Collaborazione Pro Juventute-Google: un passo avanti verso la mercificazione della scuola (F. Vitali)

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m_8ucrdi Francesco Vitali, membro della segreteria e già coordinatore del SISA

 

 

Da parecchio tempo a questa parte fa molto discutere la tematica della relazione tra i giovani ed internet, continuamente rilanciata da nuovi fatti di cronaca, quali ad esempio le foto osé di ragazze ticinesi minorenni che circolavano sul web. Sembra quindi capitare a fagiolo la collaborazione recentemente siglata tra Google e Pro Juventute allo scopo di fornire ai docenti strumenti per la formazione alla gestione dei nuovi media (leggi qui).

Sicuramente la questione di quanto circola su internet e l’impatto educativo che questo materiale ha sulle nuove generazioni è un fenomeno che cela molti aspetti negativi e perciò andrebbe come minimo tenuto d’occhio. Tuttavia non si tratta di fare a priori del moralismo; appare evidente ad esempio quanto del materiale audiovisivo violento possa avere un influsso negativo sulla formazione della coscienza dei giovani (e non solo). Ma tralasciando la tematica in sé sopracitata, fa riflettere l’entrata di un colosso quale Google, dal valore di parecchie centinaia di miliardi di dollari, nel mondo della scuola. 

Google Apps Logo NewGoogle, come qualsiasi multinazionale quotata in borsa, ha come scopo il conseguimento del profitto, questa mossa va quindi letta come un probabile primo passo di Google nell’indirizzamento dell’insegnamento scolastico dell’informatica verso i propri fini, che non sono necessariamente il fornire al cittadino gli strumenti critici per capire e muoversi all’interno della società, fine quest’ultimo che invece la scuola pubblica deve avere!

Purtroppo l’entrata del settore privato nella scuola pubblica avanza sempre più, come dimostrano le varie riforme scolastiche che stanno preparando il terreno, si veda ad esempio l’autonomia di finanziamento degli istituti scolastici, che equivale alla possibilità per il settore privato di finanziare il settore scolastico in funzione dei propri fini (proposta contenuta nella riforma ”la scuola che verrà”, promossa recentemente dal governo ticinese). Riflettiamo attentamente a quello che sta accadendo, poiché non è ormai più utopia pensare ad un futuro dove ad esempio l’insegnamento della chimica nei licei sia organizzato nei consigli di amministrazione del gigante farmaceutico Novartis, o dove l’insegnamento della fisica viene invece pensato da qualche grande azienda del settore energetico.

È davvero questa la scuola che vogliamo? Dove essa altro non è che un nuovo settore di mercato, dove le grosse aziende private possano inserirsi per la gioia dei propri azionisti?

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