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Il Ticino torna finalmente a scuola, ma non basta

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con relativa soddisfazione dell’odierna decisione del Consiglio di Stato relativa al rientro scolastico, grazie alla quale le studentesse e gli studenti ticinesi potranno tornare sui propri banchi per frequentare una scuola di nuovo “normale”. I mesi di insegnamento a distanza sperimentati nel secondo semestre dello scorso anno scolastico hanno infatti dimostrato le importanti criticità della scuola “da casa”: isolamento sociale, disparità nell’accesso alla rete e ai contenuti didattici, accentuazione delle diversità nei ritmi di apprendimento, ecc. Un ritorno alla “normalità” (pur con i dovuti accorgimenti igienici e di distanza sociale) non può quindi che rallegrare il sindacato studentesco.

Nei piani illustrati oggi a Bellinzona non mancano però alcune importanti lacune sulle quali è opportuno riportare l’attenzione; lacune che, ci teniamo a precisare nuovamente, non vertono sulle valutazioni sanitarie formulate dagli esperti (ai quali esprimiamo la nostra piena fiducia), bensì su alcuni provvedimenti di tipo finanziario e scolastico (non) stabiliti dall’autorità cantonale. In primo luogo, constatiamo come il DECS, pur non escludendo l’obbligo della mascherina per alcuni istituti e alcune classi delle scuole post-obbligatorie, non abbia ancora previsto la distribuzione gratuita di mascherine agli studenti che fossero costretti ad indossarla o che volessero farlo per la propria sicurezza. Considerando l’impatto di una tale spesa sull’arco di un semestre (o di un intero anno scolastico), riteniamo cruciale che lo Stato garantisca la tutela della salute degli studenti, dei docenti e dei loro familiari distribuendo gratuitamente delle mascherine riutilizzabili a tutti coloro che ne avessero bisogno.

In secondo luogo, ci stupisce constatare come il Dipartimento non abbia ancora previsto delle ulteriori forme di sostegno scolastico agli studenti in difficoltà: oltre agli sconti sui corsi di recupero estivi (peraltro subappaltati ad associazioni private e non garantiti su tutto il territorio), non sono infatti state previste particolari misure di accompagnamento durante l’anno scolastico per colmare le eventuali lacune formative dovute al periodo di scuola a distanza. In questo senso, ribadiamo la necessità di introdurre corsi di recupero e doposcuola pubblici, gratuiti e di qualità in tutti gli ordini scolastici per tutta la durata del prossimo anno scolastico: lo Stato deve garantire agli istituti i mezzi finanziari per realizzarli e vigilare affinché tutta la rete scolastica garantisca tali servizi senza disparità territoriali. Gli strumenti di selezione attualmente in vigore nelle scuole post-obbligatorie andrebbero inoltre nuovamente alleggeriti, onde evitare che “l’onda lunga” della scuola a distanza accentui ulteriormente le disparità sociali fra gli allievi: il limite alle bocciature nelle scuole post-obbligatorie (licei e scuole professionali) non può essere reintrodotto senza penalizzare maggiormente chi ha avuto maggiori difficoltà a seguire le lezioni a distanza dello scorso semestre, a causa di un ambiente familiare difficile, dell’assenza di spazi non adatti allo studi o dei mezzi necessari a consultare il materiale, ecc.

Il SISA tiene infine a rimarcare come la pandemia da COVID-19 e di riflesso l’odierna decisione governativa abbiano messo a nudo varie fragilità della scuola ticinese, confrontata con spazi e risorse insufficienti ad adempiere compiutamente alla propria funzione. Una riduzione del numero di allievi per classe, un ammodernamento dell’infrastruttura scolastica, l’introduzione strutturale di misure di sostegno scolastico come corsi di recupero e doposcuola, benché osteggiate nel recente passato poiché “troppo costose” si rivelano oggi più che mai necessarie non solo per migliorare la qualità e la democraticità dell’insegnamento, ma anche per far fronte ad una possibile recrudescenza della crisi sanitaria. Viene dunque da chiedersi quanto occorrerà attendere prima di vedere adottati simili provvedimenti…

Rientro scolastico: evitiamo il disastro per gli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), in previsione dell’imminente decisione Dipartimentale, ci tiene a rimarcare pubblicamente la propria posizione in merito alla ripresa della scuola ticinese. Ben consci di una situazione epidemiologica incerta e in continuo movimento, affidandoci pertanto alle mani degli esperti in materia sanitaria, è in ogni scenario fondamentale fare tesoro dell’esperienza accumulata nel corso dello scorso semestre per evitare che gli effetti negativi del modello a distanza possano ripresentarsi e aggravare la situazione del corpo studentesco.

