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Le lotte studentesche in Svizzera si uniscono nell’alleanza “Azione_Istruzione”!

L’ondata di aumenti delle tasse universitarie di cui avevamo riferito nell’ultimo numero non è rimasta senza risposta: in numerosi atenei d’Oltralpe gli studenti si sono mobilitati contro questo nuovo attacco al libero accesso agli studi. Friborgo, Berna, Zurigo, Losanna e molte altre le città coinvolte: la dimensione e l’unità d’intenti del movimento hanno reso evidente la necessità di passare ad uno stadio successivo, dando una dimensione nazionale alla lotta studentesca in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio. Dopo alcuni primi incontri interregionali in novembre e dicembre, il coordinamento nazionale – in cui il SISA rappresenta gli studenti della Svizzera italiana – ha iniziato a costituirsi e a definire i propri obiettivi.

Sotto il nome di “Azione_Istruzione” (Aktion_Bildung in tedesco, Action_Education in francese), numerose organizzazioni di tutta la Svizzera si sono coalizzate in vista di una settimana d’azione nazionale che avrà luogo dal 19 al 23 marzo, a due anni dalla grande mobilitazione ticinese del 23 marzo 2016: l’occasione per ribadire l’importanza dell’investimento pubblico nell’istruzione e per rivendicare un cambio di rotta nelle più recenti politiche scolastiche. Tagli al budget, precarizzazione degli studi. mercificazione della scuola e sua svendita ai privati: sono molte le ragioni che guidano questa alleanza nazionale, fautrice di un’istruzione accessibile a tutti, emancipatrice, democratica e partecipativa (leggi qui il Manifesto per l’istruzione adottato dalle organizzazioni aderenti).

Un dibattito su questi temi s’impone con forza anche in Ticino, motivo per il quale il SISA sta organizzando delle azioni da svolgersi durante la settimana di mobilitazione nazionale, che culminerà con una grande manifestazione a Berna sabato 24 marzo: perché si riesca a far sentire la nostra voce occorre però la partecipazione di tutte e di tutti! Vuoi dare una mano? Annunciati inviando un’email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com !

Zeno Casella


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Abusi a scuola: il DECS apre alla proposta del SISA, ora occorre agire!

Dove c’è potere può esservene un abuso e la scuola non ne è esente. Infatti, esistono docenti che sfruttano i rapporti di forza che intercorrono tra loro e gli studenti e abusano di conseguenza del loro potere. Questi abusi sono di diverso tipo: possono essere di natura fisica, come nel caso dell’apprendista della forestale ticinese, o verbale, come invece nel caso del docente del Liceo di Bellinzona, finito al centro di un’inchiesta; gli abusi possono essere però anche di natura psicologica e sono quelli più frequenti. Già nell’edizione precedente de l’Altrascuola erano stati criticati determinati docenti che mettono sotto pressione gli allievi del primo anno di liceo, che spesso si sentono dire di aver sbagliato strada. Ma non solo loro sono vittime di pressioni e abusi di questo tipo. Anche nel quarto anno vi sono allievi che si sentono ancora ripetere argomenti simili dai professori.

La maggior parte degli abusi, però, non vengono mai denunciati, questo perché gli allievi temono possibili ritorsioni da parte del docente accusato. Ciò è dovuto al fatto che non esiste ancora la possibilità di effettuare delle denunce a un organo indipendente che non abbia direttamente a che fare con gli istituti scolastici. All’infuori delle direzioni scolastiche, solo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è sempre a disposizione delle vittime di abusi, motivo per il quale questo ha richiesto la creazione di uno sportello indipendente presso il quale gli studenti e gli apprendisti ticinesi possano sporgere denuncia. Esso dovrebbe essere gestito da figure esterne alla scuola, così da evitare possibili conflitti d’interessi e permettere una corretta neutralità. In seguito a questa proposta il DECS ha proposto un incontro con il direttore Manuele Bertoli, svoltosi lo scorso 9 febbraio e durante il quale si sono svolte discussioni riguardo, appunto, alla proposta dello sportello, ma anche concernenti il sondaggio “Dai voce alle tue idee” e la petizione volta a rafforzare le borse di studio. Bertoli sembra essere stato piuttosto aperto alle proposte del sindacato, fatto confortevole ma a cui devono seguire dei provvedimenti concreti.

