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Apprendisti e tredicesima: un passo avanti, ma non è sufficiente!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si ritiene soddisfatto della decisione del Gran Consiglio odierna riguardante la tredicesima per le apprendiste e gli apprendisti nel settore pubblico e parapubblico. È infatti stata approvata la modifica normativa che garantisce alle persone in formazione la tredicesima mensilità.

Nonostante il significativo passo in avanti, la modifica non è priva di lacune. Non vi è infatti alcuna garanzia che il salario degli apprendisti aumenti, con il conseguente rischio che le attuali 12 mensilità vengano ripartite su 13 mesi, riducendo il salario mensile degli apprendisti e mantenendo il salario annuale invariato.

Il SISA rivendica dunque che alle apprendiste e agli apprendisti venga garantito un aumento salariale con l’inserimento della tredicesima mensilità, l’introduzione di un salario minimo di 1’000 CHF al primo anno di formazione e una riduzione delle ore di lavoro settimanali a 35 ore per tutti i settori. Infine auspichiamo che il Governo intervenga attivamente sul mercato del lavoro e nelle commissioni tripartite per introdurre la tredicesima anche per le persone in formazione impiegate nel settore privato!

Consegnate 2300 firme per introdurre delle corse supplementari nelle tratte più affollate del Cantone!

Comunicato stampa del 27 novembre 2020


È stata consegnata in data odierna la petizione “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate”, corroborata da quasi 2300 firme. La petizione, lanciata poco più di due settimane fa, chiede al Consiglio di Stato di “rafforzare immediatamente il trasporto pubblico introducendo delle corse supplementari (autopostali, bus e treni) nelle tratte più frequentate dalla popolazione ticinese”.

Benché la situazione sanitaria sembrerebbe essersi stabilizzata, il trasporto pubblico affollato continua a rappresentare un pericolo per la sanità pubblica. L’intervento del DECS, più “politico” – volto a difendere ipocritamente l’“abbiamo fatto il possibile” – che realmente risolutivo, ha creato ulteriori problemi senza migliorare effettivamente la condizione delle studentesse e degli studenti sui trasporti pubblici. Affinché si possa mantenere la didattica in presenza è necessario uno sforzo maggiore da parte del Governo, proponendo delle reali soluzioni che migliorino la qualità e la quantità del trasporto casa-scuola.

La delegazione del SISA (composta da Rudi Alves e Filippo Beroggi) all’entrata della Cancelleria.

Contrariamente a quanto affermato da Daniele Sartori a “laRegione”, l’amministrazione cantonale non sta facendo il possibile per evitare di passare all’insegnamento ibrido e/o a distanza. È indifendibile affermare che non si possa fare di più e credere che l’attuale soluzione possa avere un reale impatto sull’affollamento dei trasporti pubblici al fine di evitare la chiusura delle scuole.

Il SISA chiede pertanto un intervento più coraggioso da parte dell’autorità, introducendo delle corse supplementari nelle tratte affollate e ripristinando gli orari abituali nelle scuole medie superiori: il corpo studentesco del post-obbligo merita delle risposte serie e proporzionali alla gravità della situazione, non di essere preso in giro!

Il diritto allo studio va garantito anche agli allievi in quarantena!

Il rientro a scuola nelle scuole post-obbligatorie dopo il periodo di confinamento non è stato privo di problemi, ancor prima dell’inizio dell’anno infatti le preoccupazioni raccolte dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) erano già molte: il ritorno in classe non ha fatto altro che confermare la fondatezza dei problemi riscontrati. Tra i problemi più sentiti sono emersi l’eccessivo carico di lavoro per riuscire a recuperare il programma, verifiche settimanali troppo numerose e il sovraffollamento dei mezzi pubblici.  A questo proposito lo scorso settembre il SISA aveva realizzato una azione di protesta simbolica in diversi istituti scolastici volta a denunciare questi problemi, seguita dal lancio della petizione per chiedere l’aumento delle corse dei trasporti pubblici nelle tratte affollate.

