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Morel: uno spazio culturale indipendente da rafforzare, non da limitare!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha appreso con rammarico della decisione della Città di Lugano di sospendere i permessi allo spazio Morel, in seguito agli avvenimenti del 3 maggio scorso. In continuità con quanto già rivendicato in passato (si veda la battaglia condotta a Bellinzona contro l’abbattimento della Casetta ex-Zoni), il SISA torna a ribadire l’importanza di una maggiore attenzione e considerazione verso gli spazi aggregativi non commerciali per i giovani: in questo senso esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno allo spazio Morel ed al collettivo che lo ha animato negli scorsi mesi.

Morel costituisce una delle poche realtà culturali indipendenti a Lugano, che ha il pregio di dare spazio ad artisti della regione altrimenti impossibilitati ad esprimersi, aprendosi però anche verso la scena nazionale e internazionale (numerosissimi sono infatti gli artisti d’Oltralpe e stranieri portati in Ticino da Morel). Pur essendo questa un’esperienza limitata nel tempo (l’utilizzo degli spazi dell’ex-garage Morel è infatti possibile solo fino all’abbattimento dello stabile), essa ha quindi già dimostrato tutto il suo valore, grazie in particolare all’impegno dell’associazione Drunken Sailors che ne ha assunto la gestione, ma soprattutto ha evidenziato la grande necessità di spazi simili sulla scena ticinese (gli oltre 2300 iscritti non possono che testimoniarlo).

Il SISA si rivolge quindi alle autorità comunali e cantonali nel richiedere una maggiore disponibilità e considerazione nei confronti di queste realtà, ed in particolare al Municipio di Lugano affinché decida di rinnovare i permessi d’attività dello spazio Morel, garantendogli una maggiore libertà d’azione che possa garantirne il buon funzionamento nel prossimo anno. In una prospettiva a lungo termine, auspichiamo inoltre che si possa trovare una soluzione soddisfacente per questo spazio all’interno del panorama cittadino e che più in generale l’ente pubblico decida di rafforzare il proprio sostegno alle realtà culturali e ricreative indipendenti della nostra regione, permettendo così ai giovani ticinesi di beneficiare di un’alternativa al circuito commerciale del tempo libero costituito da discoteche e simili.

Disoccupazione post-apprendistato: basta minimizzare il problema!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con grande preoccupazione dei dati emersi dallo studio recentemente condotto dall’Ufficio federale di statistica (UST) concernente l’integrazione nel mercato del lavoro dei titolari di un diploma di formazione professionale. Dopo gli sconcertanti dati dello scorso febbraio circa la situazione dei giovani in assistenza, il risultato di quest’ultima indagine mostra infatti una nuova faccia della grave crisi sociale e occupazionale cui sono confrontati molti giovani ticinesi.

Dall’analisi longitudinale effettuata dall’UST sul percorso dei titolari di un titolo del grado secondario II dal 2012 al 2015 emergono una situazione estremamente critica per quanto concerne le opportunità professionali dei neo-diplomati in Ticino: ad un certo momento nell’arco dei 30 mesi successivi all’ottenimento del diploma, ben il 38% di questi ultimi si è iscritto alla disoccupazione (nella Svizzera tedesca questo dato ammonta a solo il 17%). Inoltre, i giovani della Svizzera italiana mostrano dei periodi più lunghi d’iscrizione alla disoccupazione (il 10% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 2% della Svizzera tedesca) o d’inattività (il 43% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 22% della Svizzera tedesca), situandosi nella categoria dei NEET (dall’inglese “Not in employement, education or training”).

La situazione in Ticino è evidentemente più grave rispetto al resto della Svizzera.

A fronte di questa grave crisi occupazionale a livello giovanile, le risposte da parte della politica e dell’amministrazione pubblica stentano purtroppo ad arrivare: intervistato dalla RSI, il direttore della Divisione della formazione professionale Mauro Colombo ha nuovamente minimizzato la portata del problema, sostenendo che il risultato sia “estremamente positivo” dato che “4 giovani su 5 trovano comunque uno sbocco professionale o di studio”. E degli altri chi se ne occupa? È davvero “estremamente positivo” che in soli 30 mesi dall’ottenimento del diploma ben il 38% dei giovani debba far ricorso alla disoccupazione?

