Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) condanna la proposta del Consiglio di Stato di tagliare milioni all’istruzione per la prima tappa dell’implementazione delle due iniziative inerenti ai premi di cassa malati accolte dalla popolazione a settembre dello scorso anno.
Per ottenere parte del denaro necessario all’implementazione, il governo ha annunciato di avere intenzione di ridurre i contratti di prestazioni con USI, SUPSI e DFA rispettivamente di 5,5 milioni, 2,5 milioni e 1,3 milioni di franchi l’anno, nonché di ridurre di 5 milioni i contributi per il trasporto pubblico. A tal proposito esprimiamo una forte contrarietà di fronte all’ennesimo tentativo di tagliare milioni all’istruzione e ai mezzi di trasporto che, negli ultimi anni, sono stati colpiti da una miriade di tagli draconiani previsti dal Decreto Morisoli.
Deploriamo la logica contraddittoria del governo che a maggio del 2025 si oppose alle misure di risparmio della Confederazione, applicabili dal 2027, che toglieranno 15 milioni di contributi a USI e SUPSI, definendole “insostenibili” e lesive della coesione nazionale. Ciò nonostante, il governo ticinese prosegue imperterrito a perseguire il mantra neoliberale del meno stato; una logica che farà alzare ulteriormente le tasse universitarie, già destinate a raddoppiare. Tale atteggiamento non farà altro che rendere il sistema scolastico più classista e selettivo: sembra voler dire che solo le studentesse e gli studenti provenienti da contesti socioeconomici medio-alti e alti potranno continuare a studiare, mentre quelli provenienti dai ceti popolari rischieranno di rimanere cristallizzati nella loro condizione socioeconomica precaria, poiché non vengono loro forniti gli strumenti per accedere agli studi universitari. Né il Cantone né la Confederazione prevedono infatti di potenziare le borse di studio affinché vengano adeguate all’aumento delle tasse universitarie e, più in generale, al costo della vita. Insomma, la strategia del governo per affrontare il precariato giovanile è quanto mai miope, il che è la prova inconfutabile che la questione nemmeno rientra tra le priorità del Consiglio di Stato.
Il governo sembra in grado di mostrare un’attitudine incisiva e coraggiosa solo quando si tratta di contenere le uscite nei settori fondamentali, ma diventa improvvisamente inerte non appena si parla di aumentare le entrate: si propone un aumento dell’aliquota massima dell’imposta sulla sostanza di appena 0,5 punti per mille — dal 2,5 al 3 per mille — per coloro che dispongono di una sostanza superiore a 1,4 milioni di franchi. In sostanza, ai servizi fondamentali già fortemente precarizzati si gira il coltello nella piaga, mentre a chi ha beneficiato di sgravi fiscali per anni e rappresenta la classe privilegiata della popolazione si aumentano le imposte con il contagocce, continuando in tal modo ad agitare lo spauracchio — già ampiamente confutato — secondo cui alzare le tasse farebbe fuggire i ricchi.
A pagare le conseguenze di questo atteggiamento sono come sempre le studentesse e gli studenti, che vedranno le proprie rette universitarie aumentare ulteriormente, così come i prezzi dei trasporti pubblici, già esorbitanti. Pertanto, il SISA ribadisce la sua opposizione, auspica un passo indietro da parte dell’esecutivo e attende un’opposizione coraggiosa da parte del Parlamento!
