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Gli studenti sconfessano il Consiglio Cantonale dei Giovani: un chiaro NO alla malacivica.

La sezione del Liceo Lugano 2 del Sindacato Indipendente Studenti Apprendisti (SISA) comunica che durante la prima riunione plenaria dell’anno scolastico gli studenti hanno deciso di sottoscrivere l’Appello per il NO alla modifica della Legge della scuola in merito all’insegnamento della civica. La decisione assembleare, supportata da un’amplissima maggioranza, sconfessa la posizione presa dal Consiglio Cantonale dei Giovani (CCG), pur spesso ripresa dai promotori della riforma che ne sbandieravano una presunta rappresentatività della gioventù ticinese. A differenza del CCG (basato sull’iscrizione volontaria), l’Assemblea degli studenti è un organismo pienamente rappresentativo della parte di popolazione di cui si fa portavoce, in questo caso degli studenti del LILU2.  La grande partecipazione di questi ultimi alla seduta di ieri ha dimostrato ancora una volta il forte attaccamento dei giovani alle assemblee studentesche, delle preziose occasioni di dibattito con un importante valore civico (come riconosciuto peraltro dal famoso studio SUPSI del 2012…).

Tale adesione smentisce un importante argomento del “Comitato Siccardi”, quello per cui i giovani non sarebbero interessati alla politica e estranei ai processi democratici. Alla prova dei fatti gli studenti mostrano l’esatto contrario, cogliendo oggi l’occasione per denunciare la nocività della succitata modifica di legge.  Perché additare le attuali lezioni di civica d’inefficacia quando sono le menzogne, gli scandali e le politiche anti-giovanili (in materia d’istruzione, di lavoro, di spazi d’aggregazione, ecc.) ad allontanare i giovani dalla cosa pubblica? Forse proprio per cambiare tutto perché nulla cambi…

La sezione SISA LILU2

Caro Siccardi, raccontacela giusta: non tutti i giovani sono a favore della tua civica!

“Anche i giovani del cantone sono a favore della civica”: così titolava sabato la pagina Facebook del comitato per il sì alla modifica di legge in votazione il prossimo 24 settembre. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), di fronte ad una simile falsità (che con ogni probabilità verrà reiterata nelle numerose inserzioni a pagamento prenotate dai facoltosi promotori della suddetta riforma), ha ritenuto importante diffondere una chiara e decisa replica.

Perché in effetti no, caro dottor Siccardi, non tutti i giovani ticinesi sono a favore della SUA idea di educazione civica: il SISA in primis, in compagnia di varie altre organizzazione politiche giovanili, da tempo osteggia l’introduzione di una materia a sé stante per trattare questa tematica, a nostro avviso da affrontarsi con un approccio interdisciplinare nell’ambito delle attuali materie umanistiche.

In secondo luogo, perché il Consiglio cantonale dei giovani (CCG), che venerdì si è espresso in favore della riforma in questione, non è affatto un’istituzione rappresentativa della popolazione giovanile ticinese (benché venga spesso presentata come tale): esso non viene nominato da alcun corpo elettorale, ma è composto unicamente da coloro che vi si annunciano. A questo proposito, risultano piuttosto pretestuose le giustificazioni dei membri del comitato organizzativo, che imputano la scarsa partecipazione alla sessione di quest’anno alla presunta carenza nell’insegnamento della civica nelle scuole ticinesi… Come il SISA ha più volte dimostrato, i giovani non sono affatto disinteressati alla politica e sono anzi in grado di mobilitarsi in difesa dei propri diritti, come è stato il caso un anno fa per combattere il paventato taglio alle borse di studio (occasione in cui il CCG ha brillato per la sua assenza…).

Benché l’“indipendente” stampa cantonale abbia ritenuto più corretto informare il pubblico esclusivamente della posizione di uno sparuto plenum di presunti rappresentanti “apolitici” dei giovani ticinesi, agli elettori potrebbe interessare sapere che una parte consistente di questi ultimi ritiene migliore (benché naturalmente perfettibile) l’attuale sistema d’insegnamento della civica rispetto a quello proposto dagli iniziativisti. Raccontiamola giusta: i giovani contro la Legge Siccardi esistono, e non sono certo pochi!