In questo senso, ribadiamo come il modello d’insegnamento a distanza sia da evitare su tutta la linea nel caso non sia strettamente necessario in ragione, oltre che della sua antidemocraticità, del peggioramento della qualità dell’insegnamento stesso: è impensabile che nuovi elementi si possano acquisire senza un contatto diretto con un docente. Perciò, qualora le indicazioni sanitarie lo permettano, invitiamo il DECS a seguire l’esempio dell’Università di Neuchâtel, la quale offrirà ai propri studenti delle mascherine riutilizzabili al fine di garantire il maggior numero di lezioni in presenza: qualora si possano seguire le lezioni di persona unicamente indossando le mascherine, invitiamo il Dipartimento a seguire questa strada e distribuire gratuitamente le mascherine al corpo studentesco e docente.

Il sindacato studentesco esprime pertanto la necessità che il Dipartimento si attivi finanziariamente per garantire le lezioni in presenza e per colmare le lacune formative accumulate nello scorso semestre di scuola “da casa”. È dunque di imprescindibile importanza che vengano garantite le risorse per lo svolgimento di corsi di recupero pubblici, gratuiti e di qualità, concepiti sia come dei corsi facoltativi relativi alle materie specifiche che come doposcuola. Sempre dal profilo finanziario, oltre a fornire le mascherine, lo Stato deve farsi carico delle differenze materiali che si presentano nella scuola e dunque deve fornire a tutto il corpo studentesco gli strumenti informatici necessari per lo svolgimento delle attività didattiche, a prescindere dalla modalità d’insegnamento – in presenza e/o a distanza. Inoltre, ci attendiamo una rapida risposta alle rivendicazioni contenute nella nostra petizione consegnata a fine giugno e corredata da circa 500 firme, che richiede l’introduzione di aiuti finanziari straordinari per gli studenti messi in difficoltà dalla pandemia. Dal profilo didattico è necessario che vi siano delle garanzie sul carico di lavoro e che si sospenda nuovamente il limite di bocciature: le misure introdotte lo scorso semestre per evitare un terremoto in termini di bocciature e dispersi del sistema scolastico hanno permesso agli studenti di vivere serenamente un periodo difficile, tuttavia evitiamo che il disastro venga semplicemente posticipato di un anno.

In generale il sindacato studentesco si oppone ad ogni forma di avanzamento della componente a distanza nell’insegnamento, spesso presentata come una moderna “digitalizzazione” e dunque come un elemento di progresso per la scuola ticinese, al punto che in alcuni settori scolastici la pandemia ha costituito il pretesto per procedere a tappe forzate in questo senso: secondo i piani attualmente previsti, nelle scuole professionali sono infatti previste delle ore di insegnamento a distanza anche se la situazione sanitaria non lo dovesse richiedere! In realtà, ora come ora, tale processo rappresenta solo una minaccia per la qualità dell’insegnamento e la socializzazione delle studentesse e degli studenti: la scuola è fatta di persone, non di numeri da selezionare e formattare a distanza. Vogliamo sperare che il DECS non voglia usare la pandemia per imporre una scuola simile senza alcun dibattito in merito!

Consegnata la petizione sulla nuova griglia oraria liceale: il Governo ascolti le rivendicazioni degli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione “Nuova griglia oraria del Liceo: si sospenda il progetto!” corroborata da quasi 730 firme.

