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Inasprimento dell’accesso al servizio civile: il SISA si prepara a sostenere il referendum!

l Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (SISA) ha preso atto, con estrema contrarietà, delle pesanti restrizioni di accesso al servizio civile approvate dal Consiglio degli Stati. Con la probabile ratifica da parte anche del Consiglio Nazionale al progetto governativo, ci troveremmo davanti all’ennesima erosione dei diritti dei coscritti che optano per il servizio civile e ad un effettivo smantellamento di quest’ultimo.

Questo cambiamento di legge, oltre a mettere ulteriormente in discussione il diritto all’obiezione di coscienza, ha il chiaro obiettivo di mettere il bastone fra le ruote al servizio civile, il quale viene sempre più percepito dai giovani come valida alternativa al militare. Il servizio militare, oltre ad aver dato prova di utilizzare fondi pubblici per un beneficio praticamente nullo alla collettività, nel corso dell’ultimo anno ha rivelato di non essere un’istituzione valida per i giovani svizzeri: i casi di Emmen, Coira e Isone hanno dimostrato che i valori impartiti ai coscritti sono ben lontani dalla coesione nazionale e si avvicinano molto di più a quelli del bullismo e dell’omertà!

I vertici militari e i deputati a Berna si rifiutano di riconoscere la futilità e la dannosità del servizio militare e si ostinano a voler rendere sempre meno attrattivo il servizio civile: occorrerebbe forse domandarsi quali siano le ragioni che portano sempre più giovani a lasciare il grigioverde, anziché degradare l’istituzione del servizio civile!

Per difendere il diritto democratico di passaggio libero al servizio civile, conquistato anche grazie all’ostinazione degli obiettori che in passato videro la propria libertà negata, il Sindacato Indipendente degli Studenti e degli apprendisti (SISA) attende l’esito dei lavori parlamentari e si unisce ai preparativi di referendum avanzate da CIVIVA e dal Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE).

We want panino, we want soldino: nessun compromesso sul diritto allo studio!

Comunicato stampa del 26 giugno 2019


Alcuni militanti del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) hanno occupato ieri gli spalti del Gran Consiglio per affiggere uno striscione contro il compromesso partorito dalla commissione formazione e cultura a partire dalla petizione del SISA per il rafforzamento delle borse di studio.

La petizione, ricordiamo, dopo una serie di azioni di protesta promosse sul territorio cantonale, era stata parzialmente accolta dal Consiglio di Stato, il quale aveva alzato il tetto massimo delle borse di studio da 16’000 a 18’000 franchi e ridotto la quota delle borse trasformate in prestiti da 1/3 a 1/10.

Tuttavia il contenuto delle istanze studentesche andava ben oltre le richieste accolte dal Governo: la petizione chiedeva che l’ammontare massimo delle borse di studio raggiungesse i 20’000 franchi e che la possibilità di trasformare le borse di studio per il master in prestiti venisse abrogata. In questo modo si garantiva il rispetto effettivo del diritto allo studio, il quale si distanzia dalla concezione individualista e classista della maggioranza borghese, che già nel 2016 aveva proposto di estendere i prestiti a chi frequenta il bachelor. Offensiva sventata poi dalla nostra minaccia di referendum, sostenuta dalla Gioventù comunista (GC) e Gioventù Socialista (GISO).

Nonostante le chiare richieste e conquiste delle studentesse e degli studenti, solo la rivendicazione di alzare il tetto massimo è stata accolta, mentre il resto non è stato preso in esame. Anzi, la maggioranza borghese ha approfittato dell’occasione per aumentare la quota delle borse trasformate in prestiti (da 1/10 a 1/4), nella speranza che aumentare il tetto massimo delle borse di studio fosse sufficiente per placare i malumori. Così non è stato. Per manifestare il nostro dissenso, alcuni militanti si sono presentati a Bellinzona per assistere ai lavori parlamentari e mostrare ai deputati uno striscione dal titolo: nessun compromesso sul diritto allo studio. Questo slogan vale ancora di più se considerate le condizioni in cui riversano gli studenti e i neo-laureati, i quali per ⅔ sono costretti a lavorare durante gli studi accademici – limitando di fatto la possibilità di dedicarsi completamente agli studi – e, una volta conseguito un diploma, si trovano in estrema difficoltà nella ricerca di un impiego, costretti ad essere rimbalzati da un stage non remunerato all’altro: condizioni che rendono estremamente difficoltoso restituire un prestito e che causano non pochi disturbi sull’individuo, sia durante che dopo gli studi.

