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Scendiamo in piazza a difesa del nostro futuro!

Il comitato giovanile (composto dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti – SISA, dalla Gioventù Comunista – GC e dalla Gioventù Socialista – GISO) contrario alla revisione della Legge sugli aiuti allo studio, proposta dalla maggioranza borghese in Gran Consiglio, invita tutti le lettrici e tutti i lettori ad unirsi a noi nel rivendicare pari opportunità di formazione per tutti, partecipando al presidio di protesta che si terrà lunedì 19 settembre in Piazza Governo a Bellinzona.

Il parlamento, chiamato a trattare il pacchetto di rientro finanziario, potrebbe esprimersi già nel primo giorno di sessione sulla modifica di legge presentata nel rapporto di maggioranza Lega (UDC)-PLR-PPD: non possiamo restare in disparte a guardare mentre il nostro futuro viene messo in vendita!

La conversione in prestiti di un terzo delle borse di studio avrebbe delle conseguenze drammatiche per i giovani delle fasce sociali più basse: questi sarebbero costretti ad entrare in un mercato del lavoro particolarmente difficile e instabile avendo già sulle spalle un debito che potrebbe ammontare a più di 25’000 franchi!

Non condividiamo la volontà dei partiti borghesi di scaricare sui giovani il peso del risanamento finanziario del Cantone, e per questo scenderemo in piazza chiedendo che il Gran Consiglio bocci questa riforma. Se anche voi la pensate così, raggiungeteci in piazza lunedì prossimo: ritrovo alle 17.30 in Piazza Governo!

Comitato giovanile contro la restituzione delle borse di studio (SISA, GC, GISO). 16.09.2016

(foto: La Regione Ticino)

Borse di studio: siamo pronti al referendum!

Il Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi a Lugano in data 3 settembre 2016, si è occupato di stabilire la strategia da adottare per contrastare la proposta, recentemente avanzata dalla maggioranza parlamentare borghese, di convertire in prestiti un terzo delle borse di studio per il bachelor.

Data la portata della misura di risparmio, che andrebbe a colpire duramente un gran numero di studenti universitari (e con essi le rispettive famiglie), già oggi in seria difficoltà nel trovare un impiego consono alla propria formazione, il consesso esecutivo del sindacato ha deciso di adottare due provvedimenti volti a respingere i nuovi tentativi di smantellamento dell’istruzione pubblica.

Il primo consiste nella messa in stato di agitazione del corpo studentesco ticinese: a seconda degli sviluppi delle prossime settimane, il SISA si riserva la possibilità di convocare una mobilitazione degli studenti che faccia comprendere alla classe politica il malessere vissuto dai giovani di questo Cantone, fortemente contrari a subire un nuovo attacco al diritto allo studio.

In secondo luogo, qualora la proposta della maggioranza dovesse trovare il consenso del Gran Consiglio, il Comitato Centrale ha deciso ufficialmente, come già dichiarato alla stampa dai coordinatori del Sindacato, di lanciare un referendum contro la modifica della Legge sugli aiuti allo studio (Last). Vista la già manifestata adesione della Gioventù Comunista (GC) e della Gioventù Socialista (GISO), il SISA auspica la creazione di un comitato referendario giovanile che possa opporsi in modo efficace a questa ulteriore tappa dello smantellamento della scuola pubblica.

NO alla messa in vendita del nostro futuro! SÌ a pari opportunità di formazione per tutti!

05.09.2016

Basta crociate contro il diritto allo studio!

