 |
home |
 |
account |
 |
news |
 |
links |
 |
downloads |
 |
documenti |
 |
galleria |
 |
calendario |
 |
informazioni |
 |
contatto |
 |
|
|
|
Visite Totali: 180496 (34 odierne) |
:: Siamo forti se siamo uniti! ::
|
|
|
:: Documenti sindacali ::
|
|
|
|
|
|
| 5/12/2009 15:15:46 |
Il SISA aveva avvisato già l'anno scorso MENSE E MESCITE PRIVATE CREANO DISAGI
Capelli nei piatti, moscerini nella salsa, mele marce e panini scaduti. E' la situazione denunciata dagli studenti dell'Alta scuola pedagogica e della Supsi che si sono ribellati alla situazione delle mense a gestione privata della loro scuola. L'anno scorso oltre all'assemblea studentesca del Liceo di Locarno anche il SISA aveva segnalato già dei problemi all'Ufficio refezione scolastica ma non ci avevano presi sul serio. Intanto i prezzi aumentano e la qualità del servizio scade. Ecco i risultati delle privatizzazioni e dei tagli!
--> Gli studenti boicottano le mense (leggi) --> Il SISA prende posizione (leggi)
|
|
|
|
| 5/12/2009 15:09:54 |
MENSE SCOLASTICHE: NECESSITANO RADICALI CAMBIAMENTI
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) dà tutto il suo sostegno agli studenti della SUPSI e del Centro Studi di Trevano per la protesta relativa al malcontento legato alle mense scolastiche.
Già da due anni il SISA denuncia il problema di mense troppo care - gli aumenti di prezzi avvengono quasi annualmente alternandosi tra mense e mescite - e con un rapporto qualità prezzo assolutamente scadente.
Proprio su questi punti il SISA aveva reclamato presso l'Ufficio refezione e trasporti scolastici, dal quale aveva però ricevuto una sterile risposta nella quale si tergiversava senza dare risposte concrete: in poche parole da quando il Cantone ha deciso di subappaltare mescite e mense scolastiche a ditte private, ha come unico interesse quello di spendere il meno possibile e - quasi per assurdo - rende difficile il lavoro alle conduzioni personali che prendono la gestione (sono evidentemente escluse da questo discorso le grandi ditte come Comida), imponendo obblighi come quelli che vengono paventati per il 2010: panini senza salse, nessuna bibita gasata e zuccherata, ecc.
Gli studenti della SUPSi e del Centro Studi di Trevano sono invitati a proseguire nella protesta, seguendo quanto fatto dai loro coetanei del Liceo Cantonale di Locarno, i quali avevano elaborato un sondaggio sul gradimento della mescita e avevano poi inviato i risultati al Cantone: dopo un po'di proteste la situazione è migliorata.
Infine il SISA ritiene che si debba fare un passo in dietro e tornare ad una conduzione prettamente cantonale di mense e mescite, facendo sì che i prezzi vengano calmierati più di quanto non si faccia e ora.
|
|
|
|
| 12/11/2009 23:44:30 |
Oramai è chiaro: LA CLASSE POLITICA È SEMPRE PIÙ LONTANA DAI BISOGNI DELLA GENTE!
Ancora una volta la classe politica ticinese ha dato prova di essere sempre più sorda verso i veri bisogni della popolazione ma soprattutto verso quelli dei giovani. Lunedì scorso, 9 novembre, il Gran Consiglio ticinese ha bocciato la petizione composta da oltre 1600 firme raccolte dal Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) durante il 2007. Mentre invece a Losanna si riduce il raggio di lontananza dalla scuola necessario per usufruire dei trasporti gratuitamente, in Ticino si affossa l'iniziativa, dimostrando che sempre di più le necessità dei giovani non sono tenute in considerazione.
--> Comunicato sulla bocciatura della petizione: qui. --> Il SISA consegnava le firme nel 2007: leggi. --> Il Parlamento ticinese aveva già bocciato un'iniziativa simile: leggi. --> A Losanna si passa da 2,5 km a 1 km: leggi.
|
|
|
|
| 30/4/2009 23:46:42 |
1° maggio di lotta internazionalista e di solidarietà studenti-operai
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) partecipa al corteo del 1° maggio previsto a Lugano. Aderiamo al pre-corteo delle ore 13.00 organizzato dal CSA Il Molino e durante la manifestazione ufficiale dell'Unione Sindacale Ticino e Moesa staremo nello spezzone anti-autoritario unitamente ad altri movimenti di base per rendere evidente, pur nell'unità, la nostra diversità dal sindacalismo concertativo dell'USS.
il 1° Maggio non è una ricorrenza folkloristica, ma un momento di lotta e di azione, in cui soprattutto in una fase di crisi economica (che non ha ancora colpito nella sua completezza il nostro Paese) rende evidente come le classi sociali non privilegiate, gli operai e gli studenti si debbano unire per l'azione contro il turbo-capitalismo disumano e iniquo. La crisi l'hanno creato i liberisti e la classe padronale, e loro devono pagarla!
Una ristretta delegazione del SISA si recherà il medesimo giorno anche a Milano per assistere ad un'assemblea sindacale e per partecipare alla manifestazione del May Day nel capoluogo lombardo. Nella medesima ottica internazionalista, tipica del movimento sindacale, il SISA ha pure inviato un messaggio di solidarietà alla Centrale dei Lavoratori di Cuba (CTC) e alla Federazione degli Studenti Medi e Universitari di Cuba (FEEM e FEU) per questo 1° Maggio che cade nel 50° anniversario della vittoria della lotta di liberazione dell'Isola che oggi guida il processo di emancipazione dei popoli dell'America Latina.
La segreteria del SISA Giulio Micheli, coordinatore (Tel.: 0795679532)
|
|
|
|
| 30/4/2009 23:44:59 |
Il poster dedicato al 1° maggio 2009 della Federazione Sindacale Mondiale!

|
|
|
|
| 24/4/2009 16:43:46 |
Un segnale di chiusura verso i bisogni della gioventù TRASPORTI PUBBLICI GRATUITI BOCCIATI
Nell'aprile 2007 il SISA consegna una petizione con 1600 firme chiedendo trasporti pubblici gratuiti per studenti e apprendisti. Nel luglio dello stesso anno un'analoga iniziativa popolare dei giovani comunisti fallisce, ma l'idea è buona e un deputato della Lega la propone in parlamento. Mercoledì 22 aprile 2009 il parlamento ha invece bocciato l'idea. Daremo battaglia, la mobilità sostenibile dei giovani rimane un diritto e lo conquisteremo!