A più di due mesi dall’inizio della scuola, in un periodo di aumento significativo dei contagi, le quarantene che una parte considerevole del corpo studentesco si trova a dover affrontare sono sempre più frequenti e numerose: in questo contesto la disorganizzazione degli istituti scolastici, unita alla noncuranza del DECS, mette seriamente in discussione il diritto allo studio. Infatti è ormai noto sin dall’inizio dell’anno scolastico che diverse studentesse e diversi studenti, per evidenti cause sanitarie legate alla pandemia, sono tenuti a restare confinati per un periodo di minimo 10 giorni: a questi si sommano coloro che, trovandosi in una situazione di salute delicata o a contatto con persone a rischio, scelgono di non andare scuola.

Alle studentesse e agli studenti che si trovano in questa condizione non viene assicurata la possibilità di seguire le lezioni “in diretta”, infatti l’allievo si trova a dover recuperare il programma autonomamente sulla base di documenti messi a disposizione dal docente o utilizzando gli appunti di altri allievi. Questo problema concerne diverse scuole post-obbligatorie causando un evidente peggioramento della qualità dell’insegnamento e mettendo fortemente a rischio la riuscita scolastica di una parte del corpo studentesco. Queste condizioni di studio aumentano lo stress e l’inquietudine negli studenti e compromettono il diritto allo studio di diversi studenti.

Per queste ragioni, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso di inviare una missiva al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) in cui vengono chiesti chiarimenti sull’assicurazione del diritto allo studio per tutti le studentesse e gli studenti in confinamento e viene chiesto di implementare una didattica a distanza che permetta allo studente a casa di seguire adeguatamente il programma tramite videolezione sincrona o registrata: non si tratta di installare permanentemente e “normalizzare” l’insegnamento a distanza, ma di mettere sul tavolo una soluzione d’emergenza a tutela del diritto allo studio. Le studentesse e gli studenti non devono pagare per qualcosa di cui non sono responsabili e la loro riuscita scolastica non dev’essere messa in discussione dal virus! 

Affollamento dei mezzi pubblici: il DECS conferma il problema, ma si limita ai cerotti

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto in data odierna della decisione del DECS di posticipare l’orario d’inizio delle lezioni nelle scuole medie superiori ticinesi (Licei e Scuola cantonale di commercio). Con questa decisione, il Dipartimento dell’educazione non fa che confermare la gravità del problema denunciato dal SISA fin dall’inizio dell’anno scolastico, ossia il sovraffollamento dei mezzi pubblici utilizzati tanto dagli studenti quanto dai lavoratori pendolari. Problematica molto sentita dagli studenti, al punto da spingere il sindacato studentesco a lanciare una petizione per chiedere l’aumento delle corse negli orari di punta e nelle tratte più affollate: il successo della petizione, che ha raccolto già 500 firme in poco più di 48 ore, dimostra quanto sia diffusa questa preoccupazione.

Se il problema dell’affollamento viene finalmente riconosciuto, l’intervento proposto non è decisamente all’altezza della situazione e somiglia più ad un “cerotto” che ad una reale soluzione. Da un lato, non si prendono in considerazione tutte le scuole post-obbligatorie, “risolvendo” il problema solo a metà: non viene infatti previsto alcun intervento per gli studenti e gli apprendisti che quotidianamente devono recarsi verso le varie scuole professionali del cantone (che spesso utilizzano tratte differenti da quelle dei liceali o dagli allievi della SCC). D’altra parte, il posticipo dell’inizio delle lezioni – a cui si accompagna una riduzione delle pause – rischia seriamente di aumentare lo stress degli studenti, con un conseguente calo dell’attenzione durante le lezioni ed una diminuzione della qualità dell’apprendimento, specialmente per coloro che hanno maggiori difficoltà scolastiche o dei disturbi dell’attenzione.