Nozionismo, decontestualizzazione e sorveglianza dell’insegnamento: è questa la civica che vogliamo?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si oppone fortemente al controprogetto all’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» posto in votazione il prossimo 24 settembre. Invitiamo perciò tutte le elettrici e tutti gli elettori a votare NO alla riforma della Legge della scuola per impedire l’introduzione di una materia a sé stante per l’educazione civica.

Uno dei motivi centrali per il quale respingiamo questa modifica di legge il rischio di rendere lo studio della civica puramente nozionistico, dunque per nulla interessante agli occhi delle studentesse e studenti e, anzi, probabilmente addirittura controproducente. Un’imposizione di questo genere potrebbe infatti creare un disprezzo generale verso la materia che allontanerebbe i giovani dalla politica piuttosto che avvicinarveli: l’introduzione di una nuova nota quale valutazione di una materia da due sole ore mensili condurrà l’allievo a studiarne mnemonicamente gli scarsi contenuti, facendo risultare la civica un insegnamento inutile sul medio lungo termine.

La vera educazione alla cittadinanza si crea attraverso un percorso strutturato che passi da materie come storia, geografia, filosofia, economia, diritto, ecc. Ma come facciamo ad educare alla cittadinanza e ai loro diritti politici i futuri cittadini, se non sanno da cosa derivano questi diritti e come sono stati conquistati? In questo senso, va fatto notare come l’interdisciplinarità nell’insegnamento della civica è sia stato messo a dura prova negli ultimi decenni da una progressiva svalutazione delle materie umanistiche, abbandonate in favore delle discipline economicamente più redditizie invocate a gran voce da chi oggi si erge a difensore dell’educazione civica.

La democrazia è innanzitutto partecipazione e deve essere praticata anche a scuola, attraverso il coinvolgimento degli studenti nelle decisioni che li riguardano in prima persona. Non dimentichiamo che il dibattito è parte integrante della politica e che il posto migliore per mettere a confronto idee, simili o contrapposte che siano, sono proprio le assemblee e i comitati studenteschi (per il cui reale riconoscimento il SISA lotta fin dalla sua fondazione). Per rendere davvero coscienti gli alunni di cosa significhi amministrare la cosa pubblica una interessante modalità di apprendimento possono essere le giornate autogestite, che vengono tuttavia sempre più gestite dall’alto e svuotate di ogni contenuto di carattere politico o critico, senza creare quel senso di responsabilità e di riflessione necessario per crescere anche come cittadini consapevoli.

Ricordiamo infine come l’imminente votazione sia viziata da una chiara volontà di strumentalizzazione politica, in quanto i promotori della nuova materia contano su una clamorosa vittoria solo per potersi intromettere (come essi stessi ammettono) nella gestione dell’insegnamento della civica. In tal senso, è interessante notare come questi ultimi, ora intenti ad elogiare le virtù della democrazia diretta, siano anche i primi pronti ad aprire il borsello per raccogliere firme: sono questi i valori e gli usi democratici che si vorrebbero trasmettere a noi giovani?

Sviluppare l’interdisciplinarietà. Lezione di civica scomessa perdente e retrò (02.05.2013)

La recente presa di posizione del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) sull’iniziativa per la civicasembra non essere piaciuta ai Giovani UDC, che hanno stigmatizzato la legittima opinione in merito del sindacato attraverso un comunicato stampa, e condannato una delle misure alternative proposte dal SISA: il voto ai sedicenni, che a detta dei giovani democentristi sembrerebbero incapaci di intendere e di volere.

Rispetto all’iniziativa per la civica il sindacato ci tiene a precisare di aver semplicemente fatto valere la propria opinione rispetto alla tematica, partendo dal presupposto che lo stimolo alla partecipazione giovanile alla politica sia un argomento caro a tutte le parti in discussione.

Il SISA ritiene che la formula caldeggiata dagli iniziativisti, consistente nell’istituzione della lezione di civica come materia autonoma, sia di difficile realizzazione: la costruzione di un percorso di educazione alla cittadinanza è per sua stessa natura caratterizzato da un approccio di tipo interdisciplinare, all’interno del quale si compenetrano elementi provenienti sia dalle materie umanistiche che da quelle cosiddette scientifiche: in tal senso il lavoro che va svolto dovrà consistere piuttosto nello sviluppo più efficace delle sinergie tra queste discipline, nell’ottica di costruire un percorso esaustivo di sensibilizzazione alla cittadinanza. In ogni ordine di studio, e in maniera coerente.
Non esiste, potremmo dire, la civica: esistono piuttosto le finalità di una scuola pubblica, che deve essere capace di fornire gli strumenti per lo sviluppo di un sapere critico che permetta ai giovani di interagire con la società e parteciparvi. A tutti, democraticamente, eliminando gli ostacoli rappresentati dagli scompensi socio-culturali: qui si gioca la vera partita.