Al pacchetto di risparmio di 180 milioni proposto dal governo, che già prevede nuovi tagli sulle spalle degli studenti ticinesi, potrebbe aggiungersi un ulteriore mazzata per quest’ultimi: oltre alla soppressione dei corsi facoltativi nei licei potrebbe venir introdotto l’obbligo di restituire un terzo di ogni borsa di studio elargita per un bachelor universitario. Portavoce della sopracitata proposta è il deputato liberale Alex Farinelli che ha dichiarato ieri a La Regione che “occorre responsabilizzare chi riceve un aiuto pubblico”: peccato però che quando si parli di responsabilità debbano sempre essere i più poveri a rimetterci, mentre ai ricchi e alle imprese non viene mai chiesto di partecipare ai costi del nostro stato sociale, anzi in questo momento sono proprio Farinelli, Vitta & Co a richiedere nuovi sgravi fiscali per questi gruppi sociali privilegiati!

Il Sindacato Indipendente Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è oltremodo sbalordito dall’ipocrisia della classe politica ticinese che in campagna elettorale promette di rafforzare la formazione, che è evidentemente fondamentale per migliorare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, ma che ad elezioni concluse non fa che promuovere misure di risparmio che indeboliscono la scuola e il diritto allo studio. Tanto più che provvedimenti di questo genere non potranno che acutizzare la già grave situazione di molte studentesse e molti studenti già oggi in seria difficoltà, anche a causa dello smantellamento del sistema di sussidi allo studio cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

Il numero di persone cui viene concessa una borsa di studio è in continuo calo (il numero di beneficiari di assegni di studio in Ticino è diminuito di un quarto in soli tre anni, benché le richieste siano aumentate costantemente), e quelle poche che riescono ad ottenerne una e a conseguire un diploma universitario, hanno sempre più difficoltà a trovare un impiego al termine degli studi (il tasso di disoccupati ai sensi dell’ILO per la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è più che raddoppiato in 15 anni e oggi sfiora il 18%!). Da qui la nostra domanda: egregio signor Farinelli, secondo lei in un contesto del genere come può riuscire uno studente a risarcire un debito con lo Stato di 10-15’000 franchi e a condurre comunque un’esistenza dignitosa? Non le pare che così si vada a mettere una pesantissima ipoteca sul futuro dei giovani di questo Cantone?
Il SISA ribadisce che la scuola e l’istruzione di qualità rivestono un’importanza strategica per la Svizzera e il Ticino in un contesto internazionale di instabilità economica e feroce concorrenza, perciò occorre fornire pari possibilità di accesso agli studi per tutti, e non solo alle famiglie facoltose! E possiamo dirlo fin d’ora: noi non staremo in disparte a guardare mentre i partiti borghesi proseguono indisturbati la loro crociata contro il diritto allo studio!
18.08.2016

Secondo Bertoli ai “lazzaroni” va negato il diritto allo studio!

La ghigliottina si è definitivamente abbattuta sui licei e sulla SCC ticinesi: malgrado le varie critiche formulate al riguardo, il nuovo Regolamento della Legge sulle Scuole Medie Superiori entrerà in vigore dal 1. agosto. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) prende atto con profondo rammarico di questa decisione del Consiglio di Stato, giustificata da una consultazione “pro-forma” (in realtà una vera e propria farsa) che non ha visto coinvolti gli studenti e rivela quanto il DECS sia davvero interessato al loro parere…

La “dottrina Bertoli” si basa sulla tesi per cui “gli studenti bocciano perché non sono davvero motivati” e spesso identificano il liceo come un “parcheggio” utile a schiarirsi le idee per uno o più anni. Il nuovo testo di legge introduce alcune nuove regole che dovrebbero far desistere questi “lazzaroni” dall’iscriversi in una scuola al sopra delle loro possibilità:

  1. si potrà ripetere la classe una sola volta nei primi tre anni;

  2. l’abbandono dell’anno verrà considerato come una bocciatura (“non superato”);

  3. la “frequenza insufficiente” in una disciplina potrà portare a venir esclusi dagli esami in 4a o alla bocciatura negli anni intermedi;

  4. in casi di “indisciplina ripetuta” si potrà venir esclusi dagli esami o bocciati.

