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Non hai una formazione? Tranquillo, abbiamo bisogno di precari!

Cosa potrà mai voler dire essere giovani e privi di una solida formazione?

Molte cose. Ma tra tutte, forse quella che prevale, è il senso di frustrazione di una propria esistenza travagliata e priva di soddisfazioni. La verità è ormai diventata molto semplice nella realtà con cui siamo confrontati ogni giorno: la formazione determina il tuo status nelle relazioni sociali, se per qualche motivo non hai alcuna formazione, vali meno di zero. Questo rappresenta l’umiliazione per eccellenza. Ritrovarsi inermi nel confronto con la realtà può avere delle conseguenze devastanti nella vita di una persona. Come se non bastasse, le piccole soddisfazioni che potrebbero aiutarti a superare questo momento sono inesistenti: non avere la propria routine, non poter uscire a bere una birra con gli amici, andare al cinema oppure andare a vedere una manifestazione sportiva. Ma nel compendio di tutte le innumerevoli privazioni, economiche o culturali che siano, la peggiore è sicuramente l’assenza di prospettive future. Cosa vorrà dire, dunque, essere un giovane di estrazione popolare senza una formazione post-obbligatoria?

In Ticino significa trovarsi in assistenza: periodo preceduto da una logorante disoccupazione, dove le uniche strade che ti permettono di intraprendere sono proprio quelle da cui volevi scappare. Se ti opponi la pena è severa: nessun sussidio. Tuttavia pare che non ci si renda conto dello stato penoso in cui versa il mercato del lavoro ticinese; fanno fatica a trovare il proprio spazio dei giovani laureati, figuriamoci un ragazzo senza formazione. Ripeto: se non hai una formazione non vali nulla e, purtroppo, anche se hai un diploma professionale umile, vali poco. Tuttavia se un giovane avesse intenzione di rimettersi in carreggiata e ritornare sui banchi di scuola per scalare la piramide sociale, ma non ha le condizioni economi- che adatte, non potrebbe comunque farlo. Evidentemente, contrariamente a quanto sostengono molte personalità delle associazioni padronali ed economiche ticinesi, la buona volontà non è sufficiente per avere successo e combattere l’assistenzialismo indigeno, e non è il SISA a dirlo, bensì è lo stesso DECS, dunque lo Stato, ad ammettere che ci sono troppe “barriere alla riqualifica poste dal sistema di aiuti sociali, che non sostiene formazioni non direttamente professionalizzanti”, le quali sono “percepite dai diretti interessati come una possibilità di riscatto economico e sociale”. La lotta di classe non era un tema retrogrado?

In sintesi, la cruda realtà è che se si nasce poveri, si finisce in assistenza e con una formazione fragile, facilmente rimpiazzabile, e, quando finalmente si raggiunge la maturità adatta per comprendere la propria condizione e si cerca il riscatto, è ormai tardi. Se il numero di giovani in assistenza raddoppia ogni cinque anni, non vorrà forse dire che viviamo ormai in un contesto dove i casi sociali aumentano a causa di una situazione economica esasperata, in cui le più grandi vittime sono i fanciulli nati in un ambiente familiare disastrato, perciò vero e proprio riflesso del peggioramento delle condizioni della classe lavoratrice? Ciò che ne risulta è un nuovo e più ampio esercito di giovani precari, pronto a essere ingaggiato necessariamente per un lavoro temporaneo, senza alcun tipo di stabilità e dignità. Ma tranquilli, va bene così, sono utili i precari!

Rudi Alves


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

A 50 anni dal 1968, sulle tracce della contestazione studentesca

In questo anniversario della contestazione studentesca, si sprecano le commemorazioni degli eventi verificatisi 50 anni or sono, ripercorsi sotto numerosi punti di vista e con vari approcci differenti. Lungi da noi il voler quindi tracciare l’ennesimo ritratto agiografico o denigratorio del Maggio francese o dell’Autunno caldo italiano: quello che ci interessa piuttosto fare è una ricognizione storica sugli episodi di contestazione svoltisi nella Svizzera italiana tra il 1968 e il 1977, anni di particolare fervore nelle scuole del Cantone. Le esperienze e le vittorie maturate in quel periodo potrebbero infatti suscitare un particolare interesse tra i militanti studenteschi del 2018, come il lettore potrà constatare da sé.

