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Azioni del SISA nelle scuole: il governo intervenga su trasporti, stress scolastico e aiuti allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato in data odierna una simbolica azione di protesta in diversi istituti scolastici per denunciare i problemi che riguardano il mondo della scuola dopo il periodo di confinamento.

La settimana scorsa il SISA aveva inviato una missiva al DECS in cui venivano messe in luce le maggiori preoccupazioni indentificate e segnalateci dal corpo studentesco: nella stessa venivano rivendicate ed indicate delle misure concrete affinché si potesse ovviare immediatamente alla situazione di malessere delle studentesse e degli studenti (vedi qui).  

Tuttavia, a distanza di una settimana, nessuna misura è stata implementata per arginare i problemi vissuti dal corpo studentesco, infatti il trasporto pubblico verso i principali centri formativi rimane affollato (vedi foto allegate, inviateci dagli studenti), la pressione sugli studenti – “colpevoli” di aver passato un semestre in quarantena – rimane invariata, come invariate rimangono le misure di sostegno alle famiglie con figli in formazione che hanno subito le conseguenze finanziarie della pandemia. Se non si interviene con la dovuta serietà e celerità il rischio è quello di accelerare il ritmo dei contagi ed incrementare i fattori di stress sul corpo studentesco – con tutte le conseguenze di ordine psicologico e sociale.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso per questo motivo di alzare la voce nelle scuole per reclamare urgentemente al governo ticinese un intervento che segua le indicazioni contenute nella lettera inviata al DECS, affinché le studentesse e gli studenti non debbano pagare i costi della (post-)pandemia: se non si interviene oggi, pagheremo le conseguenze domani! Insomma: non tiriamo troppo la corda… 

E il DECS che fa (per le studentesse e gli studenti)?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito domenica 13 settembre per fare un bilancio delle prime due settimane di scuola “normale”. Purtroppo i timori denunciati all’inizio dell’anno scolastico dal sindacato studentesco (vedi il nostro comunicato stampa del 31 agosto) si sono concretizzati e nonostante il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ne fosse cosciente, nessuna misura è stata implementata per arginare le preoccupazioni che poi si sono rivelate fondate.

Purtroppo l’insofferenza del DECS verso le rivendicazioni legittime del SISA si è trasformata in malessere per il corpo studentesco: affollamento del trasporto pubblico casa-scuola – con tutti i rischi sanitari del caso, pressioni sulle studentesse e gli studenti per “riprendere in fretta il programma”, verifiche su temi introdotti durante il semestre di scuola da casa, sono solo alcuni dei problemi che sono stati segnalati dalle studentesse e studenti al SISA.

Per le scuole professionali è stato fissato ad ottobre il recupero degli esami di maturità professionale non sostenuti durante lo scorso semestre e gli studenti sono obbligati a frequentare delle lezioni di recupero ogni sabato, la cui comunicazione in alcune scuole è stata trasmessa solamente 2 giorni prima dello svolgimento delle stesse: lo scorso giugno agli studenti era stato comunicato che con grandi probabilità l’esame sarebbe stato annullato. Insomma, dopo un periodo difficile, le studentesse e gli studenti si trovano confrontati con una sfida che appesantisce il già eccessivo carico di lavoro del corpo studentesco, oltre che essere obbligati a dover rinunciare alle attività sociali e sportive programmate durante il sabato, momenti fondamentali nella vita sociale dei giovani.

Infine, nonostante la pandemia abbia generato delle ricadute finanziarie per diversi nuclei famigliari, nessuna misura di sostegno straordinario è stata offerta agli studenti per coprire i propri costi di formazione. In questo contesto nessun corso di recupero gratuito e pubblico è stato introdotto, mentre il Dipartimento ha addirittura appaltato questo compito ad un ente privato, il quale servizio è naturalmente a pagamento: in questo modo – in barba al diritto allo studio – il DECS non fa altro che alimentare la selezione sociale nelle scuole, dove se te lo puoi permettere hai accesso ai corsi di recupero e sostegno allo studio!

