Perché uniti, organizzati e convinti possiamo vincere!

Agli albori dell’anno scolastico 2016/17, gli studenti ticinesi si sono trovati subito in un clima di lotta. Ed hanno dimostrato di saperci fare!


Nel pieno contesto di risparmi trasversali nei vari settori dello stato, la maggioranza parlamentare borghese ha pensato bene di proporre la conversione in prestiti di un terzo delle borse di studio per il bachelor.

Nel corso del settembre 2016, a cancelli delle scuole appena aperti, il sindacato studentesco è riuscito ampiamente a mobilitare gli studenti di diversi istituti, dove essi hanno preso coscienza della pericolosità della misura in questione. Fattore preponderante in questa manifestazione studentesca era il carattere selettivo della proposta, la quale minava profondamente il diritto allo studio della popolazione giovanile ticinese. Infatti, data la portata distruttiva di questa misura, altri movimenti giovanili, quali la Gioventù Comunista e la Gioventù Socialista, hanno aderito a questa presa di posizione, anch’essi pronti a sostenere il SISA nel caso si fosse lanciato il referendum contro la suddetta misura.

A seguito del peso politico conseguito dal sindacato con la collaborazione delle organizzazioni sopracitate, altri hanno seguito la strada spianata dal movimento studentesco. Infatti a questa presa di posizione hanno aderito la quasi totalità dei movimenti politici giovanili, andando a creare un rapporto di forza non indifferente. Di fronte a questo muro, il legislativo cantonale ha rimandato la misura in commissione, andando di fatto a posticipare tale azione, o almeno così si pensava. Fino ad ora tale misura non si è più manifestata, tuttavia ciò non fa pensare che in futuro non possa venir nuovamente proposta.

Oltre a questa grande vittoria, un’altra lotta portata avanti dal sindacato ha avuto risvolti positivi, non più in materia di diritto allo studio, bensì a proposito di trasporti.

Con il completamento della galleria di base del San Gottardo, ovvero Alptransit, sia le FFS che le FART hanno modificato il proprio piano orario nelle fasce particolarmente sensibili agli studenti ticinesi, i quali settimanalmente sono diretti verso Oltralpe per i propri studi universitari. Infatti, con una logica neoliberista votata al risparmio più subdolo che tiene conto solo della massimizzazione del profitto con una conseguente ricaduta sulla qualità del servizio, le suddette organizzazioni di trasporto pubblico hanno deciso di sopprimere dei collegamenti fondamentali per questi studenti: le corse delle 19.10 da Lugano e delle 18.48 da Locarno della domenica sera, così come quella delle 20.25 da Domodossola.

A fronte di un crescente disagio, causato principalmente dal sovrafollamento dei treni in quella fascia oraria, tale azione intrapresa non poteva che essere contrasta. Ad aggravare la già infausta situazione si aggiungeva l’incompatibilità dei trasporti secondari che permettono il trasferimento casa-stazione, l’inutilizzabilità del binario 7 e la resa praticamente inutile del vantaggio conseguito con la nuova galleria (la mezz’ora risparmiata di viaggio la passi in stazione, arrivando allo stesso orario a destinazione). Per questo motivo il SISA ha sostenuto la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” lanciata da studenti locarnesi e ne ha lanciata una parallela dal nome “Manteniamo il treno delle 19.10”.

Grazie all’unione della popolazione studentesca sia media superiore che universitaria, siamo riusciti a raggiungere un numero di firme significativo, alla quale è seguita un’audizione con la Commissione delle Petizioni del Gran Consiglio. Complessivamente ciò è stato sufficiente per legittimare la rivendicazione e ottenere conseguentemente la reintroduzione del treno delle 19.10 e del servizio offerto dalle FART. Nonostante ciò occorre rimanere vigili, attendere il piano orario di dicembre 2017 e assicurarsi che le promesse fatte dalle FFS rimangano invariate.

Le vittorie conseguite dal SISA sono state possibili solo grazie alla vicinanza e comunanza con i risentimenti della popolazione studentesca e attraverso una solida organizzazione in grado di coordinare l’insieme. Per questo motivo è necessario consolidare il sindacato, affinché in futuro si possa continuare la lotta contro le ingiustizie nei confronti degli studenti e avanzare rivendicazioni per difendere e migliorare le condizioni dei veri protagonisti della scuola pubblica ticinese. E tu cosa aspetti ad unirti al sindacato?