Il contesto in cui prese avvio la contestazione studentesca in Ticino era per molti versi simile a quello del resto d’Europa: al culmine della fase di forte e stabile crescita economica (i cosiddetti “30 gloriosi”), i mutamenti economici e sociali del dopoguerra provocarono crescenti tensioni a livello generazionale, politico e scolastico. Il rigetto del paternalismo e dell’autoritarismo, il rifiuto delle logiche clientelari e consociative che regolavano la vita politica e l’opposizione a metodi d’insegnamento cattedratici e nozionistici furono tra le principali espressioni del disagio della generazione del “baby boom”, le cui aspettative, nutrite dal forte benessere di quei tempi, erano state in buona parte disattese.

La tensione esplode nel 1968 alla Magistrale di Locarno: la protesta contro i metodi d’insegnamento (ritenuti antiquati e inadeguati ai nuovi tempi), i disagi del convitto e gli intrighi politici nella scuola (il direttore Carlo Speziali è al contempo sindaco di Locarno), unita all’influenza dei moti studenteschi delle università italiane, sfocia nell’occupazione dell’aula 20. Per 4 giorni, centinaia di studenti si riuniscono per discutere dei problemi della scuola e per stendere una “Carta rivendicativa” che verrà poi inviata al Governo cantonale. Malgrado l’ondata repressiva senza precedenti scatenatasi l’autunno successivo, l’occupazione permette di ottenere alcune prime riforme della scuola e la nomina di un nuovo direttore.

Dopo alcuni anni di relativa calma, la contestazione torna a farsi sentire nel 1974 al Liceo di Lugano: in marzo, dopo aver votato una risoluzione richiedente “l’abolizione di qualsiasi forma di controllo delle assenze da parte della direzione”, gli studenti sequestrano i registri ufficiali dalla segreteria e distribuiscono dei registri autonomi. Nonostante l’aggressiva campagna di stampa e la denuncia da parte della direzione, il movimento si estende e viene convocata una Assemblea cantonale degli studenti che dichiara la lotta “contro la repressione, contro la selezione e per il riconoscimento dell’assemblea come unico organismo decisionale degli studenti”. L’escalation si verifica quando due allievi vengono sospesi per “ripetuto uso del megafono”: l’assemblea del 16 maggio viene interrotta da 50 agenti di polizia che sgomberano il Liceo con la forza. La risposta non si fa attendere: il giorno successivo oltre 1000 persone sfilano a Lugano “per la libertà d’espressione e contro il clima di terrore”. Il 7 giugno il Consiglio di Stato riconoscerà ufficialmente l’Assemblea come organo deliberativo degli studenti.

Tuttavia i movimenti di protesta, specialmente in seguito alle prime avvisaglie del rallentamento economico (la prima crisi petrolifera scoppia nel 1973), si rivolgono anche verso il mondo del lavoro. Nel 1975, gli apprendisti del centro professionale di Trevano occupano la mensa per discutere del problema della disoccupazione post-diploma, riuscendo a farsi garantire dal padronato 6 mesi di lavoro nella stessa azienda dopo la fine degli studi. Nel 1977, saranno gli studenti delle Magistrali di Lugano e Locarno a scioperare contro l’inattività del Cantone riguardo la crescente disoccupazione magistrale.

Se si volesse tracciare un bilancio della contestazione studentesca in Ticino, andrebbero presi in considerazione tanto i pregi quanto i limiti dei movimenti che l’hanno animata. Se da un lato le lotte intraprese hanno permesso di ottenere importanti riforme dell’organizzazione scolastica (una su tutte il riconoscimento dell’assemblea studentesca), dall’altro la mancanza di una struttura organizzativa stabile ha impedito il trasmettersi delle esperienze maturate da una generazione all’altra. La storia non si fa coi se, ma ci si può legittimamente chiedere cosa sarebbe successo se un’organizzazione come il SISA fosse nata già in quegli anni…

Zeno Casella


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Non si arresta la lotta in favore del rafforzamento delle borse di studio!

