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(S)gravi scelte nella distribuzione dei soldi: che impresa trovarne per la scuola!

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riuntasi in data 3 dicembre 2016 a Lugano, si è occupata dell’agenda politico-sindacale dell’anno scolastico in corso, identificando alcune tematiche sulle quali concentrarsi e rimarcando l’importanza del lavoro sul territorio, caratterizzato da una presenza costante e capillare nelle scuole e sui posti di lavoro.

Nel corso della seduta è stata approvata una risoluzione relativa all’imminente votazione sulla riforma della fiscalità delle imprese. Quest’ultima, a nostro avviso, rappresenta un’ulteriore grave contraddizione della linea politica adottata dalla classe dirigente, ticinese e non. Dopo aver promosso una manovra di rientro finanziario di quasi 200 milioni di franchi, andata ad indebolire ulteriormente lo Stato sociale in svariati ambiti (dalla socialità alla scuola, passando per il servizio pubblico), oggi questa viene a chiederci di regalarne diverse altre decine a chi dalla crisi ne ha addirittura guadagnato.

Prima di avventurarsi in nuove concessioni unilaterali a favore delle imprese e dei redditi elevati, chiediamo che ci venga restituito tutto quanto ci è stato tolto negli scorsi decenni (con tagli alle borse di studio, riduzioni dell’offerta formativa, aumento delle spese a carico delle famiglie, ecc.) e che vengano assicurati i diritti sociali della popolazione (diritto allo studio in primis). Il “Patto di Paese” che il governo ticinese intende propinare alla popolazione non è quindi altro che la beffa che accompagna il danno causato dall’ulteriore disparità sociale provocata dalle prime ondate di sgravi fiscali dell’”amministrazione Vitta”… Prima anche solo di parlarne, ci dovete indietro parecchio!

Il SISA, guidato dai riconfermati coordinatori Luca Robertini e Zeno Casella, rinnova quindi il suo impegno nell’organizzare ed (in)formare i giovani studenti ed apprendisti ticinesi, in un’ottica di opposizione alla preoccupante evoluzione del mondo della scuola e del lavoro nel nostro Cantone.

La lotta contro la povertà inizia già all’asilo!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con prudente soddisfazione dei risultati raggiunti ieri dalla Conferenza nazionale contro la povertà. Confederazione, Cantoni e Comuni si sono infatti impegnati a “promuovere le opportunità educative dei bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate” e a “fornire ai genitori un accompagnamento e un sostegno di qualità”, con l’obiettivo di intervenire preventivamente contro la povertà fin dai primi anni di vita dei cittadini.

La situazione in Ticino è peraltro sensibilmente più grave rispetto al resto della Svizzera: i dati più recenti (2014) ci mostrano come i tassi di povertà (CH: 6.5%; TI: 15%) e di rischio di povertà (CH: 13.5%; TI: 28%) sono mediamente il doppio di quelli nazionali. Possiamo quindi supporre che se in Svizzera un minorenne su 6 è a rischio di povertà, in Ticino questo rapporto dovrebbe avvicinarsi a ben uno su 3!

A fronte di questo profondo disagio sociale, le autorità cantonali non hanno però previsto gli adeguati interventi che permettessero di sostenere le famiglie in difficoltà e di tutelare i bambini e i ragazzi socialmente svantaggiati. Da un lato, gli asili nido e i diversi sistemi di custodia nella prima infanzia restano un privilegio riservato alle famiglie benestanti (delle economie domestiche con un reddito inferiore a 6’000 CHF, circa 3 su 5 non fanno capo ad alcuna custodia esterna), in conseguenza della scarsa partecipazione finanziaria di Cantone e Comuni, che scaricano buona parte dei costi sulle rette (e dunque sulle famiglie). Dall’altro, i servizi parascolastici (doposcuola e orario prolungato) nelle scuole pubbliche ticinesi non solo non sono stati ampliati, ma hanno addirittura subito delle riduzioni (nelle scuole medie l’offerta è calata del 15% tra il 2006 e il 2011).