Rudi Alves


 

Assemblea generale (18.11.17) – Gallery

Sabato 18 novembre 2017 il SISA si è riunito in assemblea al Centro giovani di Viganello per discutere dell’agenda politica di questo anno scolastico e di come rispondere alle crescenti sfide cui è confrontato il sindacato nella propria attività.

→ Leggi qui il comunicato stampa diffuso in seguito alla seduta.

Quasi una ventina i presenti al Centro giovani di Viganello.
Una ricca e aperta discussione sulle attuali problematiche dei giovani in Ticino ha aperto i lavori dell’Assemblea.

Molti i “volti nuovi” presenti all’Assemblea: un importante segnale per la vitalità e il rinnovamento del sindacato!

Il neo-coordinatore Rudi Alves legge la risoluzione “Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!”, poi approvata dall’Assemblea.
Il nuovo coordinamento: Rudi Alves (a sinistra) e Zeno Casella.
I presenti hanno inviato un messaggio di solidarietà ai compagni dell’UNE e dell’UBES brasiliane, impegnate in una dura lotta contro il governo golpista e le sue politiche neo-liberiste che mirano a distruggere la scuola pubblica del Brasile.

Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!

La risoluzione qui riportata è stata approvato dall’Assemblea generale del SISA riunitasi sabato 18 novembre 2017 a Lugano (Leggi qui).

→ Scarica qui il file .pdf!


L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitasi a Lugano in data 18 novembre 2017, si è chinata sulla situazione odierna degli aiuti allo studio nel canton Ticino. In questo ambito, si critica aspramente l’attuale forma della Legge sugli aiuti allo studio (LAst), la quale non fa altro che mettere i bastoni tra le ruote tanto alla futura classe lavoratrice, già costretta in una spirale distruttiva e viziosa, quanto allo sviluppo socio-economico regionale e nazionale.

In un contesto in cui le idee neoliberali hanno il pieno dominio del dibattito politico, negli scorsi anni hanno avuto luogo diverse trasformazioni in materia di sostegno finanziario per gli studenti. Ci si riferisce in primo luogo all’adesione del 2011 all’Accordo intercantonale per l’armonizzazione dei criteri per la concessione degli aiuti allo studio, il quale, oltre a peggiorare profondamente il sistema allora vigente, ha mutato sensibilmente la logica di fondo di questo servizio. Proprio nel messaggio di adesione del cantone Ticino al sopracitato accordo, si sancisce infatti il principio di sussidiarietà, il quale intacca pesantemente la possibilità di ammissione all’aiuto allo studio, scaricando di fatto ogni peso di carattere finanziario sulle spalle dello studente e della propria famiglia. Quest’ultimo punto costituisce un importante ostacolo per il beneficio del diritto allo studio (sancito dalla costituzione!) e distorce quella che dovrebbe essere la filosofia di questa legge: redistribuire tra le nuove generazioni la ricchezza concentrata nelle mani di pochi dal sistema capitalista, per garantire a tutti i giovani delle vere pari opportunità formative e professionali.

Se prima dell’entrata in vigore del suddetto accordo ottenere un assegno per la propria formazione accademica era relativamente più semplice, oggi gli studenti ticinesi, che hanno oggettivamente maggiori difficoltà economiche rispetto ai coetanei d’Oltralpe, sono confrontati con più impedimenti nell’acquisizione di un sussidio formativo. Il tutto giustificato da una retorica a sostegno dei più svantaggiati, senza tenere tuttavia in considerazione che coloro che stanno subendo il peso delle politiche sempre più orientate agli interessi della classe borghese nazionale e transnazionale sono anche le fasce della popolazione appartenenti alla classe media/medio-bassa, la quale è stata esclusa dal nuovo metodo di calcolo per la concessione delle borse di studio.

A sostegno di quanto appena detto è sufficiente osservare lo sviluppo negativo che le richieste accolte per l’ottenimento degli aiuti allo studio hanno avuto dal 2012 al 2015: la quota di ammissione a questo sussidio è passata dal 60% al 45%.

