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Il SISA riunito in assemblea per discutere di griglia oraria e rafforzamento organizzativo

Nella giornata di sabato il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea a Locarno per fare un bilancio delle passate battaglie intraprese a livello studentesco e per discutere della strategia da intraprendere nel presente anno scolastico per rafforzare i diritti degli studenti e delle studentesse.

Lo scorso anno è stato caratterizzato da una forte mobilitazione studentesca legata ai temi del clima e delle disparità di genere, nell’organizzazione della quale il nostro sindacato ha svolto un ruolo importante: tale impegno ci ha purtroppo in parte allontanato dai temi strettamente legati alla scuola. Questo semestre il SISA dedicherà quindi la sua attenzione ad un tema direttamente legato al mondo della scuola, la nuova griglia oraria del liceo. Il DECS ha infatti deciso di implementare un nuovo piano settimanale a partire dall’anno scolastico 2020-2021, sul quale il dibattito è stato estremamente ridotto se non addirittura assente: la consultazione avvenuta lo scorso giugno non ha infatti preso minimamente in conto l’opinione del corpo studentesco e del sindacato. Per questo motivo l’assemblea ha deciso di lanciare una petizione e di riportare il dibattito nelle assemblee studentesche dei licei ticinesi, chiedendo al Dipartimento di riaprire la consultazione e di coinvolgere nel dibattito anche le studentesse e gli studenti.

L’importanza di rilanciare un dibattito pubblico e democratico risiede nella portata che la stessa riorganizzazione oraria comporta sull’impianto generale degli studi liceale: tale riforma comporta infatti un aumento delle ore settimanali, l’inserimento della materia di informatica (della quale ancora non si conosce il piano di studio) e una riorganizzazione della distribuzione delle materie sull’intero quadriennio.

Nel secondo semestre si avvierà invece una campagna sugli stages nell’ambito socio-sanitario, spesso vero e proprio strumento di sfruttamento delle studentesse e degli studenti, argomento a cui verranno dedicati i lavori della prossima assemblea.

Per riuscire a condurre con successo tali campagne è necessaria una maggior strutturazione del sindacato e allo stesso tempo una continua formazione dei militanti sui principi base del sindacalismo studentesco così come su tematiche più puntuali. L’assemblea ha dunque discusso e approvato un documento contenente vari spunti di lavoro volti al rafforzamento dell’organizzazione sindacale.

Infine l’assemblea ha eletto la nuova segreteria del sindacato: ai due coordinatori riconfermati Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e Rudi Alves (studente all’università di Ginevra) si aggiungono Lea Schertenleib (studentessa all’università di Friborgo) e Sarah Sbabo (studentessa alla SSPSS Giubiasco).

Nuova griglia oraria del Liceo: il SISA prende posizione

Il Comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi questo sabato a Bellinzona, ha adottato una risoluzione concernente il nuovo piano settimanale delle lezioni del liceo, posto in consultazione dal DECS a inizio estate e in via d’applicazione.

Il primo aspetto che ha attirato l’attenzione del sindacato studentesco è proprio quello della consultazione: il DECS sembra perdere il pelo ma non il vizio, costruendo riforme a tavolino nei propri uffici senza coinvolgere però la comunità scolastica (lo ricordiamo, composta da docenti, studenti e genitori) o facendolo solo parzialmente e a seconda dell’opportunità del momento. Su precisa richiesta del SISA, la sezione dell’insegnamento medio superiore si è infatti rifiutata di coinvolgere l’unica organizzazione studentesca attiva sul piano cantonale, dimostrando di non aver imparato nulla dagli errori del passato (si vedano le critiche emerse durante il dibattito sulla “Scuola che verrà”).