Per queste e altre ragioni, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso di inviare una missiva al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) in cui vengono elencate le principali problematiche e le seguenti rivendicazioni del sindacato, nell’auspicio che esse vengano applicate alfine di risolvere i problemi e non dover passare ad altre forme di opposizione:

  1. Rafforzare l’effettivo del corpo docenti – compresi i docenti di sostegno – per ridurre il rapporto tra docente/studenti-allievi, migliorare la qualità dell’insegnamento ed evitare la marginalizzazione degli allievi con difficoltà sociali ed economiche;
  2. Prevedere, sulla falsa riga di quanto fatto all’inizio di questo anno scolastico, delle offerte di sussidio progressivo per l’acquisto del materiale informatico necessario per l’insegnamento a distanza: si preveda pertanto di offrire gratuitamente dei PC per gli allievi con difficoltà economiche (come appena deciso dal Canton Friborgo);
  3. In collaborazione con il DSS, prevedere il potenziamento del servizio medico-psicologico cantonale (SMP) per assistere sia il corpo docenti, che quello studentesco;
  4. La distribuzione gratuita di minimo 2 mascherine riutilizzabili e certificate a tutto il corpo studentesco sul modello dell’Università di Neuchâtel e di Ginevra;
  5. L’annullamento del recupero degli esami di maturità professionale;
  6. L’annullamento di tutte le attività valutative previste fino al 19 ottobre, per concentrare l’insegnamento su attività di ripasso e recupero su quanto (non) fatto durante il periodo d’insegnamento a distanza. Nel resto dell’anno, si istituisca la norma del numero massimo di 3 verifiche settimanali in tutti gli istituti secondari del Cantone, come ad esempio già previsto nel regolamento del Liceo di Mendrisio;
  7. In collaborazione con i diversi enti di trasporto pubblico, l’introduzione di corse supplementari verso i principali centri formativi del Cantone;
  8. L’introduzione di sussidi straordinari per sostenere le spese di formazione, come l’introduzione di uno sportello per richiedere in maniera accelerata un aiuto allo studio – come richiesto dalla petizione “Il Governo intervenga per sostenere finanziariamente gli studenti in difficoltà” consegnata lo scorso giugno.

Ancora troppe le lacune nel rientro a scuola: insoddisfatto il SISA

Le modalità del rientro a scuola odierno non soddisfano il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), che già alcune settimane fa aveva indicato alcune chiare lacune nei piani illustrati dal DECS per il ritorno sui banchi. Nonostante le diverse rivendicazioni avanzate dal sindacato in merito alla riapertura delle scuole, il Dipartimento ha proseguito sulla strada già delineata senza considerare le richieste del movimento studentesco. 

La scuola è dunque ripartita oggi (fortunatamente in presenza), ma ben poche sono le misure volte a sostenere ed accompagnare le studentesse e gli studenti dopo il difficile periodo del lockdown. Sul fronte delle mascherine, è stato oggi distribuito ad ogni studente del secondario superiore un “set” da 10 mascherine, che secondo le indicazioni d’uso delle autorità cantonali dureranno verosimilmente 2 settimane: data l’obbligatorietà dell’uso delle stesse qualora non venga rispettata la distanza di sicurezza (situazione che concerne un gran numero di studenti del post-obbligo), ci sembra assurdo che esse non vengano fornite gratuitamente. Si rischierà pertanto di vedere una parte del corpo studentesco (specialmente coloro che provengono dalle fasce di reddito medie-basse) riutilizzare in maniera controproducente le stesse mascherine per settimane, al fine di alleggerire le spese domestiche, compromettendo sia la loro che la salute altrui: ci pare dunque assurdo che lo Stato non intervenga al fine di evitare che un tale scenario possa realizzarsi. 

