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“Un passo avanti verso la parità”: giornata d’azione contro le disparità fra i sessi

A un mese esatto dallo sciopero delle donne del 14 giugno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha organizzato in varie scuole superiori del cantone delle azioni di protesta contro le disparità fra i sessi. Oltre a quello professionale, in cui le donne continuano a percepire dei salari nettamente inferiori rispetto ai propri colleghi uomini, anche nell’ambito formativo sono presenti varie forme di discriminazione: i risultati scolastici, i percorsi di studio, il trattamento riservato da docenti e compagni non è affatto uguale tra maschi e femmine.

Per protestare contro queste disparità, ai Licei di Lugano 1 e Lugano 2 è stato organizzato un flashmob nel quale studentesse e studenti hanno simulato una gara di corsa, in cui la posizione di partenza corrispondeva però alla posizione sociale occupata da ciascun sesso. Al Liceo di Bellinzona è stato invece letto il monologo di Paola Cortellesi intitolato “La violenza delle parole”, con il quale si è voluta ricordare l’importanza del linguaggio e dell’educazione nella lotta alle disparità fra i sessi e alla cultura maschilista che ancora ingabbiano le donne.

Nel corso del prossimo mese, il sindacato studentesco organizzerà varie attività di avvicinamento allo sciopero, con le quali sensibilizzare e mobilitare le studentesse e gli studenti ticinesi per rivendicare una scuola emancipatrice e promotrice della parità. Ieri come oggi, solo la lotta collettiva e organizzata possono permetterci di avanzare nella conquista dei diritti sociali senza quali nessuna uguaglianza è possibile!

Il SISA riunito in assemblea per lo sciopero delle donne

Sabato 27 aprile il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea per preparare il percorso d’avvicinamento allo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno. In presenza di rappresentanti di numerose scuole superiori del cantone, si è discusso dell’organizzazione della mobilitazione e del problema delle disparità di genere all’interno della scuola ticinese.

Se il numero di donne che seguono dei percorsi di studio di alto livello è in forte crescita da vari decenni, queste rimangono però confinate ad alcuni ambiti reputati tipicamente “femminili”. Nella formazione professionale, più dell’80% delle apprendiste lavora nel commercio o nei servizi sanitari e sociali, mentre a livello universitario le studentesse sono presenti in gran numero nelle scienze umane e sociali, mentre sono sottorappresentate nelle scienze esatte, tecniche e economiche. D’altra parte, il Ticino si situa in testa alla classifica intercantonale per disparità di reddito tra diplomate e diplomati: ad esempio, tra coloro che hanno terminato l’università, gli uomini ticinesi presentano un reddito mediano lordo che supera del 40% quello delle donne (in Svizzera, la stessa percentuale ammonta al 32%)! Anche nei risultati scolastici le femmine appaiono sfavorite: secondo i risultati degli ultimi test PISA, esse mostrano dei punteggi nettamente inferiori a quelli dei maschi in matematica e nelle scienze naturali.

Per rispondere a queste disparità formative e retributive, l’assemblea ha ribadito il proprio sostegno alle 5 rivendicazioni elaborate dal comitato centrale del SISA lo scorso 3 marzo:

  1. A parità di diploma, parità di salario: vogliamo più controlli e più sanzioni contro le disparità salariali!
  2. Introduzione dell’educazione interdisciplinare di genere nelle scuole ticinesi, sul modello dell’“école de l’égalité” adottata nella Svizzera romanda.
  3. Inclusione di più personaggi femminili nei programmi e nei manuali scolastici.
  4. Approfondimento del corso di educazione sessuale da un punto di vista affettivo e del piacere.
  5. Introduzione di un mediatore indipendente e designato dal corpo studentesco per segnalare e prevenire abusi, commenti e comportamenti sessisti nelle scuole.

