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Massima solidarietà agli scioperanti della NLM!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime la propria massima solidarietà ai lavoratori della società di Navigazione Lago Maggiore (NLM) scesi in sciopero per lottare contro il licenziamento collettivo dei 34 dipendenti svizzeri e per difendere le condizioni contrattuali attuali.

La decisione dei vertici dell’azienda è gravemente irresponsabile e sintomo di quella preoccupante e trasversale deriva del servizio pubblico che abbiamo già avuto modo di denunciare in passato: sopprimendo tali posti di lavoro, la direzione della NLM non ha infatti preso minimamente in considerazione il futuro occupazionale dei lavoratori licenziati (così come l’impatto sulle loro famiglie), lasciando peraltro presagire la volontà di procedere ad una revisione al ribasso delle condizioni salariali e di lavoro degli impiegati.

Il SISA si schiera pertanto al fianco dei dipendenti in sciopero, condividendone le rivendicazioni e ribadendo la propria contrarietà ad un servizio pubblico fondato su logiche di massimizzazione del profitto e di ottimizzazione dei costi: è ora che l’ente pubblico (ad ogni livello istituzionale) si attivi per contrastare e porre rimedio ai notevoli abusi commessi dalla NLM (e non solo), garantendo un futuro dignitoso a tale servizio e a coloro che lo forniscono!


(Foto: Samuel Golay – Ti-Press)

Assemblea generale del SISA (03.12.16)

Questo evento si è già svolto a Lugano sabato 3 dicembre 2016. Qui potete trovare il comunicato stampa relativo al lavori assembleari.


Siete tutte/i invitate/i all’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA)!

Quando: Sabato 3 dicembre 2016

Orario: 14.30

Dove: Canvetto Luganese, Lugano (mappa)

 Sul posto vi sarà la possibilità di iscriversi al SISA, per la modica cifra di 1 franco al mese (quota annuale: 12.-).

Gli interessati a partecipare all’assemblea possono annunciarsi inviando una email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com. In seguito riceveranno la documentazione concernente i lavori assembleari.

Al termine dell’assemblea verrà organizzato un aperitivo.

Ordine del giorno

  1. Saluto del coordinamento
  2. Discussione e votazione sul documento Prospettiva 2016-2017: “Per un consolidamento del SISA: radicato sul territorio e in grado di incidere nella realtà”
  3. Discussione e votazione sulla risoluzione Patto di Paese? Cominciate col darci quanto ci dovete!
  4. Elezione del coordinamento e del Comitato Centrale
  5. Eventuali
  6. Chiusura dei lavori
facebook Evento Facebook: clicca qui!

Patto di Paese? Cominciate col darci quanto ci dovete!

Il testo qui riportato è stato discusso e approvato dall’Assemblea generale del SISA riunitasi sabato 3 dicembre 2016 a Lugano (scopri di più qui).

Scarica qui il file .pdf!


RISOLUZIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DEL SISA

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitasi a Taverne in data 3 dicembre 2016, si è chinata sul tema delle imminenti riforme fiscali e dell’impatto che queste potrebbero avere sul finanziamento del sistema scolastico ticinese.

I segnali che giungono dalla politica cantonale rappresentano in effetti una nuova minaccia per il carattere pubblico dell’istruzione e per il diritto allo studio dei cittadini ticinesi. Per questo motivo, il sindacato ha ritenuto opportuno sviluppare una riflessione ad ampio spettro e suonare l’allarme in vista di nuovi e pesanti attacchi alla nostra scuola pubblica.

1.

La riforma federale della fiscalità delle imprese, approvata dalle Camere lo scorso giugno e posta in votazione popolare il prossimo 12 febbraio, apre nuovi preoccupanti scenari per le finanze pubbliche, ad ogni livello istituzionale: le prime stime valutano a 3/4 miliardi di franchi le perdite per Confederazione, Cantoni e Comuni. Ma non è tutto. A queste minori entrate ne andranno con ogni probabilità aggiunte di nuove, derivanti da un’ulteriore pacchetto di sgravi cantonali già in fase di allestimento: per “mantenere la competitività fiscale” del Ticino, il governo ha intenzione di varare una serie di misure fiscali che causerebbero nuovi importanti ammanchi nelle casse pubbliche (una delle proposte sul tavolo è la riduzione dell’aliquota sull’utile delle imprese dall’attuale 9% al 6%).

Lo scenario proposto dal Consiglio di Stato ticinese è quello di un ipotetico “patto di Paese”, che dovrebbe compensare gli sgravi fiscali con delle misure sociali a beneficio delle classi sociali più deboli, sul modello di quanto proposto lo scorso anno dal governo vodese. Tuttavia non è ancora chiaro quali sarebbero questi interventi e in che misura riuscirebbero a compensare le gravi perdite cui verrebbe sottoposta la collettività.

Di certo vi è solo che gli equilibri nelle finanze pubbliche ticinesi si stanno avvicinando ad un nuovo periodo di profondi mutamenti, che non possiamo attendere senza preoccupazione.

