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Apprendisti e tredicesima: un passo avanti, ma non è sufficiente!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si ritiene soddisfatto della decisione del Gran Consiglio odierna riguardante la tredicesima per le apprendiste e gli apprendisti nel settore pubblico e parapubblico. È infatti stata approvata la modifica normativa che garantisce alle persone in formazione la tredicesima mensilità.

Nonostante il significativo passo in avanti, la modifica non è priva di lacune. Non vi è infatti alcuna garanzia che il salario degli apprendisti aumenti, con il conseguente rischio che le attuali 12 mensilità vengano ripartite su 13 mesi, riducendo il salario mensile degli apprendisti e mantenendo il salario annuale invariato.

Il SISA rivendica dunque che alle apprendiste e agli apprendisti venga garantito un aumento salariale con l’inserimento della tredicesima mensilità, l’introduzione di un salario minimo di 1’000 CHF al primo anno di formazione e una riduzione delle ore di lavoro settimanali a 35 ore per tutti i settori. Infine auspichiamo che il Governo intervenga attivamente sul mercato del lavoro e nelle commissioni tripartite per introdurre la tredicesima anche per le persone in formazione impiegate nel settore privato!

Scuola e covid-19: Esprimi qui i tuoi desideri per il nuovo anno!

Fin dall’inizio dell’anno scolastico, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha avanzato numerose richieste all’indirizzo del DECS e del governo ticinese: più corse sui trasporti pubblici utilizzati da studenti e pendolari (leggi qui), maggiore sostegno didattico per gli studenti in quarantena (leggi qui), distribuzione gratuita di mascherine nelle scuole (leggi qui), borse di studio e aiuti finanziari supplementari per gli studenti in difficoltà (leggi qui), ecc.

Ben poche delle nostre richieste sono purtroppo state ascoltate e gli studenti ticinesi si trovano ancora a dover sopportare delle condizioni di studio spesso precarie e insufficienti a garantire il diritto allo studio. Per questa ragione, abbiamo pensato di dare a tutte/i voi la possibilità di esprimere i vostri desideri in vista del nuovo anno: il SISA provvederà a trasmetterli al DECS entro Natale e a mantenere alta la pressione affinché dopo le vacanze la scuola ticinese sia finalmente pronta ad accogliere gli studenti come meritano!

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Consegnate 2300 firme per introdurre delle corse supplementari nelle tratte più affollate del Cantone!

Comunicato stampa del 27 novembre 2020


È stata consegnata in data odierna la petizione “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate”, corroborata da quasi 2300 firme. La petizione, lanciata poco più di due settimane fa, chiede al Consiglio di Stato di “rafforzare immediatamente il trasporto pubblico introducendo delle corse supplementari (autopostali, bus e treni) nelle tratte più frequentate dalla popolazione ticinese”.

Benché la situazione sanitaria sembrerebbe essersi stabilizzata, il trasporto pubblico affollato continua a rappresentare un pericolo per la sanità pubblica. L’intervento del DECS, più “politico” – volto a difendere ipocritamente l’“abbiamo fatto il possibile” – che realmente risolutivo, ha creato ulteriori problemi senza migliorare effettivamente la condizione delle studentesse e degli studenti sui trasporti pubblici. Affinché si possa mantenere la didattica in presenza è necessario uno sforzo maggiore da parte del Governo, proponendo delle reali soluzioni che migliorino la qualità e la quantità del trasporto casa-scuola.

La delegazione del SISA (composta da Rudi Alves e Filippo Beroggi) all’entrata della Cancelleria.

Contrariamente a quanto affermato da Daniele Sartori a “laRegione”, l’amministrazione cantonale non sta facendo il possibile per evitare di passare all’insegnamento ibrido e/o a distanza. È indifendibile affermare che non si possa fare di più e credere che l’attuale soluzione possa avere un reale impatto sull’affollamento dei trasporti pubblici al fine di evitare la chiusura delle scuole.

Il SISA chiede pertanto un intervento più coraggioso da parte dell’autorità, introducendo delle corse supplementari nelle tratte affollate e ripristinando gli orari abituali nelle scuole medie superiori: il corpo studentesco del post-obbligo merita delle risposte serie e proporzionali alla gravità della situazione, non di essere preso in giro!

Il diritto allo studio va garantito anche agli allievi in quarantena!

