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#17now – Solidarietà studentesca in tutto il mondo!

In occasione della Giornata internazionale degli studenti del 17 novembre 2017, il SISA parteciperà ad un’azione internazionale di solidarietà, con cui manifesteremo il nostro sostegno alle lotte studentesche nel resto del mondo.

L’azione consisterà nel pubblicare sui social media una fotografia con un cartello indicante una problematica cui sono confrontati gli studenti nel proprio paese, con gli hashtag #17now, #worldstudentsolidarity e #(nome della nazione)insolidarity.

Qui di seguito alcuni esempi preparati dal SISA in vista di questa azione: partecipate anche voi e mostrate la vostra solidarietà!


 

Dai voce alle tue idee! – Partecipa al sondaggio!

La voce dei giovani viene purtroppo spesso ignorata da chi prende le decisioni che ne condizionano la vita, lo studio, il lavoro, ecc.

Per permettere ad ognuno di esprimere liberamente la propria voce ed il proprio parere circa i principali problemi degli studenti e degli apprendisti ticinesi, il SISA ha lanciato una campagna d’indagine nelle scuole di tutto il Cantone: scopri di più qui di seguito e partecipa al sondaggio online!


Volantino “Dai voce alle tue idee!”

Il volantino che verrà distribuito nelle scuole ticinesi contiene innanzitutto una sezione di presentazione del sindacato, delle sue lotte e delle ragioni per cui è importante aderirvi.

Inoltre, è presente una sezione dedicata ad un sondaggio con cui è possibile esprimere liberamente le proprie impressioni sui problemi che riguardano oggi i giovani ticinesi: vogliamo sentire la vostra voce!

Scarica qui il file .pdf!


Perché iscriversi al sindacato?

Il SISA è un’organizzazione che ha come scopo la difesa dei diritti degli studenti e degli apprendisti: il nostro obiettivo è quello di organizzare e dare voce a tutti coloro che vogliono lottare contro le ingiustizie esistenti nella nostra società.

Partecipare all’attività del sindacato significa avere la possibilità di diventare protagonista del cambiamento sociale: organizzando manifestazioni e azioni di protesta, studiando le problematiche cui sono confrontate le nuove generazioni e convincendo altri giovani a sostenere le nostre rivendicazioni si può davvero incidere sulla realtà e migliorare le nostre condizioni di vita!

Lamentarsi da soli per tutto quello che non funziona è inutile. Uniti si possono cambiare le cose!


Partecipa anche tu al sondaggio!


 

NO ad una civica nozionistica e controproducente!

Il prossimo 24 settembre il popolo ticinese sarà chiamato a pronunciarsi sull’insegnamento della civica nelle scuole ticinesi, dovendosi esprimere sulla modifica di legge sollecitata dai promotori dell’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)”.

Il SISA, in conformità con la posizione adottata già al momento della raccolta firme a favore dell’iniziativa, si schiera con decisione contro la modifica di legge e invita tutte e tutti i votanti a respingerla alle urne.


Leggi qui il comunicato stampa del SISA!



NO alla malacivica nozionistica!

Il 24 settembre 2017 il popolo ticinese dovrà esprimersi sull’introduzione di una materia a sé stante con nota finale per l’insegnamento della civica: ecco qualche buona ragione per votare NO ad una riforma controproducente!

File PDF: scarica qui.

 


Firma l’appello online per il NO all’insegnamento della civica!

   Segui la campagna su Facebook!


Vari sono i motivi che ci spingono ad esprimere il nostro NO a questa controproducente ed incoerente riforma dell’insegnamento:

NO al continuo impoverimento della storia!

Nella scuola media, l’educazione civica verrebbe introdotta, nelle intenzioni del Parlamento, a scapito dell’insegnamento della storia, a cui verrebbero sottratte due ore al mese, per un totale di 72 ore sull’arco di 4 anni. Ciò corrisponde, come rilevano i docenti dell’Atis, alla diminuzione di un intero anno di storia nella scuola dell’obbligo, che porterebbe inevitabilmente ad un impoverimento della preparazione culturale e umanista dei cittadini del domani (essenziale per la stessa comprensione dei concetti e delle dinamiche che si vorrebbero al centro della stessa “educazione civica”…!). Gli studenti non vedrebbero infatti messe in relazione le strutture politiche attuali con i processi storici e culturali che le hanno prodotte, correndo peraltro il rischio di considerare come acquisiti ed immutabili i rapporti sociali attualmente in vigore.

