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L’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda! – Discorso del coordinatore a Berna

Guten Tag an alle,

Ich vertrete die Unabhängige Gewerkschaft der Studenten und Auszubildenden des Kantons Tessin, die SISA. Weil diese Demo eine nationale Demo ist, haben wir gedacht, dass es richtig währe, allen Nationalsprachen Raum zu geben. Daher werde ich meine Rede auf Italienisch halten: Ich hoffe, dass ihr es verstehen könnt.

Bonjour à toutes et à tous,

Je répresente le syndicat indépendant des étudiants et des apprentis du Canton Tessin, le SISA. Vue que celle d’aujourd’hui est une manifestation nationale on a pensé qu’il était juste de donner de l’espace à toutes les langues nationales. Je vais donc faire mon discours en italien : j’espère que vous pourriez quand même le comprendre.


In tutto il mondo occidentale assistiamo da ormai più di 20 anni ad un attacco frontale alla scuola pubblica e al diritto allo studio: le direttive dell’Unione Europea e dell’OCSE hanno infatti promosso lo smantellamento neo-liberale dei nostri diritti in quanto studenti e cittadini. La strategia di Lisbona, il processo di Bologna, le misure d’austerità imposte agli Stati occidentali, hanno portato a massicce riduzioni della spesa per l’istruzione pubblica e ad una progressiva mercificazione della scuola, come dimostrato dalle più recenti riforme applicate in Italia, Francia, Spagna, ecc.

A questa dinamica non è purtroppo sfuggita nemmeno la Svizzera che, benché non faccia parte dell’Unione Europea, ha recepito e adottato le stesse identiche ricette del resto del continente. Quasi ogni anno assistiamo a nuovi tagli e a nuove misure d’austerità nell’ambito dell’istruzione, passata dall’essere un diritto fondamentale dei cittadini ad un servizio a pagamento in cui solo chi proviene dalle classi sociali più alte può permettersi di seguire degli studi accademici: la recente ondata di aumenti delle tasse universitarie conferma purtroppo questa tendenza. All’interno delle università l’intervento del capitale privato e del padronato è sempre più evidente ed invadente: professionalizzando i percorsi scolastici e sponsorizzando la ricerca accademica, l’oligarchia elvetica sta riuscendo a modellare la scuola pubblica ai propri obiettivi di profitto a breve termine.

Il Ticino non fa eccezione: da ormai più di 20 anni gli attacchi alla scuola pubblica stanno devastando uno dei sistemi scolastici più avanzati e democratici del paese, riducendo l’equità dell’istruzione e svuotandola di ogni valore umanista, di qualunque traccia di pensiero critico. Tagli all’offerta formativa, aumento dei costi di formazione per le famiglie, riduzione dei salari dei docenti, ecc.: l’elenco potrebbe continuare a lungo. Negli ultimi 3-4 anni il Cantone ha poi tagliato drasticamente la spesa per le borse di studio, senza curarsi delle conseguenze sociali di queste decisioni: in soli due anni la spesa per gli aiuti allo studio in Ticino è diminuita di ben 5 milioni di franchi, escludendo da questi sussidi circa un quarto dei beneficiari precedenti! Ora però i soldi a quanto pare saltano nuovamente fuori, dato che Governo e Parlamento hanno approvato senza troppi problemi dei generosissimi sgravi fiscali ai ricchi e alle aziende per ben 50 milioni di franchi!

È arrivato il momento di dire basta a queste politiche d’austerità fatte sempre e solo sulle spalle delle fasce più deboli della popolazione, a questo smantellamento dei nostri diritti sociali, a questo progressivo asservimento dell’istruzione alle esigenze contingenti dell’economia privata! Bisogna dirlo chiaro e forte: l’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda! È ora di invertire la rotta, di rafforzare la scuola pubblica e di tornare a concepire l’istruzione come un investimento per il futuro: per questo rivendichiamo un’istruzione rigorosamente pubblica, emancipatrice, umanista, democratica e partecipativa!

Zeno Casella, coordinatore del SISA.


Guarda qui il video del discorso!

Assemblea generale (18.11.17) – Gallery

Sabato 18 novembre 2017 il SISA si è riunito in assemblea al Centro giovani di Viganello per discutere dell’agenda politica di questo anno scolastico e di come rispondere alle crescenti sfide cui è confrontato il sindacato nella propria attività.

