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Il passaggio dall’esercito al servizio civile: presto un reato d’opinione?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con profondo sconcerto dell’odierna decisione del Consiglio nazionale di dare seguito alla mozione della propria Commissione di politica di sicurezza (CPS-N), con la quale si richiede di dimezzare il numero di giorni di servizio deducibili qualora un soldato decidesse di interrompere il servizio militare in favore di quello civile.

Non è certo una novità che in seno all’esercito e tra i partiti borghesi sia diffusa la volontà di reprimere artificialmente il crescente distacco dei giovani svizzeri verso il servizio militare (ricordiamo che dall’introduzione della prova dell’atto nel 2008 il numero di ammissioni al servizio civile è quasi quadruplicato, e non smette di aumentare!), tuttavia non cessa ancora di stupire la violenza delle intimidazioni messe in campo per sanzionare questa (più che legittima) disaffezione.

La commissione (tra le cui fila, guarda caso, siedono numerosi graduati militari) e ora anche la Camera bassa propongono così di aumentare considerevolmente il numero di giorni di servizio da prestare qualora si decidesse di passare al servizio civile dopo aver già compiuto una parte del proprio impiego sotto le armi: ad esempio, nel caso in cui un soldato volesse farla finita con l’esercito dopo aver terminato la scuola reclute, dovrebbe rendere ancora ben 296 giorni di servizio civile (cifra che oggi ammonta “soltanto” a 201 giorni), mentre restando tra le forze armate questi si ridurrebbero a soli 134 giorni (meno della metà!). In poche parole, si vogliono fare ulteriori pressioni su quei giovani che, dopo aver visto con i propri occhi la realtà del servizio militare (spesso ben diversa dall’immagine fornita dalla propaganda militarista di cui sono infarcite le cosiddette “giornate informative”…), decidono di eseguire il proprio servizio alla patria svolgendo delle attività (davvero) socialmente utili e umanamente meno soffocanti: si vuol forse far divenire reato il cambiamento d’opinione?

Per questi motivi il SISA ribadisce la propria contrarietà a nuove misure sanzionatorie e restrittive a danno dei civilisti, appellandosi al Consiglio degli Stati affinché respinga l’assurda mozione oggi approvata dal Nazionale e ci si adoperi invece per parificare finalmente il servizio civile a quello militare, ad esempio:

  • portando a 1 il rapporto tra giorni di servizio nell’esercito e nell’ambito del servizio civile;
  • limitando la propaganda militarista nelle giornate informative (affiancando ai soldati che vi prestano servizio dei civilisti che possano fornire delle informazioni complete e dettagliate sulle alternative alla leva militare);
  • garantendo il passaggio dal servizio militare a quello civile in qualsiasi momento della scuola reclute o dei periodi d’impiego successivi (garantendo l’accesso dei sindacalisti alle caserme o introducendovi dei funzionari civili che assicurino l’assenza di pressioni o di ostacoli burocratici da parte dei graduati militari).

 

“Il diritto allo studio va difeso con tagli e politiche di esclusione”, Governo dixit

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con particolare insoddisfazione della risposta del Consiglio di Stato alla petizione “NO allo smantellamento del liceo”, sottoscritta da quasi 1’000 studenti. Se da un lato ci si rallegra della volontà del DECS di combattere, come richiesto dal testo consegnato alle autorità, la proposta del consigliere federale Johann Schneider-Ammann di inasprire i criteri per la concessione della maturità, dall’altro ci si trova costretti a constatare come le istituzioni non siano in alcun modo disposte ad invertire la rotta della propria politica scolastica, pur così spesso criticata da studenti, docenti e associazioni legate al mondo della scuola.

