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Giornate autogestite 2020: ecco le nostre attività!

Come ogni anno, il SISA ha preparato una lista di attività da proporre nelle varie scuole del Cantone: le Giornate Autogestite, nella nostra filosofia, costituiscono un momento privilegiato non solo per affrontare temi non previsti dai piani di studio, ma anche un’occasione irripetibile per discutere criticamente dei problemi della nostra scuola e della nostra società.

Siete quindi tutte/i invitate/i a consultare la seguente lista e a proporre tutte le attività che vi interessano nella vostra scuola!


Conferenze

TitoloLe lotte dei lavoratori e la Federazione Sindacale Mondiale
RelatoreMassimiliano Ay, membro dell’antenna svizzera della Federazione Sindacale Mondiale (FSM); Edoardo Cappelletti, membro dell’ufficio giuridico della FSM
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneNel 1945 viene costituita la Federazione Sindacale Mondiale (FSM), un’organizzazione internazionale che riunisce tutti i sindacati dei lavoratori attivi nei vari settori economici. I suoi obiettivi non erano solo la tutela dei diritti degli operai, ma anche quello di promuovere la pace. La guerra fredda era però dietro l’angolo e determinerà non solo la divisione del mondo, ma persino la fine dell’unità sindacale. Cosa è cambiato da allora? Come agisce oggi la FSM nell’ambito della globalizzazione e dei nuovi bisogni della società? come si muove la sua antenna svizzera?
TitoloStudenti in sciopero: storia, documenti e filmati
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e autore del libro “Sindacalismo studentesco” (InfoGiovani, 2009)
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneNel nostro Cantone gli studenti sono stati spesso protagonisti di lotte importanti: scioperi studenteschi, manifestazioni, occupazioni di scuole, assemblee, ecc. Conosciamo un po’ più da vicino – anche con l’ausilio di filmati – i movimenti studenteschi ticinesi dell’ultimo decennio (e oltre): le loro rivendicazioni, i loro metodi, le loro speranze e le loro conquiste. L’attività si propone anche di presentare e discutere sull’utilità per gli studenti di sviluppare un proprio sindacato (come i lavoratori).
TitoloLa Scuola di Barbiana: un’esperienza educativa alternativa
RelatoreMassimiliano Ay, fondatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA); Davide Rossi, docente e giornalista
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD + lettore VHS e beamer
DescrizioneLa Scuola di Barbiana di don Milani (la cui esperienza è raccontata nel libro “Lettera a una professoressa”) era una scuola particolare, creata per accogliere i figli dei contadini caduti vittima della selezione. A Barbiana si creò una scuola senza voti e senza la paura degli espe, una “comunità auto-educante”. Don Milani era un prete scomodo, l’ideatore di una pedagogia alternativa, basata sulla libertà e sulla virtù di… disobbedire!
TitoloMa questi “tagli”, cosa sono? Le politiche di risparmio nella scuola pubblica, in Ticino e altrove.
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneSi sente spesso parlare di “tagli” nella scuola, pericolosi e da combattere: ma di cosa si tratta esattamente? In cosa consistono i risparmi effettuati nell’istruzione e quale evoluzione hanno seguito negli ultimi anni? Quali conseguenze causano per gli studenti e per la qualità della scuola? Discutiamone insieme, sulla base dagli ultimi incontrovertibili dati ufficiali forniti dal Cantone!
TitoloLe giornate autogestite che furono
RelatoreMassimiliano Ay, organizzatore delle Giornate Autogestite al LiBe del 2001; Samuel Iembo, già membro della commissione organizzatrice delle GA alla SCC; Zeno Casella, già membro della commissione organizzatrice delle GA al LiLu2
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeBeamer e connessione internet (accesso a Youtube)
DescrizioneÈ dal 1996 che in alcuni licei ci sono le giornate autogestite, un momento di libertà ma anche di responsabilizzazione. Come si sviluppa questo movimento e quali difficoltà ha dovuto superare per arrivare fino ad oggi? Attraverso aneddoti, documenti e filmati del passato cerchiamo di analizzare l’evoluzione dell’autogestione studentesca che negli ultimi anni è giunta anche alla SCC e al LiLu2.
TitoloIl ’68 in Ticino: sulle tracce della contestazione studentesca
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeBeamer
DescrizioneA cinquanta anni dagli avvenimenti dell’anno “cardine” del 1968, ritorniamo sulle tracce della contestazione studentesca in Ticino: una storia poco conosciuta, anche se certamente degna di nota. Attraverso le immagini e i documenti originali dell’epoca ripercorreremo le principali lotte studentesche ticinesi dal 1968 al 1977 (segnate da occupazioni, sgomberi di polizia, negoziazioni e cortei di protesta), discutendone le rivendicazioni, le forme d’organizzazione e i risultati.
TitoloMassificata e mercificata: come è cambiata la scuola
RelatoreRudi Alves, studente di sociologia all’Università di Ginevra e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)
Contattoalves.afonso98@gmail.com ; 076 401 05 98
MaterialeBeamer
DescrizioneA partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione nei paesi occidentali è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti, che hanno determinato l’attuale impostazione dei sistemi scolastici europei. In particolare, si ripercorreranno i decenni successivi al secondo dopoguerra (durante i quali la scuola pubblica venne sostanzialmente ampliata e innovata, dando luogo alla “massificazione degli studi”) e quelli più recenti, dagli anni ’80 ai giorni nostri (dove il diritto allo studio è sempre più minacciato da austerità e privatizzazioni).
TitoloLa guerra civile spagnola e i combattenti ticinesi nelle brigate internazionali: storia e testimonianze
RelatoreLevi Morosi, studente in storia all’Università di Friborgo
Contattolevi.morosi@unifr.ch ; 079 630 05 52
MaterialeBeamer
DescrizioneQuesta conferenza vuole promuovere la conoscenza di un conflitto di cui si parla poco, malgrado abbia contribuito al rafforzamento dei regimi fascisti, in vista dello scoppio della seconda guerra mondiale. Il secondo motivo d’interesse verso questo tema, forse il più importante, è quello di valorizzare una pagina molto poco conosciuta dell’antifascismo ticinese. Dopo l’inizio della guerra di Spagna, infatti, circa un’ottantina di ticinesi si recarono nella Penisola iberica per combattere contro l’autoritarismo di destra: ciononostante, tornati in patria, vennero in molti casi rinchiusi in galera e marginalizzati. La loro storia non deve essere dimenticata.