Nonostante la nuova griglia oraria liceale fosse stata contestata sia dal corpo docenti che dal corpo studentesco, nel pieno dell’emergenza sanitaria il Consiglio di Stato ha approvato il progetto portato avanti dal DECS. La modifica della griglia oraria conteneva infatti diverse problematicità, come l’aumento del carico orario settimanale e l’anticipazione della scelta dell’indirizzo liceale all’inizio del ciclo medio superiore. La mossa del Governo nel bel mezzo della crisi pandemica, nonostante fossero pendenti sia la petizione del SISA che quella lanciata dall’Associazione dei docenti delle scuole medie superiori ticinesi (ADSMS), deluse e sconcertò il sindacato studentesco che prese atto dell’antidemocraticità dei processi di modifica degli studi liceali.

Il fatto che non si possa discutere liberamente e serenamente su una modifica così importante degli studi medio superiori preoccupa, al contempo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene importante che il DECS implementi a partire da settembre, tenendo conto dei disagi creatisi durante la chiusura forzata delle scuole, delle misure specifiche per arginare le potenziali derive della nuova griglia oraria, come rivendicato pubblicamente a marzo (leggi qui il comunicato). 

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Consegnate 500 firme per aiuti straordinari agli studenti in difficoltà!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato in data odierna la petizione intitolata “Il Governo intervenga per sostenere finanziariamente gli studenti in difficoltà” corroborata da circa 500 firme.

La pandemia ha colpito duramente anche gli studenti: come riporta la RTS, il 60% dei “lavoretti” studenteschi sono stati soppressi durante la crisi e nelle università romande sono raddoppiate le richieste di aiuti finanziari da parte di studenti in difficoltà. La situazione delle studentesse e degli studenti non può che aggravarsi con il tempo, infatti l’interruzione della carriera universitaria e professionale a causa di una condizione finanziaria più fragile, diventa facilmente un fattore di precarizzazione dei giovani ticinesi: la sospensione del percorso accademico può tradursi in un indebolimento dello statuto dei giovani nel mercato del lavoro e portare ad un aumento della disoccupazione e assistenza giovanile (peraltro in aumento tra gli under 25). Il Cantone deve fare la sua parte: vanno creati degli aiuti straordinari a cui accedere in tempi rapidi e va condonato il debito studentesco che grava sui neo-laureati. Occorre anche un sostegno alle famiglie con figli agli studi, colpite dalla riduzione del reddito a causa del lavoro ridotto (che dà accesso unicamente al 80% del salario) e in certi casi anche da licenziamento: vanno rimborsate rette scolastiche e universitarie, abbonamenti dei trasporti pubblici e gite scolastiche.

La petizione ha già sortito qualche effetto: le gite di maturità sono state rimborsate, ma mancano ancora aiuti finanziari per gli studenti universitari. Ci aspettiamo dunque che il Consiglio di Stato agisca al più presto in tal senso! 

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Due Giornate Autogestite garantite: richiesta del SISA accolta dal parlamento!

In questi giorni il Gran Consiglio ha discusso tra gli altri temi anche di scuola, approvando alcune importanti proposte avanzate dal deputato Massimiliano Ay (PC).

È con grande soddisfazione che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto della decisione del Parlamento di garantire, inserendo questo principio nei regolamenti scolastici, due Giornate Autogestite in tutte le scuole del grado medio superiore e nelle scuole professionali a tempo pieno. Questa decisione rappresenta un’importante vittoria per il SISA, che per anni si è battuto per questo diritto, rivendicandolo anche con una risoluzione assembleare approvata due anni fa. Le Giornate Autogestite rappresentano una conquista molto significativa per gli studenti per il loro importante valore formativo e la responsabilizzazione dei giovani, ma soprattutto perché permettono a questi ultimi di partecipare attivamente alla vita dell’istituto scolastico. Le direzioni scolastiche non potranno dunque più ostacolare gli studenti, trincerandosi dietro alle varie scuse cui siamo abituati, e dovranno invece sostenerli nell’organizzazione delle due giornate autogestite ormai garantite dai regolamenti (che auspichiamo il governo provvederà a modificare al più presto).

Un’altra buona notizia nell’ottica dell’accesso alla formazione è la decisione di abolire il numero chiuso per l’accesso al corso passerella. Grazie all’esame passerella, gli studenti che detengono la maturità professionale o specializzata possono ottenere la maturità liceale che permette loro di accedere ad una formazione universitaria. Data l’importante possibilità che offre questo corso è pertanto giusto che chiunque abbia la motivazione per intraprenderlo ne abbia anche la possibilità, senza sottostare alle selettive procedure di ammissione che lo caratterizzano oggi.