Vista la dichiarazione d’intenti della Conferenza nazionale, che chiama Cantoni e Comuni ad occuparsi di questa grave problematica, il SISA richiede pertanto al Consiglio di Stato ticinese di mettere a punto un pacchetto di misure che permetta di migliorare “l’accompagnamento e il sostegno ai genitori in difficoltà”. Tra queste suggeriamo:

  • un ampliamento della rete pubblica di asili nido (prendendo in considerazione la cantonalizzazione di alcune strutture);
  • un sensibile aumento dei sussidi cantonali per la frequenza di una struttura di custodia per la prima infanzia;
  • un considerevole aumento dei servizi parascolastici (mense, doposcuola e orari prolungati) in ogni ordine della scuola dell’obbligo, ponendo come regola generale il diritto di ogni studente a consumare un pasto ad un prezzo socialmente sostenibile nella propria scuola (o in una struttura nelle vicinanze) e a frequentare un’attività extrascolastica gratuita in ogni giorno scolastico regolare;
  • l’introduzione di lezioni di sostegno e di assistenza allo studio in ogni ordine scolastico, preferibilmente nella forma di attività parascolastica gratuita.

USI: gli studenti meritano chiarezza!

Riportiamo qui di seguito la lettera inviata dal coordinamento del SISA al Rettorato e al Consiglio dell’Università della Svizzera Italiana (USI), in merito ad alcuni attriti verificatisi tra il Decanato della Facoltà di Scienze della comunicazione e un gruppo di studenti.

1. ottobre 2016

Egregio signor Erez,

Egregio signor Gibbert,

Spettabili membri del Consiglio dell’Università della Svizzera Italiana,

 

con la presente intendiamo richiamare la vostra attenzione su un possibile caso di negligenza nei confronti dei diritti e delle richieste di un numero di studenti iscritti presso la vostra Università.

Come certamente sapete, un ampio gruppo (ben 43 i firmatari) di studenti iscritti al corso di “Metodi qualitativi” del terzo anno di bachelor in Scienze della comunicazione ha recentemente inoltrato (in data 19 settembre 2016) al Decanato della suddetta facoltà la richiesta di “poter seguire il corso del semestre 2016/2017 anche in lingua italiana”. Il sindacato è stato coinvolto da alcuni di questi studenti, che ci hanno trasmesso copia della richiesta e ci hanno presentato le circostanze da cui è scaturita la necessità di tale intervento.

Da parte nostra, non possiamo che ritenere rilevanti le rivendicazioni degli studenti, le quali ci paiono legittime e meritevoli di un’attenzione particolare da parte del Decanato della Facoltà di scienze della comunicazione (che avrebbe effettivamente potuto informare gli studenti con anticipo, evitando così che l’informazione giungesse solo 2 giorni prima dell’inizio del corso). Dobbiamo purtroppo constatare come questa sia però in buona parte mancata e come le autorità dell’Università non abbiano dimostrato sufficiente chiarezza nei confronti degli studenti, preferendo optare per colloqui “di facciata” con studentesse che non rappresentano il gruppo di firmatari e senza interloquire con chi invece si è preoccupato di redigere la richiesta, di inoltrarla e di contattare le autorità per ottenere spiegazioni. Ci pare inutile sottolineare come questo tipo di condotta sia da considerarsi discutibile per un’istituzione pubblica, come lo è l’USI.

Le giustificazioni addotte dal responsabile della comunicazione Giovanni Zavaritt sulla Regione di oggi ci paiono altrettanto opinabili, in quanto eludono vari aspetti presenti nella richiesta degli studenti, quali ad esempio la comprovata complessità della comprensione del corso già in italiano o la richiesta di poter svolgere lavori di gruppo e prove intermedie in lingua italiana, e glissano su aspetti potenzialmente discriminatori citati dai firmatati, quali il divario linguistico tra il livello B2 (richiesto per il bachelor) e il livello C1 (master), o la parità di trattamento con chi ha ottenuto il bachelor sostenendo il corso in italiano.