→ Leggi qui il comunicato stampa diffuso in seguito alla seduta.

Quasi una ventina i presenti al Centro giovani di Viganello.
Una ricca e aperta discussione sulle attuali problematiche dei giovani in Ticino ha aperto i lavori dell’Assemblea.

Molti i “volti nuovi” presenti all’Assemblea: un importante segnale per la vitalità e il rinnovamento del sindacato!

Il neo-coordinatore Rudi Alves legge la risoluzione “Rafforziamo le borse di studio: teniamo a galla il Ticino!”, poi approvata dall’Assemblea.
Il nuovo coordinamento: Rudi Alves (a sinistra) e Zeno Casella.
I presenti hanno inviato un messaggio di solidarietà ai compagni dell’UNE e dell’UBES brasiliane, impegnate in una dura lotta contro il governo golpista e le sue politiche neo-liberiste che mirano a distruggere la scuola pubblica del Brasile.

Massima solidarietà agli scioperanti della NLM!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime la propria massima solidarietà ai lavoratori della società di Navigazione Lago Maggiore (NLM) scesi in sciopero per lottare contro il licenziamento collettivo dei 34 dipendenti svizzeri e per difendere le condizioni contrattuali attuali.

La decisione dei vertici dell’azienda è gravemente irresponsabile e sintomo di quella preoccupante e trasversale deriva del servizio pubblico che abbiamo già avuto modo di denunciare in passato: sopprimendo tali posti di lavoro, la direzione della NLM non ha infatti preso minimamente in considerazione il futuro occupazionale dei lavoratori licenziati (così come l’impatto sulle loro famiglie), lasciando peraltro presagire la volontà di procedere ad una revisione al ribasso delle condizioni salariali e di lavoro degli impiegati.

Il SISA si schiera pertanto al fianco dei dipendenti in sciopero, condividendone le rivendicazioni e ribadendo la propria contrarietà ad un servizio pubblico fondato su logiche di massimizzazione del profitto e di ottimizzazione dei costi: è ora che l’ente pubblico (ad ogni livello istituzionale) si attivi per contrastare e porre rimedio ai notevoli abusi commessi dalla NLM (e non solo), garantendo un futuro dignitoso a tale servizio e a coloro che lo forniscono!


(Foto: Samuel Golay – Ti-Press)

Assemblea generale del SISA (03.12.16)

Questo evento si è già svolto a Lugano sabato 3 dicembre 2016. Qui potete trovare il comunicato stampa relativo al lavori assembleari.


Siete tutte/i invitate/i all’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)!

Quando: Sabato 3 dicembre 2016

Orario: 14.30

Dove: Canvetto Luganese, Lugano (mappa)

 Sul posto vi sarà la possibilità di iscriversi al SISA, per la modica cifra di 1 franco al mese (quota annuale: 12.-).

Gli interessati a partecipare all’assemblea possono annunciarsi inviando una email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com. In seguito riceveranno la documentazione concernente i lavori assembleari.

Al termine dell’assemblea verrà organizzato un aperitivo.

Ordine del giorno

  1. Saluto del coordinamento
  2. Discussione e votazione sul documento Prospettiva 2016-2017: “Per un consolidamento del SISA: radicato sul territorio e in grado di incidere nella realtà”
  3. Discussione e votazione sulla risoluzione Patto di Paese? Cominciate col darci quanto ci dovete!
  4. Elezione del coordinamento e del Comitato Centrale
  5. Eventuali
  6. Chiusura dei lavori
facebook Evento Facebook: clicca qui!

Patto di Paese? Cominciate col darci quanto ci dovete!

Il testo qui riportato è stato discusso e approvato dall’Assemblea generale del SISA riunitasi sabato 3 dicembre 2016 a Lugano (scopri di più qui).

Scarica qui il file .pdf!


RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DEL SISA

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitasi a Taverne in data 3 dicembre 2016, si è chinata sul tema delle imminenti riforme fiscali e dell’impatto che queste potrebbero avere sul finanziamento del sistema scolastico ticinese.

I segnali che giungono dalla politica cantonale rappresentano in effetti una nuova minaccia per il carattere pubblico dell’istruzione e per il diritto allo studio dei cittadini ticinesi. Per questo motivo, il sindacato ha ritenuto opportuno sviluppare una riflessione ad ampio spettro e suonare l’allarme in vista di nuovi e pesanti attacchi alla nostra scuola pubblica.