La lotta studentesca per una scuola paritaria e emancipatrice va di pari passo con quella delle lavoratrici per il raggiungimento della parità salariale e dei pieni diritti sociali che assicurino una reale emancipazione sociale del genere femminile. Per questa ragione, il SISA parteciperà, come da tradizione, al corteo sindacale del 1° maggio e allo sciopero delle donne del 14 giugno, due occasioni in cui tornare a ribadire l’unità d’intenti tra movimento studentesco e movimento operaio.

Per una scuola emancipatrice e promotrice della parità: il SISA si mobilita contro le disparità di genere!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha partecipato all’odierno flashmob unitario promosso dalle donne dell’Unione sindacale svizzera, durante il quale si sono ribadite le rivendicazioni del movimento sindacale per una vera parità di genere. La giornata internazionale della donna non è infatti un appuntamento folkloristico in cui scambiarsi fiori e auguri, ma l’occasione di ricordare le grandi disparità che ancora esistono tra i sessi nella nostra società: discriminazioni salariali, sessismo, marginalizzazione familiare e sociale, violenze sono infatti purtroppo del pane quotidiano per molte donne.

Anche nel mondo scolastico le disparità di genere si fanno sentire in modo importante, ragione per la quale la scorsa domenica il comitato centrale del SISA ha approvato una risoluzione “per una scuola emancipatrice e promotrice della parità” con la quale inizia il percorso di avvicinamento allo sciopero femminista del 14 giugno. Cinque le rivendicazioni che il SISA promuoverà per rendere l’istruzione un processo di emancipazione e di decostruzione critica degli stereotipi sessisti che ancora dominano la mentalità collettiva: a parità di diploma, parità di salario; introduzione dell’educazione di genere; inclusione di più personaggi femminili nei programmi scolastici; approfondimento affettivo e sessuale dell’educazione sessuale; introduzione di un mediatore eletto dalle allieve e dagli allievi per lottare contro i commenti sessisti e gli abusi nelle scuole.

La parità è ancora ben lungi dall’essere raggiunta, per questa ragione occorre tornare a mobilitarsi e a rivendicare degli interventi a livello legislativo, economico e culturale per archiviare definitivamente le attuali disparità. Il 14 giugno scioperiamo contro ogni forma di discriminazione!

Per una scuola emancipatrice

Borse di studio: oltre al danno, la beffa!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con grande delusione, e anche con una certa rabbia, della decisione odierna della commissione scolastica di rinviare nuovamente il dibattito sul rafforzamento degli aiuti allo studio. Con questa decisione, il Gran Consiglio non potrà pronunciarsi in tempo utile per permettere agli studenti ticinesi e alle loro famiglie di beneficiare di un maggior sostegno a partire dal prossimo anno scolastico: si tratta di una scelta vergognosa e che non esitiamo a definire anche codarda.

Sì, codarda, perché l’ormai nota petizione promossa dal SISA e corredata da oltre 2200 firme giace sui banchi della commissione da ormai quasi un anno, eppure in tutto questo tempo “non si è ancora riusciti a trovare il tempo di fare gli approfondimenti necessari” a riparare il danno causato dai tagli degli ultimi anni. Ricordiamo che, a seguito delle misure di risparmio in questo ambito, le richieste accolte dall’Ufficio degli aiuti allo studio diminuirono di un quarto, mentre lo Stato riuscì a tagliare ben 5 milioni per questa spesa (soldi tutt’altro che “risparmiati”, dato che furono semplicemente accollati alle famiglie dei ceti medio-bassi). Solo la pressione esercitata dagli studenti aveva permesso di ottenere dei primi miglioramenti da parte del governo, mentre dal parlamento si attendeva ancora la decisione riguardo l’innalzamento del tetto massimo delle borse di studio, fermo da anni a 16’000 CHF mentre l’Ufficio federale di statistica stima un fabbisogno medio di 25’000 CHF.

