare come si ritenga necessario “educare a competere” …
  5. Genitori: dietro alla cosiddetta “libertà” di scelta dell’istituto per i propri figli si nasconde una dinamica di segregazione e selezione sociale che nulla ha a che vedere con il concetto di libertà. Come dimostrato da numerose esperienze già maturate in altri paesi (primi su tutti gli Stati Uniti), questa “libertà” si traduce nella realtà nella creazione di un sistema scolastico a due o più velocità, con scuole di serie A e di serie B: potendo scegliere in quale sede iscrivere i propri figli, le famiglie benestanti avrebbero la tendenza ad iscriverli in quelle più “riconosciute” (potendosi permettere maggiori spese di trasporto, refezione, alloggio, ecc.), mentre nelle altre verrebbero relegati gli allievi di origine sociale più modesta. Invece di combattere le disparità già esistenti tra i vari istituti scolastici, questo tipo di “mercato scolastico” non farebbe altro che accentuarle ulteriormente (specialmente qualora venisse perseguita l’aziendalizzazione scolastica di cui sopra).

L’offensiva lanciata dalla destra in seguito alla bocciatura della sperimentazione della “Scuola che verrà” è dunque da affrontare con la massima serietà: sottovalutare la portata di alcuni interventi tra quelli proposti potrebbe significare la fine di istituzioni fondanti della nostra società come la scuola pubblica e il diritto allo studio. Per questa ragione, il SISA si appella a tutte le associazioni magistrali e del mondo della scuola per rispondere in modo unitario e deciso alle proposte tendenti ad aziendalizzare la scuola pubblica e a mercificare l’istruzione.