1.

La riforma federale della fiscalità delle imprese, approvata dalle Camere lo scorso giugno e posta in votazione popolare il prossimo 12 febbraio, apre nuovi preoccupanti scenari per le finanze pubbliche, ad ogni livello istituzionale: le prime stime valutano a 3/4 miliardi di franchi le perdite per Confederazione, Cantoni e Comuni. Ma non è tutto. A queste minori entrate ne andranno con ogni probabilità aggiunte di nuove, derivanti da un’ulteriore pacchetto di sgravi cantonali già in fase di allestimento: per “mantenere la competitività fiscale” del Ticino, il governo ha intenzione di varare una serie di misure fiscali che causerebbero nuovi importanti ammanchi nelle casse pubbliche (una delle proposte sul tavolo è la riduzione dell’aliquota sull’utile delle imprese dall’attuale 9% al 6%).

Lo scenario proposto dal Consiglio di Stato ticinese è quello di un ipotetico “patto di Paese”, che dovrebbe compensare gli sgravi fiscali con delle misure sociali a beneficio delle classi sociali più deboli, sul modello di quanto proposto lo scorso anno dal governo vodese. Tuttavia non è ancora chiaro quali sarebbero questi interventi e in che misura riuscirebbero a compensare le gravi perdite cui verrebbe sottoposta la collettività.

Di certo vi è solo che gli equilibri nelle finanze pubbliche ticinesi si stanno avvicinando ad un nuovo periodo di profondi mutamenti, che non possiamo attendere senza preoccupazione.

La scuola è infatti da ormai qualche decennio una delle vittime principali delle manovre di risparmio effettuate dalle autorità cantonali, che a prima vista sembrerebbero aver agito senza alcuna strategia, tagliando qua e là sulla base di meri parametri contabili. Se ciò dovesse rivelarsi vero, significherebbe che la classe politica ticinese ha agito per anni (e continuerebbe a farlo ancor oggi) senza alcuna progettualità, avanzando alla cieca in una misera logica di semplice amministrazione dell’esistente. Tuttavia, a nostro modo di vedere è un altro lo scenario più aderente alla realtà: dietro a queste misure di risparmio “a macchia di leopardo” vi è con ogni probabilità una precisa strategia di indebolimento della scuola pubblica, nell’ottica di riconfigurare gli equilibri che oggi definiscono l’istruzione come prevalentemente pubblica, a vantaggio di un sistema scolastico “a conduzione mista”, sul modello delle partnership pubblico-private ampiamente diffusesi negli ultimi decenni.

2.

Le direttive in materia di educazione dei principali organi sovranazionali dell’Occidente capitalista (in particolare dell’OCSE e dell’UE) impongono infatti un arretramento dello Stato nella gestione dell’istruzione, da attuarsi tramite radicali riforme dei sistemi scolastici, basate due assi principali: a) un nuova impostazione pedagogico-didattica fondata non più sull’acquisizione di conoscenze ma sullo sviluppo di “competenze trasversali” strettamente connesse alle esigenze di un mercato del lavoro in rapida evoluzione; b) una profonda decentralizzazione dei sistemi educativi, i quali verrebbero amministrati non più a livello ministeriale (e quindi sotto il controllo di tutta una serie di organi democratici) ma a livello d’istituto (sotto la direzione di quelli che assomiglieranno sempre più a dei veri e propri “consigli di amministrazione”), permettendo così maggiori e più mirate “sinergie” con il capitale privato.

In Ticino questo processo di riforma (incarnato dal progetto “La scuola che verrà”) è stato sciaguratamente promosso dalla “sinistra” di governo, che ha aperto una porta che sarebbe stato suo compito difendere fino allo stremo e che con ogni probabilità la destra sfonderà violentemente. La vittoria del 2001, quando il popolo respinse l’iniziativa “Per un’effettiva libertà di scelta”, è sempre più lontana e non è ben chiaro quanto in casa liberale sia ancora radicata la “cultura dell’istruzione pubblica” che in quell’occasione aveva permesso di evitare il peggio. Possiamo infatti supporre che una buona parte della maggioranza borghese in parlamento veda piuttosto di buon occhio quantomeno una parte delle proposte avanzate dall’iniziativa parlamentare “La scuola che vogliamo” presentata dai turbo-liberisti di AreaLiberale. Del resto, le pretese del padronato nostrano sono perfettamente coerenti con questo disegno: rivendicando da un lato maggiore attenzione a “profili” e “competenze” flessibili e interscambiabili e dall’altro un maggiore coinvolgimento nell’orientamento e nella definizione dei programmi scolastici, le imprese ticinesi sarebbero estremamente soddisfatte da una simile rivoluzione.