In poche parole: oltre al danno, la beffa! Dopo aver tagliato ovunque possibile negli aiuti sociali e nel servizio pubblico (istruzione compresa), ora i deputati di PLR, PPD e Lega non hanno nemmeno il coraggio di dire pubblicamente di essere contrari ad un rafforzamento delle borse di studio, rinviando il dibattito ad un meno burrascoso periodo post-elettorale. Che dire? Le manovre elettorali dei partiti borghesi sembrano valere di più del diritto allo studio delle nuove generazioni, costrette ad aspettare in un angolo che i politicanti di turno decidano della loro sorte.

Seven25 anziché Binario 7: che non sia l’ennesimo fardello sulle spalle degli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con cauto interesse la proposta delle FFS mirata a migliorare il trasporto pubblico rivolto ai giovani. Benché da un lato si vogliano integrare le zone urbane, andando di fatto ad estendere la validità dell’abbonamento offerto, non è ancora chiaro quali siano le strategie delle FFS riguardo a questo cambiamento e se lo stesso comporterà un aumento dei costi.

Nel corso degli ultimi anni le FFS si sono distinte per il peggioramento del servizio offerto, frutto di una logica puramente aziendale che non tiene conto del servizio che deve rendere alla popolazione. Colpiti dai disservizi dell’ex regia federale ci sono stati anche i giovani studenti d’Oltralpe, che con l’apertura di Alptransit si sono visti sopprimere il treno delle 19.10, uno dei più sollecitati dalla popolazione studentesca. Infatti i treni domenicali dopo le 19.00 peccano di un problema strutturale: l’offerta in quella fascia oraria è insufficiente per permettere ai giovani di viaggiare tranquillamente, siccome spesso e volentieri i convogli sono affollati a tal punto da rendere impossibile un servizio decente. Fortunatamente le FFS, a seguito di una petizione lanciata dal sindacato, hanno ritrattato la loro decisione.

Sorprende perciò questa attenzione particolare verso i giovani da parte delle FFS, che quale tuttavia fanno sapere per nota stampa che “il prezzo dell’abbonamento Seven25 non è ancora stato deciso e verrà discusso nel corso delle prossime settimane”, lasciando aperte le porte all’aumento dei costi di trasporto per gli studenti e le famiglie. Famiglie che nel corso degli scorsi anni si sono viste aumentare il carico finanziario legato alla formazione a causa dell’incremento delle rette universitarie e alla diminuzione del reddito disponibile provocato dell’innalzamento dei costi della vita. D’altra parte, l’attuale abbonamento Binario 7 non è purtroppo utilizzabile da tutte le persone in formazione, dal momento che può essere ottenuto solo fino ai 25 anni di età: oltre questa soglia, si è costretti a pagare le esorbitanti tariffe stabilite per i passeggeri adulti (poco importa se gli studenti non percepiscono un reddito come la maggioranza degli altri utenti…).

Il SISA rivendica da anni e continua a rivendicare la gratuità dei trasporti pubblici per i giovani in formazione, recentemente rilanciata dalla petizione formulata dal coordinamento cantonale per lo sciopero del clima, e in questa situazione rimarrà vigile fino alle prossime indicazioni delle ferrovie federali. Nel caso in cui l’introduzione del nuovo abbonamento Seven25 dovesse trasformarsi nell’ennesima occasione per fare cassa sulle spalle degli studenti, non mancheremo di far sentire la nostra voce per rivendicare un vero diritto alla mobilità per tutte le studentesse e tutti gli studenti.

Trasporti pubblici gratuiti e scuole ecosostenibili: il SISA in lotta per il clima!

Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) sta osservando con interesse lo sviluppo degli “scioperi per il clima” (Klimastreik) in Svizzera tedesca e francese. Il movimento giovanile rivendica delle politiche più incisive a difesa del clima. Da diverso tempo il sindacato studentesco si china pure su questioni ecologiche e climatiche.

Il SISA continua a rivendicare – sinora inascoltato, se non da poche forze politiche – la gratuità dei trasporti pubblici per studenti e apprendisti. Questo non solo nell’ottica di un migliore servizio a vantaggio dei e delle giovani in formazione, ma pure con l’intento di ridurre le emissioni di un cantone automobile-dipendente e di educare le nuove generazioni all’utilizzo del trasporto pubblico.