In attesa di vedere quale sarà il reale risultato della proposta e dell’incontro, si può affermare che gli abusi a scuola sono una realtà e che bisogna finalmente agire, così da salvaguardare gli studenti e gli apprendisti nel miglior modo possibile.

Luca Frei


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Borse di studio, settimana d’azione nazionale, abusi a scuola: cresce la mobilitazione studentesca

Con questo nuovo numero de L’Altrascuola continuiamo la nostra piccola impresa editoriale, che riesce per ora a mantenere una più che dignitosa cadenza semestrale. In questa edizione, verranno sviluppati alcuni dei temi già affrontati nell’ultimo numero, con un’attenzione particolare a quello delle borse di studio. A quest’ultima tematica è dedicato un dossier (vedi p. 4) in cui viene dato spazio all’analisi dello smantellamento in atto in questi ultimi anni, a cui il SISA ha risposto con il lancio di una petizione per il rafforzamento degli aiuti allo studio (di cui si può trovare il formulario in fondo al giornale). La lotta ticinese contro i tagli alle borse di studio si inserirà inoltre in una più ampia mobilitazione nazionale che avrà luogo al termine di marzo (vedi p. 2). La difesa del diritto ad una scuola pubblica, democratica e di qualità è tutt’altro che lettera morta: ora sta a noi studenti, a noi diretti interessati, mobilitarci per fermare le politiche neo-liberali che ci stanno privando dei nostri diritti e di qualunque prospettiva. Scoprite nelle prossime pagine come partecipare e come dare il vostro contributo: buona lettura!

Redazione


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Perché uniti, organizzati e convinti possiamo vincere!

Agli albori dell’anno scolastico 2016/17, gli studenti ticinesi si sono trovati subito in un clima di lotta. Ed hanno dimostrato di saperci fare!


Nel pieno contesto di risparmi trasversali nei vari settori dello stato, la maggioranza parlamentare borghese ha pensato bene di proporre la conversione in prestiti di un terzo delle borse di studio per il bachelor.

Nel corso del settembre 2016, a cancelli delle scuole appena aperti, il sindacato studentesco è riuscito ampiamente a mobilitare gli studenti di diversi istituti, dove essi hanno preso coscienza della pericolosità della misura in questione. Fattore preponderante in questa manifestazione studentesca era il carattere selettivo della proposta, la quale minava profondamente il diritto allo studio della popolazione giovanile ticinese. Infatti, data la portata distruttiva di questa misura, altri movimenti giovanili, quali la Gioventù Comunista e la Gioventù Socialista, hanno aderito a questa presa di posizione, anch’essi pronti a sostenere il SISA nel caso si fosse lanciato il referendum contro la suddetta misura.

A seguito del peso politico conseguito dal sindacato con la collaborazione delle organizzazioni sopracitate, altri hanno seguito la strada spianata dal movimento studentesco. Infatti a questa presa di posizione hanno aderito la quasi totalità dei movimenti politici giovanili, andando a creare un rapporto di forza non indifferente. Di fronte a questo muro, il legislativo cantonale ha rimandato la misura in commissione, andando di fatto a posticipare tale azione, o almeno così si pensava. Fino ad ora tale misura non si è più manifestata, tuttavia ciò non fa pensare che in futuro non possa venir nuovamente proposta.

Oltre a questa grande vittoria, un’altra lotta portata avanti dal sindacato ha avuto risvolti positivi, non più in materia di diritto allo studio, bensì a proposito di trasporti.

Con il completamento della galleria di base del San Gottardo, ovvero Alptransit, sia le FFS che le FART hanno modificato il proprio piano orario nelle fasce particolarmente sensibili agli studenti ticinesi, i quali settimanalmente sono diretti verso Oltralpe per i propri studi universitari. Infatti, con una logica neoliberista votata al risparmio più subdolo che tiene conto solo della massimizzazione del profitto con una conseguente ricaduta sulla qualità del servizio, le suddette organizzazioni di trasporto pubblico hanno deciso di sopprimere dei collegamenti fondamentali per questi studenti: le corse delle 19.10 da Lugano e delle 18.48 da Locarno della domenica sera, così come quella delle 20.25 da Domodossola.