Il sindacato studentesco non si sorprende dunque delle logiche che dominano il consesso legislativo ticinese e comprende il desiderio della maggioranza borghese di voler privilegiare i prestiti a scapito delle borse di studio. Per questo motivo il SISA si riserva la possibilità di partire alla controffensiva e si prepara a difendersi contro future lesioni del diritto allo studio: lo faremo a partire dalla figura di Stefano Franscini. Speriamo vivamente che gli insegnamenti dello statista ticinese non siano ascoltati solo da noi: è ora che la formazione non venga minata da logiche classiste e che il diritto allo studio venga finalmente rispettato. La formazione non è un costo sociale, bensì un investimento.

Borse di studio: più soldi, ma anche più debiti?

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso conoscenza ieri del rapporto commissionale, di cui sarà relatore Fabio Käppeli, relativo alla petizione da noi consegnata oltre un anno fa (e corredata da oltre 2200 firme) per richiedere un rafforzamento del sistema di aiuti allo studio. Tale petizione, lo ricordiamo, aveva permesso di ottenere alcune prime importanti vittorie già lo scorso anno, con le decisioni governative di ridurre da un terzo a un decimo la quota di borsa da restituire allo Stato dopo un master e di aumentare da 16’000 a 18’000 CHF il tetto massimo per gli aiuti allo studio.

Il sindacato studentesco non può che accogliere positivamente la decisione della commissione scolastica di estendere tale aumento fino a 20’000 CHF all’anno (così come richiesto dalla nostra petizione), in quanto si potrà così meglio rispondere alle esigenze finanziarie degli studenti universitari meno agiati (ricordiamo che secondo l’ufficio federale di statistica, il fabbisogno annuale di uno studente è di 25’000 CHF). Non possiamo però condividere il ragionamento secondo cui va mantenuta la “buona abitudine di svolgere, con senso di responsabilità, qualche lavoretto a fianco del tempo trascorso sui banchi”: tale “buona abitudine” non è infatti praticata da tutti gli studenti (solo da quelli con minore disponibilità finanziaria), ciò che produce delle importanti disparità nel tempo a disposizione per lo studio (e di conseguenza nei risultati scolastici). Gli aiuti allo studio devono invece servire a garantire a tutti gli studenti la possibilità di dedicarsi al 100% agli studi, senza doversi preoccupare di far quadrare i conti a fine mese.

Tale retorica “responsabilista” è utilizzata anche per giustificare la seconda misura proposta dalla commissione, ovvero l’aumento della quota di restituzione delle borse ottenute per un master. Si tratta di una decisione inaccettabile e incomprensibile: lo stesso governo cantonale, vista la stabilità finanziaria dei conti cantonali, aveva deciso nell’aprile 2018 di ridurre tale quota per ridurre il carico sulle spalle degli studenti! La maggioranza commissionale rimette ora in discussione tale decisione poiché, a suo dire, coloro che percepiscono una borsa di studio godrebbero di un “vantaggio personale” da restituire il prima possibile, “richiedendo al contempo una certa responsabilizzazione nel prosieguo degli studi”. Al di là del fatto che gli studenti che richiedono una borsa non cercano regali da parte dello Stato ma semplicemente di far valere un proprio diritto (quello allo studio, sancito dalla costituzione), i commissari non tengono conto del fatto che non è per nulla scontato trovare un’occupazione stabile al termine degli studi universitari (specialmente in Ticino): il precariato e la disoccupazione sono tutt’altro che sconosciuti per i laureati ticinesi, che infatti sono sempre più spinti ad abbandonare la Svizzera italiana per cercare fortuna altrove. Vi è d’altra parte una crudele ironia in questa decisione: lo Stato spende decine (se non centinaia) di migliaia di franchi in campagne contro l’indebitamento giovanile, ma poi costringe egli stesso gli studenti universitari ad entrare sul mercato del lavoro con varie migliaia di franchi di debito sulle spalle.

Ora che le finanze del Cantone sono state “risanate” (a suon di tagli imposti alle classi popolari e ai servizi pubblici), non vi sono più scuse per tergiversare: lo Stato deve tornare ad investire nella formazione, garantendo un pieno diritto allo studio a tutta la popolazione. È inutile riempirsi la bocca di proclami sull’utilità dell’istruzione durante la campagna elettorale, se non si ha poi il coraggio di prendere le necessarie decisioni una volta insediati sul proverbiale “cadreghino”! Il SISA invita quindi tutte/i le/i deputate/i ad approvare l’aumento a 20’000 CHF del tetto massimo per gli aiuti allo studio e a respingere l’aumento della quota di restituzione per il master: la battaglia per delle borse di studio degne di questo nome è ben lungi dall’essere conclusa!