In conclusione, possiamo quindi ipotizzare che la strategia adottata sia la seguente: riducendo progressivamente il carico fiscale sulle imprese, il Cantone è “costretto” (a causa dei vincoli imposti dalla dottrina neo-liberista in materia di spesa pubblica) a ridurre (tra gli altri) anche il finanziamento della scuola pubblica. Con qualche adattamento legislativo (molti dei quali già formulati e pronti per essere votati), i vuoti creati dallo Stato potrebbero essere facilmente ricoperti dall’imprenditoria privata, finalmente libera di gestire in autonomia i propri investimenti in materia di formazione di manodopera e di consumatori, senza dover più passare dall’ingombrante mediazione dell’apparato pubblico. Il che si tradurrebbe in sponsorizzazioni, forniture di materiali didattici, assistenza nell’orientamento e (perché no?) nell’insegnamento, ecc.

La scuola del futuro diverrebbe quindi strutturata su due tronconi: in primo luogo una scuola dell’obbligo estremamente parcellizzata e asimmetrica, con risorse e programmi funzionali agli interessi particolari del capitale privato (con gravi discriminazioni sociali e geografiche che penalizzerebbero gli studenti di periferia o di valle); in secondo luogo un settore secondario superiore diviso tra una formazione professionale di massa (in quanto sotto il diretto controllo del padronato e pertanto facilmente adattabile alle proprie esigenze) e delle scuole medie superiori estremamente élitarie, professionalizzanti e di corta durata (per permettere alle imprese di disporre quanto prima di “profili” altamente specializzati da formare sul posto di lavoro).

3. 

Questa prospettiva, per chi ancora crede in un’istruzione pubblica indipendente e in grado di garantire a tutti pari opportunità educative e sociali, è evidentemente terrificante.

È per questo motivo che l’Assemblea del SISA si schiera con decisione contro la Riforma dell’imposizione delle imprese, che costituirebbe un ulteriore tassello a complemento del progetto descritto in precedenza e che rappresenta l’ennesimo passo verso la distruzione di quel minimo di stato sociale ancora esistente.

A nostro parere, la direzione da prendere è quella opposta: chi fino ad oggi ha beneficiato di un trattamento di favore, traendo addirittura dei profitti dalla crisi economica e sociale che ha colpito la maggioranza della popolazione, dovrebbe venir chiamato alla cassa e contribuire al benessere di tutta la collettività.

Per quanto concerne la scuola, rivendichiamo innanzitutto il ripristino della situazione precedente alle varie misure di risparmio che hanno colpito anno dopo anno gli studenti ticinesi e le loro famiglie, di cui riportiamo qui un breve elenco (non esaustivo) riguardante gli ultimi anni:

  1. Aumento dal 30% al 35% della quota di reddito disponibile della famiglia da destinare alla formazione dei figli (2014);
  2. Aumento da 1’000.- a 1’500.- franchi dell’importo minimo che dà diritto alla borsa di studio per formazioni di grado terziario (2014);
  3. Conversione in prestiti delle borse di studio per corsi linguistici (2014);
  4. Conversione in prestiti di 1/3 delle borse di studio per master (2015);
  5. Riduzione dei corsi facoltativi e opzionali nelle scuole medie superiori (2015 e 2017);
  6. Soppressione di varie sezioni professionali alla SSAT e al CSIA (2015);
  7. Esclusione del tedesco dal piano di studio nelle scuole professionali di base di 15 professioni (2014);
  8. Aumento delle tasse d’iscrizione degli allievi domiciliati fuori Cantone (2015);
  9. Aumento da 600.- a 900.- delle tasse d’iscrizione alla SSS (2014);
  10. Raddoppio del contributo delle famiglie al trasporto degli allievi (2014 e 2015);
  11. Dimezzamento del monte ore di sede (2005 e 2009).

