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Diritto allo studio “ai tempi del COVID-19”: una prima importante vittoria!

A seguito dei vari cambiamenti concernenti il mondo della scuola causati dall’attuale crisi sanitaria, il SISA si era espresso in data 3 aprile con una risoluzione volta a sottolineare i problemi che le nuove modalità di scuola a distanza potevano sollevare e proponendo una serie di 10 rivendicazioni aventi lo scopo di tutelare gli studenti e il diritto allo studio anche in questa situazione di crisi.
È giunta nelle ultime ore la notizia che il DECS (Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) ha elaborato e diffuso delle nuove direttive concernenti la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020. A seguito della diffusione del suddetto documento, che poteva forse essere elaborato con maggior tempestività per semplificare il lavoro di studenti e docenti, il SISA ha preso atto con soddisfazione che il DECS ha integrato nelle nuove direttive ben cinque delle rivendicazioni presentate nella risoluzione. Nello specifico, il DECS ha decretato:

  1. La validità integrale dell’anno scolastico 2019/2020;
  2. La sospensione delle verifiche e delle valutazioni sommative per tutta la durata della quarantena;
  3. Il rallentamento dei ritmi scolastici: si tenderà a consolidare le conoscenze già acquisite durante il resto dell’anno e nei licei le videoconferenze saranno limitate a una alla settimana;
  4. La garanzia di contatti regolari tra studenti e docenti, con una maggiore attenzione ai casi più difficili e a rischio
  5. La sospensione per quest’anno scolastico del limite al numero delle bocciature nelle scuole medie superiori e in quelle professionali.

Soddisfatto per questa prima vittoria, il sindacato studentesco attende però ancora dei chiarimenti su alcuni aspetti ancora in discussione come le modalità con le quali verranno svolti gli esami di maturità e le procedure di qualificazione del settore professionale: il trattamento riservato alle scuole professionali risulta, sul piano della formazione pratica e dell’attestazione della stessa, ancora insufficiente. Infatti non è ancora chiaro se per gli stagisti e apprendisti i giorni di confinamento forzato sono da considerare come vacanze oppure vengano conteggiati ai giorni di formazione pratica prevista: occorre assolutamente una direttiva cantonale per evitare che i pochi giorni di vacanza vengano sottratti e per garantire agli studenti del ramo professionale la convalidazione della formazione pratica. Oltre a ciò, rimangono senza risposta varie altre rivendicazioni avanzate dal SISA, concernenti principalmente alcuni aspetti finanziari come il rimborso delle rette universitarie e delle scuole post obbligatorie, così come degli abbonamenti per i trasporti pubblici, e l’introduzione di sussidi mirati per chi beneficia di una borsa di studio ridotta o chi non ne riceve alcuna.

Sostegno agli studenti durante la pandemia: occorre agire ora!

Risoluzione del Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) – Bellinzona, 2 aprile 2020.


L’attuale crisi sanitaria ha obbligato la Svizzera ad attuare dei cambiamenti importanti per tutelare la popolazione. A causa del COVID-19 gli equilibri abituali sono stati stravolti, la vita di tutti i giorni si è trasformata a causa delle nuove limitazioni e della chiusura temporanea di diversi settori, tra i quali anche quello scolastico. Queste soluzioni volte alla tutela della salute pubblica e dei cittadini hanno però creato alcuni problemi nel mondo studentesco.

In linea generale, non crediamo possibile né sostenibile continuare a “fare scuola” a distanza come se nulla fosse avvenuto: ricordiamo che non tutte le famiglie hanno gli stessi mezzi (computer, stampanti, ecc.) né lo stesso tempo da dedicare all’educazione dei figli (molti genitori sono impegnati dal telelavoro). Mantenendo un elevato carico di studio, si rischia quindi di acutizzare le diseguaglianze formative tra gli allievi di diversa origine sociale, oltre ad amplificare fenomeni di ansia, stress e disagio che già si stanno manifestando a causa del confinamento in casa.

Nel grado post-obbligatorio, l’anno scolastico verrà portato a termine ma, non potendosi più recare fisicamente negli istituti gli studenti devono confrontarsi con il nuovo sistema di insegnamento telematico, che potrebbe ostacolare il successo scolastico degli studenti già in difficoltà portandoli alla bocciatura. La chiusura di diversi settori non essenziali, così come la saggia decisione di lasciare gli stagisti e gli apprendisti nel proprio domicilio, comportano per diversi studenti delle CPC, come della SSPSS, SSP e altre scuole d’insegnamento duale, l’impossibilità di svolgere normalmente la propria formazione pratica e causano dunque diversi disagi e perturbamenti per l’ottenimento dell’attestato professionale.