Ma l’immobilismo dell’autorità cantonale non si limita alle mascherine. Nonostante una parte consistente dell’anno scolastico passato sia stato caratterizzato dall’acuirsi delle diseguaglianze sociali e del correlato aumento del divario scolastico viste la diversità delle condizioni di studio della scuola “a distanza”, il DECS ha fatto ben poco per compensare eventuali problemi di questo genere. Ciò rappresenta un’ingiustizia che il SISA non può accettare. Se infatti coloro che dal profilo scolastico hanno più sofferto l’assenza della scuola sono le classi più svantaggiate, a subire ulteriormente il peso di condizioni di studio meno favorevoli saranno le stesse classi sociali che non potranno permettersi serenamente di pagare dei corsi di recupero privati (neanche se “sovvenzionati” dallo Stato, come pare che si voglia procedere). In questo senso è importante che nel corso del primo mese di scuola “in presenza” ci si concentri a colmare le lacune accumulate, evitando perciò ogni attività valutativa, affinché le studentesse e gli studenti non vengano penalizzati per una situazione di cui non sono responsabili. Ci teniamo d’altronde a precisare la nostra opposizione alle pratiche di “esternalizzazione” dei corsi di recupero cui si sta prestando il DECS coinvolgendo associazioni private e soggetti esterni al mondo scolastico: le ripetizioni devono essere assicurate dalla scuola pubblica e dai suoi docenti, il cui organico – se insufficiente – può e deve essere potenziato allo scopo.

Da ultimo, ma non meno importante, il posticipo degli esami di maturità professionale ci pare nella sua attuale modalità decisamente assurdo. Si intende infatti recuperare questi esami nel mese di ottobre, giustamente preceduti, come da noi più volte rivendicato, da appositi corsi di recupero. Il problema è tuttavia rappresentato dal fatto che questi corsi verosimilmente si terranno durante il weekend: per molti studenti delle scuole professionali che vivono nelle zone discoste del Cantone, raggiungere la propria scuola con gli orari dei trasporti pubblici del fine settimana, può risultare fortemente problematico. Chiediamo pertanto al Dipartimento e alla Divisione della formazione professionale di posticipare gli esami alla fine del semestre autunnale, in alternativa all’inizio del semestre primaverile, di modo da poter spalmare i corsi di recupero, tra lunedì e venerdì, nell’arco del semestre ed a settimane alterne (ovvero una settimana si svolge il recupero, la settimana successiva è libera): in questo modo, oltre ad andare incontro agli studenti delle zone più discoste, si permetterebbe agli studenti di rientrare a scuola nel primo mese con più serenità, facilitando l’acquisizione dei saperi necessari per svolgere la prova di esame. 

Il SISA si aspetta dunque che il DECS risolva al più presto i problemi segnalati e che agisca tempestivamente affinché a pagarne le spese non siano sempre gli stessi: è impensabile pensare di ripartire come se nulla fosse accaduto, occorre agire con decisione ed occorre farlo subito.

Il Ticino torna finalmente a scuola, ma non basta

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con relativa soddisfazione dell’odierna decisione del Consiglio di Stato relativa al rientro scolastico, grazie alla quale le studentesse e gli studenti ticinesi potranno tornare sui propri banchi per frequentare una scuola di nuovo “normale”. I mesi di insegnamento a distanza sperimentati nel secondo semestre dello scorso anno scolastico hanno infatti dimostrato le importanti criticità della scuola “da casa”: isolamento sociale, disparità nell’accesso alla rete e ai contenuti didattici, accentuazione delle diversità nei ritmi di apprendimento, ecc. Un ritorno alla “normalità” (pur con i dovuti accorgimenti igienici e di distanza sociale) non può quindi che rallegrare il sindacato studentesco.

Nei piani illustrati oggi a Bellinzona non mancano però alcune importanti lacune sulle quali è opportuno riportare l’attenzione; lacune che, ci teniamo a precisare nuovamente, non vertono sulle valutazioni sanitarie formulate dagli esperti (ai quali esprimiamo la nostra piena fiducia), bensì su alcuni provvedimenti di tipo finanziario e scolastico (non) stabiliti dall’autorità cantonale. In primo luogo, constatiamo come il DECS, pur non escludendo l’obbligo della mascherina per alcuni istituti e alcune classi delle scuole post-obbligatorie, non abbia ancora previsto la distribuzione gratuita di mascherine agli studenti che fossero costretti ad indossarla o che volessero farlo per la propria sicurezza. Considerando l’impatto di una tale spesa sull’arco di un semestre (o di un intero anno scolastico), riteniamo cruciale che lo Stato garantisca la tutela della salute degli studenti, dei docenti e dei loro familiari distribuendo gratuitamente delle mascherine riutilizzabili a tutti coloro che ne avessero bisogno.

