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Il servizio civile diminuisce gli effettivi dell’esercito? Fake news del Governo!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza con sconcerto delle recenti misure proposte dal Consiglio Federale con l’esplicito obiettivo di “ridurre in modo consistente il numero delle ammissioni al servizio civile”. Notiamo ancora una volta come il crescente distacco tra i giovani e le forze armate non venga assolutamente compreso dalle autorità, che anzi decidono di combatterlo moltiplicando gli ostacoli per coloro che vogliono abbandonare l’esercito dopo averlo vissuto sulla propria pelle.

D’altra parte, le argomentazioni addotte dal governo sono assolutamente pretestuose e prive di fondamento: se è vero che il numero di civilisti è in effetti aumentato considerevolmente, quadruplicando nel giro di una decina d’anni (le 1600 ammissioni del 2008 sono divenute quasi 6800 nel 2017), queste cifre non devono trarre in inganno circa il loro impatto sugli effettivi dell’esercito. Non è infatti assolutamente vero che l’aumento delle ammissioni al servizio civile rischi di creare un vuoto tra le fila delle forze armate: lo stesso Consiglio federale in un suo rapporto del 2014 affermava che “il servizio civile non metterà in pericolo la stabilità degli effettivi dell’esercito”, anche se il numero di ammissioni continuasse ad aumentare moderatamente nel corso dei prossimi anni (ricordiamo che le ammissioni al servizio civile tra 2016 e 2017 sono aumentate di circa 600 unità, pari allo 0.5% degli effettivi dell’esercito). Ciò viene confermato anche dalla portata minima del numero di civilisti rispetto ai numeri dell’armata: nel 2017 gli ammessi al servizio civile corrispondevano a poco più del 5.5% degli effettivi reali dell’esercito (6’800 civilisti contro 120’000 soldati).

Le conclusioni del rapporto del Consiglio federale non lasciano spazio a dubbi: il servizio civile non mette in pericolo gli effettivi dell’esercito!

Il Consiglio Federale contraddice quindi completamente le proprie conclusioni di soli quattro anni fa, dando più l’impressione di voler punire gli obiettori di coscienza che non di rafforzare davvero gli effettivi militari: sembra che nemmeno vivere un conflitto di coscienza sia più sufficiente per sottrarsi alle grinfie dell’esercito.

Di fronte ad una tale offensiva, il SISA non può che continuare la propria lotta contro il militarismo e contro nuove misure restrittive a danno del servizio civile: in questo senso, oltre alla partecipazione alla consultazione indetta dal governo e il sostegno all’associazione CIVIVA in caso di referendum, segnaliamo la riapertura del nostro sportello di consulenza contro gli abusi nelle caserme e di aiuto per uscire dall’esercito, un diritto (per ora) garantito dalla Costituzione (siamo raggiungibili ai seguenti numeri telefonici: +41 79 374 68 80 e +41 79 839 50 32).

 

Religione a scuola: basta compromessi al ribasso con la Curia!

Ha luogo oggi il dibattito in Gran Consiglio riguardo al futuro dell’insegnamento religioso a scuola. Il modello proposto e che verrà molto probabilmente accettato prevede un insegnamento religioso di tipo confessionale facoltativo nei primi tre anni della scuola media e un insegnamento obbligatorio di storia delle religioni nel quarto e ultimo anno. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ribadisce innanzitutto la sua totale contrarietà all’insegnamento religioso confessionale, anche se facoltativo, all’interno degli istituti scolastici, in quanto viene così lesa la laicità dello Stato e della scuola. La religione è una questione privata e la scuola pubblica e lo Stato non se ne devono quindi assumere i costi e la responsabilità. Se la Chiesa vuole fare proselitismo tra i giovani, è liberissima di farlo a sue spese al di fuori dell’orario scolastico (come qualunque altra organizzazione religiosa, politica, culturale, ecc.).