Tutti gli istituti del grado terziario (università, politecnici, SUP, ecc.) sono stati chiusi: a causa di ciò gli studenti non beneficeranno delle lezioni solitamente offerte nella seconda metà dell’anno nonostante abbiano già versato la retta semestrale. Oltre a ciò, l’impossibilità di frequentare biblioteche, laboratori, uffici, ecc. impedisce agli studenti di svolgere le ricerche necessarie ad esempio alla redazione delle proprie tesi di laurea, costringendoli verosimilmente a prolungare di uno o più semestri la propria iscrizione agli atenei.

Si ricorda inoltre che ben ¾ degli studenti universitari lavorano part-time a margine dello studio perché non dispongono di una borsa di studio o il valore di quest’ultima non è sufficiente per far fronte alle spese (quali affitto, cassa malati, cibo, ecc.). A causa della cessazione di tutte le attività non essenziali questi studenti non possono più far fronte autonomamente alle proprie spese (rimaste comunque invariate) e rischiano di trovarsi in serie difficoltà economiche.

Infine, ricordiamo come la maggior parte degli studenti utilizzi i mezzi pubblici per recarsi agli istituti scolastici e si ritrovi ora ad aver acquistato dei titoli di trasporto validi per tutto l’anno senza però poterne beneficiare.

In ragione della particolare situazione appena descritta, il Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) rivendica:

  1. Il rallentamento dei ritmi scolastici e la sospensione delle attività di valutazione per tutta la durata dell’emergenza sanitaria (così come già stabilito da vari cantoni romandi);
  2. La sospensione del limite delle bocciature nelle scuole post-obbligatorie: l’insegnamento distanza può avere un impatto negativo sui risultati di chi è più in difficoltà;
  3. La deroga alla regola del “double échec” nelle scuole universitarie e l’aumento provvisorio dei tentativi per l’ottenimento dell’attestato di maturità e per i cosiddetti esami “paletto” nelle SUP (le autorità cantonali facciano pressione su quelle federali per modificare d’urgenza l’ordinanza in materia!);  
  4. Il riconoscimento facilitato degli esami pratici e degli stage: si garantisca la possibilità di svolgere l’esame pratico anche senza aver concluso l’intero periodo di stage;
  5. L’organizzazione a fine estate di una sessione di recupero per gli esami in tutti gli ordini di scuola del settore post-obbligatorio (sia nel grado secondario superiore che nel grado terziario), laddove questa non fosse già prevista;
  6. Qualora la situazione sanitaria non dovesse permettere il normale svolgimento degli esami per l’ottenimento degli attestati di maturità, sia professionale che liceale, si preveda il rilascio d’ufficio degli stessi. A livello universitario, si valutino invece dei metodi alternativi per la validazione dei corsi qualora non fosse possibile sostenere gli esami in programma a fine semestre.
  7. L’introduzione di sussidi mirati per chi beneficia di una borsa di studio ridotta o per chi non ne riceve una, in modo da sostenere gli studenti e le famiglie in difficoltà;
  8. L’esenzione dall’obbligo di pagamento degli affitti degli alloggi universitari;
  9. Il rimborso di tutti gli abbonamenti per i trasporti pubblici (Arcobaleno, Seven25, ecc.);
  10. La restituzione delle rette universitarie e di tutte le scuole post-obbligatorie.

Gli studenti non paghino per una situazione di cui non sono responsabili!


Scarica qui il file pdf della risoluzione!

Risoluzione_CC_SISA_COVID19


Nuova griglia oraria del Liceo: il governo blocca ogni dialogo con gli studenti!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con profonda delusione dell’approvazione della nuova griglia oraria del Liceo da parte del Consiglio di Stato. Malgrado la modifica del piano orario avesse sollevato un acceso dibattito negli scorsi mesi, con questa decisione il governo preclude ogni ulteriore spazio di confronto su di esso: benché fosse a conoscenza dell’esistenza di una petizione, lanciata a dicembre dal sindacato studentesco, che ne richiedeva la sospensione, l’esecutivo cantonale non ha nemmeno atteso che venissero consegnate le firme per prendere la sua decisione!

