NO ad una civica nozionistica e controproducente!

Il prossimo 24 settembre il popolo ticinese sarà chiamato a pronunciarsi sull’insegnamento della civica nelle scuole ticinesi, dovendosi esprimere sulla modifica di legge sollecitata dai promotori dell’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)”.

Il SISA, in conformità con la posizione adottata già al momento della raccolta firme a favore dell’iniziativa, si schiera con decisione contro la modifica di legge e invita tutte e tutti i votanti a respingerla alle urne.


Leggi qui il comunicato stampa del SISA!



NO alla malacivica nozionistica!

Il 24 settembre 2017 il popolo ticinese dovrà esprimersi sull’introduzione di una materia a sé stante con nota finale per l’insegnamento della civica: ecco qualche buona ragione per votare NO ad una riforma controproducente!

File PDF: scarica qui.

 


Firma l’appello online per il NO all’insegnamento della civica!

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Vari sono i motivi che ci spingono ad esprimere il nostro NO a questa controproducente ed incoerente riforma dell’insegnamento:

NO al continuo impoverimento della storia!

Nella scuola media, l’educazione civica verrebbe introdotta, nelle intenzioni del Parlamento, a scapito dell’insegnamento della storia, a cui verrebbero sottratte due ore al mese, per un totale di 72 ore sull’arco di 4 anni. Ciò corrisponde, come rilevano i docenti dell’Atis, alla diminuzione di un intero anno di storia nella scuola dell’obbligo, che porterebbe inevitabilmente ad un impoverimento della preparazione culturale e umanista dei cittadini del domani (essenziale per la stessa comprensione dei concetti e delle dinamiche che si vorrebbero al centro della stessa “educazione civica”…!). Gli studenti non vedrebbero infatti messe in relazione le strutture politiche attuali con i processi storici e culturali che le hanno prodotte, correndo peraltro il rischio di considerare come acquisiti ed immutabili i rapporti sociali attualmente in vigore.

NO ad un controproducente nozionismo!

L’educazione civica, complice anche la ristrettezza dei tempi ad essa concessi, rischia quindi di trasformarsi in un vuoto e controproducente esercizio di studio a memoria di nomi e funzioni di istituzioni prive di alcun significato per gli allievi.  In questo modo non si farebbe che aumentare l’insofferenza e il distacco dei giovani nei confronti della politica, provocando l’effetto contrario agli auspici (quantomeno a quelli ufficiali…) dei promotori dell’iniziativa!

NO ad un ulteriore sovraccarico degli studenti!

L’introduzione di una nuova materia a sé stante, con tanto di nota a fine anno, non potrebbe che aggravare ulteriormente il già pesante carico di lavoro degli studenti, costretti a studiare per ulteriori prove di valutazione che non farebbero che alimentare la disaffezione di cui sopra. Introducendo una nuova materia in una griglia oraria già particolarmente densa, si corre unicamente il pericolo di indebolire l’insegnamento in modo generalizzato: moltiplicare le discipline riducendone i tempi di studio e le ore di lezione non può infatti che portare ad imparare poco e male!

NO ad una democratizzazione solo di facciata della scuola ticinese!

L’introduzione dell’educazione civica viene propagandata alimentando l’illusione che questa possa permettere una maggiore coinvolgimento dei giovani nella cosa pubblica, evitando però accuratamente di menzionare l’assenza di spazi di partecipazione democratica all’interno delle scuole e la forte selezione sociale che queste esercitano sugli studenti socialmente più sfavoriti. Se a ciò si aggiunge l’impoverimento umanistico di cui sopra, si potrebbe malignamente suggerire che l’obiettivo dei promotori dell’iniziativa sia proprio quello di ridurre la coscienza civile e la partecipazione politica della popolazione, specie delle sue fasce meno abbienti…


Il SISA ribadisce quindi che la via per un maggiore coinvolgimento democratico dei giovani non può passare attraverso lo smantellamento delle discipline umanistiche, bensì attraverso:

  • la creazione di nuovi spazi di partecipazione democratica (estensione del voto ai maggiori di 16 anni, diffusione e riconoscimento delle assemblee studentesche in tutte le scuole, ecc.);
  • la vera applicazione del diritto allo studio (che possa garantire pari opportunità sociali e quindi anche pari prospettive politiche a tutti i cittadini);
  • l’interruzione dell’attacco alla scuola pubblica (peraltro spesso condotto proprio da chi oggi invoca l’introduzione della civica…) e il rafforzamento del finanziamento pubblico all’istruzione;
  • la fine della deriva professionalizzante della scuola (costituita dal crescente orientamento verso le discipline scientifiche e l’insegnamento “per competenze”), da bilanciarsi con una maggiore valorizzazione delle materie umanistiche.

 

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