Il rientro a scuola nelle scuole post-obbligatorie dopo il periodo di confinamento non è stato privo di problemi, ancor prima dell’inizio dell’anno infatti le preoccupazioni raccolte dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) erano già molte: il ritorno in classe non ha fatto altro che confermare la fondatezza dei problemi riscontrati. Tra i problemi più sentiti sono emersi l’eccessivo carico di lavoro per riuscire a recuperare il programma, verifiche settimanali troppo numerose e il sovraffollamento dei mezzi pubblici.  A questo proposito lo scorso settembre il SISA aveva realizzato una azione di protesta simbolica in diversi istituti scolastici volta a denunciare questi problemi, seguita dal lancio della petizione per chiedere l’aumento delle corse dei trasporti pubblici nelle tratte affollate.

A più di due mesi dall’inizio della scuola, in un periodo di aumento significativo dei contagi, le quarantene che una parte considerevole del corpo studentesco si trova a dover affrontare sono sempre più frequenti e numerose: in questo contesto la disorganizzazione degli istituti scolastici, unita alla noncuranza del DECS, mette seriamente in discussione il diritto allo studio. Infatti è ormai noto sin dall’inizio dell’anno scolastico che diverse studentesse e diversi studenti, per evidenti cause sanitarie legate alla pandemia, sono tenuti a restare confinati per un periodo di minimo 10 giorni: a questi si sommano coloro che, trovandosi in una situazione di salute delicata o a contatto con persone a rischio, scelgono di non andare scuola.

Alle studentesse e agli studenti che si trovano in questa condizione non viene assicurata la possibilità di seguire le lezioni “in diretta”, infatti l’allievo si trova a dover recuperare il programma autonomamente sulla base di documenti messi a disposizione dal docente o utilizzando gli appunti di altri allievi. Questo problema concerne diverse scuole post-obbligatorie causando un evidente peggioramento della qualità dell’insegnamento e mettendo fortemente a rischio la riuscita scolastica di una parte del corpo studentesco. Queste condizioni di studio aumentano lo stress e l’inquietudine negli studenti e compromettono il diritto allo studio di diversi studenti.

Per queste ragioni, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso di inviare una missiva al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) in cui vengono chiesti chiarimenti sull’assicurazione del diritto allo studio per tutti le studentesse e gli studenti in confinamento e viene chiesto di implementare una didattica a distanza che permetta allo studente a casa di seguire adeguatamente il programma tramite videolezione sincrona o registrata: non si tratta di installare permanentemente e “normalizzare” l’insegnamento a distanza, ma di mettere sul tavolo una soluzione d’emergenza a tutela del diritto allo studio. Le studentesse e gli studenti non devono pagare per qualcosa di cui non sono responsabili e la loro riuscita scolastica non dev’essere messa in discussione dal virus! 

Affollamento dei mezzi pubblici: il DECS conferma il problema, ma si limita ai cerotti

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto in data odierna della decisione del DECS di posticipare l’orario d’inizio delle lezioni nelle scuole medie superiori ticinesi (Licei e Scuola cantonale di commercio). Con questa decisione, il Dipartimento dell’educazione non fa che confermare la gravità del problema denunciato dal SISA fin dall’inizio dell’anno scolastico, ossia il sovraffollamento dei mezzi pubblici utilizzati tanto dagli studenti quanto dai lavoratori pendolari. Problematica molto sentita dagli studenti, al punto da spingere il sindacato studentesco a lanciare una petizione per chiedere l’aumento delle corse negli orari di punta e nelle tratte più affollate: il successo della petizione, che ha raccolto già 500 firme in poco più di 48 ore, dimostra quanto sia diffusa questa preoccupazione.

Se il problema dell’affollamento viene finalmente riconosciuto, l’intervento proposto non è decisamente all’altezza della situazione e somiglia più ad un “cerotto” che ad una reale soluzione. Da un lato, non si prendono in considerazione tutte le scuole post-obbligatorie, “risolvendo” il problema solo a metà: non viene infatti previsto alcun intervento per gli studenti e gli apprendisti che quotidianamente devono recarsi verso le varie scuole professionali del cantone (che spesso utilizzano tratte differenti da quelle dei liceali o dagli allievi della SCC). D’altra parte, il posticipo dell’inizio delle lezioni – a cui si accompagna una riduzione delle pause – rischia seriamente di aumentare lo stress degli studenti, con un conseguente calo dell’attenzione durante le lezioni ed una diminuzione della qualità dell’apprendimento, specialmente per coloro che hanno maggiori difficoltà scolastiche o dei disturbi dell’attenzione.