Il sindacato sottolinea anche la sua contrarietà all’introduzione della nuova materia “storia delle religioni”, la quale andrebbe ad appesantire maggiormente ed inutilmente la mole di studio degli allievi del quarto anno delle scuole medie, già molto carichi di lavoro. La continua frammentazione della storia non è affatto positiva, in quanto questa materia si vede di conseguenza sempre più indebolita. Trattare un fenomeno sociale importante come quello religioso in modo separato dal resto dei fenomeni storici, geografici e culturali è controproducente per gli allievi, che così faticherebbero maggiormente a mettere in relazione i diversi concetti trattati. La materia si troverebbe dunque priva delle sue fondamenta e verrebbe totalmente decontestualizzata. Il SISA si chiedie inoltre in quale proporzione verrebbero trattate le diverse correnti religiosi (e non religiose: ateismo, agnosticismo, ecc.), considerato il fatto che durante la sperimentazione di questa nuova materia il cristianesimo occupava ben la metà del programma, riducendo lo studio delle altre correnti confessionali e filosofiche a pochi elementi nozionistici.

Il SISA ritiene dunque necessarie l’abrogazione dell’articolo 23 della Legge della scuola (il quale prevede appunto un insegnamento religioso confessionale facoltativo delle due principali correnti cattoliche), la rinuncia all’imposizione di un qualunque corso obbligatorio sul fenomeno religioso (confessionale e non), l’integrazione del fenomeno religioso all’interno delle materie umanistiche già esistenti (come già avviene a Ginevra e Neuchâtel) e la fine del rapporto di sudditanza dello Stato nei confronti delle Chiese: la scuola pubblica non le riguarda, non si deve scendere a patti con esse.

Morel: uno spazio culturale indipendente da rafforzare, non da limitare!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha appreso con rammarico della decisione della Città di Lugano di sospendere i permessi allo spazio Morel, in seguito agli avvenimenti del 3 maggio scorso. In continuità con quanto già rivendicato in passato (si veda la battaglia condotta a Bellinzona contro l’abbattimento della Casetta ex-Zoni), il SISA torna a ribadire l’importanza di una maggiore attenzione e considerazione verso gli spazi aggregativi non commerciali per i giovani: in questo senso esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno allo spazio Morel ed al collettivo che lo ha animato negli scorsi mesi.

Morel costituisce una delle poche realtà culturali indipendenti a Lugano, che ha il pregio di dare spazio ad artisti della regione altrimenti impossibilitati ad esprimersi, aprendosi però anche verso la scena nazionale e internazionale (numerosissimi sono infatti gli artisti d’Oltralpe e stranieri portati in Ticino da Morel). Pur essendo questa un’esperienza limitata nel tempo (l’utilizzo degli spazi dell’ex-garage Morel è infatti possibile solo fino all’abbattimento dello stabile), essa ha quindi già dimostrato tutto il suo valore, grazie in particolare all’impegno dell’associazione Drunken Sailors che ne ha assunto la gestione, ma soprattutto ha evidenziato la grande necessità di spazi simili sulla scena ticinese (gli oltre 2300 iscritti non possono che testimoniarlo).

Il SISA si rivolge quindi alle autorità comunali e cantonali nel richiedere una maggiore disponibilità e considerazione nei confronti di queste realtà, ed in particolare al Municipio di Lugano affinché decida di rinnovare i permessi d’attività dello spazio Morel, garantendogli una maggiore libertà d’azione che possa garantirne il buon funzionamento nel prossimo anno. In una prospettiva a lungo termine, auspichiamo inoltre che si possa trovare una soluzione soddisfacente per questo spazio all’interno del panorama cittadino e che più in generale l’ente pubblico decida di rafforzare il proprio sostegno alle realtà culturali e ricreative indipendenti della nostra regione, permettendo così ai giovani ticinesi di beneficiare di un’alternativa al circuito commerciale del tempo libero costituito da discoteche e simili.

1° maggio 2018 – Corteo sindacale (Gallery)

Come ogni anno, il SISA ha partecipato al corteo sindacale del 1° maggio (svoltosi a Locarno, in solidarietà con lo sciopero dei marinai NLM) dando il proprio sostegno alla lotta in difesa del lavoro e dei diritti. In particolare, quest’anno abbiamo messo l’accento sul diritto allo studio (leggi qui), gravemente sotto attacco a causa dello smantellamento del sistema di aiuti allo studio. Giù le mani dalle nostre borse!

Guarda qui il video della manifestazione!


 

Primo maggio 2018 – Giù le mani dalle nostre borse!