A fronte di un crescente disagio, causato principalmente dal sovrafollamento dei treni in quella fascia oraria, tale azione intrapresa non poteva che essere contrasta. Ad aggravare la già infausta situazione si aggiungeva l’incompatibilità dei trasporti secondari che permettono il trasferimento casa-stazione, l’inutilizzabilità del binario 7 e la resa praticamente inutile del vantaggio conseguito con la nuova galleria (la mezz’ora risparmiata di viaggio la passi in stazione, arrivando allo stesso orario a destinazione). Per questo motivo il SISA ha sostenuto la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” lanciata da studenti locarnesi e ne ha lanciata una parallela dal nome “Manteniamo il treno delle 19.10”.

Grazie all’unione della popolazione studentesca sia media superiore che universitaria, siamo riusciti a raggiungere un numero di firme significativo, alla quale è seguita un’audizione con la Commissione delle Petizioni del Gran Consiglio. Complessivamente ciò è stato sufficiente per legittimare la rivendicazione e ottenere conseguentemente la reintroduzione del treno delle 19.10 e del servizio offerto dalle FART. Nonostante ciò occorre rimanere vigili, attendere il piano orario di dicembre 2017 e assicurarsi che le promesse fatte dalle FFS rimangano invariate.

Le vittorie conseguite dal SISA sono state possibili solo grazie alla vicinanza e comunanza con i risentimenti della popolazione studentesca e attraverso una solida organizzazione in grado di coordinare l’insieme. Per questo motivo è necessario consolidare il sindacato, affinché in futuro si possa continuare la lotta contro le ingiustizie nei confronti degli studenti e avanzare rivendicazioni per difendere e migliorare le condizioni dei veri protagonisti della scuola pubblica ticinese. E tu cosa aspetti ad unirti al sindacato?

Rudi Alves


 

La malacivica a scuola: tra populismo e rappresaglie

Il 24 settembre 2017 la popolazione ticinese si è espressa a favore della modifica della Legge della scuola, spesso identificata con i termini “Legge Siccardi”, riferiti all’imprenditore Alberto Siccardi, promotore dell’iniziativa. Ma cosa comporta questa modifica? Chi ne era promotore e chi invece la contrastava? Ripercorriamo brevemente la storia di questa votazione.

Con questa nuova legge si è andato a modificare l’insegnamento della civica nelle scuole, scorporandola, soprattutto per quanto riguarda le scuole medie, dalla storia, e creando così una materia a sé stante. Di fatto, però, di questa materia ci si occuperà in media soltanto due ore al mese: pochissime ore per poter veramente trattare un buon programma; l’insegnamento risulterà quindi, per necessità, puramente nozionistico e, essendo divisa dalla storia, privo delle sue basi. Da considerare inoltre il fatto che sono previste due verifiche per semestre, togliendo così ben 4 ore di insegnamento a ognuno di questi. Tutto ciò risulta chiaramente controproducente, peggiorando di fatto l’insegnamento della civica, che sicuramente fino a ora non era perfetto. Per quanto riguarda le scuole medie superiori, l’insegnamento della civica verrà suddiviso nel corso dei quattro anni fra le quattro diverse materie umanistiche. Anche qua dunque si dividerà la civica dalla storia, ma senza creare una nuova materia a sé stante.

Per quanto riguarda la storia della votazione occorre dire innanzitutto che, nonostante la modifica fosse stata accettata dal parlamento (pochissimi i deputati contrari), i promotori dell’iniziativa hanno optato per il voto popolare, per dimostrare che la popolazione ticinese stava dalla loro parte. A questo punto diversi partiti hanno fatto dietrofront, creando però così una certa confusione fra gli elettori, che non cogliendo il cambio di opinione hanno votato quanto inizialmente era stato deciso dai partiti. Fra questi ultimi si trovano il PS, il PPD, i Verdi e i il PLR, anche se quest’ultimo ha di fatto lasciato voto libero. Il SISA, da parte sua, ha apertamente dichiarato il suo appoggio al fronte del NO, affiancandosi al comitato contrario alla riforma. Dall’altra parte, invece, vi stavano i partiti più tipicamente borghesi, quali la Lega dei Ticinesi e l’UDC.