In merito al contenuto del piano orario, numerose sono le riflessioni emerse durante la discussione (per un’analisi dettagliata, rinviamo al testo integrale della risoluzione). Da un lato, si registrano alcune proposte interessanti, quali la volontà di limitare l’impatto delle materie scientifiche nel primo anno, di estendere i laboratori a classe dimezzata alla matematica e alle lingue o ancora di equilibrare il numero di ore settimanali tra i vari indirizzi. Dall’altro si riscontrano però numerosi interventi particolarmente problematici, quali il consistente aumento del numero di ore settimanali per alcuni indirizzi, una riallocazione a tratti superficiale delle materie sull’arco del quadriennio, la rimessa in discussione del carattere propedeutico del primo anno di liceo e la conseguente specializzazione degli studi di maturità (sempre più divisi fra un campo “scientifico” e uno “non scientifico”, con il rischio di un liceo a due velocità). La velocità con cui il DECS sta procedendo alla revisione dei piani di studio, in modo da poter iniziare l’introduzione del nuovo piano a settembre 2020, ci preoccupa fortemente, poiché il dibattito sul tema non sembra affatto essersi esaurito, al contrario sembra appena iniziato.

Il sindacato studentesco richiede quindi al DECS di:

  1. Sospendere l’introduzione del nuovo piano settimanale delle lezioni e aprire un vero dibattito pubblico su di esso, coinvolgendo (e non solo informando!) direttamente anche il corpo studente e rendendo pubblica la relativa documentazione;
  2. Rivalutare l’allocazione delle materie sull’arco del quadriennio e studiare le differenti possibilità di riequilibrio fra i vari settori di studio;
  3. Compensare l’aumento del numero di ore settimanali prevedendo degli spazi obbligatori nell’orario scolastico dedicati al lavoro individuale (in modo da ridurre il carico di lavoro a casa) e garantendo un maggior equilibrio nella pianificazione del calendario semestrale (vietando che in una sola settimana di scuola possano ad esempio aver luogo più di 3 verifiche o interrogazioni);
  4. Ripristinare il monte ore tagliato negli ultimi anni in modo da poter proporre più lezioni di recupero e ripetizioni (in particolare nelle materie scientifiche), garantendone l’omogeneità sul territorio e monitorando costantemente le necessità del corpo studente;
  5. Ripristinare i fondi e le condizioni quadro per i corsi facoltativi e complementari tagliati per ragioni di risparmio nel 2015 e mai riconsiderati dal Consiglio di Stato.

Scarica qui il testo della risoluzione approvata dal CC!

Risoluzione CC griglia oraria

Studente ucraino del CSIA: si fermi il rimpatrio e si faccia chiarezza!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto con viva preoccupazione di quanto sta accadendo allo studente del CSIA di origini ucraine. Occorre ricordare che l’intero nucleo familiare del ragazzo, provenienti dalla zona russofona del paese, si trova in stato di fermo a Zurigo, in attesa del rimpatrio forzato che dovrebbe avvenire in data odierna.

Quanto preoccupa il sindacato studentesco sono tanto le modalità con cui il ragazzo è stato prelevato quanto la grave situazione in cui versa il suo paese di origine: sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati. In tal senso basta unicamente ricordare la strage di Odessa nella Casa dei Sindacati per comprendere le violenze consentite nel paese, nel quale la presenza di gruppi paramilitari e le modalità di eliminazione di vite umane ricordano lo squadrismo fascista e le violenze naziste.

Al contempo, il ragazzo in questione si è integrato con successo nel percorso formativo e nella realtà sociale della regione. Risultano perciò poco chiare le ragioni per le quali non è stato concesso il permesso di soggiorno e d’asilo alla famiglia, la cui situazione risulterebbe precaria, se non addirittura, seriamente in pericolo, qualora tornassero in Ucraina. Per il sindacato studentesco, tale decisione è quindi incomprensibile e lesiva dei diritti dello studente, in primis del suo diritto allo studio, un principio universale che deve valere per tutti i giovani, anche quelli provenienti da zone di guerra o da altri contesti socialmente fragili.

Per queste ragioni il SISA esprime tutta la propria solidarietà allo studente a rischio espatrio e alla sua famiglia, così come sostiene con decisione l’odierna mobilitazione degli studenti del CSIA. Allo stesso tempo, chiediamo che le autorità, facciano al più presto luce sulla vicenda, interrompendo la procedura di rimpatrio e adoperandosi per garantire i diritti dello studente e della sua famiglia.

Il SISA in piazza per un trasporto pubblico gratuito in favore dell’ambiente e degli studenti.

Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) appoggia la Manifestazione ciclopedonale per una #LuganoMigliore, che avrà luogo domenica 13 ottobre a Lugano. Al centro della stessa vi è infatti la mobilità sostenibile e la difesa dell’ambiente, tematiche che occupano l’agenda del SISA fin dalla sua nascita.

Seppure il corteo si concentri soltanto sulla mobilità lenta, ribadiamo tuttavia l’importanza di intervenire con politiche più incisive contro il riscaldamento climatico e soprattutto a favore del trasporto pubblico. In questo senso, non manchiamo di rivendicare con forza la gratuità del servizio per studenti e apprendisti, necessaria a incentivarne l’utilizzo e a ridurre le emissioni inquinanti. Un ragionamento analogo dovrebbe essere fatto per il servizio di bike sharing cittadino, da ampliare e rendere gratuito per i giovani in formazione. Ricordiamo come queste proposte siano state peraltro rivolte al Municipio della Città di Lugano già in occasione dello sciopero del clima dello scorso 15 marzo, senza ottenere fino ad ora un responso positivo.

Nell’auspicio che la questione ambientale possa venire affrontata in futuro con maggiore coraggio, il SISA invita dunque la popolazione a partecipare alla manifestazione in questione. A portare le rivendicazioni del SISA vi sarà infine Lea Schertenleib, la quale interverrà durante il corteo.

Inasprimento dell’accesso al servizio civile: il SISA si prepara a sostenere il referendum!

l Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (SISA) ha preso atto, con estrema contrarietà, delle pesanti restrizioni di accesso al servizio civile approvate dal Consiglio degli Stati. Con la probabile ratifica da parte anche del Consiglio Nazionale al progetto governativo, ci troveremmo davanti all’ennesima erosione dei diritti dei coscritti che optano per il servizio civile e ad un effettivo smantellamento di quest’ultimo.

Questo cambiamento di legge, oltre a mettere ulteriormente in discussione il diritto all’obiezione di coscienza, ha il chiaro obiettivo di mettere il bastone fra le ruote al servizio civile, il quale viene sempre più percepito dai giovani come valida alternativa al militare. Il servizio militare, oltre ad aver dato prova di utilizzare fondi pubblici per un beneficio praticamente nullo alla collettività, nel corso dell’ultimo anno ha rivelato di non essere un’istituzione valida per i giovani svizzeri: i casi di Emmen, Coira e Isone hanno dimostrato che i valori impartiti ai coscritti sono ben lontani dalla coesione nazionale e si avvicinano molto di più a quelli del bullismo e dell’omertà!

I vertici militari e i deputati a Berna si rifiutano di riconoscere la futilità e la dannosità del servizio militare e si ostinano a voler rendere sempre meno attrattivo il servizio civile: occorrerebbe forse domandarsi quali siano le ragioni che portano sempre più giovani a lasciare il grigioverde, anziché degradare l’istituzione del servizio civile!

Per difendere il diritto democratico di passaggio libero al servizio civile, conquistato anche grazie all’ostinazione degli obiettori che in passato videro la propria libertà negata, il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli apprendisti (SISA) attende l’esito dei lavori parlamentari e si unisce ai preparativi di referendum avanzate da CIVIVA e dal Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE).

We want panino, we want soldino: nessun compromesso sul diritto allo studio!

Comunicato stampa del 26 giugno 2019


Alcuni militanti del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) hanno occupato ieri gli spalti del Gran Consiglio per affiggere uno striscione contro il compromesso partorito dalla commissione formazione e cultura a partire dalla petizione del SISA per il rafforzamento delle borse di studio.

La petizione, ricordiamo, dopo una serie di azioni di protesta promosse sul territorio cantonale, era stata parzialmente accolta dal Consiglio di Stato, il quale aveva alzato il tetto massimo delle borse di studio da 16’000 a 18’000 franchi e ridotto la quota delle borse trasformate in prestiti da 1/3 a 1/10.