Per il SISA, il cui appello a rispondere all’emergenza dei giovani in assistenza è purtroppo caduto nel vuoto, è venuto il momento di affrontare con serietà le problematiche occupazionali dei giovani ticinesi, dando delle risposte concrete (e non limitandosi a dei vani appelli ad una fantomatica “responsabilità sociale” delle imprese) ad una crisi sociale che non accenna ad attenuarsi. In questo senso, riteniamo fondamentale:

  1. dare mandato all’Ufficio cantonale di statistica affinché realizzi un’indagine ad ampio spettro sull’ampiezza e sulle cause della disoccupazione, della sottoccupazione e del precariato giovanili in Ticino, prestando particolare attenzione alla transizione dal mondo scolastico a quello professionale;

  2. studiare l’introduzione di un servizio pubblico di consulenza e di aiuto al collocamento dei neo-diplomati, sul modello del Gruppo operativo preposto al collocamento dei giovani in cerca d’apprendistato;

  3. estendere e rafforzare le misure a sostegno dei giovani disoccupati previste dalla Legge sul rilancio dell’occupazione (incentivi all’assunzione, assegni di formazione, indennità straordinarie di disoccupazione, ecc.);

  4. creare nuova opportunità professionali per i giovani ticinesi, contrastando il fenomeno del dumping salariale con il salario minimo dignitoso richiesto dal popolo nel 2015 e implementando una reale politica di pianificazione pubblica dello sviluppo economico cantonale.

Aiuti allo studio: oltre 2200 firmatari chiedono misure più incisive!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato oggi oltre 2200 firme (di cui 1500 in forma cartacea e 700 online) a sostegno della petizione “Per un rafforzamento delle borse di studio” lanciata lo scorso gennaio. Il grande supporto alle nostre rivendicazioni è l’ennesima testimonianza di un disagio diffuso circa la situazione degli aiuti allo studio in Ticino, sottoposti da qualche anno a numerose misure di risparmio che hanno colpito duramente famiglie e studenti.

I correttivi recentemente stabiliti dal Governo costituiscono indubbiamente un passo in avanti nella giusta direzione, che dimostra peraltro l’utilità e la necessità della lotta studentesca in difesa dei propri diritti (senza il lancio della petizione e la mobilitazione di fine marzo non avremmo probabilmente assistito a nessuna riconsiderazione delle decisioni adottate in passato). Tali misure sono però ancora largamente insufficienti per risolvere il problema: gli oltre 2200 firmatari della petizione rivendicano infatti degli interventi più incisivi per il rafforzamento di questi sussidi (dall’abolizione totale della trasformazione in prestiti di parte delle borse di studio all’aumento del tetto massimo degli aiuti allo studio, passando per una riduzione del ricorso ai prestiti e un allargamento dei criteri per l’accesso alle borse di studio).

I più recenti risultati d’esercizio del Cantone dimostrano che un maggior impegno in questo senso sia assolutamente sostenibile dal punto di vista finanziario (come a nostro avviso lo era già in passato), per cui dal Gran Consiglio – cui è indirizzata la petizione in questione – ci aspettiamo ora un maggior coraggio e una maggiore coerenza rispetto ai proclami elettorali di tre anni fa (che sicuramente risuoneranno nuovamente nei prossimi mesi): non basta solo dire che investire nell’istruzione è importante, occorre anche dimostrarlo nei fatti!

Votiamo NO a nuovi regali ai ricchi e a nuovi tagli per gli studenti!

Tagli alle borse di studio, aumento delle tasse scolastiche e dei costi della formazione, riduzione dell’offerta formativa nelle scuole pubbliche, ecc. Questi sono stati i risultati dell’ultimo pacchetto di sgravi fiscali adottati nel nostro Cantone, all’origine di un buco finanziario nelle casse pubbliche risanato a suon di sacrifici per gli studenti e le classi popolari. Per evitare il ripetersi di uno scenario simile, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) invita il popolo a respingere la riforma fiscale in votazione il prossimo 29 aprile.