Una parziale vittoria del movimento sindacale è stata l’introduzione di un “masterplan sull’edilizia scolastica”, da noi rivendicato fin dal 2012. Delle strutture scolastiche moderne migliorano le condizioni di apprendimento e la sicurezza per studentesse, studenti, apprendiste e apprendisti. Ma soprattutto gli investimenti del DECS nel settore degli stabili scolastici dovrebbero permettere di migliorarne la sostenibilità ecologica. Oggi alcune scuole sono delle vere e proprie spugne energetiche: senza pannelli fotovoltaici, senza un’isolazione degna di questo nome, con elementi strutturali vetusti. Ci attendiamo ora che non si tentenni nel mettere in opera questo progetto e che si vada oltre ad esso, verso l’ammodernamento in senso ecosostenibile dell’intero parco immobiliare pubblico.

Per queste ed altre ragioni, il SISA sostiene attivamente gli “scioperi per il clima” in Ticino e nel resto della Svizzera. Già oggi al Liceo di Lugano 2 alcuni nostri militanti hanno affisso uno striscione di protesta contro l’assenza di chiare politiche per bloccare il riscaldamento climatico: ricordiamo che ancora lo scorso dicembre il Consiglio nazionale, nell’ambito del dibattito sulla legge sul CO2, aveva dimostrato la totale indifferenza della politica federale nei confronti di questa urgentissima questione. D’altra parte è in primis il padronato a respingere qualunque miglioramento su questo fronte, poiché una regolamentazione più stretta circa le emissioni inquinanti rischierebbe di ridurre i suoi profitti sul breve termine. Le giovani e i giovani oggi in formazione rappresentano le generazioni che più subiranno le nefaste conseguenze dei cambiamenti climatici. Meritiamo delle politiche più incisive a difesa del nostro futuro: l’immobilismo di una parte della gerontocratica politica federale deve finire! Il nostro futuro è più importante dei loro profitti!

Sportello per l’assistenza reclute del SISA: strumento di difesa contro gli abusi

Come ogni anno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) torna ad offrire il proprio servizio di sostegno ai militi impegnati nella scuola reclute.

Il caso di Emmen, unito alle innumerevoli situazioni di abuso nelle caserme di Coira e Isone, mette in luce l’incapacità (se non del vero e proprio disinteresse) da parte degli alti funzionari dell’esercito nella prevenzione e nella gestione degli abusi. Contrariamente a quanto afferma lo Stato maggiore dell’esercito, gli abusi sono tutt’altro che casi isolati: all’interno delle forze armate vige infatti un clima nel quale gli atti di nonnismo trovano ampio spazio per essere compiuti senza alcuna ripercussione.

L’omertà e il facile insabbiamento dell’abuso di potere perpetrato nei ranghi dell’esercito rende necessario uno sportello indipendente dalle gerarchie militari per poter fornire un’assistenza efficace in difesa dei giovani coscritti. A questo scopo il sindacato studentesco offre la propria esperienza per aiutare i militi a denunciare l’eventuale abuso, a uscire il prima possibile dalla caserma e mostrare loro i passi fondamentali per passare all’unica reale alternativa al regime militare: il servizio civile.

Per denunciare un caso di abuso e/o di necessità d’assistenza per lasciare la caserma sono disponibili i seguenti numeri: 079 773 43 03; 078 634 33 25; 079 839 50 32; 079 374 68 80.

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al seguente sito: http://www.sisa-info.ch/sos-reclute

Obbligatorietà scolastica fino a 18 anni: ottima proposta, ma sufficiente?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza con soddisfazione della proposta del Consigliere di Stato Manuele Bertoli, ripresa da una precedente interrogazione del deputato Massimiliano Ay (PC), con la quale manifesta la volontà di alzare l’obbligatorietà scolastica fino a 18 anni (al posto degli attuali 15 anni).