Soddisfatto di questi importanti risultati, che dimostrano ancora una volta l’importanza della lotta collettiva e dell’organizzazione sindacale, il SISA non si ferma e continuerà a lavorare per fare in modo che venga garantito il diritto allo studio, così come la qualità dell’insegnamento nelle scuole ticinesi.

Obiettivo 95%: un’importante vittoria nel nome del diritto allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) accoglie con soddisfazione la decisione del Gran Consiglio di approvare il messaggio relativo al cosiddetto “Obiettivo 95%” ed evadere in tal modo la mozione del deputato Massimiliano Ay (PC), introducendo l’obbligo formativo fino ai 18 anni, che garantisce finalmente a tutti i giovani il diritto di intraprendere un’attività formativa fino al raggiungimento della maggiore età.

Quello approvato dal parlamento cantonale è un buon primo passo per contrastare la disoccupazione giovanile e l’esclusione sociale che generalmente ne consegue (ad esempio attraverso il ricorso all’assistenza, drammaticamente aumentato fra i giovani negli ultimi anni): il SISA rivendica d’altronde l’adozione di provvedimenti in tal senso fin dall’inizio del 2018. È pur vero però che, a differenza dell’obbligo scolastico da noi richiesto due anni fa, l’obbligo formativo non prevede che l’obbligatorietà si estenda fino all’ottenimento di un titolo formativo (diploma secondario superiore), senza il quale non è affatto scontato riuscire a trovare un’occupazione e condizioni di lavoro dignitose (garantite proprio dal valore legale del diploma). Oltre a ciò, l’incertezza relativa ai percorsi formativi riconosciuti dal governo non fornisce garanzie circa la qualità e la democraticità delle soluzioni previste: vi è in effetti il rischio che, attraverso il riconoscimento di talune attività, si alimentino fenomeni di privatizzazione dei percorsi educativi (le società private che offrono servizi di “coaching” sono già oggi numerose) e di selezione sociale fra le nuove generazioni

Senz’altro soddisfatto per la decisione parlamentare, che fornisce un’importante base legale per l’estensione del diritto allo studio in Ticino, il SISA è però altrettanto cosciente delle lacune che ancora caratterizzano il cosiddetto “Obiettivo 95%” e non mancherà dunque di osservare con attenzione l’applicazione di questo programma. 

Il governo aiuti gli studenti! Il SISA lancia una petizione online

Nonostante le richieste contenute nella risoluzione pubblicata in data 2 aprile 2020, ancora nessuna iniziativa di carattere economico è stata messa in atto per sostenere gli studenti e le loro famiglie. Per tutelare il diritto allo studio e quindi assicurarsi che nessuno studente debba rinunciare ai propri studi a causa delle ristrettezze economiche causate dalla crisi, il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato una petizione online indirizzata al Consiglio di Stato ticinese.

L’attuale crisi sanitaria ha avuto e continua ad avere tutt’ora un forte impatto sulla vita dei cittadini che hanno dovuto confrontarsi con nuovi limiti e restrizioni e hanno perciò dovuto cambiare le loro abitudini sul piano sociale. Al contempo però gli effetti della pandemia si sono ripercossi anche sul piano economico. Come ormai sappiamo, diversi settori si sono dovuti fermare completamente per evitare l’aumento dei contagi. Per contenere le conseguenze negative date da questa situazione lo Stato ha già messo a disposizione di diverse categorie della popolazione degli aiuti mirati, dimenticandosi però delle studentesse e degli studenti. 

La crisi economica infatti non colpisce solo i lavoratori o i titolari di piccole e medie imprese, bensì anche tutte le studentesse e gli studenti. Ci teniamo a ricordare infatti che ¾ degli studenti universitari sono costretti a lavorare à côté degli studi per riuscire a far fronte a tutte le proprie spese (affitto, cibo, cassa malati, abbonamenti di telefonia, ecc.). A causa del lockdown però mentre la loro attività lavorativa cessava le spese da affrontare sono rimaste le medesime nonostante spesso, come è il caso per le rette universitarie, molti dei servizi per cui hanno pagato sono stati limitati o sospesi. Gli studenti del grado terziario finora non hanno ricevuto alcun aiuto finanziario straordinario, la retta semestrale già versata non gli è stata restituita e non è stata annullata la richiesta di rimborso dei prestiti di studio. Il governo deve intervenire per sostenerli anche sul piano finanziario!