La scuola è infatti da ormai qualche decennio una delle vittime principali delle manovre di risparmio effettuate dalle autorità cantonali, che a prima vista sembrerebbero aver agito senza alcuna strategia, tagliando qua e là sulla base di meri parametri contabili. Se ciò dovesse rivelarsi vero, significherebbe che la classe politica ticinese ha agito per anni (e continuerebbe a farlo ancor oggi) senza alcuna progettualità, avanzando alla cieca in una misera logica di semplice amministrazione dell’esistente. Tuttavia, a nostro modo di vedere è un altro lo scenario più aderente alla realtà: dietro a queste misure di risparmio “a macchia di leopardo” vi è con ogni probabilità una precisa strategia di indebolimento della scuola pubblica, nell’ottica di riconfigurare gli equilibri che oggi definiscono l’istruzione come prevalentemente pubblica, a vantaggio di un sistema scolastico “a conduzione mista”, sul modello delle partnership pubblico-private ampiamente diffusesi negli ultimi decenni.

2.

Le direttive in materia di educazione dei principali organi sovranazionali dell’Occidente capitalista (in particolare dell’OCSE e dell’UE) impongono infatti un arretramento dello Stato nella gestione dell’istruzione, da attuarsi tramite radicali riforme dei sistemi scolastici, basate due assi principali: a) un nuova impostazione pedagogico-didattica fondata non più sull’acquisizione di conoscenze ma sullo sviluppo di “competenze trasversali” strettamente connesse alle esigenze di un mercato del lavoro in rapida evoluzione; b) una profonda decentralizzazione dei sistemi educativi, i quali verrebbero amministrati non più a livello ministeriale (e quindi sotto il controllo di tutta una serie di organi democratici) ma a livello d’istituto (sotto la direzione di quelli che assomiglieranno sempre più a dei veri e propri “consigli di amministrazione”), permettendo così maggiori e più mirate “sinergie” con il capitale privato.

In Ticino questo processo di riforma (incarnato dal progetto “La scuola che verrà”) è stato sciaguratamente promosso dalla “sinistra” di governo, che ha aperto una porta che sarebbe stato suo compito difendere fino allo stremo e che con ogni probabilità la destra sfonderà violentemente. La vittoria del 2001, quando il popolo respinse l’iniziativa “Per un’effettiva libertà di scelta”, è sempre più lontana e non è ben chiaro quanto in casa liberale sia ancora radicata la “cultura dell’istruzione pubblica” che in quell’occasione aveva permesso di evitare il peggio. Possiamo infatti supporre che una buona parte della maggioranza borghese in parlamento veda piuttosto di buon occhio quantomeno una parte delle proposte avanzate dall’iniziativa parlamentare “La scuola che vogliamo” presentata dai turbo-liberisti di AreaLiberale. Del resto, le pretese del padronato nostrano sono perfettamente coerenti con questo disegno: rivendicando da un lato maggiore attenzione a “profili” e “competenze” flessibili e interscambiabili e dall’altro un maggiore coinvolgimento nell’orientamento e nella definizione dei programmi scolastici, le imprese ticinesi sarebbero estremamente soddisfatte da una simile rivoluzione.

In conclusione, possiamo quindi ipotizzare che la strategia adottata sia la seguente: riducendo progressivamente il carico fiscale sulle imprese, il Cantone è “costretto” (a causa dei vincoli imposti dalla dottrina neo-liberista in materia di spesa pubblica) a ridurre (tra gli altri) anche il finanziamento della scuola pubblica. Con qualche adattamento legislativo (molti dei quali già formulati e pronti per essere votati), i vuoti creati dallo Stato potrebbero essere facilmente ricoperti dall’imprenditoria privata, finalmente libera di gestire in autonomia i propri investimenti in materia di formazione di manodopera e di consumatori, senza dover più passare dall’ingombrante mediazione dell’apparato pubblico. Il che si tradurrebbe in sponsorizzazioni, forniture di materiali didattici, assistenza nell’orientamento e (perché no?) nell’insegnamento, ecc.

La scuola del futuro diverrebbe quindi strutturata su due tronconi: in primo luogo una scuola dell’obbligo estremamente parcellizzata e asimmetrica, con risorse e programmi funzionali agli interessi particolari del capitale privato (con gravi discriminazioni sociali e geografiche che penalizzerebbero gli studenti di periferia o di valle); in secondo luogo un settore secondario superiore diviso tra una formazione professionale di massa (in quanto sotto il diretto controllo del padronato e pertanto facilmente adattabile alle proprie esigenze) e delle scuole medie superiori estremamente élitarie, professionalizzanti e di corta durata (per permettere alle imprese di disporre quanto prima di “profili” altamente specializzati da formare sul posto di lavoro).

3. 

Questa prospettiva, per chi ancora crede in un’istruzione pubblica indipendente e in grado di garantire a tutti pari opportunità educative e sociali, è evidentemente terrificante.

È per questo motivo che l’Assemblea del SISA si schiera con decisione contro la Riforma dell’imposizione delle imprese, che costituirebbe un ulteriore tassello a complemento del progetto descritto in precedenza e che rappresenta l’ennesimo passo verso la distruzione di quel minimo di stato sociale ancora esistente.