--> Il SISA: una classe politica sorda e liberista (leggi) --> Indignati anche la Gioventù Comunista e la Lega --> Aprile 2007 il SISA consegnava 1600 firme (vedi) --> Dic. 2007 il SISA relazionava ai deputati (leggi) --> Il confronto fra SISA e UNIA sull'argomento (leggi)
|
|
|
|
| 3/2/2009 14:31:50 |
Libero sfruttamento dei lavoratori o creazione di una nuova forza sindacale capace di far valere davvero i nostri diritti?
Il SISA commetterebbe un errore respingendo l'estensione della libera circolazione a Romania e Bulgaria e con essa l'intero pacchetto degli accordi bilaterali con l'UE (clausola ghigliottina). Capisco benissimo le perplessità di chi parla di libero sfruttamento dei lavoratori, ma un NO ai bilaterali rischia seriamente di deteriorare la situazione del mondo del lavoro svizzero. Corriamo il rischio di subire una dura rappresaglia dall'UE, che ci schiaccerebbe a colpi di dazi, tasse, burocrazia e limitazioni varie. Innanzitutto va chiarita l'importanza della Svizzera nel panorama europeo. Si tratta di uno staterello che gode di una posizione privilegiata in quanto paradiso fiscale, salvadanaio del mondo, e lavatrice del denaro sporco di tutti i criminali del globo. Un tempo era importante anche per la posizione strategica in ottica degli scambi commerciali, atout nel frattempo scaduto, superato dalle innovazioni tecnologiche che hanno reso facilmente aggirabile il San Gottardo & Co. A livello di risorse la Svizzera è uno zero assoluto. Deve necessariamente procurarsi le materie prime dall'esterno per poterle poi lavorare. L'Unione Europea è il principale partner economico, perciò, per dirla molto schiettamente, il coltello dalla parte del manico ce l'ha Bruxelles; vale a dire che la Svizzera ha bisogno dell'UE più di quanto l'UE abbia bisogno della Svizzera. Pensiamo ai rapporti intessuti in campo universitario e nella ricerca: è concepibile che il nostro sindacato si opponga alla cooperazione -decisiva, indispensabile- con gli organismi scentifici europei? Ce la sentiamo di isolare il mondo scientifico svizzero? Sono proprio gli accordi bilaterali che permettono questo genere di scambi volti al progresso. La Svizzera deve poter rendersi partecipe nella ricerca: come posso io, studente, ambire a contribuire allo sviluppo sapendo di dover lavorare in uno stato scientificamente autarchico? Non commettiamo l'errore di porre confini agli studenti svizzeri, oggi equiparati ai colleghi europei grazie agli accordi bilaterali. Escludiamo perciò a priori la fantascientifica, ridicola, nonché catastrofica, via autarchica. C'è poco buonsenso -o meglio, si tratta spesso di xenofobia e di insicurezza coltivata dai fascisti- in chi rigetta sistematicamente qualsiasi accordo con l'UE: gli accordi bilaterali sono l'alternativa all'adesione all'Unione Europea e sono indispensabili per i lavoratori e gli studenti -svizzeri e non- e per l'economia svizzera. Chi ha davvero a cuore il futuro degli svizzeri non può permettere che corrano il rischio di trovarsi soffocati da un irresponsabile NO ai bilaterali. A onor del vero la Svizzera un po' di importanza ce l'ha. Nonostante l'ascesa delle Isole Cayman, del Lussemburgo e di diversi altri staterelli nella "classifica dei paradisi fiscali", la Svizzera resta una garanzia molto affidabile e sicura. A tantissima gente sta bene così com'è, perciò non è il caso di mettere troppo in difficoltà il governo elvetico, spalla del potentissimo apparato bancario. Tutto questo garantirebbe alla Svizzera una certa forza, se non fosse che il suddetto apparato bancario si trova attualmente nell'occhio del ciclone. Infatti il segreto bancario svizzero comincia a dare fastidio e molti puntano il dito contro la Svizzera. La crisi -la più grave dal 1929- sta facendo scemare la forza e l'importanza della Svizzera in questo ambito. Non dimentichiamo inoltre che, come ha detto benissimo Davide Rossi, noi siamo ricettori passivi delle normative europee. Prova della nostra dipendenza dall'UE è il continuo doverci conformare alle norme europee per poter sopravvivere a livello economico. Non è forse meglio assumere un ruolo attivo stipulando degli accordi che tengono conto anche delle nostre necessità? Conviene inoltre importare dei diritti che i lavoratori svizzeri, a differenza dei colleghi europei, non hanno, creando sinergie e collaborazioni dirette coi sindacati europei. Libero sfruttamento dei lavoratori o creazione di una nuova forza sindacale capace di far valere davvero i nostri diritti? Dipende solo da noi!
Janosch Schnider Membro della Segreteria del SISA
|
|
|
|
| 3/2/2009 00:41:34 |
ESTENSIONE DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE PERSONE AI DUE NUOVI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA
La campagna per le votazioni del prossimo 8 febbraio sull'estensione della libera circolazione delle persone ai due nuovi paesi aderenti all'Unione Europea ossia Romania e Bulgaria sta entrando nella fase conclusiva e sta scaldando gli animi.
Esclusi i partiti borghesi legati al mondo imprenditoriale come il PLR e il PPD così come parte dell'UDC che voteranno naturalmente a favore e la solita destra nazionalista che porta avanti invece un discorso di chiusura con argomenti al limite dello xenofobo come DS, PNOS, Lega dei Ticinesi e la maggior parte dell'UDC, il dibattito forse più accesso si ritrova sul fronte progressista e sindacale.
A sinistra il Partito Socialista e i Verdi sono i più convinti a favore di questo accordo bilaterale. Sulla medesima linea i trotzkisti di SolidaritéS forti nella Svizzera romanda. La Sinistra Anticapitalista (che in Ticino si chiama Movimento per il Socialismo) pur provenendo dalla medesima area ideologica se ne distanzia e rifiuta la libera circolazione per questi due paesi. Il Partito Svizzero del Lavoro risulta spaccato: mentre la sezione di Ginevra e di Zurigo sono per il no e la sezione neocastellana in dubbio, altre sezioni cantonali si sono schierate sul fronte opposto: Il Partito Comunista Ticinese infatti sostiene il Sì unitamente al Partito del Lavoro di Berna e il Partito Operaio Popolare di Vaud.