La pericolosità di questo sviluppo è maggiormente accentuata dalla possibilità di trasformare in prestiti di un terzo delle borse di studio per gli studenti di master, per di più con lo Stato che si affida al mercato immobiliare per stabilire i tassi di interesse per la restituzione del capitale prestato. Oltre ad essere pienamente in contrasto con una politica di ridistribuzione della ricchezza e aiuto sociale, quello assunto è un comportamento estremamente irresponsabile: il mercato degli immobili si trova infatti alle porte di una bolla speculativa che mette in grave pericolo la popolazione giovanile in formazione e indebitata.

Precarietà, disoccupazione e indebitamento giovanile sono purtroppo da tempo all’ordine del giorno, proprio a causa delle politiche sopracitate: la disoccupazione giovanile ai sensi dell’ILO in Ticino è vertiginosamente aumentata negli ultimi anni, passando dall’8% del 2002 al 17% del 2014; la percentuale dei giovani in assistenza (al di sotto dei 35 anni di età) è cresciuta del 74% negli ultimi 4 anni (passando dai 2260 casi del 2012 ai 3900 del 2016); infine, va ricordato come circa il 38% dei giovani svizzeri sia già oggi indebitato. In questo contesto è più che mai necessario adoperarsi per assicurare un futuro stabile ai giovani e ai lavoratori del futuro, garantendo un percorso formativo privo di ostacoli e difficoltà finanziarie con l’obiettivo di fornire ai giovani una solidità fondamentale per lo sviluppo personale e collettivo dell’intera società.

Di fronte ad una situazione delle finanze cantonali non più critica come gli anni passati (quantomeno come veniva presentata da Governo e Parlamento), dove il DFE annuncia persino un avanzo di esercizio di 7.5 milioni, il sindacato ritiene più che doveroso avanzare diverse proposte per migliorare e rafforzare il sostegno finanziario agli studenti ticinesi. In questa ottica è dunque indispensabile modificare alcuni passaggi della Legge sugli aiuti allo studio (LAst) del 2015, fortemente influenzata dal famoso concordato di armonizzazione, con lo scopo di invertire l’inverosimile e poco lungimirante direzione intrapresa dal DECS. Nell’annesso seguente vengono illustrate le modifiche alla LAst che il SISA propone di adottare per raggiungere tale obiettivo.

Per difendere e potenziare il diritto allo studio e assicurare un futuro allo sviluppo socio-economico della nostra regione, il sindacato studentesco intende lanciare una petizione, la quale tiene conto della situazione economica sopracitata, con il chiaro intento di riorientare la politica scolastica e giovanile in un senso maggiormente virtuoso. Proprio perché il ramo produttivo sta andando e parzialmente già si trova in un quadro generale stagnante, è più che imperativo rafforzare la formazione di alto livello della classe lavoratrice per garantire all’economia ticinese un potenziale di sviluppo necessario a reggere la crescente concorrenza globale. Questione altrettanto importante di quanto appena descritto, un approccio più integrativo, che garantisca una mobilità sociale maggiore, non può che migliorare la situazione occupazionale e sociale della futura fascia attiva della popolazione ticinese, andando quindi ad attenuare e, si auspica, ad eliminare la sempre più accentuata precarizzazione dei lavoratori.

Lugano, 18 novembre 2017.