A nostro parere, la direzione da prendere è quella opposta: chi fino ad oggi ha beneficiato di un trattamento di favore, traendo addirittura dei profitti dalla crisi economica e sociale che ha colpito la maggioranza della popolazione, dovrebbe venir chiamato alla cassa e contribuire al benessere di tutta la collettività.

Per quanto concerne la scuola, rivendichiamo innanzitutto il ripristino della situazione precedente alle varie misure di risparmio che hanno colpito anno dopo anno gli studenti ticinesi e le loro famiglie, di cui riportiamo qui un breve elenco (non esaustivo) riguardante gli ultimi anni:

  1. Aumento dal 30% al 35% della quota di reddito disponibile della famiglia da destinare alla formazione dei figli (2014);
  2. Aumento da 1’000.- a 1’500.- franchi dell’importo minimo che dà diritto alla borsa di studio per formazioni di grado terziario (2014);
  3. Conversione in prestiti delle borse di studio per corsi linguistici (2014);
  4. Conversione in prestiti di 1/3 delle borse di studio per master (2015);
  5. Riduzione dei corsi facoltativi e opzionali nelle scuole medie superiori (2015 e 2017);
  6. Soppressione di varie sezioni professionali alla SSAT e al CSIA (2015);
  7. Esclusione del tedesco dal piano di studio nelle scuole professionali di base di 15 professioni (2014);
  8. Aumento delle tasse d’iscrizione degli allievi domiciliati fuori Cantone (2015);
  9. Aumento da 600.- a 900.- delle tasse d’iscrizione alla SSS (2014);
  10. Raddoppio del contributo delle famiglie al trasporto degli allievi (2014 e 2015);
  11. Dimezzamento del monte ore di sede (2005 e 2009).

Prima di poter parlare di qualunque pacchetto di sgravi fiscali, occorrerebbe poi che governo e parlamento prendessero vari provvedimenti necessari a garantire i diritti sociali sanciti dalla Costituzione cantonale. Ad esempio, il diritto allo studio non è ancora realtà per una parte non trascurabile della popolazione e lo Stato dovrebbe quindi adoperarsi per fornire maggiori garanzie e risorse alla scuola pubblica, chiamata a mettere fine alle disparità esistenti in rapporto alle opportunità di formazione dei cittadini.

In particolare, richiediamo:

  1. Introduzione di lezioni di sostegno e di assistenza allo studio gratuite in ogni ordine scolastico;
  2. Introduzione di doposcuola ricreativi e di recupero scolastico gratuiti dalla scuola dell’infanzia al termine della scuola dell’obbligo;
  3. Gratuità totale del materiale didattico in ogni ordine di scuola;
  4. Creazione di una rete pubblica di asili-nido gratuiti per le famiglie in difficoltà economiche;
  5. Creazione di speciali fondi d’istituto per gli studenti in difficoltà, che permettano di coprire le spese scolastiche (gite, pasti, ecc.) di coloro che ne fanno richiesta (garantendo la discrezione del servizio, onde evitare fenomeni di marginalizzazione degli studenti meno agiati);
  6. Introduzione di un sistema di tasse d’iscrizione progressive secondo il reddito degli studenti (unicamente negli istituti in cui già oggi è prevista un contributo da parte degli allievi);
  7. Istituzione di corsi opzionali di materie umanistiche e artistiche nelle scuole professionali;
  8. Istituzione di un regolamento che stabilisca chiare garanzie di imparzialità e stretti limiti circa il coinvolgimento di organizzazioni extrascolastiche (sia non profit che for profit) nell’attività educativa, nella sua programmazione e nella fornitura di materiale didattico.

Quando si tratterà di discutere i dettagli del “patto di Paese” che dovrebbe assicurare il futuro del Ticino come paradiso fiscale per imprese e redditi elevati, auspichiamo quindi che il ministro Bertoli sappia far valere questi argomenti e assicuri alla scuola ticinese un futuro al riparo da ulteriori picconate. Visto quanto fatto (e non fatto), ce lo deve.

Lugano, 3 dicembre 2016.

Assemblea generale del SISA: “Costruiamo insieme un’#altrascuola!”

Sabato 4 giugno 2016 il SISA si riunirà in assemblea per stilare un bilancio dell’anno scolastico appena trascorso e per prepararsi in vista di settembre: il prossimo anno sarà carico di sfide, motivo per cui occorre iniziare subito a riflettere su come affrontarle!

A seguito dell’assemblea ci si trasferirà sull’argine del fiume di Taverne, dove verrà organizzata una grigliata aperta a tutti gli interessati: il SISA procurerà abbeveraggi vari e delle cibarie di base (bratwurst e cervelat), per cui viene chiesta una partecipazione di 10.- CHF.