In secondo luogo, ci stupisce constatare come il Dipartimento non abbia ancora previsto delle ulteriori forme di sostegno scolastico agli studenti in difficoltà: oltre agli sconti sui corsi di recupero estivi (peraltro subappaltati ad associazioni private e non garantiti su tutto il territorio), non sono infatti state previste particolari misure di accompagnamento durante l’anno scolastico per colmare le eventuali lacune formative dovute al periodo di scuola a distanza. In questo senso, ribadiamo la necessità di introdurre corsi di recupero e doposcuola pubblici, gratuiti e di qualità in tutti gli ordini scolastici per tutta la durata del prossimo anno scolastico: lo Stato deve garantire agli istituti i mezzi finanziari per realizzarli e vigilare affinché tutta la rete scolastica garantisca tali servizi senza disparità territoriali. Gli strumenti di selezione attualmente in vigore nelle scuole post-obbligatorie andrebbero inoltre nuovamente alleggeriti, onde evitare che “l’onda lunga” della scuola a distanza accentui ulteriormente le disparità sociali fra gli allievi: il limite alle bocciature nelle scuole post-obbligatorie (licei e scuole professionali) non può essere reintrodotto senza penalizzare maggiormente chi ha avuto maggiori difficoltà a seguire le lezioni a distanza dello scorso semestre, a causa di un ambiente familiare difficile, dell’assenza di spazi non adatti allo studi o dei mezzi necessari a consultare il materiale, ecc.

Il SISA tiene infine a rimarcare come la pandemia da COVID-19 e di riflesso l’odierna decisione governativa abbiano messo a nudo varie fragilità della scuola ticinese, confrontata con spazi e risorse insufficienti ad adempiere compiutamente alla propria funzione. Una riduzione del numero di allievi per classe, un ammodernamento dell’infrastruttura scolastica, l’introduzione strutturale di misure di sostegno scolastico come corsi di recupero e doposcuola, benché osteggiate nel recente passato poiché “troppo costose” si rivelano oggi più che mai necessarie non solo per migliorare la qualità e la democraticità dell’insegnamento, ma anche per far fronte ad una possibile recrudescenza della crisi sanitaria. Viene dunque da chiedersi quanto occorrerà attendere prima di vedere adottati simili provvedimenti…

Rientro scolastico: evitiamo il disastro per gli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), in previsione dell’imminente decisione Dipartimentale, ci tiene a rimarcare pubblicamente la propria posizione in merito alla ripresa della scuola ticinese. Ben consci di una situazione epidemiologica incerta e in continuo movimento, affidandoci pertanto alle mani degli esperti in materia sanitaria, è in ogni scenario fondamentale fare tesoro dell’esperienza accumulata nel corso dello scorso semestre per evitare che gli effetti negativi del modello a distanza possano ripresentarsi e aggravare la situazione del corpo studentesco.

In questo senso, ribadiamo come il modello d’insegnamento a distanza sia da evitare su tutta la linea nel caso non sia strettamente necessario in ragione, oltre che della sua antidemocraticità, del peggioramento della qualità dell’insegnamento stesso: è impensabile che nuovi elementi si possano acquisire senza un contatto diretto con un docente. Perciò, qualora le indicazioni sanitarie lo permettano, invitiamo il DECS a seguire l’esempio dell’Università di Neuchâtel, la quale offrirà ai propri studenti delle mascherine riutilizzabili al fine di garantire il maggior numero di lezioni in presenza: qualora si possano seguire le lezioni di persona unicamente indossando le mascherine, invitiamo il Dipartimento a seguire questa strada e distribuire gratuitamente le mascherine al corpo studentesco e docente.