Oltre ai generosi regali fiscali previsti dal Gran Consiglio, all’orizzonte si profilano nuovi importanti ammanchi nelle casse pubbliche: il Progetto Fiscale 17 e i successivi adeguamenti cantonali causeranno infatti ulteriori alleggerimenti per ricchi e aziende e una conseguente diminuzione delle entrate dello Stato. Come successo in passato, queste si tradurranno in nuovi dolorosi tagli alla spesa per l’istruzione (e non solo).

A questo proposito, va fatta chiarezza attorno alle cosiddette tanto decantate “misure sociali” (tra cui anche un potenziamento degli asili nido, richiesto in passato anche dal SISA): in realtà queste non solo sono attuabili a costo zero (i soldi necessari ci sono già e provengono dalla Confederazione e dai prelievi sui salari), ma soprattutto non dipendono affatto dall’approvazione della riforma fiscale, come vuol far credere il fronte del sì! Il 29 aprile si vota esclusivamente sugli sgravi fiscali e qualora si volessero sopprimere le misure sociali sarebbe necessario un nuovo voto del Parlamento: davvero questo sarebbe disposto a rimettere in discussione dei provvedimenti finora descritti come assolutamente necessari?

La riforma in votazione rappresenta peraltro una ricetta economica totalmente fallimentare, che non farà altro che aggravare la crisi sociale in corso; per uscire da questa situazione occorre una maggiore equità sociale e un serio investimento pubblico sulle principali risorse di questo Cantone: noi giovani e la nostra istruzione (non certo i milionari stranieri e le multinazionali in cerca di paradisi fiscali!). Per questa ragione il SISA invita tutte le elettrici e gli elettori a votare NO alla riforma fiscale il 29 aprile prossimo, respingendo così un progetto socialmente indecente e del tutto incompatibile con il rilancio economico del Cantone.

Onorevole Quadri: se c’è qualcuno che deve studiare, quello è proprio lei!

In Ticino, la settimana d’azione nazionale in difesa dell’istruzione si è conclusa oggi con un’ultima azione di protesta a Lugano: su iniziativa del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), i liceali del LiLu2 e del LiLu1 hanno messo nuovamente in scena il funerale del diritto allo studio, massacrato dai numerosi tagli nel settore degli aiuti allo studio approvati negli ultimi anni da Governo e Parlamento.

Tali misure d’austerità hanno provocato una drastica diminuzione del numero di studenti e famiglie beneficiarie di una borsa di studio: se nel 2010 veniva accolto il 60% delle domande presentate all’Ufficio degli aiuti allo studio, nel 2015 questo dato era sceso al 45%! Oltre a ciò, va ricordato come dal 2015 gli studenti di Master siano costretti a restituire un terzo della somma ricevuta dal Cantone: con questa misura di risparmio – approvata quasi all’unanimità dal legislativo cantonale – si è quindi deciso di obbligare i neo-diplomati ad entrare nel mondo del lavoro con diverse migliaia di franchi di debito sulle spalle. Alla faccia della lotta all’indebitamento giovanile!

Dopo il flashmob di ieri di fronte alla sede leghista in Via Monte Boglia, l’azione odierna ha quindi ribadito la ferma opposizione degli studenti alle interminabili misure d’austerità imposte loro negli ultimi anni dai partiti di governo. A questo proposito, ci teniamo a rispondere ai curiosi interrogativi del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che non capisce “cosa abbia a che vedere la Lega con gli smantellamenti scolastici”: tralasciando il fatto che le suddette azioni di protesta non riguardassero la riforma “La scuola che verrà” (su cui il SISA si è già espresso in passato in modo molto critico), stupisce vedere come uno dei capoccia del “movimento” non sappia nemmeno che decisioni abbiano preso i suoi rappresentanti in Governo e Parlamento! Questi ultimi hanno infatti promosso e sostenuto i tagli alle borse di studio e le varie misure di risparmio nella scuola, compreso il tentativo di estendere al Bachelor la restituzione forzata di un terzo delle borse di studio (tentativo abortito grazie alla mobilitazione studentesca del settembre 2016). Se c’è qualcuno che non ha studiato è proprio lei, onorevole Quadri!