L’approvazione della nuova griglia oraria ci delude e sconcerta poiché, vista l’attuale emergenza sanitaria, ritenevamo che il Dipartimento e il Governo avessero altre priorità, come assicurare l’insegnamento a distanza e garantire in tal modo il diritto allo studio dei giovani ticinesi. In questa fase, questa è peraltro la principale preoccupazione del SISA, impegnato a monitorare la situazione e ad avanzare proposte volte a tutelare i diritti di studenti ed apprendisti (si veda a tal proposito il nostro comunicato del 14 marzo scorso). L’agire del Consiglio di Stato, il cui impegno nel fronteggiare la diffusione della pandemia raccoglie tutto il nostro sostegno, ci appare dunque in questo frangente profondamente antidemocratico: approfittando dell’impossibilità del sindacato studentesco di terminare la propria raccolta firme e di depositare la petizione alla Cancelleria dello Stato, si impedisce un sereno e libero dibattito sulle politiche scolastiche che esulano dall’attuale crisi sanitaria. Ricordiamo a tal proposito che praticamente nessuna delle nostre osservazioni e delle nostre critiche relative alla nuova griglia è stata presa in considerazione dal DECS, che continua ad opporsi ad un maggior coinvolgimento delle associazioni di categoria, ad un riequilibrio fra i diversi settori di studio in favore delle scienze umane, al ripristino dei corsi facoltativi tagliati nel 2015, all’apertura di un dibattito sul carattere generalista degli studi liceali, ecc.

Non potendo purtroppo far altro che prendere atto dell’entrata in vigore del nuovo piano orario a partire da settembre 2020, il SISA si attende dei chiarimenti e dei correttivi sui seguenti punti (già da tempo noti al DECS, con il quale ci aspettiamo di poter affrontare direttamente la questione a crisi terminata):

  1. Garanzie sul carico di lavoro degli studenti: pretendiamo l’introduzione di appositi spazi durante le lezioni per il lavoro individuale (più ore di scuola non possono equivalere a più compiti a casa!) e di una direttiva cantonale che limiti a 3 il numero di verifiche e interrogazioni alla settimana.
  2. Più lezioni di recupero e ripetizioni: per evitare un sovraccarico di lavoro per gli studenti, occorre aumentare le lezioni di recupero in tutte le materie, assicurandone l’omogeneità sul territorio (non si può più lasciare tutto alla buona volontà dei docenti e delle direzioni scolastiche: il DECS deve garantire lo svolgimento delle ripetizioni in ogni istituto, fornendo le adeguate risorse finanziarie allo scopo).
  3. Limitare le conseguenze della soppressione del carattere propedeutico del primo anno: per evitare che la scelta dell’indirizzo in quarta media si trasformi in una maggiore selezione sociale ad unico vantaggio degli allievi benestanti, occorre prevedere fin da subito dei percorsi di accompagnamento per gli studenti che volessero sostenere l’esame integrativo di fisica alla fine del primo anno (materiale didattico, lezioni di recupero, prove d’esame, ecc.)
  4. Impedire la deriva utilitarista e professionalizzante dell’informatica: la nuova materia prevista nel nuovo piano orario non deve e non può divenire un laboratorio professionale volto allo sviluppo di competenze spendibili unicamente sul mercato del lavoro, ma deve fornire le conoscenze scientifiche e i saperi critici necessari a relazionarsi con coscienza con le nuove tecnologie (non vogliamo essere addestrati ad usare Word o Powerpoint, vogliamo capire i pericoli e le opportunità della digitalizzazione!)
  5. Abrogazione del limite di bocciature: riteniamo che questo inaccettabile strumento di selezione, che avevamo criticato già in occasione della sua introduzione nel 2015, debba essere abrogato o quantomeno sospeso per i primi anni di sperimentazione della nuova griglia oraria. Gli studenti non devono pagare le conseguenze dei difetti del nuovo piano orario!

Come affrontare la quarantena? Eccovi la nostra biblio/cineteca virtuale!

Le importanti restrizioni imposte dalle autorità in questo difficile periodo stanno profondamente condizionando la nostra esistenza quotidiana: non uscire di casa se non strettamente indispensabile, mantenere le distanze dalle altre persone, non andare più a scuola o al lavoro non è sicuramente facile come vorremmo. Eppure è necessario e assolutamente inevitabile in questa fase del contagio, in cui occorre ridurre la velocità di diffusione della malattia e evitare di sovraccaricare le strutture sanitarie già ora in difficoltà.

Come fare quindi per affrontare questa quarantena che durerà verosimilmente varie settimane? Il SISA ha già avanzato alcune rivendicazioni per far sì che il diritto allo studio sia garantito (leggi qui), ma occorre ora pensare prima di tutto a come riempire le nostre lunghe e talvolta noiose giornate. Per questa ragione, il sindacato studentesco ha deciso di mettere a disposizione dei suoi militanti, dei suoi simpatizzanti ma anche di tutta la popolazione in generale alcuni articoli, testi e letture che possono non solo aiutarci a far trascorrere il tempo con maggior semplicità, ma anche fornirci gli strumenti per affrontare con maggior decisione e preparazione le lotte future che certamente non mancheranno.