 

Ecco l’ordine del giorno dell’assemblea:

  1. Saluto dei coordinatori
  2. Bilancio dell’attività nell’anno scolastico 2015-2016
  3. Bilancio amministrativo del SISA (finanze e organizzazione)
  4. Prossime campagne: “Costruiamo l’altrascuola” e raccolta firme della petizione ”NO allo smantellamento del liceo!’‘.
  5. Campeggio di formazione 2016
  6. Eventuali

 

Ritrovo: Canvetto luganese (clicca qui per vedere la mappa), ore 14.00

 

facebookEvento Facebook: clicca qui

 

 

Vi aspettiamo numerose/i!

 

Campeggio 2016: aperte le iscrizioni!

Anche quest’anno il SISA organizza una tre giorni di formazione a fine estate, a cui sono caldamente invitati tutti gli interessati! Eccovi qualche informazione in più:

QUANDO: 19-21 agosto.

DOVE: rifugio Tasserà, nei pressi del monte Bar.

COSTO: 50 CHF (compresi: vitto, alloggio ed abbeveraggio).

ISCRIZIONE: gli interessati sono pregati di scrivere un’email all’indirizzo lucarobe.cespu@gmail.com o all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com.
Per eventuali richieste di informazioni vi preghiamo di rivolgervi ai medesimi contatti.

 

PROGRAMMA:

19.08.16 (venerdì)

20.08.16 (sabato)

21.08.15 (domenica)

ARRIVO IN LOCO

Resa operativa dello stabile

Conferenza sulle pratiche pedagogiche e didattiche non tradizionali

PULIZIA

RIPIGLIO GENERALE

Pranzo al sacco

Corso di introduzione al sindacalismo studentesco 

(aspetti politici: massificazione e mercificazione dell’istruzione)

Conferenza sulla struttura e l’impostazione dei sistemi scolastici

Assemblea/discussione di chiusura del campeggio

RIENTRO

FILM (da stabilire)

FESTA

Il governo dichiara guerra al diritto allo studio

La manovra di risparmio presentata dal Governo ieri costituisce un’ennesima mazzata per gli studenti ticinesi: il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) contesta con forza la ormai esplicita volontà del Cantone di smantellare la scuola pubblica.

Il Consiglio di Stato ha infatti proposto l’eliminazione dei corsi facoltativi al liceo, per ottenere un risparmio di 0.8 milioni di franchi. Oltre a ciò, si aggiungono alcune misure che riducono la spesa per le borse di studio di 0.5 milioni e la sospensione del versamento di quasi 4 milioni al fondo per la formazione professionale.

Ci preoccupa in particolare il taglio all’offerta formativa del liceo: il sacrificio richiesto agli studenti ci pare oltremodo sproporzionato rispetto a un risparmio così irrisorio: dopotutto si parla di soli 800’000 franchi in tutto il Cantone! Non ci resta che aspettare l’annuncio della rimozione delle porte delle scuole medie per raccattare qualche centinaia di migliaia di franchi…

Purtroppo pare proprio che a partire da settembre (la misura dovrebbe entrare in vigore nel 2017) al liceo non sarà più possibile seguire vari corsi facoltativi, come i corsi di informatica e i corsi complementari di educazione fisica. Ciononostante, il corso di religione non verrà messo in discussione: del resto si sa, la spiritualità occupa uno spazio più importante delle conoscenze tecnologiche e dell’attività fisica.

Il SISA non ha intenzione di seguire passivamente questo agire scriteriato delle istituzioni: non possiamo permettere che il rientro finanziario porti simili conseguenze per gli studenti, già fortemente toccati dai vari risparmi succedutisi negli ultimi anni nel mondo della scuola.

Appello per l’italiano (08.05.2013)

Onorevole Consigliere di Stato Manuele Bertoli,

 

nel corso di questi giorni più volte sono stati citati i valori svizzeri, o più in generale quel complesso di peculiarità che caratterizzano il nostro paese sotto il profilo storico, culturale e sociale. Dopo che, di recente, si erano già prodotte dicussioni concernenti le modalità d’insegnamento della civica nelle scuole, relative la discutibile proposta di rendere autonoma tale disciplina, il Granconsiglio ticinese ha investito ore in discussioni relative il trattamento obbligatorio del Salmo Svizzero nei programmi scolastici, a seguito della mozione inoltratata dal deputato democentrista Marco Chiesa, poi approvata.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è già espresso in merito a tale decisione, definita ambigua, ben poco coerente sia sotto il profilo della didattica – in primis perché lesiva della libertà d’insegnamento e dell’autonomia didattica del docente (Legge della scuola, Art. 46) – sia sul piano di una sua reale utilità nell’ottica di educare alla conoscenza del paese e alla cittadinanza, cosiccome nel merito della questione della laicità – valore fondante dell’istituzione scolastica – dati i contenuti del Salmo in questione.

A differenza degli estensori della suddetta proposta siamo perfettamente consci che le problematiche che toccano la scuola pubblica ticinese e il Cantone nel suo complesso sono ben altre, come sono del resto ben altre le caratteristiche fondanti della nostra società: una di queste è certamente il plurilinguismo, con particolare accento sulla tutela delle minoranze linguistiche presenti in Svizzera, tra le quali vi è quella italofona.