Dal punto di vista del SISA, la campagna è stata intensa: molti sono stati i volantinaggi sia nelle principali piazze ticinesi (al fianco del Comitato), sia nelle diverse scuole superiori. Non sono nemmeno mancati dei decisi comunicati stampa e dei video informativi messi in rete e in circolazione nelle principali piattaforme social. Nonostante la vittoria del SÌ, dunque, si può affermare che il SISA ha fatto un buon lavoro e ha dimostrato che molti giovani si opponevano a questa modifica di legge.

Purtroppo, la propaganda populista dei promotori della modifica ha avuto la meglio. Non sono mancati i colpi bassi nei confronti dei docenti del Ticino, definiti come membri di una “casta” privilegiata contraria a una buona educazione. Addirittura a votazione passata, questa campagna mediatica contro i docenti non è ancora cessata (si veda il caso del docente di Barbengo) e si sta facendo di tutto per mettere in cattiva luce gli insegnanti. Questo atteggiamento è da condannare pienamente: i professori e le professoresse di tutto il Ticino hanno un ruolo importantissimo in questo cantone e non rappresentano per niente una “casta”. È importante ricordare che essi sono lavoratori come tutti gli altri, che subiscono di continuo tagli ai loro stipendi e che devono portare un’enorme responsabilità sulle loro spalle. Esistono ovviamente docenti più bravi di altri nel loro mestiere, ma giudicare ciò è un compito che spetta a chi a scuola ci lavora e ci vive. È però chiaro il motivo di questa rappresaglia. I docenti sono infatti etichettati come “di sinistra” e quindi pericolosi (è addirittura stato teorizzato un complotto da parte di questi ultimi, idea piuttosto vaneggiante). L’obiettivo dei partiti borghesi di destra è dunque quello di screditare l’intero mondo della scuola e in particolare le rivendicazioni che giungono da quest’ultimo, rinnegando gli sforzi di allievi e docenti per garantire e migliorare dei diritti degli studenti e la qualità della stessa istruzione.

Purtroppo l’esito di questa votazione ha ancora una volta dimostrato l’incomprensione che c’è nei confronti degli attori del sistema scolastico; infatti, nonostante docenti e studenti, per la maggior parte, si siano dimostrati contrari a questa modifica della legge, la popolazione si è espressa a favore. In quanto studenti occorre dunque continuare a far sentire la propria opinione, con l’obiettivo di essere ascoltati dal resto della popolazione.

Luca Frei


 

“O la borsa o la vita!”: non si arresta l’attacco al diritto allo studio

Lo scorso settembre gli studenti ticinesi, mobilitatisi in massa su richiesta del SISA, hanno conseguito un’importantissima vittoria riuscendo a bloccare il tentativo di trasformare un terzo delle borse di studio in prestiti da restituire al termine della formazione. La situazione sul fronte degli aiuti allo studio non è però purtroppo migliorata: benché si sia riusciti ad evitare il peggio, gli ultimi dati dell’Ufficio cantonale di statistica non sono per nulla rassicuranti, anzi.

Le cifre fornite dall’Ufficio degli aiuti allo studio (UAST) confermano infatti la tendenza evidenziata dal sindacato già lo scorso anno (vedi il dossier “Restituzione delle borse di studio: un furto al nostro futuro!”, SISA, sett. 2016). Le recenti riforme nel campo delle borse di studio hanno purtroppo condotto a due preoccupanti fenomeni (evidenziati nel grafico a lato):

  • L’aumento dei rifiuti espressi dall’UAST in seguito alla domanda di un aiuto allo studio: la quota di richieste accolte è infatti diminuita di ben un quarto sull’arco di soli 5 anni, passando dal 62% del 2011 al 45% del 2016;
  • La diminuzione globale della spesa pubblica per gli aiuti allo studio: se nel 2011 il Cantone erogava borse e prestiti per circa 21 milioni di franchi, nel 2016 tale somma era ormai scesa a poco meno di 17 milioni (un vero e proprio taglio di 4 milioni agli aiuti allo studio, pari a circa il 20% della spesa totale in questo ambito).