Il SISA non si oppone di certo ad un posticipo generalizzato dell’inizio delle lezioni (ricordiamo che gli studenti che provengono dalle zone più discoste devono spesso affrontare lunghi tragitti prima di raggiungere la propria scuola), ma questo non deve fungere da scusa per ridurre le pause e “concentrare” la durata delle lezioni. Auspichiamo dunque che il DECS verifichi periodicamente l’impatto di questa misura, affinché essa non conduca ad un aumento dello stress e del carico di lavoro per gli studenti (non vorremmo infatti che, per ovviare agli inconvenienti provocati da questa decisione, i docenti aumentassero il numero di compiti a casa per “sgravare” le lezioni e renderle più gradevoli). Rimarchiamo infine come, ancora una volta, si siano dimostrate fondate le preoccupazioni espresse dal SISA in merito all’introduzione della nuova griglia oraria del Liceo durante questo anno scolastico, censurando il dibattito che si stava creando in merito nel mondo della scuola e rischiando – come ora appare evidente – di creare ulteriori problemi sul piano organizzativo (una delle conseguenze del nuovo piano orario era infatti proprio l’aumento delle ore di scuola settimanali, fra le quali si vogliono ora anche togliere le pause…).

Il SISA lancia la petizione: “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate!”

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), visto l’aggravarsi della situazione pandemica, ha lanciato una petizione online intitolata “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate!”, affinché il Consiglio di Stato ticinese intervenga al più presto per risolvere il problema dell’affollamento dei trasporti pubblici. 

Dall’inizio dell’anno scolastico – come del resto anche negli anni precedenti – le studentesse e gli studenti di tutto il Cantone si spostano usufruendo del trasporto pubblico e sono giornalmente confrontate/i con situazioni spiacevoli dovute alla carenza, all’affollamento e al ritardo dei mezzi pubblici. Se in tempi normali la situazione non è ottimale, con l’arrivo della pandemia non può che essere peggiore e nonostante il problema sia ormai noto da tempo alle autorità, nessuna misura significativa è stata finora implementata.

La gravità della situazione è già stata segnalata dal SISA al Governo agli inizi di settembre, momento in cui già avanzavamo la richiesta di introdurre delle corse supplementari verso i principali centri formativi: andando di questo passo a procrastinare, il rischio è quello di accelerare ulteriormente il ritmo dei contagi e dover tornare allo scenario del confinamento. La chiusura delle scuole dello scorso marzo ha dimostrato di incrementare le diseguaglianze scolastiche e sociali: essa via dunque evitata con ogni mezzo possibile! L’obiettivo della politica in questo momento dev’essere quello di frenare i contagi, garantire la salute pubblica e impedire l’accrescere del malessere sociale. Pur non volendosi sostituire agli esperti sanitari, il sindacato studentesco trova piuttosto contraddittoria la situazione odierna: risulta infatti incomprensibile il paradosso che è venuto a crearsi con le ultime misure, secondo cui negli spazi pubblici e privati non bisogna creare assembramenti di più di cinque persone, mentre sui mezzi pubblici ci si può ritrovare ammassati in pochi metri quadrati.

Ad essere coinvolto dall’affollamento dei mezzi pubblici non è solo il corpo studentesco, bensì l’intera società: a spostarsi con il trasporto pubblico non sono infatti solo le studentesse e gli studenti, ma anche le lavoratrici e i lavoratori di diversi settori tra cui anche i professionisti della sanità, con tutti i pericoli del caso. Per questa ragione chiediamo alla popolazione ticinese di sostenere e firmare la nostra petizione affinché il Consiglio di Stato intervenga urgentemente sulla questione!


Assemblea del SISA: eletta una nuova coordinatrice e discusse le priorità dell’azione sindacale di fronte alla pandemia

Lo scorso sabato, 17 ottobre 2020, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea generale a Locarno per rinnovare il coordinamento e discutere delle azioni necessarie per far fronte alle preoccupazioni scolastiche e sindacali presenti nell’attuale situazione sanitaria.

In questa occasione il consesso ha eletto quale nuova coordinatrice Sarah Sbabo, studentessa della SUPSI e già membro della segreteria da un anno. Al suo fianco è stato confermato l’attuale coordinatore Rudi Alves, studente all’università di Ginevra. L’assemblea ha inoltre ringraziato vivamente l’uscente coordinatore Zeno Casella, che lascia il coordinamento dopo 5 anni di proficuo lavoro all’interno del sindacato studentesco. 