NO ad un controproducente nozionismo!

L’educazione civica, complice anche la ristrettezza dei tempi ad essa concessi, rischia quindi di trasformarsi in un vuoto e controproducente esercizio di studio a memoria di nomi e funzioni di istituzioni prive di alcun significato per gli allievi.  In questo modo non si farebbe che aumentare l’insofferenza e il distacco dei giovani nei confronti della politica, provocando l’effetto contrario agli auspici (quantomeno a quelli ufficiali…) dei promotori dell’iniziativa!

NO ad un ulteriore sovraccarico degli studenti!

L’introduzione di una nuova materia a sé stante, con tanto di nota a fine anno, non potrebbe che aggravare ulteriormente il già pesante carico di lavoro degli studenti, costretti a studiare per ulteriori prove di valutazione che non farebbero che alimentare la disaffezione di cui sopra. Introducendo una nuova materia in una griglia oraria già particolarmente densa, si corre unicamente il pericolo di indebolire l’insegnamento in modo generalizzato: moltiplicare le discipline riducendone i tempi di studio e le ore di lezione non può infatti che portare ad imparare poco e male!

NO ad una democratizzazione solo di facciata della scuola ticinese!

L’introduzione dell’educazione civica viene propagandata alimentando l’illusione che questa possa permettere una maggiore coinvolgimento dei giovani nella cosa pubblica, evitando però accuratamente di menzionare l’assenza di spazi di partecipazione democratica all’interno delle scuole e la forte selezione sociale che queste esercitano sugli studenti socialmente più sfavoriti. Se a ciò si aggiunge l’impoverimento umanistico di cui sopra, si potrebbe malignamente suggerire che l’obiettivo dei promotori dell’iniziativa sia proprio quello di ridurre la coscienza civile e la partecipazione politica della popolazione, specie delle sue fasce meno abbienti…


Il SISA ribadisce quindi che la via per un maggiore coinvolgimento democratico dei giovani non può passare attraverso lo smantellamento delle discipline umanistiche, bensì attraverso:

  • la creazione di nuovi spazi di partecipazione democratica (estensione del voto ai maggiori di 16 anni, diffusione e riconoscimento delle assemblee studentesche in tutte le scuole, ecc.);
  • la vera applicazione del diritto allo studio (che possa garantire pari opportunità sociali e quindi anche pari prospettive politiche a tutti i cittadini);
  • l’interruzione dell’attacco alla scuola pubblica (peraltro spesso condotto proprio da chi oggi invoca l’introduzione della civica…) e il rafforzamento del finanziamento pubblico all’istruzione;
  • la fine della deriva professionalizzante della scuola (costituita dal crescente orientamento verso le discipline scientifiche e l’insegnamento “per competenze”), da bilanciarsi con una maggiore valorizzazione delle materie umanistiche.

 

La scuola, che sarà? – Riflessioni critiche sulle riforme scolastiche

Nel 2014 il Dipartimento dell’Educazione (DECS) presentava il primo rapporto del progetto “La scuola che verrà”, una delle più ampie e significative riforme della scuola dell’obbligo dai tempi dell’istituzione della scuola media. Ma il processo di riforma non riguarda solo le strutture e l’organizzazione scolastica, bensì anche i contenuti stessi dell’insegnamento: il nuovo Piano di studi della scuola dell’obbligo rivoluziona infatti il paradigma pedagogico finora in vigore, introducendo il cosiddetto “approccio per competenze”.

Tuttavia, benché si sia dibattuto molto sulle ragioni e sulla validità di queste riforme, il futuro della scuola ticinese resta ancora estremamente indefinito. È per questo motivo che il SISA, sulla base di una semplice eppure complessa domanda (“La scuola, che sarà?”), si è interrogato a fondo sulle vere origini di molte delle proposte avanzate dal DECS e sulle possibili derive cui queste potrebbero dare luogo.

Il documento scaturito da questa riflessione è stato inviato al DECS quale risposta alla seconda fase di consultazione sul progetto di riforma, tuttavia esso è stato altrettanto concepito come uno strumento di divulgazione e di stimolo alla riflessione (che, seppur abbondante, spesso si trova alquanto vuota di contenuti o elusiva su certi punti cruciali). Buona lettura!