Come avrà avuto modo di constatare, un’iniziativa popolare, lanciata – ironia della sorte – dagli stessi paladini della “svizzeritudine” che hanno appena finito di stracciarsi le vesti per il Salmo Svizzero, chiede che nei Grigioni venga troncato l’insegnamento dell’italiano nelle scuole elementari. Il signor Christian Aliesch (UDC) e gli altri iniziativisti vorrebbero così dare preminenza alla matematica, alla lingua madre e all’inglese.

Ciò lascia spazio a considerazioni che dovrebbero far riflettere il Governo ticinese, oltre che ovviamente Coira e Berna.

La proposta di cancellare l’italiano dalle scuole elementari grigionesi rappresenta un gravissimo attacco al plurilinguismo svizzero e alla considerazione di cui dovrebbero godere le minoranze linguistiche, dal momento che esso viene mosso in un Cantone in cui l’italiano è lingua ufficiale, e in cui vivono circa 15’000 persone suddivise in tre distretti italofoni.

original_06650040_Prima lezioneQualora una simile iniziativa dovesse tradursi in realtà, verrebbero a crearsi le precondizioni per lo sdoganamento dell’italiano come lingua di seconda fascia, anche sul piano nazionale, dando il via all’isolamento linguistico del Ticino.
Si tratterebbe inoltre di un segnale pericoloso anche nei confronti del Grigioni italiano, che non ha certo bisogno di approfondire il divario rispetto a Coira: dinanzi ad una simile eventualità è bene che vengano prese tutte le precauzioni del caso.

È altresì degna di nota la totale mancanza di sensibilità degli iniziativisti, che non soltanto danno evidente segno di non curarsi della questione del pluriliguismo, ma relegano la lingua di Dante ad un impiccio che a loro modo di vedere ostacolerebbe l’educazione degli allievi grigionesi: il fatto che simili impressioni circolino in Svizzera lascia intendere che lo statuto dell’italiano e dell’immenso bagaglio culturale che esso porta con sé, non siano sufficientemente valorizzati.

Come si può pensare che l’apprendimento di una lingua, uno degli esercizi di stimolo dell’intelligenza più alti che si possano concepire, risulti dannoso per l’apprendimento?

È piuttosto evidente, invece, che ancora una volta dietro disegni di questo genere, volti a sgretolare il profilo umanistico a vantaggio delle discipline cosiddette scientifiche, si celano interessi economici: tra gli iniziativisti è infatti presente anche un noto imprenditore nell’ambito delle tecniche medicali, che avrebbe verosimilmente vantaggio a poter disporre di allievi già tendenzialmente inquadrati nelle competenze utili al suo settore. Il tutto, un’altra volta, alla faccia di una scuola pubblica che dovrebbe educare persone capaci di pensiero critico e pronte a districarsi nella società, e non certo manodopera preconfenzionata al servizio dell’economia.

Il SISA, in conclusione, conta da sempre tra le proprie file studenti provenienti dal Grigioni italiano. Motivo ulteriore, questo, per manifestare grande sensibilità rispetto ad una tematica simile. Per questo, e in virtù di quanto esposto nel presente messaggio, chiediamo a lei, in qualità di ministro dell’educazione e di membro del Governo, di far sentire con forza la voce del Ticino e del Grigioni italiano, presso tutti i consessi all’interno dei quali si potranno operare forme di tutela nei confronti della nostra lingua e della scuola pubblica.

 

Cordiali saluti,

Per la Segreteria del SISA,

Janosch Schnider, coordinatore

Francesco Vitali, coordinatore

 

Bellinzona, 8 maggio 2013

Vogliamo un’#ALTRASCUOLA: la mobilitazione non si ferma!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime piena soddisfazione riguardo l’esito della protesta del 23 marzo contro i nuovi tagli nel settore scolastico. Molti, anzi moltissimi, gli studenti che hanno risposto alla mobilitazione del SISA: essi non sono più disposti a vedere subordinato il proprio diritto allo studio alle volontà di risparmio delle autorità politiche ticinesi.

Queste, limitate in una visione risparmistica di corto periodo, non sono in grado di assolvere il proprio compito, ossia di progettare il futuro del paese. Per assicurare il rilancio economico e sociale di cui il Ticino ha più che mai bisogno, occorre investire nell’unica vera risorsa di cui esso dispone: i suoi cervelli. La scuola pubblica, che rappresenta la struttura chiave per lo sviluppo e il consolidamento di questa risorsa, dovrebbe quindi essere oggetto di ampi investimenti e non di ottusi risparmi.

Le studentesse e gli studenti ticinesi, scesi in piazza a fianco dei propri docenti, hanno oggi mostrato la propria determinazione nel voler lottare per ottenere un’#altrascuola: una determinazione che non ha visto nella giornata di oggi il proprio punto d’arrivo, bensì quello di partenza: verso una stagione che, se sarà necessario, non ci vedrà nel ruolo di spettatori passivi dello smantellamento del nostro futuro. La mobilitazione non si ferma!

 

 

Un monitoraggio cantonale per promuovere la competizione tra le scuole?

