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23 marzo, la giornata dell’#altrascuola – PROGRAMMA: alcuni spunti per una giornata di discussione e di protesta

Per una giornata di discussione e di protesta

Dopo aver presentato un documento rivendicativo iniziale, il “Manifesto per una giornata dell’#altrascuola”, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) propone, a poche settimane dalla fatidica giornata di “vacanza forzata”, questo documento operativo in cui si delineano una serie di proposte e di spunti per assicurare la buona riuscita della protesta.

Come già precisato nel “Manifesto”, a nostro modo di vedere il boicottaggio del congedo si dovrebbe sviluppare su due assi principali: la discussione, l’approfondimento del tema dell’istruzione e del valore della scuola pubblica; la protesta, la sensibilizzazione della classe politica e dell’opinione pubblica in merito all’irresponsabilità e all’iniquità delle politiche scolastiche promosse dal Cantone negli scorsi anni.

Per concretizzare queste due dimensioni, riproponiamo di suddividere la giornata in due unità principali:

  1. svolgimento di attività di discussione e approfondimento (mattino): nelle varie sedi coinvolte nel boicottaggio, si dovrà dare libero spazio ad assemblee, seminari e laboratori, in cui si mettano a fuoco le principali problematiche della scuola d’oggi e in cui si possa dare libero spazio alla formulazione (e alla messa in atto) di soluzioni;

  2. manifestazione pubblica di protesta (pomeriggio): in seguito, si dovranno rendere note all’opinione pubblica le rivendicazioni formulate nel corso della mattinata, organizzando un presidio di protesta a Bellinzona, presso la sede del governo, dove, in collaborazione coi docenti, si lanci un segnale chiaro e forte all’opinione pubblica.

Qui di seguito potete trovare un elenco di possibili attività che il SISA è disposto ad organizzare durante il mattino e un programma dettagliato della manifestazione studentesca di protesta che avrà luogo nel pomeriggio.

Alcuni esempi di attività realizzabili

La mattinata, come detto, verrebbe consacrata allo svolgimento di assemblee, seminari e laboratori. Per poter riuscire a partecipare alla seconda parte della giornata, occorre però organizzare il tempo a disposizione in modo razionale: i partecipanti dovrebbero avere la possibilità di scegliere tra le varie attività secondo i propri interessi, perciò sarà fondamentale assicurare una certa struttura alla manifestazione.

Orario (indicativo)

Attività

Note

08.30 – 10.00

Seminario/Laboratorio 1

Nella prima fascia oraria, i partecipanti possono svolgere le attività organizzate e iniziare a riflettere sul tema della giornata.

10.30 – 12.00

Seminario/Laboratorio 2

o

Assemblea generale

Nella seconda, i partecipanti possono scegliere se partecipare ad un’altra attività o se discutere in assemblea le problematiche principali della scuola di oggi, confrontando il proprio parere con quello degli altri studenti e docenti!

Le informazioni relative all’orario e all’aula in cui hanno luogo le attività dovrebbero venir rese accessibili a tutti tramite un supporto pubblico (ad esempio un semplice cartellone nell’atrio), in modo da permettere ai partecipanti di “crearsi” da soli il proprio programma.

Per facilitare la partecipazione di docenti e studenti si è deciso di raggruppare le varie attività in alcuni “percorsi” in cui si affrontino tematiche simili e correlate tra loro (naturalmente questo non dovrebbe precludere la possibilità di scegliere singole attività e di “crearsi” autonomamente il proprio programma personale).

Inoltre, coerentemente con la rivendicazione di fondo del boicottaggio (la profonda ingiustizia della decisione di privare gli studenti di un giorno di scuola), verranno proposte alcune idee per promuovere l’organizzazione di lezioni di sostegno e di laboratori in cui preparare la manifestazione di protesta del pomeriggio: non riusciranno a impedirci di fare scuola, né il 23 marzo né mai!