Sul fronte sindacale il Sì fa praticamente l'unanimità tuttavia esistono voci critiche. Si tratta in particolare dei militanti della Unione dei Circoli per una Politica Operaia (UCPO) una corrente trotzkista-lambertista che lavora soprattutto in seno al PS e di UNIA nella Svizzera francese e legata al Partito Operaio Indipendente di Francia (ex-Parti des Travailleurs). La UCPO ha infatti promosso un appello di sindacalisti critici contro i bilaterali.
Le organizzazioni di massa di ispirazione cattolica come il Syna e l'OCST riunite nella confederazione sindacale Travail.Suisse, così come le maggiori organizzazioni del centro-sinistra come UNIA, Sindacato della Comunicazione, COMEDIA e VPOD riunite nell'Unione Sindacale Svizzera (USS) si pronunciano all'unisono invece per continuare la strada bilaterale.
Sempre nel movimento sindacale interprofessionale ma alla sinistra della sinistra troviamo quattro organizzazioni indipendenti: il Sindacato Interprofessionale dei Lavoratori di Ginevra (SIT) con i suoi 12'000 iscritti si schiera risolutamente per il Sì, seguito a ruota da "L'Autre Syndicat", una piccola scissione a sinistra di UNIA nel Canton Vaud. Il sindacato libertario IGA di Basilea non ha preso finora posizione ma in occasione dell'ultima votazione sullo stesso tema si era espresso a favore. Altro assente nel dibattito per adesso l'organizzazione anarco-sindacalista FAU di Berna.
Unico sindacato contrario (per - sembra - ragioni di affinità ideologica con il partito della Sinistra Anticapitalista) è il Sindacato Autonomo dei Postini (SAP), una scissione a sinistra del Sindacato della Comunicazione con circa 200 impiegati de La Posta tesserati nel Vallese il quale opta appunto per il No senza peraltro produrre alcun documento politico al riguardo.
E arriviamo a noi:
la segreteria del SISA ha all'unanimità deliberato a favore (pur criticamente) della libera circolazione e attualmente il documento politico è in discussione in seno al Comitato centrale degli attivisti dove c'è un po' di dibattito fra chi crede che un No potrebbe frenare la spinta neoliberista di Berna e Bruxelles e chi invece sostiene che questo non potrà realisticamente avvenire e che dunque occorra favorire l'unità della classe operaia svizzera e straniera contro il padronato che - ci piaccia o meno - è globalizzato.
|
|
|
|
| 1/12/2008 23:54:18 |
Il 29 novembre una prima assemblea
La crisi vista da chi la subisce...
Il SISA intende continuare la lotta contro i tagli alla scuola e alla socialità e dare una continuità allo sciopero del 15 ottobre scorso, ma nel contempo vuole estendere la riflessione su un modello socio-economico, quello neo-liberista, che ci ha portato alla crisi che stiamo vivendo attualmente. Studenti e operai non pagheranno la crisi che hanno creato coloro che hanno voluto mettere i profitti sopra ogni cosa!
--> Aperto un blog di discussione: STATO CRITICO --> Assemblea popolare il 29 novembre a Bellinzona: locandina; Resoconto della serata --> PETIZIONE CONTRO I TAGLI: firma anche tu!
|
|
|
|
| 1/12/2008 23:53:03 |
Il 29 novembre 2008 si è tenuta, nell'aula magna della SCC di Bellinzona, Piazza Agorà, serata organizzata da Sidney Rotalinti (con il nostro aiuto e l'aiuto di alcuni operai dell'officina FFS di Bellinzona). La prima parte della serata era dedicata al tema della crisi finanziaria, raccontata dal vice direttore del Corriere del Ticino, Alfonso Tour. Il relatore ha spiegato come la crisi potrà solo peggiorare, e che gli aiuti alle banche, che un po'in tutto il mondo stanno avvenendo, non potranno portare a nulla: 60 miliardi non basteranno per salvare UBS, e tra poco (è già stato annunciato) bisognerà versare altri ingenti somme di denaro. Il problema è che la Svizzera potrà sopportare un investimento simile "solamente" fino a 150 miliardi di franchi (anche gli altri paesi sono in una situazione analoga: nessuno ha abbastanza soldi per salvare le banche), dopo ci sarà una bancarotta che porterà la disoccupazione fino al 30-40%, ma non ci saranno i soldi per poter assistere questo crescente numero di persone bisognose d'aiuti economici. Per lo Stato l'ultima spiaggia diventerebbe quella di ordinare la stampa di nuove banconote (questo può succedere in Svizzera, ma i paesi dell'Unione Europea non lo possono fare, visto che la loro banca centrale è in comune con gli altri paesi; il risultato è che l'Italia potrebbe trovarsi senza soldi), che causerebbero una gravissima e pericolosissima inflazione. La nazionalizzazione delle banche non sarebbe una soluzione, ma farebbe solamente crollare lo Stato addossandogli i debiti accumulati dalle banche; la Svizzera, come del resto anche gli altri paesi, dovrebbero nazionalizzare unicamente i servizi minimi e funzionanti delle banche, lasciando fallire gli altri. Come vedete lo scenario è drammatico, ma le svolte politiche che potrebbero seguire questo momento di crisi sono altrettanto pericolose: l'ultima volta che una crisi ha portato alle stelle l'inflazione e la disoccupazione in Germania è arrivato Hitler e ha portato la seconda guerra mondiale. Il pericolo che nascano dei governi fascisti è grande; non dobbiamo dimenticare che il fascismo è l'altra faccia del capitalismo. Nel momento il cui il capitalismo ha paura (può essere paura nei confronti dei comunisti, come è successo in passato, o paura di se stesso, come sta succedendo oggi) si irrigidisce per cercare di "tirare i remi in barca" adottando sistemi analoghi ai regimi fascisti che la storia del Novecento ci ha mostrato.