Questa lettura della situazione ci sembra però piuttosto semplicistica e fuorviante: l’esplosione delle bocciature nelle scuole medie superiori è un problema oggettivo (agli inizi degli anni 2000, gli studenti che bocciavano il primo anno erano in media il 20%; oggi siamo oltre il 30%!), ma ci pare davvero fuori luogo affermare che questa sia dovuta ad un’altrettanta esplosione della “demotivazione” degli allievi. La risposta è da cercare altrove: da un lato, la scuola è divenuta più esigente (a causa della “kleine Revision” del 2008, che ha dato più importanza alle materie scientifiche, fonte di grosse difficoltà per gli studenti appena usciti dalla scuola media); dall’altro, la scuola ha perso risorse (decimate dai tagli alla spesa susseguitisi negli ultimi 20 anni) e con esse la possibilità di fornire un’istruzione equa e inclusiva a tutti gli studenti. Servizi come le lezioni di recupero, di assistenza allo studio, ecc. (che permettono agli studenti meno agiati e/o appena usciti dalla scuola dell’obbligo di colmare le proprie lacune e tenere il passo con i propri compagni) scompaiono anno dopo anno in tutte le scuole superiori ticinesi, e ora il governo vorrebbe sopprimere anche una buona parte dei corsi facoltativi e supplementari che vi vengono proposti.

Ci teniamo a rimarcare come le principali vittime di questa politica scolastica saranno ancora una volta gli studenti delle fasce sociali più sfavorite, i quali già oggi partono in svantaggio rispetto ai propri compagni più benestanti e con queste misure si vedrebbero chiusa in faccia la porta verso un’istruzione universitaria e una posizione sociale migliore rispetto a quella della propria famiglia d’origine. Se anche voi non condividete questi provvedimenti, siete caldamente invitati a sottoscrivere la petizione del SISA intitolata “NO allo smantellamento del liceo ticinese”: non lasciamo che quel poco di diritto allo studio che ancora esiste venga massacrato in questo modo!

Casetta ex-Zoni: la Grande Bellinzona rimane piccola

La notizia della demolizione della Casetta-ex Zoni è giunta stamattina: ben corredata dagli scatti dei giornalisti, accorsi a fotografare il tanto agognato momento, che l’amministrazione cittadina attendeva di poter celebrare da anni.
Cala dunque la parola fine, una volta per tutte, sulla storia – breve, ma intensa – di un piccolo edificio, attorno al quale si erano intrecciate le vicende di molti giovani della regione, animati dall’idea di dare vita ad uno spazio ricreativo fuori dagli schemi.

Manifestazioni, attività, migliaia di firme raccolte dai giovani stessi, risoluzioni, che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha promosso senza sosta: segni tangibili dell’interesse che ancora vigeva attorno a quello stabile e a una sua possibile riapertura a tutta la comunità, non hanno smosso di un millimetro i vertici cittadini, cosiccome le decine di migliaia di franchi dei contribuenti che erano stati investiti per risistemarlo, polverizzati nel giro di qualche ora.

Proprio in un momento storico in cui – con l’avvento di Alp Transit e il processo di aggregazione tra i comuni della regione – si prefigurano le sorti di una nuova, grande Bellinzona, ecco che la stessa si riconferma piccola e puntualmente provinciale. Incapace di recepire i mutamenti sociali, di raccogliere e incoraggiare i segnali del territorio, e di sperimentare alchimie e novità che nei maggiori centri europei sono la regola ormai da decenni. Un divario palese e frustrante, che ogni ticinese ha modo di sperimentare sulla propria pelle ogniqualvolta si avventuri fuori dai confini cantonali.

Bisognerà evidentemente attendere i canonici 15-20 anni che impiegano i cambiamenti a raggiungere il Ticino, che i capoccioni locali avranno pure l’ardire di presentare come delle (loro) novità: il tempo di capire – ça va sans dire – che “o rendéva pusé fa inscì”.

NO allo smantellamento del liceo!