Film

TitoloGood Bye Lenin a Berlino Est
RelatoreMassimiliano Ay, sindacalista FSM e Giulio Micheli, autore del libro “Il muro di Berlino: una frontiera archiviata troppo rapidamente?”
Contattomaxarifay@gmail.com ; 079 374 68 80
MaterialeLettore DVD e beamer (EVENTUALE: Rimborso per materiale didattico che sarà lasciato a ciascun partecipante: Fr. 50.–)
DescrizioneIl film Good Bye Lenin (2003) ha avuto un grande successo ed è uno dei simboli della cosiddetta Ostalgie, una sorta di nostalgia collettiva per la ex-Germania dell’Est (DDR). Dopo una breve introduzione storica sulla DDR, il relatore presenterà il sistema scolastico e il rapporto dei giovani con il potere. Successivamente sarà proiettato il film a cui seguirà se desiderato dai partecipanti una discussione critica.
TitoloL’attimo fuggente (1989)
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeLettore DVD e beamer
Descrizione1959: il professor John Keating inizia ad insegnare letteratura presso il grigio e restrittivo collegio maschile Welton, adottando un metodo d’insegnamento del tutto originale e entusiasmante, del tutto differente da quello dominante. Il film permette di sviluppare alcune interessanti riflessioni sull’atttuale modo di fare scuola e su come, se possibile, migliorarlo: di tutto questo si potrà discutere al termine della proiezione.
TitoloSbatti il mostro in prima pagina (1972)
RelatoreJanosch Schnider, studente di storia già coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattojanoschnider@gmail.com ; 076 232 75 16
MaterialeLettore DVD e beamer
DescrizioneMilano, anni ’70: un omicidio a sfondo sessuale viene strumentalizzato politicamente dal quotidiano “Il Giornale”, che mira a screditare gli ambienti della sinistra durante il periodo elettorale. Un film di grande attualità, uno spunto per discutere della “neutralità” e dell’indipendenza dell’informazione (specialmente nell’era delle cosiddette “fake news” e della disinformazione di massa).
TitoloL’Uni è mia, “Falò” (2010)
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneNovembre 2009, numerose università svizzere sono occupate, gli studenti si mobilitano: le conseguenze della Riforma di Bologna, un processo di riorganizzazione del sistema universitario europeo, il crescente intervento dell’economia privata nell’istruzione pubblica e le condizioni di studio e di lavoro dei giovani laureati sono al centro delle rivendicazioni. Questo documentario permette di rintracciare le origini degli attuali problemi degli atenei elvetici, stretti tra la morsa di una crescente privatizzazione e di un’austerità che esclude gli studenti meno agiati dai percorsi scolastici più avanzati. Al termine del film seguirà una libera discussione su questi temi.
TitoloLa scuola che venne dal freddo, “Falò” (2009)
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneLa scuola finlandese è una scuola particolare: è interamente gratuita (anche le attività extrascolastiche e il materiale didattico), non si può essere bocciati, non esistono le note di valutazione, quasi nessun compito a casa, ecc. “Impensabile alle nostre latitudini” direbbero in parecchi: eppure anche un équipe del DECS si è aggiunta ai numerosi gruppi di studio che si recano in Finlandia per approfondirne il sistema scolastico e lo stesso progetto “La scuola che verrà” è stato presentato come una variante ticinese dello stesso modello educativo. Questo documentario di Falò ci permette di meglio conoscere questa particolare realtà e di discutere della direzione in cui sta andando la scuola ticinese.
TitoloWe want sex (2010)
RelatoreZeno Casella, storico e coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).
Contattozenocas@bluemail.ch ; 079 839 50 32
MaterialeComputer e beamer
DescrizioneIspirato a fatti realmente accaduti, il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham (Londra). Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione. Pagate come operaie non qualificate, le lavoratrici attuarono uno sciopero che riuscì ad attirare l’attenzione dei sindacati e della collettività, trovando infine l’appoggio del ministro Barbara Castle, pronta a lottare con loro contro una legge iniqua e obsoleta. A 50 anni di distanza dagli avvenimenti narrati dal film, è ancora estremamente utile conoscere la battaglia di queste operaie inglesi: su temi quali le disuguaglianze di genere, l’utilizzo dello sciopero come mezzo di conquista e difesa dei diritti, il ruolo del sindacato, ecc. possono fornirci alcuni attuali e preziosi spunti di discussione.