In primo luogo osserviamo come il Consiglio di Stato non abbia nessuna intenzione di rimettere in discussione la “politica del salame” con cui da vent’anni a questa parte la scuola ticinese viene sottoposta a continui salassi: richiamandosi puntualmente ad una presunta “simmetria dei sacrifici”, la classe politica si sottrae alla definizione di chiare priorità nella spesa pubblica del Cantone, senza riconoscere la centralità che l’istruzione dovrebbe occupare nelle politiche budgetarie. Senza contare che proprio coloro che chiamano gli studenti a compiere dei sacrifici con “senso di responsabilità”, in questo momento si apprestano ad elargire nuovi sgravi fiscali a pioggia a vantaggio delle fasce sociali più ricche…

In secondo luogo, ci lascia stupefatti la superficialità con cui il governo affronta il tema della selezione sociale nelle scuole superiori: senza menzionare minimamente l’impatto dell’origine sociale degli studenti sui loro risultati scolastici (ricordiamo che al liceo il tasso di bocciatura degli allievi benestanti è mediamente pari alla metà di quello dei propri compagni meno agiati), il Consiglio di Stato se ne esce affermando che “comunque quelli che possono permettersi di bocciare più volte al liceo sono già oggi gli studenti più ricchi”. In poche parole, la selezione sociale esercitata dalla scuola andrebbe “corretta” escludendo gli allievi benestanti ma non sufficientemente diligenti, e non sostenendo invece quelli capaci, ma impossibilitati a proseguire i propri studi in ragione della propria condizione sociale: non c’è che dire, bel modo di interpretare il diritto allo studio!

Il SISA, in ragione del crescente attacco alle pari opportunità d’istruzione (ricordiamo ancora la recente proposta di tagliare drasticamente le borse di studio), continuerà a battersi contro le politiche di austerità e di élitarizzazione a danno della scuola pubblica e delle fasce più deboli della popolazione.

Vittoria del SISA: il viaggio in treno torna ad esser sereno

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha accolto con particolare soddisfazione la decisione delle FFS di aumentare l’offerta ferroviaria verso Oltregottardo nella fascia serale di domenica.

Già nello scorso dicembre il SISA si era mobilitato per contestare la soppressione della corsa delle 19.10 prevista dall’annuale revisione del piano orario, che (come previsto) si è rivelata particolarmente penalizzante per gli studenti ticinesi che si recano settimanalmente Oltralpe per motivi di studio. Assenza di collegamenti con la rete di trasporto pubblico in Ticino e nelle città di destinazione, sovraffollamento delle corse rimaste e penalizzazioni tariffarie ci hanno infatti accompagnato durante tutto il corso del presente semestre.

La costante sensibilizzazione, e le oltre 700 firme raccolte dal SISA  – seguite anche da una recente audizione con la Commissione Petizioni del Gran Consiglio – per rivendicare la reintroduzione della corsa delle 19.10 hanno quindi raggiunto il loro obiettivo, costringendo le FFS ad ammettere di aver peccato di negligenza, senza confrontarsi con la realtà vissuta quotidianamente dai propri passeggeri. Una vittoria quindi non solo per gli studenti, ma anche per tutti coloro rimasti vittima della politica aziendale delle Ferrovie, spesso rinchiuse in una logica privatistica che ben poco ha a che fare con il concetto di servizio pubblico.

Un primo importante passo è stato compiuto, ora occorrerà restare vigili affinché le FFS non facciano marcia indietro e confermino definitivamente questo aumento dell’offerta con il nuovo piano orario di dicembre 2017.

La scuola-azienda che verrà? No, grazie.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) pubblica oggi, dopo aver chiesto una deroga al DECS per poter rispondere alla consultazione, la propria analisi critica del progetto di riforma La scuola che verrà. Nel complesso, il parere del sindacato in proposito è sostanzialmente negativo: la riforma dipartimentale, a nostro modo di vedere, apre infatti le porte ad una potenziale svendita del sistema scolastico pubblico ticinese, in linea con le direttive europee in materia di formazione ma in aperta contraddizione con i principi educativi ufficialmente posti alla base del progetto (equità, inclusività, educabilità, ecc.).

Il primo nodo critico evidenziato è quello del cosiddetto “approccio per competenze”, il nuovo paradigma pedagogico definito dal Piano di studi della scuola dell’obbligo adottato nel 2015. Preconizzando un sostanziale abbandono dei saperi e delle conoscenze in favore di una vaga paletta di “competenze” più o meno trasversali, esso impoverirà terribilmente l’istruzione di base, favorendo l’emersione di altri attori educativi privati e for profit (a tutto svantaggio delle classi popolari, che non potrebbero sostenerne i costi e che verrebbero quindi private del diritto ad un’istruzione completa e di qualità).

