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Per una cultura accessibile, autodeterminata e di prossimità

Risoluzione dell’Assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) del 24 novembre 2018 (scarica pdf)


“Tutti i giovani dovrebbero essere uguali dinanzi alla cultura.” (Antonio Gramsci)

Il rapporto tra cultura e giovani non è una relazione equa: nella storia recente i giovani sono stati vittime inermi di un sistema culturale che sopprime ogni desiderio di emancipazione e libertà artistica. L’attuale sistema economico favorisce le attività aggregative che fruttano profitti, aprendo il campo ad attività commerciali che non hanno alcun interesse nello sviluppo di una cultura giovanile e dell’individuo stesso. In questo contesto le tanto decantate libertà individuali, parlando di cultura, valgono solo per le attività economiche, le quali, basate sul mero tornaconto personale, di fatto soffocano qualsiasi tentativo di creazione di cultura sociale e dal basso. Ciò che ne risulta è un panorama artistico-culturale atomizzato e vittima dell’ideologia neoliberale, dove le singole unità disgregate si devono adattare all’industria culturale per poter sopravvivere, snaturando perciò la maggior parte degli elementi originali e rivoluzionari della propria arte.

È chiaro che coloro che possono accedere e beneficiare della cultura in senso largo, sono gli individui provenienti dai ceti abbienti, che dispongono di tempo e denaro sufficienti a potersi dedicare all’arte, alla musica, alla letteratura. Risulta perciò evidente che il rapporto tra possibilità materiali e potenzialità creative è alla base delle ingiustizie celate dietro la cultura, che favorisce solo una piccola fetta della popolazione giovanile, relegando la parte restante alla banalità dell’industria dell’intrattenimento.

Il contesto socioeconomico odierno non garantisce al giovane di potersi muovere liberamente nel panorama artistico-culturale: la situazione finanziaria sempre più precaria di molte famiglie, dove all’aumento dei costi della vita non corrisponde un aumento dei salari, aumenta le difficoltà di acquisto dei mezzi materiali necessari per poter accedere alla cultura ed esserne parte attiva e creativa. Ne deriva perciò una generale sfiducia verso le proprie capacità e le possibilità di cambiare lo scenario attuale, dove lo scoraggiamento è incentivato dalla difficoltà di trovare i mezzi finanziari necessari per poter costruire un proprio progetto culturale, che può spaziare da attività con sfondo sociale-aggregativo fino a giungere ad attività propriamente artistiche.

Dal clima generale di sconforto – dove l’impossibilità di essere parte ideativa della cultura, provoca un forte senso di smarrimento – un giovane viene facilmente assorbito nelle pratiche consumistiche della società odierna, aderendo a questa forma capitalistica della cultura e perdendo progressivamente la cognizione critica sulla propria esistenza. Questa dinamica intralcia una presa di coscienza collettiva e la costruzione di un fronte in grado di difendere i propri diritti contro gli attacchi della classe politica borghese che, al fine di poter costruire le solide basi della propria dominazione politica e culturale, persegue la frammentazione sociale dei giovani e lo smarrimento identitario e culturale della società. La stessa classe politica borghese è responsabile della precarizzazione degli studi e degli attacchi al diritto allo studio: il discorso fin qua espresso va quindi inserito nel più ampio discorso di critica sociale proposto dal nostro sindacato.

Per questi motivi, l’Assemblea generale del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti, riunitasi il 24 novembre 2018 a Solduno, stabilisce di voler agire contro la tendenza appena espressa, affinché le condizioni di accesso e di creazione della cultura non siano prerogativa dei più ricchi, bensì di tutti i giovani. In questo senso, vengono identificati tre assi d’azione fondamentali: l’accessibilità alla cultura, l’autodeterminazione della cultura e la prossimità alla cultura.

L’accessibilità alla cultura deve essere perseguita attraverso i seguenti interventi:

  • Ampliamento e aumento degli sconti concessi dalla carta ioStudio per l’accesso ai luoghi di cultura
  • Promozione della lettura tramite una riduzione generale dei prezzi dei libri per i giovani in formazione.
  • Generalizzazione dei doposcuola gratuiti nelle scuole obbligatorie, in cui poter praticare delle attività sociali, culturali e artistiche.