Il SISA riunito in assemblea per discutere di griglia oraria e rafforzamento organizzativo

Nella giornata di sabato il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea a Locarno per fare un bilancio delle passate battaglie intraprese a livello studentesco e per discutere della strategia da intraprendere nel presente anno scolastico per rafforzare i diritti degli studenti e delle studentesse.

Lo scorso anno è stato caratterizzato da una forte mobilitazione studentesca legata ai temi del clima e delle disparità di genere, nell’organizzazione della quale il nostro sindacato ha svolto un ruolo importante: tale impegno ci ha purtroppo in parte allontanato dai temi strettamente legati alla scuola. Questo semestre il SISA dedicherà quindi la sua attenzione ad un tema direttamente legato al mondo della scuola, la nuova griglia oraria del liceo. Il DECS ha infatti deciso di implementare un nuovo piano settimanale a partire dall’anno scolastico 2020-2021, sul quale il dibattito è stato estremamente ridotto se non addirittura assente: la consultazione avvenuta lo scorso giugno non ha infatti preso minimamente in conto l’opinione del corpo studentesco e del sindacato. Per questo motivo l’assemblea ha deciso di lanciare una petizione e di riportare il dibattito nelle assemblee studentesche dei licei ticinesi, chiedendo al Dipartimento di riaprire la consultazione e di coinvolgere nel dibattito anche le studentesse e gli studenti.

L’importanza di rilanciare un dibattito pubblico e democratico risiede nella portata che la stessa riorganizzazione oraria comporta sull’impianto generale degli studi liceale: tale riforma comporta infatti un aumento delle ore settimanali, l’inserimento della materia di informatica (della quale ancora non si conosce il piano di studio) e una riorganizzazione della distribuzione delle materie sull’intero quadriennio.

Nel secondo semestre si avvierà invece una campagna sugli stages nell’ambito socio-sanitario, spesso vero e proprio strumento di sfruttamento delle studentesse e degli studenti, argomento a cui verranno dedicati i lavori della prossima assemblea.

Per riuscire a condurre con successo tali campagne è necessaria una maggior strutturazione del sindacato e allo stesso tempo una continua formazione dei militanti sui principi base del sindacalismo studentesco così come su tematiche più puntuali. L’assemblea ha dunque discusso e approvato un documento contenente vari spunti di lavoro volti al rafforzamento dell’organizzazione sindacale.

Infine l’assemblea ha eletto la nuova segreteria del sindacato: ai due coordinatori riconfermati Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e Rudi Alves (studente all’università di Ginevra) si aggiungono Lea Schertenleib (studentessa all’università di Friborgo) e Sarah Sbabo (studentessa alla SSPSS Giubiasco).