Speriamo che questo nostro sforzo possa destare il vostro interesse e contribuire a rendere meno pesante la quarantena: questo è il momento dell’isolamento, ma ricordiamoci che la vita continuerà e, per dirla con le parole di Antonio Gramsci, dobbiamo istruirci perché avremo presto bisogno di tutta la nostra intelligenza!


L’Altrascuola: la rivista degli studenti in lotta!

Fin dal 2004 (l’anno successivo alla sua fondazione), il SISA pubblica una rivista pensata dagli studenti per gli studenti. Al suo interno potrete trovare contributi di vario genere, dalla “semplice” denuncia di fenomeni problematici ad analisi più approfondite sulla realtà scolastica e sociale. Potete trovare qui l’archivio dei vecchi numeri (comodamente scaricabili in pdf) e qui tutti gli ultimi articoli in formato digitale.


I Quaderni dell’Altrascuola

Oltre alla rivista di cui sopra, il sindacato studentesco ha pubblicato nel corso degli anni anche vari quaderni di approfondimento, in cui vengono affrontate in modo più sistematico alcune questioni di fondo sul funzionamento del nostro sistema scolastico. È giusto che l’industria privata si intrometta nella scuola pubblica? Perché abbiamo assistito a varie ondate di tagli nell’istruzione? Che modelli d’insegnamento alternativi esistono oltre al nostro? Se volete trovare la nostra risposta a queste domande, non esitate a sfogliare i nostri quaderni, altrettanto comodamente scaricabili in pdf!


InfoSISA: la TV “fai-da-te del SISA!

Negli ultimi anni non abbiamo solo scritto, ma anche detto e dibattuto molto! Sul nostro canale Youtube, potrete trovare numerosi video realizzati direttamente dal sindacato studentesco, oltre a vari estratti di interviste e dibattiti a cui hanno partecipato dei nostri rappresentanti: buona visione!


Qualche lettura… “in casa d’altri”

Naturalmente il SISA non ha fatto “tutto da solo”, ma ha spesso e volentieri preso spunto da analisi ed esperienze fatte altrove. Eccovi qui di seguito una serie di testi fondamentali sui quali si sono basate (e si basano tuttora) le nostre rivendicazioni e le nostre proposte per la scuola ticinese, così come gli esempi di lotta a cui ci rifacciamo per orientarci nelle nostre battaglie quotidiane.

Le riforme scolastiche neo-liberali

  • Nico Hirtt, “La tripla mercificazione dell’insegnamento”, pubblicato in L’école démocratique, 2008: scarica il pdf
  • Nico Hirtt, “A qui profitent les compétences? A l’ombre de l’OCDE et de la Commission européenne“, pubblicato in L’école démocratique, 2009: scarica il pdf
  • Christian Laval, “La réforme managériale et sécuritaire de l’école”, pubblicato in L’école démocratique, 2011: scarica il pdf

Elementi di discussione per una scuola democratica

  • Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, 1967: scarica il pdf
  • Antonio Gramsci, “La scuola unitaria”, estratto dai Quaderni dal carcere: scarica il pdf
  • Nico Hirtt, “Pas d’école démocratique sans instruction polytechnique”, pubblicato in L’école démocratique, n° 47, settembre 2001: scarica il pdf

Sindacalismo studentesco e organizzazione di lotta

  • ASSE (Association pour une solidarité syndicale étudiante), Le syndicalisme étudiant de combat, settembre 2005: leggi qui
  • Federation Syndicale Etudiante, Bases fondamentales du syndicalisme étudiant, 2003: scarica il pdf

Qualche consiglio cinematografico

Da anni il SISA propone ai suoi militanti una vasta scelta di film e documentari di critica sociale, sulla base dei quali nei nostri campeggi di formazione siamo soliti lanciare discussioni sul sindacalismo, sulle lotte sociali, ecc. Qui di seguito trovate un breve repertorio di pellicole reperibili online, di cui vi consigliamo caldamente la visione.