Risoluzione dell’assemblea generale del SISA

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunita a Lugano sabato 4 giugno 2016, ha preso atto con delusione delle recenti proposte di riforma degli studi liceali presentate dalle autorità cantonali e federali. In particolare, 3 sono le misure che il sindacato ritiene particolarmente dannose per le pari opportunità di formazione: l’inasprimento dei criteri di concessione della maturità liceale (richiesto dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann); l’introduzione di un limite alle bocciature nel primo triennio di liceo (posta in consultazione dal DECS); la riduzione dei corsi facoltativi e complementari nelle scuole medie superiori (inserita nella manovra di rientro finanziario dal Consiglio di Stato).

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Il SISA condivide la volontà di ridurre l’elevatissimo tasso di bocciature al liceo (peraltro oggetto di una vera e propria esplosione nell’ultimo decennio) e di migliorare la qualità dell’istruzione liceale, ma contesta fermamente gli strumenti proposti dalle autorità per intervenire sul problema.

Quanto messo sul tavolo non rappresenta in nulla e per nulla una soluzione a tale questione e, anzi, assume i contorni di un subdolo tentativo di smantellamento del liceo ticinese.

Se analizziamo le tre misure di cui sopra, constatiamo infatti come l’unico risultato sarà quello di accentuare la già forte selezione sociale presente tra gli studenti e di ridurre le possibilità per quest’ultimi di accedere alla formazione universitaria:

  1. criteri per la concessione della maturità: la selezione esercitata oggi dalla scuola viene in buona parte influenzata dall’origine sociale degli allievi (basti pensare che il tasso di bocciatura al liceo degli studenti ricchi è pari al 14%, a fronte del 24% degli allievi poveri!), motivo per cui appare evidente come una selezione più stretta e severa (come auspicato dal consigliere federale) non farà altro che escludere un’ulteriore parte delle classi sociali più svantaggiate dalla possibilità di frequentare un’università;
  2. limite al numero di bocciature: come visto, i risultati scolastici dipendono in buona parte dalla disponibilità finanziaria della propria famiglia, motivo per cui le persone che verranno messe alla porta saranno perlopiù quelle che, a causa di limitate risorse finanziarie, hanno statisticamente un tasso di bocciatura più elevato, ovvero gli studenti di classe medio-bassa. Senza contare l’effetto deterrente per le famiglie: i genitori, al termine della scuola media, verrebbero confrontati con una difficile scelta: meglio il liceo, con il rischio di rimanere a casa dopo pochi anni, o l’apprendistato, senza però nessuna chance di ascesa sociale in futuro?
  3. riduzione di corsi facoltativi e complementari: insieme alle lezioni di sostegno e di assistenza allo studio (anch’esse vittime di una costante riduzione negli ultimi anni), questi corsi rappresentano un fondamentale strumento di giustizia sociale a scuola, dal momento che assicurano a tutti la possibilità di colmare le proprie lacune scolastiche e di approfondire tematiche non previste dal piano di studi, in funzione degli interessi dell’allievo (servizi che esistono naturalmente anche fuori scuola, ma solo a pagamento!).

Noi riteniamo che il settore medio superiore ticinese necessiti sì di interventi che ne migliorino la qualità e l’equità, ma questi dovrebbero essere di segno opposto rispetto a quelli proposti dalle autorità: piuttosto che una maggior selezione e una riduzione dell’offerta formativa, occorrerebbe invece investire profondamente nei licei, garantendo tutti quei servizi (lezioni di sostegno e di recupero, assistenza personalizzata per gli allievi con particolari difficoltà d’apprendimento, corsi facoltativi e complementari, accesso gratuito – o quantomeno agevolato – all’insegnamento e ai servizi culturali, ecc.) che permettono agli studenti economicamente sfavoriti di colmare il divario educativo con i propri coetanei più benestanti. Inoltre, ci permettiamo di citare alcuni interventi proposti dal Centro di ricerca sui sistemi educativi della SUPSI in un suo recente studio, i quali sembrano non aver suscitato molto interesse in seno al Dipartimento: una rielaborazione delle modalità di valutazione (con una partecipazione attiva della/o studente), un ampliamento del settore medio superiore (trasformando alcune strutture già esistenti, si potrebbe dare spazio a profili – umanistici, artistici, sociali – che oggi trovano poco spazio in questo campo di studi) e una maggiore attenzione al metodo di studio nei primi anni di liceo (se non già sul finire della scuola media) potrebbero essere altri validi strumenti sui quali appoggiarsi per migliorare il settore medio superiore ticinese.

