MA COSA SONO QUESTI TAGLI? – Seminario sulla riduzione del finanziamento della scuola pubblica

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Riduzione dei salari dei docenti, diminuzione degli investimenti nelle infrastrutture scolastiche, soppressione di corsi opzionali, aumento delle rette per gli studenti, ecc. sono tutte facce dello stesso, innegabile problema: la scuola pubblica ticinese riceve da anni sempre minori risorse per fare fronte al suo compito.

Per mettere a fuoco questa ampia tematica, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) organizza questo seminario, aperto a tutti gli interessati, in cui si affronteranno 3 aspetti principali:

– la questione del debito pubblico e delle sue ricadute sul finanziamento della scuola;
– la dimensione quantitativa e l’evoluzione negli anni dei “tagli” nella scuola (con riferimento a dati statistici cantonali);
– le motivazioni e le strategie politiche frutto di questa sciagurata tendenza.

Il seminario sarà, come detto, aperto a tutti e si pone l’obiettivo di costruire, sulla base dei dati presentati e delle discussioni che emergeranno, una visione chiara del problema e delle sue immediate e future conseguenze.

Perchè per opporsi ai tagli, prima bisogna conoscerli e capire insieme come affrontarli!

 

IL SEMINARIO SI È GIÀ SVOLTO. POTETE TROVARE QUI DI SEGUITO IL MATERIALE PRESENTATO: “Ma cosa sono questi tagli? – Materiale

 

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Evento Facebook – MA COSA SONO QUESTI TAGLI? – Seminario sulla riduzione del finanziamento della scuola pubblica

 

 

TiLo: abolire la prima classe sui treni regionali? (14.01.2014)

Un’indagine di mercato pubblicata oggi ha rivelato che gli utenti dei treni Tilo (Ticino-Lombardia) sono generalmente soddisfatti dal servizio offerto. Sono sempre di più, infatti, le persone che decidono di effettuare i loro spostamenti con il mezzo pubblico, di pari passo con il potenziamento dell’offerta: quanti anni, però, per far passare il concetto, anche tra buona parte di una classe politica non propriamente lungimirante! Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Appendisti (SISA) si batte da anni per l’accessibilità ai trasporti pubblici, attraverso richieste di attenzione verso le zone più discoste – ancora troppo escluse – e proposte per stimolarne l’accessibilità, come la gratuità del servizio per giovani in formazione.

Qualche deficit, però, è stato comunque registrato: il riferimento particolare, sottolineato anche nell’indagine in questione, è relativo la mancanza di posti a sedere, soprattutto nelle ore di punta. Si tratta di una problematica ben nota ai passeggeri dei TiLo, spesso costretti a stringersi, viaggiando in piedi, con tutte le difficoltà del caso in cui possono incorrere soprattutto gli anziani e le persone disabili. Tutto ciò mentre il vagone della prima classe rimane spesso e volentieri vuoto, inducendo molti a chiedersi che senso abbia ciò.

A tal proposito il SISA si domanda se non sarebbe più razionale – anche sotto il profilo economico – sopprimere la prima classe, e renderla dunque accessibile allo stesso prezzo della seconda, liberando in tal modo dello spazio utile, e risparmiando così sull’acquisto di diverse nuove carrozze. Le previsioni rivelano che entro il 2030 si registrerà un aumento del 60% dei passeggeri. Un dato, questo, che rende ancor più necessaria una riflessione in questo senso.

MANIFESTO PER UNA GIORNATA DELL’ #ALTRASCUOLA

 

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Il Consiglio di Stato ticinese ha stabilito, nell’ambito del Preventivo 2016, di concedere un giorno di congedo pagato ai docenti pubblici, il quale dovrebbe avere luogo mercoledì 23 marzo. Ciò andrebbe a compensare le misure di riduzione della spesa per il personale insegnante (costituite dal blocco degli scatti salariali, dalla riduzione dello 0.5% degli stipendi al massimo della scala salariale e dalla limitazione dell’indennità di famiglia).

Nell’ottica del corpo docente, questa decisione rappresenta l’ennesimo inaccettabile affronto alla loro dignità professionale e al riconoscimento socio-economico del proprio mestiere, tanto più che essi vengono regolarmente “chiamati alla cassa” dal Cantone per contribuire al riassetto finanziario dello Stato (motivi per cui nelle scorse settimane varie associazioni magistrali hanno iniziato a mobilitare in massa i propri iscritti per opporsi a questa politica di finanziamento scolastico).