SEMINARI

PERCORSO 1: Storia ed evoluzione recente dei sistemi scolastici

  • Massificata e mercificata: ecco come è cambiata l’istruzione negli ultimi 60 anni. La scuola riveste, fin dalla sua nascita, una funzione sociale e economica fondamentale, in quanto è uno dei principali fattori di riproduzione e di innovazione dei sistemi socio-economici in cui si colloca. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, l’istruzione in Occidente è stata oggetto di profondi e radicali mutamenti: analizziamoli e cerchiamo di capire insieme quale sia il loro obiettivo!

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Ma questi “tagli”, cosa sono? – Seminario sulle politiche di risparmio nella scuola pubblica. Si sente spesso parlare di “tagli” nella scuola, che sarebbero pericolosi e per questo combattuti: ma di cosa si tratta davvero? In cosa consistono i risparmi effettuati nell’istruzione e quale evoluzione hanno seguito negli anni? Quali conseguenze causano per gli studenti e per la qualità della scuola? Discutiamone insieme, sulla base di incontrovertibili dati statistici forniti da studi finanziati dal Cantone (vedi Scuola a tutto campo)!

    Materiale necessario: beamer e computer

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

PERCORSO 2: I sistemi di gestione degli istituti scolastici

  • L’aziendalizzazione della scuola: kit per un’istruzione autoritaria e socialmente iniqua. A partire dagli anni ’80 dello scorso secolo, si va diffondendo una nuova visione del sistema-scuola: questo dovrebbe venir concepito, organizzato e amministrato sul modello dell’impresa privata, con l’obiettivo di migliorarne l’efficacia e la sostenibilità finanziaria. Questo modello, che negli ultimi anni si sta prepotentemente diffondendo anche in Europa (e in Ticino), comporta però tutta una serie di preoccupanti implicazioni: affrontiamole e riflettiamoci, per mettere a fuoco il futuro della scuola pubblica e del suo significato.

    Materiale necessario: beamer e computer

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Le scuole democratiche nel mondo: una gestione democratica e non tradizionale dell’istituto scolastico. Sparse per tutto il mondo esistono delle scuole che basano la propria organizzazione sulla partecipazione democratica di studenti e docenti nelle decisioni che riguardano la gestione dell’istituto: le cosiddette scuole democratiche. In esse lo strumento principale per l’amministrazione della vita comune è l’assemblea generale: agli antipodi di quanto accade nella scuola ticinese, in cui gli studenti non hanno la minima voce in capitolo sulle questione che li riguardano. Confrontiamoci con queste realtà e cerchiamo di raccogliere qualche spunto utile per migliorare la nostra situazione!

    Materiale necessario: beamer e computer (facoltativi)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • FILM: “Summerhill” (2008, GB), inglese non sottotitolato. In Inghliterra esiste una scuola che si basa sull’assenza di ogni autorità o gerarchia al suo interno e sulla gestione dell’istituto come una vera e propria comunità democratica: gli studenti possono decidere se andare o meno a lezione e a quale partecipare, qualsiasi decisione (comprese le modifiche del regolamento interno) viene discussa e presa nei “meeting”, ossia le assemblee generali della scuola. Questa fiction realizzata dalla BBC nel 2008 (esistente solo in lingua originale) ci permette di conoscere questa realtà e di comprendere quale sia lo spirito che la guida: da non perdere!

    Materiale necessario: beamer, computer e impianto audio (il film completo è presente su Youtube)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

  • Un liceo ai liceali – Il liceo sperimentale di Oslo” (1971): un modello di scuola autogestita. Il libro-testimonianza di Mosse Jorgensen, direttrice del liceo sperimentale di Oslo alla fine degli anni ’60, ci permette di viaggiare nel tempo per rivivere le aspirazioni dei giovani studenti norvegesi di quel tempo, i quali riuscirono a creare da zero una scuola radicalmente differente rispetto a quelle convenzionali: una scuola democratica, in cui potevano decidere come gestire il tempo (delle lezioni), lo spazio (della scuola), le tematiche (dei programmi) e le risorse (finanziarie e umane della scuola). Leggiamone insieme alcuni estratti e discutiamo della loro attualità, confrontandoli con l’impostazione in vigore oggi!