“Io mi annoio”. Recensione del film “L’apprendistato”, di Davide Maldi (2019), 84’.

“Io mi annoio”. È l’unica vera affermazione pronunciata nel corso del film-documentario dal protagonista, in una pellicola in cui dialoghi sono in realtà solo monologhi degli insegnanti. Il silenzio e la lentezza sono caratteristiche che coincidono nella pellicola e nella realtà scolastica descritta da Davide Maldi.

Il film proiettato a Locarno racconta le difficoltà scolastiche e personali di Luca Tufano, adolescente sceso dall’alpe per frequentare un collegio alberghiero. L’apprendista cameriere ristoratore servitore fatica ad adattarsi all’ambiente cui è costretto, senza però scontrarsi con docenti, compagni ed istituto. Quest’ultimo, con rigide regole, insegna a servire gli ospiti con competenza. Si costruiscono così dei giovani lavoratori appiattiti ad una scala valoriale dove il cameriere deve essere privo di personalità, opinioni e desideri.

Il regista pone dunque al centro del discorso la mercificazione dell’adolescenza, come giustamente annota Daniela Persico. Chi fa, in concreto, questa reificazione, questa trasformazione dei giovani apprendisti in strumenti di lavoro per l’industria alberghiera? Come si trasforma un giovane pastore come Luca Tufano in un cameriere inanimato ed al contempo obbligato al sorriso e alla gentilezza?

È l’istituto scolastico a tentare di capovolgere i protagonisti della pellicola. Capovolgimento e trasformazione che riesce poco nel caso del protagonista, che è alienato, diviso tra il mondo alpestre cui è abituato e quello formativo cui è costretto. La scuola impartisce competenze e valori con metodi antiquati e assurdi per lo spettatore, tanto da scatenare il riso in sala. Cosa c’entra, in una scuola alberghiera, l’ora di religione? Come si può pensare di insegnare agli apprendisti a degustare il vino, facendo pratica con l’acqua del rubinetto?

Nel film-documentario emerge un aspetto molto veritiero e comune alla “nostra” realtà ticinese. Con le evidenti differenze che lo spettatore saprà cogliere, sia da noi sia nella pellicola i giovani in formazione, pur confrontati con un contesto non privo di difetti (strutturali, materiali, didattici), hanno difficoltà a reagire. Luca, pur ripreso ingiustamente ed educato con metodi vergognosi, si rifugia nel silenzio. L’educazione all’appiattimento dunque funziona. Lo vediamo spesso anche noi sindacalisti studenteschi: lo spirito critico non pare essere sempre un tratto giovanile. Sembra anzi che vi sia un’abitudine all’accondiscendenza, come se delle alternative migliori fossero inesistenti. Spetta dunque all’organizzazione studentesca rilevare i problemi, analizzarli e fare proposte concrete, per smuovere anche i coetanei più apatici.

Il pregio del film-documentario è dunque la vicinanza alla verità. Aderire così strettamente alla realtà del collegio di Luca Tufano è però anche un difetto del film: come l’istituto anche la pellicola è grigia, pedante e a tratti noiosa.

Mattia Passardi


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

In arrivo una nuova riforma contro il servizio civile: il SISA sostiene il referendum!

A livello federale, è in atto una riforma del Servizio Civile, approvata già dal Consiglio degli Stati lo scorso settembre. Questa riforma prevede di aumentare a 150 il numero minimo di giorni di servizio e di introdurre un periodo di attesa di un anno per chi passa al servizio civile dopo aver terminato la scuola reclute. Essa comporta anche un accorciamento dei termini per prestare il servizio civile, oltre che un’intensificazione del ritmo dei periodi di servizio. Vi sono poi vari altri provvedimenti, volti a disincentivare chiunque voglia passare al servizio civile una volta iniziato il servizio militare. L’obiezione di coscienza, però, è un diritto che ogni cittadino svizzero può far valere in qualsiasi momento. Se un cittadino sviluppa un conflitto di coscienza a scuola reclute terminata, è fondamentale che egli possa far valere i suoi diritti senza essere penalizzato. Questo soprattutto se si considera che l’esercito svizzero continua a dimostrare la sua invalidità, come illustrano i continui abusi sulle reclute. Queste, tengo a ricordare, possono sempre fare affidamento allo sportello SOS Reclute del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

Inoltre, se sempre più giovani decidono di passare al servizio civile, rendendosi conto della sua maggiore utilità rispetto al servizio militare, forse occorrerebbe piuttosto interrogarsi su cosa non funziona in quest’ultimo, piuttosto che rendere più difficile l’accesso all’alternativa e limitare così i diritti degli obiettori di coscienza.

