La «Giornata per la Palestina» viene censurata nei licei?

Su iniziativa del nostro sindacato studentesco, con la solidarietà di diversi collegi docenti e assemblee studentesche, il prossimo 17 novembre si svolgerà in diverse scuole cantonali, come noto, una “Giornata per la Palestina”. Nonostante il sostegno del DECS, esprimiamo la nostra forte preoccupazione per le dinamiche che stanno emergendo in questi giorni nelle trattative fra comitati studenteschi e direzioni scolastiche. Parliamo di gravi atti di censura e tentativi di sabotaggio nei confronti delle attività proposte dagli studenti e dell’attuazione dell’intera iniziativa e chiediamo alla Consigliera di Stato Marina Carobbio, che sappiamo sensibile al tema, di intervenire per evitare lo svilimento dell’iniziativa.


La giornata, lo ricordiamo, si dividerà in una mattinata con attività didattiche sul conflitto israelo-palestinese promosso in modalità autogestita dagli studenti e un pomeriggio con manifestazione di piazza contro il genocidio del popolo palestinese. Per la mattinata studenti e studentesse si sono responsabilizzati e hanno raccolto decine di proposte di attività in cui sono stati coinvolti giornalisti, professori, storici, operatori umanitari e ovviamente gli allievi stessi.


Al Liceo Cantonale di Bellinzona, tuttavia, sulle 16 proposte di attività presentate solo 7 sono state accettate dalla Direzione. Fra le 9 attività censurate senza alcuna possibilità di dialogo figurano tutte quelle dell’associazione umanitaria “Future in Peace”. Anche alcune lezioni tenute da sociologi, antropologi, docenti di scienze politiche, docenti liceali e allievi sono state rifiutate d’imperio. Le poche giustificazioni presentate dal direttore esprimono il timore – non suffragato tuttavia da prove – di essere “politicamente esposti” e la volontà di mantenere un “equilibrio all’interno della sede”. Una tesi supportata anche dal Liceo di Locarno, che arriva a giustificare la censura della citata associazione umanitaria temendo di essere tacciati addirittura di “antisemitismo”, accusando senza alcuna prova una ONG di un reato penale: un processo alle intenzioni indegno di una democrazia!


In pratica non solo il direttore del Liceo di Bellinzona decide di ignorare titoli di studio, competenze ed esperienze professionali autorevoli, ma i relatori sono stati di fatto tutti schedati per cercare individualmente a quale partito politico facessero riferimento! Grave anche il fatto che dei cooperanti che sono stati a Gaza in prima persona per aiutare la stremata popolazione civile palestinese non potranno parlare agli studenti della loro esperienza: in questo modo, invece di tutelare l’autonomia e la libertà didattica, le direzioni cedono e danno manforte proprio alle ingerenze di parte della politica.

Qui non si tratta di “mantenere un equilibrio”: la possibilità di proporre delle attività era stata ovviamente aperta a tutti gli studenti e i docenti, indipendentemente dalle loro opinioni personali e dall’appartenenza politica di un relatore. In caso di dubbio sulle capacità o sulla parzialità di uno dei coinvolti, alla Direzione sarebbe bastato affiancare un insegnante per garantire la rigorosità di analisi e la qualità delle tesi esposte. Ma purtroppo, in un delirio di onnipotenza, anche tre attività in cui questi erano coinvolti sono state rifiutate in maniera insindacabile. Con tali censure non è stata unicamente screditata la capacità degli allievi di avere un proprio spirito critico (che la stessa istituzione scolastica si prefigge di promuovere), ma addirittura l’idoneità di docenti e addirittura di un insegnante dell’Università di Ginevra a tenere delle lezioni. A destare ulteriore preoccupazione c’è inoltre la situazione al Liceo di Mendrisio, dove la Direzione, ignorando il principio di autogestione, ha bellamente scavalcato per intero il corpo studentesco decidendo autonomamente nuovi relatori tutti «politically correct».


Anche la situazione verificatasi al CSIA risulta oltremodo disagevole: gli studenti hanno infatti dovuto lanciare una petizione per poter avere una possibilità di incontro
Siamo di fronte a un evidente tentativo di sabotaggio che va contro alla volontà del movimento studentesco e delle decine di docenti che si sono messi a disposizione nell’organizzazione delle attività, contro ai plenum dei docenti che si sono espressi a favore di una mattinata autogestita e, in ultima analisi, anche contro al DECS che ha sostenuto la necessità di tale giornata e ha apprezzato lo spirito di iniziativa degli studenti e delle studentesse in un recente costruttivo incontro con il SISA. Le testimonianze raccolte sono gravissime e pretendiamo spiegazioni alle Direzioni.


Ribadiremo inoltre la nostra indignazione alla manifestazione che si terrà nel pomeriggio del 17 novembre (ritrovo alle ore 15:00 alla stazione di Bellinzona): che il DECS intervenga per contrastare il clima ostile ed intimidatorio che si respira nel nostro Paese, in particolare nei suoi istituti universitari e scolastici per chi ha il coraggio di schierarsi a favore della causa palestinese.

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