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: 15-20 persone

PERCORSO 3: I metodi d’insegnamento, tra tradizione e contestazione

  • Lettera a una professoressa” (1967): un invito a organizzarsi. Sul finire degli anni ’60, in un paesello della campagna toscana un prete esiliato dalla Chiesa, don Lorenzo Milani, dà vita ad una scuola per “recuperare” i figli dei contadini bocciati dalla scuola pubblica e destinati al lavoro nei campi. Da un profondo spirito umanista e da un innovativo metodo pedagogico, basato sulla partecipazione attiva degli alunni e sulla collaborazione tra di loro, nasce questo testo di dura critica dell’impostazione della scuola di allora: leggendone alcuni passi si potrà comprendere come varie problematiche siano rimaste tutt’ora irrisolte e riflettere su eventuali soluzioni da promuovere.

    Materiale necessario: nessuno

    Numero di partecipanti: 15-20 persone

  • FILM: “Diario di un maestro” (1972, Italia). Questa mini-serie in 4 puntate realizzata dalla RAI nel 1972 narra le vicende di un giovane maestro di scuola elementare che si trova confrontato con la situazione di forte degrado sociale nella estrema periferia romana del tempo. I gravi problemi di assenteismo lo spingono a mettere in campo un approccio radicalmente differente rispetto a quello dei suoi colleghi, andando a recuperare gli alunni dispersi e incentrando le lezioni sui temi che li riguardavano da vicino e su cui avevano interesse a lavorare. Un’altra interessante testimonianza dell’inadeguatezza della scuola rispetto al proprio tempo e uno spunto per riflettere sui problemi presenti nella scuola attuale.

    Materiale necessario: beamer, computer e impianto audio (il film completo è presente su Youtube)

    Numero di partecipanti: nessun limite di partecipazione

 

LABORATORI

  • Corsi di recupero e di sostegno: la crescente carenza di lezioni che possano permettere agli allievi di “colmare le proprie lacune” (usando il linguaggio corrente, peraltro discutibile) è certamente uno dei principali problemi della scuola ticinese. Per questo il 23 marzo, una giornata di scuola che ci si vorrebbe togliere, dovrebbe essere naturale predisporre dei momenti in cui studentesse e studenti, grazie alla collaborazione di docenti e (perché no?) di altri allievi precedentemente contattati, possano dedicarsi a questa attività.

  • Atelier di preparazione della protesta: nel pomeriggio si dovrà essere in grado di mostrare verso l’esterno tutta la propria determinazione nel voler difendere questa scuola e nel volerne ampliare i diritti, perciò si dovrà essere in grado di ottenere l’attenzione necessaria a diffondere e affermare questa nostra volontà. A questo scopo, potrebbe rivelarsi utile preparare degli striscioni, dei cartelli e degli slogan da utilizzare nel corso della manifestazione che avrà luogo a Bellinzona: ecco quindi un modo per dare libero spazio alla creatività e all’ispirazione di ogni singolo partecipante all’iniziativa!

 

La manifestazione di protesta

Il successo del presidio di protesta del pomeriggio dipende dalla coordinazione con cui si riuscirà a trasferirsi da scuola a Bellinzona e con cui si organizzerà la presenza in piazza: per questo occorre stabilire un piano orario grazie a cui tutti i partecipanti provenienti da diverse scuole possano incontrarsi e dirigersi insieme verso il luogo della manifestazione.

