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Il SISA riunito in assemblea: sì a più borse di studio, no a regali fiscali ai ricchi!

Sabato 18 novembre 2017, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha riunito a Lugano la propria Assemblea generale per discutere dell’agenda politica di questo anno scolastico e di come rispondere alle crescenti sfide cui è confrontato il sindacato nella propria attività. Oltre a rimarcare l’importanza di condurre delle azioni di portata locale, coinvolgendo gli studenti e gli apprendisti nella lotta per migliorare le proprie condizioni quotidiane di studio e di lavoro, i presenti hanno esaminato alcune tematiche di valenza cantonale sulle quali porterà il dibattito politico nei prossimi mesi.

L’Assemblea generale ha in primo luogo approvato la risoluzione “Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!”, in cui viene denunciato l’attuale quadro per la concessione degli aiuti allo studio, vittima negli ultimi anni di ripetuti attacchi condotti all’insegna del mantra neo-liberista delle “casse vuote”, e si stabilisce il lancio di una petizione con cui richiedere una riforma globale del sistema di erogazione di tali sussidi.

I membri presenti si sono inoltre espressi contro la riforma fiscale e sociale proposta dal Governo cantonale, della quale si critica il nuovo e ingiustificato regalo fiscale alle imprese e alle fasce più ricche della popolazione, la cui conseguenza saranno inevitabilmente minori entrate per lo Stato e ulteriori misure di risparmio a danno della scuola pubblica e delle prestazioni sociali a beneficio dei giovani e delle famiglie meno benestanti. Il SISA si dichiara quindi pronto a sostenere il referendum già annunciato da numerose organizzazioni partitiche e sindacali.

Il nuovo coordinamento del SISA: Rudi Alves (a sinistra) e Zeno Casella.

Il consesso ha inoltre rinnovato le strutture interne del sindacato, eleggendo quale nuovo coordinatore Rudi Alves, studente al Liceo di Lugano 2, che verrà affiancato dal riconfermato coordinatore Zeno Casella, studente all’Università di Friborgo. I presenti e la segreteria del SISA hanno vivamente ringraziato il coordinatore uscente Luca Robertini per il prezioso lavoro svolto negli ultimi anni.

Maltrattamenti e abusi a danno di studenti e apprendisti: vogliamo poter dire la nostra!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha appreso con sconcerto la notizia dell’inchiesta concernente dei presunti abusi sessuali commessi da alcuni funzionari del Dipartimento del territorio a danno di un apprendista ivi impiegato (preceduti da ulteriori molestie di cui sarebbero stati vittima alcuni altri tirocinanti). Tale vicenda va inserita, a nostro modo di vedere, in un più ampio dibattito sul tema dei maltrattamenti subiti da studenti o apprendisti e commessi dai propri docenti o formatori: nelle ultime settimane numerose sono infatti le segnalazioni giunte al sindacato circa situazioni di questo genere. In seguito alla accusa di un gruppo di genitori, anche all’interno del Liceo cantonale di Mendrisio è sorta infatti una polemica su questa questione, con repliche pubbliche di docenti e di studenti.

Senza voler entrare nel merito dei casi concreti, di cui non conosciamo i particolari, ci sembra importante formulare alcune riflessioni su tale cruciale questione. È infatti innegabile che esista un problema, peraltro più volte denunciato dal SISA, nel comportamento di alcuni insegnanti o maestri di tirocinio, che si rendono colpevoli di umiliazioni, maltrattamenti, accanimento personale, mobbing, insulti, minacce, e chi più ne ha più ne metta. Non si deve naturalmente fare di tutta l’erba un fascio (la maggioranza degli operatori scolastici e professionali lavora infatti con grande impegno e passione), ma non si può nemmeno chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: un professore che dice ad un suo allievo che nella vita non potrà mai andare oltre il grado di inserviente presso Mc Donald’s, portandolo alle lacrime di fronte al resto della classe, non può – a nostro avviso – rimanere impunito.

Va anche considerato come per molti studenti non sia per nulla evidente farsi avanti per reclamare giustizia, tanto presso il docente o il formatore stesso quanto presso i genitori o la direzione (scolastica o aziendale che sia): la timidezza, la paura di non essere preso sul serio o di incappare in ulteriori ritorsioni, il senso di inadeguatezza accentuato da simili intimidazioni possono costituire degli ostacoli insormontabili in casi simili.