Nel corso degli ultimi anni, in Ticino vi è stato un continuo smantellamento degli aiuti allo studio. Basti pensare alla diminuzione del tetto massimo delle borse di studio o all’aumento dell’ammontare minimo di quest’ultime, coi quali si è andati ad escludere dagli aiuti una buona parte della fascia media della popolazione. Non meno importante è stata anche l’introduzione della possibilità di frazionare un terzo delle borse di studio per il master in prestiti (con interessi legati al mercato immobiliare). Siccome il diritto allo studio dovrebbe essere garantito a tutte e a tutti senza distinzioni tra le classi sociali, il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ha lanciato lo scorso novembre una campagna di lotta contro i continui tagli agli aiuti allo studio. La petizione “Per un rafforzamento delle borse di studio, per un’istruzione più equa per tutte e tutti” ha raccolto all’incirca 2200 firme, ottenendo subito dei risultati: il frazionamento delle borse di studio per il master è stato ridotto dal governo da un terzo a un decimo. Una misura ancora insufficiente, ma pur sempre un passo avanti, che dimostra l’importanza della lotta studentesca.

In seguito alla consegna della petizione, il SISA è stato contattato dalla Commissione Scolastica del Gran Consiglio per un’audizione, svoltasi poi a metà giugno; il dibattito in parlamento dovrebbe svolgersi in autunno. Affinché gli studenti vengano ascoltati, il SISA sottoporrà alle assemblee studentesche dei vari istituti ticinesi la seguente risoluzione:

L’assemblea degli studenti dichiara:

  1. Il diritto allo studio, sancito dall’articolo 14 della Costituzione cantonale, deve essere garantito dallo Stato: la possibilità di beneficiare di un’istruzione post-obbligatoria non deve quindi essere condizionata dall’origine sociale o dalle disponibilità finanziarie dello studente.
  2. Le misure di risparmio adottate da Governo e Parlamento nell’ambito degli aiuti allo studio hanno rimesso in discussione tale principio, ponendosi quindi in contrasto con quanto enunciato dalla Costituzione.

In ragione di queste constatazioni, l’assemblea degli studenti invita il Gran Consiglio a dare seguito alle rivendicazioni contenute nella petizione “Per un rafforzamento delle borse di studio: per un’istruzione più equa per tutte/i!” consegnata lo scorso aprile dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) e corredata da oltre 2200 firme.

Luca Frei


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Cronache dal campeggio estivo del SISA

Quest’estate abbiamo avuto la fortuna di partecipare, per la prima volta, al campeggio estivo del SISA che si è tenuto nell’accogliente ritrovo a Gola di Lago in Capriasca. Durante il week end abbiamo seguito delle formazioni tenute da membri impegnati del sindacato. La prima, presentata da Simone Romeo, approfondiva la rivoluzione del ‘68 in Italia, tema centrale di quest’anno visto che ne ricorre il 50esimo. Abbiamo poi assistito ad un’introduzione al sindacalismo, molto utile a noi che siamo nuove in questo ambito. Per chi invece aveva già partecipato ai campeggi precedenti, è stata presentata una formazione sui ricorsi scolastici da Massimiliano Ay. Per concludere, il coordinatore Zeno Casella ci ha parlato del ’68 in Ticino presentandoci un film girato da giovani rivoluzionari che hanno occupato un’aula nella scuola arti e mestieri di Trevano negli anni ’70. Il loro è un esempio molto stimolante perché hanno dimostrato una grande motivazione nel difendere i loro diritti.

Alla sera abbiamo anche guardato un film, “We want sex”, che racconta lo sciopero di 187 operaie in un’industria Ford nel ’68. Questo film ci ha suscitato delle riflessioni sull’emancipazione femminile, tema che ci sta molto a cuore e importante in vista della manifestazione femminista che avrà luogo a Berna il 22 settembre.

Il campeggio ci ha permesso di approfondire tematiche diverse e molto interessanti, è stato fonte di motivazione e ha portato il nostro interesse sui temi che davvero ci riguardano e per cui vogliamo batterci. La partecipazione di ciascuno di noi durante le formazioni è stata fondamentale e arricchente per tutti.

L’ambiente del gruppo era piacevole e durante il tempo libero non mancavano le discussioni, le chiacchiere e il buon umore. Si è creato un buon equilibrio tra serietà e divertimento. Birra e musica hanno contribuito al buon proseguimento di sabato sera. Un grande grazie a tutti i partecipanti e in particolare ai cuochi che ci hanno sempre preparato ottimi piatti!

Emma Berger e Matilda Materni


Guarda qui la galleria fotografica del campeggio!