Il percorso d’implementazione del concordato HarmoS conferma i timori già espressi a suo tempo dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA): la recente notizia dell’introduzione di un sistema di monitoraggio degli obiettivi formativi nazionali non può che farci preoccupare. Essa rappresenta infatti uno dei tasselli fondamentali grazie a cui HarmoS potrebbe riuscire ad instaurare anche in Svizzera un vero e proprio “mercato dell’istruzione”, in cui – come in qualsiasi “libero” mercato – solo chi avesse le necessarie risorse economiche riuscirebbe a far valere il diritto all’educazione sancito dalla Costituzione.

Se il sistema di monitoraggio intercantonale non dovrebbe creare grandi stravolgimenti per il Ticino (il nostro sistema scolastico, isolato linguisticamente e fisicamente, non potrà permettere l’ampia mobilità degli studenti che si potrebbe invece avere nei Cantoni della Svizzera interna), ciò non vale assolutamente per quanto riguarda la verifica delle competenze a livello cantonale: questa servirà infatti a “capire com’è il sistema scolastico ticinese, anche in un confronto tra istituto e istituto”, tramite la pubblicazione di un rapporto quadriennale sull’educazione. Esso renderà pubblici i risultati delle singole scuole, senza tenere conto di una lunga serie di variabili (sociologiche, finanziarie, geografiche, ecc.), e potrebbe divenire lo strumento principale grazie a cui le famiglie potrebbero iniziare a scegliere “liberamente” in quale scuola iscrivere i propri figli. Il timore, basato anche sull’osservazione di dinamiche analoghe in Europa, è che tale pratica possa a lungo andare dare vita ad una “scuola a due velocità”: solo chi potesse far fronte ai costi maggiori derivanti dalla lontananza dalla sede di riferimento riuscirebbe a garantire ai propri figli un’istruzione di qualità, mentre gli istituti di valle, di periferia ecc. diverrebbero delle vere e proprie “scuole discarica” in cui concentrare gli allievi “peggiori” (ossia coloro che non hanno la possibilità di frequentare delle lezioni di recupero, di avere un giornale in casa, di venire seguiti dai propri genitori negli studi, ecc.).

Il SISA, come aveva già avuto modo di fare al momento della sottoscrizione di HarmoS, si oppone all’introduzione di un simile monitoraggio e si appella al DECS affinché non inizi a pubblicare i dati sui risultati delle singole scuole, aprendo la strada ad una sfrenata concorrenza tra istituti con gravi conseguenze per il diritto allo studio e l’equità di trattamento degli studenti.

23 marzo, la giornata dell’#altrascuola – PROGRAMMA: alcuni spunti per una giornata di discussione e di protesta

Per una giornata di discussione e di protesta

Dopo aver presentato un documento rivendicativo iniziale, il “Manifesto per una giornata dell’#altrascuola”, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) propone, a poche settimane dalla fatidica giornata di “vacanza forzata”, questo documento operativo in cui si delineano una serie di proposte e di spunti per assicurare la buona riuscita della protesta.

Come già precisato nel “Manifesto”, a nostro modo di vedere il boicottaggio del congedo si dovrebbe sviluppare su due assi principali: la discussione, l’approfondimento del tema dell’istruzione e del valore della scuola pubblica; la protesta, la sensibilizzazione della classe politica e dell’opinione pubblica in merito all’irresponsabilità e all’iniquità delle politiche scolastiche promosse dal Cantone negli scorsi anni.

Per concretizzare queste due dimensioni, riproponiamo di suddividere la giornata in due unità principali:

  1. svolgimento di attività di discussione e approfondimento (mattino): nelle varie sedi coinvolte nel boicottaggio, si dovrà dare libero spazio ad assemblee, seminari e laboratori, in cui si mettano a fuoco le principali problematiche della scuola d’oggi e in cui si possa dare libero spazio alla formulazione (e alla messa in atto) di soluzioni;

  2. manifestazione pubblica di protesta (pomeriggio): in seguito, si dovranno rendere note all’opinione pubblica le rivendicazioni formulate nel corso della mattinata, organizzando un presidio di protesta a Bellinzona, presso la sede del governo, dove, in collaborazione coi docenti, si lanci un segnale chiaro e forte all’opinione pubblica.

Qui di seguito potete trovare un elenco di possibili attività che il SISA è disposto ad organizzare durante il mattino e un programma dettagliato della manifestazione studentesca di protesta che avrà luogo nel pomeriggio.

Alcuni esempi di attività realizzabili

La mattinata, come detto, verrebbe consacrata allo svolgimento di assemblee, seminari e laboratori. Per poter riuscire a partecipare alla seconda parte della giornata, occorre però organizzare il tempo a disposizione in modo razionale: i partecipanti dovrebbero avere la possibilità di scegliere tra le varie attività secondo i propri interessi, perciò sarà fondamentale assicurare una certa struttura alla manifestazione.

Orario (indicativo)

Attività

Note

08.30 – 10.00

Seminario/Laboratorio 1

Nella prima fascia oraria, i partecipanti possono svolgere le attività organizzate e iniziare a riflettere sul tema della giornata.