Dal punto di vista degli studenti, questa semplice giornata di vacanza straordinaria ha però delle implicazioni ben più preoccupanti.

Il governo diventa protagonista dello smantellamento della scuola?

Se fino ad oggi il governo aveva sempre agito da perfetto “scarica-barile”, riducendo il volume di finanziamento del sistema scolastico senza rendersi mai apertamente colpevole della diminuzione della qualità dell’offerta formativa (i maggiori oneri venivano semplicemente addossati ai docenti, i quali dovevano decidere se ingoiare il rospo o rinunciare ad offrire determinati servizi – vedi le gite di quarta al LiLu1), oggi esso cambia radicalmente atteggiamento: eliminando un’intera giornata di scuola, é il Consiglio di Stato stesso che si rende artefice della riduzione dell’offerta formativa pubblica.

Si può quindi dire che il governo ha ormai buttato la maschera, dal momento che non nasconde più la sua determinazione ad imporre il pareggio di bilancio in qualunque modo possibile, arrivando persino a riconsiderare l’integrità di alcuni dei servizi fondamentali che esso è chiamato ad offrire al cittadino, come è il caso ad esempio per l’istruzione. In questo contesto, alcune proposte fino ad oggi prive di qualsiasi possibilità di realizzazione assumono rapidamente maggior credibilità: pensiamo solo all’idea, recentemente lanciata da una forza politica di primo piano sulla scena ticinese, di ridurre di un anno la scolarità obbligatoria. Siamo sicuri si tratti ancora solo di provocazioni…?

Un giorno in più di vacanza? No grazie!

Le principali vittime di questa situazione sono però proprio gli studenti, i quali vengono arbitrariamente privati della possibilità di svolgere una determinata serie di attività educative e di socializzazione. Il 23 marzo, in un certo senso, è emblematico di questa rinnovata determinazione dell’esecutivo: pur di risparmiare, si è disposti a concedere giorni di vacanza supplementari agli studenti! Possiamo solo chiederci quando verrà lanciata una nuova festività che possa permettere di racimolare qualche decina di migliaia di franchi… A quando San Taccagno?

Tale atteggiamento è altrettanto sintomatico di una volontà di indebolimento della scuola pubblica nei confronti delle scuole private: riservandosi la possibilità di eliminare delle giornate di scuola in caso di particolari necessità finanziarie, il Consiglio di Stato determina infatti una maggiore incertezza della qualità del sistema scolastico pubblico. Non occorre essere dei grandi sociologi per capire quale scelta faranno le famiglie che hanno sufficienti disponibilità finanziarie: voi quale scegliereste tra una scuola in cui siete sicuri che vostra/o figlia/o frequenterebbe un anno scolastico regolare a prescindere da eventi esterni e una in cui, a seconda dell’andamento del gettito fiscale cantonale, potrebbe dover rimanere a casa 1, 5 o 10 giorni più del normale perché il governo decide di tenerla chiusa? La risposta è tanto ovvia quanto carica di preoccupanti implicazioni.

Per questi motivi il SISA si oppone con decisione allo svolgimento del congedo secondo le modalità previste dal governo e invita tutte le studentesse e tutti gli studenti del Canton Ticino a boicottare questa giornata di vacanza forzata: noi tutti abbiamo il diritto di fruire degli spazi scolastici e dei servizi forniti dagli operatori delle scuole, anche il 23 marzo!

Vogliamo una giornata dell’#altrascuola!

Tuttavia, a nostro modo di vedere questo “sciopero al contrario” non deve servire a legittimare quell’impostazione scolastica nella quale non ci riconosciamo e che crediamo non corrisponda al miglior modello di costruzione e apprendimento dei saperi – per quanto essa costituisca l’unico mezzo attualmente disponibile per l’esercizio del diritto all’istruzione e va difesa in quanto tale. La scuola ticinese del 2015 è infatti ancora troppo caratterizzata da gravi disparità di trattamento e da fenomeni di selezione sociale, è ancora troppo orientata verso una trasmissione passiva e acritica dei saperi, è ancora troppo basata su una assenza di partecipazione e di coinvolgimento degli studenti perché la si possa sostenere a priori, anche in un caso di attacco frontale come questo.
La giornata del 23 marzo dovrebbe quindi secondo noi venir vissuta come una giornata all’insegna del confronto, della discussione e dell’approfondimento di visioni alternative e innovative (anche contrastanti tra loro) dell’istruzione pubblica, del suo sistema di finanziamento, delle forme organizzative della comunità scolastica, delle impostazioni pedagogiche e didattiche, delle modalità d’utilizzo degli spazi scolastici, ecc.