Annesso – La proposta del SISA per una riforma della LAst

  1. Modificare l’articolo 6 capoverso 1 della Legge sugli aiuti allo studio (LAst) come segue: “L’aiuto allo studio corrisponde alla differenza tra i costi di formazione e la quota di partecipazione personale (…), ritenuto un massimo di 20’000.–” (ora: 16’000).
  2. Modificare l’art. 6 cpv. 3 della LAst come segue: “L’aiuto è versato solo se risulta di almeno fr. 500.–” (ora: 1’000.– per formazioni di grado secondario II e 1500.– per formazioni di grado terziario).
  3. Modificare l’art. 8 cpv. 2 come segue: “Dell’ammontare risultante, il Consiglio di Stato decide annualmente con decreto esecutivo la quota considerata quale importo a disposizione della famiglia per il finanziamento dell’istruzione dei figli secondo i seguenti parametri progressivi: a) il 20% sui primi fr. 30’000.– (ora: tra il 20% e il 40%); b) tra il 30% e il 40% sui successivi fr. 50’000.– (ora: tra il 40% e il 60%); c) tra il 50% e l’60% sul rimanente (ora: tra il 60% e l’80%)”.
  4. Abrogare l’art. 14 cpv. 2 della LAst (“Le borse di studio per i richiedenti che seguono un master possono essere convertite fino a un massimo di un terzo in prestiti per decisione del Consiglio di Stato”).
  5. Modificare l’art. 16 cpv. 2 della LAst come segue: “Il prestito di studio è concesso per: (…) e) integrare la borsa di studio” (ora: “e) integrare e supplire la borsa di studio”).
  6. Modificare l’art. 18 cpv. 3 della LAst come segue: “A contare dal 1° gennaio dell’anno successivo alla conclusione o all’interruzione degli studi la restituzione (del prestito) è esente da interesse” (ora: “A contare dal 1° gennaio dell’anno successivo alla conclusione o all’interruzione degli studi: a) i primi due anni sono esenti da interesse; b) dal terzo anno viene conteggiato un interesse sull’importo ancora scoperto al tasso variabile preteso dalla Banca dello Stato per le ipoteche di primo rango.”).

 

Il SISA riunito in assemblea: sì a più borse di studio, no a regali fiscali ai ricchi!

Sabato 18 novembre 2017, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha riunito a Lugano la propria Assemblea generale per discutere dell’agenda politica di questo anno scolastico e di come rispondere alle crescenti sfide cui è confrontato il sindacato nella propria attività. Oltre a rimarcare l’importanza di condurre delle azioni di portata locale, coinvolgendo gli studenti e gli apprendisti nella lotta per migliorare le proprie condizioni quotidiane di studio e di lavoro, i presenti hanno esaminato alcune tematiche di valenza cantonale sulle quali porterà il dibattito politico nei prossimi mesi.

L’Assemblea generale ha in primo luogo approvato la risoluzione “Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!”, in cui viene denunciato l’attuale quadro per la concessione degli aiuti allo studio, vittima negli ultimi anni di ripetuti attacchi condotti all’insegna del mantra neo-liberista delle “casse vuote”, e si stabilisce il lancio di una petizione con cui richiedere una riforma globale del sistema di erogazione di tali sussidi.

I membri presenti si sono inoltre espressi contro la riforma fiscale e sociale proposta dal Governo cantonale, della quale si critica il nuovo e ingiustificato regalo fiscale alle imprese e alle fasce più ricche della popolazione, la cui conseguenza saranno inevitabilmente minori entrate per lo Stato e ulteriori misure di risparmio a danno della scuola pubblica e delle prestazioni sociali a beneficio dei giovani e delle famiglie meno benestanti. Il SISA si dichiara quindi pronto a sostenere il referendum già annunciato da numerose organizzazioni partitiche e sindacali.

Il nuovo coordinamento del SISA: Rudi Alves (a sinistra) e Zeno Casella.

Il consesso ha inoltre rinnovato le strutture interne del sindacato, eleggendo quale nuovo coordinatore Rudi Alves, studente al Liceo di Lugano 2, che verrà affiancato dal riconfermato coordinatore Zeno Casella, studente all’Università di Friborgo. I presenti e la segreteria del SISA hanno vivamente ringraziato il coordinatore uscente Luca Robertini per il prezioso lavoro svolto negli ultimi anni.

La malacivica a scuola: tra populismo e rappresaglie

Il 24 settembre 2017 la popolazione ticinese si è espressa a favore della modifica della Legge della scuola, spesso identificata con i termini “Legge Siccardi”, riferiti all’imprenditore Alberto Siccardi, promotore dell’iniziativa. Ma cosa comporta questa modifica? Chi ne era promotore e chi invece la contrastava? Ripercorriamo brevemente la storia di questa votazione.

