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La religione non va insegnata a scuola! (09.07.2009)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ritiene che l’accordo siglato tra il Dipartimento dell’Educazione della Cultura e dello Sporto (DECS) e le Chiese, vada a minacciare il carattere laico che la scuola pubblica dovrebbe avere.

Con questo accordo si rende di fatto obbligatoria una lezione ormai giustamente disertata da tanti allievi e si aumenta inutilmente il già elevate carico di lavoro dei ragazzi.

La religione non è materia che va insegnata nelle scuole in quanto affare strettamente privato, mentre la storia delle religioni va semplicemente inserita (come in parte già è) nel programma delle materie umanistiche come storia, geografia e filosofia: il fenomeno storico-culturale costituito dalle religioni e pure quello costituito dalle correnti di pensiero areligiose (come le varie ideologie politiche) vanno affrontati nell’ambito dell’insegnamento generale e interdisciplinare e non necessità di una trattazione separata.

Pertanto il SISA si unisce al coro dell’Associazione svizzera dei liberi pensatori, schierandosi contro questa piega presa dall’autorità cantonale che sigla accordi con preti e pastori, facendo carta straccia del documento consultivo inviato nel 2007 dal nostro sindacato e dai rappresentanti degli agnostici e degli atei ticinesi.

Fare ECOnomia: BICer püsee caar, a mörom da FAM!

L’Assemblea del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA), riunita in data 11 ottobre 2014, ha preso atto del clamoroso aumento dei prezzi per le mescite e i ristoranti scolastici stabilito e comunicato a breve distanza dall’inizio dell’anno scolastico, cogliendo di sorpresa sia gli studenti che i lavoratori del settore.

Questa manovra, per quanto motivata con la “situazione finanziaria
precaria” e con il vero o presunto “aumento dei prezzi d’acquisto dei prodotti alimentari primari”, non può essere accettata da coloro che usufruiscono di tale servizio pubblico. L’attuale crisi economica colpisce infatti maggiormente le fasce della popolazione meno benestanti, fra le quali rientra la maggior parte degli studenti – principali frequentatori dei suddetti servizi.

Grazie alla corretta cantonalizzazione dei servizi di ristorazione scolastici si sarebbe dovuto beneficiare di un aumento qualitativo delle prestazioni offerte a un prezzo calmierato. Situazione che oggi non è più tale, dati gli aumenti di prezzo improvvisi sotto gli occhi di tutti: con una media d’aumento di oltre il 20% per i prodotti considerati, fino a raggiungere picchi del +50% di prezzo rispetto allo scalino precedente (listino 2008).

Ci chiediamo quindi quale sia stato il senso del rendere pubblici i luoghi di ristorazione scolastici, dal momento che i prezzi – invece di rimanere calmierati – sono stati addirittura aumentati. Ciò, ma soprattutto le modalità comunicative scelte (poco preavviso agli operatori e nessun avviso agli studenti), vanificano in gran parte il lavoro svolto dal Consigliere di Stato Bertoli nel settore della ristorazione scolastica. Peraltro non possiamo fare a meno di notare come la tanto decantata procedura di cantonalizzazione sia stata solamente parziale: all’interno di vari istituti scolastici permangono tutt’ora mescite private, ma rigidamente sottostanti alla regolazione statale dei prezzi, il che mette a repentaglio l’efficacia della calmierazione dei prezzi. Il SISA rivendica che anche tali mescite siano cantonalizzate.

L’aumento in questione ci pare unicamente un modo per riversare la precaria situazione delle casse cantonali sugli studenti e sulle loro famiglie e di “fare cassetta” in modo totalmente iniquo.
Tale decisione non può quindi che andare a svantaggio di tutti coloro che usufruiscono di questi servizi. Il SISA lancierà contro tale aumento una petizione all’indirizzo del Dipartimento educazione, cultura e sport (DECS), nella quale si chiederà il ritorno al precedente scalino di prezzi, per i prodotti ancora attualmente in vendita.

Operai edili in sciopero: il SISA è con voi!

Il Sindacato Indipendente di Studenti e Apprendisti (SISA) comunica la propria solidarietà con i lavoratori nel settore dell’edilizia che negli scorsi giorni hanno incrociato le braccia in tutta la Svizzera per protestare contro l’atteggiamento arrogante e ipocrita del fronte padronale, rappresentato nella fattispecie dalla Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC). Quest’ultima persevera infatti nel rilanciare proclami di innocenza e di apertura al dialogo con i sindacati, quando in realtà lavora dietro le quinte per ridimensionare alcune importanti conquiste sindacali, come il prepensionamento a 60 anni, e per evitare che ne vengano raggiunte di nuove (tra cui, ad esempio una migliore protezione contro le intemperie).

La verità è che il settore edile gode in Svizzera di un’ottima salute e gli ultimi a beneficiarne sono proprio coloro che sono artefici di questa situazione: i salariati delle imprese costruttrici. Ad essi non vengono però corrisposti aumenti di stipendio che possano compensare l’aumento delle prestazioni e delle pressioni cui sono confrontati e, addirittura, vengono messi di fronte al pericolo di un vuoto contrattuale (rappresentato da un eventuale non rinnovo del Contratto Nazionale Mantello, che scadrà a breve) che rischierebbe di vanificare le lotte sindacali svolte (e vinte) negli anni addietro. Questa scenario è alquanto preoccupante e in tal senso la mobilitazione indetta dai sindacati è pienamente giustificata.

Rimarchiamo infine come le motivazioni addotte dalla SSIC in merito al maggior carico che andrebbe a gravare sui giovani operai in caso di mantenimento dell’attuale sistema pensionistico sia assolutamente pretestuoso e fuorviante: il pensionamento anticipato deve venir mantenuto e difeso, dal momento che è proprio questo che permette ai lavoratori edili di condurre una vita professionale (e post-professionale) in linea con gli standard di salute svizzeri e che esso stesso è alla base dell’attrattività della professione in questione (sapendo di non avere la possibilità di godere di questa opportunità, molti giovani non intraprenderebbero questa via lavorativa). Il SISA si schiera quindi a fianco dei lavoratori edili  e condivide appieno le motivazioni della loro lotta, che ha il pregio di riportare lo sguardo dell’opinione pubblica su un mondo professionale pieno di pericoli e di puntuali violazioni della regolamentazione del lavoro (le quali sono purtroppo spesso vittime di un velo di omertà impietoso verso chi opera in questo settore).