Post Scriptum: criticare (soprattutto se a sproposito) degli studenti che sacrificano la propria pausa pranzo per partecipare ad un flashmob di protesta non si addice proprio ad una personalità che si è spesa in lungo e in largo in favore di un’iniziativa che voleva (o meglio, diceva di volere) rafforzare la partecipazione politica dei giovani. Ne dobbiamo dedurre che per la Lega quest’ultima può essere solo a senso unico, e che i giovani si possono quindi esprimere unicamente quando sostengono l’azione politica della maggioranza borghese in Governo e Parlamento?

Tagli alle borse di studio: gli studenti bellinzonesi celebrano il funerale del diritto allo studio!

Nel quadro della settimana d’azione nazionale promossa dalla coalizione studentesca Azione_Istruzione ha avuto oggi luogo a Bellinzona un flashmob che ha inscenato il funerale del diritto allo studio, quale protesta contro i tagli alle borse di studio avvenuti negli ultimi anni. Coordinati dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), gli studenti della Scuola cantonale di commercio e del Liceo di Bellinzona si sono mobilitati per combattere le continue misure d’austerità commesse a scapito dell’istruzione e della scuola pubblica.

Le recenti decisioni delle autorità politiche hanno provocato una situazione del tutto inaccettabile per gli studenti ticinesi: a fronte dei 5 milioni di franchi tagliati in soli due anni nelle borse di studio, Governo e Parlamento cantonali hanno ora deciso di regalarne ben 50 ai ricchi e alle aziende in generosi sgravi fiscali. Tutto ciò dimostra come il rigore finanziario ticinese continui ad essere a geometria variabile: le autorità si rivelano ancora una volta forti coi deboli e deboli coi forti.

L’azione di protesta è partita dalla Scuola di cantonale di commercio per poi dirigersi verso il Liceo cantonale e Piazza Governo, dove è stato osservato un minuto di silenzio per il diritto allo studio, ormai da considerarsi morto e sepolto a causa delle continue misure di risparmio. Essa si è concentrata sui tagli agli aiuti allo studio del 2014 e del 2015, contestati dalla petizione del SISA intitolata “Per un rafforzamento delle borse di studio, per un’istruzione più equa per tutte e tutti!” che ha già raccolto oltre un migliaio di firme.

È il momento che le autorità competenti prendano atto del dissenso degli studenti verso queste politiche anti-sociali e rivedano le priorità politiche di questo Cantone: l’istruzione è un investimento per il futuro da valorizzare e a cui andrebbero destinate maggiori risorse, sicuramente non da regalare a chi in questi anni di crisi è addirittura riuscito ad arricchirsi! Se la tendenza in atto dovesse rimanere immutata, le conseguenze sarebbero gravissime: vogliamo davvero un’istruzione “all’americana”, dove solo i più ricchi possono studiare?

 

In rivolta per l’istruzione! Settimana d’azione e manifestazione nazionale di Azione_Istruzione

 

Comunicato stampa della coalizione studentesca nazionale Action_Education – Aktion_Bildung – Azione_Istruzione

 


Lo scorso anno, degli aumenti delle tasse accademiche sono stati annunciati nelle Università di Friborgo e Berna; l’aumento è imminente nei Politecnici federali di Losanna e Zurigo così come all’Università di Basilea. In un contesto in cui le misure d’austerità della Confederazione e dei Cantoni sono costantemente in testa all’agenda politica, il finanziamento dell’istruzione subisce dei gravi attacchi.

Lo smantellamento e il deterioramento dell’istruzione avanzano! E noi, studentesse e studenti, scolari, ricercatrici/-tori e impiegate/i di tutta la Svizzera, ne abbiamo abbastanza.Ci siamo così riuniti nella coalizione nazionale “Action_Education/Aktion_Bildung/Azione_Istruzione”. Dal 19 al 25 marzo avrà luogo una settimana d’azione in numerose città: saranno organizzate varie azioni, stand d’informazione, tavole rotonde, ecc.

Una grande manifestazione nazionale contro lo smantellamento e il deterioramento dell’istruzione si svolgerà il 24 marzo 2018 a Berna (dalla Schützenmatte alla Piazza Federale).