L’autodeterminazione della cultura mira a ridurre le barriere economiche che impediscono ai giovani di costruire da sè il proprio percorso artistico e culturale. In tal senso si propongono questi interventi:

  • Copertura cantonale della totalità dei costi di progetti culturali e Centri giovanili secondo il principio della Legge Giovani (al momento copre unicamente il 50%), in modo da limitare la discriminazione di cui sono vittima le regioni periferiche e i comuni finanziariamente deboli. (Ciò non deve tuttavia tradursi in una limitazione dell’autonomia dei Centri già esistenti)
  • Presenza omogenea, garantita dal Cantone, di Centri giovanili sul territorio, seguendo un criterio di proporzionalità tra popolazione giovanile e numero di Centri esistenti.
  • Accesso gratuito a spazi scolastici e pubblici per tutte le associazioni giovanili.
  • Inserimento del diritto alle giornate autogestite nella Legge della Scuola, in modo da alimentare la creazione autonoma di cultura nelle scuole di grado secondario (anche in quelle professionali).
  • Promozione da parte del Cantone di una rete di “Case della cultura”, in cui vi sia la possibilità di accedere agli spazi e al materiale necessario alle attività culturali e artistiche: atelier, studi di registrazione, sala prove, … (senza ostacolare però i Centri alternativi e autogestiti preesistenti).
  • Messa in rete delle strutture e delle iniziative culturali già esistenti.

Infine, per migliorare la prossimità alla cultura, il sindacato propone:

  • Creazione di combinazioni tariffarie che uniscano il trasporto pubblico all’accesso alle manifestazioni culturali, ad un prezzo accessibile ai giovani in formazione.
  • Istituzione di una “Casa dello studente” per gli allievi del grado secondario superiore a Lugano e a Locarno, sul modello di quella già esistente a Bellinzona.

Solduno, 24 novembre 2018.

Critica sociale, stages non pagati e accesso alla cultura al centro dei lavori dell’assemblea del SISA

Sabato 24 novembre il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si è riunito in assemblea generale a Locarno (guarda qui le foto della giornata) per rinnovare gli organi statutari, discutere dei più pressanti problemi dei giovani ticinesi e pianificare la strategia da adottare per rafforzare la lotta in difesa dei diritti dei giovani.

Benché negli ultimi anni il SISA sia riuscito a rafforzare la propria struttura e a coinvolgere numerose/i nuove/i militanti, l’offensiva condotta ai danni della scuola pubblica e del diritto allo studio e al lavoro non accenna a diminuire: si impone quindi una riflessione sulla capacità del sindacato studentesco di mobilitare i giovani in difesa dei propri diritti. La deideologizzazione e l’individualismo in crescita nel mondo occidentale non favoriscono certo la discussione e la lotta collettive, tuttavia alcuni spazi di dibattito ancora esistenti nelle scuole potranno essere valorizzati in tal senso. Oltre a ciò, un’attenzione particolare verrà data alla formazione dei militanti sindacali, tassello fondamentale per il radicamento e la crescita del sindacato stesso.

L’assemblea generale del SISA si è chinata sulle problematiche lavorative molto diffuse nelle scuole professionali (in cui lo sfruttamento e l’assenza di diritti sono all’ordine del giorno, anche presso certi enti pubblici dove alcuni stages vengono pagati la miseria di 200 CHF al mese!), che verranno tenute sotto stretta osservazione e approfondite nei prossimi mesi. Oltre a ciò, è stata approvata una risoluzione in favore di una cultura giovanile “accessibile, autodeterminata e di prossimità” (leggi qui): a fronte di un panorama culturale parcellizzato e prevalentemente orientato al profitto, per i giovani ticinesi è divenuto estremamente difficile coltivare i propri interessi. Per questo si rivendica l’aumento degli sconti per l’accesso a manifestazioni culturali e l’acquisto di libri, una maggiore promozione da parte del Cantone di centri giovanili e spazi culturali autogestiti sul territorio, l’istituzione di una seconda Casa dello studente a Lugano e di nuove combinazioni tariffarie per il trasporto pubblico che incentivino l’accesso alla cultura.

La segreteria del SISA per l’anno scolastico 2018-2019. Da sinistra: Rudi Alves (LiLu2), coordinatore; Mattia Passardi (LiLu2), cassiere; Tamara Vizzardi (CSIA); Zeno Casella (UniFr), coordinatore.

La segreteria del SISA si è inoltre rinnovata con l’elezione di Tamara Vizzardi, studente al CSIA, che va ad affiancare i rieletti coordinatori Rudi Alves (studente al LiLu2) e Zeno Casella (studente all’università di Friborgo) e il cassiere Mattia Passardi (studente al LiLu2).