Il seguente discorso è stato pronunciato dal coordinatore del SISA Rudi Alves in occasione della manifestazione sindacale per la festa dei lavoratori svoltasi a Locarno martedì 1° maggio 2018.


Come sindacato studentesco quest’anno ci siamo mobilitati contro lo smantellamento del diritto allo studio. Questo perché la sua importanza nel tessuto sociale è di primaria importanza. Un paese che si definisce democratico come il nostro deve offrire pari opportunità di istruzione, tuttavia, i dati lo dimostrano, oggigiorno non è affatto così.

Già a partire dalla scuola dell’obbligo, le disparità sociali mostrano la loro vera natura: i ragazzi che provengono da una famiglia agiata ottengono risultati migliori, configurando in partenza il futuro assetto sociale ed economico del cantone. Questi alunni non hanno più successo perché sono più intelligenti, ma perché vivono in condizioni materiali migliori rispetto ai loro coetanei; perché possono permettersi recuperi e lezioni private; perché non vivono in una situazione familiare stressata, dove ogni giorno si lotta per arrivare alla fine del mese.

Ma i pochi che, nonostante le continue difficoltà, riescono ad avere successo negli studi; si ritrovano nuovamente svantaggiati da condizioni di studio precarie!

Tasse di iscrizione in aumento, costi della vita sempre più alti, condizioni economiche sempre più instabili; sono solo la punta dell’iceberg delle difficoltà oggettive vissute dagli studenti.

Il 75% degli studenti universitari in Svizzera esercita un’attività lavorativa a côté degli studi, mentre le borse di studio in Ticino arrivano solo a 16’000 franchi annui, una cifra ben lontana dai 25000 necessari per gli studi secondo l’Ufficio federale di statistica.

Malgrado questo scenario sconcertante, negli ultimi 2 anni il Cantone è riuscito a tagliare ben 5 milioni sulla spesa per gli assegni di studio! Sempre più famiglie del ceto medio non possono più ottenere una borsa di studio e sono costretti ad indebitarsi per studiare: tutto ciò con il beneplacito del Cantone! Come si può pensare che tagliare sull’istruzione sia la soluzione per risolvere i problemi del Cantone, come si può pensare, in un momento dove il divario tra ricchi e poveri è alle massime storiche, di tagliare sulle borse di studio: vero e proprio strumento di ridistribuzione della ricchezza!

Questa situazione è assolutamente inaccettabile! É necessario reagire e opporsi a questo tipo di politiche, le quali sono le principali responsabili di creare il precariato del futuro! É necessario invertire la tendenza!

Per questo motivo il sindacato studentesco ha chiesto a voce alta alle autorità di rafforzare le condizioni di studio a partire proprio dalle borse di studio, lanciando una petizione che ha raccolto oltre 2200 firme, scendendo in piazza in tutto il Cantone e a Berna in occasione della settimana di azione nazionale organizzata con Azione_Istruzione!

Al momento il governo cantonale ha fatto sapere che si impegnerà a migliorare parzialmente le condizioni sempre più insopportabili degli studenti. Un primo risultato importante, ottenuto solamente grazie alle energie e alla convinzione dei militanti sindacali, che per mesi si sono impegnati a lavorare duramente con gli studenti ticinesi; è questa la formula del successo: unità e organizzazione!

Tuttavia quanto promesso dal Cantone è ancora largamente insufficiente: per questo motivo continueremo sulla strada percorsa, per garantire una vera parità di formazione e per contrastare le politiche anti-sociali che non fanno altro che peggiorare le condizioni di vita delle famiglie e degli studenti!

Rudi Alves, coordinatore del SISA.


Guarda qui il video del discorso!

Disoccupazione post-apprendistato: basta minimizzare il problema!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con grande preoccupazione dei dati emersi dallo studio recentemente condotto dall’Ufficio federale di statistica (UST) concernente l’integrazione nel mercato del lavoro dei titolari di un diploma di formazione professionale. Dopo gli sconcertanti dati dello scorso febbraio circa la situazione dei giovani in assistenza, il risultato di quest’ultima indagine mostra infatti una nuova faccia della grave crisi sociale e occupazionale cui sono confrontati molti giovani ticinesi.

