Archivi categoria: Comunicato stampa

Una sperimentazione insidiosa, ma da sostenere

In vista della votazione popolare del prossimo 23 settembre, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene importante rendere pubbliche alcune considerazioni sulla sperimentazione della riforma “La scuola che verrà”.

Onde evitare malintesi, va prima di tutto chiarito un punto: il progetto di riforma promosso in questi anni dal DECS (che non riguarda unicamente “La scuola che verrà”) è ben lontano dalle aspettative che nutriamo in quanto studenti. In primo luogo, a preoccuparci sono numerosi aspetti dello stesso impianto delle riforme in via d’implementazione: l’approccio per competenze previsto dal nuovo Piano di studio rischia fortemente di svuotare di contenuto l’insegnamento obbligatorio e di rafforzare la selezione sociale che vi viene praticata; la possibilità di “adattare gli obiettivi” degli allievi potrebbe provocare un abbandono di coloro che si scontrano con maggiori difficoltà di apprendimento; i nuovi strumenti di valutazione (quale il famigerato “quadro descrittivo delle competenze”) rischiano di indurre un processo di “schedatura negativa” permanente degli studenti ritenuti “problematici”. In secondo luogo, segnaliamo anche una forte inquietudine relativa al dispositivo di cui è prevista la sperimentazione: il cosiddetto “modello PLR” non fa altro che riprodurre (ed estendere ad altre materie) l’attuale sistema dei “livelli”, mantenendo invariata la discriminazione tra gli allievi; la scelta delle scuole “test” e la durata ridotta della sperimentazione (solo 3 anni invece di 4) rischiano di viziarne i risultati; l’unico criterio sulla cui base avverrà la valutazione della sperimentazione è quello delle “performance” degli studenti, senza considerare le ricadute sul loro benessere psico-fisico, sul condizionamento sociale dei loro risultati scolastici, sul loro rapporto con i saperi e con la cultura in generale; non è infine ancora chiaro quale potrà essere l’effettivo coinvolgimento delle associazioni magistrali e studentesche nel percorso parallelo e successivo alla sperimentazione. Le garanzie fornite dal DECS su questi ultimi punti, in seguito alle sollecitazioni del Forum delle associazioni della scuola, ci paiono ancora significativamente insufficienti.

Ciò non significa però che il progetto di riforma sia privo di meriti o di proposte positive per la qualità e l’equità dell’istruzione pubblica, anzi. Molti sono i punti a favore della “Scuola che verrà”: primo su tutti, il superamento del modello segregativo e discriminatorio dei “livelli” A e B (unanimemente riconosciuto come uno strumento di selezione sociale degli allievi); l’introduzione di nuove forme didattiche (atelier, laboratori, settimane progetto) che permetteranno di archiviare il predominio dell’insegnamento cattedratico nella scuola ticinese; l’istituzione di vari momenti di studio ad effettivi ridotti (quali gli atelier o i laboratori), in funzione dei quali verrà anche rafforzato il servizio di sostegno pedagogico. Inoltre, numerose sono state le “correzioni” adottate dal DECS in seguito alla consultazione sul progetto: tra le misure riviste o soppresse figurano il conferimento di maggiore autonomia alle sedi scolastiche (che avrebbe creato maggiori disparità tra gli istituti e portato ad una progressiva intromissione dell’economia privata nella scuola pubblica), la suddivisione in sequenze e blocchi del calendario scolastico (assicurando quindi una maggiore continuità dell’insegnamento) e l’introduzione della cartella dell’allievo nella scuola media (limitando così il rischio di “schedatura negativa” di cui sopra). In definitiva, “La scuola che verrà” dovrebbe quindi condurre ad un maggior investimento finanziario nella scuola dell’obbligo (che il SISA rivendica fin dalla sua fondazione nel 2003), ad un miglioramento del rapporto numerico tra allievi e docenti (quantomeno in alcuni momenti della settimana) e all’introduzione di nuove modalità didattiche che potranno rendere più interessante e stimolante l’apprendimento in classe.