Il sindacato studentesco esprime pertanto la necessità che il Dipartimento si attivi finanziariamente per garantire le lezioni in presenza e per colmare le lacune formative accumulate nello scorso semestre di scuola “da casa”. È dunque di imprescindibile importanza che vengano garantite le risorse per lo svolgimento di corsi di recupero pubblici, gratuiti e di qualità, concepiti sia come dei corsi facoltativi relativi alle materie specifiche che come doposcuola. Sempre dal profilo finanziario, oltre a fornire le mascherine, lo Stato deve farsi carico delle differenze materiali che si presentano nella scuola e dunque deve fornire a tutto il corpo studentesco gli strumenti informatici necessari per lo svolgimento delle attività didattiche, a prescindere dalla modalità d’insegnamento – in presenza e/o a distanza. Inoltre, ci attendiamo una rapida risposta alle rivendicazioni contenute nella nostra petizione consegnata a fine giugno e corredata da circa 500 firme, che richiede l’introduzione di aiuti finanziari straordinari per gli studenti messi in difficoltà dalla pandemia. Dal profilo didattico è necessario che vi siano delle garanzie sul carico di lavoro e che si sospenda nuovamente il limite di bocciature: le misure introdotte lo scorso semestre per evitare un terremoto in termini di bocciature e dispersi del sistema scolastico hanno permesso agli studenti di vivere serenamente un periodo difficile, tuttavia evitiamo che il disastro venga semplicemente posticipato di un anno.

In generale il sindacato studentesco si oppone ad ogni forma di avanzamento della componente a distanza nell’insegnamento, spesso presentata come una moderna “digitalizzazione” e dunque come un elemento di progresso per la scuola ticinese, al punto che in alcuni settori scolastici la pandemia ha costituito il pretesto per procedere a tappe forzate in questo senso: secondo i piani attualmente previsti, nelle scuole professionali sono infatti previste delle ore di insegnamento a distanza anche se la situazione sanitaria non lo dovesse richiedere! In realtà, ora come ora, tale processo rappresenta solo una minaccia per la qualità dell’insegnamento e la socializzazione delle studentesse e degli studenti: la scuola è fatta di persone, non di numeri da selezionare e formattare a distanza. Vogliamo sperare che il DECS non voglia usare la pandemia per imporre una scuola simile senza alcun dibattito in merito!

Consegnata la petizione sulla nuova griglia oraria liceale: il Governo ascolti le rivendicazioni degli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione “Nuova griglia oraria del Liceo: si sospenda il progetto!” corroborata da quasi 730 firme.

Nonostante la nuova griglia oraria liceale fosse stata contestata sia dal corpo docenti che dal corpo studentesco, nel pieno dell’emergenza sanitaria il Consiglio di Stato ha approvato il progetto portato avanti dal DECS. La modifica della griglia oraria conteneva infatti diverse problematicità, come l’aumento del carico orario settimanale e l’anticipazione della scelta dell’indirizzo liceale all’inizio del ciclo medio superiore. La mossa del Governo nel bel mezzo della crisi pandemica, nonostante fossero pendenti sia la petizione del SISA che quella lanciata dall’Associazione dei docenti delle scuole medie superiori ticinesi (ADSMS), deluse e sconcertò il sindacato studentesco che prese atto dell’antidemocraticità dei processi di modifica degli studi liceali.

Il fatto che non si possa discutere liberamente e serenamente su una modifica così importante degli studi medio superiori preoccupa, al contempo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene importante che il DECS implementi a partire da settembre, tenendo conto dei disagi creatisi durante la chiusura forzata delle scuole, delle misure specifiche per arginare le potenziali derive della nuova griglia oraria, come rivendicato pubblicamente a marzo (leggi qui il comunicato). 

Guarda qui il servizio del Quotidiano!

Consegnate 500 firme per aiuti straordinari agli studenti in difficoltà!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione intitolata “Il Governo intervenga per sostenere finanziariamente gli studenti in difficoltà” corroborata da circa 500 firme.