Parallelamente la situazione sociale e occupazionale dei giovani ticinesi non è però certo andata migliorando: disoccupazione, precariato e indebitamento giovanili restano ampiamente diffusi, peggiorando ulteriormente le prospettive di tutti coloro che non riescono ad ottenere una borsa di studio. D’altra parte, le stesse università riversano sempre maggiori costi sulle spalle degli studenti, aumentando considerevolmente le rette accademiche.

Come se non bastasse, il Governo cantonale, invece di tornare ad investire nella formazione dei giovani, ha recentemente varato una nuova riforma fiscale composta essenzialmente da nuovi sgravi a pioggia per i superricchi. Invece di prendere i soldi dove ci sono, i nostri governanti ritengono più opportuno migliorare lo stato di salute delle finanze cantonali tagliando le prestazioni e gli aiuti a chi già è in palese difficoltà: un atteggiamento semplicemente criminale!

Ricattando di fatto i giovani ticinesi, il Consiglio di Stato si pone come un vero e proprio gangster: “o la borsa, o la vita!” sembra essere il nuovo mantra dominante. Ossia, o accetti di vederti diminuire gli aiuti sociali per poter sgravare i paperoni nostrani che produrrebbero “ricchezza e impiego”, o sarai confrontato con una crisi sociale e occupazionale ancora più acuta, dovuta alla partenza dal Ticino di questi facoltosi benefattori. Un ricatto che può essere smentito semplicemente osservando la situazione di numerosi cantoni d’Oltralpe, come ad esempio Zurigo, in cui l’aumento o il mantenimento del carico fiscale per le fasce più ricche della popolazione non ha causato alcun danno al tessuto economico né alcun ammanco nelle casse pubbliche (anzi, spesso proprio il contrario!).

Il successo raggiunto l’anno scorso ha dimostrato ancora una volta come la mobilitazione permetta di ottenere grandi risultati: ora è necessario tornare a lottare per il diritto di tutti i cittadini ad un’istruzione adeguata, combattendo i regali fiscali ai superricchi e rivendicando une revisione totale del sistema degli aiuti allo studio. A questo scopo il SISA sta elaborando una petizione che verrà sottoposta all’assemblea generale dei membri del prossimo 18 novembre: chiunque sia interessato a partecipare è naturalmente il benvenuto!

Zeno Casella


 

Pressioni sugli allievi di prima?

Pressioni e accanimento… nelle scorse settimane al SISA sono giunte alcune segnalazioni in merito a eccessive pressioni sugli allievi delle prime liceo riguardo al loro impegno e rendimento in queste prime settimane. Benché sia giusto farlo, il modo in cui alcuni docenti mettono sull’attenti gli allievi risulta essere eccessivo e anche controproducente.

Tra le frasi che vengono spesso ripetute, quella del tasso medio di bocciature annuali, prospettiva che crea un senso di insicurezza. Stando alle segnalazioni, questo accade però anche in maniera più personale: alcuni allievi si sentono presi di mira quando gli si fa notare come, nonostante siano passate poche settimane dall’inizio delle lezioni, loro siano già rimasti indietro rispetto ai compagni e che, molto probabilmente, loro un futuro al liceo non ce l’hanno. Chiaramente, anche a dipendenza del carattere della singola persona, queste critiche possono essere fonte di miglioramento ma spesso tendono a demotivare i ragazzi, creando disagio.

Essendo l’attuale percorso scolastico già molto impegnativo e ricco di cambiamenti è importante che gli studenti si sentano ben integrati e a loro agio nell’ambiente in cui si trovano. Avere questi scontri con chi si occupa della loro istruzione non è una cosa positiva.

A subire questa situazione sono gli studenti di prima, vista la grande differenza tra il sistema delle medie e quello del liceo. Non essendo abituati a dover essere indipendenti il continuo aumento di lavoro crea un senso di sconforto, soprattuto per chi, non essendo abituato a studiare, si ritrova sommerso da test senza avere la minima idea di come prepararsi in modo adeguato.