Il sindacato, che ha osservato gli sviluppi della situazione, non può rimanere a guardare e richiede quindi formalmente alle autorità dell’Università di intervenire presso il Decanato della suddetta facoltà per assicurarsi che le istanze degli studenti vengano accolte e che sia dato loro modo – in termini di tempo e di supporti di studio: “compendi e saggi” in lingua italiana – di recuperare le lezioni già svoltesi in lingua inglese. In secondo luogo, ci permettiamo di porvi alcune domande volte a chiarire aspetti degni di ulteriori chiarificazioni, relativi la risposta pubblicata a mezzo stampa:

 

1. quali sono i “vostri parametri” che permettono di qualificare il livello linguistico del corso come B2 e non come C1?

2. quali sono gli “strumenti specifici” messi a disposizione degli studenti?

3. come qualificano il rettorato e il Consiglio dell’USI l’operato del Decanato della facoltà di scienze della comunicazione?

4. Essi non ritengono che l’università, intesa come luogo di costruzione collettiva e democratica dei saperi, dovrebbe basarsi su una partecipazione attiva degli studenti nella formulazione delle decisioni e dei programmi che li concernono (come d’altra parte avviene in buona parte delle alte scuole d’Oltralpe)?

 

In attesa della vostra risposta, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

 
Per la segreteria del SISA, 
 
i coordinatori,
Zeno Casella
Luca Robertini

Borse di studio: soddisfatti, ma vigili

Il Gran Consiglio ha deciso di rimandare in commissione la misura che avrebbe fatto diventare prestiti un terzo di quello che ora è borsa di studio a livello di bachelor. È una vittoria parziale, provvisoria, ma che dimostra quanto l’impegno profuso da GISO, SISA e GC sia stato fondamentale per fare in modo che gli equilibri in parlamento cambiassero.

Ci sono state manifestazioni, mobilitazioni e presidi. Gli studenti hanno fatto sentire la loro voce e assieme a noi hanno combattuto per garantire un’istruzione uguale per tutti, che dia a tutti le stesse possibilità di formazione, indipendentemente dal proprio portafogli. Resteremo vigili affinché tale proposta non venga ripresentata in forma alleggerita o sotto altre spoglie e nel contempo continueremo a batterci per rafforzare il sistema di aiuti allo studio.

L’istruzione è un diritto fondamentale e inalienabile su cui la società deve investire e dal quale il futuro della nostra società dipende fortemente. Il parlamentare Paolo Pamini ha detto oggi in Gran Consiglio che le formazioni ingegneristiche ed economiche sono utili a tutta la società, mentre le formazioni umanistiche sono uno sfizio personale del quale si deve far carico lo studente. Noi pensiamo invece che la cultura, la storia e l’arte siano altrettanto importanti, senza le quali non saremmo altro che macchine da lavoro, vuote nell’animo.

Vogliamo ringraziare gli studenti e le studentesse che hanno manifestato assieme a noi e vogliamo altresì ringraziare tutte le forze politiche che hanno dato il loro sostegno alla causa, sostenendo il referendum che, per ora, non si è più reso necessario.

Comitato giovanile contro la restituzione delle borse di studio (SISA, GC, GISO). 19.09.2016

Scendiamo in piazza a difesa del nostro futuro!

Il comitato giovanile (composto dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti – SISA, dalla Gioventù Comunista – GC e dalla Gioventù Socialista – GISO) contrario alla revisione della Legge sugli aiuti allo studio, proposta dalla maggioranza borghese in Gran Consiglio, invita tutti le lettrici e tutti i lettori ad unirsi a noi nel rivendicare pari opportunità di formazione per tutti, partecipando al presidio di protesta che si terrà lunedì 19 settembre in Piazza Governo a Bellinzona.

Il parlamento, chiamato a trattare il pacchetto di rientro finanziario, potrebbe esprimersi già nel primo giorno di sessione sulla modifica di legge presentata nel rapporto di maggioranza Lega (UDC)-PLR-PPD: non possiamo restare in disparte a guardare mentre il nostro futuro viene messo in vendita!

La conversione in prestiti di un terzo delle borse di studio avrebbe delle conseguenze drammatiche per i giovani delle fasce sociali più basse: questi sarebbero costretti ad entrare in un mercato del lavoro particolarmente difficile e instabile avendo già sulle spalle un debito che potrebbe ammontare a più di 25’000 franchi!