In secondo luogo, il SISA ha accolto con un certo interesse le proposte di personalizzazione e di differenziazione pedagogica avanzate dal documento dipartimentale, in quanto prevedono una rivalutazione della classica e limitante lezione “frontale”, una partecipazione attiva dello studente alla costruzione dei saperi, un riconoscimento delle differenze di apprendimento presenti tra gli allievi e un superamento dell’attuale sistema di “livelli” che ha già dimostrato tutta la sua iniquità. Tuttavia, anche queste nuove prassi educative non sono esenti da alcuni sensibili rischi: la frammentazione eccessiva della griglia oraria e del programma scolastico potrebbero disorientare dei ragazzi ancora in pieno sviluppo psico-fisico, così come un lavoro laboratoriale eccessivamente precoce, in un contesto di abbandono dei saperi, potrebbe togliere ulteriori risorse e contenuti all’istruzione di base dei futuri cittadini. D’altra parte, la differenziazione pedagogica, se non supportata da degli investimenti adeguati, rischia di dar vita ad un sistema di “cristallizzazione” delle differenze di apprendimento (e quindi di quelle sociali che spesso ne sono all’origine), senza tentare di portare gli allievi al superamento delle proprie difficoltà.

Per quanto concerne la valutazione, abbiamo recepito con un certo favore la volontà di superare l’attuale sistema di valutazione sommativa che si rivela essere spesso poco rappresentativo della realtà personali: l’introduzione di una valutazione “partecipata”, fondata sul coinvolgimento dell’allievo e finalizzata ad una sua presa di coscienza circa le proprie difficoltà e i propri punti di forza è in questo senso da salutare positivamente. Nondimeno, lo strumento del profilo dell’allievo pone tutta una serie di interrogativi ai quali non viene purtroppo fornita una risposta soddisfacente: la valutazione per competenze permetterà una certificazione (peraltro prevista da HarmoS) degli apprendimenti informali ed extrascolastici, dando luogo a nuove dinamiche di selezione sociale? Quale sarà l’uso successivo di questa descrizione personale estremamente particolareggiata al termine della scolarità? Non vi è un rischio di perdita di privacy nei confronti dei futuri datori di lavoro o delle autorità, o di una “schedatura negativa” capace di condizionare i destini sociali e professionali dei cittadini?

Infine, ci preoccupa in modo particolare la volontà di concedere una crescente autonomia amministrativa agli istituti scolastici: tale decentralizzazione dei sistemi scolastici si inserisce nel movimento di riforma promosso da organizzazioni sovranazionali come UE e OCSE, il cui fine ultimo è quello di permettere l’intervento del capitale privato all’interno delle istituzioni scolastiche, migliorando la corrispondenza tra di esse e le esigenze del mercato. Tutto ciò ha però già più e più volte dimostrato (si veda ad esempio il caso dell’Italia) di essere fonte di nuove importanti discriminazioni nell’accesso alla formazione: creando di fatto una vera e propria “scuola a due velocità”, l’autonomia scolastica e l’apertura ai finanziamenti privati (non prevista dal progetto di riforma, ma che siamo certi non tarderà a manifestarsi nei tempi a venire) svantaggerà le sedi e le classi socialmente o geograficamente svantaggiati (come potrebbe essere il caso per le scuole di valle o di periferia).

Le nuvole che si raccolgono sulla scuola pubblica ticinese non promettono dunque nulla di buono, specie se si considerano i tentativi di accelerazione della destra neo-liberista: l’iniziativa parlamentare di AreaLiberale La scuola che vogliamo (che difficilmente avrà vita facile in parlamento, ma che prepara il terreno a future offensive) propone infatti di introdurre fin d’ora il modello di “scuola-azienda” elaborato da UE e OCSE, saltando a piedi pari la tappa intermedia costituita da La scuola che verrà. Quest’ultima infatti, benché non preveda ancora molti degli strumenti necessari ad una completa mercificazione dell’istruzione (la libertà di scelta dell’istituto, la pubblicazione dei risultati delle singole sedi, il finanziamento privato del sistema scolastico, ecc.), costituisce il primo passo verso questo orizzonte e ne condivide parte delle logiche e derive.