La questione della crisi finanziaria è stata seguita da tre interventi del SISA: Max ha parlato della nascita, dei primi sviluppi del Sindacato, dell'importanza dell'organizzazione, dei valori che difendiamo e del significato del nostro logo; Mattia ho spiegato la mercificazione dello studio; e Aris è intervenuto sulla selezione sociale. La mercificazione dello studio è quel processo che vede degli attori del mercato e dell'economia (ad esempio una multinazionale) entrare nel mondo dell'educazione, finanziando dei corsi, delle scuole, delle facoltà universitarie, ecc. Apparentemente potrebbe sembrare positivo: la scuola riceve dei finanziamenti e può istruire la gioventù. Il problema è che se una multinazionale finanzia un istituto non lo fa per nulla, ma deve ovviamente avere il suo tornaconto. In cambio di questi "generosi" regali l'insegnamento viene spostato verso i bisogni del mercato, formando così dei ragazzi con una stretta visione del mondo (concentrata unicamente sulla fetta di torta che il mercato ha bisogno in un dato momento). Questo impedisce d'avere una formazione a 360 gradi, che è quello che le nostre scuole dovrebbero darci. Aris, entrando nel merito della selezione sociale all'interno della scuola, ha portato dei dati risalenti alla fine degli anni 90 che fanno capire molto chiaramente quanto incida la selezione sociale, ovvero quanto per un ragazzo di ceto medio-alto sia più facile proseguire gli studi rispetto ad un coetaneo di ceto medio-basso: servono 3 ragazzi delle classi più abbienti per avere un laureato; servono 8 ragazzi della classe media per avere un laureato; e servono 17 ragazzi per delle classi meno abbienti per avere un laureato. Davide Simoneta, membro del comitato di sciopero dell'officina di Bellinzona, ha parlato, allacciandosi a quanto successo all'officina, della "transumanza della delega"; ovvero quel processo molto attuale della continua delegazione dei compiti (all'interno delle istituzioni) che permette a chi dovrebbe avere delle responsabilità di lavarsi le mani e non dover mettere la faccia nei momenti problematici (vedi Leuenberger nella storia della FFS). Altro importante contributo è arrivato da Remo Maltempo, operaio dell'officina, e dai suoi intermezzi musicali e quasi comici. La serata si è conclusa con l'intervento dello psichiatra Del Don, che ha fatto un intervento contro il mobbing e sull'aiuto dei lavoratori in crisi. Quello di sabato è stato un importante momento di formazione politica e cultuarle nonché di confronto!
Ufficio di coordinamento del SISA
|
|
|
|
| 29/10/2008 22:42:18 |
Case occupate... il SISA lanciava l'allarme già due anni fa!
Nella piattaforma politica resa pubblica alla fine del 2006 il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) partendo dalla mancanza di spazi giovanili e dal sovraffollamento di alcune scuole aveva affrontato anche il diritto alla casa con la parola d'ordine “No alla speculazione, sì all'abitazione”. Questo perché il diritto alla casa e a spazi in cui vivere ma anche socializzare sono aspetti fondamentali di un'esistenza non precaria, a cui invece molti giovani devono rinunciare. Chiedevamo nel 2006 e chiediamo ancora oggi il rilancio dell’edilizia popolare, il censimento delle case sfitte, delle azioni di incentivazione per l’affitto delle case sfitte da parte dei giovani, con affitti equi che non siano soggetti al mercato selvaggio. Il silenzioso e crescente disagio abitativo dei giovani deve trovare risposte prima che diventi emergenza, alla quale oggettivamente non potrebbe esserci altra risposta che quella di una occupazione diffusa di spazi non abitati.
A due anni di distanza il problema torna di attualità con l'occupazione da qualche giorno di una casa disabitata a Massagno in via Tesserete. Ci auguriamo che il buon senso prevalga, ogni forma di repressione venga evitata e le rivendicazioni del movimento "Selva Squat" siano ascoltate.
--> La piattaforma sugli spazi del 2006: leggi
--> Occupazione di Casa Laboratorio Inti. Era il 2004: leggi
|
|
|
|
| 4/9/2008 00:28:46 |
MORALISMO E IPOCRISIA NELLA QUESTIONE "BOTELLON"
I giovani tentano con iniziative come quella del "Botellon" di creare un'alternativa alla commercializzazione del loro tempo libero e si sentono rispondere solo con divieti e toni moralisti (e anche un po' ipocriti) dalle autorità. Cosa si pensa di risolvere?
--> Comunicato del SISA: leggi --> Cosa ne pensano i politici: Comunisti; Verdi; Socialdemocratici; Noce, PC e PPD
|
|
|
|
| 3/9/2008 23:45:16 |
BLOCCATO IL BOTELLON: FORSE PERCHÉ LA TRASGRESSIONE NON SI È TRAMUTATA IN PROFITTO?
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), venendo a conoscenza del parere negativo espresso dal Municipio di Bellinzona riguardo al caso del "Botellon" , non può che criticare la scelta fatta dalle autorità. Riteniamo che le motivazioni impiegate, ovvero la "difficoltà nel conciliare l'evento con il tessuto sociale e urbano della capitale", diano volutamente poca chiarezza: in parole povere il Municipio di Bellinzona si è espresso con una frase fatta e priva di un vero contenuto.
Il "Botellon" è un momento sì trasgressivo (parola che non per forza deve essere sinonimo di sbagliato!), ma anche un'occasione di socializzazione e di divertimento per i giovani e non solo, proprio come lo sono il carnevale e il capodanno (avvenimenti sempre molto sentiti sia Bellinzona sia nel resto del Cantone). Feste come quelle appena citate non suscitano però queste discussioni, e ciò pur sapendo che spesso portano gli stessi problemi che potrebbero derivare da un avvenimento come il "Botellon" (eccessivo abuso di alcool, ecc.).
Ciò che differenzia il "Botellon" da altre feste analoghe è che questo non è (ancora?) un affare economico (visto la modalità con cui si svolge: ognuno porta quello che vuole, in modo autogestito, e non c'è nulla da acquistare). I giovani insomma tentano di creare un'alternativa alla commercializzazione del loro tempo libero e del loro divertimento.
Quasi tutto ciò che è nato come momento trasgressivo è stato tramutato in business e svuotato dai suoi originari contenuti. Manifestazioni che potrebbero portare con se alcuni problemi vengono normalizzate e tramutate in una moda dalla quale trarre lauti profitti. Non sappiamo se anche il "Botellon" prenderà questa strada, ma di certo sappiamo che vietandolo e continuando a negare spazi ai giovani i problemi non si risolvono di certo.