  • Elio Petri, “La classe operaia va in paradiso“, 1971: una cronaca dell’alienazione industriale che si sviluppa in Italia nel secondo dopoguerra, fra sviluppo della coscienza di classe, lotta sindacale e repressione padronale. Guarda il film.
  • Marco Bellocchio, “Sbatti il mostro in prima pagina”, 1972: il ruolo della stampa negli anni di piombo, tutt’altro che “neutrale” come ancor oggi spesso si vende, ma spesso e volentieri strumento di controllo sociale. Guarda il film.
  • Giovanni Doffini, “E noialtri apprendisti”, 1975: un interessantissimo documentario autoprodotto dagli apprendisti ticinesi scesi in sciopero per lottare contro la disoccupazione a fine tirocinio. Guarda il film
  • Laurent Cantet, “La classe“, 2008: L’esperienza di un giovane professore di francese in una difficile scuola di periferia, “complicata” dalla sua personale ricerca: quella di mantenere un atteggiamento “neutrale” ma fermo nei confronti dei ragazzi, cercando di istruirli senza addomesticarli, di far loro prendere coscienza di essi e motivarli ad andare oltre. Guarda il film
  • Ken Loach, “Io, Daniel Blake“, 2016: il dramma della privatizzazione delle prestazioni sociali in Inghilterra, visto attraverso gli occhi di un falegname vittima di un infarto e costretto a richiedere la disoccupazione. Guarda il film
  • Stéphane Brizé, “In guerra”, 2018: diario di uno sciopero in una fabbrica automobilistica francese minacciata di chiusura. La reazione dei lavoratori è compatta e decisa, ma alcune sigle sindacali iniziano a rompere l’unità operaia… Guarda il film

Se sei arrivato fin qui, probabilmente apprezzi e convididi il nostro lavoro. Sappi che siamo sempre in cerca di nuove/i militanti, ma anche solo di persone interessate all’attività che conduciamo: se volessi impegnarti anche tu o semplicemente ricevere qualche informazione in più, non esitare a riempire questo modulo!

Diritto allo studio e COVID-19: non perdiamo il filo!

Vista l’evoluzione della difficile situazione sanitaria in cui versa il Cantone, la chiusura delle scuole di tutti gli ordini era una questione di tempo. Per questa ragione, in data 9 marzo, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha inviato una missiva al DECS al fine di ottenere delle garanzie concrete circa le condizioni di studio e pertanto il proseguimento dell’attività didattica qualora le scuole venissero chiuse. All’interno della stessa lettera venivano anche chieste le ragioni della soppressione delle giornate autogestite e se fosse previsto un rimborso per le gite scolastiche ormai annullate, in particolare quelle di maturità la cui spesa per diversi grava in modo consistente sul bilancio finanziario mensile.

Pur riponendo tutta la nostra fiducia nell’operato delle istituzioni e delle autorità sanitarie in contingenze così delicate, la risposta pervenuta dal Dipartimento lascia aperti alcuni interrogativi. Se le ragioni che hanno portato all’annullamento delle giornate autogestite risultano, nella fase attuale, pienamente comprensibili, il dato che più ci preoccupa è la poca chiarezza sull’insegnamento a distanza e, di riflesso, sulla garanzia di ottenimento delle varie licenze, diplomi e attestati.

Vista la chiusura a catena di varie scuole universitarie, diversi istituti d’Oltralpe garantiscono la propria offerta formativa attraverso l’uso di piattaforme digitali: direzione che pare voler prendere anche il canton Ticino. Idea che condividiamo, a condizione che le piattaforme utilizzate rispettino un criterio di indipendenza chiaro: in tal senso è auspicabile l’uso di piattaforme “open source” – vedasi Moodle, già in uso in diversi istituti post-obbligatori – affinché la situazione non venga strumentalizzata economicamente dai colossi del mondo digitale (leggi qui). Peraltro, vista la circostanza che si sta venendo a creare nel grado terziario, il rimborso, perlomeno parziale, delle rette semestrali è auspicabile, dato che diversi servizi verranno senza dubbio a cadere.

Il sindacato studentesco si aspetta pertanto dalle istituzioni federali e cantonali una risposta a questi problemi, affinché sia garantito il diritto allo studio: le opzioni per superare questo ostacolo ci sono e ci aspettiamo dalle autorità un atteggiamento diligente nei confronti del futuro formativo dell’intero corpo studentesco. In particolare, rivendichiamo:

  1. Delle chiare garanzie circa il proseguimento dell’anno scolastico in corso: malgrado i limiti imposti dall’attuale situazione, l’attività didattica, lo svolgimento degli eventuali esami di fine anno e il conseguimento dei relativi titoli di studio devono essere garantiti per ogni ordine di scuola.
  2. Il ricorso a mezzi d’insegnamento a distanza di tipo “open source” (ad es. Moodle) e non a quelli forniti dalle grandi multinazionali digitali.
  3. Il rimborso, quantomeno parziale, delle rette di Università e Politecnici su tutto il territorio nazionale.
  4. Il rimborso delle spese già assunte da studenti e famiglie per le gite scolastiche annullate a causa dell’attuale situazione sanitaria.