La scuola, che sarà? – Appunti critici sulle riforme della scuola dell’obbligo ticinese

La scuola, che sarà? È con questa domanda che il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si pone di fronte alla volontà riformatrice del Dipartimento dell’Educazione…

Clicca qui per scaricare il file pdf!

 


Una breve sintesi per i più frettolosi

Leggi qui il comunicato stampa diramato dal SISA in seguito alla pubblicazione del documento (una breve sintesi per chi non avesse tempo di affrontare l’intero documento).


Una semplice esposizione per i più pigri

Guarda qui i video esplicativi prodotti dai militanti del SISA, nei quali vengono sinteticamente ripercorsi i principali nodi critici delle riforme promosse dal DECS:


Meno precariato (in)competente, più lavoro qualificato!

Il 1° maggio 2017 il SISA è sceso in piazza per rivendicare l’adozione di una strategia globale contro il precariato e la disoccupazione giovanile: ancora troppo spesso per i giovani ticinesi è infatti difficile trovare un lavoro a tempo pieno, con condizioni salariali e di lavoro accettabili, che permetta di condurre una vita dignitosa.

Purtroppo la politica sembra non considerare a sufficienza queste gravi problematiche, limitandosi ad alcuni interventi palliativi che non risolvono la questione alla radice.

Per questo rivendichiamo:

  1. Una migliore e più solida formazione dei lavoratori;
  2. Un rafforzamento dell’assistenza ai disoccupati da parte del Cantone;
  3. Maggiori tutele nell’entrata sul mercato del lavoro;
  4. Un monitoraggio costante della carenza di lavoro tra i giovani.

Leggi qui il comunicato stampa in cui vengono illustrate nel dettaglio le misure rivendicate dal SISA!


Nel corso del corteo sindacale del 1° maggio (guarda qui le foto), i militanti del SISA hanno distribuito questo volantino informativo:

Meno precariato (in)competente, più lavoro qualificato!

La situazione occupazionale dei giovani ticinesi è ben lungi dall’essere rosea, tuttavia la 20 politica stenta a dare delle risposte alle sempre maggiori problematiche di disoccupazione, precariato e indebitamento che riguardano le nuove generazioni (…)

Scarica qui il volantino in formato pdf!


Giornata dell’#altrascuola

Il SISA ha lanciato, in collaborazione con le associazioni magistrali, un’iniziativa di boicottaggio della giornata di vacanza concessa ai docenti per il 23 marzo 2016. Qui di seguito potete trovare varie informazioni relative a questa giornata di protesta, o, come è già stata soprannominata, di “sciopero al contrario”.

Documenti scaricabili (file PDF):

Guarda il video della giornata di protesta:

Guarda le foto scattate durante la manifestazione:

23 marzo: Giornata dell’#altrascuola – Gallery


Che cosa chiediamo?

Il 23 marzo è una giornata di scuola che ci è stata tolta dal governo per motivi finanziari: questo è inaccettabile!

Dopo ormai 20 anni di risparmi nella scuola pubblica, questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso: è ora di dire basta!

Per questo invitiamo tutti gli studenti a recarsi a scuola il 23 marzo, per un vero e proprio “sciopero al contrario”, per dimostrare alla classe politica e all’opinione pubblica che noi non ci stiamo più.

Tuttavia, la scuola così com’è impostata oggi, non rispecchia ancora il modello ideale di scuola che vorremmo vivere tutti i giorni: nessuno di voi ha mai detto “che palle, anche oggi devo andare a scuola”? Probabilmente vi siete risposti da soli.

Per questo chiediamo che la giornata del 23 marzo venga usata per discutere e approfondire le problematiche presenti nella scuola ticinese del 2016, dopodiché sarà importante comunicare le nostre proposte di soluzioni verso l’esterno!

Infine, a Bellinzona verrà organizzata una manifestazione di protesta che terminerà di fronte a Palazzo delle Orsoline, sede del governo, dove potremo gridare il nostro dissenso e far vedere al Ticino che gli studenti vogliono un’#altrascuola e che non sopporteranno più altri risparmi sulle loro teste!

Il “Manifesto per una giornata dell#altrascuola”

In questo documento vengono analizzati i motivi della nostra opposizione a questa giornata di vacanza supplementare e si inizia a delineare la proposta di boicottaggio della giornata stessa.

Il SISA invita le assemblee degli studenti di tutte le scuole ticinesi a sottoscrivere il presente manifesto e a mettersi in contatto con il sindacato per coordinare le varie iniziative di protesta nelle singole sedi.