Tuttavia il contenuto delle istanze studentesche andava ben oltre le richieste accolte dal Governo: la petizione chiedeva che l’ammontare massimo delle borse di studio raggiungesse i 20’000 franchi e che la possibilità di trasformare le borse di studio per il master in prestiti venisse abrogata. In questo modo si garantiva il rispetto effettivo del diritto allo studio, il quale si distanzia dalla concezione individualista e classista della maggioranza borghese, che già nel 2016 aveva proposto di estendere i prestiti a chi frequenta il bachelor. Offensiva sventata poi dalla nostra minaccia di referendum, sostenuta dalla Gioventù comunista (GC) e Gioventù Socialista (GISO).

Nonostante le chiare richieste e conquiste delle studentesse e degli studenti, solo la rivendicazione di alzare il tetto massimo è stata accolta, mentre il resto non è stato preso in esame. Anzi, la maggioranza borghese ha approfittato dell’occasione per aumentare la quota delle borse trasformate in prestiti (da 1/10 a 1/4), nella speranza che aumentare il tetto massimo delle borse di studio fosse sufficiente per placare i malumori. Così non è stato. Per manifestare il nostro dissenso, alcuni militanti si sono presentati a Bellinzona per assistere ai lavori parlamentari e mostrare ai deputati uno striscione dal titolo: nessun compromesso sul diritto allo studio. Questo slogan vale ancora di più se considerate le condizioni in cui riversano gli studenti e i neo-laureati, i quali per ⅔ sono costretti a lavorare durante gli studi accademici – limitando di fatto la possibilità di dedicarsi completamente agli studi – e, una volta conseguito un diploma, si trovano in estrema difficoltà nella ricerca di un impiego, costretti ad essere rimbalzati da un stage non remunerato all’altro: condizioni che rendono estremamente difficoltoso restituire un prestito e che causano non pochi disturbi sull’individuo, sia durante che dopo gli studi.

Il sindacato studentesco non si sorprende dunque delle logiche che dominano il consesso legislativo ticinese e comprende il desiderio della maggioranza borghese di voler privilegiare i prestiti a scapito delle borse di studio. Per questo motivo il SISA si riserva la possibilità di partire alla controffensiva e si prepara a difendersi contro future lesioni del diritto allo studio: lo faremo a partire dalla figura di Stefano Franscini. Speriamo vivamente che gli insegnamenti dello statista ticinese non siano ascoltati solo da noi: è ora che la formazione non venga minata da logiche classiste e che il diritto allo studio venga finalmente rispettato. La formazione non è un costo sociale, bensì un investimento.

Borse di studio: più soldi, ma anche più debiti?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza ieri del rapporto commissionale, di cui sarà relatore Fabio Käppeli, relativo alla petizione da noi consegnata oltre un anno fa (e corredata da oltre 2200 firme) per richiedere un rafforzamento del sistema di aiuti allo studio. Tale petizione, lo ricordiamo, aveva permesso di ottenere alcune prime importanti vittorie già lo scorso anno, con le decisioni governative di ridurre da un terzo a un decimo la quota di borsa da restituire allo Stato dopo un master e di aumentare da 16’000 a 18’000 CHF il tetto massimo per gli aiuti allo studio.

Il sindacato studentesco non può che accogliere positivamente la decisione della commissione scolastica di estendere tale aumento fino a 20’000 CHF all’anno (così come richiesto dalla nostra petizione), in quanto si potrà così meglio rispondere alle esigenze finanziarie degli studenti universitari meno agiati (ricordiamo che secondo l’ufficio federale di statistica, il fabbisogno annuale di uno studente è di 25’000 CHF). Non possiamo però condividere il ragionamento secondo cui va mantenuta la “buona abitudine di svolgere, con senso di responsabilità, qualche lavoretto a fianco del tempo trascorso sui banchi”: tale “buona abitudine” non è infatti praticata da tutti gli studenti (solo da quelli con minore disponibilità finanziaria), ciò che produce delle importanti disparità nel tempo a disposizione per lo studio (e di conseguenza nei risultati scolastici). Gli aiuti allo studio devono invece servire a garantire a tutti gli studenti la possibilità di dedicarsi al 100% agli studi, senza doversi preoccupare di far quadrare i conti a fine mese.