Il sindacato rilancia inoltre il voto ai sedicenni, ricordando al giovani democentristi che noi giovani non siamo idioti e che il problema è ben più complesso della conoscenza della differenza tra un referendum e un’iniziativa: in questa fascia d’età esistono tante ragazze e ragazzi che hanno più capacità di esprimersi in merito alla politica di molti maggiorenni, anche se a tutt’oggi sono ancora esclusi da decisioni che spesso li riguardano direttamente. Tra di loro sono in tanti anche coloro che, una volta responsabilizzati col diritto di voto e magari anche attraverso vere forme di democrazia all’interno delle scuole (!), vedrebbero finalmente un nesso tra loro e la cosa pubblica.
In conclusione il SISA sorvola sulle provocazioni dei Giovani UDC, ricordando le loro passate collaborazioni con cotanto “estremismo di sinistra”, e auspicando che in futuro si possa di nuovo dialogare e agire insieme su temi condivisi.

2 maggio 2013.

NO all’iniziativa per la civica: un progetto controproducente e poco coerente (28.04.2013)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) invita a non firmare l’iniziativa popolare “Educazione Civica, alla Cittadinanza e alla Democrazia Diretta”, con la quale si chiede di far diventare l’educazione civica una lezione vera e propria. Il SISA è contrario all’introduzione di ore supplementari a tale scopo, considerando che le griglie orarie sono già soggette a diverse problematiche in termini di qualità dell’offerta formativa e di ampiezza di quest’ultima, causate non soltanto dalla mancanza di capacità di proporre una didattica al passo coi tempi, ma anche dai continui, dannosi tagli al monte ore promossi in passato dal governo, con buona pace di materie veramente importanti come le lezioni di recupero.

ll SISA non nega certo che la civica sia attualmente insegnata male, ma va comunque mantenuta all’interno delle singole lezioni, quali storia e geografia alle scuole medie, e storia, geografia, filosofia, ed economia e diritto nei licei. Tuttavia la didattica, prettamente nozionistica e molto poco partecipativa, presente tutt’oggi a scuola renderebbe totalmente inutile una lezione del genere in quanto lo scopo di riavvicinare i giovani alla politica dipende dall’aumento del loro senso critico. Cosa che non può avvenire attraverso una didattica cattedratica, nozionista e poco partecipativa, come scritto sopra: delle lezioni del genere avrebbero al massimo l’effetto di aumentare l’insofferenza dei giovani nei confronti della politica.

Non va inoltre dimenticato che la componente politica che rappresenta il comitato d’iniziativa è in gran parte legata a coloro che da anni propongono tagli al mondo della scuola, e con molta probabilità faranno lo stesso con il Preventivo 2014, per il quale già si parla di tagli alle borse di studio. A fronte di queste posizioni, come pensano costoro di poter anche proporre l’inserimento di nuove ore scolastiche? l’inserimento della civica sarà a scapito di altri corsi? Sicuramente qualche materia umanistica. Il SISA ritiene pertanto questo progetto fortemente incoerente.

Portando infine il discorso su dei caratteri generali, il SISA ricorda che da sempre difende un modello di scuola bilanciato, che consideri come fondamentali le scienze umane e che non si lasci cadere nel buco nero in cui porta una scuola orientata unicamente alle materie scientifiche – senza nulla voler toglier a quest’ultime – come accaduto con la recente Kleine Revision. Per migliorare la sensibilità civica comune, vanno pertanto contrastate la selezione sociale, la mercificazione dell’insegnamento, il nozionismo, HarmoS e i tagli al bilancio scolastico, sviluppando e generalizzando la capacità di porsi in maniera critica verso la società. Presupposto fondamentale quest’ultimo, lo ribadiamo, per riavvicinare le nuove generazione alla partecipazione alla cosa pubblica.

28 aprile 2013.

Il passaggio dall’esercito al servizio civile: presto un reato d’opinione?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con profondo sconcerto dell’odierna decisione del Consiglio nazionale di dare seguito alla mozione della propria Commissione di politica di sicurezza (CPS-N), con la quale si richiede di dimezzare il numero di giorni di servizio deducibili qualora un soldato decidesse di interrompere il servizio militare in favore di quello civile.