Per risolvere tale problematica, è secondo noi necessario dotarsi di strumenti sistematici che possano prevenire delle simili situazioni. Il SISA richiede quindi al Dipartimento dell’Educazione (DECS) di studiare l’introduzione di un apposito sportello in ogni scuola professionale e media superiore, cui gli studenti e gli apprendisti possano rivolgersi per denunciare abusi o maltrattamenti ma che funga anche da canale di mediazione tra le vittime da un lato e i docenti, il dipartimento e il sindacato dall’altro. Ad essere incaricata di questo servizio (ben differente da un semplice sostegno psicologico) dovrebbe essere una persona con conoscenze sia di carattere pedagogico che giuridico, che conosca il sistema scolastico ma che non ne sia parte integrante (onde evitare dannosi coinvolgimenti con coloro sul cui operato dovrebbe vigilare), che possa dare informazioni agli allievi sui propri diritti e che organizzi regolarmente degli incontri di gruppo con gli studenti per raccoglierne le testimonianze e discutere dei loro problemi quotidiani.

In attesa che il Dipartimento agisca in tal senso, il SISA ricorda la presenza di un proprio sportello per raccogliere le segnalazioni di studenti e apprendisti per sostenere le vittime nella denuncia delle molestie subite (piccole o grandi che siano). Per contattare tale servizio è possibile inviare un’email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com .

“(Dell’)Ambrogio, pensi proprio a tutto”: nuovo assalto all’Università

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) denuncia la nuova ondata di aumenti delle rette universitarie in tutta la Svizzera: il riversamento dei costi dell’istruzione sulle spalle degli studenti è una misura assolutamente inaccettabile, da combattere fermamente! È notizia recente la decisione dei rettorati dell’Università di Friborgo e dei Politecnici di Zurigo e Losanna di aumentare considerevolmente le tasse d’iscrizione agli atenei: nel primo caso si arriva a ipotizzare una crescita delle rette fino al 35%, mentre nel secondo trattasi di un’aggiunta di 500 CHF (ossia un aumento di circa il 45%).

Tali disposizioni si inseriscono nella ormai tristemente nota dinamica di disinvestimento nel sistema formativo, fondata su massicci tagli all’istruzione e sul trasferimento dei costi scolastici sul bilancio di studenti e famiglie. Conosciamo fin troppo bene le conseguenze di queste politiche: gli allievi provenienti dai ceti sociali economicamente e socialmente più svantaggiati finiscono infatti per essere progressivamente esclusi dall’istruzione superiore, causando una ulteriore riduzione della mobilità sociale di queste fasce della popolazione.

Per queste ragioni, il SISA invita tutti i cittadini a sottoscrivere la petizione lanciata dall’associazione studentesca friborghese AGEF per combattere la misura sopracitata. Inoltre, rivendichiamo da parte della Confederazione e dei Cantoni un cambio di rotta nella propria politica scolastica, in direzione di un più ampio programma d’investimento strategico negli studi altamente qualificati (noto punto di forza dell’economia elvetica). Il SISA, impegnato in questi giorni nei lavori dei 19esimo Festival mondiale della gioventù e degli studenti a Sochi, non mancherà di denunciare questo ennesimo attacco al diritto allo studio nell’ambito dei dibattiti con le organizzazioni studentesche di oltre un centinaio di paesi.

D’altra parte, rimarchiamo come ancora una volta l’amministrazione federale, e in particolare la segreteria di Stato per la formazione, si riveli essere una vera e propria artista nel peggiorare le condizioni di studio in Svizzera: qualche anno fa, una nota pubblicità recitava “Ambrogio, pensi proprio a tutto”. Ah, la rappresentanza ticinese a Berna…

19.10.2017

Gli studenti sconfessano il Consiglio Cantonale dei Giovani: un chiaro NO alla malacivica.

La sezione del Liceo Lugano 2 del Sindacato Indipendente Studenti Apprendisti (SISA) comunica che durante la prima riunione plenaria dell’anno scolastico gli studenti hanno deciso di sottoscrivere l’Appello per il NO alla modifica della Legge della scuola in merito all’insegnamento della civica. La decisione assembleare, supportata da un’amplissima maggioranza, sconfessa la posizione presa dal Consiglio Cantonale dei Giovani (CCG), pur spesso ripresa dai promotori della riforma che ne sbandieravano una presunta rappresentatività della gioventù ticinese. A differenza del CCG (basato sull’iscrizione volontaria), l’Assemblea degli studenti è un organismo pienamente rappresentativo della parte di popolazione di cui si fa portavoce, in questo caso degli studenti del LILU2.  La grande partecipazione di questi ultimi alla seduta di ieri ha dimostrato ancora una volta il forte attaccamento dei giovani alle assemblee studentesche, delle preziose occasioni di dibattito con un importante valore civico (come riconosciuto peraltro dal famoso studio SUPSI del 2012…).