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

A cinquant’anni dal 1968, un nuovo “autunno caldo” per la scuola ticinese?

Cinquant’anni sono ormai passati da quel fatidico 1968, da quello “spartiacque” nella storia del Novecento, da quell’anno di rivolta e contestazione che negli ultimi mesi è stato ricordato in molteplici modi. In occasione di questo anniversario tenteremo anche noi di dare spazio alla memoria storica di quei momenti di grande fermento, con un approfondimento sugli avvenimenti della Svizzera italiana, spesso ben poco conosciuti anche se estremamente notevoli e istruttivi per chi – come noi – si trova ancora a dover lottare nelle proprie scuole. In questo nuovo numero de L’Altrascuola verrà anche naturalmente dato spazio ai temi di più stretta attualità per il movimento studentesco, quali il dibattito parlamentare sul rafforzamento delle borse di studio o la problematica dei giovani senza formazione post-obbligatoria. Si preannuncia in effetti un “autunno caldo” per la scuola ticinese, sottoposta nuovamente – a solo un anno dalla votazione sull’educazione civica – al giudizio popolare (questa volta sulla sperimentazione della Scuola che verrà), ma anche oggetto di “vecchie-nuove rivendicazioni” avanzate dal sindacato studentesco (prima su tutte, la reale applicazione del diritto allo studio). L’invito rivolto alle nostre lettrici e ai nostri lettori è pertanto quello di informarsi, riflettendo e discutendo degli spunti sollevati in questo giornale, e di mobilitarsi nuovamente in difesa dei propri diritti. Solo la lotta collettiva può permet- terci di progredire: per dirla con Jim Morrison, “they’ve got the guns, we’ve got the numbers” (loro hanno le armi, noi abbiamo i numeri).

Redazione


Questo articolo è apparso nel 5° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di settembre del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Le lotte studentesche in Svizzera si uniscono nell’alleanza “Azione_Istruzione”!

L’ondata di aumenti delle tasse universitarie di cui avevamo riferito nell’ultimo numero non è rimasta senza risposta: in numerosi atenei d’Oltralpe gli studenti si sono mobilitati contro questo nuovo attacco al libero accesso agli studi. Friborgo, Berna, Zurigo, Losanna e molte altre le città coinvolte: la dimensione e l’unità d’intenti del movimento hanno reso evidente la necessità di passare ad uno stadio successivo, dando una dimensione nazionale alla lotta studentesca in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio. Dopo alcuni primi incontri interregionali in novembre e dicembre, il coordinamento nazionale – in cui il SISA rappresenta gli studenti della Svizzera italiana – ha iniziato a costituirsi e a definire i propri obiettivi.

Sotto il nome di “Azione_Istruzione” (Aktion_Bildung in tedesco, Action_Education in francese), numerose organizzazioni di tutta la Svizzera si sono coalizzate in vista di una settimana d’azione nazionale che avrà luogo dal 19 al 23 marzo, a due anni dalla grande mobilitazione ticinese del 23 marzo 2016: l’occasione per ribadire l’importanza dell’investimento pubblico nell’istruzione e per rivendicare un cambio di rotta nelle più recenti politiche scolastiche. Tagli al budget, precarizzazione degli studi. mercificazione della scuola e sua svendita ai privati: sono molte le ragioni che guidano questa alleanza nazionale, fautrice di un’istruzione accessibile a tutti, emancipatrice, democratica e partecipativa (leggi qui il Manifesto per l’istruzione adottato dalle organizzazioni aderenti).

Un dibattito su questi temi s’impone con forza anche in Ticino, motivo per il quale il SISA sta organizzando delle azioni da svolgersi durante la settimana di mobilitazione nazionale, che culminerà con una grande manifestazione a Berna sabato 24 marzo: perché si riesca a far sentire la nostra voce occorre però la partecipazione di tutte e di tutti! Vuoi dare una mano? Annunciati inviando un’email all’indirizzo sindacatosisa@gmail.com !

Zeno Casella


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Abusi a scuola: il DECS apre alla proposta del SISA, ora occorre agire!