Borse di studio? Gli studenti non dimenticano!

Oggi, 7 novembre 2018, in vari istituti scolastici ticinesi studentesse e studenti hanno manifestato in difesa del diritto allo studio. Numerosi studenti hanno esposto degli striscioni, rivendicando la fine dei tagli al sistema di aiuto allo studio e perorandone il rafforzamento. Il SISA (Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti) ha promosso i presidi di protesta, i quali sono avvenuti nell’ambito della “Giornata d’azione sulla precarizzazione nella formazione”, lanciata dall’alleanza studentesca nazionale Aktion_Bildung/Action_Education/Azione_Istruzione. L’attualità del tema della precarietà degli studi è confermata dalle conclusioni di un recente studio dell’Ufficio federale di statistica, secondo il quale ben il 23% degli studenti svizzeri valuta negativamente il proprio stato di salute (a fronte del 6% della popolazione totale della stessa fascia d’età). Una situazione, quest’ultima, direttamente collegata alle privazioni materiali che spesso caratterizzano la vita studentesca e all’esercizio di un’attività lavorativa à côté del percorso formativo (onere che in Svizzera riguarda ben 3 studenti universitari su 4).

Già nell’aprile di quest’anno il SISA aveva consegnato oltre 2200 firme a sostegno della petizione Per un rafforzamento delle borse di studio, di cui gli studenti attendono con ansia la discussione in parlamento. Questa petizione richiedeva l’annullamento delle precedenti e nocive misure di risparmio, nonché un ampliamento delle misure a garanzia dell’accesso agli studi superiori per gli studenti di tutte le origini sociali.

Con la ripresa della scuola diverse assemblee studentesche (quelle dei licei cantonali di Lugano 2, Mendrisio e Locarno, così come quelle del Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) e della Scuola Cantonale di Commercio (SCC) di Bellinzona) si sono espresse in difesa del diritto allo studio, richiedendo al GC di dare seguito alla stessa petizione, votando una risoluzione presentata dal sindacato. Il messaggio è chiaro e perentorio da parte della maggioranza del corpo studentesco ticinese: la petizione del SISA è valida e dev’essere accolta.

Gli studenti e le studentesse attendono dunque che il tema sia discusso dal parlamento, non capacitandosi dell’assenza del tema nell’ordine del giorno della seduta in attualmente in corso. Se alcuni membri della commissione scolastica, la quale dovrebbe aver già concluso da tempo i propri lavori e consegnato i rispettivi rapporti, ritengono di potere ignorare le richieste degli studenti – senza suscitare clamore e trattando il tema a margine dei lavori sul preventivo 2019 – si sbagliano.

Il SISA, forte del sostegno di diverse assemblee studentesche, richiede quindi un rafforzamento globale del sistema di aiuti allo studio, sopprimendo le misure di risparmio degli ultimi anni e ampliando il sostegno alle famiglie in difficoltà: l’istruzione non deve più essere intesa come un costo, bensì come un investimento per il futuro della nostra stessa società!

Le fotografie delle azioni di protesta

Dopo Emmen, abusi anche a Isone: rompiamo il velo di omertà dell’esercito!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), venuto a conoscenza del nuovo caso di abusi militari verificatosi nella caserma di Isone, non può esimersi dal formulare alcune considerazioni al riguardo. Da questo nuovo episodio emerge chiaramente come il fenomeno degli abusi d’autorità all’interno dell’esercito sia tutt’altro che sporadico (come sostiene il ministro Norman Gobbi, che ha parlato di “casi marginali”), bensì estremamente diffuso e con protagonisti gli stessi graduati: a Isone, l’ordine di tirare una mazzata da 30kg in testa al proprio commilitone è arrivato direttamente dal caposezione. Inoltre, emerge anche come a fronte di simili punizioni corporali di estrema gravità (che avrebbero potuto provocare anche dei danni fisici permanenti), le sanzioni verso i responsabili siano totalmente ridicole ed inappropriate: pur avendo rischiato di provocare dei danni cerebrali ad una recluta, il graduato in questione se l’è cavata con 300 franchi di multa (l’equivalente di pochi giorni di indennità versategli dall’esercito).