Tale adesione smentisce un importante argomento del “Comitato Siccardi”, quello per cui i giovani non sarebbero interessati alla politica e estranei ai processi democratici. Alla prova dei fatti gli studenti mostrano l’esatto contrario, cogliendo oggi l’occasione per denunciare la nocività della succitata modifica di legge.  Perché additare le attuali lezioni di civica d’inefficacia quando sono le menzogne, gli scandali e le politiche anti-giovanili (in materia d’istruzione, di lavoro, di spazi d’aggregazione, ecc.) ad allontanare i giovani dalla cosa pubblica? Forse proprio per cambiare tutto perché nulla cambi…

La sezione SISA LILU2

Caro Siccardi, raccontacela giusta: non tutti i giovani sono a favore della tua civica!

“Anche i giovani del cantone sono a favore della civica”: così titolava sabato la pagina Facebook del comitato per il sì alla modifica di legge in votazione il prossimo 24 settembre. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), di fronte ad una simile falsità (che con ogni probabilità verrà reiterata nelle numerose inserzioni a pagamento prenotate dai facoltosi promotori della suddetta riforma), ha ritenuto importante diffondere una chiara e decisa replica.

Perché in effetti no, caro dottor Siccardi, non tutti i giovani ticinesi sono a favore della SUA idea di educazione civica: il SISA in primis, in compagnia di varie altre organizzazione politiche giovanili, da tempo osteggia l’introduzione di una materia a sé stante per trattare questa tematica, a nostro avviso da affrontarsi con un approccio interdisciplinare nell’ambito delle attuali materie umanistiche.

In secondo luogo, perché il Consiglio cantonale dei giovani (CCG), che venerdì si è espresso in favore della riforma in questione, non è affatto un’istituzione rappresentativa della popolazione giovanile ticinese (benché venga spesso presentata come tale): esso non viene nominato da alcun corpo elettorale, ma è composto unicamente da coloro che vi si annunciano. A questo proposito, risultano piuttosto pretestuose le giustificazioni dei membri del comitato organizzativo, che imputano la scarsa partecipazione alla sessione di quest’anno alla presunta carenza nell’insegnamento della civica nelle scuole ticinesi… Come il SISA ha più volte dimostrato, i giovani non sono affatto disinteressati alla politica e sono anzi in grado di mobilitarsi in difesa dei propri diritti, come è stato il caso un anno fa per combattere il paventato taglio alle borse di studio (occasione in cui il CCG ha brillato per la sua assenza…).

Benché l’“indipendente” stampa cantonale abbia ritenuto più corretto informare il pubblico esclusivamente della posizione di uno sparuto plenum di presunti rappresentanti “apolitici” dei giovani ticinesi, agli elettori potrebbe interessare sapere che una parte consistente di questi ultimi ritiene migliore (benché naturalmente perfettibile) l’attuale sistema d’insegnamento della civica rispetto a quello proposto dagli iniziativisti. Raccontiamola giusta: i giovani contro la Legge Siccardi esistono, e non sono certo pochi!

Nozionismo, decontestualizzazione e sorveglianza dell’insegnamento: è questa la civica che vogliamo?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si oppone fortemente al controprogetto all’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» posto in votazione il prossimo 24 settembre. Invitiamo perciò tutte le elettrici e tutti gli elettori a votare NO alla riforma della Legge della scuola per impedire l’introduzione di una materia a sé stante per l’educazione civica.

Uno dei motivi centrali per il quale respingiamo questa modifica di legge il rischio di rendere lo studio della civica puramente nozionistico, dunque per nulla interessante agli occhi delle studentesse e studenti e, anzi, probabilmente addirittura controproducente. Un’imposizione di questo genere potrebbe infatti creare un disprezzo generale verso la materia che allontanerebbe i giovani dalla politica piuttosto che avvicinarveli: l’introduzione di una nuova nota quale valutazione di una materia da due sole ore mensili condurrà l’allievo a studiarne mnemonicamente gli scarsi contenuti, facendo risultare la civica un insegnamento inutile sul medio lungo termine.

