La ghigliottina del DECS nei licei: qualche perplessità

Penalizzare i ripetenti, ponendo un limite alle bocciature nei licei, che qualcuno dipinge come una sorta di parcheggio per indecisi sul da farsi nella vita.
Una proposta, quella nata in seno al DECS, che potrebbe sembrare – a prima vista – come addirittura doverosa, allo scopo di frenare il tasso di fallimenti scolastici che si registra specie in prima liceo. Secondo la nuova dottrina dipartimentale sarebbero addirittura i primi tre anni – su quattro – quelli in cui la motivazioni degli allievi e le loro “performance” – come si usa dire oggi – verrebbero messe alla prova: dopo la seconda bocciatura sei messo alla porta, e invitato a cercarti un’altra occupazione.


Da parte del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) tale manovra pone però qualche legittimo dubbio. Innazitutto viene da chiedersi come mai la questione dei suddetti fallimenti scolastici debba sempre essere vista dalla solita angolazione, ovvera quella degli allievi e delle loro famiglie. E se a fallire fosse invece la scuola, e la sua capacità di garantire a tutti pari mezzi e opportunità? Il Canton Ticino è giustamente dotato di un Ufficio di Statistica che ormai da anni ci segnala come l’origine sociale degli allievi rimanga una delle determinanti principali del successo – o dell’insuccesso – degli allievi: questi e altri dati vengono pubblicati pro forma, o anche per indurre il Dipartimento e la politica a riflessioni e atti concreti? Perché il rischio – attraverso questo provvedimento-ghigliottina – è quello di fare dei licei un milieu ulteriormente elitario, come gli stessi dati già ci dimostrano. È questo il tipo di scuola che il DECS immagina per il futuro? Quello di una selezione sociale travestita da apparente meritocrazia? È l’unica opzione elaborata? E per risparmiare quanto?

Questa e altre perplessità in merito alla necessità di un’operazione del genere meritano sicuramente di essere discusse. In tal senso il SISA auspica di essere coinvolto e informato sulle ragioni che hanno indotto il Dipartimento a vagliare questa opzione, in maniera tale che i diretti interessati – ovvero gli studenti – possano far sentire la loro voce sull’argomento. Come troppo poco spesso capita.

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