Sulla base di un’attenta valutazione dei pro e dei contro e del carattere provvisorio della riforma (che dovrà ancora essere discussa e approvata al termine dei 3 anni di “prova”), il SISA ha quindi deciso di sostenere la sperimentazione della “Scuola che verrà” e invita pertanto le elettrici e gli elettori a votare SÌ il prossimo 23 settembre. Il sindacato ha però altresì stabilito di non aderire al comitato favorevole: se ci troviamo d’accordo nel denunciare le menzogne e le falsificazioni del fronte contrario (auto-elettosi paladino della scuola pubblica dopo aver promosso per anni ogni taglio e ogni tentativo di privatizzazione dell’istruzione), non condividiamo tuttavia i toni entusiastici con cui viene descritta “La scuola che verrà”. Se la sperimentazione va sostenuta, essa è però ben lungi dall’essere la panacea di tutti i mali della scuola ticinese (e occorrerà vigilare attentamente affinché non ne produca di nuovi).

Il servizio civile diminuisce gli effettivi dell’esercito? Fake news del Governo!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza con sconcerto delle recenti misure proposte dal Consiglio Federale con l’esplicito obiettivo di “ridurre in modo consistente il numero delle ammissioni al servizio civile”. Notiamo ancora una volta come il crescente distacco tra i giovani e le forze armate non venga assolutamente compreso dalle autorità, che anzi decidono di combatterlo moltiplicando gli ostacoli per coloro che vogliono abbandonare l’esercito dopo averlo vissuto sulla propria pelle.

D’altra parte, le argomentazioni addotte dal governo sono assolutamente pretestuose e prive di fondamento: se è vero che il numero di civilisti è in effetti aumentato considerevolmente, quadruplicando nel giro di una decina d’anni (le 1600 ammissioni del 2008 sono divenute quasi 6800 nel 2017), queste cifre non devono trarre in inganno circa il loro impatto sugli effettivi dell’esercito. Non è infatti assolutamente vero che l’aumento delle ammissioni al servizio civile rischi di creare un vuoto tra le fila delle forze armate: lo stesso Consiglio federale in un suo rapporto del 2014 affermava che “il servizio civile non metterà in pericolo la stabilità degli effettivi dell’esercito”, anche se il numero di ammissioni continuasse ad aumentare moderatamente nel corso dei prossimi anni (ricordiamo che le ammissioni al servizio civile tra 2016 e 2017 sono aumentate di circa 600 unità, pari allo 0.5% degli effettivi dell’esercito). Ciò viene confermato anche dalla portata minima del numero di civilisti rispetto ai numeri dell’armata: nel 2017 gli ammessi al servizio civile corrispondevano a poco più del 5.5% degli effettivi reali dell’esercito (6’800 civilisti contro 120’000 soldati).

Le conclusioni del rapporto del Consiglio federale non lasciano spazio a dubbi: il servizio civile non mette in pericolo gli effettivi dell’esercito!

Il Consiglio Federale contraddice quindi completamente le proprie conclusioni di soli quattro anni fa, dando più l’impressione di voler punire gli obiettori di coscienza che non di rafforzare davvero gli effettivi militari: sembra che nemmeno vivere un conflitto di coscienza sia più sufficiente per sottrarsi alle grinfie dell’esercito.

Di fronte ad una tale offensiva, il SISA non può che continuare la propria lotta contro il militarismo e contro nuove misure restrittive a danno del servizio civile: in questo senso, oltre alla partecipazione alla consultazione indetta dal governo e il sostegno all’associazione CIVIVA in caso di referendum, segnaliamo la riapertura del nostro sportello di consulenza contro gli abusi nelle caserme e di aiuto per uscire dall’esercito, un diritto (per ora) garantito dalla Costituzione (siamo raggiungibili ai seguenti numeri telefonici: +41 79 374 68 80 e +41 79 839 50 32).

 

Religione a scuola: basta compromessi al ribasso con la Curia!

