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Internazionale : Il novembre francese
11/11/2005 22:30:02

I GIOVANI DELLA BANLIEUE DI PARIGI IN RIVOLTA

La TSI li giudica vandali, ma forse la realtà è più complessa


Il SISA propone una serie di analisi interessanti e poco mediatiche sulla situazione di disagio che ha provocato la dura reazioni dei giovani diseredati che la Francia della "égalité" (1789 docet) non sembra voler ricordare...




Lettera da Parigi ad un’amica

A questi giovani sono negate “ liberté, égalité e fraternité”


Cara Monica, come avrai sentito, la situazione è abbastanza esplosiva in periferia dove i giovani danno tutto alle fiamme. In città si sta tranquilli ma appena usciti dal “ périférique”, per esempio dove vado a studiare arabo, vedi la tensione che regna. Sono appena tornato dalla periferia nord dove ho visto ragazzi dai volti duri e cabine del telefono incendiate. Ieri notte, a sud di Parigi, hanno cominciato a sparare contro gli squadroni antisommossa. La situazione è grave ma in un certo senso comprensibile. Non fraintendermi, voglio dire che il problema che emerge in superficie con questi atti di teppismo non è che la testimonianza del fallimento della politica di integrazione francese. Qui si parla di ragazzi ( 14 - 20 anni al massimo), senza speranza, che non hanno niente da perdere. Non sono educati ne politicizzati quindi, per fare sentire il loro disagio sociale, credono di non aver altra possibilità che quella di bruciare e spaccare tutto. Questa cosa mi fa riflettere molto. Come sai sono sempre stato sensibile a questi problemi ma non li avevo mai vissuti da vicino. Sembra un remake del film “ La Haine”, segno che, anche 10 anni dopo, i problemi lì evocati non sono stati risolti ma solo rimossi, isolati o ghettizzati. Come ho già detto, qui la cosa più triste è la mancanza di speranza. Immedesimandomi nella situazione di questi giovani mi vengono i brividi! Pensa se fossi lì, con tutte le mie ambizioni, ma sentissi che il mio paese boicotta la mia ascesa sociale al posto di favorirla; penso che sarei anch’io lì a spaccare tutto. Il peggio è che i dirigenti di questo paese fanno finta di non vedere dove sta l’origine del problema per non infangare la propria storia. Pensa solo che qui ai bambini delle medie, francesi - francesi o di origine maghrebina -, quando spiegano la guerra d’Algeria, la chiamano « il problema algerino » , senza riconoscerne l’impatto tragico che ha avuto sulle popolazioni in questione, visti la crudeltà e il numero di morti che ha provocato. Qui è tutta la storia francomaghrebina contemporanea e la politica d’integrazione francese che bisognerebbe denunciare. Il fatto è che sono troppo orgogliosi per riconoscerlo. I ragazzi delle “ banlieues” non hanno né soldi né la possibilità di averne. Appena mandano un curricolo, le ditte si spaventano al solo vedere l’indirizzo da dove sono state imbucate. Su 100 curricoli inviati, un ragazzo intervistato ha detto di aver ricevuto solo 3 risposte. Certo, si potrebbe ribattere dicendo loro di studiare, forzando così il processo di integrazione , ma su questo punto intervengono altre questioni che non favoriscono il loro accesso ai licei né tantomeno alle università. Perché un ragazzo, già penalizzato in partenza, deve fare uno sforzo doppio per accedere a una società che si proclama egualitaria? Il motto di questo Paese è un’ipocrisia: non serve sottolinearlo per il semplice fatto che tutti lo sanno. Le ragazze francesi musulmane, nella maggior parte dei casi residenti in periferia, non hanno la libertà di portare il velo a scuola. Ai loro fratelli che cercano un’occupazione, vengono negati addirittura i colloqui di lavoro dato che le loro candidature sono bocciate a priori. Ad un’ideale di uguaglianza, di uguali chance di realizzarsi, la realtà ribatte con una discriminazione visibile ad occhio nudo. Per concludere, dove ci sono due mondi contrapposti, città e ghetto, non esiste possibilità di fratellanza. Quando il ministro Sarkozy parla di « racaille » , di feccia, riferendosi ai giovani delle “ cités” non fa altro che gettare benzina sul fuoco e amplificare il divario sociale. In reazione al decreto contro il chador nelle scuole dell’obbligo, numerose ragazze musulmane indecise decidono di coprirsi per difendere la loro religione e la loro tradizione. In reazione a un discorso politico poco adeguato, come quello di Sarkozy, e a un uso della forza troppo “ militaresco”, come quello dei CRS, la violenza si sta propagando a macchia d’olio in tutte le città francesi dove esiste questa spaccatura. Troppo distanti i politici dai problemi reali di queste periferie per poterli risolvere. Fintanto che non si riuscirà ad avvicinarsi a questi giovani, ricucire lo strappo e ridare loro la speranza, il fuoco continuerà a divampare periodicamente.

LUIGI BERNASCONI, studente, Parigi
(GdP 9.11.05)

 

 
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