La pandemia ha colpito duramente anche gli studenti: come riporta la RTS, il 60% dei “lavoretti” studenteschi sono stati soppressi durante la crisi e nelle università romande sono raddoppiate le richieste di aiuti finanziari da parte di studenti in difficoltà. La situazione delle studentesse e degli studenti non può che aggravarsi con il tempo, infatti l’interruzione della carriera universitaria e professionale a causa di una condizione finanziaria più fragile, diventa facilmente un fattore di precarizzazione dei giovani ticinesi: la sospensione del percorso accademico può tradursi in un indebolimento dello statuto dei giovani nel mercato del lavoro e portare ad un aumento della disoccupazione e assistenza giovanile (peraltro in aumento tra gli under 25). Il Cantone deve fare la sua parte: vanno creati degli aiuti straordinari a cui accedere in tempi rapidi e va condonato il debito studentesco che grava sui neo-laureati. Occorre anche un sostegno alle famiglie con figli agli studi, colpite dalla riduzione del reddito a causa del lavoro ridotto (che dà accesso unicamente al 80% del salario) e in certi casi anche da licenziamento: vanno rimborsate rette scolastiche e universitarie, abbonamenti dei trasporti pubblici e gite scolastiche.

La petizione ha già sortito qualche effetto: le gite di maturità sono state rimborsate, ma mancano ancora aiuti finanziari per gli studenti universitari. Ci aspettiamo dunque che il Consiglio di Stato agisca al più presto in tal senso! 

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Due Giornate Autogestite garantite: richiesta del SISA accolta dal parlamento!

In questi giorni il Gran Consiglio ha discusso tra gli altri temi anche di scuola, approvando alcune importanti proposte avanzate dal deputato Massimiliano Ay (PC).

È con grande soddisfazione che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto della decisione del Parlamento di garantire, inserendo questo principio nei regolamenti scolastici, due Giornate Autogestite in tutte le scuole del grado medio superiore e nelle scuole professionali a tempo pieno. Questa decisione rappresenta un’importante vittoria per il SISA, che per anni si è battuto per questo diritto, rivendicandolo anche con una risoluzione assembleare approvata due anni fa. Le Giornate Autogestite rappresentano una conquista molto significativa per gli studenti per il loro importante valore formativo e la responsabilizzazione dei giovani, ma soprattutto perché permettono a questi ultimi di partecipare attivamente alla vita dell’istituto scolastico. Le direzioni scolastiche non potranno dunque più ostacolare gli studenti, trincerandosi dietro alle varie scuse cui siamo abituati, e dovranno invece sostenerli nell’organizzazione delle due giornate autogestite ormai garantite dai regolamenti (che auspichiamo il governo provvederà a modificare al più presto).

Un’altra buona notizia nell’ottica dell’accesso alla formazione è la decisione di abolire il numero chiuso per l’accesso al corso passerella. Grazie all’esame passerella, gli studenti che detengono la maturità professionale o specializzata possono ottenere la maturità liceale che permette loro di accedere ad una formazione universitaria. Data l’importante possibilità che offre questo corso è pertanto giusto che chiunque abbia la motivazione per intraprenderlo ne abbia anche la possibilità, senza sottostare alle selettive procedure di ammissione che lo caratterizzano oggi.

Soddisfatto di questi importanti risultati, che dimostrano ancora una volta l’importanza della lotta collettiva e dell’organizzazione sindacale, il SISA non si ferma e continuerà a lavorare per fare in modo che venga garantito il diritto allo studio, così come la qualità dell’insegnamento nelle scuole ticinesi.

Obiettivo 95%: un’importante vittoria nel nome del diritto allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) accoglie con soddisfazione la decisione del Gran Consiglio di approvare il messaggio relativo al cosiddetto “Obiettivo 95%” ed evadere in tal modo la mozione del deputato Massimiliano Ay (PC), introducendo l’obbligo formativo fino ai 18 anni, che garantisce finalmente a tutti i giovani il diritto di intraprendere un’attività formativa fino al raggiungimento della maggiore età.