10.30 – 12.00

Seminario/Laboratorio 2

o

Assemblea generale

Nella seconda, i partecipanti possono scegliere se partecipare ad un’altra attività o se discutere in assemblea le problematiche principali della scuola di oggi, confrontando il proprio parere con quello degli altri studenti e docenti!

Le informazioni relative all’orario e all’aula in cui hanno luogo le attività dovrebbero venir rese accessibili a tutti tramite un supporto pubblico (ad esempio un semplice cartellone nell’atrio), in modo da permettere ai partecipanti di “crearsi” da soli il proprio programma.

Per facilitare la partecipazione di docenti e studenti si è deciso di raggruppare le varie attività in alcuni “percorsi” in cui si affrontino tematiche simili e correlate tra loro (naturalmente questo non dovrebbe precludere la possibilità di scegliere singole attività e di “crearsi” autonomamente il proprio programma personale).

Inoltre, coerentemente con la rivendicazione di fondo del boicottaggio (la profonda ingiustizia della decisione di privare gli studenti di un giorno di scuola), verranno proposte alcune idee per promuovere l’organizzazione di lezioni di sostegno e di laboratori in cui preparare la manifestazione di protesta del pomeriggio: non riusciranno a impedirci di fare scuola, né il 23 marzo né mai!

SEMINARI

PERCORSO 1: Storia ed evoluzione recente dei sistemi scolastici

  • Massificata e mercificata: ecco come è cambiata l’istruzione negli ultimi 60 anni. La scuola riveste, fin dalla sua nascita, una funzione sociale e economica fondamentale, in quanto è uno dei principali fattori di riproduzione e di innovazione dei sistemi socio-economici in cui si colloca. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione in Occidente è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti: analizziamoli e cerchiamo di capire insieme quale sia il loro obiettivo!

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Ma questi “tagli”, cosa sono? – Seminario sulle politiche di risparmio nella scuola pubblica. Si sente spesso parlare di “tagli” nella scuola, che sarebbero pericolosi e per questo combattuti: ma di cosa si tratta davvero? In cosa consistono i risparmi effettuati nell’istruzione e quale evoluzione hanno seguito negli anni? Quali conseguenze causano per gli studenti e per la qualità della scuola? Discutiamone insieme, sulla base di incontrovertibili dati statistici forniti da studi finanziati dal Cantone (vedi Scuola a tutto campo)!

    Materiale necessario: beamer e computer

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

PERCORSO 2: I sistemi di gestione degli istituti scolastici

  • L’aziendalizzazione della scuola: kit per un’istruzione autoritaria e socialmente iniqua. A partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, si va diffondendo una nuova visione del sistema-scuola: questo dovrebbe venir concepito, organizzato e amministrato sul modello dell’impresa privata, con l’obiettivo di migliorarne l’efficacia e la sostenibilità finanziaria. Questo modello, che negli ultimi anni si sta prepotentemente diffondendo anche in Europa (e in Ticino), comporta però tutta una serie di preoccupanti implicazioni: affrontiamole e riflettiamoci, per mettere a fuoco il futuro della scuola pubblica e del suo significato.

    Materiale necessario: beamer e computer

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Le scuole democratiche nel mondo: una gestione democratica e non tradizionale dell’istituto scolastico. Sparse per tutto il mondo esistono delle scuole che basano la propria organizzazione sulla partecipazione democratica di studenti e docenti nelle decisioni che riguardano la gestione dell’istituto: le cosiddette scuole democratiche. In esse lo strumento principale per l’amministrazione della vita comune è l’assemblea generale: agli antipodi di quanto accade nella scuola ticinese, in cui gli studenti non hanno la minima voce in capitolo sulle questione che li riguardano. Confrontiamoci con queste realtà e cerchiamo di raccogliere qualche spunto utile per migliorare la nostra situazione!

    Materiale necessario: beamer e computer (facoltativi)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • FILM: “Summerhill” (2008, GB), inglese non sottotitolato. In Inghliterra esiste una scuola che si basa sull’assenza di ogni autorità o gerarchia al suo interno e sulla gestione dell’istituto come una vera e propria comunità democratica: gli studenti possono decidere se andare o meno a lezione e a quale partecipare, qualsiasi decisione (comprese le modifiche del regolamento interno) viene discussa e presa nei “meeting”, ossia le assemblee generali della scuola. Questa fiction realizzata dalla BBC nel 2008 (esistente solo in lingua originale) ci permette di conoscere questa realtà e di comprendere quale sia lo spirito che la guida: da non perdere!

    Materiale necessario: beamer, computer e impianto audio (il film completo è presente su Youtube)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Un liceo ai liceali – Il liceo sperimentale di Oslo” (1971): un modello di scuola autogestita. Il libro-testimonianza di Mosse Jorgensen, direttrice del liceo sperimentale di Oslo alla fine degli anni ’60, ci permette di viaggiare nel tempo per rivivere le aspirazioni dei giovani studenti norvegesi di quel tempo, i quali riuscirono a creare da zero una scuola radicalmente differente rispetto a quelle convenzionali: una scuola democratica, in cui potevano decidere come gestire il tempo (delle lezioni), lo spazio (della scuola), le tematiche (dei programmi) e le risorse (finanziarie e umane della scuola). Leggiamone insieme alcuni estratti e discutiamo della loro attualità, confrontandoli con l’impostazione in vigore oggi!