Con questa nuova legge si è andato a modificare l’insegnamento della civica nelle scuole, scorporandola, soprattutto per quanto riguarda le scuole medie, dalla storia, e creando così una materia a sé stante. Di fatto, però, di questa materia ci si occuperà in media soltanto due ore al mese: pochissime ore per poter veramente trattare un buon programma; l’insegnamento risulterà quindi, per necessità, puramente nozionistico e, essendo divisa dalla storia, privo delle sue basi. Da considerare inoltre il fatto che sono previste due verifiche per semestre, togliendo così ben 4 ore di insegnamento a ognuno di questi. Tutto ciò risulta chiaramente controproducente, peggiorando di fatto l’insegnamento della civica, che sicuramente fino a ora non era perfetto. Per quanto riguarda le scuole medie superiori, l’insegnamento della civica verrà suddiviso nel corso dei quattro anni fra le quattro diverse materie umanistiche. Anche qua dunque si dividerà la civica dalla storia, ma senza creare una nuova materia a sé stante.

Per quanto riguarda la storia della votazione occorre dire innanzitutto che, nonostante la modifica fosse stata accettata dal parlamento (pochissimi i deputati contrari), i promotori dell’iniziativa hanno optato per il voto popolare, per dimostrare che la popolazione ticinese stava dalla loro parte. A questo punto diversi partiti hanno fatto dietrofront, creando però così una certa confusione fra gli elettori, che non cogliendo il cambio di opinione hanno votato quanto inizialmente era stato deciso dai partiti. Fra questi ultimi si trovano il PS, il PPD, i Verdi e i il PLR, anche se quest’ultimo ha di fatto lasciato voto libero. Il SISA, da parte sua, ha apertamente dichiarato il suo appoggio al fronte del NO, affiancandosi al comitato contrario alla riforma. Dall’altra parte, invece, vi stavano i partiti più tipicamente borghesi, quali la Lega dei Ticinesi e l’UDC.

Dal punto di vista del SISA, la campagna è stata intensa: molti sono stati i volantinaggi sia nelle principali piazze ticinesi (al fianco del Comitato), sia nelle diverse scuole superiori. Non sono nemmeno mancati dei decisi comunicati stampa e dei video informativi messi in rete e in circolazione nelle principali piattaforme social. Nonostante la vittoria del SÌ, dunque, si può affermare che il SISA ha fatto un buon lavoro e ha dimostrato che molti giovani si opponevano a questa modifica di legge.

Purtroppo, la propaganda populista dei promotori della modifica ha avuto la meglio. Non sono mancati i colpi bassi nei confronti dei docenti del Ticino, definiti come membri di una “casta” privilegiata contraria a una buona educazione. Addirittura a votazione passata, questa campagna mediatica contro i docenti non è ancora cessata (si veda il caso del docente di Barbengo) e si sta facendo di tutto per mettere in cattiva luce gli insegnanti. Questo atteggiamento è da condannare pienamente: i professori e le professoresse di tutto il Ticino hanno un ruolo importantissimo in questo cantone e non rappresentano per niente una “casta”. È importante ricordare che essi sono lavoratori come tutti gli altri, che subiscono di continuo tagli ai loro stipendi e che devono portare un’enorme responsabilità sulle loro spalle. Esistono ovviamente docenti più bravi di altri nel loro mestiere, ma giudicare ciò è un compito che spetta a chi a scuola ci lavora e ci vive. È però chiaro il motivo di questa rappresaglia. I docenti sono infatti etichettati come “di sinistra” e quindi pericolosi (è addirittura stato teorizzato un complotto da parte di questi ultimi, idea piuttosto vaneggiante). L’obiettivo dei partiti borghesi di destra è dunque quello di screditare l’intero mondo della scuola e in particolare le rivendicazioni che giungono da quest’ultimo, rinnegando gli sforzi di allievi e docenti per garantire e migliorare dei diritti degli studenti e la qualità della stessa istruzione.

Purtroppo l’esito di questa votazione ha ancora una volta dimostrato l’incomprensione che c’è nei confronti degli attori del sistema scolastico; infatti, nonostante docenti e studenti, per la maggior parte, si siano dimostrati contrari a questa modifica della legge, la popolazione si è espressa a favore. In quanto studenti occorre dunque continuare a far sentire la propria opinione, con l’obiettivo di essere ascoltati dal resto della popolazione.