La vera educazione alla cittadinanza si crea attraverso un percorso strutturato che passi da materie come storia, geografia, filosofia, economia, diritto, ecc. Ma come facciamo ad educare alla cittadinanza e ai loro diritti politici i futuri cittadini, se non sanno da cosa derivano questi diritti e come sono stati conquistati? In questo senso, va fatto notare come l’interdisciplinarità nell’insegnamento della civica è sia stato messo a dura prova negli ultimi decenni da una progressiva svalutazione delle materie umanistiche, abbandonate in favore delle discipline economicamente più redditizie invocate a gran voce da chi oggi si erge a difensore dell’educazione civica.

La democrazia è innanzitutto partecipazione e deve essere praticata anche a scuola, attraverso il coinvolgimento degli studenti nelle decisioni che li riguardano in prima persona. Non dimentichiamo che il dibattito è parte integrante della politica e che il posto migliore per mettere a confronto idee, simili o contrapposte che siano, sono proprio le assemblee e i comitati studenteschi (per il cui reale riconoscimento il SISA lotta fin dalla sua fondazione). Per rendere davvero coscienti gli alunni di cosa significhi amministrare la cosa pubblica una interessante modalità di apprendimento possono essere le giornate autogestite, che vengono tuttavia sempre più gestite dall’alto e svuotate di ogni contenuto di carattere politico o critico, senza creare quel senso di responsabilità e di riflessione necessario per crescere anche come cittadini consapevoli.

Ricordiamo infine come l’imminente votazione sia viziata da una chiara volontà di strumentalizzazione politica, in quanto i promotori della nuova materia contano su una clamorosa vittoria solo per potersi intromettere (come essi stessi ammettono) nella gestione dell’insegnamento della civica. In tal senso, è interessante notare come questi ultimi, ora intenti ad elogiare le virtù della democrazia diretta, siano anche i primi pronti ad aprire il borsello per raccogliere firme: sono questi i valori e gli usi democratici che si vorrebbero trasmettere a noi giovani?

Sviluppare l’interdisciplinarietà. Lezione di civica scomessa perdente e retrò (02.05.2013)

La recente presa di posizione del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) sull’iniziativa per la civicasembra non essere piaciuta ai Giovani UDC, che hanno stigmatizzato la legittima opinione in merito del sindacato attraverso un comunicato stampa, e condannato una delle misure alternative proposte dal SISA: il voto ai sedicenni, che a detta dei giovani democentristi sembrerebbero incapaci di intendere e di volere.

Rispetto all’iniziativa per la civica il sindacato ci tiene a precisare di aver semplicemente fatto valere la propria opinione rispetto alla tematica, partendo dal presupposto che lo stimolo alla partecipazione giovanile alla politica sia un argomento caro a tutte le parti in discussione.

Il SISA ritiene che la formula caldeggiata dagli iniziativisti, consistente nell’istituzione della lezione di civica come materia autonoma, sia di difficile realizzazione: la costruzione di un percorso di educazione alla cittadinanza è per sua stessa natura caratterizzato da un approccio di tipo interdisciplinare, all’interno del quale si compenetrano elementi provenienti sia dalle materie umanistiche che da quelle cosiddette scientifiche: in tal senso il lavoro che va svolto dovrà consistere piuttosto nello sviluppo più efficace delle sinergie tra queste discipline, nell’ottica di costruire un percorso esaustivo di sensibilizzazione alla cittadinanza. In ogni ordine di studio, e in maniera coerente.
Non esiste, potremmo dire, la civica: esistono piuttosto le finalità di una scuola pubblica, che deve essere capace di fornire gli strumenti per lo sviluppo di un sapere critico che permetta ai giovani di interagire con la società e parteciparvi. A tutti, democraticamente, eliminando gli ostacoli rappresentati dagli scompensi socio-culturali: qui si gioca la vera partita.

Il sindacato rilancia inoltre il voto ai sedicenni, ricordando al giovani democentristi che noi giovani non siamo idioti e che il problema è ben più complesso della conoscenza della differenza tra un referendum e un’iniziativa: in questa fascia d’età esistono tante ragazze e ragazzi che hanno più capacità di esprimersi in merito alla politica di molti maggiorenni, anche se a tutt’oggi sono ancora esclusi da decisioni che spesso li riguardano direttamente. Tra di loro sono in tanti anche coloro che, una volta responsabilizzati col diritto di voto e magari anche attraverso vere forme di democrazia all’interno delle scuole (!), vedrebbero finalmente un nesso tra loro e la cosa pubblica.
In conclusione il SISA sorvola sulle provocazioni dei Giovani UDC, ricordando le loro passate collaborazioni con cotanto “estremismo di sinistra”, e auspicando che in futuro si possa di nuovo dialogare e agire insieme su temi condivisi.