Costituito il Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento!

7 gennaio 2020


Il Parlamento federale ha deciso durante la scorsa sessione di dicembre di consentire l’acquisto di nuovi aerei militari per un importo massimo di 6 miliardi di franchi svizzeri. Questo nonostante il popolo abbia respinto nel 2014 in modo netto l’acquisto dei Gripen per una spesa ben inferiore (3.1 miliardi di franchi).

L’acquisto dei nuovi velivoli militari sarebbe del tutto sproporzionato e andrebbe semplicemente ad ampliare un esercito già sovradimensionato, togliendo allo stesso momento importanti risorse finanziarie ad altri settori, quali la sanità o l’istruzione. Inoltre, la questione della sicurezza ha nel corso degli anni assunto nuove forme, difficilmente risolvibili tramite l’acquisto di nuovi aerei militari. D’altronde, la Svizzera possiede già un sufficiente numero di velivoli militari (basti pensare all’Austria, che ha un territorio doppiamente esteso rispetto al nostro, ma possiede soltanto la metà degli aerei) e non dovrebbe quindi puntare su questi per adempiere a dei semplici compiti di polizia aerea. Piuttosto che concentrarsi sul riarmo del proprio esercito, azione che peraltro rischia di inasprire le già alte tensioni internazionali, la Svizzera dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla sicurezza informatica e sulla lotta al terrorismo.

Un ulteriore punto che assolutamente non va dimenticato è il grande impatto che le istituzioni militari e, quindi, anche gli aerei da guerra, hanno sul nostro ambiente. La guerra e le esercitazioni militari sono infatti uno dei maggiori fattori inquinanti. Promuovere l’acquisto dei nuovi aerei in un periodo nel quale ampie fette della popolazione e i giovani rivendicano delle politiche più sensibili dal punto di vista ambientale è un vero e proprio insulto nei confronti di quelle persone.

Per i motivi sopra elencati, la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, i Giovani Verdi, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti e il Coordinamento cantonale dello sciopero per il clima hanno deciso di riattivare il comitato referendario formatosi nel 2014 contro l’acquisto dei Gripen e di unirsi quindi in sostegno del referendum “No ai miliardi per gli aerei da combattimento” lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito.

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Il movimento Sciopero per il clima aderisce al Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento

22 gennaio 2020


Lo scorso 7 gennaio la Gioventù Comunista, la Gioventù Socialista, le Giovani Verdi e il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si sono uniti in sostegno al referendum contro l’acquisto dei nuovi velivoli militari lanciato dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, costituendo il Comitato giovanile contro l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il Comitato giovanile si felicita di poter annunciare oggi che anche il movimento Sciopero per il clima ha deciso di aderirvi e, quindi, di sostenere il referendum, riconoscendo nell’acquisto dei velivoli una decisione insostenibile di fronte all’attuale situazione di emergenza climatica.

L’esercito e le guerre sono infatti responsabili di una grande quantità di emissioni. Basti pensare a tutte le esercitazioni militari svolte sul territorio svizzero e all’immenso spreco di carburante e munizioni legato ad esse, necessarie soltanto per far girare i meccanismi dell’industria bellica elvetica, ma anche all’esportazione di armi in Paesi di conflitto e non. È dunque particolarmente positivo che anche le numerose ed i numerosi giovani che da un anno lottano per delle politiche ambientali migliori identifichino nelle istituzioni militari un grande responsabile della problematica climatica.

In un periodo nel quale le tensioni internazionali continuano ad aumentare, come dimostrano gli ultimi avvenimenti, è fondamentale opporsi a una corsa agli armamenti nel nostro Paese. Per garantire la sicurezza del nostro Paese esistono delle opzioni molto più efficaci, nonché meno dannose dal punto di vista ambientale. Il Comitato giovanile ribadisce che la Svizzera dovrebbe concentrarsi sulla lotta al terrorismo e sulla sicurezza informatica, piuttosto che sprecare soldi delle finanze pubbliche per dei caccia militari, che oltre essere inquinanti non servono per queste minacce e anzi risultano superflui persino per i compiti di polizia aerea.

NO alla sussidiarietà nella costituzione, no a privatizzazioni e tagli sociali!

Il comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi sabato 25 gennaio a Bellinzona, oltre ad aver fatto il punto sulla campagna contro la nuova griglia oraria attualmente in corso nei licei ticinesi, si è anche chinato sui temi in votazione il prossimo 9 febbraio. Ad attirare l’attenzione dell’esecutivo sindacale è stato in particolare il referendum obbligatorio concernente l’introduzione nella costituzione cantonale del principio di sussidiarietà. Benché quasi assente dal dibattito pubblico di queste settimane, la votazione su questa modifica costituzionale è tutt’altro che di poco conto e una sua approvazione aprirebbe degli scenari decisamente preoccupanti.