Un momento della discussione assembleare, durante la relazione del coordinatore Rudi Alves.

La situazione provocata dalla pandemia ha imposto una profonda riflessione sul futuro del sindacato studentesco e delle esigenze e problematiche che colpiscono il corpo studentesco in questo periodo. In primis si è discusso sulle forme di protesta, d’organizzazione e comunicazione da adottare in questo periodo d’agibilità sindacale ridotta per via delle norme sanitarie. Sul fronte rivendicativo è stata costituita una cellula tematica sulla questione dell’insegnamento a distanza, di modo da elaborare una linea sindacale sul tema per rispondere alle necessità del corpo studentesco. Lo scenario dell’insegnamento ibrido e a distanza, sia per esigenze di carattere sanitario che per pressioni provenienti dal mondo economico, sembra destinato a materializzarsi nel prossimo periodo e sono diverse le reazioni contrarie provenienti dalle studentesse e dagli studenti: la priorità deve essere la difesa della loro salute, dei loro diritti e della qualità dell’insegnamento.

L’assemblea ha pure ratificato il proprio sostegno all’iniziativa popolare “per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”, in votazione il prossimo 29 novembre: l’impiego di fondi pubblici in investimenti bellici che mettono a repentaglio la pace e impoveriscono i paesi del Sud del mondo è inaccettabile per il SISA, che rivendica invece maggiori investimenti in campi ben più utili e necessari come quello formativo.

Trasporto pubblico gratuito: il parlamento abbia più coraggio della sua commissione!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con delusione delle conclusioni del rapporto della commissione “ambiente, territorio ed energia” del Gran Consiglio in merito alla petizione “Ticino: fai la tua parte per il clima!”, consegnata nel marzo 2019 e sottoscritta da oltre 4000 cittadine/i. Nel documento, che verrà discusso durante la seduta parlamentare della prossima settimana, si rinuncia infatti ad intervenire sul problema dell’eccessivo costo dei trasporti pubblici, contro il quale il SISA si batte da anni sostenendo l’introduzione della gratuità dei trasporti per i giovani in formazione.

La petizione, elaborata e consegnata dal movimento “Sciopero per il clima”, viene accusata di “sfruttare l’attualità del tema del cambiamento climatico per promuovere rivendicazioni dettate da altri motivi” (ossia di carattere sociale): nel fare tale considerazione si evita puntualmente di riconoscere come, fin dalle prime manifestazioni a favore del clima, si è sempre rivendicato l’introduzione di politiche ambientali che seguissero il principio della “giustizia climatica”. Non vogliamo infatti che si faccia pesare sulle spalle dei più deboli il peso della transizione ecologica: essa deve invece andare nella direzione di un’estensione dei diritti degli studenti, dei lavoratori, dei pensionati, sia sul piano ambientale che su quello sociale! Affinché si possano limitare le conseguenze del cambiamento climatico (impedirle è ormai sempre più difficile), occorre quindi ragionare a nuovi modelli di produzione e di consumo: il trasporto pubblico gratuito è uno dei tasselli fondamentali di questa strategia, e non riconoscerlo significa rinunciare ad affrontare alla radice il problema dell’inquinamento nel nostro cantone.

La commissione afferma d’altra parte che “la fascia dei giovani è quella che maggiormente beneficia di un sistema tariffario che va loro incontro”: ciò è sicuramente vero rispetto ai prezzi proibitivi oggi esistenti per il resto della popolazione, ma non basta affatto! Gli abbonamenti annuali costano infatti centinaia di franchi, che per le tasche degli studenti e degli apprendisti sono cifre spesso e volentieri semplicemente esorbitanti (in particolare per coloro che provengono da famiglie con redditi medio-bassi). Ricordiamo peraltro come negli ultimi anni siano state numerose le misure di risparmio e gli aumenti dei prezzi degli abbonamenti per i giovani: nel 2017 venivano tagliati i sussidi per gli abbonamenti arcobaleno agli apprendisti, mentre le FFS continuano ancor oggi a ridurre l’offerta di abbonamenti ribassati per gli studenti (lo scorso anno l’abbonamento Binario7 veniva rimpiazzato con il nuovo e più costoso Seven25, mentre nel luglio di quest’anno è stata annunciata la soppressione dell’abbonamento generale per studenti). In questo contesto, affermare che i giovani hanno poco da lamentarsi è decisamente fuori luogo!