In poche parole, essa dovrebbe venir assunta come una giornata in cui per ogni utente della scuola – che sia esso docente, studente o genitore – sia possibile mettere a punto la propria concezione ideale della scuola, il proprio modello di “altra scuola” nel quale egli si possa sentire a proprio agio e possa partecipare con soddisfazione e accrescimento personale al processo di apprendimento. Pratichiamo da subito l’#altrascuola: assemblee, seminari e laboratori.

In quest’ottica, le modalità di svolgimento della giornata dovrebbero già richiamare quelle forme organizzative che si vorrebbero vedere sempre applicate nella scuola: esse dovrebbero quindi riuscire a fornire agli studenti delle maggiori opportunità di partecipazione attiva nell’attività educativa e degli spazi di confronto nei quali essi possano essere oggetto di una considerazione e di una posizione che sia pari a quella di tutti gli altri utenti della scuola.

Gli strumenti pedagogici prediletti dovrebbero perciò essere sostanzialmente tre:
– l’assemblea: modello per eccellenza della partecipazione democratica, l’utilizzo di questa forma di consesso ha recentemente perso buona parte del suo significato e del suo riconoscimento. Tuttavia il 23 marzo potrebbe essere la giusta occasione per riaffermare la sua validità: un momento di confronto aperto e paritario tra le varie componenti della scuola (docenti e studenti dovrebbero sedere allo stesso tavolo e non in due sale differenti!) rilancerebbe il senso di appartenenza ad una comunità scolastica compatta e determinata.

Nel corso della giornata sarebbe quindi importante prevedere quantomeno un momento dedicato a questa attività, che potrebbe fungere da avvio o da conclusione delle successive attività di approfondimento;

– il seminario: una scuola non dovrebbe vivere chiusa su sé stessa, incatenata a cristallizzate pratiche di monotona trasmissione delle stesse immutate conoscenze di sempre, bensì dovrebbe essere aperta al mondo in cambiamento e dovrebbe lasciarsi pervadere da esso. L’organizzazione di seminari e conferenze riguardanti temi d’attualità e concezioni alternative dell’istruzione dovrebbe venire incentivata in tutte le scuole, anche con il sostegno di persone esterne l’istituto che abbiano l’interesse e la possibilità di condividere determinate esperienze o conoscenze. Occorre perciò assicurarsi che la scuola sia più aperta possibile e che si dia libero accesso a sindacalisti, politici, professori esterni ecc.;

– il laboratorio: parallelamente al seminario, è importante creare degli spazi di discussione tematica liberi dal vincolo di una valutazione o dalla supervisione di un personaggio “illuminato” ma poco incline al coinvolgimento dei suoi interlocutori. Anche guardando un film, leggendo una poesia o ascoltando/suonando della musica e discutendone assieme si possono svolgere delle attività educative (naturalmente occorre evitare di svolgere attività ludiche fini a sé stesse, tenendo sempre presente l’obiettivo di affrontare il tema del valore e della forma dell’istruzione e dei suoi risvolti immediati)!

Qualora ve ne fosse la possibilità, sarebbe altresì importante riuscire a trasmettere all’esterno delle scuole il malcontento e le riflessioni emerse nel corso della giornata, coinvolgendo i media e organizzando delle forme di protesta pubbliche (cortei, sit-in, flash-mob, ecc.), che possano rendere visibile agli occhi dell’opinione pubblica la determinazione del mondo della scuola a non voler subire passivamente la propria distruzione.

Il SISA invita quindi tutte le assemblee studentesche delle scuole ticinesi a sottoscrivere il presente manifesto (comunicandoci la vostra adesione all’indirizzo email sindacatosisa@gmail.com) e a mobilitarsi in difesa della scuola pubblica, sfruttando la giornata di “non-vacanza” del 23 marzo come vetrina per le proprie aspirazioni e le proprie rivendicazioni riguardo l’istruzione pubblica e le sue forme organizzative.

Sono i corsi di tiro per bambini la priorità della scuola ticinese?

In un contributo pubblicato ieri sul Corriere del Ticino, il granconsigliere de La Destra Paolo Pamini ha prospettato la necessità di introdurre dei corsi di tiro obbligatori nella scuola dell’obbligo, per far fronte all’apparente situazione di carente sicurezza personale nella nostra società e per prevenire la messa in atto di atti violenti da parte di criminali, terroristi & co.