Il Comitato Centrale del SISA, Mattia Tagliaferri, coordinatore
|
|
|
|
| 21/5/2008 18:56:56 |
Discorso di Mattia Tagliaferri (coordinatore SISA) alla Conferenza stampa del 19 maggio 2008 contro gli sgravi fiscali
L’iniziativa leghista sugli sgravi fiscali, contrariamente a quanto affermano i suoi promotori, porta dei vantaggi unicamente alle classi sociali alte e dunque alla fascia più benestante della popolazione, mentre comporta seri problemi alle altre persone che vivono in Ticino, al Cantone stesso e a tutti i servizi che esso offre alla popolazione.
Per poter risparmiare una cifra che si aggira attorno ai 1000 franchi annui, bisogna avere un reddito imponibile di circa 200'000 franchi. Quasi la metà dei Ticinesi dispone però di un reddito imponibile che arriva ad un massimo di 50'000 franchi: per questi cittadini il risparmio si aggira attorno ad una cifra ridicola e cioè 10 franchi annui.
Una grande fetta della popolazione avrebbe dunque un guadagno diretto insignificante, ma subirebbe al contrario una grave perdita, che si presenta indirettamente, dal punto di vista dei servizi pubblici, educativi e sociali che il Cantone offre, i quali, con un’ipotetica riuscita di questa iniziativa, subirebbero una pesante rivalutazione. Possiamo quindi sostenere che con la perdita del principio fondamentale della ridistribuzione della ricchezza, la popolazione con un reddito non esorbitante andrebbe, conti alla mano, verso una situazione economica e sociale più difficile.
Come tutti i servizi offerti dall’ente pubblico anche la scuola rischierebbe di subire dannosi tagli, che avranno ricadute negative sugli insegnanti ma anche sugli studenti. Il Dipartimento dell’Educazione della Cultura e dello Sport (DECS), fatti pochi conti, subirebbe una perdita di circa 20 milioni di franchi, e le conseguenze sarebbero tutt’altro che positive.
Grossi problemi si riscontreranno poi anche per le scuole comunali, gli asili e tutti i servizi ad essi annessi, in particolar modo nei comuni più piccoli, ancora una volta discriminati; le formazioni cantonali non sovvenzionate dalla Confederazione (come le formazioni infermieristiche e la ex-propedeutica) si troverebbero inoltre in gravi difficoltà; e non è finito: rischiamo di trovarci di fronte ad una politica maggiormente restrittiva delle borse di studio e delle riqualifichi professionali (già fortemente toccate dai tagli del preventivo 2005); anche il sostegno pedagogico si troverebbe con le spalle al muro, proprio quando ci troviamo in un periodo in cui i casi di allievi difficilmente gestibili è in forte aumento.
Mattia Tagliaferri, coordinatore del Sindacato SISA
|
|
|
|
| 20/5/2008 22:15:55 |
RUBARE AI POVERI PER DARE AI RICCHI
L'iniziativa fiscale della Lega dei Ticinesi propone "meno tasse". Purtroppo a beneficiare di questi sgravi fiscali sarà chi oggi percepisce dei redditi alti o altissimi! Chi risparmierà poche decine di franchi, in compenso, perderà servizi che finora lo Stato garantiva. Il totale dei soldi che saranno sottratti alle casse dello Stato (e dunque ai relativi servizi pubblici e sociali) superano i 100 Milioni di franchi. Come conseguenza vi sarà una nuova ondata di tagli nel settore sociale, sanitario e scolastico. Il SISA invita a votare NO all'iniziativa fiscale il 1° giugno 2008.
--> La posizione del SISA da diffondere: leggi --> Discorso del nostro coordinatore M. Tagliaferri alla conferenza stampa congiunta con Vpod, Ocst, Vivica, ecc. del 19 maggio 2008: leggi
|
|
|
|
| 22/4/2008 19:16:54 |
Il SISA in 4 consigli comunali!
Il SISA si congratula per l'elezione nei parlamenti comunali dei seguenti compagni attivi nel nostro sindacato: Mattia Tagliaferri (coordinatore, Losone); Massimiliano Ay (membro fondatore, Bellinzona); Nicola Barenco (membro fondatore, Bellinzona); Amedeo Sartorio (cellula LiLo, Brione); Riccardo Mattei (cellula LiBe, Claro). Essi sicuramente dimostreranno il proprio impegno sul fronte delle scuole comunali e delle politiche giovanili.
|
|
|
|
| 4/2/2008 20:18:04 |
Solidarietà ai familiari e agli amici di Damiano Tamagni
Il coordinamento del SISA si unisce al coro di indignazione e di sofferenza per il grave fatto accaduto durante il carnevale di Locarno. Purtroppo c'è chi sta gettando benzina sul fuoco dell'odio razziale strumentalizzando politicamente la morte di Damiano. Non lo tolleriamo e saremo vigili nelle scuole.
--> La dichiarazione del coordinamento del SISA: leggi --> Altre posizione: Gioventù Comunista; I Verdi.
|
|
|
|
| 4/2/2008 19:46:36 |
Comunicazione dell'ufficio di coordinamento del SISA sui fatti di Locarno
Nel corso del carnevale di Locarno un giovane ragazzo, studente universitario, è stato barbaramente ucciso a pugni e calci. Essendo sia la vittima, sia gli aggressori, giovani proprio come quelli che compongono il SISA, ci sentiamo in dovere sia di esprimere il nostro dolore per la scomparsa di Damiano Tamagni, sia di esprimere la nostra preoccupazione per la strumentalizzazione politica di questo dramma.
Alcuni movimenti politici ticinesi stanno promuovendo affermazioni gravi e insostenibili soffiando sul fuoco della xenofobia e della discriminazione razziale. L’origine non svizzera degli aggressori non c’entra nulla: essi infatti erano cresciuti in Ticino. I fatti di questo amaro venerdì notte non hanno nulla a che fare con problemi di integrazione. La legge punirà con i mezzi che lo Stato di diritto consente gli individui che hanno commesso l’efferato omicidio. Non risulta da nessuno studio antropologico che la cultura slava consenta di picchiare una persona a morte su una strada, pertanto tiriamo il campanello d’allarme dopo aver sentito certe dichiarazioni sconcertanti degne di altre epoche e di altri regimi.