Ecco qui di seguito i file di 2 documenti inerenti il Manifesto:

– PDF “Manifesto per una giornata dell’#altrascuola

– PDF “Sintesi del Manifesto per una giornata dell’#altrascuola

Il programma: alcuni spunti per una giornata di discussione e di protesta

Per dare qualche spunto concreto per la realizzazione della giornata, è stato redatto un programma in cui vengono presentati alcuni spunti su attività e modalità con cui organizzare la manifestazione di protesta.

Invitiamo tutti gli organismi preposti all’organizzazione della giornata a leggere questo documento e a discutere delle proposte ivi contenute, tra cui varie attività di discussione e approfondimento che il SISA è disponibile ad organizzare in prima persona nelle scuole interessate.

Qui di seguito potete trovare il file PDF del programma.

Ma questi famosi “tagli”, cosa sono?

Sabato 16 gennaio il SISA ha organizzato un seminario sul tema della riduzione del finanziamento della scuola pubblica. Qui di seguito potete trovare parte del materiale presentato nel corso della conferenza:

Evoluzione tagli - Page 1Evoluzione dei tagli alla scuola pubblica in Ticino

Presentazione di vari dati sull’evoluzione della spesa per l’istruzione in Ticino e lo stato del sistema scolastico cantonale.

Sulla base dei dati presentati, è stato anche redatto un documento in cui vengono descritte le principali misure di risparmio degli ultimi 20 anni e in cui si analizza la tendenza in atto in Ticino:

quaderno-tagli-copertinaMa questi tagli, cosa sono?

Analizzando i vari dati statistici riguardanti la scuola ticinese, comparati con quelli degli altri cantoni svizzeri, emerge un quadro inquietante: il Ticino è in fondo alla classifica per la spesa per l’istruzione per abitante, così come in vari altri indicatori che concernono la qualità della scuola (numero di allievi per classe, ecc.).

 

Questa situazione è frutto di 20 anni di politiche risparmiste nella scuole, che producono varie gravi conseguenze a livello economico, sociale e democratico: vediamo come!


 

SÌ all’iniziativa “Rafforziamo la scuola media”!

Il 5 giugno il popolo ticinese verrà chiamato a votare sull’iniziativa popolare “Rafforziamo la scuola media”, lanciata dal sindacato VPOD, che mira a introdurre varie misure che migliorino la qualità e l’equità dell’istruzione secondaria in Ticino!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) invita i votanti ad accettare l’iniziativa, che permetterebbe di garantire una scuola media gratuita, equa e di qualità per tutte le studentesse e tutti gli studenti ticinesi.


bambini-scuola

Per una scuola media gratuita…

“Nella scuola media pubblica l’insegnamento, il materiale scolastico e i trasporti per allievi sono gratuiti.” (modifica art. 3)

Per permettere a tutta la cittadinanza di ricevere un’educazione di base di qualità, occorre che questa sia integralmente gratuita: lezioni, materiale, trasporto (e un domani si spera anche mense, doposcuola gite, ecc.) gratuiti sono il tassello fondamentale su cui costruire un’educazione democratica per tutti!

… equa…

“Le mense, il doposcuola per l’aiuto allo studio e il doposcuola per altre attività che interessano gli allievi sono organizzati dal Cantone presso ogni sede scolastica.” (modifica art. 3b)

“Per il finanziamento del doposcuola e delle mense è richiesta una partecipazione ai costi da parte delle famiglie degli allievi, ritenuto che l’ammontare di tale contributo non deve impedire l’accesso a questi servizi da parte di allievi di famiglie con redditi bassi.” (modifica art. 3c)

I servizi complementari all’insegnamento devono venir rafforzati e devono essere forniti a tutti gli studenti, senza escludere le classi sociali più svantaggiate: essi permettono di recuperare il divario di formazione rispetto ai figli della classi più abbienti, che se li possono pagare da privatisti…

… e di qualità!

“Le classi di scuola media non devono avere più di 20 allievi.” (modifica art. 21)

“L’istituto scolastico è dotato di un monte ore pari a 1 ora lezione ogni frazione completa di 35 allievi.” (modifica art. 9a)

“Gli spazi scolastici, compatibilmente con le disponibilità e per attività senza scopo di lucro, sono concessi gratuitamente ad associazioni e gruppi giovanili.” (modifica art. 19a)

Le condizioni quadro in cui si svolge l’insegnamento devono essere adeguate per un’istruzione di qualità: classi piccole per un’attenzione maggiore del docente, locali aperti per chi si occupa di attività giovanili, ecc. devono venir garantiti ovunque!