Ha luogo oggi il dibattito in Gran Consiglio riguardo al futuro dell’insegnamento religioso a scuola. Il modello proposto e che verrà molto probabilmente accettato prevede un insegnamento religioso di tipo confessionale facoltativo nei primi tre anni della scuola media e un insegnamento obbligatorio di storia delle religioni nel quarto e ultimo anno. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ribadisce innanzitutto la sua totale contrarietà all’insegnamento religioso confessionale, anche se facoltativo, all’interno degli istituti scolastici, in quanto viene così lesa la laicità dello Stato e della scuola. La religione è una questione privata e la scuola pubblica e lo Stato non se ne devono quindi assumere i costi e la responsabilità. Se la Chiesa vuole fare proselitismo tra i giovani, è liberissima di farlo a sue spese al di fuori dell’orario scolastico (come qualunque altra organizzazione religiosa, politica, culturale, ecc.).

Il sindacato sottolinea anche la sua contrarietà all’introduzione della nuova materia “storia delle religioni”, la quale andrebbe ad appesantire maggiormente ed inutilmente la mole di studio degli allievi del quarto anno delle scuole medie, già molto carichi di lavoro. La continua frammentazione della storia non è affatto positiva, in quanto questa materia si vede di conseguenza sempre più indebolita. Trattare un fenomeno sociale importante come quello religioso in modo separato dal resto dei fenomeni storici, geografici e culturali è controproducente per gli allievi, che così faticherebbero maggiormente a mettere in relazione i diversi concetti trattati. La materia si troverebbe dunque priva delle sue fondamenta e verrebbe totalmente decontestualizzata. Il SISA si chiedie inoltre in quale proporzione verrebbero trattate le diverse correnti religiosi (e non religiose: ateismo, agnosticismo, ecc.), considerato il fatto che durante la sperimentazione di questa nuova materia il cristianesimo occupava ben la metà del programma, riducendo lo studio delle altre correnti confessionali e filosofiche a pochi elementi nozionistici.

Il SISA ritiene dunque necessarie l’abrogazione dell’articolo 23 della Legge della scuola (il quale prevede appunto un insegnamento religioso confessionale facoltativo delle due principali correnti cattoliche), la rinuncia all’imposizione di un qualunque corso obbligatorio sul fenomeno religioso (confessionale e non), l’integrazione del fenomeno religioso all’interno delle materie umanistiche già esistenti (come già avviene a Ginevra e Neuchâtel) e la fine del rapporto di sudditanza dello Stato nei confronti delle Chiese: la scuola pubblica non le riguarda, non si deve scendere a patti con esse.

Morel: uno spazio culturale indipendente da rafforzare, non da limitare!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha appreso con rammarico della decisione della Città di Lugano di sospendere i permessi allo spazio Morel, in seguito agli avvenimenti del 3 maggio scorso. In continuità con quanto già rivendicato in passato (si veda la battaglia condotta a Bellinzona contro l’abbattimento della Casetta ex-Zoni), il SISA torna a ribadire l’importanza di una maggiore attenzione e considerazione verso gli spazi aggregativi non commerciali per i giovani: in questo senso esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno allo spazio Morel ed al collettivo che lo ha animato negli scorsi mesi.

Morel costituisce una delle poche realtà culturali indipendenti a Lugano, che ha il pregio di dare spazio ad artisti della regione altrimenti impossibilitati ad esprimersi, aprendosi però anche verso la scena nazionale e internazionale (numerosissimi sono infatti gli artisti d’Oltralpe e stranieri portati in Ticino da Morel). Pur essendo questa un’esperienza limitata nel tempo (l’utilizzo degli spazi dell’ex-garage Morel è infatti possibile solo fino all’abbattimento dello stabile), essa ha quindi già dimostrato tutto il suo valore, grazie in particolare all’impegno dell’associazione Drunken Sailors che ne ha assunto la gestione, ma soprattutto ha evidenziato la grande necessità di spazi simili sulla scena ticinese (gli oltre 2300 iscritti non possono che testimoniarlo).