Eccone una proposta:

  • Partenza in treno da Mendrisio: S10 ore 12.06 (binario 3)

  • Partenza in treno da Lugano: S10 ore 12.27 (binario 4)

    (partenza da Lamone-Cadempino: S10 ore 12.31, binario 2)

  • Arrivo alla stazione di Bellinzona: ore 12.56 (binario 4)

  • Presidio di protesta in Piazza Governo: dalle ore 13.15 – 13.30

  • Conferenza stampa congiunta: ore 14.30

  • Bicchierata di fine manifestazione: dalle ore 15 – 15.30 (a Bellinzona, luogo da definire)

 

Solo la nostra determinazione può cambiare le cose!

I cambiamenti nel mondo della scuola possono avvenire in genere per due vie: una politica, tramite accordi siglati tra i partiti di governo che portano a gestire l’istruzione secondo modalità preordinate, e una sociale, rappresentata dalla mobilitazione che le componenti della scuola riescono a organizzare. Questa può portare alla creazione di un rapporto di forza sufficientemente solido da permettere di influenzare direttamente la politica scolastica vigente: è questo il cammino che dobbiamo intraprendere!

I risultati prodotti dalla prima possibilità li abbiamo sotto gli occhi e non sono certo incoraggianti, occorre perciò che la scuola pubblica si mobiliti a difesa della propria integrità e che si schieri in favore di un suo rafforzamento, in cui siano inclusi ampliamenti dei diritti dei suoi utenti (studenti e docenti in primis): se non ora, quando?

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23 marzo: sostegno al Liceo Lugano 1

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime pieno sostegno agli studenti e alle studentesse del Liceo 1 di Lugano, che hanno lanciato una raccolta firme allo scopo di tenere un’assemblea straordinaria e prendere posizione sulla giornata di protesta del 23 marzo.

Il protagonismo studentesco – troppo spesso sottostimato – è storicamente una componente fondamentale nell’opposizione allo smantellamento della scuola pubblica. 
Noi, studenti e studentesse, vogliamo e dobbiamo essere in prima fila per dire «basta»:

– all’ormai ventennale «politica del salame», che priva la scuola pubblica delle risorse necessarie all’assolvimento delle sue funzioni.
Non siamo una mucca da mungere!

– allo strisciante processo di aziendalizzazione della scuola: la scuola non sta subendo solo tagli, ma anche la pressione delle lobby, che vogliono farne una fabbrica di manodopera precaria e scorporarla in una serie di servizi a pagamento.
Non studiamo per diventare precari!

– a un’edilizia scolastica ferma agli anni ’60, segnata da infrastrutture fatiscenti e sovrappopolate.
Basta baracche!

Non congediamoci: costruiamo un’#altrascuola!
Inclusiva e democratica, moderna e stimolante, sicura e funzionale. È in gioco il futuro della società.

Rette dei politecnici: verso una svendita del diritto allo studio?

Di questi tempi, pare che per chi frequenta le scuole ticinesi sia proprio impossibile dormire sonni tranquilli. Dopo gli ultimi tagli nella scuola pubblica stabiliti dal Cantone, ora è la Confederazione ad abbattere la scure dei risparmi sulla testa degli studenti, in questo caso dei Politecnici federali. Le rette universitarie, a partire dal 2017, verranno infatti raddoppiate, passando da 1200 a 2400 franchi annui. Una scelta che deriva dalla volontà, in quel di Berna, di tagliare ben 500 milioni di franchi a ricerca e l’educazione, per il biennio 2017-2019. Un caso isolato, o piuttosto una tendenza generalizzata?


In un paese in cui i costi legati all’alloggio, ai mezzi di trasporto e alle casse malati sono in continuo aumento, ma che, parallelamente, vorrebbe (e dovrebbe) fare dell’eccellenza educativa un proprio fiore all’occhiello, si tratta di una misura inspiegabile.Provvedimenti di questo tipo non faranno altro, infatti, che allargare la forbice tra chi potrà effettivamente usufruire del tanto decantato diritto allo studio, e chi no, in una Svizzera che già non brilla particolarmente sotto il profilo delle pari opportunità, data la ben nota incidenza dell’origine sociale degli allievi sulle scelte formative.