Leggete qui il comunicato stampa del SISA in cui viene espresso il sostegno all’iniziativa!


Per maggiori informazioni:

Visitate la rubrica sulla scuola media del sindacato del servizio pubblico SSP-VPOD: clicca qui

facebook

Segui l’iniziativa su Facebook!


NO alla restituzione delle borse di studio!

La misura di risparmio descritta qui di seguito è stata trattata dal Gran Consiglio ticinese lunedì 19 settembre 2016: grazie alla mobilitazione degli studenti, coordinati dal SISA, e al lavoro di pressione mediatica svolto nelle precedenti settimane, siamo riusciti ad evitare il peggio.

I relatori del rapporto di maggioranza (Farinelli, Dadò e Caverzasio), intimoriti dalle sempre più numerose critiche al taglio alle borse di studio, hanno chiesto e ottenuto il rinvio in commissione del testo. Insomma, una vittoria parziale: la misura non è stata completamente ritirata, ma verrà ritrattata e ridiscussa dalla Commissione della gestione.

Ora occorrerà però rimanere vigili, per evitare che ne venga riproposta una versione edulcorata o che questa ritorni sotto altre spoglie. L’abbiamo detto e lo ribadiamo: le borse di studio non si toccano, anzi occorrerebbe prima di tutto rinforzarle!

Qui di seguito il comunicato stampa congiunto del comitato giovanile contro la restituzione delle borse di studio e la gallery fotografica dei flashmob di protesta svoltisi in diverse scuole ticinesi.


Le borse di studio: diario di una lenta agonia

La maggioranza parlamentare borghese, composta da Lega, PLR e PPD, è intenzionata a riversare sulle spalle dei giovani una parte dei risparmi per il risanamento finanziario dello Stato: per racimolare 2-3 milioni in più all’anno, si vuole rendere obbligatoria la restituzione di un terzo delle borse di studio concesse agli studenti di bachelor (come dal 2015 già viene chiesto a quelli di master…!).

Così facendo, si andrebbe però a colpire un sistema di aiuti allo studio già massacrato dai risparmi degli scorsi anni, tra cui ricordiamo:

  • il cambio del metodo di calcolo per l’ottenimento di una borsa (2011), che ha escluso una consistente parte del ceto medio dall’accesso ad un assegno di studio;
  • la trasformazione in prestiti di un terzo delle borse di studio per gli studenti di master (2015), da restituire in 7 anni sulla base di un tasso variabile stabilito dal mercato.

Potete vederne le conseguenze nel grafico sottostante: le domande accolte sono crollate di un quarto in soli 3 anni, mentre il valore totale delle borse concesse è calato di 2 milioni a causa dell’effetto deterrente verso le famiglie (queste sono sempre meno spinte a richiedere un assegno di studio pieno, proprio a causa delle numerose limitazioni introdotte negli ultimi anni).

evoluzione domande accolte

Non possiamo accettare un’ulteriore taglio alle borse di studio!

Queste sono uno dei pochi strumenti che permettono agli studenti delle classi meno favorite di accedere a degli studi superiori e di migliorare la propria condizione sociale. Limitando questa possibilità, si andrebbe a limitare ulteriormente il diritto allo studio, già particolarmente fragile e trascurato nel nostro Cantone!

Gli assegni di studio costituiscono un intervento di redistribuzione della ricchezza verso i ceti medio-bassi, motivo per cui non ha assolutamente senso pretendere che vengano restituiti allo Stato: il gesto di “responsabilità” dovrebbe venire dalla classe politica, chiamata a sostenere queste fasce sociali già provate dal difficile contesto economico, e non da queste ultime nei confronti del resto della società! Sembrano tramontati i tempi in cui si parlava ancora di “società solidale” e “stato sociale”: oggi a prevalere sembrano essere unicamente gli interessi dei ceti facoltosi e delle imprese, a cui non interessa nulla se non la diminuzione del carico fiscale…

Organizziamoci e lottiamo!

Noi non staremo a guardare mentre il diritto allo studio dei cittadini ticinesi viene mandato al macero, agiremo e utilizzeremo tutti gli strumenti possibili per evitare questa eventualità, in favore di borse di studio solide e di pari opportunità di formazione per tutti!