Non è certo una novità che in seno all’esercito e tra i partiti borghesi sia diffusa la volontà di reprimere artificialmente il crescente distacco dei giovani svizzeri verso il servizio militare (ricordiamo che dall’introduzione della prova dell’atto nel 2008 il numero di ammissioni al servizio civile è quasi quadruplicato, e non smette di aumentare!), tuttavia non cessa ancora di stupire la violenza delle intimidazioni messe in campo per sanzionare questa (più che legittima) disaffezione.

La commissione (tra le cui fila, guarda caso, siedono numerosi graduati militari) e ora anche la Camera bassa propongono così di aumentare considerevolmente il numero di giorni di servizio da prestare qualora si decidesse di passare al servizio civile dopo aver già compiuto una parte del proprio impiego sotto le armi: ad esempio, nel caso in cui un soldato volesse farla finita con l’esercito dopo aver terminato la scuola reclute, dovrebbe rendere ancora ben 296 giorni di servizio civile (cifra che oggi ammonta “soltanto” a 201 giorni), mentre restando tra le forze armate questi si ridurrebbero a soli 134 giorni (meno della metà!). In poche parole, si vogliono fare ulteriori pressioni su quei giovani che, dopo aver visto con i propri occhi la realtà del servizio militare (spesso ben diversa dall’immagine fornita dalla propaganda militarista di cui sono infarcite le cosiddette “giornate informative”…), decidono di eseguire il proprio servizio alla patria svolgendo delle attività (davvero) socialmente utili e umanamente meno soffocanti: si vuol forse far divenire reato il cambiamento d’opinione?

Per questi motivi il SISA ribadisce la propria contrarietà a nuove misure sanzionatorie e restrittive a danno dei civilisti, appellandosi al Consiglio degli Stati affinché respinga l’assurda mozione oggi approvata dal Nazionale e ci si adoperi invece per parificare finalmente il servizio civile a quello militare, ad esempio:

  • portando a 1 il rapporto tra giorni di servizio nell’esercito e nell’ambito del servizio civile;
  • limitando la propaganda militarista nelle giornate informative (affiancando ai soldati che vi prestano servizio dei civilisti che possano fornire delle informazioni complete e dettagliate sulle alternative alla leva militare);
  • garantendo il passaggio dal servizio militare a quello civile in qualsiasi momento della scuola reclute o dei periodi d’impiego successivi (garantendo l’accesso dei sindacalisti alle caserme o introducendovi dei funzionari civili che assicurino l’assenza di pressioni o di ostacoli burocratici da parte dei graduati militari).

 

“Il diritto allo studio va difeso con tagli e politiche di esclusione”, Governo dixit

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con particolare insoddisfazione della risposta del Consiglio di Stato alla petizione “NO allo smantellamento del liceo”, sottoscritta da quasi 1’000 studenti. Se da un lato ci si rallegra della volontà del DECS di combattere, come richiesto dal testo consegnato alle autorità, la proposta del consigliere federale Johann Schneider-Ammann di inasprire i criteri per la concessione della maturità, dall’altro ci si trova costretti a constatare come le istituzioni non siano in alcun modo disposte ad invertire la rotta della propria politica scolastica, pur così spesso criticata da studenti, docenti e associazioni legate al mondo della scuola.

In primo luogo osserviamo come il Consiglio di Stato non abbia nessuna intenzione di rimettere in discussione la “politica del salame” con cui da vent’anni a questa parte la scuola ticinese viene sottoposta a continui salassi: richiamandosi puntualmente ad una presunta “simmetria dei sacrifici”, la classe politica si sottrae alla definizione di chiare priorità nella spesa pubblica del Cantone, senza riconoscere la centralità che l’istruzione dovrebbe occupare nelle politiche budgetarie. Senza contare che proprio coloro che chiamano gli studenti a compiere dei sacrifici con “senso di responsabilità”, in questo momento si apprestano ad elargire nuovi sgravi fiscali a pioggia a vantaggio delle fasce sociali più ricche…

In secondo luogo, ci lascia stupefatti la superficialità con cui il governo affronta il tema della selezione sociale nelle scuole superiori: senza menzionare minimamente l’impatto dell’origine sociale degli studenti sui loro risultati scolastici (ricordiamo che al liceo il tasso di bocciatura degli allievi benestanti è mediamente pari alla metà di quello dei propri compagni meno agiati), il Consiglio di Stato se ne esce affermando che “comunque quelli che possono permettersi di bocciare più volte al liceo sono già oggi gli studenti più ricchi”. In poche parole, la selezione sociale esercitata dalla scuola andrebbe “corretta” escludendo gli allievi benestanti ma non sufficientemente diligenti, e non sostenendo invece quelli capaci, ma impossibilitati a proseguire i propri studi in ragione della propria condizione sociale: non c’è che dire, bel modo di interpretare il diritto allo studio!