Il SISA è sconcertato dalla disinvoltura con cui il deputato avanza delle tesi simili, arrivando a richiedere un’ancor maggior militarizzazione della società ticinese (la quale presenta già oggi un’altissima densità di armi per numero di abitanti: in Svizzera si contano ben 46 armi da fuoco ogni cento abitanti!), che comporterebbe una serie di conseguenze assai nefaste.
Un’ampia diffusione delle armi da fuoco nel tessuto sociale è infatti fonte di gravissimi episodi di violenza e di un maggior grado di insicurezza nella popolazione, come dimostrano gli esempi (ritenuti “virtuosi” dal parlamentare) di paesi come gli Stati Uniti d’America in cui la regolamentazione ultra-liberale in merito causa ogni anno centinaia di morti, vittime di stragi nelle scuole e nei luoghi pubblici ad opera di personaggi border-line i quali trovano proprio nell’atto violento uno sbocco per le proprie frustrazioni psicologiche e sociali.

La tesi di un’addestramento precoce all’uso delle armi è (se possibile) ancora più deleteria: porre dei bambini, dei ragazzi, ancora in piena via di sviluppo di fronte a degli oggetti come
pistole e fucili avrebbe infatti delle implicazioni estremamente destabilizzanti. Ad una “normalizzazione” delle armi da fuoco si collegherebbe senza dubbio una normalizzazione della violenza nella vita quotidiana, dal m
omento che il possesso di un’arma comporta necessariamente anche l’assunzione del potere di utilizzarla e della determinazione a farlo in caso di bisogno. Questa è però una dimensione estremamente soggettiva, in quanto ognuno di noi ha una propria sensibilità particolare e il bisogno di sicurezza può venire interpretato in modi estremamente differenti: la presenza di comunità straniere, di persone sgradite, di frustrazioni personali nella propria vita può venir infatti facilmente considerata una minaccia alla propria sicurezza fisica ma anche psicologica. Pertanto dei soggetti in via di sviluppo potrebbero assumere questa prospettiva senza porsi criticamente verso l’utilizzo della violenza e senza considerare adeguatamente le vie alternative per la risoluzione dei conflitti (comunicazione non-violenta, mediazione, ecc.).

Lascia poi quantomeno perplessi l’avanzamento di simili proposte (da parte di un deputato di un simile schieramento politico) in un periodo di forti pressioni verso il sistema scolastico, sottoposto ad una “cura dimagrante” forzata che lo priva ogni anno di maggiori risorse per portare a termine il proprio incarico: secondo Pamini, piuttosto che aumentare i fondi della scuola per proporre corsi di ripetizione, ridurre il numero di allievi per classe o per migliorare l’infrastruttura, occorrerebbe farlo per insegnare ai bambini a sparare? Pare proprio che il signor Pamini non abbia una visione particolarmente chiara di quali siano i problemi della scuola ticinese nel 2015…

Se le preoccupazioni dei membri del legislativo cantonale in merito all’istruzione sono queste, non dovrebbe più essere così difficile comprendere come mai il sistema scolastico ticinese è vittima di un’emorragia costante di risorse e di un generale abbandono da parte della classe politica: il SISA auspica quindi che i membri del Gran Consiglio si distanzino quanto prima da quanto espresso dall’onorevole Pamini e che questa boutade militarista possa fungere da spunto per una rivalutazione delle priorità e delle necessità urgenti della scuola ticinese (riflessione che, data l’evoluzione in corso, si rende più che mai necessaria), la quale ha bisogno ora più che mai di venir rimessa al centro dell’attenzione e di ricevere la considerazione di cui non può più fare a meno.S

Fare ECOnomia: BICer püsee caar, a mörom da FAM!

L’Assemblea del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA), riunita in data 11 ottobre 2014, ha preso atto del clamoroso aumento dei prezzi per le mescite e i ristoranti scolastici stabilito e comunicato a breve distanza dall’inizio dell’anno scolastico, cogliendo di sorpresa sia gli studenti che i lavoratori del settore.

Questa manovra, per quanto motivata con la “situazione finanziaria
precaria” e con il vero o presunto “aumento dei prezzi d’acquisto dei prodotti alimentari primari”, non può essere accettata da coloro che usufruiscono di tale servizio pubblico. L’attuale crisi economica colpisce infatti maggiormente le fasce della popolazione meno benestanti, fra le quali rientra la maggior parte degli studenti – principali frequentatori dei suddetti servizi.