Unisciti al SISA, e difendi i tuoi diritti!

dossier borse di studio copertinaDossier informativo

In questo dossier potrai trovare informazioni più dettagliate sullo stato di salute del sistema ticinese di aiuti allo studio, sulle condizioni sociali e occupazionali dei nostri giovani e  sui problemi che una simile riforma comporterebbe per tutti i cittadini del cantone.

Buona lettura!


Comunicati stampa


 

NO alla riforma fiscale (RIE 3) e ai tagli sociali

Il 12 febbraio la popolazione sarà chiamata ad esprimersi su numerosi temi, e in particolare su 4 referendum contro i tagli sociali approvati dal Granconsiglio ticinese e contro la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese. Il SISA invita tutti i votanti a respingere queste 4 modifiche di legge, che andrebbero a indebolire sensibilmente il già martoriato stato sociale del nostro Cantone e aprirebbero le porte ad un periodo di austerity di masoniana memoria: non facciamoci ingannare e il 12 febbraio votiamo 4 NO convinti ai tagli e alla RIE 3!

Materiale della campagna


La Riforma 3 dell’imposizione delle imprese: gli ennesimi regali fiscali a favore dei più ricchi…

La Riforma 3 dell’imposizione delle imprese, approvata in giugno dal Parlamento, vuole sopprimere i privilegi fiscali oggi concessi a numerose imprese multinazionali (in modo da rientrare nei criteri OCSE per la concorrenza fiscale). Fin qui, nulla di male: il problema è posto però dal fatto che, per “mantenere fiscalmente attrattivo il Paese”, le Camere hanno introdotto nella nuova legge una miriade di nuove deduzioni per le aziende, che andranno a causare degli importanti ammanchi per le casse dello Stato. E qui c’è da preoccuparsi, e anche parecchio.

Gli sgravi fiscali previsti dalla riforma permetteranno alle imprese di beneficiare di forti riduzioni del carico fiscale, i cui effetti non sono assolutamente prevedibili! Numerose deduzioni hanno infatti carattere facoltativo e spetterà ai singoli Cantoni definire quali adottare e quali no. Inoltre, occorre ricordarsi cosa avvenne in occasione della Riforma II, approvata di stretta misura dal popolo nel 2008: in questo caso il Consiglio Federale stimava perdite per circa 900 milioni, ma solo qualche anno dopo ci si è resi conto che le minori entrate sarebbero ammontate a più di 7 miliardi! Oggi il governo ci dice che verrà a mancare circa 1 miliardo di franchi, ma possiamo legittimamente aspettarcene 3 o 4 volte tanti.

La tendenza dell’ultimo decennio, illustrata in questo grafico (fonte: “Réforme de l’imposition des entreprises III : pas de baisse de l’imposition des entreprises au détriment de la population“, Travail.Suisse), mostra come in realtà le imprese con sede in Svizzera abbiano già beneficiato di importanti riduzioni del carico fiscale: dal 2005 ad oggi, il tasso medio d’imposta sugli utili è infatti calato dal 22% al 18%! Eppure, secondo governo e parlamento, occorrerebbe ridurre ancora la pressione su di esse: come se il resto della popolazione svizzera se la passasse bene (In Svizzera ben 530’000 persone vivono in condizioni di povertà…)!

Intanto però, le casse pubbliche si svuotano e i nostri governanti ci costringono a tirare la cinghia: i programmi di risparmio della Confederazione si susseguono (l’ultimo – in termini cronologici – è stato presentato dal Consiglio Federale lo scorso maggio) e a farne le spese sono i lavoratori, gli studenti, i ceti medio-bassi, che si vedono ridotti i sussidi di cassa malati, i budget per la formazione, le assicurazioni sociali ecc.

In definitiva, questa continua erosione del carico fiscale a favore delle imprese e degli alti redditi sta quindi conducendo allo smantellamento dei diritti sociali e del servizio pubblico, con conseguenze importanti anche per l’istruzione e il diritto allo studio.

Quale futuro per la scuola? L’istruzione tra privatizzazione strisciante e aumento dei costi per le famiglie

I continui piani di risparmio della Confederazione hanno infatti toccato più volte il settore della formazione, in particolare quella di grado terziario (università, politecnici, SUP, ecc.). Sottraendo fondi agli atenei svizzeri, la Confederazione favorisce due processi estremamente preoccupanti per chi, come noi, mira ad una vera affermazione del diritto allo studio e ad un sistema scolastico che persegua lo sviluppo critico e cosciente dei cittadini a 360° e non semplicemente la formazione di manodopera adatta alle esigenze del mercato privato.