Prima di poter parlare di qualunque pacchetto di sgravi fiscali, occorrerebbe poi che governo e parlamento prendessero vari provvedimenti necessari a garantire i diritti sociali sanciti dalla Costituzione cantonale. Ad esempio, il diritto allo studio non è ancora realtà per una parte non trascurabile della popolazione e lo Stato dovrebbe quindi adoperarsi per fornire maggiori garanzie e risorse alla scuola pubblica, chiamata a mettere fine alle disparità esistenti in rapporto alle opportunità di formazione dei cittadini.

In particolare, richiediamo:

  1. Introduzione di lezioni di sostegno e di assistenza allo studio gratuite in ogni ordine scolastico;
  2. Introduzione di doposcuola ricreativi e di recupero scolastico gratuiti dalla scuola dell’infanzia al termine della scuola dell’obbligo;
  3. Gratuità totale del materiale didattico in ogni ordine di scuola;
  4. Creazione di una rete pubblica di asili-nido gratuiti per le famiglie in difficoltà economiche;
  5. Creazione di speciali fondi d’istituto per gli studenti in difficoltà, che permettano di coprire le spese scolastiche (gite, pasti, ecc.) di coloro che ne fanno richiesta (garantendo la discrezione del servizio, onde evitare fenomeni di marginalizzazione degli studenti meno agiati);
  6. Introduzione di un sistema di tasse d’iscrizione progressive secondo il reddito degli studenti (unicamente negli istituti in cui già oggi è prevista un contributo da parte degli allievi);
  7. Istituzione di corsi opzionali di materie umanistiche e artistiche nelle scuole professionali;
  8. Istituzione di un regolamento che stabilisca chiare garanzie di imparzialità e stretti limiti circa il coinvolgimento di organizzazioni extrascolastiche (sia non profit che for profit) nell’attività educativa, nella sua programmazione e nella fornitura di materiale didattico.

Quando si tratterà di discutere i dettagli del “patto di Paese” che dovrebbe assicurare il futuro del Ticino come paradiso fiscale per imprese e redditi elevati, auspichiamo quindi che il ministro Bertoli sappia far valere questi argomenti e assicuri alla scuola ticinese un futuro al riparo da ulteriori picconate. Visto quanto fatto (e non fatto), ce lo deve.

Lugano, 3 dicembre 2016.

Assemblea generale del SISA: “Costruiamo insieme un’#altrascuola!”

Sabato 4 giugno 2016 il SISA si riunirà in assemblea per stilare un bilancio dell’anno scolastico appena trascorso e per prepararsi in vista di settembre: il prossimo anno sarà carico di sfide, motivo per cui occorre iniziare subito a riflettere su come affrontarle!

A seguito dell’assemblea ci si trasferirà sull’argine del fiume di Taverne, dove verrà organizzata una grigliata aperta a tutti gli interessati: il SISA procurerà abbeveraggi vari e delle cibarie di base (bratwurst e cervelat), per cui viene chiesta una partecipazione di 10.- CHF.

 

Ecco l’ordine del giorno dell’assemblea:

  1. Saluto dei coordinatori
  2. Bilancio dell’attività nell’anno scolastico 2015-2016
  3. Bilancio amministrativo del SISA (finanze e organizzazione)
  4. Prossime campagne: “Costruiamo l’altrascuola” e raccolta firme della petizione ”NO allo smantellamento del liceo!’‘.
  5. Campeggio di formazione 2016
  6. Eventuali

 

Ritrovo: Canvetto luganese (clicca qui per vedere la mappa), ore 14.00

 

facebookEvento Facebook: clicca qui

 

 

Vi aspettiamo numerose/i!

 

Campeggio 2016: aperte le iscrizioni!

Anche quest’anno il SISA organizza una tre giorni di formazione a fine estate, a cui sono caldamente invitati tutti gli interessati! Eccovi qualche informazione in più:

QUANDO: 19-21 agosto.

DOVE: rifugio Tasserà, nei pressi del monte Bar.

COSTO: 50 CHF (compresi: vitto, alloggio ed abbeveraggio).

ISCRIZIONE: gli interessati sono pregati di scrivere un’email all’indirizzo lucarobe.cespu@gmail.com o all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com.
Per eventuali richieste di informazioni vi preghiamo di rivolgervi ai medesimi contatti.

