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Il passaggio dall’esercito al servizio civile: presto un reato d’opinione?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con profondo sconcerto dell’odierna decisione del Consiglio nazionale di dare seguito alla mozione della propria Commissione di politica di sicurezza (CPS-N), con la quale si richiede di dimezzare il numero di giorni di servizio deducibili qualora un soldato decidesse di interrompere il servizio militare in favore di quello civile.

Non è certo una novità che in seno all’esercito e tra i partiti borghesi sia diffusa la volontà di reprimere artificialmente il crescente distacco dei giovani svizzeri verso il servizio militare (ricordiamo che dall’introduzione della prova dell’atto nel 2008 il numero di ammissioni al servizio civile è quasi quadruplicato, e non smette di aumentare!), tuttavia non cessa ancora di stupire la violenza delle intimidazioni messe in campo per sanzionare questa (più che legittima) disaffezione.

La commissione (tra le cui fila, guarda caso, siedono numerosi graduati militari) e ora anche la Camera bassa propongono così di aumentare considerevolmente il numero di giorni di servizio da prestare qualora si decidesse di passare al servizio civile dopo aver già compiuto una parte del proprio impiego sotto le armi: ad esempio, nel caso in cui un soldato volesse farla finita con l’esercito dopo aver terminato la scuola reclute, dovrebbe rendere ancora ben 296 giorni di servizio civile (cifra che oggi ammonta “soltanto” a 201 giorni), mentre restando tra le forze armate questi si ridurrebbero a soli 134 giorni (meno della metà!). In poche parole, si vogliono fare ulteriori pressioni su quei giovani che, dopo aver visto con i propri occhi la realtà del servizio militare (spesso ben diversa dall’immagine fornita dalla propaganda militarista di cui sono infarcite le cosiddette “giornate informative”…), decidono di eseguire il proprio servizio alla patria svolgendo delle attività (davvero) socialmente utili e umanamente meno soffocanti: si vuol forse far divenire reato il cambiamento d’opinione?

Per questi motivi il SISA ribadisce la propria contrarietà a nuove misure sanzionatorie e restrittive a danno dei civilisti, appellandosi al Consiglio degli Stati affinché respinga l’assurda mozione oggi approvata dal Nazionale e ci si adoperi invece per parificare finalmente il servizio civile a quello militare, ad esempio:

  • portando a 1 il rapporto tra giorni di servizio nell’esercito e nell’ambito del servizio civile;
  • limitando la propaganda militarista nelle giornate informative (affiancando ai soldati che vi prestano servizio dei civilisti che possano fornire delle informazioni complete e dettagliate sulle alternative alla leva militare);
  • garantendo il passaggio dal servizio militare a quello civile in qualsiasi momento della scuola reclute o dei periodi d’impiego successivi (garantendo l’accesso dei sindacalisti alle caserme o introducendovi dei funzionari civili che assicurino l’assenza di pressioni o di ostacoli burocratici da parte dei graduati militari).

 

Basta abusi grigioverdi! (14.07.2007)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) sta lavorando in queste prime settimane di scuola reclute per aiutare i giovani chiamati alle armi che intendono rifiutare il servizio militare a dichiararsi obiettori di coscienza o di ragione e ad evitare sanzioni.
Ancora una volta si denotata la poca volontà  dello Stato e dell’esercito di informare in modo completo i ragazzi dei loro diritti.

Molti non solo confondono tuttora protezione civile con servizio civile, ma molte reclute subiscono gli abusi di potere degli ufficiali per timore di ritorsioni: non si può condannare tout court alla prigione chi per motivi etici rifiuta di sparare, non si può rifiutare ad una recluta una seduta con il servizio sociale della caserma soltanto per continuare a torturarla psicologicamente per qualche ora in più. Ufficiali che sanno sbraitare solo per evidenziare la loro “autorità ” e privi della benchè minima umanità  sono un danno anche per l’esercito stesso, che si vuole vicino alla gente!

Non solo i diritti dei coscritti vanno spiegati con maggiore chiarezza al momento del reclutamento e nelle giornate informative, ma anche i diritti dei soldati di leva in caserma vanno fatti rispettare.

Il SISA continuerà  a tutelare il diritto dei giovani alla propria autodeterminazione e a difendere la scelta progressista dell’obiezione.

Il SISA in aiuto delle giovani reclute (05.07.2013)

Il Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) ha – come ogni anno – diramato una nota stampa nella quale mette a disposizione due numeri di servizio per le giovani reclute che dovessero riscontrare difficoltà all’interno della caserma.