Da un lato, il salasso forzato cui sono sottoposti i budget delle università le spinge a riversare una parte crescente dei costi della formazione sulle spalle degli stessi studenti, come è stato il caso al Politecnico di Losanna (dove le tasse d’iscrizione sono state raddoppiate da un anno all’altro, nonostante le proteste degli allievi) o all’Università di Ginevra (dove invece lo sciopero studentesco ha impedito il peggio). Questo evidentemente causa notevoli problemi alle famiglie finanziariamente meno forti, che vedono aumentare il costo dell’istruzione dei propri figli e che, a lungo termine, vengono scoraggiate dall’intraprendere simili percorsi di studio. In barba alle cosiddette “pari opportunità di formazione”…

D’altra parte, trovandosi con sempre meno fondi a disposizione, gli atenei vengono anche indotti a cercare dei canali di finanziamento “alternativi”… Ovvero a rivolgersi al mondo dell’imprenditoria privata, spesso molto interessata a mettere le mani sul fruttuoso mondo della ricerca accademica per sfruttarlo per i propri profitti. E così, il sistema universitario svizzero viene progressivamente svenduto all’economia privata, con gravi conseguenze per l’indipendenza accademica e distorcendo la funzione della scuola nella società (Leggi qui e qui). E con ogni probabilità non ci troviamo che all’inizio di un vero e proprio processo di progressiva privatizzazione del nostro sistema scolastico…

Un’eventuale approvazione della riforma fiscale non farebbe che accelerare tali processi di smantellamento della scuola pubblica: non possiamo permetterlo!

E in Ticino? C’è da preoccuparsi…

Purtroppo la situazione nel nostro Cantone non è per nulla più rosea rispetto a quella nazionale, anzi: c’è da preoccuparsi, e anche parecchio!

Le politiche di freno alla spesa pubblica e di de-fiscalizzazione che hanno caratterizzato la politica economica della Confederazione sono ben note (e applicate) anche in Ticino e hanno prodotto risultati simili a quelli riscontrati a livello federale. La scuola (così come la socialità, il servizio pubblico, la sanità, ecc.) è stata una delle tante vittime dei piani di risparmio promossi da Consiglio di Stato e Granconsiglio. I tagli alla scuola si sono così susseguiti nel corso degli anni (vedi specchietto a lato) e hanno globalmente impoverito il nostro sistema scolastico, con gravi ripercussioni anche sull’equità dell’istruzione.

La tendenza non sembra però volersi arrestare, anzi: il Governo ha già annunciato, qualora la riforma fiscale venisse approvata, di voler presentare un nuovo pacchetto di deduzioni fiscali, che dovrebbero servire – anche qui – a “preservare l’attrattività fiscale del Cantone”. In concreto, si tratta di sgravare fiscalmente le imprese con sede in Ticino (si parla di una riduzione di un terzo dell’importa sull’utile).

Qualcosa però non torna. Il Granconsiglio ha appena approvato un pacchetto di risparmio da 200 milioni per permettere allo Stato di azzerare il proprio deficit d’esercizio entro il 2019. Questa manovra di rientro prevede nuovi gravi tagli alla socialità, che promettono di mettere in difficoltà numerose famiglie ticinesi già particolarmente sotto pressione, ma il Governo si appella alla “responsabilità” dei cittadini, che devono comprendere l’importanza dei sacrifici che sono chiamati a compiere.

Ma se le casse pubbliche erano tanto vuote da dover costringere le fasce più deboli della popolazione a sopportare degli ulteriori sacrifici, come mai, di punto in bianco, lo Stato ha la disponibilità finanziaria per poter regalare dei milioni alle imprese, ai ricchi, agli azionisti? Vedete voi, ma a noi questa sembra una presa per il c…

Le prospettive per il futuro non sono per nulla incoraggianti: se la riforma fiscale venisse accolta, e gli sgravi per le imprese proposti dal Consiglio di Stato venissero applicati, le entrate fiscali del Canton Ticino verrebbero ridotte in modo importante, portando nuova austerity, nuovi piani di risparmio, nuovi tagli, e via di seguito. In poche parole, accettare questa riforma significherebbe veder ritornare sul tavolo proposte scellerate come la riduzione di un anno degli studi liceali, o la trasformazione in prestito di 1/3 delle borse di studio: dobbiamo opporci a tutto ciò!