Per quanto riguarda l’esercito, i suoi aspetti negativi sono innumerevoli. Al di là della considerazione sopra esposta riguardo all’utilità del servizio militare, l’esercito svizzero, in quanto collaboratore della NATO, rappresenta un ostacolo alla neutralità svizzera, punto cardine della cultura politica elvetica. Inoltre, in questo periodo di mobilitazioni giovanili in favore di politiche ambientali più efficaci e incisive, è buona cosa ricordare che l’esercito, come anche più in generale il commercio bellico, rappresenta un grande fattore inquinante. Una riduzione degli effettivi dell’esercito sarebbe quindi più che positiva!

Il SISA, oggi come in passato, si batterà con decisione contro questa nuova riforma del servizio civile e sosterrà il referendum che già sembra inevitabile. Occorrerà che tutto il sindacato e tutto il corpo studente si mobilitino per difendere l’obiezione di coscienza e contrastare il militarismo. Oltre a ciò, risulta evidente che un militante sindacalista, anche per meri motivi di coerenza con la sua attività politica e sindacale, debba rifiutare il servizio militare e preferire il servizio civile sostitutivo.

Luca Frei


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

Gli scioperi non si organizzano da soli: unisciti anche tu al sindacato!

Lo scrivevamo già nell’ultimo numero di questa rivista: questo è stato un anno di grandi mobilitazioni sociali, tra le più grandi della storia recente del nostro paese, caratterizzate da una partecipazione giovanile estremamente importante. Gli scioperi per il clima e lo sciopero delle donne hanno portato in piazza un numero di persone considerevole per la “media” svizzera, creando così una pressione sociale notevole sull’autorità politica (anche se, purtroppo, finora priva di risultati concreti). Tutto questo non è però avvenuto per caso o per “grazia divina”: gli scioperi hanno potuto avere luogo unicamente poiché delle organizzazioni si sono occupate, per l’appunto, di organizzarli. Se entrambi i movimenti sono stati sicuramente caratterizzati da un elemento spontaneo, ovvero dal sentimento diffuso di dover operare una resistenza collettiva (contro lo sfruttamento ambientale o la disparità fra i sessi), senza un’organizzazione strutturata e radicata sul territorio difficilmente si sarebbero potuti ottenere dei risultati simili.

Tutto ciò era chiaro già ai “padri fondatori” del SISA, che nel manifesto politico del sindacato inserirono un paragrafo intitolato “L’utilità di un sindacato giovanile”, che recita quanto segue: “Il sindacato è uno strumento al servizio della lotta e deve favorire la sua autorganizzazione. Esso vuole nel contempo però superare tendenze spontaneiste o basate su un movimentismo fine a sé stesso che impediscono la costruzione di una struttura organizzata che sappia dare continuità alle lotte e sappia portare risultati concreti. Il SISA nasce come volontà di dare stabilità alla lotta dei giovani ticinesi per la loro autodeterminazione”. Nel manuale di sindacalismo studentesco da noi pubblicato nel 2009 si diceva anche che: “Rifiutare la necessità dell’organizzazione significa essere spontaneista e credere che le cose arrivino da sole. Non è un’opinione diversa, è un concetto disfattista e anti-sindacale e come tale non va tollerato”.

I movimenti giovanili in Ticino sono stati numerosi e diversi fra loro, ma la maggior parte di essi non è durata più di qualche mese (al massimo qualche anno): il SISA è invece l’unica struttura sindacale che è stata capace di rinnovarsi e di sopravvivere fino ad oggi dal lontano 2003. L’utilità di quest’organizzazione è apparsa in tutta la sua evidenza nel sostegno dato all’organizzazione dei primi scioperi per il clima e al coordinamento svolto in vista dello sciopero delle donne. Se si vuole contribuire alla stabilità e alla forza delle lotte giovanili, unirsi al sindacato studentesco è sicuramente la via maestra: ricordiamoci che soli siamo deboli, ma uniti siamo forti! Quindi non esitare: visita il nostro sito, chiedi informazioni e iscriviti anche tu al SISA!

Zeno Casella


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

Stage nel settore sociosanitario: il lavoro va retribuito e gli studenti vanno tutelati!

Tra le varie lotte intraprese dal SISA per tutelare gli studenti e gli apprendisti vi è quella contro lo sfruttamento degli stagisti che operano in ambito sociosanitario. Questi vengono troppo spesso sfruttati come manodopera a basso costo: ciò deve cambiare, perché gli studenti sono delle risorse fondamentali per il futuro di questo settore!