2 maggio 2013.

NO all’iniziativa per la civica: un progetto controproducente e poco coerente (28.04.2013)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) invita a non firmare l’iniziativa popolare “Educazione Civica, alla Cittadinanza e alla Democrazia Diretta”, con la quale si chiede di far diventare l’educazione civica una lezione vera e propria. Il SISA è contrario all’introduzione di ore supplementari a tale scopo, considerando che le griglie orarie sono già soggette a diverse problematiche in termini di qualità dell’offerta formativa e di ampiezza di quest’ultima, causate non soltanto dalla mancanza di capacità di proporre una didattica al passo coi tempi, ma anche dai continui, dannosi tagli al monte ore promossi in passato dal governo, con buona pace di materie veramente importanti come le lezioni di recupero.

ll SISA non nega certo che la civica sia attualmente insegnata male, ma va comunque mantenuta all’interno delle singole lezioni, quali storia e geografia alle scuole medie, e storia, geografia, filosofia, ed economia e diritto nei licei. Tuttavia la didattica, prettamente nozionistica e molto poco partecipativa, presente tutt’oggi a scuola renderebbe totalmente inutile una lezione del genere in quanto lo scopo di riavvicinare i giovani alla politica dipende dall’aumento del loro senso critico. Cosa che non può avvenire attraverso una didattica cattedratica, nozionista e poco partecipativa, come scritto sopra: delle lezioni del genere avrebbero al massimo l’effetto di aumentare l’insofferenza dei giovani nei confronti della politica.

Non va inoltre dimenticato che la componente politica che rappresenta il comitato d’iniziativa è in gran parte legata a coloro che da anni propongono tagli al mondo della scuola, e con molta probabilità faranno lo stesso con il Preventivo 2014, per il quale già si parla di tagli alle borse di studio. A fronte di queste posizioni, come pensano costoro di poter anche proporre l’inserimento di nuove ore scolastiche? l’inserimento della civica sarà a scapito di altri corsi? Sicuramente qualche materia umanistica. Il SISA ritiene pertanto questo progetto fortemente incoerente.

Portando infine il discorso su dei caratteri generali, il SISA ricorda che da sempre difende un modello di scuola bilanciato, che consideri come fondamentali le scienze umane e che non si lasci cadere nel buco nero in cui porta una scuola orientata unicamente alle materie scientifiche – senza nulla voler toglier a quest’ultime – come accaduto con la recente Kleine Revision. Per migliorare la sensibilità civica comune, vanno pertanto contrastate la selezione sociale, la mercificazione dell’insegnamento, il nozionismo, HarmoS e i tagli al bilancio scolastico, sviluppando e generalizzando la capacità di porsi in maniera critica verso la società. Presupposto fondamentale quest’ultimo, lo ribadiamo, per riavvicinare le nuove generazione alla partecipazione alla cosa pubblica.

28 aprile 2013.

Il passaggio dall’esercito al servizio civile: presto un reato d’opinione?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con profondo sconcerto dell’odierna decisione del Consiglio nazionale di dare seguito alla mozione della propria Commissione di politica di sicurezza (CPS-N), con la quale si richiede di dimezzare il numero di giorni di servizio deducibili qualora un soldato decidesse di interrompere il servizio militare in favore di quello civile.

Non è certo una novità che in seno all’esercito e tra i partiti borghesi sia diffusa la volontà di reprimere artificialmente il crescente distacco dei giovani svizzeri verso il servizio militare (ricordiamo che dall’introduzione della prova dell’atto nel 2008 il numero di ammissioni al servizio civile è quasi quadruplicato, e non smette di aumentare!), tuttavia non cessa ancora di stupire la violenza delle intimidazioni messe in campo per sanzionare questa (più che legittima) disaffezione.