Grazie alla corretta cantonalizzazione dei servizi di ristorazione scolastici si sarebbe dovuto beneficiare di un aumento qualitativo delle prestazioni offerte a un prezzo calmierato. Situazione che oggi non è più tale, dati gli aumenti di prezzo improvvisi sotto gli occhi di tutti: con una media d’aumento di oltre il 20% per i prodotti considerati, fino a raggiungere picchi del +50% di prezzo rispetto allo scalino precedente (listino 2008).

Ci chiediamo quindi quale sia stato il senso del rendere pubblici i luoghi di ristorazione scolastici, dal momento che i prezzi – invece di rimanere calmierati – sono stati addirittura aumentati. Ciò, ma soprattutto le modalità comunicative scelte (poco preavviso agli operatori e nessun avviso agli studenti), vanificano in gran parte il lavoro svolto dal Consigliere di Stato Bertoli nel settore della ristorazione scolastica. Peraltro non possiamo fare a meno di notare come la tanto decantata procedura di cantonalizzazione sia stata solamente parziale: all’interno di vari istituti scolastici permangono tutt’ora mescite private, ma rigidamente sottostanti alla regolazione statale dei prezzi, il che mette a repentaglio l’efficacia della calmierazione dei prezzi. Il SISA rivendica che anche tali mescite siano cantonalizzate.

L’aumento in questione ci pare unicamente un modo per riversare la precaria situazione delle casse cantonali sugli studenti e sulle loro famiglie e di “fare cassetta” in modo totalmente iniquo.
Tale decisione non può quindi che andare a svantaggio di tutti coloro che usufruiscono di questi servizi. Il SISA lancierà contro tale aumento una petizione all’indirizzo del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS), nella quale si chiederà il ritorno al precedente scalino di prezzi, per i prodotti ancora attualmente in vendita.

Foglio di Formazione sui tagli alla scuola pubblica (maggio 2013)

Lottare contro le privatizzazioni e i tagli alla scuola pubblica!

Perchè?

Le scuole private promuovono fortemente la selezione su base sociale, poichè solamente coloro appartenenti a famiglie ad alto reddito potranno permettersi di pagare gli studi. Circa allo stesso modo agiscono i tagli alla scuola pubblica. Peggiorando la qualità dell’insegnamento della scuola pubblica, le scuole private vengono avantaggiate perchè potrebbero essere meglio considerate dagli istituti di impiego e inoltre permetteranno meglio la formazione di un individuo ben preparato intellettualmente. Inoltre per la precisione le classi meno abbienti sono svantaggiate anche perchè non possono permettersi delle eventuali lezioni di recupero private decretando una maggiore facilità da parte loro di non riuscire a passare le scuole superiori.

Quindi il risultato complessivo di tagli e privatizzazioni della scuola pubblica è quello di sfavorire ulteriormente la popolazione delle fasce sociali più deboli nei confronti di quelli più agiate, dato che la formazione che queste fasce deboli potranno permettersi sarà di una qualità molto più scadente. Ciò renderà ancora più difficile la possibilità di ascesa sociale, dividendo ancora più rigidamente la società in ricchi e poveri.
Per esempio negli Stati Uniti ciò è rimarcato fortemente: la scuola pubblica è diventata, a causa delle fortissime privatizzazioni e tagli, un luogo adibito a scaricare tutti i giovani già destinati a diventare dei lavoratori a bassissima qualificazione o precari. Tutti coloro che aspirano a dei posti di lavoro migliori devono frequentare i costosissimi licei privati e in seguito le università anch’esse molto costose.
I tagli alla scuola possono presentarsi tramite: Tagli allo stipendio del personale scolastico. Tagli alle borse di studio. Tagli alle lezioni di recupero. Risparmio sulle infrastrutture e attrezzature scolastiche, ecc.

Come organizzarsi per contrastare i tagli.