È per questi motivi che il SISA combatterà il progetto di riforma del DECS, promuovendo una massiccia politica d’investimento nella scuola ticinese (condizione sine qua non per poter sostenere anche solo una parte degli interventi prospettati) e attivandosi per costruire un’alternativa davvero di sinistra per il nostro sistema scolastico. Senza questo sforzo, il settore dell’istruzione (cruciale per far fronte ai cambiamenti socio-economici strutturali in atto in questi anni) verrebbe completamente abbandonato all’offensiva della destra borghese, più che mai motivata a mettere fine al carattere pubblico dei sistemi scolastici e a sottometterli alle esigenze dei mercati.

Meno precariato (in)competente, più lavoro qualificato!

Disoccupazione giovanile quasi al 20% (secondo i dati ILO), esplosione del numero di giovani beneficiari dell’assistenza sociale, grande diffusione dell’indebitamento giovanile, fuga di cervelli verso Oltralpe o l’estero, ecc. Questi sono solo alcuni, i più evidenti, dei molti sintomi che manifestano la grave crisi dell’impiego giovanile in Ticino. Una crisi che, benché abbia la propria origine nelle più ampie dinamiche che riguardano l’intero mercato del lavoro (dumping salariale, precariato, incertezza occupazionale, ecc.), è caratterizzata e amplificata da alcuni propri tratti distintivi (la particolare vulnerabilità dei giovani lavoratori, l’accresciuta difficoltà di inserimento sul mercato, l’assenza di esperienza professionale, ecc.).

In occasione della festa dei lavoratori del 1° maggio di quest’anno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) vuole riportare l’attenzione su questa faccia spesso nascosta del più vasto fenomeno di crisi del lavoro di cui sono oggetto buona parte dei paesi sviluppati. Le risposte date dalla classe politica risultano essere gravemente insufficienti di fronte alle problematiche riscontrate dai giovani al momento della loro entrata nella vita professionale: limitandosi perlopiù a incentivare periodi di prova e a sussidiare i datori di lavoro affinché assumano (anche solo temporaneamente) un disoccupato registrato, le autorità non agiscono alla radice del problema e non risolvono pressoché nulla (come dimostrano i più recenti dati sulla disoccupazione giovanile).

Per questa ragione, il SISA rivendica l’adozione delle seguenti misure di lotta contro il precariato e la disoccupazione giovanile:

  1. Una migliore e più solida formazione dei futuri lavoratori: è risaputo che una delle migliori “assicurazioni” contro la disoccupazione è costituita da una buona istruzione del lavoratore stesso. Per questo chiediamo che si metta fine all’ormai ventennale “politica del salame” realizzata a scapito del finanziamento della scuola pubblica ticinese (di cui la recente proposta del governo di non farsi più carico dei costi salariali dei corsi interaziendali non è che l’ultimo esempio) e che si rafforzino le possibilità di accesso alla formazione terziaria, anche per gli apprendisti e gli studenti delle scuole professionali.
  2. Un rafforzamento dell’assistenza ai disoccupati da parte del Cantone: la revisione della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) del 2011 ha ormai dimostrato tutta la sua iniquità, penalizzando in particolare i giovani. A fronte del disimpegno della Confederazione, il Cantone deve supplire alle mancanze della LADI, sostenendo economicamente i disoccupati che hanno esaurito il diritto alle indennità e rafforzando le misure di riqualifica e di formazione continua a loro beneficio. In questo senso, la richiesta del Consiglio di Stato di riproporre l’abolizione delle indennità straordinarie di disoccupazione è da condannare e da combattere in ogni modo possibile.
  3. Maggiori tutele nell’entrata sul mercato del lavoro: la transizione dal mondo scolastico a quello professionale è spesso contraddistinta dal passaggio attraverso numerosi stage non remunerati, contratti a termine, periodi di prova di vario genere, ecc. Dietro a tali pratiche si nasconde però talvolta un precariato inaccettabile, caratterizzato da condizioni di lavoro al limite del sopportabile e da un valore formativo assai dubbio. Per questo riteniamo che in questo campo il Cantone debba stabilire una regolamentazione chiara a tutela dei giovani lavoratori, in modo da impedire gli abusi e stabilire un quadro chiaro tanto per gli impiegati quanto per le imprese.
  4. Un monitoraggio costante della carenza di lavoro tra i giovani: salvo per alcune lodevoli eccezioni, questo fenomeno resta relativamente sconosciuto, impedendo di conseguenza la messa in campo di risposte adeguate da parte della politica. Chiediamo quindi che venga dato mandato all’Ufficio cantonale di statistica di monitorare puntualmente questa problematica, tenendo conto in particolare delle diverse definizioni del tasso di disoccupazione (considerando anche il dato ai sensi dell’ILO in riferimento alle varie fasce d’età) e delle varie forme di inattività “sommersa” (quali ad esempio i NEET, acronimo di neither in employement nor in education and training, ovvero i giovani né sotto impiego né in formazione).