Il SISA, in ragione del crescente attacco alle pari opportunità d’istruzione (ricordiamo ancora la recente proposta di tagliare drasticamente le borse di studio), continuerà a battersi contro le politiche di austerità e di élitarizzazione a danno della scuola pubblica e delle fasce più deboli della popolazione.

Vittoria del SISA: il viaggio in treno torna ad esser sereno

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha accolto con particolare soddisfazione la decisione delle FFS di aumentare l’offerta ferroviaria verso Oltregottardo nella fascia serale di domenica.

Già nello scorso dicembre il SISA si era mobilitato per contestare la soppressione della corsa delle 19.10 prevista dall’annuale revisione del piano orario, che (come previsto) si è rivelata particolarmente penalizzante per gli studenti ticinesi che si recano settimanalmente Oltralpe per motivi di studio. Assenza di collegamenti con la rete di trasporto pubblico in Ticino e nelle città di destinazione, sovraffollamento delle corse rimaste e penalizzazioni tariffarie ci hanno infatti accompagnato durante tutto il corso del presente semestre.

La costante sensibilizzazione, e le oltre 700 firme raccolte dal SISA  – seguite anche da una recente audizione con la Commissione Petizioni del Gran Consiglio – per rivendicare la reintroduzione della corsa delle 19.10 hanno quindi raggiunto il loro obiettivo, costringendo le FFS ad ammettere di aver peccato di negligenza, senza confrontarsi con la realtà vissuta quotidianamente dai propri passeggeri. Una vittoria quindi non solo per gli studenti, ma anche per tutti coloro rimasti vittima della politica aziendale delle Ferrovie, spesso rinchiuse in una logica privatistica che ben poco ha a che fare con il concetto di servizio pubblico.

Un primo importante passo è stato compiuto, ora occorrerà restare vigili affinché le FFS non facciano marcia indietro e confermino definitivamente questo aumento dell’offerta con il nuovo piano orario di dicembre 2017.

La scuola-azienda che verrà? No, grazie.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) pubblica oggi, dopo aver chiesto una deroga al DECS per poter rispondere alla consultazione, la propria analisi critica del progetto di riforma La scuola che verrà. Nel complesso, il parere del sindacato in proposito è sostanzialmente negativo: la riforma dipartimentale, a nostro modo di vedere, apre infatti le porte ad una potenziale svendita del sistema scolastico pubblico ticinese, in linea con le direttive europee in materia di formazione ma in aperta contraddizione con i principi educativi ufficialmente posti alla base del progetto (equità, inclusività, educabilità, ecc.).

Il primo nodo critico evidenziato è quello del cosiddetto “approccio per competenze”, il nuovo paradigma pedagogico definito dal Piano di studi della scuola dell’obbligo adottato nel 2015. Preconizzando un sostanziale abbandono dei saperi e delle conoscenze in favore di una vaga paletta di “competenze” più o meno trasversali, esso impoverirà terribilmente l’istruzione di base, favorendo l’emersione di altri attori educativi privati e for profit (a tutto svantaggio delle classi popolari, che non potrebbero sostenerne i costi e che verrebbero quindi private del diritto ad un’istruzione completa e di qualità).

In secondo luogo, il SISA ha accolto con un certo interesse le proposte di personalizzazione e di differenziazione pedagogica avanzate dal documento dipartimentale, in quanto prevedono una rivalutazione della classica e limitante lezione “frontale”, una partecipazione attiva dello studente alla costruzione dei saperi, un riconoscimento delle differenze di apprendimento presenti tra gli allievi e un superamento dell’attuale sistema di “livelli” che ha già dimostrato tutta la sua iniquità. Tuttavia, anche queste nuove prassi educative non sono esenti da alcuni sensibili rischi: la frammentazione eccessiva della griglia oraria e del programma scolastico potrebbero disorientare dei ragazzi ancora in pieno sviluppo psico-fisico, così come un lavoro laboratoriale eccessivamente precoce, in un contesto di abbandono dei saperi, potrebbe togliere ulteriori risorse e contenuti all’istruzione di base dei futuri cittadini. D’altra parte, la differenziazione pedagogica, se non supportata da degli investimenti adeguati, rischia di dar vita ad un sistema di “cristallizzazione” delle differenze di apprendimento (e quindi di quelle sociali che spesso ne sono all’origine), senza tentare di portare gli allievi al superamento delle proprie difficoltà.

