Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) si oppone fermamente alle misure di austerità previste dalla Confederazione nell’ambito della formazione universitaria, misure che comporterebbero un drastico aumento delle tasse a danno di studenti e studentesse.
Tale scelta contribuirebbe alla costruzione di un ambiente accademico sempre più selettivo ed elitario, acuendo le dinamiche di riproduzione sociale e riducendo la mobilità. A farne le spese sarebbero le studentesse e gli studenti dei ceti popolari, costretti a non intraprendere o ad abbandonare il proprio percorso formativo per ragioni economiche: l’università diventerebbe un privilegio riservato a chi dispone di risorse finanziarie adeguate. Ma può la Svizzera, già alle prese con un dilagante aumento del precariato giovanile — causato dall’incremento dei premi di cassa malati, delle tariffe dei trasporti pubblici e degli affitti — permettersi di tagliare centinaia di milioni all’istruzione universitaria?
L’aumento delle tasse non comprometterebbe soltanto l’accessibilità al sistema formativo, ma anche la qualità dello studio. Chi già oggi svolge un’attività lavorativa a tempo parziale per sostenersi sarebbe costretto ad aumentare ulteriormente il proprio carico di lavoro, sottraendo tempo prezioso allo studio. A ciò si aggiunge l’assenza di qualsiasi adeguamento delle borse di studio di fronte all’aumento del costo della vita. Si tratta di un doppio sabotaggio: da un lato si esclude chi non può permettersi tasse così ingenti, dall’altro si condannano alla precarietà tutti coloro che lottano per mantenersi autonomamente.
Questa opposizione sindacale deve necessariamente affiancarsi a una battaglia politica contro un governo che, con le sue politiche di austerità, sottrae ogni anno milioni di franchi all’istruzione per dirottarli verso un esercito già sovradimensionato. È ora di investire seriamente nel settore educativo, migliorando il sistema delle borse di studio e riducendo le tasse universitarie. Condanniamo con fermezza la miopia della Confederazione, che sacrifica l’istruzione sull’altare del riarmo, accomodandosi sul folle carro della militarizzazione promossa dall’Unione Europea e dalla NATO. Investire nella scuola significa investire nel futuro; investire nell’esercito significa piegarsi all’esempio delle folli politiche di riarmo di UE e NATO e dunque seguire i loro progetti guerrafondai.
Il SISA continuerà a battersi contro le misure di austerità e contro la militarizzazione della società. Chiediamo pertanto un intervento deciso del governo ticinese affinché si opponga con forza ai tagli che colpirebbero l’USI e gli studenti ticinesi costretti a studiare oltre Gottardo.