Da diverso tempo il sindacato studentesco denuncia la grave condizione di una crescente parte della popolazione giovanile che, priva di formazione, si ritrova catapultata in un circolo vizioso di disoccupazione, assistenza sociale e povertà dal quale difficilmente ci si riesce a sottrarre. Negli ultimi 5 anni i giovani in assistenza sono aumentati del 50% e tra di essi la maggioranza (il 60%) possiede unicamente la licenza di scuola media. Risulta dunque chiaro che è necessario agire a livello strutturale e modificare l’apparato educativo estendendo l’obbligatorietà scolastica, affinché più nessun giovane debba trovarsi in questa situazione.

Nel caso la proposta venisse concretizzata, rimangono tuttavia da parte nostra delle perplessità circa la sua reale efficacia. Non vi è infatti la garanzia che, una volta compiuto il diciottesimo anno di età, un giovane abbia conseguito un diploma di grado secondario. Se consideriamo che spesso coloro che non hanno alcuna formazione provengono da condizioni sociali indigenti e precarie in cui faticano a trovare il proprio percorso formativo (e a completarlo nei tempi ‘canonici’), risulta evidente che i giovani che davvero necessitano di un supporto, legislativo ed economico, non beneficerebbero di questa eventuale modifica. Come rileva lo stesso Consigliere di Stato, “l’età adolescenziale è un periodo complesso e delicato, perché contraddittorio e teso alla ricerca della propria identità e autonomia, non solo professionale”: un giovane che si trova nella suddetta situazione ha quindi comprensibilmente maggiori difficoltà nel conseguire un titolo di studio secondario entro i 18 anni.

In conclusione, il SISA ritiene perciò urgente implementare dei miglioramenti nel complesso del settore scolastico e delle assicurazioni sociali: estendendo l’obbligo scolastico fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore (diploma d’apprendistato o maturità) e soprattutto immettendo più risorse nell’istruzione sarà possibile porre un freno alle dinamiche odierne. Parallelamente a tutto ciò, è assolutamente necessario riformare i meccanismi in seno ai servizi di assistenza statali, al fine di sostenere i giovani anche nelle formazioni non direttamente professionalizzanti (che al momento non vengono sussidiate).

Nessun regalo natalizio a multinazionali e superricchi: NO alla RFFA!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione del lancio del referendum contro la riforma fiscale e sul finanziamento dell’AVS (RFFA) approvata dal Parlamento federale lo scorso settembre. In continuità con le battaglie condotte dal sindacato studentesco contro la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese (RIE3) e la riforma fiscale cantonale, anche in quest’occasione ribadiamo la nostra contrarietà ai nuovi ingenti sgravi fiscali a beneficio delle multinazionali e delle fasce più ricche della popolazione.

La RFFA non è altro che la “brutta copia” della RIE3, bocciata in votazione popolare nel febbraio dello scorso anno: sono infatti previste delle nuove super-deduzioni fiscali per le grandi aziende, che provocheranno – se confermate – degli importanti ammanchi nelle casse pubbliche (con le ben note conseguenze). Le perdite fiscali per Confederazione e Cantoni sono stimate a più di 2 miliardi di franchi, ma l’esperienza ci insegna che esse saranno ben maggiori: nel caso della Riforma 2 dell’imposizione delle imprese (approvata in votazione popolare nel 2008), il Consiglio federale aveva previsto un buco di 850 milioni, poi rivelatosi ammontare in realtà a circa 7 miliardi!

Le perdite per le casse pubbliche verrebbero inevitabilmente compensate con nuove riduzioni degli aiuti sociali e nuovi interventi atti a smantellare il servizio pubblico. Per gli studenti ticinesi, ciò significa che le recenti conquiste in materia di borse di studio potrebbero essere rimesse in discussione e che la scuola pubblica potrebbe essere nuovamente sottoposta a tagli dell’offerta formativa, aumenti delle rette, ecc. In poche parole, il regalo multimiliardario che il Governo vorrebbe mettere sotto l’albero ai superricchi del nostro paese si tradurrebbe in nuovi pesanti attacchi al diritto allo studio e al sistema scolastico del nostro Cantone.