Un pò meno pressioni dunque, meglio sarebbe un aiuto concreto da parte degli insegnanti che agli studenti di prima potrebbero invece spiegare come pianificare e ottimizzare lo studio e come prepararsi al meglio per i test.

Sueli Priuli


 

Ripubblicare L’Altrascuola: un progetto di cui appropriarsi collettivamente

L’Altrascuola: un nome che i lettori difficilmente riconosceranno, dal momento che l’ultimo numero della nostra rivista è stato pubblicato nell’ormai lontano 2009. Le difficoltà finanziarie, l’urgenza di altre priorità e l’affermarsi di nuovi mezzi di comunicazione (primi su tutti i social media) hanno condizionato la politica editoriale del SISA, sinora concentrata sul web e sui media (cartacei e non).

Tuttavia, le ultime riflessioni sviluppatesi all’interno del sindacato hanno suggerito un cambiamento di strategia: per poter raggiungere il massimo numero di persone e per aggirare ostacoli quali le logiche di funzionamento dei media tradizionali (sempre più ostili nei confronti di chi difende gli studenti) e dei social media (sui quali è possibile apparire ad un grande pubblico solo investendovi grandi somme in sponsorizzazioni, pubblicità, ecc.), si è deciso di ritornare a produrre una rivista cartacea. Pubblicando un giornale in formato ridotto rispetto al passato, auspichiamo di riuscire a mantenere una maggiore costanza nelle prossime edizioni Tale scelta rappresenta un tentativo, forse azzardato ma ambizioso, per rivitalizzare il dibattito tra gli studenti e per dare a tutti noi giovani in formazione uno strumento con il quale far sentire la nostra voce.

È perciò fondamentale che noi stessi studenti si percepisca questa rivista come un mezzo per tenerci informati e aggiornati su ciò che ci tocca in prima persona, come una nostra proprietà collettiva da difendere a costo di qualche piccolo sacrificio, come uno spazio nel quale dar voce alle nostre rivendicazioni e alle nostre aspirazioni. Leggere il giornale passandolo ad altri compagni una volta finito, partecipare con una piccola donazione alle spese di pubblicazione, contribuire con un proprio articolo al prossimo numero, ecc. sono tutte piccole azioni che possono permettere a questa avventura di riuscire e di svilupparsi ulteriormente. Perciò non esitate: prendete anche voi parte a questo progetto, aiutateci a rafforzare la coscienza critica di tutti noi giovani in formazione e ad organizzare la lotta in difesa dei nostri diritti!

Redazione


Nel più assordante silenzio, il Governo procede verso la privatizzazione della didattica digitale

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Il 24 marzo scorso, il Consiglio di Stato ticinese dava notizia della trasformazione in “Unità amministrativa autonoma” del Centro di risorse didattiche e digitali (CERDD), l’ente che “offre assistenza tecnologica agli istituti (scolastici) ticinesi nella creazione di materiali multimediali necessari all’insegnamento“.

La decisione dell’esecutivo non ha sollevato alcuna reazione nel campo politico, ormai assopito in una logica di esternalizzazione dei servizi che spesso rasenta quella della privatizzazione dura e pura. Come si legge infatti nel comunicato del Governo:

“(…) questa modifica organizzativa ne aumenterà la flessibilità, consentendo inoltre di accedere a finanziamenti esterni e di realizzare progetti per conto di clienti esterni all’Amministrazione cantonale.”

Oltre all’adozione di una logica d’impresa all’interno di un ente pubblico, i cui effetti potrebbero non tardare a manifestarsi in termini di degrado dell’ambiente di lavoro (possiamo ben immaginare come il mercato privato non sia disposto a rispettare prezzi e condizioni lavorative del settore pubblico, causando pressioni sui tempi di lavoro e maggiori tensioni tra il personale), a preoccuparci è soprattutto la volontà di aprire un settore sensibile come quello della didattica digitale ai finanziamenti privati.