Siamo preoccupati per il clima “anti-slavo” che si sta diffondendo e vigileremo nelle scuole affinché studenti di origine straniera non ne vengano colpiti. Chiediamo inoltre all’autorità di intervenire su certi blog ticinesi dove la norma anti-razzismo viene regolarmente calpestata.
|
|
|
|
| 22/1/2008 18:14:05 |
STATO DI FERMO PER UN MEMBRO DEL SISA
Sabato ho preso parte alla manifestazione contro l'OMC a Berna, quale rapperesentante del Sisa, in principio è stata autorizzata ma a causa di una parola "di troppo" detta dal compagno Giovanni Schumacher, militanza (Militanz, in tedesco) ed alla stampa che come mosche sulla merda si è messa a strumentalizzare questo termine manco arrivassero gli Unni; successivamente le autorità hanno fatto il resto, rendendo la manif illegale. Il fatto che a poche centinaia di chilometri si sta svolgendo un summit a cui partecipano i principali affamatori, razziatori, guerrafondai e precarizzatori, per giornalisti-servi e autorità è del tutto un particolare. Sono arrivato a Berna, attorno a mezzogiorno, un po' per tastare il terreno, vedere quanta pola vi fosse, se la manif avesse luogo per dare delle dritte a gli altri ticinesi in arrivo, e farmi un giro al mercato visto che lo stomaco era ancora vuoto. In un primo tempo aiuto i compagni della Reithalle a preparare il carro per la Demo, soundsistem e balle varie. Alle tre mi incammino werso il Weisenhausplatz, dove comincia la contestazione, strada facendo ho modo di assistere ai primi arresti, forse la mia tenuta non dava nell'occhio(ma l'adrenalina era un fiume in piena). Infine mi congiungo al corteo, o Passa-calle come lo chiamerebbero i Molinari, perchè i manifestanti si riuniscono in diversi punti della città vecchia: Non ci sono scontri rilevanti, aparte qualche tafferuglio, battibecco con dei nazi ed un manifestante sprayato da uno sbirro in borghese(senza un motivo apparente), vola pure qualche pallottola di gomma e gli idranti. Fino alle sei circa è andata così, certamente c'era l'elettricità nell'aria, ma il clima era quasi festoso, ognuno coi suoi slogan, qualcuno canta, volano insulti conto gli sbirri, qualche passante fraternizza, chiedendosi comemai non fossimo a Davos a preder a mazzate 'sti global leaders...gli ho risposto che l'anno prossimo avrei domandato agli Hezbollah od ai reparti speciali delle forze armate rivoluzionarie cubane. Tornando alle sei, e qui a pensarci mi viene un po'il magone, perchè vengo fermato assieme ad una ventina di compagni, dopo essere stati innaffiati, io mi sono frapposto tra il getto e due tipe riparatesi davanti alla porta di un chiosco, cerco di menare le tolle, mentre il resto l'ho gia detto. Così la storia finisce in cetrale, dove rimaniamo fino alle undici di sera, non ho assistito a maltrattamenti pesanti ma una tipa romanda, durante l'arresto, si è beccata una botta in testa oltre che a dei bei segni lasciati dalle manette sui suoi polsi, pure dei minorenni si trovano tra i fermati e ammanettati, mi sembra che la legge lo priobisca però non vorrei dire una stronzata... Nella centrale ci sono quattro mura a cielo aperto coperto da una rete di fil dei ferro, alcuni si questi fili pensolavano nel caso qualcuno avesse voluto farla finita. Qui veniamo rinchiusi in un secondo tempo, qualcuno un polotto, per fare stare calmo chi vi si trovava, ha gettato sopra dell'acqua, questo quanto è capitato ad alcuni compagni, il fatto che siamo in gennaio dovrebbe dire il resto. A scaglioni ci liberano ad uno ad uno, all'uscita ci accolgono quelli dell'antireb di Berna ai quali ho raccontato quel che ho visto, poi torno alla base, alla Reithalle, a bere ed aspettare l'ultimo treno. Denuncio un'ultima cosa, ho sfogliato alcuni giornali della svizzera tedesca tra ieri e oggi, su Der Bund sono pubblicate le delle fotografie di alcuni manifestanti, mentre vengono fermati, senza il volto censurato e sono abbastanza sputtanati... cazzarola! Se vai in tele o sul giornale che hai ammazzato 10 persone e/o ti sei infinocchiato un altrettanti bambini e ti arrestano il volto te lo coprono mentre se prendi parte ad una manifestazione (illegale) ti mettono alla gogna così, ma dove viviamo? Povera Svizzera! Moro
|
|
|
|
| 11/1/2008 18:03:15 |
Una legge che colpisce soprattutto i giovani!
Il parlamento svizzero ha approvato una nuova legge sui diritti d'autore che vieterà il download di musica gratuito dal web e la copia di sicurezza dei CD. La pena per i contravventori sarà nientemeno che la reclusione. Si tratta di una legge che favorisce unicamente le multinazionali discografiche e non i diritti degli artisti. Inoltre colpisce soprattutto i giovani che sono i principali fruitori della rete. Il SISA appoggia quindi i referendum: firmalo anche tu!
|
|
|
|
| 21/12/2007 08:29:00 |
Ciao Giorg Un compagno, un docente rivoluzionario. Già militante dell'Azione sindacale universitaria a Ginevra e Friborgo negli anni '60 e '70, pedagogista socialista e libertario, già dirigente sindacale, fra i fondatori del movimento ecologista, deputato, amico del SISA fin dal 2004 quando fu ospite d'onore ad una nostra assemblea. Questo e altro era il compagno Giorgio Canonica: il movimento progressista, il mondo della scuola (non come istituzione ma come comunità) ha perso un grande combattente. Di lui serberemo un grato ricordo.