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: 15-20 persone

PERCORSO 3: I metodi d’insegnamento, tra tradizione e contestazione

  • Lettera a una professoressa” (1967): un invito a organizzarsi. Sul finire degli anni ’60, in un paesello della campagna toscana un prete esiliato dalla Chiesa, don Lorenzo Milani, dà vita ad una scuola per “recuperare” i figli dei contadini bocciati dalla scuola pubblica e destinati al lavoro nei campi. Da un profondo spirito umanista e da un innovativo metodo pedagogico, basato sulla partecipazione attiva degli alunni e sulla collaborazione tra di loro, nasce questo testo di dura critica dell’impostazione della scuola di allora: leggendone alcuni passi si potrà comprendere come varie problematiche siano rimaste tutt’ora irrisolte e riflettere su eventuali soluzioni da promuovere.

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: 15-20 persone

  • FILM: “Diario di un maestro” (1972, Italia). Questa mini-serie in 4 puntate realizzata dalla RAI nel 1972 narra le vicende di un giovane maestro di scuola elementare che si trova confrontato con la situazione di forte degrado sociale nella estrema periferia romana del tempo. I gravi problemi di assenteismo lo spingono a mettere in campo un approccio radicalmente differente rispetto a quello dei suoi colleghi, andando a recuperare gli alunni dispersi e incentrando le lezioni sui temi che li riguardavano da vicino e su cui avevano interesse a lavorare. Un’altra interessante testimonianza dell’inadeguatezza della scuola rispetto al proprio tempo e uno spunto per riflettere sui problemi presenti nella scuola attuale.

    Materiale necessario: beamer, computer e impianto audio (il film completo è presente su Youtube)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

 

LABORATORI

  • Corsi di recupero e di sostegno: la crescente carenza di lezioni che possano permettere agli allievi di “colmare le proprie lacune” (usando il linguaggio corrente, peraltro discutibile) è certamente uno dei principali problemi della scuola ticinese. Per questo il 23 marzo, una giornata di scuola che ci si vorrebbe togliere, dovrebbe essere naturale predisporre dei momenti in cui studentesse e studenti, grazie alla collaborazione di docenti e (perché no?) di altri allievi precedentemente contattati, possano dedicarsi a questa attività.

  • Atelier di preparazione della protesta: nel pomeriggio si dovrà essere in grado di mostrare verso l’esterno tutta la propria determinazione nel voler difendere questa scuola e nel volerne ampliare i diritti, perciò si dovrà essere in grado di ottenere l’attenzione necessaria a diffondere e affermare questa nostra volontà. A questo scopo, potrebbe rivelarsi utile preparare degli striscioni, dei cartelli e degli slogan da utilizzare nel corso della manifestazione che avrà luogo a Bellinzona: ecco quindi un modo per dare libero spazio alla creatività e all’ispirazione di ogni singolo partecipante all’iniziativa!

 

La manifestazione di protesta

Il successo del presidio di protesta del pomeriggio dipende dalla coordinazione con cui si riuscirà a trasferirsi da scuola a Bellinzona e con cui si organizzerà la presenza in piazza: per questo occorre stabilire un piano orario grazie a cui tutti i partecipanti provenienti da diverse scuole possano incontrarsi e dirigersi insieme verso il luogo della manifestazione.

Eccone una proposta:

  • Partenza in treno da Mendrisio: S10 ore 12.06 (binario 3)

  • Partenza in treno da Lugano: S10 ore 12.27 (binario 4)

    (partenza da Lamone-Cadempino: S10 ore 12.31, binario 2)

  • Arrivo alla stazione di Bellinzona: ore 12.56 (binario 4)

  • Presidio di protesta in Piazza Governo: dalle ore 13.15 – 13.30

  • Conferenza stampa congiunta: ore 14.30

  • Bicchierata di fine manifestazione: dalle ore 15 – 15.30 (a Bellinzona, luogo da definire)

 

Solo la nostra determinazione può cambiare le cose!

I cambiamenti nel mondo della scuola possono avvenire in genere per due vie: una politica, tramite accordi siglati tra i partiti di governo che portano a gestire l’istruzione secondo modalità preordinate, e una sociale, rappresentata dalla mobilitazione che le componenti della scuola riescono a organizzare. Questa può portare alla creazione di un rapporto di forza sufficientemente solido da permettere di influenzare direttamente la politica scolastica vigente: è questo il cammino che dobbiamo intraprendere!

I risultati prodotti dalla prima possibilità li abbiamo sotto gli occhi e non sono certo incoraggianti, occorre perciò che la scuola pubblica si mobiliti a difesa della propria integrità e che si schieri in favore di un suo rafforzamento, in cui siano inclusi ampliamenti dei diritti dei suoi utenti (studenti e docenti in primis): se non ora, quando?

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