Il SISA si rivolge quindi alle autorità comunali e cantonali nel richiedere una maggiore disponibilità e considerazione nei confronti di queste realtà, ed in particolare al Municipio di Lugano affinché decida di rinnovare i permessi d’attività dello spazio Morel, garantendogli una maggiore libertà d’azione che possa garantirne il buon funzionamento nel prossimo anno. In una prospettiva a lungo termine, auspichiamo inoltre che si possa trovare una soluzione soddisfacente per questo spazio all’interno del panorama cittadino e che più in generale l’ente pubblico decida di rafforzare il proprio sostegno alle realtà culturali e ricreative indipendenti della nostra regione, permettendo così ai giovani ticinesi di beneficiare di un’alternativa al circuito commerciale del tempo libero costituito da discoteche e simili.

Disoccupazione post-apprendistato: basta minimizzare il problema!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con grande preoccupazione dei dati emersi dallo studio recentemente condotto dall’Ufficio federale di statistica (UST) concernente l’integrazione nel mercato del lavoro dei titolari di un diploma di formazione professionale. Dopo gli sconcertanti dati dello scorso febbraio circa la situazione dei giovani in assistenza, il risultato di quest’ultima indagine mostra infatti una nuova faccia della grave crisi sociale e occupazionale cui sono confrontati molti giovani ticinesi.

Dall’analisi longitudinale effettuata dall’UST sul percorso dei titolari di un titolo del grado secondario II dal 2012 al 2015 emerge una situazione estremamente critica per quanto concerne le opportunità professionali dei neo-diplomati in Ticino: ad un certo momento nell’arco dei 30 mesi successivi all’ottenimento del diploma, ben il 38% di questi ultimi si è iscritto alla disoccupazione (nella Svizzera tedesca questo dato ammonta a solo il 17%). Inoltre, i giovani della Svizzera italiana mostrano dei periodi più lunghi d’iscrizione alla disoccupazione (il 10% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 2% della Svizzera tedesca) o d’inattività (il 43% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 22% della Svizzera tedesca), situandosi nella categoria dei NEET (dall’inglese “Not in employement, education or training”).

La situazione in Ticino è evidentemente più grave rispetto al resto della Svizzera.

A fronte di questa grave crisi occupazionale a livello giovanile, le risposte da parte della politica e dell’amministrazione pubblica stentano purtroppo ad arrivare: intervistato dalla RSI, il direttore della Divisione della formazione professionale Mauro Colombo ha nuovamente minimizzato la portata del problema, sostenendo che il risultato sia “estremamente positivo” dato che “4 giovani su 5 trovano comunque uno sbocco professionale o di studio”. E degli altri chi se ne occupa? È davvero “estremamente positivo” che in soli 30 mesi dall’ottenimento del diploma ben il 38% dei giovani debba far ricorso alla disoccupazione?

Per il SISA, il cui appello a rispondere all’emergenza dei giovani in assistenza è purtroppo caduto nel vuoto, è venuto il momento di affrontare con serietà le problematiche occupazionali dei giovani ticinesi, dando delle risposte concrete (e non limitandosi a dei vani appelli ad una fantomatica “responsabilità sociale” delle imprese) ad una crisi sociale che non accenna ad attenuarsi. In questo senso, riteniamo fondamentale:

  1. dare mandato all’Ufficio cantonale di statistica affinché realizzi un’indagine ad ampio spettro sull’ampiezza e sulle cause della disoccupazione, della sottoccupazione e del precariato giovanili in Ticino, prestando particolare attenzione alla transizione dal mondo scolastico a quello professionale;

  2. studiare l’introduzione di un servizio pubblico di consulenza e di aiuto al collocamento dei neo-diplomati, sul modello del Gruppo operativo preposto al collocamento dei giovani in cerca d’apprendistato;

  3. estendere e rafforzare le misure a sostegno dei giovani disoccupati previste dalla Legge sul rilancio dell’occupazione (incentivi all’assunzione, assegni di formazione, indennità straordinarie di disoccupazione, ecc.);

  4. creare nuova opportunità professionali per i giovani ticinesi, contrastando il fenomeno del dumping salariale con il salario minimo dignitoso richiesto dal popolo nel 2015 e implementando una reale politica di pianificazione pubblica dello sviluppo economico cantonale.