Luca Frei


 

#17now – Solidarietà studentesca in tutto il mondo!

In occasione della Giornata internazionale degli studenti del 17 novembre 2017, il SISA parteciperà ad un’azione internazionale di solidarietà, con cui manifesteremo il nostro sostegno alle lotte studentesche nel resto del mondo.

L’azione consisterà nel pubblicare sui social media una fotografia con un cartello indicante una problematica cui sono confrontati gli studenti nel proprio paese, con gli hashtag #17now, #worldstudentsolidarity e #(nome della nazione)insolidarity.

Qui di seguito alcuni esempi preparati dal SISA in vista di questa azione: partecipate anche voi e mostrate la vostra solidarietà!


 

Maltrattamenti e abusi a danno di studenti e apprendisti: vogliamo poter dire la nostra!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha appreso con sconcerto la notizia dell’inchiesta concernente dei presunti abusi sessuali commessi da alcuni funzionari del Dipartimento del territorio a danno di un apprendista ivi impiegato (preceduti da ulteriori molestie di cui sarebbero stati vittima alcuni altri tirocinanti). Tale vicenda va inserita, a nostro modo di vedere, in un più ampio dibattito sul tema dei maltrattamenti subiti da studenti o apprendisti e commessi dai propri docenti o formatori: nelle ultime settimane numerose sono infatti le segnalazioni giunte al sindacato circa situazioni di questo genere. In seguito alla accusa di un gruppo di genitori, anche all’interno del Liceo cantonale di Mendrisio è sorta infatti una polemica su questa questione, con repliche pubbliche di docenti e di studenti.

Senza voler entrare nel merito dei casi concreti, di cui non conosciamo i particolari, ci sembra importante formulare alcune riflessioni su tale cruciale questione. È infatti innegabile che esista un problema, peraltro più volte denunciato dal SISA, nel comportamento di alcuni insegnanti o maestri di tirocinio, che si rendono colpevoli di umiliazioni, maltrattamenti, accanimento personale, mobbing, insulti, minacce, e chi più ne ha più ne metta. Non si deve naturalmente fare di tutta l’erba un fascio (la maggioranza degli operatori scolastici e professionali lavora infatti con grande impegno e passione), ma non si può nemmeno chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: un professore che dice ad un suo allievo che nella vita non potrà mai andare oltre il grado di inserviente presso Mc Donald’s, portandolo alle lacrime di fronte al resto della classe, non può – a nostro avviso – rimanere impunito.

Va anche considerato come per molti studenti non sia per nulla evidente farsi avanti per reclamare giustizia, tanto presso il docente o il formatore stesso quanto presso i genitori o la direzione (scolastica o aziendale che sia): la timidezza, la paura di non essere preso sul serio o di incappare in ulteriori ritorsioni, il senso di inadeguatezza accentuato da simili intimidazioni possono costituire degli ostacoli insormontabili in casi simili.

Per risolvere tale problematica, è secondo noi necessario dotarsi di strumenti sistematici che possano prevenire delle simili situazioni. Il SISA richiede quindi al Dipartimento dell’Educazione (DECS) di studiare l’introduzione di un apposito sportello in ogni scuola professionale e media superiore, cui gli studenti e gli apprendisti possano rivolgersi per denunciare abusi o maltrattamenti ma che funga anche da canale di mediazione tra le vittime da un lato e i docenti, il dipartimento e il sindacato dall’altro. Ad essere incaricata di questo servizio (ben differente da un semplice sostegno psicologico) dovrebbe essere una persona con conoscenze sia di carattere pedagogico che giuridico, che conosca il sistema scolastico ma che non ne sia parte integrante (onde evitare dannosi coinvolgimenti con coloro sul cui operato dovrebbe vigilare), che possa dare informazioni agli allievi sui propri diritti e che organizzi regolarmente degli incontri di gruppo con gli studenti per raccoglierne le testimonianze e discutere dei loro problemi quotidiani.