La Confederazione stessa si rende così colpevole della svendita dei diritti dei suoi cittadini, andando a frugare nelle tasche delle famiglie per raccogliere qualche spicciolo ed erodendo così ancor di più il (già fragile) diritto ad un’educazione di qualità: un diritto riservato semplicemente a chi… se lo potrà acquistare!L’intento è chiaro: una maggior selezione nelle scuole permette il consolidamento di una società sempre più polarizzata tra una ristretta casta di privilegiati, e un ampio bacino di manodopera a basso costo.Più che un futuro si prospetta un regresso. All’Ottocento.

Forti coi deboli e deboli coi forti! (28.03.2013)

Tagli alle borse di studio, al trasporto pubblico, agli invalidi. Tanto per cambiare il Governo annuncia piani di risparmio sulla pelle dei giovani, e più in generale delle fascie più fragili della società. Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è indignato, ma non può dirsi sorpreso, dato che caratura e indole dei nostri governanti sono ormai ben note: forti coi deboli, e deboli coi forti. E pure ipocriti.

 

Aumentano le rette, tagliano le borse di studio

La preannunciata “misura-porcata” di contenimento a danno delle borse di studio spicca per odiosità e per assurdità, soprattutto alla luce dei fatti recenti. In occasione del Preventivo 2013 erano state aumentate del 50% le rette presso le Scuole Specializzate Superiori (SSS), provvedimento che soltanto il SISA aveva denunciato vigorosamente, nel silenzio generale: a tal proposito il socialista Manuele Bertoli, tra un arrampicamento sugli specchi e l’altro, aveva invocato le borse di studio come elemento di compensazione a fronte di questo rincaro. Ora, qualche mese dopo il fattaccio delle SSS, il Governo auspica tagli pure a questa fondamentale componente, garanzia di pari opportunità e di accessibilità all’educazione. Ergo, al Governo ticinese della scuola pubblica, del diritto allo studio e del futuro dei giovani – che, per inciso, è anche quello del paese – non importa granché: un’altra prova di assoluta mancanza di lunigimiranza, insomma.

Nota: quando il SISA chiede provocatoriamente «l’istruzione costa? Provate con l’ignoranza», fa evidentemente del sarcasmo, e non intende essere preso alla lettera dai Cinque Saggi (?).

 

L’austerità non passerà: pronti a sgambettare il Governo

Il SISA si era già opposto con successo nel 2008 alla trasformazione delle borse di studio in prestiti di studio, in occasione dello sciopero del 15 ottobre di allora. Siamo evidentemente pronti a contrastare queste nuove misure regressive, che rischiano di danneggiare fortemente il diritto all’educazione dei giovani ticinesi, con tutte le ricadute che ciò rappresenterebbe per una regione come la nostra. Il sindacato rimane dunque mobilitato come previsto: i tagli contenuti nel Preventivo 2013 rappresentavano palesemente la semplice avvisaglia di un attacco a tutto campo che verrà mosso ai danni della scuola, e non soltanto. La risposta sarà di pari intensità.

 

Da Bertoli anche fatti, non solo parole

Il SISA invita inoltre il capo del Dipartimento dell’Educazione, della Cultura e dello Sport (DECS) ad opporsi fermamente alle misure di risparmio all’interno del mondo della scuola. La sua collega di partito Patrizia Pesenti, ai tempi in cui faceva la Consigliera di Stato e dirigeva il Dipartimenti della Sanità e della Socialità (DSS), rifiutò in un’occasione di applicare i tagli lineari, subendo il golpe bianco. Pesenti è quanto di più liberale il Partito Socialista abbia partorito negli ultimi anni, per cui il SISA è convinto che Bertoli possa seguire la via dell’opposizione – per salvare la scuola pubblica – senza temere i ricatti del resto del Governo. Il Governo vuole dunque infilare il paese nel fallimentare vicolo cieco dell’austerità, una prassi che si è dimostrata distruttiva ovunque in Europa, gettando in recessione un paese dopo l’altro e strozzando i cittadini di mezzo continente. Non lo permetteremo. Non pagheremo i vostri errori col nostro futuro.