Per quanto concerne la valutazione, abbiamo recepito con un certo favore la volontà di superare l’attuale sistema di valutazione sommativa che si rivela essere spesso poco rappresentativo della realtà personali: l’introduzione di una valutazione “partecipata”, fondata sul coinvolgimento dell’allievo e finalizzata ad una sua presa di coscienza circa le proprie difficoltà e i propri punti di forza è in questo senso da salutare positivamente. Nondimeno, lo strumento del profilo dell’allievo pone tutta una serie di interrogativi ai quali non viene purtroppo fornita una risposta soddisfacente: la valutazione per competenze permetterà una certificazione (peraltro prevista da HarmoS) degli apprendimenti informali ed extrascolastici, dando luogo a nuove dinamiche di selezione sociale? Quale sarà l’uso successivo di questa descrizione personale estremamente particolareggiata al termine della scolarità? Non vi è un rischio di perdita di privacy nei confronti dei futuri datori di lavoro o delle autorità, o di una “schedatura negativa” capace di condizionare i destini sociali e professionali dei cittadini?

Infine, ci preoccupa in modo particolare la volontà di concedere una crescente autonomia amministrativa agli istituti scolastici: tale decentralizzazione dei sistemi scolastici si inserisce nel movimento di riforma promosso da organizzazioni sovranazionali come UE e OCSE, il cui fine ultimo è quello di permettere l’intervento del capitale privato all’interno delle istituzioni scolastiche, migliorando la corrispondenza tra di esse e le esigenze del mercato. Tutto ciò ha però già più e più volte dimostrato (si veda ad esempio il caso dell’Italia) di essere fonte di nuove importanti discriminazioni nell’accesso alla formazione: creando di fatto una vera e propria “scuola a due velocità”, l’autonomia scolastica e l’apertura ai finanziamenti privati (non prevista dal progetto di riforma, ma che siamo certi non tarderà a manifestarsi nei tempi a venire) svantaggerà le sedi e le classi socialmente o geograficamente svantaggiati (come potrebbe essere il caso per le scuole di valle o di periferia).

Le nuvole che si raccolgono sulla scuola pubblica ticinese non promettono dunque nulla di buono, specie se si considerano i tentativi di accelerazione della destra neo-liberista: l’iniziativa parlamentare di AreaLiberale La scuola che vogliamo (che difficilmente avrà vita facile in parlamento, ma che prepara il terreno a future offensive) propone infatti di introdurre fin d’ora il modello di “scuola-azienda” elaborato da UE e OCSE, saltando a piedi pari la tappa intermedia costituita da La scuola che verrà. Quest’ultima infatti, benché non preveda ancora molti degli strumenti necessari ad una completa mercificazione dell’istruzione (la libertà di scelta dell’istituto, la pubblicazione dei risultati delle singole sedi, il finanziamento privato del sistema scolastico, ecc.), costituisce il primo passo verso questo orizzonte e ne condivide parte delle logiche e derive.

È per questi motivi che il SISA combatterà il progetto di riforma del DECS, promuovendo una massiccia politica d’investimento nella scuola ticinese (condizione sine qua non per poter sostenere anche solo una parte degli interventi prospettati) e attivandosi per costruire un’alternativa davvero di sinistra per il nostro sistema scolastico. Senza questo sforzo, il settore dell’istruzione (cruciale per far fronte ai cambiamenti socio-economici strutturali in atto in questi anni) verrebbe completamente abbandonato all’offensiva della destra borghese, più che mai motivata a mettere fine al carattere pubblico dei sistemi scolastici e a sottometterli alle esigenze dei mercati.

Meno precariato (in)competente, più lavoro qualificato!