Introducendo nella costituzione il principio di sussidiarietà (secondo il quale lo Stato dovrebbe erogare dei servizi solo qualora i privati o gli enti locali non siano in grado di farlo al suo posto), si rischia infatti una seria rimessa in discussione dei servizi pubblici attualmente forniti dall’ente pubblico, la cui privatizzazione godrebbe di una nuova e più ampia giustificazione. Applicando rigidamente il principio di sussidiarietà, potremmo ad esempio chiederci a che serva avere ancora delle scuole pubbliche, se esistono delle scuole private che dimostrano come il mercato sappia già rispondere alla domanda d’istruzione della popolazione. Non a caso, ricordiamo come la proposta di adottare il principio costituzionale giunga proprio dal deputato ultraliberista Sergio Morisoli, il cui costante impegno in favore dello smantellamento della scuola pubblica è ampiamente noto. Anche senza ipotizzare scenari così gravi come la privatizzazione del sistema educativo, appare del tutto evidente come varie conquiste del movimento studentesco potrebbero essere facilmente rimesse in discussione: le mense scolastiche, ricantonalizzate nel 2011 dopo una lunga battaglia condotta dal SISA, potrebbero ad esempio ritornare nelle mani dei privati (chi ha vissuto la pessima qualità e gli elevati prezzi dei pasti forniti a suo tempo dalla Comida sa cosa questo possa significare per gli studenti ticinesi).

Ma l’introduzione della sussidiarietà nella costituzione potrebbe provocare anche nuovi attacchi alle prestazioni sociali erogate dallo Stato: secondo tale principio, devono essere in primis i cittadini a soddisfare i propri bisogni e solo qualora non fossero in grado di farlo dovrebbe subentrare lo Stato in loro sostegno. Al di là del fatto che il dumping salariale, il precariato e la povertà dilaganti rendono sempre più difficile “vivere del proprio lavoro” senza nessun aiuto pubblico, ciò significherebbe che lo Stato smetterebbe di fungere da garante dei diritti sociali dei cittadini (quali il diritto allo studio, alla salute, all’alloggio, ecc.), ormai ridotto a semplice “assistente” da far intervenire nei casi più disperati. È certamente vero che tutto dipende da dove viene fissata l’asticella, ovvero da quando si considerano insufficienti le risorse proprie del cittadino, e tuttavia l’esperienza non può certo confortare in questo senso: se osserviamo dove il principio di sussidiarietà viene già oggi applicato, è facile notare come le prestazioni sociali siano state spesso oggetto di pesanti attacchi negli ultimi anni. Un esempio ben noto è quello delle borse di studio: tanto l’accordo intercantonale cui il Ticino aderisce dal 2011 quanto la Legge sugli aiuti allo studio del 2015 si basano sul principio della sussidiarietà, e ciò non ha affatto impedito a governo e parlamento di approvare negli scorsi anni numerosi tagli che hanno colpito duramente numerosi studenti e famiglie ticinesi. Solo le dure battaglie condotte dal sindacato studentesco hanno permesso di invertire la rotta e di rinunciare ad almeno alcune delle misure di risparmio che avevano fortemente indebolito il diritto allo studio.

Il principio di sussidiarietà, che a prima vista potrebbe apparire come perfettamente legittimo, non è quindi altro che un astuto strumento elaborato dai nemici del servizio pubblico per giustificarne lo smantellamento e indebolire il ruolo dello Stato nella tutela dei diritti dei cittadini. Il SISA, da sempre in prima linea in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio, si oppone quindi fermamente a questa modifica costituzionale e invita tutte/i le/i cittadine/i a votare un secco NO alla modifica costituzionale il prossimo 9 febbraio.

Obbligo formativo fino a 18 anni: un buon primo passo per combattere l’abbandono scolastico

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione del progetto “Obiettivo 95%” elaborato dal DECS, che riprende una proposta da noi avanzata già due anni fa (leggi qui) e che ricalca in larga parte la proposta contenuta in una mozione presentata lo scorso anno dal deputato Massimiliano Ay (PC). Tale progetto mira combattere l’abbandono scolastico giovanile attraverso l’inserimento dell’obbligo formativo fino a 18 anni. 