Dall’analisi longitudinale effettuata dall’UST sul percorso dei titolari di un titolo del grado secondario II dal 2012 al 2015 emerge una situazione estremamente critica per quanto concerne le opportunità professionali dei neo-diplomati in Ticino: ad un certo momento nell’arco dei 30 mesi successivi all’ottenimento del diploma, ben il 38% di questi ultimi si è iscritto alla disoccupazione (nella Svizzera tedesca questo dato ammonta a solo il 17%). Inoltre, i giovani della Svizzera italiana mostrano dei periodi più lunghi d’iscrizione alla disoccupazione (il 10% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 2% della Svizzera tedesca) o d’inattività (il 43% vi ha passato tra i 7 e i 30 mesi, contro il 22% della Svizzera tedesca), situandosi nella categoria dei NEET (dall’inglese “Not in employement, education or training”).

La situazione in Ticino è evidentemente più grave rispetto al resto della Svizzera.

A fronte di questa grave crisi occupazionale a livello giovanile, le risposte da parte della politica e dell’amministrazione pubblica stentano purtroppo ad arrivare: intervistato dalla RSI, il direttore della Divisione della formazione professionale Mauro Colombo ha nuovamente minimizzato la portata del problema, sostenendo che il risultato sia “estremamente positivo” dato che “4 giovani su 5 trovano comunque uno sbocco professionale o di studio”. E degli altri chi se ne occupa? È davvero “estremamente positivo” che in soli 30 mesi dall’ottenimento del diploma ben il 38% dei giovani debba far ricorso alla disoccupazione?

Per il SISA, il cui appello a rispondere all’emergenza dei giovani in assistenza è purtroppo caduto nel vuoto, è venuto il momento di affrontare con serietà le problematiche occupazionali dei giovani ticinesi, dando delle risposte concrete (e non limitandosi a dei vani appelli ad una fantomatica “responsabilità sociale” delle imprese) ad una crisi sociale che non accenna ad attenuarsi. In questo senso, riteniamo fondamentale:

  1. dare mandato all’Ufficio cantonale di statistica affinché realizzi un’indagine ad ampio spettro sull’ampiezza e sulle cause della disoccupazione, della sottoccupazione e del precariato giovanili in Ticino, prestando particolare attenzione alla transizione dal mondo scolastico a quello professionale;

  2. studiare l’introduzione di un servizio pubblico di consulenza e di aiuto al collocamento dei neo-diplomati, sul modello del Gruppo operativo preposto al collocamento dei giovani in cerca d’apprendistato;

  3. estendere e rafforzare le misure a sostegno dei giovani disoccupati previste dalla Legge sul rilancio dell’occupazione (incentivi all’assunzione, assegni di formazione, indennità straordinarie di disoccupazione, ecc.);

  4. creare nuova opportunità professionali per i giovani ticinesi, contrastando il fenomeno del dumping salariale con il salario minimo dignitoso richiesto dal popolo nel 2015 e implementando una reale politica di pianificazione pubblica dello sviluppo economico cantonale.

Aiuti allo studio: oltre 2200 firmatari chiedono misure più incisive!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha consegnato oggi oltre 2200 firme (di cui 1500 in forma cartacea e 700 online) a sostegno della petizione “Per un rafforzamento delle borse di studio” lanciata lo scorso gennaio. Il grande supporto alle nostre rivendicazioni è l’ennesima testimonianza di un disagio diffuso circa la situazione degli aiuti allo studio in Ticino, sottoposti da qualche anno a numerose misure di risparmio che hanno colpito duramente famiglie e studenti.

I correttivi recentemente stabiliti dal Governo costituiscono indubbiamente un passo in avanti nella giusta direzione, che dimostra peraltro l’utilità e la necessità della lotta studentesca in difesa dei propri diritti (senza il lancio della petizione e la mobilitazione di fine marzo non avremmo probabilmente assistito a nessuna riconsiderazione delle decisioni adottate in passato). Tali misure sono però ancora largamente insufficienti per risolvere il problema: gli oltre 2200 firmatari della petizione rivendicano infatti degli interventi più incisivi per il rafforzamento di questi sussidi (dall’abolizione totale della trasformazione in prestiti di parte delle borse di studio all’aumento del tetto massimo degli aiuti allo studio, passando per una riduzione del ricorso ai prestiti e un allargamento dei criteri per l’accesso alle borse di studio).