Non condividiamo la volontà dei partiti borghesi di scaricare sui giovani il peso del risanamento finanziario del Cantone, e per questo scenderemo in piazza chiedendo che il Gran Consiglio bocci questa riforma. Se anche voi la pensate così, raggiungeteci in piazza lunedì prossimo: ritrovo alle 17.30 in Piazza Governo!

Comitato giovanile contro la restituzione delle borse di studio (SISA, GC, GISO). 16.09.2016

(foto: La Regione Ticino)

Borse di studio: siamo pronti al referendum!

Il Comitato Centrale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunitosi a Lugano in data 3 settembre 2016, si è occupato di stabilire la strategia da adottare per contrastare la proposta, recentemente avanzata dalla maggioranza parlamentare borghese, di convertire in prestiti un terzo delle borse di studio per il bachelor.

Data la portata della misura di risparmio, che andrebbe a colpire duramente un gran numero di studenti universitari (e con essi le rispettive famiglie), già oggi in seria difficoltà nel trovare un impiego consono alla propria formazione, il consesso esecutivo del sindacato ha deciso di adottare due provvedimenti volti a respingere i nuovi tentativi di smantellamento dell’istruzione pubblica.

Il primo consiste nella messa in stato di agitazione del corpo studentesco ticinese: a seconda degli sviluppi delle prossime settimane, il SISA si riserva la possibilità di convocare una mobilitazione degli studenti che faccia comprendere alla classe politica il malessere vissuto dai giovani di questo Cantone, fortemente contrari a subire un nuovo attacco al diritto allo studio.

In secondo luogo, qualora la proposta della maggioranza dovesse trovare il consenso del Gran Consiglio, il Comitato Centrale ha deciso ufficialmente, come già dichiarato alla stampa dai coordinatori del Sindacato, di lanciare un referendum contro la modifica della Legge sugli aiuti allo studio (Last). Vista la già manifestata adesione della Gioventù Comunista (GC) e della Gioventù Socialista (GISO), il SISA auspica la creazione di un comitato referendario giovanile che possa opporsi in modo efficace a questa ulteriore tappa dello smantellamento della scuola pubblica.

NO alla messa in vendita del nostro futuro! SÌ a pari opportunità di formazione per tutti!

05.09.2016

Basta crociate contro il diritto allo studio!

Al pacchetto di risparmio di 180 milioni proposto dal governo, che già prevede nuovi tagli sulle spalle degli studenti ticinesi, potrebbe aggiungersi un ulteriore mazzata per quest’ultimi: oltre alla soppressione dei corsi facoltativi nei licei potrebbe venir introdotto l’obbligo di restituire un terzo di ogni borsa di studio elargita per un bachelor universitario. Portavoce della sopracitata proposta è il deputato liberale Alex Farinelli che ha dichiarato ieri a La Regione che “occorre responsabilizzare chi riceve un aiuto pubblico”: peccato però che quando si parli di responsabilità debbano sempre essere i più poveri a rimetterci, mentre ai ricchi e alle imprese non viene mai chiesto di partecipare ai costi del nostro stato sociale, anzi in questo momento sono proprio Farinelli, Vitta & Co a richiedere nuovi sgravi fiscali per questi gruppi sociali privilegiati!

Il Sindacato Indipendente Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è oltremodo sbalordito dall’ipocrisia della classe politica ticinese che in campagna elettorale promette di rafforzare la formazione, che è evidentemente fondamentale per migliorare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, ma che ad elezioni concluse non fa che promuovere misure di risparmio che indeboliscono la scuola e il diritto allo studio. Tanto più che provvedimenti di questo genere non potranno che acutizzare la già grave situazione di molte studentesse e molti studenti già oggi in seria difficoltà, anche a causa dello smantellamento del sistema di sussidi allo studio cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