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Insomma, dietro all’apparente intenzione di rafforzare e migliorare il liceo, si vuole invece procedere ad un suo smantellamento, sopprimendo tutti quei servizi e quelle garanzie che permettono (almeno in parte) anche a studenti economicamente svantaggiati di ricevere una formazione culturale completa e ampia, capace di assicurar loro l’accesso all’università e a posizioni sociali di un certo prestigio.

Il SISA non può tollerare che venga perpetrata una simile ingiustizia sociale e culturale, motivo per cui ha deciso di lanciare una petizione con cui si chiede la non applicazione delle tre proposte di cui sopra. Questa, denominata “NO allo smantellamento del liceo ticinese!”, verrà consegnata l’autunno prossimo, con la speranza che le autorità recepiscano il malessere della popolazione scolastica e rivedano di conseguenza la propria politica scolastica.

Dal momento che reputiamo prioritaria questa questione per la vita e le prospettive sociali dei giovani, lanciamo un appello a tutte le formazioni politiche giovanili, così come ai comitati degli studenti, alle assemblee studentesche e alle associazioni sindacali e magistrali affinché ci sostengano nella raccolta delle firme e si uniscano a noi nel rivendicare un liceo più democratico e pari opportunità di formazione per tutte le cittadine e tutti i cittadini!

Lugano, 4 giugno 2016.

Scarica qui il file pdf. della risoluzione!

Un SÌ per una scuola media equa e di qualità!

Il 5 giugno si verrà chiamati ad esprimersi sull’iniziativa popolare “Rafforziamo la scuola media – Per il futuro dei nostri giovani”, lanciata dalla VPOD-Docenti e sostenuta tra gli altri anche dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

Le modifiche di legge proposte nel testo in votazione hanno il pregio di introdurre una serie di condizioni minime che dovrebbero venir garantite in tutte le scuole medie del Cantone, rafforzandone in modo importante la democraticità e la qualità. Varie sono le misure che il SISA ritiene particolarmente efficaci: la gratuità del materiale scolastico e del trasporto per gli allievi; la generalizzazione delle mense e dei doposcuola per l’aiuto allo studio e per altre attività (i quali devono essere accessibili alle famiglie con redditi bassi); la riduzione a 20 del numero massimo di allievi per classe; ecc.

Per rispondere alla principale critica mossa all’iniziativa, ossia alla validità del (contro) progetto “La scuola che verrà”, ci permettiamo di formulare questa considerazione: le varie misure contenute nell’iniziativa popolare hanno il vantaggio di essere degli interventi tangibili, concreti e di comprovata efficacia (come affermava del resto anche il Consiglio di Stato nel vicino 2012, in merito al numero di allievi per classe) che riuscirebbero indubbiamente a ridurre la selezione sociale nella scuola media (ancora particolarmente rilevante, come si evince dai dati riguardo ai livelli A e B). Il progetto di riforma del DECS invece, si compone di tutta una serie di proposte sulla cui utilità sussistono ancora vari dubbi e ombre, dal momento che gli effetti suscitati potrebbero essere addirittura opposti a quelli auspicati.

La scelta che si pone all’elettore è quindi la seguente: scegliere un’iniziativa che assicurerebbe dei servizi certamente efficaci (la stessa esperienza di genitore o allievo dovrebbe bastare a confermarglielo) o un progetto di riforma ancora in via di sviluppo, che propone vari interventi della cui adeguatezza non si è assolutamente certi.