Immigrazione di massa: lettera aperta a Manuele Bertoli (11.02.2014)

Onorevole consigliere di Stato Manuele Bertoli,

A seguito dell’accettazione da parte del popolo svizzero dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che potrebbe facilmente portare al collasso degli accordi bilaterali vigenti tra Confederazione ed Unione Europea, il nostro paese potrebbe vedere notevolmente ridotte le proprie risorse e potenzialità anche in ambito educativo.

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) non può dunque che esprimere a tal proposito enorme preoccupazione. Le prime voci relative i possibili scompensi cominciano a farsi sentire anche nella Svizzera italiana, dove sembrano ormai in bilico fondi di 14 milioni di franchi all’indirizzo dell’Università della Svizzera Italiana (USI) e ad altri istituti associati (come l’IRB), 4 milioni di franchi alla SUPSI, nonché tutti i partenariati nell’ambito della ricerca, in cui tali centri di formazione sono fortemente impegnati. A rischio, insomma, anche la ricerca di eccellenza promossa nel nostro Cantone nell’ambito dell’oncologia, e diversi altri settori.

Come già emerso potrebbero essere compromessa, più in generale, la partecipazione della Svizzera al programma di ricerca «Orizzonte 2020», dotato di un fondo di 80 miliardi, nonché il sistema di mobilità degli studenti – pensiamo al programma Erasmus – uno dei cardini, oggi, del mondo dell’educazione, a danno di numerosissimi studenti svizzeri oggi coinvolti in tali progetti.

Aldilà di tutte le critiche che vanno legittimamente mosse all’Unione Europea, in particolare all’impostazione mercantile da essa fortemente promossa anche nel mondo della scuola, è piuttosto evidente come il decadimento di questo complesso partenariato potrebbe essere gravido di pesantissime conseguenze per la Svizzera, paese che si gioca nell’ambito della ricerca pubblica, della crescita culturale e scientifica, buona parte del suo futuro.

Riteniamo dunque opportuno chiederLe se nell’eventualità dell’apertura di un quadro critico con l’UE:
– il Dipartimento Educazione Cultura e Sport (DECS) è pronto a salvaguardare le condizioni di sviluppo attuali a tutti i livelli in cui un mutamento delle condizioni attualmente vigenti potrebbe incidere;
– quali sono i provvedimenti che il DECS, ne caso in cui esistesse già una strategia in tal senso, intenderebbe promuovere per adattarsi al nuovo contesto;
– quali passi intenderebbe compiere il Dipartimento per l’elaborazione di una strategia in questo nuovo contesto, nel caso in cui essa non sia ancora stata delineata;
– se è prevista l’apertura di un dialogo tra tutte le parti in causa nel mondo dell’educazione, per discutere le eventuali progettualità future, e quali sarebbero le modalità e le tempistiche.

Aumento delle tasse universitarie? Ipotesi miope e dannosa! (15.05.2013)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) esprime preoccupazione a seguito dell’ultima uscita di Mauro Dell’Ambrogio.

L’intento caldeggiato dal direttore della Segreteria di Stato per la Formazione, la Ricerca e l’Innovazione (SEFRI), sarebbe quello di innalzare nuovamente le tasse universitarie, allo scopo di limitare un fenomeno di cui non si può certo dire che la Svizzera soffra in maniera grave: i cosiddetti “eterni studenti”. Un provvedimento, questo, che infatti produrrebbe chiaramente più problemi di quanti dovrebbe teoricamente risolverne.