Il numero di persone cui viene concessa una borsa di studio è in continuo calo (il numero di beneficiari di assegni di studio in Ticino è diminuito di un quarto in soli tre anni, benché le richieste siano aumentate costantemente), e quelle poche che riescono ad ottenerne una e a conseguire un diploma universitario, hanno sempre più difficoltà a trovare un impiego al termine degli studi (il tasso di disoccupati ai sensi dell’ILO per la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è più che raddoppiato in 15 anni e oggi sfiora il 18%!). Da qui la nostra domanda: egregio signor Farinelli, secondo lei in un contesto del genere come può riuscire uno studente a risarcire un debito con lo Stato di 10-15’000 franchi e a condurre comunque un’esistenza dignitosa? Non le pare che così si vada a mettere una pesantissima ipoteca sul futuro dei giovani di questo Cantone?
Il SISA ribadisce che la scuola e l’istruzione di qualità rivestono un’importanza strategica per la Svizzera e il Ticino in un contesto internazionale di instabilità economica e feroce concorrenza, perciò occorre fornire pari possibilità di accesso agli studi per tutti, e non solo alle famiglie facoltose! E possiamo dirlo fin d’ora: noi non staremo in disparte a guardare mentre i partiti borghesi proseguono indisturbati la loro crociata contro il diritto allo studio!
18.08.2016

Secondo Bertoli ai “lazzaroni” va negato il diritto allo studio!

La ghigliottina si è definitivamente abbattuta sui licei e sulla SCC ticinesi: malgrado le varie critiche formulate al riguardo, il nuovo Regolamento della Legge sulle Scuole Medie Superiori entrerà in vigore dal 1. agosto. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) prende atto con profondo rammarico di questa decisione del Consiglio di Stato, giustificata da una consultazione “pro-forma” (in realtà una vera e propria farsa) che non ha visto coinvolti gli studenti e rivela quanto il DECS sia davvero interessato al loro parere…

La “dottrina Bertoli” si basa sulla tesi per cui “gli studenti bocciano perché non sono davvero motivati” e spesso identificano il liceo come un “parcheggio” utile a schiarirsi le idee per uno o più anni. Il nuovo testo di legge introduce alcune nuove regole che dovrebbero far desistere questi “lazzaroni” dall’iscriversi in una scuola al sopra delle loro possibilità:

  1. si potrà ripetere la classe una sola volta nei primi tre anni;

  2. l’abbandono dell’anno verrà considerato come una bocciatura (“non superato”);

  3. la “frequenza insufficiente” in una disciplina potrà portare a venir esclusi dagli esami in 4a o alla bocciatura negli anni intermedi;

  4. in casi di “indisciplina ripetuta” si potrà venir esclusi dagli esami o bocciati.

Questa lettura della situazione ci sembra però piuttosto semplicistica e fuorviante: l’esplosione delle bocciature nelle scuole medie superiori è un problema oggettivo (agli inizi degli anni 2000, gli studenti che bocciavano il primo anno erano in media il 20%; oggi siamo oltre il 30%!), ma ci pare davvero fuori luogo affermare che questa sia dovuta ad un’altrettanta esplosione della “demotivazione” degli allievi. La risposta è da cercare altrove: da un lato, la scuola è divenuta più esigente (a causa della “kleine Revision” del 2008, che ha dato più importanza alle materie scientifiche, fonte di grosse difficoltà per gli studenti appena usciti dalla scuola media); dall’altro, la scuola ha perso risorse (decimate dai tagli alla spesa susseguitisi negli ultimi 20 anni) e con esse la possibilità di fornire un’istruzione equa e inclusiva a tutti gli studenti. Servizi come le lezioni di recupero, di assistenza allo studio, ecc. (che permettono agli studenti meno agiati e/o appena usciti dalla scuola dell’obbligo di colmare le proprie lacune e tenere il passo con i propri compagni) scompaiono anno dopo anno in tutte le scuole superiori ticinesi, e ora il governo vorrebbe sopprimere anche una buona parte dei corsi facoltativi e supplementari che vi vengono proposti.

Ci teniamo a rimarcare come le principali vittime di questa politica scolastica saranno ancora una volta gli studenti delle fasce sociali più sfavorite, i quali già oggi partono in svantaggio rispetto ai propri compagni più benestanti e con queste misure si vedrebbero chiusa in faccia la porta verso un’istruzione universitaria e una posizione sociale migliore rispetto a quella della propria famiglia d’origine. Se anche voi non condividete questi provvedimenti, siete caldamente invitati a sottoscrivere la petizione del SISA intitolata “NO allo smantellamento del liceo ticinese”: non lasciamo che quel poco di diritto allo studio che ancora esiste venga massacrato in questo modo!