Aiuti allo studio: oltre 2200 firmatari chiedono misure più incisive!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato oggi oltre 2200 firme (di cui 1500 in forma cartacea e 700 online) a sostegno della petizione “Per un rafforzamento delle borse di studio” lanciata lo scorso gennaio. Il grande supporto alle nostre rivendicazioni è l’ennesima testimonianza di un disagio diffuso circa la situazione degli aiuti allo studio in Ticino, sottoposti da qualche anno a numerose misure di risparmio che hanno colpito duramente famiglie e studenti.

I correttivi recentemente stabiliti dal Governo costituiscono indubbiamente un passo in avanti nella giusta direzione, che dimostra peraltro l’utilità e la necessità della lotta studentesca in difesa dei propri diritti (senza il lancio della petizione e la mobilitazione di fine marzo non avremmo probabilmente assistito a nessuna riconsiderazione delle decisioni adottate in passato). Tali misure sono però ancora largamente insufficienti per risolvere il problema: gli oltre 2200 firmatari della petizione rivendicano infatti degli interventi più incisivi per il rafforzamento di questi sussidi (dall’abolizione totale della trasformazione in prestiti di parte delle borse di studio all’aumento del tetto massimo degli aiuti allo studio, passando per una riduzione del ricorso ai prestiti e un allargamento dei criteri per l’accesso alle borse di studio).

I più recenti risultati d’esercizio del Cantone dimostrano che un maggior impegno in questo senso sia assolutamente sostenibile dal punto di vista finanziario (come a nostro avviso lo era già in passato), per cui dal Gran Consiglio – cui è indirizzata la petizione in questione – ci aspettiamo ora un maggior coraggio e una maggiore coerenza rispetto ai proclami elettorali di tre anni fa (che sicuramente risuoneranno nuovamente nei prossimi mesi): non basta solo dire che investire nell’istruzione è importante, occorre anche dimostrarlo nei fatti!

Votiamo NO a nuovi regali ai ricchi e a nuovi tagli per gli studenti!

Tagli alle borse di studio, aumento delle tasse scolastiche e dei costi della formazione, riduzione dell’offerta formativa nelle scuole pubbliche, ecc. Questi sono stati i risultati dell’ultimo pacchetto di sgravi fiscali adottati nel nostro Cantone, all’origine di un buco finanziario nelle casse pubbliche risanato a suon di sacrifici per gli studenti e le classi popolari. Per evitare il ripetersi di uno scenario simile, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) invita il popolo a respingere la riforma fiscale in votazione il prossimo 29 aprile.

Oltre ai generosi regali fiscali previsti dal Gran Consiglio, all’orizzonte si profilano nuovi importanti ammanchi nelle casse pubbliche: il Progetto Fiscale 17 e i successivi adeguamenti cantonali causeranno infatti ulteriori alleggerimenti per ricchi e aziende e una conseguente diminuzione delle entrate dello Stato. Come successo in passato, queste si tradurranno in nuovi dolorosi tagli alla spesa per l’istruzione (e non solo).

A questo proposito, va fatta chiarezza attorno alle cosiddette tanto decantate “misure sociali” (tra cui anche un potenziamento degli asili nido, richiesto in passato anche dal SISA): in realtà queste non solo sono attuabili a costo zero (i soldi necessari ci sono già e provengono dalla Confederazione e dai prelievi sui salari), ma soprattutto non dipendono affatto dall’approvazione della riforma fiscale, come vuol far credere il fronte del sì! Il 29 aprile si vota esclusivamente sugli sgravi fiscali e qualora si volessero sopprimere le misure sociali sarebbe necessario un nuovo voto del Parlamento: davvero questo sarebbe disposto a rimettere in discussione dei provvedimenti finora descritti come assolutamente necessari?