I più recenti risultati d’esercizio del Cantone dimostrano che un maggior impegno in questo senso sia assolutamente sostenibile dal punto di vista finanziario (come a nostro avviso lo era già in passato), per cui dal Gran Consiglio – cui è indirizzata la petizione in questione – ci aspettiamo ora un maggior coraggio e una maggiore coerenza rispetto ai proclami elettorali di tre anni fa (che sicuramente risuoneranno nuovamente nei prossimi mesi): non basta solo dire che investire nell’istruzione è importante, occorre anche dimostrarlo nei fatti!

Votiamo NO a nuovi regali ai ricchi e a nuovi tagli per gli studenti!

Tagli alle borse di studio, aumento delle tasse scolastiche e dei costi della formazione, riduzione dell’offerta formativa nelle scuole pubbliche, ecc. Questi sono stati i risultati dell’ultimo pacchetto di sgravi fiscali adottati nel nostro Cantone, all’origine di un buco finanziario nelle casse pubbliche risanato a suon di sacrifici per gli studenti e le classi popolari. Per evitare il ripetersi di uno scenario simile, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) invita il popolo a respingere la riforma fiscale in votazione il prossimo 29 aprile.

Oltre ai generosi regali fiscali previsti dal Gran Consiglio, all’orizzonte si profilano nuovi importanti ammanchi nelle casse pubbliche: il Progetto Fiscale 17 e i successivi adeguamenti cantonali causeranno infatti ulteriori alleggerimenti per ricchi e aziende e una conseguente diminuzione delle entrate dello Stato. Come successo in passato, queste si tradurranno in nuovi dolorosi tagli alla spesa per l’istruzione (e non solo).

A questo proposito, va fatta chiarezza attorno alle cosiddette tanto decantate “misure sociali” (tra cui anche un potenziamento degli asili nido, richiesto in passato anche dal SISA): in realtà queste non solo sono attuabili a costo zero (i soldi necessari ci sono già e provengono dalla Confederazione e dai prelievi sui salari), ma soprattutto non dipendono affatto dall’approvazione della riforma fiscale, come vuol far credere il fronte del sì! Il 29 aprile si vota esclusivamente sugli sgravi fiscali e qualora si volessero sopprimere le misure sociali sarebbe necessario un nuovo voto del Parlamento: davvero questo sarebbe disposto a rimettere in discussione dei provvedimenti finora descritti come assolutamente necessari?

La riforma in votazione rappresenta peraltro una ricetta economica totalmente fallimentare, che non farà altro che aggravare la crisi sociale in corso; per uscire da questa situazione occorre una maggiore equità sociale e un serio investimento pubblico sulle principali risorse di questo Cantone: noi giovani e la nostra istruzione (non certo i milionari stranieri e le multinazionali in cerca di paradisi fiscali!). Per questa ragione il SISA invita tutte le elettrici e gli elettori a votare NO alla riforma fiscale il 29 aprile prossimo, respingendo così un progetto socialmente indecente e del tutto incompatibile con il rilancio economico del Cantone.

Manifestazione nazionale a Berna: “In rivolta per l’istruzione!”

Sabato 24 marzo si è conclusa con una manifestazione nazionale a Berna la settimana d’azione in difesa dell’istruzione lanciata dalla coalizione studentesca Azione_Istruzione. Oltre un migliaio di studenti provenienti da tutto il paese hanno sfilato per le vie della capitale federale rivendicando la fine dell’austerità in campo scolastico e un’istruzione accessibile a tutte/i senza discriminazioni.


Guarda il discorso del coordinatore Zeno Casella durante la manifestazione!


Ritrovo alla Schutzenmatte! © Manu Friederich

Una delle principali rivendicazioni della manifestazione nazionale: istruzione per tutte/i! © Manu Friederich
Oltre mille studenti hanno sfilato per le vie della capitale federale. © Manu Friederich

© Manu Friederich
© Manu Friederich

© Manu Friederich

Sulla piazza federale!

L’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda!