La commissione ha dunque mancato di coraggio, decidendo di non decidere e ignorando i casi di successo già adottati da altri paesi: ricordiamo che, ad esempio, da quest’anno il trasporto pubblico è gratuito in tutto il Lussemburgo, senza che questo ne abbia dissanguato le casse pubbliche! Il rapporto non ha d’altra parte nemmeno preso in considerazione l’adozione di misure alternative: ammesso e non concesso che il trasporto gratuito sia eccessivo, non si potevano prevedere almeno degli aiuti mirati a chi ne ha bisogno? Auspichiamo quindi che il parlamento dia un segnale diverso, riconoscendo la necessità del trasporto pubblico gratuito per i giovani in formazione e accelerando l’iter degli atti parlamentari che chiedono di andare nella direzione auspicata dalla petizione.

Azioni del SISA nelle scuole: il governo intervenga su trasporti, stress scolastico e aiuti allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato in data odierna una simbolica azione di protesta in diversi istituti scolastici per denunciare i problemi che riguardano il mondo della scuola dopo il periodo di confinamento.

La settimana scorsa il SISA aveva inviato una missiva al DECS in cui venivano messe in luce le maggiori preoccupazioni indentificate e segnalateci dal corpo studentesco: nella stessa venivano rivendicate ed indicate delle misure concrete affinché si potesse ovviare immediatamente alla situazione di malessere delle studentesse e degli studenti (vedi qui).  

Tuttavia, a distanza di una settimana, nessuna misura è stata implementata per arginare i problemi vissuti dal corpo studentesco, infatti il trasporto pubblico verso i principali centri formativi rimane affollato (vedi foto allegate, inviateci dagli studenti), la pressione sugli studenti – “colpevoli” di aver passato un semestre in quarantena – rimane invariata, come invariate rimangono le misure di sostegno alle famiglie con figli in formazione che hanno subito le conseguenze finanziarie della pandemia. Se non si interviene con la dovuta serietà e celerità il rischio è quello di accelerare il ritmo dei contagi ed incrementare i fattori di stress sul corpo studentesco – con tutte le conseguenze di ordine psicologico e sociale.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso per questo motivo di alzare la voce nelle scuole per reclamare urgentemente al governo ticinese un intervento che segua le indicazioni contenute nella lettera inviata al DECS, affinché le studentesse e gli studenti non debbano pagare i costi della (post-)pandemia: se non si interviene oggi, pagheremo le conseguenze domani! Insomma: non tiriamo troppo la corda… 

E il DECS che fa (per le studentesse e gli studenti)?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito domenica 13 settembre per fare un bilancio delle prime due settimane di scuola “normale”. Purtroppo i timori denunciati all’inizio dell’anno scolastico dal sindacato studentesco (vedi il nostro comunicato stampa del 31 agosto) si sono concretizzati e nonostante il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ne fosse cosciente, nessuna misura è stata implementata per arginare le preoccupazioni che poi si sono rivelate fondate.

Purtroppo l’insofferenza del DECS verso le rivendicazioni legittime del SISA si è trasformata in malessere per il corpo studentesco: affollamento del trasporto pubblico casa-scuola – con tutti i rischi sanitari del caso, pressioni sulle studentesse e gli studenti per “riprendere in fretta il programma”, verifiche su temi introdotti durante il semestre di scuola da casa, sono solo alcuni dei problemi che sono stati segnalati dalle studentesse e studenti al SISA.