Come primo passo per il riconoscimento del lavoro dei tirocinanti in ambito socioassistenziale e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro, il SISA ha scritto una lettera alla Divisione della formazione professionale, in cui venivano chieste delucidazioni in merito alla regolamentazione del lavoro degli stagisti da parte dello Stato.

La risposta giunta dal Governo non ci ha affatto soddisfatti: la nostra attenzione è stata catturata in particolare dal punto in cui si afferma che già in passato le istituzioni e i servizi sociosanitari erano stati invitati dal Consiglio di Stato a versare un importo di almeno 400 CHF e che tutte le istituzioni versano agli stagisti questa somma se non addirittura una maggiore. Questa affermazione non sempre corrisponde però al vero: sappiamo che vi sono degli stagisti che lavorano per enti pubblici e percepiscono un salario nettamente inferiore a quello menzionato dal governo.

Ci terrei inoltre a precisare che un invito a versare un dato importo ai giovani in formazione non è sufficiente (perché non vincolante): bisogna cambiare rotta! Per questo è necessario definire per legge un salario minimo mensile, differenziato per anno di formazione. Questo potrebbe corrispondere a 500 CHF mensili netti per il primo anno di formazione, 700 CHF per il secondo e 900 CHF al mese netti per l’ultimo anno di formazione, in questo modo si offrirebbe un salario proporzionato alle mansioni e alle responsabilità assegnate allo studente sul luogo di stage (e conseguentemente progressivo).

Gli studenti in ambito sociosanitario e socioassistenziale non scelgono il proprio luogo di lavoro, bensì è la scuola a farlo per loro, così questi spesso si ritrovano a dover lavorare in un istituto distante dal loro domicilio e per raggiungerlo sono obbligati a pagare di tasca propria l’abbonamento ai mezzi pubblici; nei casi più estremi devono addirittura trovarsi un alloggio temporaneo per la durata dell’esperienza professionale. Anche in questo caso gli studenti non ricevono alcun tipo di sussidio da parte dello Stato: non si può continuare così! È assolutamente ingiusto che gli studenti e le loro famiglie siano obbligati a farsi carico di spese aggiuntive come un secondo alloggio senza ricevere alcun aiuto economico, solo perché la scuola decide di inserire lo studente in una struttura distante dal suo domicilio. Per questo chiediamo che come gli apprendisti anche i tirocinanti ricevano uno sconto del 40% sulle spese dell’abbonamento Arcobaleno, e per gli stagisti obbligati a trovare un altro alloggio chiediamo invece che il Cantone ne sussidi, in base al reddito, il costo.

Queste sono alcune delle misure che il SISA propone per riconoscere e regolamentare il lavoro degli stagisti del settore sociosanitario. Lo statuto di “studente in formazione” non deve essere una scusa per lo sfruttamento: il lavoro va retribuito e gli studenti vanno tutelati!

Sarah Sbabo


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

In Alabama, l’aborto è di nuovo illegale: basta calpestare i diritti delle donne!

Lo scorso 19 maggio è stata approvata in Alabama la ristretta legge che vieta l’aborto di un feto, anche se tale fosse risultato di uno stupro, o di un incesto. L’iniziativa prevede anche pesanti pene carcerarie (dai 10 ai 99 anni) per i medici che dovessero decidere di effettuare ugualmente l’operazione, a meno che il nascituro non sia affetto da una “anomalia letale” o che metta a rischio la salute della madre. L’obbiettivo dei promotori di tale legge è quello di annullare il diritto all’aborto in tutti gli USA, andando quindi contro all’accordo “Roe v. Wade”, stipulato nel 1973, che rese legale tale operazione.

Come si sarebbe potuto immaginare, la notizia è in poco tempo girata in tutto il pianeta, e la popolazione si è spaccata in due, tra chi è a favore e chi no. Il “Pew Research Center” ha stabilito che il popolo degli Stati Uniti d’America, però, presenta una visibile maggioranza nella percentuale di coloro che ritengono l’aborto legale in qualsiasi situazione (25%) rispetto a coloro che lo considerano reato (15%). Durante gli ultimi giorni del mese anche lo stato della Louisiana ha preso parte all’iniziativa, introducendo la legge con 79 voti a favore e 23 contrari.