Il 1° maggio manifesteremo a Bellinzona per rivendicare l’implementazione di queste misure: ritrovo alle ore 14.30 in Piazzale Stazione, vi aspettiamo numerose/i!

Puoi trovare qui maggiori informazioni sulla manifestazione.

Taglio ai sussidi per gli abbonamenti per apprendisti: un Arcobaleno d’incoerenza.

Ancora una volta, la coerenza sembra non essere di casa presso le istituzioni di questo Cantone: dopo aver recentemente messo in campo fior fiore di misure per contrastare l’eccessivo inquinamento dell’aria, apprendiamo ora che il Fondo cantonale per la formazione professionale ha deciso di ridurre il finanziamento degli abbonamenti Arcobaleno per apprendisti dal 50% al 40%.

Al di là della palese assenza di una visione ambientale a lungo termine (il Governo è pronto a disporre numerose – e necessarie – misure “palliative” quando la situazione si rende insostenibile, ma non a finanziare soluzioni – come le sovvenzioni per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico – che possano davvero rendere maggiormente sostenibile la mobilità in Ticino), notiamo oggi come in seno alle istituzioni cantonali prevalga la più totale indifferenza nei confronti della situazione sociale ed economica dei giovani ticinesi.

Ad essere colpiti da questa pesante riduzione dei contributi per l’acquisto dei titoli di trasporto (indispensabili per recarsi a scuola e/o sul posto di lavoro) saranno infatti degli apprendisti già oggi in difficoltà a causa di un mercato del lavoro in costante degrado e di un livello di remunerazioni nettamente inferiore rispetto a quello dei propri colleghi adulti.

Secondo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) la direzione da prendere è proprio quella opposta a quella indicata dalle autorità. Solo la gratuità totale dei mezzi pubblici per le persone in formazione (che il SISA promuove da ormai parecchi anni) garantirebbe infatti una vera libertà di movimento ai giovani ticinesi, educandoli inoltre all’utilizzo del trasporto pubblico e fornendo loro una sorta di “salario indiretto” che possa alleviare le disparità sociali, a tratti anche gravi, che si nascondono tra di essi. Ci auguriamo quindi che venga riconsiderato il taglio ai sussidi di cui sopra e che la classe politica ticinese promuova (finalmente) una strategia per la mobilità giovanile socialmente ed ecologicamente più sostenibile di quella attuale.

Un NO alla riforma fiscale per assicurare un futuro alla nostra scuola!

Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi il 22 gennaio 2017, ha approfondito diversi temi in votazione il 12 febbraio, in particolare i tre referendum contro i tagli sociali approvati dal Gran Consiglio ticinese e la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese.

Come già dichiarato nella risoluzione approvata dall’assemblea del 3 dicembre 2016, il sindacato si oppone fermamente alla riforma fiscale in arrivo, che non esitiamo a considerare l’ennesima irresponsabilità politica della nostra classe dirigente. Se da una parte lo smantellamento progressivo della scuola pubblica avanza proprio a causa della mancanza di fondi, dall’altra si vuole continuare a ridurre le entrate delle casse pubbliche promuovendo nuovi sgravi fiscali a vantaggio delle imprese e degli alti redditi. Le perdite miliardarie associate a questa riforma non potranno quindi che aggravare la situazione, mettendo ancora più in difficoltà (tra gli altri) anche gli studenti e il nostro sistema scolastico.