Il SISA non si oppone di certo ad un posticipo generalizzato dell’inizio delle lezioni (ricordiamo che gli studenti che provengono dalle zone più discoste devono spesso affrontare lunghi tragitti prima di raggiungere la propria scuola), ma questo non deve fungere da scusa per ridurre le pause e “concentrare” la durata delle lezioni. Auspichiamo dunque che il DECS verifichi periodicamente l’impatto di questa misura, affinché essa non conduca ad un aumento dello stress e del carico di lavoro per gli studenti (non vorremmo infatti che, per ovviare agli inconvenienti provocati da questa decisione, i docenti aumentassero il numero di compiti a casa per “sgravare” le lezioni e renderle più gradevoli). Rimarchiamo infine come, ancora una volta, si siano dimostrate fondate le preoccupazioni espresse dal SISA in merito all’introduzione della nuova griglia oraria del Liceo durante questo anno scolastico, censurando il dibattito che si stava creando in merito nel mondo della scuola e rischiando – come ora appare evidente – di creare ulteriori problemi sul piano organizzativo (una delle conseguenze del nuovo piano orario era infatti proprio l’aumento delle ore di scuola settimanali, fra le quali si vogliono ora anche togliere le pause…).

Il SISA lancia la petizione: “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate!”

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), visto l’aggravarsi della situazione pandemica, ha lanciato una petizione online intitolata “COVID-19 e trasporto pubblico: più corse nelle tratte affollate!”, affinché il Consiglio di Stato ticinese intervenga al più presto per risolvere il problema dell’affollamento dei trasporti pubblici. 

Dall’inizio dell’anno scolastico – come del resto anche negli anni precedenti – le studentesse e gli studenti di tutto il Cantone si spostano usufruendo del trasporto pubblico e sono giornalmente confrontate/i con situazioni spiacevoli dovute alla carenza, all’affollamento e al ritardo dei mezzi pubblici. Se in tempi normali la situazione non è ottimale, con l’arrivo della pandemia non può che essere peggiore e nonostante il problema sia ormai noto da tempo alle autorità, nessuna misura significativa è stata finora implementata.

La gravità della situazione è già stata segnalata dal SISA al Governo agli inizi di settembre, momento in cui già avanzavamo la richiesta di introdurre delle corse supplementari verso i principali centri formativi: andando di questo passo a procrastinare, il rischio è quello di accelerare ulteriormente il ritmo dei contagi e dover tornare allo scenario del confinamento. La chiusura delle scuole dello scorso marzo ha dimostrato di incrementare le diseguaglianze scolastiche e sociali: essa via dunque evitata con ogni mezzo possibile! L’obiettivo della politica in questo momento dev’essere quello di frenare i contagi, garantire la salute pubblica e impedire l’accrescere del malessere sociale. Pur non volendosi sostituire agli esperti sanitari, il sindacato studentesco trova piuttosto contraddittoria la situazione odierna: risulta infatti incomprensibile il paradosso che è venuto a crearsi con le ultime misure, secondo cui negli spazi pubblici e privati non bisogna creare assembramenti di più di cinque persone, mentre sui mezzi pubblici ci si può ritrovare ammassati in pochi metri quadrati.

Ad essere coinvolto dall’affollamento dei mezzi pubblici non è solo il corpo studentesco, bensì l’intera società: a spostarsi con il trasporto pubblico non sono infatti solo le studentesse e gli studenti, ma anche le lavoratrici e i lavoratori di diversi settori tra cui anche i professionisti della sanità, con tutti i pericoli del caso. Per questa ragione chiediamo alla popolazione ticinese di sostenere e firmare la nostra petizione affinché il Consiglio di Stato intervenga urgentemente sulla questione!


Giornate autogestite 2021: proponi le attività del SISA!

Dopo la storica vittoria dello scorso giugno (quando il parlamento cantonale ha deciso di introdurre nei regolamenti scolastici il diritto ad almeno due giornate autogestite in ogni scuola superiore), il SISA torna a fare la sua parte per sostenere l’organizzazione di questo importante momenti autodeterminazione, di partecipazione e di discussione critica nelle scuole ticinesi. Ecco dunque la nostra lista di attività per quest’anno scolastico, a cui siete tutte/i invitate/i a fare ricorso per proporre le conferenze e i cineforum che più vi interessano e che affrontano i temi che ritenete più urgenti.