A parere del SISA Dell’Ambrogio dovrebbe piuttosto chinarsi su alcuni dati statistici considerevoli che caratterizzano l’oggetto in questione, come ad esempio il fatto che il 75% degli studenti universitari svolgono un’attività lavorativa a formazione in corso. Bacchettare questa ampissima fetta della popolazione studentesca con il malcelato epiteto di fannulloni risulta quantomeno provocatorio.
E tutto ciò dovrebbe avvenire mentre a carico delle famiglie si profilano costi sempre più sostenuti in termini di costi dei mezzi di trasporto, dell’alloggio, dei premi di casse malati, nonché elementi critici quali la crisi economica e la riduzione dei contributi in termini di borse di studio? Come crede Dell’Ambrogio di poter conciliare il diritto allo studio con una tale prospettiva? Oppure il percorso accademico deve diventare appannaggio esclusivo di chi gode di grande disponibilità finanziaria (che sarebbero poi gli stessi a potersi eventualmente permettere di fare gli “eterni studenti”)? Se le cose stessero così il direttore del SEFRI farebbe bene a metterlo francamente in chiaro.

Andrebbe inoltre considerato che in Svizzera, già attualmente, è piuttosto difficile stagionare all’università, dato che il sistema attuale non permette a chi ha già conseguito due (in pochi casi tre) bocciature in uno stesso esame, di frequentare il proprio indirizzo accademico, e per giunta in tutto il paese. Alla luce di tutto ciò la scusa degli “eterni studenti” appare sempre più palesemente come una foglia di fico, atta a nascondere nuove pretese risparmistiche sulla pelle dell’educazione, proprio uno di quei settori ai quali la Svizzera dovrà fare affidamento per reggere il confronto sul piano internazionale.

Il sindacato fa inoltre notare come stia diventando difficile ottenere in tempi brevi la borsa di studio, che sovente arriva anche alla fine di due semestri: dopo le voci di corridoio circolate settimane fa a Palazzo delle Orsoline, inerenti possibili tagli a borse di studio e mezzi pubblici, si tratta senz’altro di un cattivo segno per un paese che dovrebbe essere consapevole dell’importanza dell’educazione nell’ottica della sua stessa tenuta democratica.

Arlind: il giorno della vergogna (09.04.2014)

Rabbia, rammarico e vergogna. La lista delle sensazioni che il Sindacato  Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) potrebbe stilare in  queste ore è decisamente lunga, ma ci limitiamo ad evocarne tre. Tre,  quanti sono stati i consiglieri di stato necessari a far pendere l’ago della bilancia a favore dell’espulsione di Arlind.

Un governo fortissimo coi deboli, e debolissimo coi forti, tanto per  cambiare. Cinque persone – tra cui fautori della Libertà, devoti  credenti, e quant’altro – ma del tutto incapaci di mettere assieme un  cuore che sia mezzo. Eppure sarebbe bastata la testa, a fronte di un  caso palesemente insensato, consumatosi tra le carte di qualche grigio  ufficio del Palazzo delle lor maestà. Si scarseggia anche su quel  fronte, pare…

Evidentemente tra le colpe di Arlind vi è quella di non essere un mafioso recante con se del denaro sonante destinato a qualche istituto bancario nostrano,  oppure un facoltoso evasore fiscale – categoria, quest’ultima, invece  apprezzata dai nostri reggenti.

È soltanto un ragazzo, un lavoratore apprendista: un numerino qualsiasi  da scartare dalla lista, come lo sono probabilmente anche sua madre, i  suoi amici, la squadra di calcio in cui gioca. Come lo siamo pure noi,  evidentemente: non scordiamocelo, soprattutto in questi momenti. Coi  tempi che corrono arriverà per tutti, in un modo o nell’altro, il tempo  di provarlo sulla propria pelle.