Il seguente discorso è stato pronunciato dal coordinatore del SISA Zeno Casella in occasione della manifestazione nazionale in difesa dell’istruzione svoltasi a Berna sabato 24 marzo 2018.


Guten Tag an alle,

Ich vertrete die Unabhängige Gewerkschaft der Studenten und Auszubildenden des Kantons Tessin, die SISA. Weil diese Demo eine nationale Demo ist, haben wir gedacht, dass es richtig währe, allen Nationalsprachen Raum zu geben. Daher werde ich meine Rede auf Italienisch halten: Ich hoffe, dass ihr es verstehen könnt.

Bonjour à toutes et à tous,

Je répresente le syndicat indépendant des étudiants et des apprentis du Canton Tessin, le SISA. Vue que celle d’aujourd’hui est une manifestation nationale on a pensé qu’il était juste de donner de l’espace à toutes les langues nationales. Je vais donc faire mon discours en italien : j’espère que vous pourriez quand même le comprendre.


In tutto il mondo occidentale assistiamo da ormai più di 20 anni ad un attacco frontale alla scuola pubblica e al diritto allo studio: le direttive dell’Unione Europea e dell’OCSE hanno infatti promosso lo smantellamento neo-liberale dei nostri diritti in quanto studenti e cittadini. La strategia di Lisbona, il processo di Bologna, le misure d’austerità imposte agli Stati occidentali, hanno portato a massicce riduzioni della spesa per l’istruzione pubblica e ad una progressiva mercificazione della scuola, come dimostrato dalle più recenti riforme applicate in Italia, Francia, Spagna, ecc.

A questa dinamica non è purtroppo sfuggita nemmeno la Svizzera che, benché non faccia parte dell’Unione Europea, ha recepito e adottato le stesse identiche ricette del resto del continente. Quasi ogni anno assistiamo a nuovi tagli e a nuove misure d’austerità nell’ambito dell’istruzione, passata dall’essere un diritto fondamentale dei cittadini ad un servizio a pagamento in cui solo chi proviene dalle classi sociali più alte può permettersi di seguire degli studi accademici: la recente ondata di aumenti delle tasse universitarie conferma purtroppo questa tendenza. All’interno delle università l’intervento del capitale privato e del padronato è sempre più evidente ed invadente: professionalizzando i percorsi scolastici e sponsorizzando la ricerca accademica, l’oligarchia elvetica sta riuscendo a modellare la scuola pubblica ai propri obiettivi di profitto a breve termine.

Il Ticino non fa eccezione: da ormai più di 20 anni gli attacchi alla scuola pubblica stanno devastando uno dei sistemi scolastici più avanzati e democratici del paese, riducendo l’equità dell’istruzione e svuotandola di ogni valore umanista, di qualunque traccia di pensiero critico. Tagli all’offerta formativa, aumento dei costi di formazione per le famiglie, riduzione dei salari dei docenti, ecc.: l’elenco potrebbe continuare a lungo. Negli ultimi 3-4 anni il Cantone ha poi tagliato drasticamente la spesa per le borse di studio, senza curarsi delle conseguenze sociali di queste decisioni: in soli due anni la spesa per gli aiuti allo studio in Ticino è diminuita di ben 5 milioni di franchi, escludendo da questi sussidi circa un quarto dei beneficiari precedenti! Ora però i soldi a quanto pare saltano nuovamente fuori, dato che Governo e Parlamento hanno approvato senza troppi problemi dei generosissimi sgravi fiscali ai ricchi e alle aziende per ben 50 milioni di franchi!

È arrivato il momento di dire basta a queste politiche d’austerità fatte sempre e solo sulle spalle delle fasce più deboli della popolazione, a questo smantellamento dei nostri diritti sociali, a questo progressivo asservimento dell’istruzione alle esigenze contingenti dell’economia privata! Bisogna dirlo chiaro e forte: l’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda! È ora di invertire la rotta, di rafforzare la scuola pubblica e di tornare a concepire l’istruzione come un investimento per il futuro: per questo rivendichiamo un’istruzione rigorosamente pubblica, emancipatrice, umanista, democratica e partecipativa!

Zeno Casella, coordinatore del SISA.


Guarda qui il video del discorso!