Dove c’è potere può esservene un abuso e la scuola non ne è esente. Infatti, esistono docenti che sfruttano i rapporti di forza che intercorrono tra loro e gli studenti e abusano di conseguenza del loro potere. Questi abusi sono di diverso tipo: possono essere di natura fisica, come nel caso dell’apprendista della forestale ticinese, o verbale, come invece nel caso del docente del Liceo di Bellinzona, finito al centro di un’inchiesta; gli abusi possono essere però anche di natura psicologica e sono quelli più frequenti. Già nell’edizione precedente de l’Altrascuola erano stati criticati determinati docenti che mettono sotto pressione gli allievi del primo anno di liceo, che spesso si sentono dire di aver sbagliato strada. Ma non solo loro sono vittime di pressioni e abusi di questo tipo. Anche nel quarto anno vi sono allievi che si sentono ancora ripetere argomenti simili dai professori.

La maggior parte degli abusi, però, non vengono mai denunciati, questo perché gli allievi temono possibili ritorsioni da parte del docente accusato. Ciò è dovuto al fatto che non esiste ancora la possibilità di effettuare delle denunce a un organo indipendente che non abbia direttamente a che fare con gli istituti scolastici. All’infuori delle direzioni scolastiche, solo il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) è sempre a disposizione delle vittime di abusi, motivo per il quale questo ha richiesto la creazione di uno sportello indipendente presso il quale gli studenti e gli apprendisti ticinesi possano sporgere denuncia. Esso dovrebbe essere gestito da figure esterne alla scuola, così da evitare possibili conflitti d’interessi e permettere una corretta neutralità. In seguito a questa proposta il DECS ha proposto un incontro con il direttore Manuele Bertoli, svoltosi lo scorso 9 febbraio e durante il quale si sono svolte discussioni riguardo, appunto, alla proposta dello sportello, ma anche concernenti il sondaggio “Dai voce alle tue idee” e la petizione volta a rafforzare le borse di studio. Bertoli sembra essere stato piuttosto aperto alle proposte del sindacato, fatto confortevole ma a cui devono seguire dei provvedimenti concreti.

In attesa di vedere quale sarà il reale risultato della proposta e dell’incontro, si può affermare che gli abusi a scuola sono una realtà e che bisogna finalmente agire, così da salvaguardare gli studenti e gli apprendisti nel miglior modo possibile.

Luca Frei


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Borse di studio, settimana d’azione nazionale, abusi a scuola: cresce la mobilitazione studentesca

Con questo nuovo numero de L’Altrascuola continuiamo la nostra piccola impresa editoriale, che riesce per ora a mantenere una più che dignitosa cadenza semestrale. In questa edizione, verranno sviluppati alcuni dei temi già affrontati nell’ultimo numero, con un’attenzione particolare a quello delle borse di studio. A quest’ultima tematica è dedicato un dossier (vedi p. 4) in cui viene dato spazio all’analisi dello smantellamento in atto in questi ultimi anni, a cui il SISA ha risposto con il lancio di una petizione per il rafforzamento degli aiuti allo studio (di cui si può trovare il formulario in fondo al giornale). La lotta ticinese contro i tagli alle borse di studio si inserirà inoltre in una più ampia mobilitazione nazionale che avrà luogo al termine di marzo (vedi p. 2). La difesa del diritto ad una scuola pubblica, democratica e di qualità è tutt’altro che lettera morta: ora sta a noi studenti, a noi diretti interessati, mobilitarci per fermare le politiche neo-liberali che ci stanno privando dei nostri diritti e di qualunque prospettiva. Scoprite nelle prossime pagine come partecipare e come dare il vostro contributo: buona lettura!

Redazione


Questo articolo è apparso nel 4° numero de L’Altrascuola, pubblicato nel mese di febbraio del 2018 (leggi qui l’intero giornale).


 

Perché uniti, organizzati e convinti possiamo vincere!

Agli albori dell’anno scolastico 2016/17, gli studenti ticinesi si sono trovati subito in un clima di lotta. Ed hanno dimostrato di saperci fare!


Nel pieno contesto di risparmi trasversali nei vari settori dello stato, la maggioranza parlamentare borghese ha pensato bene di proporre la conversione in prestiti di un terzo delle borse di studio per il bachelor.