Del resto, gli effetti di queste manovre fiscali sono già ben noti, a tutti i livelli istituzionali. Non è un caso che in diversi atenei svizzeri le tasse d’iscrizione siano state aumentate considerevolmente negli ultimi anni, così come non stupisce il crescente intervento privato nelle università elvetiche (“chiamato” a colmare le voragini lasciate dallo Stato, ma volto chiaramente ad influenzare programmi e ricerca nelle diverse facoltà).

A livello cantonale preoccupa inoltre la volontà del Governo di procedere ad un’ulteriore riduzione del carico fiscale sulle imprese, abbassando di 1/3 l’imposta sull’utile. Non è accettabile che in un momento di massicci attacchi allo Stato sociale (come quelli recentemente approvati dal Gran Consiglio), si facciano ulteriori regali fiscali alle imprese e agli alti redditi. Sappiamo già dove ci condurrebbe continuare su questa strada: solo fino a qualche tempo fa si discuteva di trasformare in prestiti un terzo delle borse di studio o di ridurre di un anno la durata del liceo…

Se vogliamo evitare di mandare definitivamente al macero il diritto allo studio, se vogliamo assicurare un futuro alla nostra scuola pubblica, dobbiamo impedire tutto questo! Per questo motivo, il SISA invita tutti i votanti a respingere alle urne la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese, così come i tagli sociali approvati dal legislativo cantonale.

Guarda il nostro video informativo!

Alptransit: cominciamo bene!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con sconcerto delle modifiche apportate dalle Ferrovie Federali Svizzere (FFS) e dalle Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi (FART) in conseguenza dell’apertura odierna della galleria di base del San Gottardo.

Ancora una volta le aziende del trasporto pubblico, perennemente offuscate da logiche di ottimizzazione dei costi e di massimizzazione dei profitti, hanno dimostrato di aver ben poco a cuore le esigenze e le peculiarità della propria utenza. Completamente incuranti dei disagi che avrebbero provocato ai giovani ticinesi che si trovano Oltralpe per proseguire i propri studi, le FFS e le FART hanno deciso di sopprimere dei collegamenti fondamentali per questi studenti: le corse delle 19.10 da Lugano e delle 18.48 da Locarno della domenica sera, così come quella delle 20.25 da Domodossola, sono infatti massicciamente frequentate da chi si trova a Nord del Gottardo per motivi accademici.

Il SISA non può quindi che sostenere la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” lanciata da alcuni studenti del Locarnese per spingere le FART a ritornare sui propri passi.

Inoltre il sindacato ha deciso di lanciare una petizione “gemella” indirizzata al Gran Consiglio, con la quale richiediamo:

1) che quest’ultimo eserciti maggiore pressione sulle FFS affinché la corsa delle 19.10 da Lugano venga mantenuta anche a seguito dell’apertura di Alptransit;

2) che il Cantone risolva la discriminazione che già oggi colpisce gli studenti del Mendrisiotto (costretti ad acquistare un ulteriore titolo di trasporto per raggiungere la stazione di Lugano) introducendo un biglietto per questa tratta dal costo simbolico di 1.- CHF, riservato ai titolari di un abbonamento Binario 7.

Scarica qui il formulario per firmare la petizione!

(S)gravi scelte nella distribuzione dei soldi: che impresa trovarne per la scuola!

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riuntasi in data 3 dicembre 2016 a Lugano, si è occupata dell’agenda politico-sindacale dell’anno scolastico in corso, identificando alcune tematiche sulle quali concentrarsi e rimarcando l’importanza del lavoro sul territorio, caratterizzato da una presenza costante e capillare nelle scuole e sui posti di lavoro.

Nel corso della seduta è stata approvata una risoluzione relativa all’imminente votazione sulla riforma della fiscalità delle imprese. Quest’ultima, a nostro avviso, rappresenta un’ulteriore grave contraddizione della linea politica adottata dalla classe dirigente, ticinese e non. Dopo aver promosso una manovra di rientro finanziario di quasi 200 milioni di franchi, andata ad indebolire ulteriormente lo Stato sociale in svariati ambiti (dalla socialità alla scuola, passando per il servizio pubblico), oggi questa viene a chiederci di regalarne diverse altre decine a chi dalla crisi ne ha addirittura guadagnato.