La riforma in votazione rappresenta peraltro una ricetta economica totalmente fallimentare, che non farà altro che aggravare la crisi sociale in corso; per uscire da questa situazione occorre una maggiore equità sociale e un serio investimento pubblico sulle principali risorse di questo Cantone: noi giovani e la nostra istruzione (non certo i milionari stranieri e le multinazionali in cerca di paradisi fiscali!). Per questa ragione il SISA invita tutte le elettrici e gli elettori a votare NO alla riforma fiscale il 29 aprile prossimo, respingendo così un progetto socialmente indecente e del tutto incompatibile con il rilancio economico del Cantone.

Onorevole Quadri: se c’è qualcuno che deve studiare, quello è proprio lei!

In Ticino, la settimana d’azione nazionale in difesa dell’istruzione si è conclusa oggi con un’ultima azione di protesta a Lugano: su iniziativa del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), i liceali del LiLu2 e del LiLu1 hanno messo nuovamente in scena il funerale del diritto allo studio, massacrato dai numerosi tagli nel settore degli aiuti allo studio approvati negli ultimi anni da Governo e Parlamento.

Tali misure d’austerità hanno provocato una drastica diminuzione del numero di studenti e famiglie beneficiarie di una borsa di studio: se nel 2010 veniva accolto il 60% delle domande presentate all’Ufficio degli aiuti allo studio, nel 2015 questo dato era sceso al 45%! Oltre a ciò, va ricordato come dal 2015 gli studenti di Master siano costretti a restituire un terzo della somma ricevuta dal Cantone: con questa misura di risparmio – approvata quasi all’unanimità dal legislativo cantonale – si è quindi deciso di obbligare i neo-diplomati ad entrare nel mondo del lavoro con diverse migliaia di franchi di debito sulle spalle. Alla faccia della lotta all’indebitamento giovanile!

Dopo il flashmob di ieri di fronte alla sede leghista in Via Monte Boglia, l’azione odierna ha quindi ribadito la ferma opposizione degli studenti alle interminabili misure d’austerità imposte loro negli ultimi anni dai partiti di governo. A questo proposito, ci teniamo a rispondere ai curiosi interrogativi del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che non capisce “cosa abbia a che vedere la Lega con gli smantellamenti scolastici”: tralasciando il fatto che le suddette azioni di protesta non riguardassero la riforma “La scuola che verrà” (su cui il SISA si è già espresso in passato in modo molto critico), stupisce vedere come uno dei capoccia del “movimento” non sappia nemmeno che decisioni abbiano preso i suoi rappresentanti in Governo e Parlamento! Questi ultimi hanno infatti promosso e sostenuto i tagli alle borse di studio e le varie misure di risparmio nella scuola, compreso il tentativo di estendere al Bachelor la restituzione forzata di un terzo delle borse di studio (tentativo abortito grazie alla mobilitazione studentesca del settembre 2016). Se c’è qualcuno che non ha studiato è proprio lei, onorevole Quadri!

Post Scriptum: criticare (soprattutto se a sproposito) degli studenti che sacrificano la propria pausa pranzo per partecipare ad un flashmob di protesta non si addice proprio ad una personalità che si è spesa in lungo e in largo in favore di un’iniziativa che voleva (o meglio, diceva di volere) rafforzare la partecipazione politica dei giovani. Ne dobbiamo dedurre che per la Lega quest’ultima può essere solo a senso unico, e che i giovani si possono quindi esprimere unicamente quando sostengono l’azione politica della maggioranza borghese in Governo e Parlamento?

Tagli alle borse di studio: gli studenti bellinzonesi celebrano il funerale del diritto allo studio!

Nel quadro della settimana d’azione nazionale promossa dalla coalizione studentesca Azione_Istruzione ha avuto oggi luogo a Bellinzona un flashmob che ha inscenato il funerale del diritto allo studio, quale protesta contro i tagli alle borse di studio avvenuti negli ultimi anni. Coordinati dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), gli studenti della Scuola cantonale di commercio e del Liceo di Bellinzona si sono mobilitati per combattere le continue misure d’austerità commesse a scapito dell’istruzione e della scuola pubblica.