Da diverso tempo il sindacato studentesco denuncia la situazione critica che colpisce una fascia sempre maggiore della popolazione giovanile ticinese. Il dato allarmante è l’enorme crescita del numero di giovani in assistenza e senza un’occupazione: i casi di assistenza o disoccupazione giovanile sono infatti cresciuti del 50% negli ultimi 6 anni e il rischio di cadere in questo circolo vizioso tocca maggiormente i giovani che non hanno ottenuto un diploma di grado secondario.

Il SISA prende atto della scelta semantica del DECS di chiamare l’obbligo di studio fino alla maggior età obbligo “formativo” anziché “scolastico”, rimane tuttavia una certa perplessità circa i percorsi formativi che il concetto di obbligo formativo comprende. Oltre alla frequenza di una scuola post obbligatoria, a tempo pieno o per apprendisti, potranno essere infatti intrapresi altri tipi di attività formative, che però non garantiscono l’ottenimento di un diploma di grado post-obbligatorio. Il carattere generale del concetto rischia di rendere inefficace la misura (senza un titolo formativo non si dispone infatti di un diploma “spendibile” sul mercato del lavoro), che potrebbe dunque non essere realmente incisiva nella risoluzione del problema giovanile presentato precedentemente.

Se si ritiene sicuramente soddisfatto del primo passo intrapreso dal DECS per contrastare l’abbandono scolastico, il sindacato studentesco sottolinea quindi a maggior ragione la necessità di estendere l’obbligatorietà scolastica fino all’ottenimento di un diploma di grado secondario superiore.

Più apprendisti a Lugano: giusto puntare sulla quantità, ma è necessaria anche la qualità!

Il Sindacato Indipendenti degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con soddisfazione della recente decisione del Consiglio comunale della città di Lugano di aumentare da 29 a 40 il numero di posti di formazione nel proprio organico. Ricordiamo che la proposta, approvata nell’ambito della discussione del Preventivo 2020, è stata presentata con un emendamento dal consigliere comunale Edoardo Cappelletti (PC) e sostenuta all’interno del legislativo dall’area rossoverde e dal gruppo leghista.

Si tratta di un passo necessario verso la valorizzazione dei giovani in formazione, che risponde ad una necessità sociale estremamente chiara viste le incertezze occupazionali della popolazione giovanile. È dunque fondamentale che sia in primis l’ente pubblico, come da noi a più riprese richiesto, ad assumersi l’importante e strategico ruolo di preparare i giovani affinché possano entrare nel mercato del lavoro con una qualifica solida. Tale ruolo diviene ancor più necessario se si prende in considerazione la grave situazione in cui versa il mercato del lavoro ticinese, in cui  il padronato approfitta della competizione tra i lavoratori, del basso costo della manodopera giovanile e della sua scarsa sindacalizzazione, mettendo quindi a repentaglio la qualità della formazione, il futuro dello stesso giovane e alimentando i conflitti intergenerazionali dovuti ai fenomeni di sostituzione e prepensionamento!

Tuttavia, tenuto conto dell’aspetto numerico, ci aspettiamo che le amministrazioni pubbliche curino nel dettaglio la formazione pratica di apprendisti e stagisti e garantiscano loro delle condizioni di lavoro dignitose. Frequenti ormai sono i casi di sfruttamento e di mancata attenzione alla qualità della formazione, casi che non si presentano purtroppo solo nell’ambito dell’economia privata ma che al contrario sembrano generalizzarsi anche all’interno delle amministrazioni pubbliche. Per quanto concerne la Città di Lugano, il sindacato studentesco è ad esempio a conoscenza di casi in cui degli stagisti sono stati pagati la miseria di 250 CHF al mese, pur svolgendo compiti di una certa responsabilità e di grande impegno, benché la Divisione della Formazione Professionale inviti già dal 2006 a versare agli stagisti un minimo salariale di 400 CHF!

Al fine di ampliare ulteriormente il numero di posti di qualità per persone in formazione e di garantire loro delle condizioni di lavoro e di studio realmente dignitose, il SISA richiede a tutte le amministrazioni pubbliche e a tutti gli enti parapubblici (sia a livello comunale che cantonale) di:

  • Portare ad un minimo del 5% il numero di posti di formazione sul totale del proprio organico;
  • Garantire un numero sufficiente di formatori per seguire apprendisti/e e stagisti/e nella loro formazione professionale;
  • Stabilire un minimo salariale di 500 CHF/mese per le/gli stagiste/i e di 1000 CHF/mese per le/gli apprendiste/i, da aumentare progressivamente sulla base degli anni di formazione già svolti.
  • Aumentare da 5 a 7 le settimane di vacanza annuali per le/gli apprendiste/i.