Il 12 febbraio votiamo 4 NO ai tagli e alla riforma fiscale, per non rinchiuderci in un futuro di precarietà!

Per questi motivi, il SISA invita tutti i votanti a respingere alle urne la Riforma 3 dell’imposizione delle imprese e i tagli sociali promossi da Governo e Parlamento cantonali: non possiamo permetterci di cedere!

Il 12 febbraio votiamo quindi:

  • NO alla Riforma 3 dell’imposizione delle imprese

  • NO alla riduzione delle prestazioni sociali

  • NO al peggioramento delle cure a domicilio

  • NO all’indebolimento della giustizia


Alptransit: manteniamo le corse delle 19.00!

Le quasi 5’000 firme raccolte a favore delle due petizioni contro la soprressione delle corse verso Oltregottardo sono state consegnate alla Cancelleria dello Stato lo scorso venerdì 7 aprile: potete visualizzare qui il servizio realizzato da “il Quotidiano” della RSI.

Ancor prima che il Parlamento si esprimesse in merito, le FFS annunciavano l’aumento dell’offerta ferroviaria verso Oltralpe la domenica sera, accogliendo così le richieste degli studenti firmatari (Leggi qui il comunicato del SISA). L’approvazione a larga maggioranza delle due petizioni lo scorso 19 giugno non ha fatto altro che confermare l’esito di questa importante battaglia: una vittoria su tutta la linea!

Un momento della consegna delle firme, in presenza di rappresentanti del SISA, dei Verdi del Ticino e di Daniel Mutti, promotore della petizione relativa all’offerta ferroviaria sulla tratta Locarno-Domodossola.

L’apertura della galleria di base del San Gottardo era attesa da tutto il Ticino, ma in particolare dalle studentesse e dagli studenti che si trovano Oltralpe per proseguire i propri studi. Questi si aspettavano infatti che il risparmio di 30 minuti sui tempi di percorrenza si sarebbe tradotto in orari di arrivo più sopportabili per chi ogni weekend deve sobbarcarsi 4, 5 o 6 ore di viaggio fino a Friburgo, Losanna o Ginevra.

Ebbene, ci hanno pensato le Ferrovie Federali Svizzere (FFS) a smorzare subito l’entusiasmo (più che legittimo) dei giovani ticinesi.

Il nuovo piano orario, adottato proprio in conseguenza dell’apertura di Alptransit, prevede infatti la soppressione di alcuni collegamenti attualmente molto frequentati da chi si reca a Nord delle Alpi per tornare nelle proprie località di studio: le corse delle 18.48 da Locarno (che permette agli studenti del Locarnese di utilizzare la linea passante per Domodossola) e delle 19.10 da Lugano permettono infatti agli studenti di sfruttare fin da subito l’abbonamento Binario 7, grazie al quale non devono acquistare nessun titolo di trasporto supplementare.

Le FART e le FFS hanno però ben pensato di eliminare queste corse, costringendo gli studenti a servirsi di quelle delle 17.48 da Locarno (con un costo supplementare di 20 CHF) e delle 18.43 o delle 19.43 da Lugano (acquistando un biglietto fino a Bellinzona nel primo caso o non traendo alcun vantaggio sull’orario di arrivo nel secondo).

Il SISA reputa inaccettabili queste soppressioni indiscriminate e ha pertanto deciso di:

  1. sostenere la petizione lanciata da alcuni studenti del Locarnese che chiedono di mantenere le corse quantomeno il venerdì e la domenica;
  2. lanciare un’ulteriore petizione, indirizzata al Gran Consiglio ticinese, con cui si chiede di fare pressioni sulle FFS per mantenere la corsa delle 19.10 e di farsi carico dei costi maggiori che già oggi gli studenti del Mendrisiotto sono costretti ad accollarsi per raggiungere la stazione di Lugano.

Qui potete trovare:

  • la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” (scarica qui il formulario cartaceo e clicca qui per firmare la petizione online);
  • la petizione “Manteniamo il treno delle 19.10!” lanciata dal SISA  (scarica qui).
Firmate e fate firmare: ne abbiamo bisogno!

Leggi qui il comunicato stampa diramato dal SISA per annunciare il lancio della suddetta petizione.