Le recenti decisioni delle autorità politiche hanno provocato una situazione del tutto inaccettabile per gli studenti ticinesi: a fronte dei 5 milioni di franchi tagliati in soli due anni nelle borse di studio, Governo e Parlamento cantonali hanno ora deciso di regalarne ben 50 ai ricchi e alle aziende in generosi sgravi fiscali. Tutto ciò dimostra come il rigore finanziario ticinese continui ad essere a geometria variabile: le autorità si rivelano ancora una volta forti coi deboli e deboli coi forti.

L’azione di protesta è partita dalla Scuola di cantonale di commercio per poi dirigersi verso il Liceo cantonale e Piazza Governo, dove è stato osservato un minuto di silenzio per il diritto allo studio, ormai da considerarsi morto e sepolto a causa delle continue misure di risparmio. Essa si è concentrata sui tagli agli aiuti allo studio del 2014 e del 2015, contestati dalla petizione del SISA intitolata “Per un rafforzamento delle borse di studio, per un’istruzione più equa per tutte e tutti!” che ha già raccolto oltre un migliaio di firme.

È il momento che le autorità competenti prendano atto del dissenso degli studenti verso queste politiche anti-sociali e rivedano le priorità politiche di questo Cantone: l’istruzione è un investimento per il futuro da valorizzare e a cui andrebbero destinate maggiori risorse, sicuramente non da regalare a chi in questi anni di crisi è addirittura riuscito ad arricchirsi! Se la tendenza in atto dovesse rimanere immutata, le conseguenze sarebbero gravissime: vogliamo davvero un’istruzione “all’americana”, dove solo i più ricchi possono studiare?

 

In rivolta per l’istruzione! Settimana d’azione e manifestazione nazionale di Azione_Istruzione

 

Comunicato stampa della coalizione studentesca nazionale Action_Education – Aktion_Bildung – Azione_Istruzione

 


Lo scorso anno, degli aumenti delle tasse accademiche sono stati annunciati nelle Università di Friborgo e Berna; l’aumento è imminente nei Politecnici federali di Losanna e Zurigo così come all’Università di Basilea. In un contesto in cui le misure d’austerità della Confederazione e dei Cantoni sono costantemente in testa all’agenda politica, il finanziamento dell’istruzione subisce dei gravi attacchi.

Lo smantellamento e il deterioramento dell’istruzione avanzano! E noi, studentesse e studenti, scolari, ricercatrici/-tori e impiegate/i di tutta la Svizzera, ne abbiamo abbastanza.Ci siamo così riuniti nella coalizione nazionale “Action_Education/Aktion_Bildung/Azione_Istruzione”. Dal 19 al 25 marzo avrà luogo una settimana d’azione in numerose città: saranno organizzate varie azioni, stand d’informazione, tavole rotonde, ecc.

Una grande manifestazione nazionale contro lo smantellamento e il deterioramento dell’istruzione si svolgerà il 24 marzo 2018 a Berna (dalla Schützenmatte alla Piazza Federale).

Come coalizione nazionale, ci mobilitiamo:

  • Contro le limitazioni d’accesso alla formazione, quali le tasse universitarie, le spese scolastiche o gli esami d’ammissione.
  • Contro l’influenza delle imprese private sulle nostre istituzioni scolastiche.
  • Contro la precarietà delle condizioni di apprendistato e di lavoro, per esempio nel caso di un dottorato o di un apprendistato professionale.
  • Per delle istituzioni scolastiche aperte, democratiche e partecipative.
  • Per un’istruzione accessibile a tutte e tutti senza discriminazioni.
  • Per il mantenimento e lo sviluppo dei servizi pubblici; ci opponiamo alle politiche d’austerità nel loro insieme (sanità, socialità, istruzione).

Visita il sito di Azione_Istruzione!

Metti “mi piace” alla pagina Facebook di Azione_Istruzione!