Non è però solo il portafoglio degli studenti universitari ad essere toccato: i liceali che hanno dovuto annullare le proprie gite di maturità non hanno ancora ricevuto nessun rimborso, così come gli studenti e gli apprendisti titolari di un abbonamento per il trasporto pubblico reso inutile dalla quarantena. Un rimborso di queste spese non solo sarebbe corretto visto che ad esse non è corrisposto un servizio, ma darebbe anche una boccata d’aria alle famiglie ticinesi toccate dalla riduzione del proprio reddito o in certi casi addirittura da un licenziamento.

Data la situazione straordinaria in cui stiamo vivendo, non potremo recarci nelle scuole per raccogliere le firme delle studentesse e degli studenti, ma invitiamo fin da subito chiunque condivida le nostre posizioni e voglia difendere il diritto allo studio anche in questa situazione straordinaria a sottoscrivere la nostra petizione online.


Il DECS annulla gli esami orali: ora tocca al Consiglio Federale!

La recente decisione del DECS di annullare le prove orali degli esami è accolta con soddisfazione dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Lo stesso sindacato studentesco rivendicava infatti sin da inizio aprile l’annullamento delle prove di esame qualora la situazione non si fosse normalizzata nel breve periodo.

La scelta intrapresa dal Dipartimento risponde ad una situazione particolare che non permette il normale apprendimento e lo studio degli argomenti d’esame: l’insegnamento a distanza si è dimostrato tutt’altro che democratico e ha messo in luce una situazione già da tempo denunciata dal sindacato, in cui le origini socio-economiche delle studentesse e degli studenti condizionano in maniera determinante i loro “risultati” scolastici. Se dal profilo sanitario la pandemia sembra dunque colpire indistintamente tutte le classi sociali, dal profilo scolastico ed economico l’attuale situazione sanitaria colpisce con maggior forza le fasce deboli della popolazione. 

Questo fenomeno si ripercuote asimmetricamente sul corpo studentesco ed è dunque una pura illusione credere che si possano fare degli esami di maturità senza tenere conto di questa realtà. A corroborare questa posizione troviamo un interessantissimo sondaggio svolto dal Comitato studentesco del Liceo di Bellinzona, in cui vengono evidenziati con chiarezza gli squilibri emersi da questa situazione: il 17,5% del corpo studentesco non ha uno spazio idoneo per dedicarsi agli studi, il 21,8% non riesce ad avere un ambiente silenzioso e proficuo per l’insegnamento a distanza, uno studente su dieci non ha gli strumenti informatici necessari, uno studente su quattro sostiene di avere una situazione famigliare che impedisce di seguire con regolarità l’insegnamento a distanza (!).

Ci fa dunque sorridere (ma anche preoccupare) la semplicità con cui i Giovani liberali radicali ticinesi (GLRT) hanno dipinto lo scenario formativo attuale: dovrebbero rendersi conto che non tutti godono degli stessi agi a cui sono abituati grazie alla loro spesso privilegiata condizione sociale! Ma, come abbiamo visto anche in occasione dei tagli alle borse di studio, i giovani liberali non hanno una indole particolarmente democratica per quanto riguarda la scuola e il diritto allo studio… Osiamo solo immaginare cosa avrebbe detto Stefano Franscini di fronte a queste dichiarazioni!

Per quanto riguarda in modo particolare i maturandi, secondo il sondaggio del comitato studentesco del LiBe più della metà degli studenti sostiene di non avere tempo a sufficienza per prepararsi agli esami oltre alle settimanali lezioni in rete. In questo scenario appare quindi del tutto folle pensare di poter svolgere anche gli esami scritti come se nulla fosse successo: il sindacato studentesco invita pertanto il Consiglio Federale a seguire l’esempio del DECS e ad annullare anche le prove d’esame scritte. Per ovviare ai problemi di incertezza formativa che affliggono il corpo studentesco, il SISA invita inoltre a rilasciare d’ufficio gli attestati di maturità a tutte/i le/i liceali iscritti, così come rivendicato in una nostra risoluzione del 2 aprile inviata alle autorità cantonali e federali.