Per queste ragioni, il SISA sostiene con convinzione il referendum contro la RFFA e invita tutte le cittadine e tutti i cittadini a non cedere al ricatto escogitato dal Consiglio federale (che vuole legare la questione fiscale a quella pensionistica, benché si tratti di due oggetti completamente differenti e le garanzie circa un rafforzamento dell’AVS siano assai deboli). È inaccettabile che a fronte della grave crisi sociale che colpisce le fasce popolari (specialmente in Ticino) si vadano a concedere dei costosissimi regali natalizi a chi non ne ha nessun bisogno: per garantire allo Stato le risorse necessarie a finanziare le prestazioni sociali e il servizio pubblico occorre firmare il referendum contro la RFFA e respingere alle urne questa iniqua riforma fiscale!

Scarica qui il formulario per il referendum! (File Pdf)

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Critica sociale, stages non pagati e accesso alla cultura al centro dei lavori dell’assemblea del SISA

Sabato 24 novembre il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea generale a Locarno (guarda qui le foto della giornata) per rinnovare gli organi statutari, discutere dei più pressanti problemi dei giovani ticinesi e pianificare la strategia da adottare per rafforzare la lotta in difesa dei diritti dei giovani.

Benché negli ultimi anni il SISA sia riuscito a rafforzare la propria struttura e a coinvolgere numerose/i nuove/i militanti, l’offensiva condotta ai danni della scuola pubblica e del diritto allo studio e al lavoro non accenna a diminuire: si impone quindi una riflessione sulla capacità del sindacato studentesco di mobilitare i giovani in difesa dei propri diritti. La deideologizzazione e l’individualismo in crescita nel mondo occidentale non favoriscono certo la discussione e la lotta collettive, tuttavia alcuni spazi di dibattito ancora esistenti nelle scuole potranno essere valorizzati in tal senso. Oltre a ciò, un’attenzione particolare verrà data alla formazione dei militanti sindacali, tassello fondamentale per il radicamento e la crescita del sindacato stesso.

L’assemblea generale del SISA si è chinata sulle problematiche lavorative molto diffuse nelle scuole professionali (in cui lo sfruttamento e l’assenza di diritti sono all’ordine del giorno, anche presso certi enti pubblici dove alcuni stages vengono pagati la miseria di 200 CHF al mese!), che verranno tenute sotto stretta osservazione e approfondite nei prossimi mesi. Oltre a ciò, è stata approvata una risoluzione in favore di una cultura giovanile “accessibile, autodeterminata e di prossimità” (leggi qui): a fronte di un panorama culturale parcellizzato e prevalentemente orientato al profitto, per i giovani ticinesi è divenuto estremamente difficile coltivare i propri interessi. Per questo si rivendica l’aumento degli sconti per l’accesso a manifestazioni culturali e l’acquisto di libri, una maggiore promozione da parte del Cantone di centri giovanili e spazi culturali autogestiti sul territorio, l’istituzione di una seconda Casa dello studente a Lugano e di nuove combinazioni tariffarie per il trasporto pubblico che incentivino l’accesso alla cultura.

La segreteria del SISA per l’anno scolastico 2018-2019. Da sinistra: Rudi Alves (LiLu2), coordinatore; Mattia Passardi (LiLu2), cassiere; Tamara Vizzardi (CSIA); Zeno Casella (UniFr), coordinatore.

La segreteria del SISA si è inoltre rinnovata con l’elezione di Tamara Vizzardi, studente al CSIA, che va ad affiancare i rieletti coordinatori Rudi Alves (studente al LiLu2) e Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e il cassiere Mattia Passardi (studente al LiLu2).