Tale retorica “responsabilista” è utilizzata anche per giustificare la seconda misura proposta dalla commissione, ovvero l’aumento della quota di restituzione delle borse ottenute per un master. Si tratta di una decisione inaccettabile e incomprensibile: lo stesso governo cantonale, vista la stabilità finanziaria dei conti cantonali, aveva deciso nell’aprile 2018 di ridurre tale quota per ridurre il carico sulle spalle degli studenti! La maggioranza commissionale rimette ora in discussione tale decisione poiché, a suo dire, coloro che percepiscono una borsa di studio godrebbero di un “vantaggio personale” da restituire il prima possibile, “richiedendo al contempo una certa responsabilizzazione nel prosieguo degli studi”. Al di là del fatto che gli studenti che richiedono una borsa non cercano regali da parte dello Stato ma semplicemente di far valere un proprio diritto (quello allo studio, sancito dalla costituzione), i commissari non tengono conto del fatto che non è per nulla scontato trovare un’occupazione stabile al termine degli studi universitari (specialmente in Ticino): il precariato e la disoccupazione sono tutt’altro che sconosciuti per i laureati ticinesi, che infatti sono sempre più spinti ad abbandonare la Svizzera italiana per cercare fortuna altrove. Vi è d’altra parte una crudele ironia in questa decisione: lo Stato spende decine (se non centinaia) di migliaia di franchi in campagne contro l’indebitamento giovanile, ma poi costringe egli stesso gli studenti universitari ad entrare sul mercato del lavoro con varie migliaia di franchi di debito sulle spalle.

Ora che le finanze del Cantone sono state “risanate” (a suon di tagli imposti alle classi popolari e ai servizi pubblici), non vi sono più scuse per tergiversare: lo Stato deve tornare ad investire nella formazione, garantendo un pieno diritto allo studio a tutta la popolazione. È inutile riempirsi la bocca di proclami sull’utilità dell’istruzione durante la campagna elettorale, se non si ha poi il coraggio di prendere le necessarie decisioni una volta insediati sul proverbiale “cadreghino”! Il SISA invita quindi tutte/i le/i deputate/i ad approvare l’aumento a 20’000 CHF del tetto massimo per gli aiuti allo studio e a respingere l’aumento della quota di restituzione per il master: la battaglia per delle borse di studio degne di questo nome è ben lungi dall’essere conclusa!

“Un passo avanti verso la parità”: giornata d’azione contro le disparità fra i sessi

A un mese esatto dallo sciopero delle donne del 14 giugno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha organizzato in varie scuole superiori del cantone delle azioni di protesta contro le disparità fra i sessi. Oltre a quello professionale, in cui le donne continuano a percepire dei salari nettamente inferiori rispetto ai propri colleghi uomini, anche nell’ambito formativo sono presenti varie forme di discriminazione: i risultati scolastici, i percorsi di studio, il trattamento riservato da docenti e compagni non è affatto uguale tra maschi e femmine.

Per protestare contro queste disparità, ai Licei di Lugano 1 e Lugano 2 è stato organizzato un flashmob nel quale studentesse e studenti hanno simulato una gara di corsa, in cui la posizione di partenza corrispondeva però alla posizione sociale occupata da ciascun sesso. Al Liceo di Bellinzona è stato invece letto il monologo di Paola Cortellesi intitolato “La violenza delle parole”, con il quale si è voluta ricordare l’importanza del linguaggio e dell’educazione nella lotta alle disparità fra i sessi e alla cultura maschilista che ancora ingabbiano le donne.

Nel corso del prossimo mese, il sindacato studentesco organizzerà varie attività di avvicinamento allo sciopero, con le quali sensibilizzare e mobilitare le studentesse e gli studenti ticinesi per rivendicare una scuola emancipatrice e promotrice della parità. Ieri come oggi, solo la lotta collettiva e organizzata possono permetterci di avanzare nella conquista dei diritti sociali senza quali nessuna uguaglianza è possibile!

Il SISA riunito in assemblea per lo sciopero delle donne

Sabato 27 aprile il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea per preparare il percorso d’avvicinamento allo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno. In presenza di rappresentanti di numerose scuole superiori del cantone, si è discusso dell’organizzazione della mobilitazione e del problema delle disparità di genere all’interno della scuola ticinese.