 

PROGRAMMA:

19.08.16 (venerdì)

20.08.16 (sabato)

21.08.15 (domenica)

ARRIVO IN LOCO

Resa operativa dello stabile

Conferenza sulle pratiche pedagogiche e didattiche non tradizionali

PULIZIA

RIPIGLIO GENERALE

Pranzo al sacco

Corso di introduzione al sindacalismo studentesco 

(aspetti politici: massificazione e mercificazione dell’istruzione)

Conferenza sulla struttura e l’impostazione dei sistemi scolastici

Assemblea/discussione di chiusura del campeggio

RIENTRO

FILM (da stabilire)

FESTA

Il governo dichiara guerra al diritto allo studio

La manovra di risparmio presentata dal Governo ieri costituisce un’ennesima mazzata per gli studenti ticinesi: il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) contesta con forza la ormai esplicita volontà del Cantone di smantellare la scuola pubblica.

Il Consiglio di Stato ha infatti proposto l’eliminazione dei corsi facoltativi al liceo, per ottenere un risparmio di 0.8 milioni di franchi. Oltre a ciò, si aggiungono alcune misure che riducono la spesa per le borse di studio di 0.5 milioni e la sospensione del versamento di quasi 4 milioni al fondo per la formazione professionale.

Ci preoccupa in particolare il taglio all’offerta formativa del liceo: il sacrificio richiesto agli studenti ci pare oltremodo sproporzionato rispetto a un risparmio così irrisorio: dopotutto si parla di soli 800’000 franchi in tutto il Cantone! Non ci resta che aspettare l’annuncio della rimozione delle porte delle scuole medie per raccattare qualche centinaia di migliaia di franchi…

Purtroppo pare proprio che a partire da settembre (la misura dovrebbe entrare in vigore nel 2017) al liceo non sarà più possibile seguire vari corsi facoltativi, come i corsi di informatica e i corsi complementari di educazione fisica. Ciononostante, il corso di religione non verrà messo in discussione: del resto si sa, la spiritualità occupa uno spazio più importante delle conoscenze tecnologiche e dell’attività fisica.

Il SISA non ha intenzione di seguire passivamente questo agire scriteriato delle istituzioni: non possiamo permettere che il rientro finanziario porti simili conseguenze per gli studenti, già fortemente toccati dai vari risparmi succedutisi negli ultimi anni nel mondo della scuola.

Appello per l’italiano (08.05.2013)

Onorevole Consigliere di Stato Manuele Bertoli,

 

nel corso di questi giorni più volte sono stati citati i valori svizzeri, o più in generale quel complesso di peculiarità che caratterizzano il nostro paese sotto il profilo storico, culturale e sociale. Dopo che, di recente, si erano già prodotte dicussioni concernenti le modalità d’insegnamento della civica nelle scuole, relative la discutibile proposta di rendere autonoma tale disciplina, il Granconsiglio ticinese ha investito ore in discussioni relative il trattamento obbligatorio del Salmo Svizzero nei programmi scolastici, a seguito della mozione inoltratata dal deputato democentrista Marco Chiesa, poi approvata.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è già espresso in merito a tale decisione, definita ambigua, ben poco coerente sia sotto il profilo della didattica – in primis perché lesiva della libertà d’insegnamento e dell’autonomia didattica del docente (Legge della scuola, Art. 46) – sia sul piano di una sua reale utilità nell’ottica di educare alla conoscenza del paese e alla cittadinanza, cosiccome nel merito della questione della laicità – valore fondante dell’istituzione scolastica – dati i contenuti del Salmo in questione.

A differenza degli estensori della suddetta proposta siamo perfettamente consci che le problematiche che toccano la scuola pubblica ticinese e il Cantone nel suo complesso sono ben altre, come sono del resto ben altre le caratteristiche fondanti della nostra società: una di queste è certamente il plurilinguismo, con particolare accento sulla tutela delle minoranze linguistiche presenti in Svizzera, tra le quali vi è quella italofona.

Come avrà avuto modo di constatare, un’iniziativa popolare, lanciata – ironia della sorte – dagli stessi paladini della “svizzeritudine” che hanno appena finito di stracciarsi le vesti per il Salmo Svizzero, chiede che nei Grigioni venga troncato l’insegnamento dell’italiano nelle scuole elementari. Il signor Christian Aliesch (UDC) e gli altri iniziativisti vorrebbero così dare preminenza alla matematica, alla lingua madre e all’inglese.

Ciò lascia spazio a considerazioni che dovrebbero far riflettere il Governo ticinese, oltre che ovviamente Coira e Berna.