Per il SISA la risposta è ovvia e invitiamo quindi tutte le elettrici e tutti gli elettori a sostenere il SÌ all’iniziativa nelle urne, per una scuola media equa e di qualità!

Apprendisti: cittadini di serie B?

Il 1. maggio, festa dei lavoratori, è l’occasione per interrogarsi sullo stato di salute del mercato del lavoro in Ticino: i problemi sono tanti e gravi (dumping salariale, deterioramento delle condizioni di lavoro, precarietà degli impieghi,…) e non è più possibile volgere lo sguardo altrove facendo finta non esistessero. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ci tiene però a formulare qualche riflessione su una questione purtroppo spesso trascurata: le condizioni di lavoro e apprendimento degli apprendisti ticinesi.

Questi studenti-lavoratori sono infatti vittima di un feroce sfruttamento da parte dei datori di lavoro, che spesso li costringono a svolgere i compiti più ingrati sul posto di lavoro, pagandoli poi una vera e propria miseria. Il padronato, da qualche anno a questa parte, sta inoltre diventando sempre più esigente con i propri apprendisti, premendo affinché la durata del tirocinio sia quanto più lunga possibile. In alcuni settori della vendita viene richiesta addirittura la media del 5 alle scuole medie per accedere a un posto di lavoro, e per venir assunti spesso si richiede di frequentare dei corsi preparatori di uno o due anni!

In secondo luogo, occorre segnalare come di fatto questi giovani lavoratori ricevano un’istruzione “a metà” rispetto ai propri coetanei che frequentano altre scuole: trovandosi per la maggior parte della settimana sul posto di lavoro, gli apprendisti non possono seguire un curricolo di studio completo grazie a cui sviluppare le proprie capacità e il proprio spirito critico.

Qual’è il risultato di questa situazione? A conti fatti, sembra che gli apprendisti ticinesi vengano considerati come veri e propri cittadini “di serie B”: non sono né lavoratori a tutti gli effetti (e perciò non godono dei minimi diritti che vengono loro concessi), né studenti a pieno titolo (infatti, l’istruzione che essi ricevono viene unanimemente riconosciuta come di seconda categoria rispetto a quella fornita in tutte le altre scuole superiori).

Questa discriminazione non è assolutamente accettabile, perciò il SISA scenderà in piazza il 1. maggio, al fianco dei lavoratori, per portare 3 rivendicazioni chiave per migliorare le condizioni di lavoro degli apprendisti:

  1. TEMPO LIBERO: l’aumento da 5 a 7 settimane di vacanza annuali;

  2. LAVORO: l’aumento dei posti di tirocinio nello Stato e nel parastato;

  3. CULTURA: il potenziamento dello statuto culturale delle scuole professionali, dando più spazio alle materie umanistiche nel piano di studi.

Ritrovo domenica 1. maggio alle ore 10.00 in Viale Officina a Bellinzona!

Un liceo da cabina telefonica? No, grazie!

Di questi tempi sembra non esservi proprio pace per gli studenti liceali ticinesi: il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) prende atto con delusione della richiesta del consigliere federale Johann Schneider-Ammann di una maggiore selezione nell’ottenimento della maturità, che va ad aggiungersi alla proposta “ghigliottina” del DECS di limitare le bocciature possibili al liceo.

In un’intervista alla NZZ am Sonntag, il direttore del Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), afferma che sarebbe necessario inasprire i criteri di concessione dell’attestato di maturità liceale, per elevare così il livello di formazione dei maturandi svizzeri (che sarebbe attualmente insufficiente). Il che si tradurrebbe concretamente in una revisione in senso restrittivo del sistema di doppia compensazione attualmente in vigore, introducendo ad esempio la quadrupla compensazione per l’italiano e la matematica o l’ottenimento della nota 5 in entrambe le materie.