Diritto allo studio “ai tempi del COVID-19”: una prima importante vittoria!

A seguito dei vari cambiamenti concernenti il mondo della scuola causati dall’attuale crisi sanitaria, il SISA si era espresso in data 3 aprile con una risoluzione volta a sottolineare i problemi che le nuove modalità di scuola a distanza potevano sollevare e proponendo una serie di 10 rivendicazioni aventi lo scopo di tutelare gli studenti e il diritto allo studio anche in questa situazione di crisi.
È giunta nelle ultime ore la notizia che il DECS (Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) ha elaborato e diffuso delle nuove direttive concernenti la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020. A seguito della diffusione del suddetto documento, che poteva forse essere elaborato con maggior tempestività per semplificare il lavoro di studenti e docenti, il SISA ha preso atto con soddisfazione che il DECS ha integrato nelle nuove direttive ben cinque delle rivendicazioni presentate nella risoluzione. Nello specifico, il DECS ha decretato:

  1. La validità integrale dell’anno scolastico 2019/2020;
  2. La sospensione delle verifiche e delle valutazioni sommative per tutta la durata della quarantena;
  3. Il rallentamento dei ritmi scolastici: si tenderà a consolidare le conoscenze già acquisite durante il resto dell’anno e nei licei le videoconferenze saranno limitate a una alla settimana;
  4. La garanzia di contatti regolari tra studenti e docenti, con una maggiore attenzione ai casi più difficili e a rischio
  5. La sospensione per quest’anno scolastico del limite al numero delle bocciature nelle scuole medie superiori e in quelle professionali.

Soddisfatto per questa prima vittoria, il sindacato studentesco attende però ancora dei chiarimenti su alcuni aspetti ancora in discussione come le modalità con le quali verranno svolti gli esami di maturità e le procedure di qualificazione del settore professionale: il trattamento riservato alle scuole professionali risulta, sul piano della formazione pratica e dell’attestazione della stessa, ancora insufficiente. Infatti non è ancora chiaro se per gli stagisti e apprendisti i giorni di confinamento forzato sono da considerare come vacanze oppure vengano conteggiati ai giorni di formazione pratica prevista: occorre assolutamente una direttiva cantonale per evitare che i pochi giorni di vacanza vengano sottratti e per garantire agli studenti del ramo professionale la convalidazione della formazione pratica. Oltre a ciò, rimangono senza risposta varie altre rivendicazioni avanzate dal SISA, concernenti principalmente alcuni aspetti finanziari come il rimborso delle rette universitarie e delle scuole post obbligatorie, così come degli abbonamenti per i trasporti pubblici, e l’introduzione di sussidi mirati per chi beneficia di una borsa di studio ridotta o chi non ne riceve alcuna.

Sostegno agli studenti durante la pandemia: occorre agire ora!

Risoluzione del Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) – Bellinzona, 2 aprile 2020.


L’attuale crisi sanitaria ha obbligato la Svizzera ad attuare dei cambiamenti importanti per tutelare la popolazione. A causa del COVID-19 gli equilibri abituali sono stati stravolti, la vita di tutti i giorni si è trasformata a causa delle nuove limitazioni e della chiusura temporanea di diversi settori, tra i quali anche quello scolastico. Queste soluzioni volte alla tutela della salute pubblica e dei cittadini hanno però creato alcuni problemi nel mondo studentesco.

In linea generale, non crediamo possibile né sostenibile continuare a “fare scuola” a distanza come se nulla fosse avvenuto: ricordiamo che non tutte le famiglie hanno gli stessi mezzi (computer, stampanti, ecc.) né lo stesso tempo da dedicare all’educazione dei figli (molti genitori sono impegnati dal telelavoro). Mantenendo un elevato carico di studio, si rischia quindi di acutizzare le diseguaglianze formative tra gli allievi di diversa origine sociale, oltre ad amplificare fenomeni di ansia, stress e disagio che già si stanno manifestando a causa del confinamento in casa.