Abbiamo già avuto modo di osservare in passato quali siano i rischi di una simile intromissione dell’imprenditoria privata nel mondo della scuola, e in particolare nel lucroso settore dell’educazione tecnologica. Tuttavia pare proprio che in seno al Governo cantonale non ci si preoccupi assolutamente del fatto che multinazionali come Google o Apple potrebbero finanziare  direttamente l’ente che si occupa di preparare i supporti  didattici utilizzati in tutte le scuole del Cantone, permettendo loro di realizzare un’importante pubblicità occulta priva di qualsiasi valore educativo. Vale infatti la pena ricordare come spesso i consumi delle famiglie siano influenzati proprio dai figli (attraverso il classico “mamma me lo compri?”): non c’è quindi da stupirsi dell’interesse e della “benevola” disponibilità che questi gruppi mostrano verso il mondo della scuola (finanziando non solo materiali didattici, ma anche gite e giornate speciali, ecc.).

Quindi, se da un lato i riformatori del DECS si riempiono la bocca di termini come “educazione ai consumi”, “uso responsabile dei beni”, ecc., dall’altro si permette proprio a chi dal consumismo trae i propri immani profitti di intervenire nella scuola e orientare la didattica tecnologica a proprio vantaggio.

Resta solo da chiedersi: quale sarà il prossimo passo?

Verso un riformatorio cantonale? Non ci siamo.

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Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti ha appreso con molto rammarico la recente decisione da parte del legislativo cantonale di approvare la Legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi. Già nel 2009 il sindacato si era espresso con toni negativi riguardo la decisione del Consiglio di Stato di lavorare per la costruzione di un riformatorio giovanile cantonale. Come allora, l’approvazione di questa legge prosegue nella stessa direzione e pare raccogliere il consenso di parte del panorama politico giovanile: i Giovani Liberali Radicali hanno addirittura esultato per l’approvazione della suddetta legge. A loro modo di vedere questa legge costituisce infatti “un tassello – oggi purtroppo mancante – da inserire in una pianificazione globale di tutto il comparto dei servizi e delle strutture socio educative del Cantone”.

In un contesto di politiche di austerità, dove i risparmi nei servizi fondamentali sono ormai la consuetudine e dove persino i tagli nell’educazione non sembrano preoccupare gli ambienti politici più influenti, ci sembra inappropriato stanziare fondi per un progetto che, sul lungo termine, non porterà alcun beneficio ai giovani così definiti “disadattati”, ritardando di fatto gli atteggiamenti criminosi.

Le misure disciplinari e la privazione della libertà non sono la soluzione ai problemi che possono innescarsi nei giovani ticinesi, al contrario aggravano la loro integrazione nella società (la stessa che in fondo crea questi disagi).

Compito fondamentale dello Stato è quello di integrare tutti i giovani, senza tener conto della loro origine socio-economica, nella società civile e democratica attraverso l’educazione pubblica. Dunque, se esistono disagi in una fetta della popolazione giovanile è anche a causa dello smantellamento della scuola pubblica, la quale per mancanza di fondi non riesce a tenere conto delle difficoltà sociali, culturali e economiche di questi ragazzi.

La criminalizzazione e la segregazione di questi soggetti da parte della società civile aggraverebbe la loro già difficile situazione, siccome essi vivranno in uno stato di discriminazione e non riusciranno ad inserirsi virtuosamente all’interno della società. Infatti una volta criminalizzati c’è la possibilità che questi giovani individui si aggregano a gruppi affini e altrettanto sensibili, dai quali possono sfociare ripetuti reati o persino di entità maggiore.

Per questo motivo ci opponiamo fermamente a questa legge (che nulla propone per risolvere il disagio sociale presente tra le fasce giovanili) e proponiamo che i fondi destinati alla realizzazione del “centro educativo chiuso per minorenni” (come viene eufemisticamente nominato quello che sarà il riformatorio cantonale) vengano utilizzati per rafforzare il sostegno psicologico all’interno delle strutture scolastiche e per la creazione di nuovi spazi extrascolastici, dando ai giovani la possibilità di poter affrontare i propri disagi adolescenziali all’interno di clima aggregativo, artistico-musicale e soprattutto socializzante.