In attesa che il Dipartimento agisca in tal senso, il SISA ricorda la presenza di un proprio sportello per raccogliere le segnalazioni di studenti e apprendisti per sostenere le vittime nella denuncia delle molestie subite (piccole o grandi che siano). Per contattare tale servizio è possibile inviare un’email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com .

“O la borsa o la vita!”: non si arresta l’attacco al diritto allo studio

Lo scorso settembre gli studenti ticinesi, mobilitatisi in massa su richiesta del SISA, hanno conseguito un’importantissima vittoria riuscendo a bloccare il tentativo di trasformare un terzo delle borse di studio in prestiti da restituire al termine della formazione. La situazione sul fronte degli aiuti allo studio non è però purtroppo migliorata: benché si sia riusciti ad evitare il peggio, gli ultimi dati dell’Ufficio cantonale di statistica non sono per nulla rassicuranti, anzi.

Le cifre fornite dall’Ufficio degli aiuti allo studio (UAST) confermano infatti la tendenza evidenziata dal sindacato già lo scorso anno (vedi il dossier “Restituzione delle borse di studio: un furto al nostro futuro!”, SISA, sett. 2016). Le recenti riforme nel campo delle borse di studio hanno purtroppo condotto a due preoccupanti fenomeni (evidenziati nel grafico a lato):

  • L’aumento dei rifiuti espressi dall’UAST in seguito alla domanda di un aiuto allo studio: la quota di richieste accolte è infatti diminuita di ben un quarto sull’arco di soli 5 anni, passando dal 62% del 2011 al 45% del 2016;
  • La diminuzione globale della spesa pubblica per gli aiuti allo studio: se nel 2011 il Cantone erogava borse e prestiti per circa 21 milioni di franchi, nel 2016 tale somma era ormai scesa a poco meno di 17 milioni (un vero e proprio taglio di 4 milioni agli aiuti allo studio, pari a circa il 20% della spesa totale in questo ambito).

Parallelamente la situazione sociale e occupazionale dei giovani ticinesi non è però certo andata migliorando: disoccupazione, precariato e indebitamento giovanili restano ampiamente diffusi, peggiorando ulteriormente le prospettive di tutti coloro che non riescono ad ottenere una borsa di studio. D’altra parte, le stesse università riversano sempre maggiori costi sulle spalle degli studenti, aumentando considerevolmente le rette accademiche.

Come se non bastasse, il Governo cantonale, invece di tornare ad investire nella formazione dei giovani, ha recentemente varato una nuova riforma fiscale composta essenzialmente da nuovi sgravi a pioggia per i superricchi. Invece di prendere i soldi dove ci sono, i nostri governanti ritengono più opportuno migliorare lo stato di salute delle finanze cantonali tagliando le prestazioni e gli aiuti a chi già è in palese difficoltà: un atteggiamento semplicemente criminale!

Ricattando di fatto i giovani ticinesi, il Consiglio di Stato si pone come un vero e proprio gangster: “o la borsa, o la vita!” sembra essere il nuovo mantra dominante. Ossia, o accetti di vederti diminuire gli aiuti sociali per poter sgravare i paperoni nostrani che produrrebbero “ricchezza e impiego”, o sarai confrontato con una crisi sociale e occupazionale ancora più acuta, dovuta alla partenza dal Ticino di questi facoltosi benefattori. Un ricatto che può essere smentito semplicemente osservando la situazione di numerosi cantoni d’Oltralpe, come ad esempio Zurigo, in cui l’aumento o il mantenimento del carico fiscale per le fasce più ricche della popolazione non ha causato alcun danno al tessuto economico né alcun ammanco nelle casse pubbliche (anzi, spesso proprio il contrario!).

Il successo raggiunto l’anno scorso ha dimostrato ancora una volta come la mobilitazione permetta di ottenere grandi risultati: ora è necessario tornare a lottare per il diritto di tutti i cittadini ad un’istruzione adeguata, combattendo i regali fiscali ai superricchi e rivendicando une revisione totale del sistema degli aiuti allo studio. A questo scopo il SISA sta elaborando una petizione che verrà sottoposta all’assemblea generale dei membri del prossimo 18 novembre: chiunque sia interessato a partecipare è naturalmente il benvenuto!

Zeno Casella


 

Pressioni sugli allievi di prima?