La forma di protesta da sempre prediletta dal SISA, in caso di tagli alla scuola pubblica, è lo sciopero (normalmente della durata di una giornata), poichè ha politicamente molto impatto e coinvolge meglio tutti gli studenti.
L’organizzazione di uno sciopero ne determina in modo importante il suo successo. Ogni militante, soprattutto coloro che studiano in determinate sedi scolastiche del territorio ticinese, deve attivarsi seriamente. In modo particolare deve essere sempre in contatto con l’organo centrale di coordinamento cioè la segreteria, segnalando gli umori degli studenti, delle loro possibili azioni personali, ecc. Le direttive del sindacato verso i militanti dovranno essere decisi il più possibile con la partecipazione di tutti i diretti interessati, nel caso non fosse possibile per mancanza di tempo o altri problemi organizzativi sarà la segreteria a decidere autonomamente le direttive da fornire ai militanti.
Il passo più importante consiste nel riuscire ad essere presenti nell’assemblea degli studenti (possibilimente in ogni sede scolastica) e far votare gli studenti per decidere la partecipazione o meno allo sciopero studentesco. Questo perchè le Assemblee degli studenti sono gli unici organi che rappresentano la totalità degli studenti, è quindi importantissimo ricevere il loro appoggio per garantire la dovuta leggittimità al SISA, inoltre sono delle ottime occasioni per parlare a tanti studenti in un colpo solo per spiegare loro la situazione.
Dopodichè bisogna procedere con la diffusione dell’evento, facendone capire l’importanza, ciò avviene attraverso volantini, cartelloni, riunioni di cellula ecc. Ogni realtà scolastica del cantone dovrà avere una persona di riferimento che sia il principale responsabile dell’organizzazione dello sciopero in quella scuola.
Le cellule di ogni sede o la persona di riferimento nel caso non fosse presente una cellula, dovrà inoltre occuparsi di stabilire un punto di ritrovo di quella sede, luogo in cui dovranno radunarsi gli studenti per poi dirigersi insieme al punto di ritrovo di inizio corteo.
Coinvolgere i docenti simpatizzanti per lo sciopero può anche essere utile, cercando di convincerli a parlarne durante la lezione, invitanto i propri allievi a partecipare alla mobilitazione.

Foglio di formazione del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA)

Squadrismo nelle scuole (settembre 2014)

Come negli anni ’30 anche oggi la destra nazionalista di fronte ai numerosi problemi della società non fa altro che scagliarsi attaccando i due soggetti, a loro modo di vedere fonte di tutti i mali. Questi due soggetti, vaso di Pandora per i nazionalisti sono sostanzialmente chi ha un patrimonio genetico differente da quello tradizionale del proprio paese e la sinistra.
Come infatti abbiamo potuto notare negli scorsi giorni i giovani UDC non hanno trovato di meglio che lanciare una campagna di denuncia verso i docenti di sinistra, dato che a loro modo di vedere le scuole svizzere sarebbero un covo di rossi e bolscevichi. Quindi se il manganello e l’olio di ricino sembrano essere passati di moda, la sostanza non cambia: con un vero e proprio atto di squadrismo si intende fare pressione sul singolo docente affinché i suoi insegnamenti non escano dal seminato idelogico caro ai giovani UDC.
Perciò il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) oltre a criticare le modalità squadriste di una simile iniziativa, intende inoltre spegnere l’allarmismo e magari rassicurare i giovani UDC. Nelle scuole i docenti promuovono anche valori di destra, come possono benissimo testimoniare molti simpatizzanti e militanti del nostro sindacato, è del tutto errato che appunto le scuole siano un covo di rossi. Tuttavia non perché a scuola succeda che vengano promossi insegnamenti e valori di destra, che si giustifica un attacco sul singolo docente.

Alla SAMB si festeggia, ma per cosa…?

La Scuola d’Arti e Mestieri di Bellinzona compie quest’anno il suo centesimo anno d’attività, occasione per cui è stata organizzata una grande manifestazione (in programma tra il 25 e il 29 novembre) che vedrà coinvolto in prima persona l’intero corpo studente e docente dell’istituto.

Il SISA ha seguito attentamente le fasi di preparazione dell’evento e ha purtroppo dovuto constatare come il clima in cui è stato organizzato ha ben poco a che vedere con l’aria di festa, di orgoglio e di passione condivisa che è stata ostentata nelle scorse settimane (come traspare ad esempio dal video “Centesimo SAM Bellinzona” pubblicato di recente).

I festeggiamenti sono stati infatti preparati senza avere nessun occhio di riguardo per gli studenti e senza costruire delle forme di partecipazione che potessero renderli protagonisti attivi della manifestazione: le persone in formazione alla SAMB hanno semplicemente ricevuto l’ordine di presentarsi a scuola nel weekend del 28-29 novembre per lavorare di fronte agli ospiti della scuola (senza avere peraltro nessuna base legale per richiedere tale presenza, come attesta l’articolo 20 del Regolamento delle scuole professionali).