La proposta di cancellare l’italiano dalle scuole elementari grigionesi rappresenta un gravissimo attacco al plurilinguismo svizzero e alla considerazione di cui dovrebbero godere le minoranze linguistiche, dal momento che esso viene mosso in un Cantone in cui l’italiano è lingua ufficiale, e in cui vivono circa 15’000 persone suddivise in tre distretti italofoni.

original_06650040_Prima lezioneQualora una simile iniziativa dovesse tradursi in realtà, verrebbero a crearsi le precondizioni per lo sdoganamento dell’italiano come lingua di seconda fascia, anche sul piano nazionale, dando il via all’isolamento linguistico del Ticino.
Si tratterebbe inoltre di un segnale pericoloso anche nei confronti del Grigioni italiano, che non ha certo bisogno di approfondire il divario rispetto a Coira: dinanzi ad una simile eventualità è bene che vengano prese tutte le precauzioni del caso.

È altresì degna di nota la totale mancanza di sensibilità degli iniziativisti, che non soltanto danno evidente segno di non curarsi della questione del pluriliguismo, ma relegano la lingua di Dante ad un impiccio che a loro modo di vedere ostacolerebbe l’educazione degli allievi grigionesi: il fatto che simili impressioni circolino in Svizzera lascia intendere che lo statuto dell’italiano e dell’immenso bagaglio culturale che esso porta con sé, non siano sufficientemente valorizzati.

Come si può pensare che l’apprendimento di una lingua, uno degli esercizi di stimolo dell’intelligenza più alti che si possano concepire, risulti dannoso per l’apprendimento?

È piuttosto evidente, invece, che ancora una volta dietro disegni di questo genere, volti a sgretolare il profilo umanistico a vantaggio delle discipline cosiddette scientifiche, si celano interessi economici: tra gli iniziativisti è infatti presente anche un noto imprenditore nell’ambito delle tecniche medicali, che avrebbe verosimilmente vantaggio a poter disporre di allievi già tendenzialmente inquadrati nelle competenze utili al suo settore. Il tutto, un’altra volta, alla faccia di una scuola pubblica che dovrebbe educare persone capaci di pensiero critico e pronte a districarsi nella società, e non certo manodopera preconfenzionata al servizio dell’economia.

Il SISA, in conclusione, conta da sempre tra le proprie file studenti provenienti dal Grigioni italiano. Motivo ulteriore, questo, per manifestare grande sensibilità rispetto ad una tematica simile. Per questo, e in virtù di quanto esposto nel presente messaggio, chiediamo a lei, in qualità di ministro dell’educazione e di membro del Governo, di far sentire con forza la voce del Ticino e del Grigioni italiano, presso tutti i consessi all’interno dei quali si potranno operare forme di tutela nei confronti della nostra lingua e della scuola pubblica.

 

Cordiali saluti,

Per la Segreteria del SISA,

Janosch Schnider, coordinatore

Francesco Vitali, coordinatore

 

Bellinzona, 8 maggio 2013

Vogliamo un’#ALTRASCUOLA: la mobilitazione non si ferma!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime piena soddisfazione riguardo l’esito della protesta del 23 marzo contro i nuovi tagli nel settore scolastico. Molti, anzi moltissimi, gli studenti che hanno risposto alla mobilitazione del SISA: essi non sono più disposti a vedere subordinato il proprio diritto allo studio alle volontà di risparmio delle autorità politiche ticinesi.

Queste, limitate in una visione risparmistica di corto periodo, non sono in grado di assolvere il proprio compito, ossia di progettare il futuro del paese. Per assicurare il rilancio economico e sociale di cui il Ticino ha più che mai bisogno, occorre investire nell’unica vera risorsa di cui esso dispone: i suoi cervelli. La scuola pubblica, che rappresenta la struttura chiave per lo sviluppo e il consolidamento di questa risorsa, dovrebbe quindi essere oggetto di ampi investimenti e non di ottusi risparmi.

Le studentesse e gli studenti ticinesi, scesi in piazza a fianco dei propri docenti, hanno oggi mostrato la propria determinazione nel voler lottare per ottenere un’#altrascuola: una determinazione che non ha visto nella giornata di oggi il proprio punto d’arrivo, bensì quello di partenza: verso una stagione che, se sarà necessario, non ci vedrà nel ruolo di spettatori passivi dello smantellamento del nostro futuro. La mobilitazione non si ferma!