Per le scuole professionali è stato fissato ad ottobre il recupero degli esami di maturità professionale non sostenuti durante lo scorso semestre e gli studenti sono obbligati a frequentare delle lezioni di recupero ogni sabato, la cui comunicazione in alcune scuole è stata trasmessa solamente 2 giorni prima dello svolgimento delle stesse: lo scorso giugno agli studenti era stato comunicato che con grandi probabilità l’esame sarebbe stato annullato. Insomma, dopo un periodo difficile, le studentesse e gli studenti si trovano confrontati con una sfida che appesantisce il già eccessivo carico di lavoro del corpo studentesco, oltre che essere obbligati a dover rinunciare alle attività sociali e sportive programmate durante il sabato, momenti fondamentali nella vita sociale dei giovani.

Infine, nonostante la pandemia abbia generato delle ricadute finanziarie per diversi nuclei famigliari, nessuna misura di sostegno straordinario è stata offerta agli studenti per coprire i propri costi di formazione. In questo contesto nessun corso di recupero gratuito e pubblico è stato introdotto, mentre il Dipartimento ha addirittura appaltato questo compito ad un ente privato, il quale servizio è naturalmente a pagamento: in questo modo – in barba al diritto allo studio – il DECS non fa altro che alimentare la selezione sociale nelle scuole, dove se te lo puoi permettere hai accesso ai corsi di recupero e sostegno allo studio!

Per queste e altre ragioni, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso di inviare una missiva al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) in cui vengono elencate le principali problematiche e le seguenti rivendicazioni del sindacato, nell’auspicio che esse vengano applicate alfine di risolvere i problemi e non dover passare ad altre forme di opposizione:

  1. Rafforzare l’effettivo del corpo docenti – compresi i docenti di sostegno – per ridurre il rapporto tra docente/studenti-allievi, migliorare la qualità dell’insegnamento ed evitare la marginalizzazione degli allievi con difficoltà sociali ed economiche;
  2. Prevedere, sulla falsa riga di quanto fatto all’inizio di questo anno scolastico, delle offerte di sussidio progressivo per l’acquisto del materiale informatico necessario per l’insegnamento a distanza: si preveda pertanto di offrire gratuitamente dei PC per gli allievi con difficoltà economiche (come appena deciso dal Canton Friborgo);
  3. In collaborazione con il DSS, prevedere il potenziamento del servizio medico-psicologico cantonale (SMP) per assistere sia il corpo docenti, che quello studentesco;
  4. La distribuzione gratuita di minimo 2 mascherine riutilizzabili e certificate a tutto il corpo studentesco sul modello dell’Università di Neuchâtel e di Ginevra;
  5. L’annullamento del recupero degli esami di maturità professionale;
  6. L’annullamento di tutte le attività valutative previste fino al 19 ottobre, per concentrare l’insegnamento su attività di ripasso e recupero su quanto (non) fatto durante il periodo d’insegnamento a distanza. Nel resto dell’anno, si istituisca la norma del numero massimo di 3 verifiche settimanali in tutti gli istituti secondari del Cantone, come ad esempio già previsto nel regolamento del Liceo di Mendrisio;
  7. In collaborazione con i diversi enti di trasporto pubblico, l’introduzione di corse supplementari verso i principali centri formativi del Cantone;
  8. L’introduzione di sussidi straordinari per sostenere le spese di formazione, come l’introduzione di uno sportello per richiedere in maniera accelerata un aiuto allo studio – come richiesto dalla petizione “Il Governo intervenga per sostenere finanziariamente gli studenti in difficoltà” consegnata lo scorso giugno.

Ancora troppe le lacune nel rientro a scuola: insoddisfatto il SISA

Le modalità del rientro a scuola odierno non soddisfano il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), che già alcune settimane fa aveva indicato alcune chiare lacune nei piani illustrati dal DECS per il ritorno sui banchi. Nonostante le diverse rivendicazioni avanzate dal sindacato in merito alla riapertura delle scuole, il Dipartimento ha proseguito sulla strada già delineata senza considerare le richieste del movimento studentesco. 