«Ma tu che ci discacci
con una vil menzogna
repubblica borghese
un dì ne avrai vergogna»

Massima solidarietà ad Arlind. Massimo sdegno verso questo governo pusillanime, verso il quale non escludiamo azioni di protesta: «oggi t’accusiamo in faccia all’avvenir».

Difendiamo le autogestite da attacchi pretestuosi! (08.04.2015)

In questi ultimi giorni è scoppiata la polemica in merito alla proiezione del discusso film ”A serbian film” durante le giornate autogestite alla Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona. Senza entrare nel merito dei contenuti del film, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) intende segnalare come il comunicato (di un ex-studente) che ha dato il via a tutta la polemica, non abbia in realtà altra funzione se non quella di mettere in discussione le autogestite e i loro obiettivi partecipativi.

Come mai lo studente non si è rivolto al comitato studentesco di organizzazione delle giornate? O perché non si è rivolto alla direzione per esprimere il suo disappunto? Evidentemente la protesta doveva essere lanciata sui media per raggiungere il suo scopo, così che la parte conservatrice della popolazione potesse mettere sotto pressione le autorità scolastiche e alla gogna le giornate autogestite. Da sempre queste persone, rimaste a livello di mentalità e di apertura a prima degli anni ’70, si oppongono alla partecipazione attiva degli studenti all’interno della vita scolastica, cercando quindi di ostacolare con ogni mezzo momenti come le giornate autogestite, che costituiscono appunto sono un’importante conquista degli studenti nell’ambito della partecipazione alla vita d’istituto e della responsabilizzazione giovanile.

Il SISA pertanto ci tiene ad esprimere solidarietà al comitato organizzatore delle giornate autogestite della SCC sotto attacco e ribadisce: difendiamo e portiamo avanti gli spazi per dare voce e potere agli studenti!

Seminario “MA COSA SONO QUESTI TAGLI” – Materiale

Sabato 16 gennaio 2016 si è tenuto il seminario di formazione del SISA intitolato “MA COSA SONO QUESTI TAGLI? – Seminario sulla riduzione del finanziamento della scuola”.

Qui di seguito potete trovare parti di quanto esposto nel corso dei vari interventi:

 

Evoluzione tagli - Page 1Evoluzione dei tagli alla scuola pubblica in Ticino

Presentazione di vari dati statistici riguardanti l’evoluzione della spesa per l’istruzione in Ticino e lo stato attuale del sistema scolastico cantonale.

Studenti pronti a lottare contro i tagli (24.09.2008)

Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha riunito il proprio Comitato Centrale nella giornata di domenica 21 settembre a Lugano e dopo un incontro avvenuto nei giorni precedenti con il sindacato VPOD per coordinare le lotte nelle scuole contro i tagli previsti dal governo.

Il SISA ha deciso di aderire alla manifestazione organizzata da VPOD, OCST e CCS contro i tagli alla scuola e al sociale il 15 ottobre a Bellinzona. Nel frattempo saranno convocate le assemblee studentesche nei vari istituti e dopo discussione si valuterà  se dichiarare anche uno sciopero degli studenti, una misura che i delegati studenteschi tengono in considerazione fino a che il governo non cederà  sulla finanziaria.

Gendotti subito dopo l’ultimo sciopero generale studentesco, quello del 25 novembre 2004, aveva promesso che non vi sarebbero stati ulteriori tagli alla scuola, perchè ciò ne avrebbe compromesso la qualità . Tuttavia gli studenti continuano a doversi rassegnare a essere chiamati alla cassa e vedere la propria scuola vittima di una visione dell’economia contraria al servizio pubblico.

Di fronte a promesse non mantenute, a una gestione della scuola fatta senza consultare studenti e docenti (vedi Riforma liceale!), il SISA ritiene vi siano le basi per intraprendere una lotta determinata, a meno di non vedere segnali di apertura da parte del governo. I militanti studenteschi si trovano da oggi in stato di pre-agitazione.