Il SISA si oppone con decisione a questo ulteriore passo verso l’élitarizzazione degli studi liceali, che, su pressione del mondo economico, viene promossa da diversi anni grazie a varie riforme del sistema liceale (in primis la “kleine Revision” del 2008). L’obiettivo di questa politica è tanto chiaro quanto terrificante: ridurre le possibilità di accesso al liceo, indirizzando un maggior numero di studenti verso l’apprendistato, e adeguare l’istruzione liceale alle esigenze della formazione politecnica (incentrata sulle materie scientifiche). Lo stesso Schneider-Amman ha dichiarato in passato che preferirebbe che dai licei uscissero “meno maturati, ma con una migliore formazione”.

Tutto ciò risponde perfettamente alle rivendicazioni della classe padronale, che da tempo spinge per una formazione liceale élitaria che prepari gli ingegneri, gli informatici, gli scienziati del futuro, e un apprendistato che formi ampie masse di manodopera a basso costo.

Il SISA ha però già segnalato varie criticità legate ad un sistema scolastico di questo tipo: in primo luogo, si rafforzerebbe ulteriormente la già grave selezione sociale esistente nella scuola (coloro che potrebbero accedere al liceo sarebbero unicamente gli studenti provenienti da famiglie benestanti, mentre gli altri sarebbero condannati a seguire un apprendistato); in secondo luogo, si verificherebbe un impoverimento generale del sapere umano (le materie umanistiche, economicamente “inutili”, verrebbero abbandonate a favore delle materie scientifiche, che garantiscono importanti profitti alle imprese).

Ci auguriamo quindi che il DECS, nella figura del ministro Bertoli, si impegni in prima persona per difendere quel minimo di inclusività e di equità mantenuto dalla scuola ticinese, riportando queste istanze all’interno della Conferenza dei direttori cantonali dell’educazione.

La ghigliottina del DECS nei licei: qualche perplessità

Penalizzare i ripetenti, ponendo un limite alle bocciature nei licei, che qualcuno dipinge come una sorta di parcheggio per indecisi sul da farsi nella vita.
Una proposta, quella nata in seno al DECS, che potrebbe sembrare – a prima vista – come addirittura doverosa, allo scopo di frenare il tasso di fallimenti scolastici che si registra specie in prima liceo. Secondo la nuova dottrina dipartimentale sarebbero addirittura i primi tre anni – su quattro – quelli in cui la motivazioni degli allievi e le loro “performance” – come si usa dire oggi – verrebbero messe alla prova: dopo la seconda bocciatura sei messo alla porta, e invitato a cercarti un’altra occupazione.


Da parte del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) tale manovra pone però qualche legittimo dubbio. Innazitutto viene da chiedersi come mai la questione dei suddetti fallimenti scolastici debba sempre essere vista dalla solita angolazione, ovvera quella degli allievi e delle loro famiglie. E se a fallire fosse invece la scuola, e la sua capacità di garantire a tutti pari mezzi e opportunità? Il Canton Ticino è giustamente dotato di un Ufficio di Statistica che ormai da anni ci segnala come l’origine sociale degli allievi rimanga una delle determinanti principali del successo – o dell’insuccesso – degli allievi: questi e altri dati vengono pubblicati pro forma, o anche per indurre il Dipartimento e la politica a riflessioni e atti concreti? Perché il rischio – attraverso questo provvedimento-ghigliottina – è quello di fare dei licei un milieu ulteriormente elitario, come gli stessi dati già ci dimostrano. È questo il tipo di scuola che il DECS immagina per il futuro? Quello di una selezione sociale travestita da apparente meritocrazia? È l’unica opzione elaborata? E per risparmiare quanto?

Questa e altre perplessità in merito alla necessità di un’operazione del genere meritano sicuramente di essere discusse. In tal senso il SISA auspica di essere coinvolto e informato sulle ragioni che hanno indotto il Dipartimento a vagliare questa opzione, in maniera tale che i diretti interessati – ovvero gli studenti – possano far sentire la loro voce sull’argomento. Come troppo poco spesso capita.