Se il numero di donne che seguono dei percorsi di studio di alto livello è in forte crescita da vari decenni, queste rimangono però confinate ad alcuni ambiti reputati tipicamente “femminili”. Nella formazione professionale, più dell’80% delle apprendiste lavora nel commercio o nei servizi sanitari e sociali, mentre a livello universitario le studentesse sono presenti in gran numero nelle scienze umane e sociali, mentre sono sottorappresentate nelle scienze esatte, tecniche e economiche. D’altra parte, il Ticino si situa in testa alla classifica intercantonale per disparità di reddito tra diplomate e diplomati: ad esempio, tra coloro che hanno terminato l’università, gli uomini ticinesi presentano un reddito mediano lordo che supera del 40% quello delle donne (in Svizzera, la stessa percentuale ammonta al 32%)! Anche nei risultati scolastici le femmine appaiono sfavorite: secondo i risultati degli ultimi test PISA, esse mostrano dei punteggi nettamente inferiori a quelli dei maschi in matematica e nelle scienze naturali.

Per rispondere a queste disparità formative e retributive, l’assemblea ha ribadito il proprio sostegno alle 5 rivendicazioni elaborate dal comitato centrale del SISA lo scorso 3 marzo:

  1. A parità di diploma, parità di salario: vogliamo più controlli e più sanzioni contro le disparità salariali!
  2. Introduzione dell’educazione interdisciplinare di genere nelle scuole ticinesi, sul modello dell’“école de l’égalité” adottata nella Svizzera romanda.
  3. Inclusione di più personaggi femminili nei programmi e nei manuali scolastici.
  4. Approfondimento del corso di educazione sessuale da un punto di vista affettivo e del piacere.
  5. Introduzione di un mediatore indipendente e designato dal corpo studentesco per segnalare e prevenire abusi, commenti e comportamenti sessisti nelle scuole.

La lotta studentesca per una scuola paritaria e emancipatrice va di pari passo con quella delle lavoratrici per il raggiungimento della parità salariale e dei pieni diritti sociali che assicurino una reale emancipazione sociale del genere femminile. Per questa ragione, il SISA parteciperà, come da tradizione, al corteo sindacale del 1° maggio e allo sciopero delle donne del 14 giugno, due occasioni in cui tornare a ribadire l’unità d’intenti tra movimento studentesco e movimento operaio.

Per una scuola emancipatrice e promotrice della parità: il SISA si mobilita contro le disparità di genere!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha partecipato all’odierno flashmob unitario promosso dalle donne dell’Unione sindacale svizzera, durante il quale si sono ribadite le rivendicazioni del movimento sindacale per una vera parità di genere. La giornata internazionale della donna non è infatti un appuntamento folkloristico in cui scambiarsi fiori e auguri, ma l’occasione di ricordare le grandi disparità che ancora esistono tra i sessi nella nostra società: discriminazioni salariali, sessismo, marginalizzazione familiare e sociale, violenze sono infatti purtroppo del pane quotidiano per molte donne.

Anche nel mondo scolastico le disparità di genere si fanno sentire in modo importante, ragione per la quale la scorsa domenica il comitato centrale del SISA ha approvato una risoluzione “per una scuola emancipatrice e promotrice della parità” con la quale inizia il percorso di avvicinamento allo sciopero femminista del 14 giugno. Cinque le rivendicazioni che il SISA promuoverà per rendere l’istruzione un processo di emancipazione e di decostruzione critica degli stereotipi sessisti che ancora dominano la mentalità collettiva: a parità di diploma, parità di salario; introduzione dell’educazione di genere; inclusione di più personaggi femminili nei programmi scolastici; approfondimento affettivo e sessuale dell’educazione sessuale; introduzione di un mediatore eletto dalle allieve e dagli allievi per lottare contro i commenti sessisti e gli abusi nelle scuole.

La parità è ancora ben lungi dall’essere raggiunta, per questa ragione occorre tornare a mobilitarsi e a rivendicare degli interventi a livello legislativo, economico e culturale per archiviare definitivamente le attuali disparità. Il 14 giugno scioperiamo contro ogni forma di discriminazione!

Per una scuola emancipatrice