Conferenze

TitoloStudenti in sciopero: storia, documenti e filmati
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e autore del libro “Sindacalismo studentesco” (InfoGiovani, 2009)
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneNel nostro Cantone gli studenti sono stati spesso protagonisti di lotte importanti: scioperi studenteschi, manifestazioni, occupazioni di scuole, assemblee, ecc. Conosciamo un po’ più da vicino – anche con l’ausilio di filmati – i movimenti studenteschi ticinesi dell’ultimo decennio (e oltre): le loro rivendicazioni, i loro metodi, le loro speranze e le loro conquiste. L’attività si propone anche di presentare e discutere sull’utilità per gli studenti di sviluppare un proprio sindacato (come i lavoratori).
TitoloLa Scuola di Barbiana: un’esperienza educativa alternativa
RelatoreDavide Rossi, docente e giornalista
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneLa Scuola di Barbiana di don Milani (la cui esperienza è raccontata nel libro “Lettera a una professoressa”) era una scuola particolare, creata per accogliere i figli dei contadini caduti vittima della selezione. A Barbiana si creò una scuola senza voti e senza la paura degli espe, una “comunità auto-educante”. Don Milani era un prete scomodo, l’ideatore di una pedagogia alternativa, basata sulla libertà e sulla virtù di… disobbedire!
TitoloLe giornate autogestite che furono
RelatoreMassimiliano Ay, organizzatore delle Giornate Autogestite al LiBe del 2001
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeBeamer e connessione internet (accesso a Youtube)
DescrizioneÈ dal 1996 che in alcuni licei ci sono le giornate autogestite, un momento di libertà ma anche di responsabilizzazione. Come si sviluppa questo movimento e quali difficoltà ha dovuto superare per arrivare fino ad oggi? Attraverso aneddoti, documenti e filmati del passato cerchiamo di analizzare l’evoluzione dell’autogestione studentesca che negli ultimi anni è giunta anche alla SCC e al LiLu2.
TitoloIl ’68 in Ticino: sulle tracce della contestazione studentesca
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneA cinquanta anni dagli avvenimenti dell’anno “cardine” del 1968, ritorniamo sulle tracce della contestazione studentesca in Ticino: una storia poco conosciuta, anche se certamente degna di nota. Attraverso le immagini e i documenti originali dell’epoca ripercorreremo le principali lotte studentesche ticinesi dal 1968 al 1977 (segnate da occupazioni, sgomberi di polizia, negoziazioni e cortei di protesta), discutendone le rivendicazioni, le forme d’organizzazione e i risultati.
TitoloMassificata e mercificata: come è cambiata la scuola
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeBeamer
DescrizioneA partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione nei paesi occidentali è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti, che hanno determinato l’attuale impostazione dei sistemi scolastici europei. In particolare, si ripercorreranno i decenni successivi al secondo dopoguerra (durante i quali la scuola pubblica venne sostanzialmente ampliata e innovata, dando luogo alla “massificazione degli studi”) e quelli più recenti, dagli anni ’80 ai giorni nostri (dove il diritto allo studio è sempre più minacciato da austerità e privatizzazioni).
TitoloLa guerra civile spagnola e i combattenti ticinesi nelle brigate internazionali: storia e testimonianze
RelatoreLevi Morosi, laureato in storia all’Università di Friborgo
Contattolevi.morosi@unifr.ch ; 079 630 05 52
MaterialeBeamer
DescrizioneQuesta conferenza vuole promuovere la conoscenza di un conflitto di cui si parla poco, malgrado abbia contribuito al rafforzamento dei regimi fascisti, in vista dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il secondo motivo d’interesse verso questo tema, forse il più importante, è quello di valorizzare una pagina molto poco conosciuta dell’antifascismo ticinese. Dopo l’inizio della guerra di Spagna, infatti, circa un’ottantina di ticinesi si recarono nella Penisola iberica per combattere contro l’autoritarismo di destra: ciononostante, tornati in patria, vennero in molti casi rinchiusi in galera e marginalizzati. La loro storia non deve essere dimenticata.
TitoloPaulo Freire e la “pedagogia degli oppressi”
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneBrasile, primi anni ’60: il professore universitario Paulo Freire organizza delle scuole popolari per insegnare a leggere e scrivere ai contadini e agli operai analfabeti che popolano le regioni più povere del paese. La sua attività a favore dei più deboli gli valgono la persecuzione da parte delle autorità militari che governano il Brasile dopo il 1964, costringendolo all’esilio. Ma l’attività di Freire non si arresta, e pochi anni dopo pubblica una delle sue più famose opere, “La pedagogia degli oppressi”. In questa conferenza si cercherà di presentare i principali elementi della sua teoria pedagogica, fondata sul rifiuto dell’insegnamento nozionistico e dell’autorità assoluta del docente, in favore di un’istruzione critica e collaborativa.
TitoloLe università svizzere, tra privatizzazioni e austerità
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneNovembre 2009, numerose università svizzere sono occupate, gli studenti si mobilitano: le conseguenze della Riforma di Bologna (attraverso cui viene riorganizzato tutto il sistema universitario europeo), il crescente intervento dell’economia privata nell’istruzione pubblica e le condizioni di studio e di lavoro dei giovani laureati sono al centro delle rivendicazioni studentesche. In questa conferenza, grazie alla visione del documentario “L’Uni è mia” prodotto dalla trasmissione Falò (RSI), si vogliono rintracciare le origini degli attuali problemi degli atenei elvetici, stretti tra una tendenza alla privatizzazione dell’università e delle politiche di austerità che escludono gli studenti meno agiati dai percorsi scolastici più prestigiosi.