Nel grado post-obbligatorio, l’anno scolastico verrà portato a termine ma, non potendosi più recare fisicamente negli istituti gli studenti devono confrontarsi con il nuovo sistema di insegnamento telematico, che potrebbe ostacolare il successo scolastico degli studenti già in difficoltà portandoli alla bocciatura. La chiusura di diversi settori non essenziali, così come la saggia decisione di lasciare gli stagisti e gli apprendisti nel proprio domicilio, comportano per diversi studenti delle CPC, come della SSPSS, SSP e altre scuole d’insegnamento duale, l’impossibilità di svolgere normalmente la propria formazione pratica e causano dunque diversi disagi e perturbamenti per l’ottenimento dell’attestato professionale.

Tutti gli istituti del grado terziario (università, politecnici, SUP, ecc.) sono stati chiusi: a causa di ciò gli studenti non beneficeranno delle lezioni solitamente offerte nella seconda metà dell’anno nonostante abbiano già versato la retta semestrale. Oltre a ciò, l’impossibilità di frequentare biblioteche, laboratori, uffici, ecc. impedisce agli studenti di svolgere le ricerche necessarie ad esempio alla redazione delle proprie tesi di laurea, costringendoli verosimilmente a prolungare di uno o più semestri la propria iscrizione agli atenei.

Si ricorda inoltre che ben ¾ degli studenti universitari lavorano part-time a margine dello studio perché non dispongono di una borsa di studio o il valore di quest’ultima non è sufficiente per far fronte alle spese (quali affitto, cassa malati, cibo, ecc.). A causa della cessazione di tutte le attività non essenziali questi studenti non possono più far fronte autonomamente alle proprie spese (rimaste comunque invariate) e rischiano di trovarsi in serie difficoltà economiche.

Infine, ricordiamo come la maggior parte degli studenti utilizzi i mezzi pubblici per recarsi agli istituti scolastici e si ritrovi ora ad aver acquistato dei titoli di trasporto validi per tutto l’anno senza però poterne beneficiare.

In ragione della particolare situazione appena descritta, il Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) rivendica:

  1. Il rallentamento dei ritmi scolastici e la sospensione delle attività di valutazione per tutta la durata dell’emergenza sanitaria (così come già stabilito da vari cantoni romandi);
  2. La sospensione del limite delle bocciature nelle scuole post-obbligatorie: l’insegnamento distanza può avere un impatto negativo sui risultati di chi è più in difficoltà;
  3. La deroga alla regola del “double échec” nelle scuole universitarie e l’aumento provvisorio dei tentativi per l’ottenimento dell’attestato di maturità e per i cosiddetti esami “paletto” nelle SUP (le autorità cantonali facciano pressione su quelle federali per modificare d’urgenza l’ordinanza in materia!);  
  4. Il riconoscimento facilitato degli esami pratici e degli stage: si garantisca la possibilità di svolgere l’esame pratico anche senza aver concluso l’intero periodo di stage;
  5. L’organizzazione a fine estate di una sessione di recupero per gli esami in tutti gli ordini di scuola del settore post-obbligatorio (sia nel grado secondario superiore che nel grado terziario), laddove questa non fosse già prevista;
  6. Qualora la situazione sanitaria non dovesse permettere il normale svolgimento degli esami per l’ottenimento degli attestati di maturità, sia professionale che liceale, si preveda il rilascio d’ufficio degli stessi. A livello universitario, si valutino invece dei metodi alternativi per la validazione dei corsi qualora non fosse possibile sostenere gli esami in programma a fine semestre.
  7. L’introduzione di sussidi mirati per chi beneficia di una borsa di studio ridotta o per chi non ne riceve una, in modo da sostenere gli studenti e le famiglie in difficoltà;
  8. L’esenzione dall’obbligo di pagamento degli affitti degli alloggi universitari;
  9. Il rimborso di tutti gli abbonamenti per i trasporti pubblici (Arcobaleno, Seven25, ecc.);
  10. La restituzione delle rette universitarie e di tutte le scuole post-obbligatorie.

Gli studenti non paghino per una situazione di cui non sono responsabili!


Scarica qui il file pdf della risoluzione!

Risoluzione_CC_SISA_COVID19