La commissione (tra le cui fila, guarda caso, siedono numerosi graduati militari) e ora anche la Camera bassa propongono così di aumentare considerevolmente il numero di giorni di servizio da prestare qualora si decidesse di passare al servizio civile dopo aver già compiuto una parte del proprio impiego sotto le armi: ad esempio, nel caso in cui un soldato volesse farla finita con l’esercito dopo aver terminato la scuola reclute, dovrebbe rendere ancora ben 296 giorni di servizio civile (cifra che oggi ammonta “soltanto” a 201 giorni), mentre restando tra le forze armate questi si ridurrebbero a soli 134 giorni (meno della metà!). In poche parole, si vogliono fare ulteriori pressioni su quei giovani che, dopo aver visto con i propri occhi la realtà del servizio militare (spesso ben diversa dall’immagine fornita dalla propaganda militarista di cui sono infarcite le cosiddette “giornate informative”…), decidono di eseguire il proprio servizio alla patria svolgendo delle attività (davvero) socialmente utili e umanamente meno soffocanti: si vuol forse far divenire reato il cambiamento d’opinione?

Per questi motivi il SISA ribadisce la propria contrarietà a nuove misure sanzionatorie e restrittive a danno dei civilisti, appellandosi al Consiglio degli Stati affinché respinga l’assurda mozione oggi approvata dal Nazionale e ci si adoperi invece per parificare finalmente il servizio civile a quello militare, ad esempio:

  • portando a 1 il rapporto tra giorni di servizio nell’esercito e nell’ambito del servizio civile;
  • limitando la propaganda militarista nelle giornate informative (affiancando ai soldati che vi prestano servizio dei civilisti che possano fornire delle informazioni complete e dettagliate sulle alternative alla leva militare);
  • garantendo il passaggio dal servizio militare a quello civile in qualsiasi momento della scuola reclute o dei periodi d’impiego successivi (garantendo l’accesso dei sindacalisti alle caserme o introducendovi dei funzionari civili che assicurino l’assenza di pressioni o di ostacoli burocratici da parte dei graduati militari).

 

“Il diritto allo studio va difeso con tagli e politiche di esclusione”, Governo dixit

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con particolare insoddisfazione della risposta del Consiglio di Stato alla petizione “NO allo smantellamento del liceo”, sottoscritta da quasi 1’000 studenti. Se da un lato ci si rallegra della volontà del DECS di combattere, come richiesto dal testo consegnato alle autorità, la proposta del consigliere federale Johann Schneider-Ammann di inasprire i criteri per la concessione della maturità, dall’altro ci si trova costretti a constatare come le istituzioni non siano in alcun modo disposte ad invertire la rotta della propria politica scolastica, pur così spesso criticata da studenti, docenti e associazioni legate al mondo della scuola.

In primo luogo osserviamo come il Consiglio di Stato non abbia nessuna intenzione di rimettere in discussione la “politica del salame” con cui da vent’anni a questa parte la scuola ticinese viene sottoposta a continui salassi: richiamandosi puntualmente ad una presunta “simmetria dei sacrifici”, la classe politica si sottrae alla definizione di chiare priorità nella spesa pubblica del Cantone, senza riconoscere la centralità che l’istruzione dovrebbe occupare nelle politiche budgetarie. Senza contare che proprio coloro che chiamano gli studenti a compiere dei sacrifici con “senso di responsabilità”, in questo momento si apprestano ad elargire nuovi sgravi fiscali a pioggia a vantaggio delle fasce sociali più ricche…

In secondo luogo, ci lascia stupefatti la superficialità con cui il governo affronta il tema della selezione sociale nelle scuole superiori: senza menzionare minimamente l’impatto dell’origine sociale degli studenti sui loro risultati scolastici (ricordiamo che al liceo il tasso di bocciatura degli allievi benestanti è mediamente pari alla metà di quello dei propri compagni meno agiati), il Consiglio di Stato se ne esce affermando che “comunque quelli che possono permettersi di bocciare più volte al liceo sono già oggi gli studenti più ricchi”. In poche parole, la selezione sociale esercitata dalla scuola andrebbe “corretta” escludendo gli allievi benestanti ma non sufficientemente diligenti, e non sostenendo invece quelli capaci, ma impossibilitati a proseguire i propri studi in ragione della propria condizione sociale: non c’è che dire, bel modo di interpretare il diritto allo studio!

Il SISA, in ragione del crescente attacco alle pari opportunità d’istruzione (ricordiamo ancora la recente proposta di tagliare drasticamente le borse di studio), continuerà a battersi contro le politiche di austerità e di élitarizzazione a danno della scuola pubblica e delle fasce più deboli della popolazione.