Film

TitoloGood Bye Lenin a Berlino Est
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del SISA, e Giulio Micheli, autore del libro “Il muro di Berlino: una frontiera archiviata troppo rapidamente?”
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneIl film Good Bye Lenin (2003) ha avuto un grande successo ed è uno dei simboli della cosiddetta Ostalgie, una sorta di nostalgia collettiva per la ex-Germania dell’Est (DDR). Dopo una breve introduzione storica sulla DDR, il relatore presenterà il sistema scolastico e il rapporto dei giovani con il potere. Successivamente sarà proiettato il film a cui seguirà se desiderato dai partecipanti una discussione critica.
TitoloL’attimo fuggente (1989)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeLettore DVD e beamer
Descrizione1959: il professor John Keating inizia ad insegnare letteratura presso il grigio e restrittivo collegio maschile Welton, adottando un metodo d’insegnamento del tutto originale e entusiasmante, del tutto differente da quello dominante.
Il film permette di sviluppare alcune interessanti riflessioni sull’atttuale modo di fare scuola e su come, se possibile, migliorarlo: di tutto questo si potrà discutere al termine della proiezione.
TitoloSbatti il mostro in prima pagina (1972)
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneMilano, anni ’70: un omicidio a sfondo sessuale viene strumentalizzato politicamente dal quotidiano “Il Giornale”, che mira a screditare gli ambienti della sinistra durante il periodo elettorale.
Un film di grande attualità, uno spunto per discutere della “neutralità” e dell’indipendenza dell’informazione (specialmente nell’era delle cosiddette “fake news” e della disinformazione di massa).
TitoloWe want sex (2010)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneIspirato a fatti realmente accaduti, il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham (Londra). Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione. Pagate come operaie non qualificate, le lavoratrici attuarono uno sciopero che riuscì ad attirare l’attenzione dei sindacati e della collettività, trovando infine l’appoggio del ministro Barbara Castle, pronta a lottare con loro contro una legge iniqua e obsoleta.
A 50 anni di distanza dagli avvenimenti narrati dal film, è ancora estremamente utile conoscere la battaglia di queste operaie inglesi: su temi quali le disuguaglianze di genere, l’utilizzo dello sciopero come mezzo di conquista e difesa dei diritti, il ruolo del sindacato, ecc. possono fornirci alcuni attuali e preziosi spunti di discussione.
TitoloSorry we missed you (2019)
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneRicky, Abby e i loro due figli, l’undicenne Liza Jane e il liceale Sebastian, vivono a Newcastle e sono una famiglia unita. Ricky è stato occupato in diversi mestieri mentre Abby fa assistenza domiciliare a persone anziane e disabili. Nonostante lavorino duro entrambi si rendono conto che non potranno mai avere una casa di loro proprietà. Giunge allora quella che Ricky vede come l’occasione per realizzare i sogni familiari. Se Abby vende la sua auto sarà possibile acquistare un furgone che permetta a lui di diventare un trasportatore freelance con un sensibile incremento nei guadagni. Non tutto però è come sembra.
Il film traccia un toccante ritratto della difficile realtà del lavoro precario, sempre più diffusio anche alle nostre latitudini, con conseguenze sociali, psicologiche ed anche economiche di grandissima portata.
TitoloEn guerre (2018)
RelatoreZeno Casella, laureato in storia e già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneLa fabbrica Perrin, un’azienda specializzata in apparecchiature automobilistiche dove lavorano 1100 dipendenti che fa parte di un gruppo tedesco, firma un accordo nel quale viene chiesto ai dirigenti e ai lavoratori uno sforzo salariale per salvare l’azienda. Il sacrificio prevede, in cambio, la garanzia dell’occupazione per almeno i successivi 5 anni. Due anni dopo l’azienda annuncia di voler chiudere i battenti. Ma i lavoratori si organizzano, guidati dal portavoce Laurent Amédéo, per difendere il proprio lavoro.
Un’avvincente storia di lotta sindacale, che ben illustra la durezza del conflitto fra capitale e lavoro e le difficoltà cui devono far fronte degli operai in sciopero.