Nel corso del settembre 2016, a cancelli delle scuole appena aperti, il sindacato studentesco è riuscito ampiamente a mobilitare gli studenti di diversi istituti, dove essi hanno preso coscienza della pericolosità della misura in questione. Fattore preponderante in questa manifestazione studentesca era il carattere selettivo della proposta, la quale minava profondamente il diritto allo studio della popolazione giovanile ticinese. Infatti, data la portata distruttiva di questa misura, altri movimenti giovanili, quali la Gioventù Comunista e la Gioventù Socialista, hanno aderito a questa presa di posizione, anch’essi pronti a sostenere il SISA nel caso si fosse lanciato il referendum contro la suddetta misura.

A seguito del peso politico conseguito dal sindacato con la collaborazione delle organizzazioni sopracitate, altri hanno seguito la strada spianata dal movimento studentesco. Infatti a questa presa di posizione hanno aderito la quasi totalità dei movimenti politici giovanili, andando a creare un rapporto di forza non indifferente. Di fronte a questo muro, il legislativo cantonale ha rimandato la misura in commissione, andando di fatto a posticipare tale azione, o almeno così si pensava. Fino ad ora tale misura non si è più manifestata, tuttavia ciò non fa pensare che in futuro non possa venir nuovamente proposta.

Oltre a questa grande vittoria, un’altra lotta portata avanti dal sindacato ha avuto risvolti positivi, non più in materia di diritto allo studio, bensì a proposito di trasporti.

Con il completamento della galleria di base del San Gottardo, ovvero Alptransit, sia le FFS che le FART hanno modificato il proprio piano orario nelle fasce particolarmente sensibili agli studenti ticinesi, i quali settimanalmente sono diretti verso Oltralpe per i propri studi universitari. Infatti, con una logica neoliberista votata al risparmio più subdolo che tiene conto solo della massimizzazione del profitto con una conseguente ricaduta sulla qualità del servizio, le suddette organizzazioni di trasporto pubblico hanno deciso di sopprimere dei collegamenti fondamentali per questi studenti: le corse delle 19.10 da Lugano e delle 18.48 da Locarno della domenica sera, così come quella delle 20.25 da Domodossola.

A fronte di un crescente disagio, causato principalmente dal sovrafollamento dei treni in quella fascia oraria, tale azione intrapresa non poteva che essere contrasta. Ad aggravare la già infausta situazione si aggiungeva l’incompatibilità dei trasporti secondari che permettono il trasferimento casa-stazione, l’inutilizzabilità del binario 7 e la resa praticamente inutile del vantaggio conseguito con la nuova galleria (la mezz’ora risparmiata di viaggio la passi in stazione, arrivando allo stesso orario a destinazione). Per questo motivo il SISA ha sostenuto la petizione “Mantenere la qualità attuale dell’offerta ferroviaria sulla linea Locarno-Domodossola” lanciata da studenti locarnesi e ne ha lanciata una parallela dal nome “Manteniamo il treno delle 19.10”.

Grazie all’unione della popolazione studentesca sia media superiore che universitaria, siamo riusciti a raggiungere un numero di firme significativo, alla quale è seguita un’audizione con la Commissione delle Petizioni del Gran Consiglio. Complessivamente ciò è stato sufficiente per legittimare la rivendicazione e ottenere conseguentemente la reintroduzione del treno delle 19.10 e del servizio offerto dalle FART. Nonostante ciò occorre rimanere vigili, attendere il piano orario di dicembre 2017 e assicurarsi che le promesse fatte dalle FFS rimangano invariate.

Le vittorie conseguite dal SISA sono state possibili solo grazie alla vicinanza e comunanza con i risentimenti della popolazione studentesca e attraverso una solida organizzazione in grado di coordinare l’insieme. Per questo motivo è necessario consolidare il sindacato, affinché in futuro si possa continuare la lotta contro le ingiustizie nei confronti degli studenti e avanzare rivendicazioni per difendere e migliorare le condizioni dei veri protagonisti della scuola pubblica ticinese. E tu cosa aspetti ad unirti al sindacato?

Rudi Alves


 

La malacivica a scuola: tra populismo e rappresaglie

Il 24 settembre 2017 la popolazione ticinese si è espressa a favore della modifica della Legge della scuola, spesso identificata con i termini “Legge Siccardi”, riferiti all’imprenditore Alberto Siccardi, promotore dell’iniziativa. Ma cosa comporta questa modifica? Chi ne era promotore e chi invece la contrastava? Ripercorriamo brevemente la storia di questa votazione.