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non è possibile andare avanti così, le autorità devono prendere dei provvedimenti seri per verificare quanto accaduto e per impedire che simili abusi si ripresentino. Per questo chiediamo che sia un’istanza indipendente, e non la giustizia militare, ad occuparsi dell’indagine e del giudizio circa quanto accaduto ad Emmen e ad Isone (dove, a quanto ci risulta, non è stata nemmeno avviata un’indagine disciplinare): l’esercito non può fungere sia da controllato che da controllore! Infine, invitiamo caldamente tutte le reclute e tutti i soldati vittima o testimoni di simili soprusi a rivolgersi al nostro sportello “SOS reclute” o a denunciare pubblicamente quanto accaduto: occorre rompere il velo di omertà che ancora ricopre l’operato dell’esercito!

Lottiamo uniti contro l’aziendalizzazione della scuola e la mercificazione dell’istruzione!

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha preso atto con rammarico della decisione popolare di non avviare la sperimentazione del progetto “La scuola che verrà”. Pur cosciente degli importanti limiti e difetti della riforma proposta, il SISA aveva ritenuto importante poter continuare nel processo di sperimentazione per poter insistere in sede di valutazione sugli aspetti più critici del progetto.

La bocciatura popolare ha aperto ora purtroppo una nuova fase nel processo di riforma della scuola dell’obbligo, all’interno del quale rischiano di non trovare più spazio misure volte a rafforzare l’inclusione, l’equità e la democraticità degli studi. La frettolosa marcia indietro del PLR e l’iniziativa parlamentare del gruppo La Destra (peraltro subappaltata ad un “peso massimo” della scuola liberale come Gerardo Rigozzi) lasciano infatti intravvedere una riconfigurazione degli assetti politici attorno ad una proposta di riforma scolastica di stampo neoliberale, ben lontana dalle aspettative e dalle esigenze del mondo della scuola. La “linea di rinnovamento” avanzata dall’UDC raggruppa furbescamente alcune ormai storiche rivendicazioni delle associazioni magistrali con numerose altre proposte che tendono ad aziendalizzare (se non privatizzare) la scuola pubblica e a mercificare l’istruzione dei cittadini, con inevitabili ricadute sul diritto allo studio. Vista la mole degli interventi proposti, riteniamo utile soffermarci brevemente su di essi per comprendere quali ne sarebbero le conseguenze per studenti e famiglie.

  1. Docenti: premesso che la tutela dei loro diritti spetti in primis alle associazioni magistrali, troviamo semplicemente grottesco che chi in questi anni si è adoperato in tutti i modi per ridurre gli stipendi, aumentare il carico di lavoro e limitare la libertà degli insegnanti ora venga ora a dire che “il docente deve tornare ad essere il fulcro dell’istruzione e dell’educazione scolastica”. Ciò detto, condividiamo naturalmente la richiesta di una maggiore valorizzazione della professione docente, ma ci chiediamo se tali proposte non siano unicamente una “boutade” elettorale volta a raccogliere il consenso degli insegnanti contrari alla “Scuola che verrà” (ricordiamo che qualche riga oltre viene richiesto il “monitoraggio e la valutazione annuale per istituto delle prestazioni dei docenti”, rivendicano quindi la creazione di uno “stato di polizia” permanente a danno del corpo insegnante).
  2. Organizzazione: il “decentramento” del potere scolastico dal DECS a favore di “chi la scuola la produce” potrebbe sembrare a prima vista molto allettante e funzionale ad una presunta diversità di esigenze tra le sedi scolastiche. In realtà, la trasformazione degli istituti in Unità amministrative autonome (UAA), con la delega di competenze organizzative, finanziarie e di gestione del personale, significa in ultima istanza aziendalizzare l’organizzazione scolastica, affidandone la conduzione a dei consigli di direzione (o d’amministrazione?) che dovrebbero occuparsi unicamente di far quadrare i conti, di esternalizzare quanto possibile a privati (i cosiddetti “enti educativi non scolastici”) e di assicurare il buon posizionamento della propria sede sul mercato scolastico. In questa prospettiva viene naturalmente a mancare l’attenzione ad un buon clima d’istituto, alla qualità dell’istruzione, alle pari opportunità e al benessere degli studenti, ma soprattutto alla garanzia di un’istruzione di qualità su tutto il territorio cantonale.
  3. Livelli: se concordiamo con la richiesta di un cambiamento della situazione odierna, non possiamo assolutamente accettare che ciò significhi far ritornare la scuola ticinese indietro di quarant’anni. Eppure gli iniziativisti, con la proposta di due opzioni (di approfondimenti pre-liceali o pre-professionali) per il secondo biennio, sembra vogliano proprio tornare, se non alle maggiori e al ginnasio, quantomeno alle sezioni A e B con le quali si voleva ridurre la portata innovatrice della scuola media unica. La scuola dell’obbligo deve essere costituita da un tronco comune nel quale far progredire tutti gli allievi, non un insieme di “percorsi selettivi e meritori” con i quali imporre agli studenti la propria scelta di vita a soli 12 anni.
  4. Contenuti: prendiamo atto del fatto che per La Destra l’impostazione dell’insegnamento sulla base dell’approccio per competenze non costituisca un problema in sé (benché in vari paesi, ad esempio gli USA, si sia già deciso di fare marcia indietro rispetto a questo modello). La riformulazione proposta (“riproporzionare le competenze scolastiche con le competenze sociali”) ci sembra voglia inoltre epurare dai Piani di studio quelle “competenze” poco utili sul piano professionale per avvicinare il mondo della scuola alle esclusive esigenze del mercato del lavoro. Qualora fosse così, numerosi aspetti altrettanto importanti per l’educazione (quali lo spirito critico, il pensiero creativo, la collaborazione e l’apertura verso l’altro, ecc.) verrebbero sacrificati in nome dell’adeguamento professionale degli studenti: significativo è ad esempio osservare come si ritenga necessario “educare a competere” …
  5. Genitori: dietro alla cosiddetta “libertà” di scelta dell’istituto per i propri figli si nasconde una dinamica di segregazione e selezione sociale che nulla ha a che vedere con il concetto di libertà. Come dimostrato da numerose esperienze già maturate in altri paesi (primi su tutti gli Stati Uniti), questa “libertà” si traduce nella realtà nella creazione di un sistema scolastico a due o più velocità, con scuole di serie A e di serie B: potendo scegliere in quale sede iscrivere i propri figli, le famiglie benestanti avrebbero la tendenza ad iscriverli in quelle più “riconosciute” (potendosi permettere maggiori spese di trasporto, refezione, alloggio, ecc.), mentre nelle altre verrebbero relegati gli allievi di origine sociale più modesta. Invece di combattere le disparità già esistenti tra i vari istituti scolastici, questo tipo di “mercato scolastico” non farebbe altro che accentuarle ulteriormente (specialmente qualora venisse perseguita l’aziendalizzazione scolastica di cui sopra).