Prima di avventurarsi in nuove concessioni unilaterali a favore delle imprese e dei redditi elevati, chiediamo che ci venga restituito tutto quanto ci è stato tolto negli scorsi decenni (con tagli alle borse di studio, riduzioni dell’offerta formativa, aumento delle spese a carico delle famiglie, ecc.) e che vengano assicurati i diritti sociali della popolazione (diritto allo studio in primis). Il “Patto di Paese” che il governo ticinese intende propinare alla popolazione non è quindi altro che la beffa che accompagna il danno causato dall’ulteriore disparità sociale provocata dalle prime ondate di sgravi fiscali dell’”amministrazione Vitta”… Prima anche solo di parlarne, ci dovete indietro parecchio!

Il SISA, guidato dai riconfermati coordinatori Luca Robertini e Zeno Casella, rinnova quindi il suo impegno nell’organizzare ed (in)formare i giovani studenti ed apprendisti ticinesi, in un’ottica di opposizione alla preoccupante evoluzione del mondo della scuola e del lavoro nel nostro Cantone.

La lotta contro la povertà inizia già all’asilo!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con prudente soddisfazione dei risultati raggiunti ieri dalla Conferenza nazionale contro la povertà. Confederazione, Cantoni e Comuni si sono infatti impegnati a “promuovere le opportunità educative dei bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate” e a “fornire ai genitori un accompagnamento e un sostegno di qualità”, con l’obiettivo di intervenire preventivamente contro la povertà fin dai primi anni di vita dei cittadini.

La situazione in Ticino è peraltro sensibilmente più grave rispetto al resto della Svizzera: i dati più recenti (2014) ci mostrano come i tassi di povertà (CH: 6.5%; TI: 15%) e di rischio di povertà (CH: 13.5%; TI: 28%) sono mediamente il doppio di quelli nazionali. Possiamo quindi supporre che se in Svizzera un minorenne su 6 è a rischio di povertà, in Ticino questo rapporto dovrebbe avvicinarsi a ben uno su 3!

A fronte di questo profondo disagio sociale, le autorità cantonali non hanno però previsto gli adeguati interventi che permettessero di sostenere le famiglie in difficoltà e di tutelare i bambini e i ragazzi socialmente svantaggiati. Da un lato, gli asili nido e i diversi sistemi di custodia nella prima infanzia restano un privilegio riservato alle famiglie benestanti (delle economie domestiche con un reddito inferiore a 6’000 CHF, circa 3 su 5 non fanno capo ad alcuna custodia esterna), in conseguenza della scarsa partecipazione finanziaria di Cantone e Comuni, che scaricano buona parte dei costi sulle rette (e dunque sulle famiglie). Dall’altro, i servizi parascolastici (doposcuola e orario prolungato) nelle scuole pubbliche ticinesi non solo non sono stati ampliati, ma hanno addirittura subito delle riduzioni (nelle scuole medie l’offerta è calata del 15% tra il 2006 e il 2011).

Vista la dichiarazione d’intenti della Conferenza nazionale, che chiama Cantoni e Comuni ad occuparsi di questa grave problematica, il SISA richiede pertanto al Consiglio di Stato ticinese di mettere a punto un pacchetto di misure che permetta di migliorare “l’accompagnamento e il sostegno ai genitori in difficoltà”. Tra queste suggeriamo:

  • un ampliamento della rete pubblica di asili nido (prendendo in considerazione la cantonalizzazione di alcune strutture);
  • un sensibile aumento dei sussidi cantonali per la frequenza di una struttura di custodia per la prima infanzia;
  • un considerevole aumento dei servizi parascolastici (mense, doposcuola e orari prolungati) in ogni ordine della scuola dell’obbligo, ponendo come regola generale il diritto di ogni studente a consumare un pasto ad un prezzo socialmente sostenibile nella propria scuola (o in una struttura nelle vicinanze) e a frequentare un’attività extrascolastica gratuita in ogni giorno scolastico regolare;
  • l’introduzione di lezioni di sostegno e di assistenza allo studio in ogni ordine scolastico, preferibilmente nella forma di attività parascolastica gratuita.