|
|
|
|
| 23/11/2007 13:06:06 |
Giornate militariste e leva obbligatoria
Per le strade di Lugano girano carri armati, passano militi nella loro tuta mimetica ed elicotteri passano sopra le nostre teste. L’FA-18 se ne sta tranquillo sul lago, troppo tranquillo, come una trappola che sta per scattare, la trappola del marketing dell’esercito svizzero. Sui manifesti ricevuti dai giovani alla giornata informativa, per cui tutti i diciottenni ricevono l’invito forzato (chiamiamolo “ordine di marcia”), sono rappresentate belle biondine con in mano un fucile d’assalto, un immagine idilliaca per un giovane nel pieno sfogo degli ormoni. Deve essere un vero locus amoenus la scuola reclute, se non che spesso si trasforma nel contrario, alla stessa maniera come esso si trasforma nei testi dell’Ariosto. Siate sicure che nell’esercito quelle ragazze non le troverete mai, il fucile d’assalto si. È da un pezzo che la popolarità dell’esercito è malata, la medicina che gli è stata somministrata si chiama pubblicità, è la capitale di questa pubblicità questa settimana è Lugano. Io personalmente non vorrei vivere in un Svizzera del genere, dove ad ogni angolo incontri una persona (biologicamente praticamente identica a me) alienata dalla divisa che indossa. Il traffico collassa in misura ancora maggiore del solito (non si potevano investire i soldi usati dall’esercito per allestire questa settimana per migliorare i trasporti pubblici nel luganese? La popolazione sarebbe stata grata). Invece la città si è trasformata in un parco giochi, in cui i bambini imparano già presto che è “figo” far parte dell’esercito, chissà se da grande potrò far volare quell’aereo che adesso sta facendo un buco nell’acqua del nostro lago? Quanti soldi l’esercito spende annualmente per migliorare la sua immagini? Non si potevano investire in un altro modo? Investire in una modalità tale da migliorare le capacità di pensare in modo autonomo di noi giovani, purtroppo non penso che l’esercito abbia questo scopo. Spesso mi sembra che i miei coetanei abbiano solo una vaga idea di come funziona il parlamento svizzero, alcuni non sanno nemmeno che differenza vi è tra le due camere del nostro legislativo, mentre sanno i gradi militari che si possono raggiungere, i diversi tipi di truppe, i nomi di aerei, elicotteri e camion utilizzati dal nostro esercito. Non si migliora sicuramente in questo modo la formazione di noi giovani, che nel nostro caso mi sembra un idea imposta, senza la possibilità di ragionare su quest’idea. L’esercito rende uomo, si dice. Esatto, l’esercito rende l’uomo quello che è veramente, un discendente delle scimmie, un cugino di squalo e alligatore, di un “Tiger” e di un “Superpuma”. Molti maschi iniziano gli studi un anno dopo, non perché ne hanno voglia, ma perché sono obbligati a fare scuola reclute. Proprio in questa questione degli studi vorrei menzionare tre articoli della nostra costituzione, il primo è l’articolo 8 punto 3 e l’altro l’articolo 59 punto 1 e 2.
CfCS 8.3: Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l’uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l’istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore.
CfCS 59.1 Gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare. La legge prevede un servizio civile sostitutivo.
CfCS 59.2 Per le donne il servizio militare è volontario.
La costituzione svizzera, che abbiamo tanto imparato ad apprezzare a scuola, si contraddice a causa del servizio di leva obbligatorio, ma all’esercito svizzero si perdona tutto, grazie anche alla sua politica di marketing, esso ci mostra davanti a casa nostra, a Lugano, cosa abbiamo acquistato con i nostri soldi. Io pensavo che azioni di marketing per l’esercito esistessero solo nella dittature o al massimo negli Stati Uniti d’America, ma mi sono sbagliato. Le parate militari non si fanno solo in onore di dittatori o di Führer, ma anche in onore del sovrano svizzero, del popolo. Sono d’accordo che in tempi insicuri come quelli al giorno d’oggi sarebbe incauto non avere un esercito, ma la domanda che c’è da porsi è se è giusto inserire in questo sistema, che implica la completa obbedienza, anche giovani che hanno poca voglia di fare questa esperienza con l’unico risultato che nel migliore dei casi s’annoino, fino a scenari più terribili? È giusto che le strade di Lugano, suolo pubblico, venga utilizzato per una campagna pubblicitaria a largo campo? Per carità, per chi ha voglia di fare scuola reclute, che la faccia pure, sono pure contento di pagare la tassa militare per sostenerli nella mia protezione. Ma penso che i prossimi anni, se continua in questa maniera la faccenda, potremmo avere grandi cambiamenti all’interno del nostro esercito, m’immaginerei volentieri un iniziativa popolare che togliesse la leva obbligatoria, o che almeno da la possibilità di libera scelta tra militare, servizio o protezione civile, e che tutti questi servizi resi dalla popolazione alla popolazione siano di durata uguale o almeno comparabile. In questo caso si potrebbe anche correggere la nostra costituzione, rendendo obbligatorio il servizio alla popolazione anche da parte delle donne, in qualsiasi forma. Termino qui la mia riflessione che ha preso il via con la giornata informativa e con i preparativi alla settimana militare. Spero almeno d’aver offerto uno spunto di riflessione anche per i lettori.
Mario Metzler (Liceale di quarta al Liceo di Lugano 2)
|
|
|
|
| 23/11/2007 12:45:51 |
Stop alla promozione della violenza tra i giovani alle giornate dell'esercito di Lugano – azioni di protesta oggi e domenica
Le giornate di propaganda dell'esercito a Lugano presentano al pubblico un'informazione parziale e falsata dell'istituzione militare svizzera. Suscita particolare indignazione la promozione pubblica della violenza armata, in particolare tra i giovani. Membri del GSse hanno costatato di persona come su diversi stands d'esposizione armi vere (mitragliatrici, lanciarazzi, fucili d'assalto) vengono messe nelle mani di adolescenti e bambini. I tiri effettuati soprattutto da bambini in simulatori di tiro, in torrette di blindati o nel "cinema di tiro" con veri fucili d'assalto su bersagli sui quali si può distinguere la testa e il corpo umano da abbattere, costituiscono una banalizzazione e una promozione della violenza armata inaccettabili. Mentre i massacri nelle scuole negli Stati Uniti, in Germania e ancora di recente in Finlandia hanno giustamente scioccato la popolazione, l'esercito svizzero contribuisce a abbassare presso i giovani la soglia di inibizione all'uso delle armi e all'uccidere. Il GSse chiede che queste pratiche cessino immediatamente! Per protestare contro questa promozione della violenza, il GSse partecipa, con altre organizzazioni, alle attività della "settimana antimilitarista" in programma in questi giorni a Lugano (vedi http://isole.ecn.org/molino/sito/index.php )e continua la raccolta di firme perl'iniziativa "per la protezione dalla violenza perpetrata dalle armi" che chiede che le armi di servizio dei militari svizzeri non siano più tenute a domicilio. Una prima azione di protesta in strada si terrà questo venerdì pomeriggio a Lugano, piazza Dante alle 17.
http://www.gssa.ch
|
|
|
|
| 26/9/2007 19:01:07 |
QUASI IN 500 CONTRO IL RAZZISMO SA 29 sett.; Ore 15; Stazione FFS Bellinzona
Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) invita tutti a partecipare alla suddetta manifestazione, che deve essere un momento unitario contro il razzismo, il fascismo e la xenofobia nella società, nello sport, nella scuola e in ogni aspetto della vita umana. Il SISA pensa che le "pecore nere" vadano integrate e non scacciate e condanna la campagna di odio che certi partiti stanno fomentando.