Ora, è vero che un feto, dopo due mesi circa, quindi dopo i primi battiti cardiaci, assume il titolo di bambino, che quindi ha diritto di vivere come qualsiasi altro essere umano nel mondo, e sono quindi d’accordo sul fatto che dopo un tempo massimo non si possa intervenire chimicamente e quindi operare un aborto. Nonostante ciò non mi trovo assolutamente d’accordo sul fatto che una donna debba partorire un bambino che non può o non vuole crescere.

Per quanti metodi contraccettivi esistano al giorno d’oggi e per quanto siano disponibili a praticamente tutta la popolazione, ci sono in tutto il mondo ragazze e donne che rimangono gravide contro il proprio volere, in conseguenza di un abuso sessuale o semplicemente di un incidente. Per esempio, se una studentessa di sedici anni dovesse restare incinta, potrebbe non disporre dei sufficienti sussidi e della giusta maturità per crescere un figlio in modo corretto, non potendogli quindi offrire il giusto ambiente per svilupparsi.

Ci sono tanti altri esempi che si potrebbero fare sulla questione, e sono altrettanto sicura che si possano esporre argomenti che vanno a contrastare l’opinione che ho appena esposto. Ma quello che è il vero problema di base, sorpassando tutto ciò che riguarda l’instabilità economica, l’assenza d’istruzione sull’argomento, ecc., è che alle donne a cui viene limitato il diritto all’aborto viene tolto il diritto di scegliere come gestire il proprio corpo.

Ally Kohler


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


 

Mobilitarsi è bene, ma non basta: occorre organizzarsi!

Un altro semestre, un altro capitolo intenso, un altro numero de “L’Altrascuola”. Concluso l’anno passato, caratterizzato da forti mobilitazioni studentesche e sociali, è ora necessario non fermarsi, strutturare e organizzare la lotta: è questa la ricetta che nel passato ha portato ad un reale progresso dei diritti delle studentesse e degli studenti. Ampliamento delle borse di studio, statalizzazione delle mense scolastiche, pianificazione dell’edilizia scolastica: sono solo alcuni degli ambiti in cui il sindacato è riuscito ad ottenere delle significative conquiste. Tuttavia il cammino verso una scuola equa e veramente democratica è ancora lungo. Il DECS ha già annunciato l’implementazione di un nuovo piano orario degli studi liceali, in merito al quale il parere studentesco sembra però non essere rilevante (!). Per rimettere il tema al centro del dibattito, il Comitato Centrale del sindacato ha approvato una risoluzione in cui si mettono in luce le potenziali derive contenute in quella che sembra essere una vera e propria riforma degli studi liceali e si chiede che si aprano degli ampi spazi di discussione della riforma all’interno del corpo studentesco. Inoltre il sindacato sta da tempo monitorando le condizioni di formazione delle studentesse e degli studenti della SSPSS. Il marzo scorso il SISA aveva inviato una lettera alla Divisione della formazione professionale, ma la risposta ricevuta rimane largamente insufficiente, dimostrando quanto sostenuto da tempo dal SISA: gli stagisti non sono per nulla tutelati e vengono spudoratamente sfruttati! Occorre reagire! L’assemblea generale del sindacato è alle porte: partecipa, organizzati e unisciti anche tu per far sentire la nostra voce!

Redazione


Questo articolo è apparso nel 7° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di novembre del 2019 (leggi qui l’intero giornale).


Leggi qui il nuovo numero de L’Altrascuola!

L’Altrascuola N. 7 (2019)

Nuova griglia oraria del Liceo: il SISA prende posizione

Il Comitato centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi questo sabato a Bellinzona, ha adottato una risoluzione concernente il nuovo piano settimanale delle lezioni del liceo, posto in consultazione dal DECS a inizio estate e in via d’applicazione.

Il primo aspetto che ha attirato l’attenzione del sindacato studentesco è proprio quello della consultazione: il DECS sembra perdere il pelo ma non il vizio, costruendo riforme a tavolino nei propri uffici senza coinvolgere però la comunità scolastica (lo ricordiamo, composta da docenti, studenti e genitori) o facendolo solo parzialmente e a seconda dell’opportunità del momento. Su precisa richiesta del SISA, la sezione dell’insegnamento medio superiore si è infatti rifiutata di coinvolgere l’unica organizzazione studentesca attiva sul piano cantonale, dimostrando di non aver imparato nulla dagli errori del passato (si vedano le critiche emerse durante il dibattito sulla “Scuola che verrà”).