Pressioni e accanimento… nelle scorse settimane al SISA sono giunte alcune segnalazioni in merito a eccessive pressioni sugli allievi delle prime liceo riguardo al loro impegno e rendimento in queste prime settimane. Benché sia giusto farlo, il modo in cui alcuni docenti mettono sull’attenti gli allievi risulta essere eccessivo e anche controproducente.

Tra le frasi che vengono spesso ripetute, quella del tasso medio di bocciature annuali, prospettiva che crea un senso di insicurezza. Stando alle segnalazioni, questo accade però anche in maniera più personale: alcuni allievi si sentono presi di mira quando gli si fa notare come, nonostante siano passate poche settimane dall’inizio delle lezioni, loro siano già rimasti indietro rispetto ai compagni e che, molto probabilmente, loro un futuro al liceo non ce l’hanno. Chiaramente, anche a dipendenza del carattere della singola persona, queste critiche possono essere fonte di miglioramento ma spesso tendono a demotivare i ragazzi, creando disagio.

Essendo l’attuale percorso scolastico già molto impegnativo e ricco di cambiamenti è importante che gli studenti si sentano ben integrati e a loro agio nell’ambiente in cui si trovano. Avere questi scontri con chi si occupa della loro istruzione non è una cosa positiva.

A subire questa situazione sono gli studenti di prima, vista la grande differenza tra il sistema delle medie e quello del liceo. Non essendo abituati a dover essere indipendenti il continuo aumento di lavoro crea un senso di sconforto, soprattuto per chi, non essendo abituato a studiare, si ritrova sommerso da test senza avere la minima idea di come prepararsi in modo adeguato.

Un pò meno pressioni dunque, meglio sarebbe un aiuto concreto da parte degli insegnanti che agli studenti di prima potrebbero invece spiegare come pianificare e ottimizzare lo studio e come prepararsi al meglio per i test.

Sueli Priuli


 

Ripubblicare L’Altrascuola: un progetto di cui appropriarsi collettivamente

L’Altrascuola: un nome che i lettori difficilmente riconosceranno, dal momento che l’ultimo numero della nostra rivista è stato pubblicato nell’ormai lontano 2009. Le difficoltà finanziarie, l’urgenza di altre priorità e l’affermarsi di nuovi mezzi di comunicazione (primi su tutti i social media) hanno condizionato la politica editoriale del SISA, sinora concentrata sul web e sui media (cartacei e non).

Tuttavia, le ultime riflessioni sviluppatesi all’interno del sindacato hanno suggerito un cambiamento di strategia: per poter raggiungere il massimo numero di persone e per aggirare ostacoli quali le logiche di funzionamento dei media tradizionali (sempre più ostili nei confronti di chi difende gli studenti) e dei social media (sui quali è possibile apparire ad un grande pubblico solo investendovi grandi somme in sponsorizzazioni, pubblicità, ecc.), si è deciso di ritornare a produrre una rivista cartacea. Pubblicando un giornale in formato ridotto rispetto al passato, auspichiamo di riuscire a mantenere una maggiore costanza nelle prossime edizioni Tale scelta rappresenta un tentativo, forse azzardato ma ambizioso, per rivitalizzare il dibattito tra gli studenti e per dare a tutti noi giovani in formazione uno strumento con il quale far sentire la nostra voce.

È perciò fondamentale che noi stessi studenti si percepisca questa rivista come un mezzo per tenerci informati e aggiornati su ciò che ci tocca in prima persona, come una nostra proprietà collettiva da difendere a costo di qualche piccolo sacrificio, come uno spazio nel quale dar voce alle nostre rivendicazioni e alle nostre aspirazioni. Leggere il giornale passandolo ad altri compagni una volta finito, partecipare con una piccola donazione alle spese di pubblicazione, contribuire con un proprio articolo al prossimo numero, ecc. sono tutte piccole azioni che possono permettere a questa avventura di riuscire e di svilupparsi ulteriormente. Perciò non esitate: prendete anche voi parte a questo progetto, aiutateci a rafforzare la coscienza critica di tutti noi giovani in formazione e ad organizzare la lotta in difesa dei nostri diritti!

Redazione