Come coalizione nazionale, ci mobilitiamo:

  • Contro le limitazioni d’accesso alla formazione, quali le tasse universitarie, le spese scolastiche o gli esami d’ammissione.
  • Contro l’influenza delle imprese private sulle nostre istituzioni scolastiche.
  • Contro la precarietà delle condizioni di apprendistato e di lavoro, per esempio nel caso di un dottorato o di un apprendistato professionale.
  • Per delle istituzioni scolastiche aperte, democratiche e partecipative.
  • Per un’istruzione accessibile a tutte e tutti senza discriminazioni.
  • Per il mantenimento e lo sviluppo dei servizi pubblici; ci opponiamo alle politiche d’austerità nel loro insieme (sanità, socialità, istruzione).

Visita il sito di Azione_Istruzione!

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Allarme giovani in assistenza: la politica ora deve agire!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con rammarico, ma senza particolare stupore, dei risultati dello studio pubblicato oggi dal DECS relativo alla situazione dei giovani al beneficio dell’assistenza o di altre prestazioni sociali. I dati emersi dal rapporto confermano infatti quanto da noi più volte denunciato da numerosi anni a questa parte, ossia che l’origine sociale costituisce ancora un fattore di grave e intollerabile discriminazione per quanto concerne le opportunità scolastiche e professionali dei giovani ticinesi.

Benché l’élite politico-economica nostrana continui a riempirsi la bocca di proclami sul valore del “merito” e dell’“impegno”, appare evidente come la società tenda a riprodurre le importanti disuguaglianze sociali che la caratterizzano: secondo lo studio infatti, “tra i beneficiari di prestazioni e di assistenza risultano sovrarappresentati i giovani non svizzeri e chi proviene da famiglie di statuto socioeconomico basso e medio”. La stessa scuola pubblica concorre a segregare sul fondo della piramide sociale coloro che hanno la semplice colpa di non essere nati figli di avvocati o medici: tra i beneficiari di prestazioni sociali vi è una “chiara sovrarappresentazione di chi ha frequentato i corsi base e la differenziazione curricolare in matematica e tedesco”, così come una seria difficoltà nel proseguimento degli studi e nell’inserimento professionale (il 55% dei giovani considerati non ha ancor oggi un titolo di studio superiore alla licenza di scuola media, mentre quasi nessuno è riuscito ad concludere una carriera liceale e poi accademica).

L’emergenza è ormai divenuta troppo grave perché la politica possa continuare a chiudere gli occhi: tra il 2009 e il 2015 il numero di persone tra i 18 e i 25 anni che fruivano di aiuti sociali è raddoppiato (!), attestandosi a quasi 1’200 beneficiari. Per questa ragione il SISA esorta Governo e Parlamento ad adoperarsi per mettere in campo tutti gli strumenti necessari a garantire un futuro anche a quei giovani più in difficoltà sul piano economico, sociale e familiare. In particolare rivendichiamo:

  1. Un rafforzamento dei servizi scolastici e parascolastici che possano garantire pari opportunità d’istruzione a tutte le allievi e a tutti gli allievi (doposcuola, lezioni di recupero gratuite, docenti di sostegno, borse di studio, ecc.), così come l’abolizione del sistema segregativo dei livelli A e B nella scuola media;

  2. Una migliore strategia di prevenzione dell’abbandono scolastico, valutando l’estensione dell’obbligo scolastico fino al conseguimento di un titolo di studio del secondario II (formazione professionale o media superiore);

  3. Una riforma del sistema di aiuti sociali che sopprima quei vincoli che impongono una riqualifica strettamente professionalizzante e che escludono numerosi giovani volenterosi da ogni percorso formativo superiore economicamente e socialmente valorizzante;

  4. Un aumento dei posti di apprendistato all’interno dello Stato e del para-Stato, da attribuire prioritariamente ai giovani beneficiari di prestazioni sociali in particolare difficoltà nel proprio inserimento professionale;

  5. Una maggiore attenzione alle problematiche dei giovani in assistenza, prendendo in considerazione gli spunti formulati al termine del rapporto (la messa a disposizione di alloggi prossimi ai posti di lavoro e alle scuole superiori per mitigare le conseguenze di frequenti cambi di domicilio; un passaggio meno brusco verso l’universo assistenziale degli adulti in modo da prevenire umiliazione e scoraggiamento; ecc.)