L’offensiva lanciata dalla destra in seguito alla bocciatura della sperimentazione della “Scuola che verrà” è dunque da affrontare con la massima serietà: sottovalutare la portata di alcuni interventi tra quelli proposti potrebbe significare la fine di istituzioni fondanti della nostra società come la scuola pubblica e il diritto allo studio. Per questa ragione, il SISA si appella a tutte le associazioni magistrali e del mondo della scuola per rispondere in modo unitario e deciso alle proposte tendenti ad aziendalizzare la scuola pubblica e a mercificare l’istruzione.

A cinquant’anni dal 1968, un nuovo “autunno caldo” per la scuola ticinese?

Cinquant’anni sono ormai passati da quel fatidico 1968, da quello “spartiacque” nella storia del Novecento, da quell’anno di rivolta e contestazione che negli ultimi mesi è stato ricordato in molteplici modi. In occasione di questo anniversario tenteremo anche noi di dare spazio alla memoria storica di quei momenti di grande fermento, con un approfondimento sugli avvenimenti della Svizzera italiana, spesso ben poco conosciuti anche se estremamente notevoli e istruttivi per chi – come noi – si trova ancora a dover lottare nelle proprie scuole. In questo nuovo numero de L’Altrascuola verrà anche naturalmente dato spazio ai temi di più stretta attualità per il movimento studentesco, quali il dibattito parlamentare sul rafforzamento delle borse di studio o la problematica dei giovani senza formazione post-obbligatoria. Si preannuncia in effetti un “autunno caldo” per la scuola ticinese, sottoposta nuovamente – a solo un anno dalla votazione sull’educazione civica – al giudizio popolare (questa volta sulla sperimentazione della Scuola che verrà), ma anche oggetto di “vecchie-nuove rivendicazioni” avanzate dal sindacato studentesco (prima su tutte, la reale applicazione del diritto allo studio). L’invito rivolto alle nostre lettrici e ai nostri lettori è pertanto quello di informarsi, riflettendo e discutendo degli spunti sollevati in questo giornale, e di mobilitarsi nuovamente in difesa dei propri diritti. Solo la lotta collettiva può permet- terci di progredire: per dirla con Jim Morrison, “they’ve got the guns, we’ve got the numbers” (loro hanno le armi, noi abbiamo i numeri).

Redazione


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).