Con questa nuova legge si è andato a modificare l’insegnamento della civica nelle scuole, scorporandola, soprattutto per quanto riguarda le scuole medie, dalla storia, e creando così una materia a sé stante. Di fatto, però, di questa materia ci si occuperà in media soltanto due ore al mese: pochissime ore per poter veramente trattare un buon programma; l’insegnamento risulterà quindi, per necessità, puramente nozionistico e, essendo divisa dalla storia, privo delle sue basi. Da considerare inoltre il fatto che sono previste due verifiche per semestre, togliendo così ben 4 ore di insegnamento a ognuno di questi. Tutto ciò risulta chiaramente controproducente, peggiorando di fatto l’insegnamento della civica, che sicuramente fino a ora non era perfetto. Per quanto riguarda le scuole medie superiori, l’insegnamento della civica verrà suddiviso nel corso dei quattro anni fra le quattro diverse materie umanistiche. Anche qua dunque si dividerà la civica dalla storia, ma senza creare una nuova materia a sé stante.

Per quanto riguarda la storia della votazione occorre dire innanzitutto che, nonostante la modifica fosse stata accettata dal parlamento (pochissimi i deputati contrari), i promotori dell’iniziativa hanno optato per il voto popolare, per dimostrare che la popolazione ticinese stava dalla loro parte. A questo punto diversi partiti hanno fatto dietrofront, creando però così una certa confusione fra gli elettori, che non cogliendo il cambio di opinione hanno votato quanto inizialmente era stato deciso dai partiti. Fra questi ultimi si trovano il PS, il PPD, i Verdi e i il PLR, anche se quest’ultimo ha di fatto lasciato voto libero. Il SISA, da parte sua, ha apertamente dichiarato il suo appoggio al fronte del NO, affiancandosi al comitato contrario alla riforma. Dall’altra parte, invece, vi stavano i partiti più tipicamente borghesi, quali la Lega dei Ticinesi e l’UDC.

Dal punto di vista del SISA, la campagna è stata intensa: molti sono stati i volantinaggi sia nelle principali piazze ticinesi (al fianco del Comitato), sia nelle diverse scuole superiori. Non sono nemmeno mancati dei decisi comunicati stampa e dei video informativi messi in rete e in circolazione nelle principali piattaforme social. Nonostante la vittoria del SÌ, dunque, si può affermare che il SISA ha fatto un buon lavoro e ha dimostrato che molti giovani si opponevano a questa modifica di legge.

Purtroppo, la propaganda populista dei promotori della modifica ha avuto la meglio. Non sono mancati i colpi bassi nei confronti dei docenti del Ticino, definiti come membri di una “casta” privilegiata contraria a una buona educazione. Addirittura a votazione passata, questa campagna mediatica contro i docenti non è ancora cessata (si veda il caso del docente di Barbengo) e si sta facendo di tutto per mettere in cattiva luce gli insegnanti. Questo atteggiamento è da condannare pienamente: i professori e le professoresse di tutto il Ticino hanno un ruolo importantissimo in questo cantone e non rappresentano per niente una “casta”. È importante ricordare che essi sono lavoratori come tutti gli altri, che subiscono di continuo tagli ai loro stipendi e che devono portare un’enorme responsabilità sulle loro spalle. Esistono ovviamente docenti più bravi di altri nel loro mestiere, ma giudicare ciò è un compito che spetta a chi a scuola ci lavora e ci vive. È però chiaro il motivo di questa rappresaglia. I docenti sono infatti etichettati come “di sinistra” e quindi pericolosi (è addirittura stato teorizzato un complotto da parte di questi ultimi, idea piuttosto vaneggiante). L’obiettivo dei partiti borghesi di destra è dunque quello di screditare l’intero mondo della scuola e in particolare le rivendicazioni che giungono da quest’ultimo, rinnegando gli sforzi di allievi e docenti per garantire e migliorare dei diritti degli studenti e la qualità della stessa istruzione.

Purtroppo l’esito di questa votazione ha ancora una volta dimostrato l’incomprensione che c’è nei confronti degli attori del sistema scolastico; infatti, nonostante docenti e studenti, per la maggior parte, si siano dimostrati contrari a questa modifica della legge, la popolazione si è espressa a favore. In quanto studenti occorre dunque continuare a far sentire la propria opinione, con l’obiettivo di essere ascoltati dal resto della popolazione.

Luca Frei