Disoccupazione giovanile quasi al 20% (secondo i dati ILO), esplosione del numero di giovani beneficiari dell’assistenza sociale, grande diffusione dell’indebitamento giovanile, fuga di cervelli verso Oltralpe o l’estero, ecc. Questi sono solo alcuni, i più evidenti, dei molti sintomi che manifestano la grave crisi dell’impiego giovanile in Ticino. Una crisi che, benché abbia la propria origine nelle più ampie dinamiche che riguardano l’intero mercato del lavoro (dumping salariale, precariato, incertezza occupazionale, ecc.), è caratterizzata e amplificata da alcuni propri tratti distintivi (la particolare vulnerabilità dei giovani lavoratori, l’accresciuta difficoltà di inserimento sul mercato, l’assenza di esperienza professionale, ecc.).

In occasione della festa dei lavoratori del 1° maggio di quest’anno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) vuole riportare l’attenzione su questa faccia spesso nascosta del più vasto fenomeno di crisi del lavoro di cui sono oggetto buona parte dei paesi sviluppati. Le risposte date dalla classe politica risultano essere gravemente insufficienti di fronte alle problematiche riscontrate dai giovani al momento della loro entrata nella vita professionale: limitandosi perlopiù a incentivare periodi di prova e a sussidiare i datori di lavoro affinché assumano (anche solo temporaneamente) un disoccupato registrato, le autorità non agiscono alla radice del problema e non risolvono pressoché nulla (come dimostrano i più recenti dati sulla disoccupazione giovanile).

Per questa ragione, il SISA rivendica l’adozione delle seguenti misure di lotta contro il precariato e la disoccupazione giovanile:

  1. Una migliore e più solida formazione dei futuri lavoratori: è risaputo che una delle migliori “assicurazioni” contro la disoccupazione è costituita da una buona istruzione del lavoratore stesso. Per questo chiediamo che si metta fine all’ormai ventennale “politica del salame” realizzata a scapito del finanziamento della scuola pubblica ticinese (di cui la recente proposta del governo di non farsi più carico dei costi salariali dei corsi interaziendali non è che l’ultimo esempio) e che si rafforzino le possibilità di accesso alla formazione terziaria, anche per gli apprendisti e gli studenti delle scuole professionali.
  2. Un rafforzamento dell’assistenza ai disoccupati da parte del Cantone: la revisione della Legge sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI) del 2011 ha ormai dimostrato tutta la sua iniquità, penalizzando in particolare i giovani. A fronte del disimpegno della Confederazione, il Cantone deve supplire alle mancanze della LADI, sostenendo economicamente i disoccupati che hanno esaurito il diritto alle indennità e rafforzando le misure di riqualifica e di formazione continua a loro beneficio. In questo senso, la richiesta del Consiglio di Stato di riproporre l’abolizione delle indennità straordinarie di disoccupazione è da condannare e da combattere in ogni modo possibile.
  3. Maggiori tutele nell’entrata sul mercato del lavoro: la transizione dal mondo scolastico a quello professionale è spesso contraddistinta dal passaggio attraverso numerosi stage non remunerati, contratti a termine, periodi di prova di vario genere, ecc. Dietro a tali pratiche si nasconde però talvolta un precariato inaccettabile, caratterizzato da condizioni di lavoro al limite del sopportabile e da un valore formativo assai dubbio. Per questo riteniamo che in questo campo il Cantone debba stabilire una regolamentazione chiara a tutela dei giovani lavoratori, in modo da impedire gli abusi e stabilire un quadro chiaro tanto per gli impiegati quanto per le imprese.
  4. Un monitoraggio costante della carenza di lavoro tra i giovani: salvo per alcune lodevoli eccezioni, questo fenomeno resta relativamente sconosciuto, impedendo di conseguenza la messa in campo di risposte adeguate da parte della politica. Chiediamo quindi che venga dato mandato all’Ufficio cantonale di statistica di monitorare puntualmente questa problematica, tenendo conto in particolare delle diverse definizioni del tasso di disoccupazione (considerando anche il dato ai sensi dell’ILO in riferimento alle varie fasce d’età) e delle varie forme di inattività “sommersa” (quali ad esempio i NEET, acronimo di neither in employement nor in education and training, ovvero i giovani né sotto impiego né in formazione).

Il 1° maggio manifesteremo a Bellinzona per rivendicare l’implementazione di queste misure: ritrovo alle ore 14.30 in Piazzale Stazione, vi aspettiamo numerose/i!

Puoi trovare qui maggiori informazioni sulla manifestazione.