Casetta ex-Zoni: la Grande Bellinzona rimane piccola

La notizia della demolizione della Casetta-ex Zoni è giunta stamattina: ben corredata dagli scatti dei giornalisti, accorsi a fotografare il tanto agognato momento, che l’amministrazione cittadina attendeva di poter celebrare da anni.
Cala dunque la parola fine, una volta per tutte, sulla storia – breve, ma intensa – di un piccolo edificio, attorno al quale si erano intrecciate le vicende di molti giovani della regione, animati dall’idea di dare vita ad uno spazio ricreativo fuori dagli schemi.

Manifestazioni, attività, migliaia di firme raccolte dai giovani stessi, risoluzioni, che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha promosso senza sosta: segni tangibili dell’interesse che ancora vigeva attorno a quello stabile e a una sua possibile riapertura a tutta la comunità, non hanno smosso di un millimetro i vertici cittadini, cosiccome le decine di migliaia di franchi dei contribuenti che erano stati investiti per risistemarlo, polverizzati nel giro di qualche ora.

Proprio in un momento storico in cui – con l’avvento di Alp Transit e il processo di aggregazione tra i comuni della regione – si prefigurano le sorti di una nuova, grande Bellinzona, ecco che la stessa si riconferma piccola e puntualmente provinciale. Incapace di recepire i mutamenti sociali, di raccogliere e incoraggiare i segnali del territorio, e di sperimentare alchimie e novità che nei maggiori centri europei sono la regola ormai da decenni. Un divario palese e frustrante, che ogni ticinese ha modo di sperimentare sulla propria pelle ogniqualvolta si avventuri fuori dai confini cantonali.

Bisognerà evidentemente attendere i canonici 15-20 anni che impiegano i cambiamenti a raggiungere il Ticino, che i capoccioni locali avranno pure l’ardire di presentare come delle (loro) novità: il tempo di capire – ça va sans dire – che “o rendéva pusé fa inscì”.

NO allo smantellamento del liceo!

Risoluzione dell’assemblea generale del SISA

L’assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), riunita a Lugano sabato 4 giugno 2016, ha preso atto con delusione delle recenti proposte di riforma degli studi liceali presentate dalle autorità cantonali e federali. In particolare, 3 sono le misure che il sindacato ritiene particolarmente dannose per le pari opportunità di formazione: l’inasprimento dei criteri di concessione della maturità liceale (richiesto dal consigliere federale Johann Schneider-Ammann); l’introduzione di un limite alle bocciature nel primo triennio di liceo (posta in consultazione dal DECS); la riduzione dei corsi facoltativi e complementari nelle scuole medie superiori (inserita nella manovra di rientro finanziario dal Consiglio di Stato).

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Il SISA condivide la volontà di ridurre l’elevatissimo tasso di bocciature al liceo (peraltro oggetto di una vera e propria esplosione nell’ultimo decennio) e di migliorare la qualità dell’istruzione liceale, ma contesta fermamente gli strumenti proposti dalle autorità per intervenire sul problema.

Quanto messo sul tavolo non rappresenta in nulla e per nulla una soluzione a tale questione e, anzi, assume i contorni di un subdolo tentativo di smantellamento del liceo ticinese.

Se analizziamo le tre misure di cui sopra, constatiamo infatti come l’unico risultato sarà quello di accentuare la già forte selezione sociale presente tra gli studenti e di ridurre le possibilità per quest’ultimi di accedere alla formazione universitaria:

  1. criteri per la concessione della maturità: la selezione esercitata oggi dalla scuola viene in buona parte influenzata dall’origine sociale degli allievi (basti pensare che il tasso di bocciatura al liceo degli studenti ricchi è pari al 14%, a fronte del 24% degli allievi poveri!), motivo per cui appare evidente come una selezione più stretta e severa (come auspicato dal consigliere federale) non farà altro che escludere un’ulteriore parte delle classi sociali più svantaggiate dalla possibilità di frequentare un’università;
  2. limite al numero di bocciature: come visto, i risultati scolastici dipendono in buona parte dalla disponibilità finanziaria della propria famiglia, motivo per cui le persone che verranno messe alla porta saranno perlopiù quelle che, a causa di limitate risorse finanziarie, hanno statisticamente un tasso di bocciatura più elevato, ovvero gli studenti di classe medio-bassa. Senza contare l’effetto deterrente per le famiglie: i genitori, al termine della scuola media, verrebbero confrontati con una difficile scelta: meglio il liceo, con il rischio di rimanere a casa dopo pochi anni, o l’apprendistato, senza però nessuna chance di ascesa sociale in futuro?
  3. riduzione di corsi facoltativi e complementari: insieme alle lezioni di sostegno e di assistenza allo studio (anch’esse vittime di una costante riduzione negli ultimi anni), questi corsi rappresentano un fondamentale strumento di giustizia sociale a scuola, dal momento che assicurano a tutti la possibilità di colmare le proprie lacune scolastiche e di approfondire tematiche non previste dal piano di studi, in funzione degli interessi dell’allievo (servizi che esistono naturalmente anche fuori scuola, ma solo a pagamento!).

Noi riteniamo che il settore medio superiore ticinese necessiti sì di interventi che ne migliorino la qualità e l’equità, ma questi dovrebbero essere di segno opposto rispetto a quelli proposti dalle autorità: piuttosto che una maggior selezione e una riduzione dell’offerta formativa, occorrerebbe invece investire profondamente nei licei, garantendo tutti quei servizi (lezioni di sostegno e di recupero, assistenza personalizzata per gli allievi con particolari difficoltà d’apprendimento, corsi facoltativi e complementari, accesso gratuito – o quantomeno agevolato – all’insegnamento e ai servizi culturali, ecc.) che permettono agli studenti economicamente sfavoriti di colmare il divario educativo con i propri coetanei più benestanti. Inoltre, ci permettiamo di citare alcuni interventi proposti dal Centro di ricerca sui sistemi educativi della SUPSI in un suo recente studio, i quali sembrano non aver suscitato molto interesse in seno al Dipartimento: una rielaborazione delle modalità di valutazione (con una partecipazione attiva della/o studente), un ampliamento del settore medio superiore (trasformando alcune strutture già esistenti, si potrebbe dare spazio a profili – umanistici, artistici, sociali – che oggi trovano poco spazio in questo campo di studi) e una maggiore attenzione al metodo di studio nei primi anni di liceo (se non già sul finire della scuola media) potrebbero essere altri validi strumenti sui quali appoggiarsi per migliorare il settore medio superiore ticinese.

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Insomma, dietro all’apparente intenzione di rafforzare e migliorare il liceo, si vuole invece procedere ad un suo smantellamento, sopprimendo tutti quei servizi e quelle garanzie che permettono (almeno in parte) anche a studenti economicamente svantaggiati di ricevere una formazione culturale completa e ampia, capace di assicurar loro l’accesso all’università e a posizioni sociali di un certo prestigio.

Il SISA non può tollerare che venga perpetrata una simile ingiustizia sociale e culturale, motivo per cui ha deciso di lanciare una petizione con cui si chiede la non applicazione delle tre proposte di cui sopra. Questa, denominata “NO allo smantellamento del liceo ticinese!”, verrà consegnata l’autunno prossimo, con la speranza che le autorità recepiscano il malessere della popolazione scolastica e rivedano di conseguenza la propria politica scolastica.

Dal momento che reputiamo prioritaria questa questione per la vita e le prospettive sociali dei giovani, lanciamo un appello a tutte le formazioni politiche giovanili, così come ai comitati degli studenti, alle assemblee studentesche e alle associazioni sindacali e magistrali affinché ci sostengano nella raccolta delle firme e si uniscano a noi nel rivendicare un liceo più democratico e pari opportunità di formazione per tutte le cittadine e tutti i cittadini!

Lugano, 4 giugno 2016.

Scarica qui il file pdf. della risoluzione!