--> Fotografie: 1 - 2 - 3
|
|
|
|
| 14/7/2007 22:38:46 |
Jungfrau, parole fuori luogo di Pier Felice Barchi - La Regione Ticino, 14.07.2007
Vedendo giovedì sera il servizio della Tv Svizzera tedesca ed ascoltando segnatamente la dichiarazione del comandante del Centro del servizio degli specialisti di montagna di Andermatt, col. Franz Nager, in merito alla sciagura della Jungfrau, mi è venuto in mente un esercizio di “ performance” fisica del tutto banale che ho vissuto a scuola di ufficiale. Direttore dell’esercizio era il cap. Luchsinger, noto per aver partecipato qualche anno dopo ad una spedizione sull’Himalaya, dove fu colpito da appendicite. Portava sulla manica il distintivo ( corda e piccozza) degli specialisti della montagna ed era il responsabile delle esercitazioni di marcia e di montagna della scuola degli aspiranti delle truppe di trasporto a Thun. Una sera, dopo un allenamento di tiro a Schönbühl, le due sezioni di aspiranti avrebbero dovuto eseguire una sgambata notturna in montagna sino in cima al Gurnigel. Nulla di estremamente faticoso. La marcia fu però sospesa senza nessuna particolare informazione. I gradi di tenente li “ pagai” a Thun e rividi così Luchsinger. Gli chiesi come mai aveva sospeso quell’esercitazione. Mi rispose lapidariamente: “Avevo constatato che vi era troppo föhn. Aspiranti particolarmente sensibili al föhn, in una marcia a buona cadenza avrebbero potuto essere colpiti da disturbi circolatori”. Ho citato il capitano Luchsinger per dire che un personaggio scrupoloso e “ responsabilizzato” come lui mai più avrebbe dato una risposta all’intervistatrice della Tv così poco “ impegnativa” come quella del col. Nager. Questi si limitò a dire che la decisione di far partire per la salita alla Jungfrau le due cordate di reclute, di cui una fu travolta da una valanga, era di competenza delle guide alpine, una militare e una civile. Praticamente i proverbiali piedi in avanti: “ Io non c'entro”, come se il fatto di aver delegato decisioni di quel genere a altre persone, prive di vero potere gerarchico, lo libererebbe dalla responsabilità di aver avallato l'organizzazione di quell'escursione in un determinato giorno e in determinate condizioni ambientali. Il dovere di un comandante di scuola semmai è quello di tacere e di rifiutare interviste nell'attesa di essere interrogato dagli organi istituzionali competenti. Sarebbe singolare, se il Dipartimento militare non lo bacchettasse. Mi rendo conto che oggigiorno il problema del l'informazione si è fatto molto delicato e a doppio taglio. La televisione, altrettanto come i giornali, vogliono condurre in chieste parallele rispetto a quelle ufficiali. Talvolta fanno del bene, altre volte del male. Il servizio della trasmissione di giovedì di “ Zehn vor zehn“ ha messo tipicamente in luce cose sorprendenti, per non dire sconcertanti. Un turista olandese, chiaramente libero di dire la propria opinione, non ebbe nessuna reticenza a dire che lui non sarebbe mai partito, che la neve fresca – andata a cadere sopra la neve compattata – è normale che sarebbe potuta scivolare in seguito al rialzo della temperatura. Altri, tra i quali il capo della guardia di salvataggio di Lautenbrunner, si dimostrò invece tremendamente impacciato: a fronte di domande precise svicolò. Si capiva chiaramente che temeva, dicendo la verità, di mettere in difficoltà i responsabili militari. Un altro intervistato disse che la traversata del canalone che porta alla Jungfrau non è affatto difficile, ma che in passato vi sono stati più incidenti mortali per via delle valanghe. Richiesto di formulare conclusioni quanto al presente caso, si schermì. Da quanto si è letto sulla NZZ il divisionario col. Heer, un glaronese altrettanto come il compianto capitano Luchsinger, ha fatto un'affermazione veramente temeraria: “ I militi non hanno effettuato nessun mestiere rischioso (Risikojob), hanno fatto quello che migliaia di persone fanno a ogni fine settimana”. A parte il fatto che nessuno dei turisti in attesa sulla capanna del Mönch ha seguito i militi sulla via della Jungfrau, un'affermazione del genere non tiene conto del fatto che gli appassionati della montagna danno per scontato il rischio di morire, in quanto la loro passione prevale: le loro decisioni sono però – questo è il fatto determinante – prese del tutto volontariamente. Tant'è vero che la Legge sull'assicurazione degli infortuni ha coniato il concetto di Wagnis (rischi ardimentosi): chi rischia volonta riamente non può pretendere prestazioni assicurative. La relativa giurisprudenza riguar da soprattutto gli sport di montagna. Di alpinisti morti per via della loro passione ne ho conosciuti più d'uno. Il soldato in vece deve ubbidire. Anche ammesso che ogni milite che partecipa alle escursioni, cui si è riferito il divisionario Heer abbia sottoscritto – non lo so, ma sa rebbe possibile – dichiarazioni di preventivo e incondizionato consenso, le cose non cambiano. In servizio militare vi sono altri impulsi che sono determinanti. A scuola di aspirante ufficiale delle truppe di trasporto ci capitava spesso nelle dislocazioni ( altri tempi: il traffico stradale era ridottissimo) di rimanere in una bettola e bere birra e vino sino alle tre di mattina. Alle undici gli istruttori ci dicevano che chi desiderava andare a letto lo poteva senz'altro fare: loro sarebbero rimasti. Nessuno osava lasciare il tavolo per primo, poiché sarebbe passato come un deboluccio. Non critico queste regole non scritte. Anzi. Se ne deve però tenere conto, quando si tratti di imporre rischi a chi non si ri fiuta o per ragioni di formale ubbidienza o per soggezione psicologica. Sono cosciente che in questo momento è politicamente delicato puntare il dito contro chi fa parte dei professionisti dell'esercito. Ne mancano ed il loro reclutamento diverrà sempre più difficile. Sennonché per evitare appunto giudizi severi nei confronti di chi sbaglia, i responsabili in alto dell'esercito dovrebbero dar prova di maggiore saggezza di quanto abbiano dimostrato il divisionario Heer e il col. Nager.
|
|
|
|
| |
|