Sciopero delle donne: in lotta per la parità! – Gallery

Il 14 giugno il SISA ha partecipato allo sciopero delle donne svoltosi in tutto il paese per rivendicare una piena parità fra i sessi. Nelle scuole si sono svolte numerose attività di discussione e azioni di protesta sul tema delle disparità fra uomini e donne. Al pomeriggio, le studentesse e gli studenti scioperanti si sono diretti a Bellinzona dove abbiamo partecipato alla manifestazione cantonale che ha concluso la giornata. Qui di seguito le foto della giornata.

Le attività svoltesi nelle varie scuole del Cantone

Dalle scuole in direzione di Bellinzona!

La manifestazione femminista a Bellinzona

Lea Schertenleib prende la parola per il SISA

Il SISA riunito in assemblea per lo sciopero delle donne

Sabato 27 aprile il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea per preparare il percorso d’avvicinamento allo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno. In presenza di rappresentanti di numerose scuole superiori del cantone, si è discusso dell’organizzazione della mobilitazione e del problema delle disparità di genere all’interno della scuola ticinese.

Se il numero di donne che seguono dei percorsi di studio di alto livello è in forte crescita da vari decenni, queste rimangono però confinate ad alcuni ambiti reputati tipicamente “femminili”. Nella formazione professionale, più dell’80% delle apprendiste lavora nel commercio o nei servizi sanitari e sociali, mentre a livello universitario le studentesse sono presenti in gran numero nelle scienze umane e sociali, mentre sono sottorappresentate nelle scienze esatte, tecniche e economiche. D’altra parte, il Ticino si situa in testa alla classifica intercantonale per disparità di reddito tra diplomate e diplomati: ad esempio, tra coloro che hanno terminato l’università, gli uomini ticinesi presentano un reddito mediano lordo che supera del 40% quello delle donne (in Svizzera, la stessa percentuale ammonta al 32%)! Anche nei risultati scolastici le femmine appaiono sfavorite: secondo i risultati degli ultimi test PISA, esse mostrano dei punteggi nettamente inferiori a quelli dei maschi in matematica e nelle scienze naturali.

Per rispondere a queste disparità formative e retributive, l’assemblea ha ribadito il proprio sostegno alle 5 rivendicazioni elaborate dal comitato centrale del SISA lo scorso 3 marzo:

  1. A parità di diploma, parità di salario: vogliamo più controlli e più sanzioni contro le disparità salariali!
  2. Introduzione dell’educazione interdisciplinare di genere nelle scuole ticinesi, sul modello dell’“école de l’égalité” adottata nella Svizzera romanda.
  3. Inclusione di più personaggi femminili nei programmi e nei manuali scolastici.
  4. Approfondimento del corso di educazione sessuale da un punto di vista affettivo e del piacere.
  5. Introduzione di un mediatore indipendente e designato dal corpo studentesco per segnalare e prevenire abusi, commenti e comportamenti sessisti nelle scuole.

La lotta studentesca per una scuola paritaria e emancipatrice va di pari passo con quella delle lavoratrici per il raggiungimento della parità salariale e dei pieni diritti sociali che assicurino una reale emancipazione sociale del genere femminile. Per questa ragione, il SISA parteciperà, come da tradizione, al corteo sindacale del 1° maggio e allo sciopero delle donne del 14 giugno, due occasioni in cui tornare a ribadire l’unità d’intenti tra movimento studentesco e movimento operaio.

Sportello per l’assistenza reclute del SISA: strumento di difesa contro gli abusi

Come ogni anno, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) torna ad offrire il proprio servizio di sostegno ai militi impegnati nella scuola reclute.

Il caso di Emmen, unito alle innumerevoli situazioni di abuso nelle caserme di Coira e Isone, mette in luce l’incapacità (se non del vero e proprio disinteresse) da parte degli alti funzionari dell’esercito nella prevenzione e nella gestione degli abusi. Contrariamente a quanto afferma lo Stato maggiore dell’esercito, gli abusi sono tutt’altro che casi isolati: all’interno delle forze armate vige infatti un clima nel quale gli atti di nonnismo trovano ampio spazio per essere compiuti senza alcuna ripercussione.

L’omertà e il facile insabbiamento dell’abuso di potere perpetrato nei ranghi dell’esercito rende necessario uno sportello indipendente dalle gerarchie militari per poter fornire un’assistenza efficace in difesa dei giovani coscritti. A questo scopo il sindacato studentesco offre la propria esperienza per aiutare i militi a denunciare l’eventuale abuso, a uscire il prima possibile dalla caserma e mostrare loro i passi fondamentali per passare all’unica reale alternativa al regime militare: il servizio civile.

Per denunciare un caso di abuso e/o di necessità d’assistenza per lasciare la caserma sono disponibili i seguenti numeri: 079 773 43 03; 078 634 33 25; 079 839 50 32; 079 374 68 80.

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al seguente sito: http://www.sisa-info.ch/sos-reclute