 

Via l’economia dal “corso passerella”: al Governo non piace che i giovani siano capaci di pensare!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si associa ai docenti di scienze umane del Liceo di Bellinzona nel criticare la decisione del Consiglio di Stato di eliminare l’insegnamento della materia “economia e diritto” dal “corso passerella” che permette l’accesso agli studi universitari a chi ha conseguito una formazione professionale.

Benché soddisfatto della decisione di raddoppiare il numero dei posti del corso, che va ad attenuare la discriminazione nell’accesso agli studi universitari degli studenti titolari di una maturità professionale, il SISA non può condividere la scelta governativa di escludere questa materia dal piano di studi. La disciplina “economia e diritto” ricopre un ruolo centrale nel completamento conoscitivo che il corso è chiamato a compiere: per chi si avvia verso una carriera accademica – ma non solo – è fondamentale sviluppare un certo giudizio critico nei confronti della realtà e comprendere le dinamiche che muovono il sistema socio-economico attuale. Un’introduzione allo studio dell’economia si rende quindi indispensabile, specie se si considera la crescente importanza di questo campo del sapere e del suo dibattito interno nella determinazione delle condizioni di vita, di lavoro e di studio della popolazione mondiale.

Oltre a ciò, risultano del tutto assurde le motivazioni finanziarie che sembrano essere alla base della decisione del Governo: anche quando il preventivo per l’anno 2018 presenta un disavanzo di circa 7.5 milioni di franchi, per l’esecutivo sono necessari dei risparmi nella misura di soli 20’000-30’000 CHF annui. Purtroppo questo è solo l’ultimo caso di una preoccupante tendenza alla riduzione dell’offerta formativa nelle scuole ticinesi: ricordiamo a titolo d’esempio le riduzioni del 2015 e del 2017 dei corsi facoltativi e opzionali nelle scuole medie superiori e l’esclusione del 2014 del tedesco dal piano di studio di 15 indirizzi nelle scuole professionali di base.

Lo smantellamento della scuola pubblica è ormai divenuto del tutto indipendente dalla situazione finanziaria del Cantone e mostra ora il suo vero volto: l’obiettivo dei nostri governanti sembra essere quello di privare progressivamente gli studenti degli strumenti intellettuali per interpretare la realtà e per combattere le ingiustizie che vi si annidano. Volete farci smettere di pensare, ma non ci avrete mai come volete voi!

Coira: riscontrati abusi in caserma!

Nell’ambito del servizio di consulenza ai coscritti offerto dal nostro sindacato siamo venuti a conoscenza di una situazione di abuso di potere all’interno della caserma di Coira ai danni delle reclute alla seconda settimana di addestramento. Abbiamo ritenuto quindi doveroso fornire i dettagli a noi noti alle autorità militari affinché intervengano contro i graduati coinvolti.

Concretamente oltre ai metodi pseudo-educativi del genere “domani vi faccio morire” con annessa punizione collettiva per un banale alterco individuale durante una libera uscita e minacce alle reclute al fine di mettere tutto a tacere e non reclamare presso gli ufficiali per gli atteggiamenti sconvenienti dei sergenti, ci risulta che una recluta sia stata costretta a correre seminuda in caserma davanti a tutti durante la notte fra mercoledì e giovedì della scorsa settimana. Una tale umiliante “sanzione” non è prevista da alcun regolamento militare ed è dunque illegale!

Non è la prima volta che fatti del genere, caratterizzabili come nonnismo, avvengono durante le scuole reclute. In passato sono stati denunciati casi anche più gravi con feriti, a dimostrazione che il servizio offerto dal SISA è necessario e che l’esercito non sta prestando sufficiente attenzione a questi problemi. Casi simili sono intollerabili e necessitano l’intervento deciso delle autorità preposte, affinché sia aperta un’inchiesta verso i sergenti in questione, evidentemente inadatti al comando, affinché non possano più commettere abusi ai danni dei coscritti e si rompa finalmente il muro di omertà a tutto vantaggio della credibilità delle stesse forze armate e della certezza del diritto.