Quello approvato dal parlamento cantonale è un buon primo passo per contrastare la disoccupazione giovanile e l’esclusione sociale che generalmente ne consegue (ad esempio attraverso il ricorso all’assistenza, drammaticamente aumentato fra i giovani negli ultimi anni): il SISA rivendica d’altronde l’adozione di provvedimenti in tal senso fin dall’inizio del 2018. È pur vero però che, a differenza dell’obbligo scolastico da noi richiesto due anni fa, l’obbligo formativo non prevede che l’obbligatorietà si estenda fino all’ottenimento di un titolo formativo (diploma secondario superiore), senza il quale non è affatto scontato riuscire a trovare un’occupazione e condizioni di lavoro dignitose (garantite proprio dal valore legale del diploma). Oltre a ciò, l’incertezza relativa ai percorsi formativi riconosciuti dal governo non fornisce garanzie circa la qualità e la democraticità delle soluzioni previste: vi è in effetti il rischio che, attraverso il riconoscimento di talune attività, si alimentino fenomeni di privatizzazione dei percorsi educativi (le società private che offrono servizi di “coaching” sono già oggi numerose) e di selezione sociale fra le nuove generazioni

Senz’altro soddisfatto per la decisione parlamentare, che fornisce un’importante base legale per l’estensione del diritto allo studio in Ticino, il SISA è però altrettanto cosciente delle lacune che ancora caratterizzano il cosiddetto “Obiettivo 95%” e non mancherà dunque di osservare con attenzione l’applicazione di questo programma. 

Il governo aiuti gli studenti! Il SISA lancia una petizione online

Nonostante le richieste contenute nella risoluzione pubblicata in data 2 aprile 2020, ancora nessuna iniziativa di carattere economico è stata messa in atto per sostenere gli studenti e le loro famiglie. Per tutelare il diritto allo studio e quindi assicurarsi che nessuno studente debba rinunciare ai propri studi a causa delle ristrettezze economiche causate dalla crisi, il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato una petizione online indirizzata al Consiglio di Stato ticinese.

L’attuale crisi sanitaria ha avuto e continua ad avere tutt’ora un forte impatto sulla vita dei cittadini che hanno dovuto confrontarsi con nuovi limiti e restrizioni e hanno perciò dovuto cambiare le loro abitudini sul piano sociale. Al contempo però gli effetti della pandemia si sono ripercossi anche sul piano economico. Come ormai sappiamo, diversi settori si sono dovuti fermare completamente per evitare l’aumento dei contagi. Per contenere le conseguenze negative date da questa situazione lo Stato ha già messo a disposizione di diverse categorie della popolazione degli aiuti mirati, dimenticandosi però delle studentesse e degli studenti. 

La crisi economica infatti non colpisce solo i lavoratori o i titolari di piccole e medie imprese, bensì anche tutte le studentesse e gli studenti. Ci teniamo a ricordare infatti che ¾ degli studenti universitari sono costretti a lavorare à côté degli studi per riuscire a far fronte a tutte le proprie spese (affitto, cibo, cassa malati, abbonamenti di telefonia, ecc.). A causa del lockdown però mentre la loro attività lavorativa cessava le spese da affrontare sono rimaste le medesime nonostante spesso, come è il caso per le rette universitarie, molti dei servizi per cui hanno pagato sono stati limitati o sospesi. Gli studenti del grado terziario finora non hanno ricevuto alcun aiuto finanziario straordinario, la retta semestrale già versata non gli è stata restituita e non è stata annullata la richiesta di rimborso dei prestiti di studio. Il governo deve intervenire per sostenerli anche sul piano finanziario!

Non è però solo il portafoglio degli studenti universitari ad essere toccato: i liceali che hanno dovuto annullare le proprie gite di maturità non hanno ancora ricevuto nessun rimborso, così come gli studenti e gli apprendisti titolari di un abbonamento per il trasporto pubblico reso inutile dalla quarantena. Un rimborso di queste spese non solo sarebbe corretto visto che ad esse non è corrisposto un servizio, ma darebbe anche una boccata d’aria alle famiglie ticinesi toccate dalla riduzione del proprio reddito o in certi casi addirittura da un licenziamento.

Data la situazione straordinaria in cui stiamo vivendo, non potremo recarci nelle scuole per raccogliere le firme delle studentesse e degli studenti, ma invitiamo fin da subito chiunque condivida le nostre posizioni e voglia difendere il diritto allo studio anche in questa situazione straordinaria a sottoscrivere la nostra petizione online.