La scuola è dunque ripartita oggi (fortunatamente in presenza), ma ben poche sono le misure volte a sostenere ed accompagnare le studentesse e gli studenti dopo il difficile periodo del lockdown. Sul fronte delle mascherine, è stato oggi distribuito ad ogni studente del secondario superiore un “set” da 10 mascherine, che secondo le indicazioni d’uso delle autorità cantonali dureranno verosimilmente 2 settimane: data l’obbligatorietà dell’uso delle stesse qualora non venga rispettata la distanza di sicurezza (situazione che concerne un gran numero di studenti del post-obbligo), ci sembra assurdo che esse non vengano fornite gratuitamente. Si rischierà pertanto di vedere una parte del corpo studentesco (specialmente coloro che provengono dalle fasce di reddito medie-basse) riutilizzare in maniera controproducente le stesse mascherine per settimane, al fine di alleggerire le spese domestiche, compromettendo sia la loro che la salute altrui: ci pare dunque assurdo che lo Stato non intervenga al fine di evitare che un tale scenario possa realizzarsi. 

Ma l’immobilismo dell’autorità cantonale non si limita alle mascherine. Nonostante una parte consistente dell’anno scolastico passato sia stato caratterizzato dall’acuirsi delle diseguaglianze sociali e del correlato aumento del divario scolastico viste la diversità delle condizioni di studio della scuola “a distanza”, il DECS ha fatto ben poco per compensare eventuali problemi di questo genere. Ciò rappresenta un’ingiustizia che il SISA non può accettare. Se infatti coloro che dal profilo scolastico hanno più sofferto l’assenza della scuola sono le classi più svantaggiate, a subire ulteriormente il peso di condizioni di studio meno favorevoli saranno le stesse classi sociali che non potranno permettersi serenamente di pagare dei corsi di recupero privati (neanche se “sovvenzionati” dallo Stato, come pare che si voglia procedere). In questo senso è importante che nel corso del primo mese di scuola “in presenza” ci si concentri a colmare le lacune accumulate, evitando perciò ogni attività valutativa, affinché le studentesse e gli studenti non vengano penalizzati per una situazione di cui non sono responsabili. Ci teniamo d’altronde a precisare la nostra opposizione alle pratiche di “esternalizzazione” dei corsi di recupero cui si sta prestando il DECS coinvolgendo associazioni private e soggetti esterni al mondo scolastico: le ripetizioni devono essere assicurate dalla scuola pubblica e dai suoi docenti, il cui organico – se insufficiente – può e deve essere potenziato allo scopo.

Da ultimo, ma non meno importante, il posticipo degli esami di maturità professionale ci pare nella sua attuale modalità decisamente assurdo. Si intende infatti recuperare questi esami nel mese di ottobre, giustamente preceduti, come da noi più volte rivendicato, da appositi corsi di recupero. Il problema è tuttavia rappresentato dal fatto che questi corsi verosimilmente si terranno durante il weekend: per molti studenti delle scuole professionali che vivono nelle zone discoste del Cantone, raggiungere la propria scuola con gli orari dei trasporti pubblici del fine settimana, può risultare fortemente problematico. Chiediamo pertanto al Dipartimento e alla Divisione della formazione professionale di posticipare gli esami alla fine del semestre autunnale, in alternativa all’inizio del semestre primaverile, di modo da poter spalmare i corsi di recupero, tra lunedì e venerdì, nell’arco del semestre ed a settimane alterne (ovvero una settimana si svolge il recupero, la settimana successiva è libera): in questo modo, oltre ad andare incontro agli studenti delle zone più discoste, si permetterebbe agli studenti di rientrare a scuola nel primo mese con più serenità, facilitando l’acquisizione dei saperi necessari per svolgere la prova di esame. 

Il SISA si aspetta dunque che il DECS risolva al più presto i problemi segnalati e che agisca tempestivamente affinché a pagarne le spese non siano sempre gli stessi: è impensabile pensare di ripartire come se nulla fosse accaduto, occorre agire con decisione ed occorre farlo subito.