Tutto ciò senza tener poi minimamente conto di una serie di evidenti disagi cui gli allievi vanno incontro a causa di tale decisione: essi dovranno affrontare ben 12 giorni di scuola senza interruzione, peraltro in un periodo piuttosto stressante dell’anno scolastico (a causa del concentrarsi dei test prima delle vacanze natalizie); essi non potranno poi usufruire di vari servizi scolastici (quali ad esempio la mensa o il servizio di pulizia), così come non avranno la possibilità di compiere il tragitto casa-scuola secondo le tempistiche abituali (a causa della minore offerta di trasporti pubblici nel weekend).

Benché grazie al lavoro svolto dal SISA si sia riusciti ad ottenere qualche minima garanzia (quali il diritto a recuperare i giorni persi
, la revisione degli orari personali secondo le esigenze dei vari studenti e la concessione di un rimborso spese per il pasto), non possiamo tuttavia dichiararci soddisfatti dell’atteggiamento assunto dalla direzione. Contro ogni sorta di legittimazione giuridica (si è arrivati a parlare di “obbligo morale” verso la scuola, per costringere gli studenti a partecipare), essa ha infatti agito nella più totale inosservanza dei diritti e delle necessità degli studenti, senza dare loro nessuna possibilità concreta per contribuire attivamente alla manifestazione e ai suoi preparativi: gli apprendisti della SAMB finiscono quindi per venir relegati al ruolo di semplici ingranaggi sterili all’interno di una macchina che non si deve inceppare, in barba alla “partecipazione attiva e all’indispensabile esperienza educativa nell’ambito della comunità scolastica” (Reg. scuole prof., art. 17) e al “periodo in cui si è veramente coinvolti” (video promozionale del Centenario).

Il SISA tiene quindi a rimarcare come la manifestazione in questione non raccolga il suo sostegno e come sia quantomeno preoccupante osservare quale sia la tendenza verso cui la formazione professionale sta procedendo a ritmi serrati: alla già disastrosa situazione contrattuale e a quella legata all’ambiente di lavoro cui sono confrontati gli apprendisti in tirocinio si aggiungono ora delle scuole professionali che non rispettano il mandato affidato loro e che gestiscono a proprio piacimento il corpo studente, trattandolo come vera e propria manodopera senza alcun diritto e senza alcuna voce in capitolo nelle questioni che lo riguardano. Visto l’andamento del mercato del lavoro ticinese si comincia a educare al lavoro gratuito? Se così fosse, ci pare che ci sia ben poco da festeggiare…

Operai edili in sciopero: il SISA è con voi!

Il Sindacato Indipendente di Studenti e Apprendisti (SISA) comunica la propria solidarietà con i lavoratori nel settore dell’edilizia che negli scorsi giorni hanno incrociato le braccia in tutta la Svizzera per protestare contro l’atteggiamento arrogante e ipocrita del fronte padronale, rappresentato nella fattispecie dalla Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC). Quest’ultima persevera infatti nel rilanciare proclami di innocenza e di apertura al dialogo con i sindacati, quando in realtà lavora dietro le quinte per ridimensionare alcune importanti conquiste sindacali, come il prepensionamento a 60 anni, e per evitare che ne vengano raggiunte di nuove (tra cui, ad esempio una migliore protezione contro le intemperie).

La verità è che il settore edile gode in Svizzera di un’ottima salute e gli ultimi a beneficiarne sono proprio coloro che sono artefici di questa situazione: i salariati delle imprese costruttrici. Ad essi non vengono però corrisposti aumenti di stipendio che possano compensare l’aumento delle prestazioni e delle pressioni cui sono confrontati e, addirittura, vengono messi di fronte al pericolo di un vuoto contrattuale (rappresentato da un eventuale non rinnovo del Contratto Nazionale Mantello, che scadrà a breve) che rischierebbe di vanificare le lotte sindacali svolte (e vinte) negli anni addietro. Questa scenario è alquanto preoccupante e in tal senso la mobilitazione indetta dai sindacati è pienamente giustificata.