In merito al contenuto del piano orario, numerose sono le riflessioni emerse durante la discussione (per un’analisi dettagliata, rinviamo al testo integrale della risoluzione). Da un lato, si registrano alcune proposte interessanti, quali la volontà di limitare l’impatto delle materie scientifiche nel primo anno, di estendere i laboratori a classe dimezzata alla matematica e alle lingue o ancora di equilibrare il numero di ore settimanali tra i vari indirizzi. Dall’altro si riscontrano però numerosi interventi particolarmente problematici, quali il consistente aumento del numero di ore settimanali per alcuni indirizzi, una riallocazione a tratti superficiale delle materie sull’arco del quadriennio, la rimessa in discussione del carattere propedeutico del primo anno di liceo e la conseguente specializzazione degli studi di maturità (sempre più divisi fra un campo “scientifico” e uno “non scientifico”, con il rischio di un liceo a due velocità). La velocità con cui il DECS sta procedendo alla revisione dei piani di studio, in modo da poter iniziare l’introduzione del nuovo piano a settembre 2020, ci preoccupa fortemente, poiché il dibattito sul tema non sembra affatto essersi esaurito, al contrario sembra appena iniziato.

Il sindacato studentesco richiede quindi al DECS di:

  1. Sospendere l’introduzione del nuovo piano settimanale delle lezioni e aprire un vero dibattito pubblico su di esso, coinvolgendo (e non solo informando!) direttamente anche il corpo studente e rendendo pubblica la relativa documentazione;
  2. Rivalutare l’allocazione delle materie sull’arco del quadriennio e studiare le differenti possibilità di riequilibrio fra i vari settori di studio;
  3. Compensare l’aumento del numero di ore settimanali prevedendo degli spazi obbligatori nell’orario scolastico dedicati al lavoro individuale (in modo da ridurre il carico di lavoro a casa) e garantendo un maggior equilibrio nella pianificazione del calendario semestrale (vietando che in una sola settimana di scuola possano ad esempio aver luogo più di 3 verifiche o interrogazioni);
  4. Ripristinare il monte ore tagliato negli ultimi anni in modo da poter proporre più lezioni di recupero e ripetizioni (in particolare nelle materie scientifiche), garantendone l’omogeneità sul territorio e monitorando costantemente le necessità del corpo studente;
  5. Ripristinare i fondi e le condizioni quadro per i corsi facoltativi e complementari tagliati per ragioni di risparmio nel 2015 e mai riconsiderati dal Consiglio di Stato.

Scarica qui il testo della risoluzione approvata dal CC!

Risoluzione CC griglia oraria

Studente ucraino del CSIA: si fermi il rimpatrio e si faccia chiarezza!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto con viva preoccupazione di quanto sta accadendo allo studente del CSIA di origini ucraine. Occorre ricordare che l’intero nucleo familiare del ragazzo, provenienti dalla zona russofona del paese, si trova in stato di fermo a Zurigo, in attesa del rimpatrio forzato che dovrebbe avvenire in data odierna.

Quanto preoccupa il sindacato studentesco sono tanto le modalità con cui il ragazzo è stato prelevato quanto la grave situazione in cui versa il suo paese di origine: sono infatti ormai ben note le violenze e persecuzioni vissute dalla minoranza russofona in Ucraina, alle quali si uniscono le violenze inaudite e profondamente antidemocratiche nei confronti delle opposizioni politiche del paese e dei sindacati. In tal senso basta unicamente ricordare la strage di Odessa nella Casa dei Sindacati per comprendere le violenze consentite nel paese, nel quale la presenza di gruppi paramilitari e le modalità di eliminazione di vite umane ricordano lo squadrismo fascista e le violenze naziste.

Al contempo, il ragazzo in questione si è integrato con successo nel percorso formativo e nella realtà sociale della regione. Risultano perciò poco chiare le ragioni per le quali non è stato concesso il permesso di soggiorno e d’asilo alla famiglia, la cui situazione risulterebbe precaria, se non addirittura, seriamente in pericolo, qualora tornassero in Ucraina. Per il sindacato studentesco, tale decisione è quindi incomprensibile e lesiva dei diritti dello studente, in primis del suo diritto allo studio, un principio universale che deve valere per tutti i giovani, anche quelli provenienti da zone di guerra o da altri contesti socialmente fragili.

Per queste ragioni il SISA esprime tutta la propria solidarietà allo studente a rischio espatrio e alla sua famiglia, così come sostiene con decisione l’odierna mobilitazione degli studenti del CSIA. Allo stesso tempo, chiediamo che le autorità, facciano al più presto luce sulla vicenda, interrompendo la procedura di rimpatrio e adoperandosi per garantire i diritti dello studente e della sua famiglia.