Assemblea del SISA: eletta una nuova coordinatrice e discusse le priorità dell’azione sindacale di fronte alla pandemia

Lo scorso sabato, 17 ottobre 2020, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea generale a Locarno per rinnovare il coordinamento e discutere delle azioni necessarie per far fronte alle preoccupazioni scolastiche e sindacali presenti nell’attuale situazione sanitaria.

In questa occasione il consesso ha eletto quale nuova coordinatrice Sarah Sbabo, studentessa della SUPSI e già membro della segreteria da un anno. Al suo fianco è stato confermato l’attuale coordinatore Rudi Alves, studente all’università di Ginevra. L’assemblea ha inoltre ringraziato vivamente l’uscente coordinatore Zeno Casella, che lascia il coordinamento dopo 5 anni di proficuo lavoro all’interno del sindacato studentesco. 

Un momento della discussione assembleare, durante la relazione del coordinatore Rudi Alves.

La situazione provocata dalla pandemia ha imposto una profonda riflessione sul futuro del sindacato studentesco e delle esigenze e problematiche che colpiscono il corpo studentesco in questo periodo. In primis si è discusso sulle forme di protesta, d’organizzazione e comunicazione da adottare in questo periodo d’agibilità sindacale ridotta per via delle norme sanitarie. Sul fronte rivendicativo è stata costituita una cellula tematica sulla questione dell’insegnamento a distanza, di modo da elaborare una linea sindacale sul tema per rispondere alle necessità del corpo studentesco. Lo scenario dell’insegnamento ibrido e a distanza, sia per esigenze di carattere sanitario che per pressioni provenienti dal mondo economico, sembra destinato a materializzarsi nel prossimo periodo e sono diverse le reazioni contrarie provenienti dalle studentesse e dagli studenti: la priorità deve essere la difesa della loro salute, dei loro diritti e della qualità dell’insegnamento.

L’assemblea ha pure ratificato il proprio sostegno all’iniziativa popolare “per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico”, in votazione il prossimo 29 novembre: l’impiego di fondi pubblici in investimenti bellici che mettono a repentaglio la pace e impoveriscono i paesi del Sud del mondo è inaccettabile per il SISA, che rivendica invece maggiori investimenti in campi ben più utili e necessari come quello formativo.

Trasporto pubblico gratuito: il parlamento abbia più coraggio della sua commissione!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con delusione delle conclusioni del rapporto della commissione “ambiente, territorio ed energia” del Gran Consiglio in merito alla petizione “Ticino: fai la tua parte per il clima!”, consegnata nel marzo 2019 e sottoscritta da oltre 4000 cittadine/i. Nel documento, che verrà discusso durante la seduta parlamentare della prossima settimana, si rinuncia infatti ad intervenire sul problema dell’eccessivo costo dei trasporti pubblici, contro il quale il SISA si batte da anni sostenendo l’introduzione della gratuità dei trasporti per i giovani in formazione.