Rimarchiamo infine come le motivazioni addotte dalla SSIC in merito al maggior carico che andrebbe a gravare sui giovani operai in caso di mantenimento dell’attuale sistema pensionistico sia assolutamente pretestuoso e fuorviante: il pensionamento anticipato deve venir mantenuto e difeso, dal momento che è proprio questo che permette ai lavoratori edili di condurre una vita professionale (e post-professionale) in linea con gli standard di salute svizzeri e che esso stesso è alla base dell’attrattività della professione in questione (sapendo di non avere la possibilità di godere di questa opportunità, molti giovani non intraprenderebbero questa via lavorativa). Il SISA si schiera quindi a fianco dei lavoratori edili  e condivide appieno le motivazioni della loro lotta, che ha il pregio di riportare lo sguardo dell’opinione pubblica su un mondo professionale pieno di pericoli e di puntuali violazioni della regolamentazione del lavoro (le quali sono purtroppo spesso vittime di un velo di omertà impietoso verso chi opera in questo settore).

Preventivo 2016: prove generali prima dell’assalto finale?

Anche quest’anno assistiamo purtroppo all’ennesima amputazione finanziaria del sistema scolastico ticinese: il Preventivo dei conti statali per il 2016 prevede infatti una lunga serie di misure che vanno a colpire gravemente il sistema di finanziamento dell’istruzione pubblica del nostro Cantone. L’Assemblea del Sindacato Indipendente di Studenti e Apprendisti (SISA), riunita a Lugano in data 7.11.15, ha analizzato la questione e ha individuato vari punti critici che contraddistinguono questo pacchetto di risparmio.

In primo luogo, vengono aspramente contestate le numerose misure puntuali di contenimento della spesa che colpiscono la scuola in tutti i suoi ordini: i prelievi dai fondi di USI e SUPSI (-1.5 milioni); la sospensione della carriera dei docenti (-1.5 mio) e la riduzione dello 0.5% degli stipendi per coloro che hanno raggiunto il massimo salariale (-1.8 mio); il calo degli investimenti nel settore dell’insegnamento (che passano da un volume di 14.5 mio nel 2015 a uno di 13.4 nel 2016). Ma soprattutto, si contesta la pesantissima (e gravemente irresponsabile) riduzione dei contributi cantonali per le scuole comunali: diminuendo di più di 1/5 la massa di sovvenzioni agli stipendi dei docenti comunali, il Cantone non fa nessuno sforzo per ottimizzare la propria struttura, ma si limita a “nascondere la polvere sotto il tappeto”, accollando ben 12 milioni di spese aggiuntive ai Comuni. Tutto ciò è inaccettabile, considerato che la novità organizzativa affiancata a tale provvedimento rende il gioco (se possibile) ancor più pericoloso: attribuendo ai Comuni la responsabilità di stabilire il numero di sezioni di SI e SE da istituire ogni anno, e vincolando parallelamente i contributi cantonali all’arbitrio del Consiglio di Stato, si andrebbe a creare una dinamica aziendalistica assolutamente incontrollabile. I Municipi verrebbero infatti incentivati ad aumentare il più possibile il numero di allievi per sezione (dal momento che in questo modo avrebbero accesso al sistema di sovvenzionamento cantonale) e a gestire le scuole comunali come vere e proprie imprese in cui occorre razionalizzare la produzione e sfruttare quanto più possibile le risorse a disposizione.

D’altra parte, insospettisce alquanto la strategia adottata dal Consiglio di Stato in questo preventivo: limitando ad una misura, per così dire, “accettabile” i provvedimenti concernenti il personale, pare che il governo voglia quasi “tastare il terreno” prima di avventurarsi in più burrascose acque. La presentazione del piano finanziario di legislatura incombe, e, data la portata degli interventi strutturali che si prospettano, occorre sapere fino a che punto è possibile “tirare la corda”: la giornata di congedo – assolutamente ridicola e, in ambito scolastico, quantomeno controproducente – concessa ai docenti pare proprio essere un tentativo per misurare il grado di sopportazione del corpo insegnante, in quanto, in caso di un suo efficace e condiviso boicottaggio, si avrebbe la possibilità di ricalibrare per tempo le misure più incisive che ad aprile ridefiniranno il ruolo dell’ente pubblico in Ticino.

Il SISA respinge quindi con veemenza questo pacchetto di misure, le quali si inseriscono in un’ormai decennale tendenza verso lo smantellamento e l’aziendalizzazione della scuola pubblica, la quale, al di là dei vuoti slogan elettorali, è vittima di un vero e proprio assalto. Se qualcuno si illude forse che questo possa proseguire indisturbato, si sbaglia di grosso: del resto si sa, quando si tira troppo la corda, questa si spezza…