La petizione, elaborata e consegnata dal movimento “Sciopero per il clima”, viene accusata di “sfruttare l’attualità del tema del cambiamento climatico per promuovere rivendicazioni dettate da altri motivi” (ossia di carattere sociale): nel fare tale considerazione si evita puntualmente di riconoscere come, fin dalle prime manifestazioni a favore del clima, si è sempre rivendicato l’introduzione di politiche ambientali che seguissero il principio della “giustizia climatica”. Non vogliamo infatti che si faccia pesare sulle spalle dei più deboli il peso della transizione ecologica: essa deve invece andare nella direzione di un’estensione dei diritti degli studenti, dei lavoratori, dei pensionati, sia sul piano ambientale che su quello sociale! Affinché si possano limitare le conseguenze del cambiamento climatico (impedirle è ormai sempre più difficile), occorre quindi ragionare a nuovi modelli di produzione e di consumo: il trasporto pubblico gratuito è uno dei tasselli fondamentali di questa strategia, e non riconoscerlo significa rinunciare ad affrontare alla radice il problema dell’inquinamento nel nostro cantone.

La commissione afferma d’altra parte che “la fascia dei giovani è quella che maggiormente beneficia di un sistema tariffario che va loro incontro”: ciò è sicuramente vero rispetto ai prezzi proibitivi oggi esistenti per il resto della popolazione, ma non basta affatto! Gli abbonamenti annuali costano infatti centinaia di franchi, che per le tasche degli studenti e degli apprendisti sono cifre spesso e volentieri semplicemente esorbitanti (in particolare per coloro che provengono da famiglie con redditi medio-bassi). Ricordiamo peraltro come negli ultimi anni siano state numerose le misure di risparmio e gli aumenti dei prezzi degli abbonamenti per i giovani: nel 2017 venivano tagliati i sussidi per gli abbonamenti arcobaleno agli apprendisti, mentre le FFS continuano ancor oggi a ridurre l’offerta di abbonamenti ribassati per gli studenti (lo scorso anno l’abbonamento Binario7 veniva rimpiazzato con il nuovo e più costoso Seven25, mentre nel luglio di quest’anno è stata annunciata la soppressione dell’abbonamento generale per studenti). In questo contesto, affermare che i giovani hanno poco da lamentarsi è decisamente fuori luogo!

La commissione ha dunque mancato di coraggio, decidendo di non decidere e ignorando i casi di successo già adottati da altri paesi: ricordiamo che, ad esempio, da quest’anno il trasporto pubblico è gratuito in tutto il Lussemburgo, senza che questo ne abbia dissanguato le casse pubbliche! Il rapporto non ha d’altra parte nemmeno preso in considerazione l’adozione di misure alternative: ammesso e non concesso che il trasporto gratuito sia eccessivo, non si potevano prevedere almeno degli aiuti mirati a chi ne ha bisogno? Auspichiamo quindi che il parlamento dia un segnale diverso, riconoscendo la necessità del trasporto pubblico gratuito per i giovani in formazione e accelerando l’iter degli atti parlamentari che chiedono di andare nella direzione auspicata dalla petizione.

Azioni del SISA nelle scuole: il governo intervenga su trasporti, stress scolastico e aiuti allo studio!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato in data odierna una simbolica azione di protesta in diversi istituti scolastici per denunciare i problemi che riguardano il mondo della scuola dopo il periodo di confinamento.

La settimana scorsa il SISA aveva inviato una missiva al DECS in cui venivano messe in luce le maggiori preoccupazioni indentificate e segnalateci dal corpo studentesco: nella stessa venivano rivendicate ed indicate delle misure concrete affinché si potesse ovviare immediatamente alla situazione di malessere delle studentesse e degli studenti (vedi qui).  

Tuttavia, a distanza di una settimana, nessuna misura è stata implementata per arginare i problemi vissuti dal corpo studentesco, infatti il trasporto pubblico verso i principali centri formativi rimane affollato (vedi foto allegate, inviateci dagli studenti), la pressione sugli studenti – “colpevoli” di aver passato un semestre in quarantena – rimane invariata, come invariate rimangono le misure di sostegno alle famiglie con figli in formazione che hanno subito le conseguenze finanziarie della pandemia. Se non si interviene con la dovuta serietà e celerità il rischio è quello di accelerare il ritmo dei contagi ed incrementare i fattori di stress sul corpo studentesco – con tutte le conseguenze di ordine psicologico e sociale.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha deciso per questo motivo di alzare la voce nelle scuole per reclamare urgentemente al governo ticinese un intervento che segua le indicazioni contenute nella lettera inviata al DECS, affinché le studentesse e gli studenti non debbano pagare i costi della (post-)pandemia: se non si interviene oggi, pagheremo le conseguenze domani! Insomma: non tiriamo troppo la corda…